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Allanoon
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CITTA': Padova
COSA COMBINO: architetto abilitato!!!!
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storie fantastiche di un mago terrestre
Genesi
Le mie prigioni
..e venne chiamata due cuori..
La regina degli Straken
Il Tiranno
L’enigma del solitario
HO VISTO
Se mai si racconterà la mia storia, si dica che ho camminato coi giganti.. Gli uomini sorgono e cadono come grano invernale, ma questi nomi non periranno mai. si dica che ho vissuto al tempo di Ettore, domatore di cavalli, si dica che ho vissuto al tempo di Achille.
e...
STO ASCOLTANDO
Beethoven...Op27,n°2 my way the end Margherita Hotel California Op.n2 Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
oggi mi vesto di te... e ti spoglio!
ORA VORREI TANTO...
..un pensiero profondo..molto più profondo...
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
...come un supereroe non conclude nulla, mai nulla!!!..
OGGI IL MIO UMORE E'...
..da Capitano Dan.. e strano..
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
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MERAVIGLIE
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Come fare a esternare la miglior parte di noi, cercando di comunicare i nostri sentimenti, le nostre paure, i nostri desideri se in realtà dentro di noi coviamo un profondo scetticismo verso il prossimo o una disillusione tale da credere che tutto sia perduto? Così, acquisisce un senso la frase:"..AIUTO!!...no, tu no.."
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martedì 7 giugno 2005
ore 16:26 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le mie prigioni (parte XIII)
Mi ero ripromesso di non scriverti più, di non disturbare oltremodo la tua quiete, di non abusare della tua amicizia. Mi accorgo che non posseggo il dono del saper temporeggiare, del saper trattenersi e centellinare parole, sensazioni ed emozioni. Mi accorgo che se veramente voglio perseguire gli intenti prefissati non posso continuare a credere che ci sia futuro in quello che penso, in come agisco, nelle persone che frequento. Non sono assolutamente capace di mantere relazioni con persone cui mi sento molto legato, non sono capace di rimanere in disparte e immaginare di far finta di nulla, far finta che tutto sia bello, che tutto sia positivo. Sono convinto oltremodo che solo io sono l'artefice della mia vita e son anche convinto che quello che vivo non è quello che vorrei vivere. Non mi ritengo un eterno insoddisfatto, anzi. Credo che buona parte della felicità possa deriviare dal concepire, dal realizzare come nostre,come propriamente nostre le semplicità che ci vengono offerte, senza troppi patemi d'animo, senza caricare la mente di quello che sarà, che è o che potrebbe essere. Il sapere da euforia ma ci allontana dal vivere felici. Fude, sto tentando di dirti che sei stato un amico caro, che tutt'ora lo sei, ma che non riesco a scindere la tua amicizia dal ricordo del perchè ti considero un amico. Non ne sono in grado. E nn intendo giustificarmi dietro alla constatazione "son fatto così". Sarebbe il modo peggiore, a mio dire, per argomentare una qualsiasi difesa. Mi dispiace, Fude, mi dispiace veramente. Io tendo a staccarmi da tutto. Non ho un solo amico d'infanzia, la relazione che dura da più tempo è di 9 anni circa con un amico che sento poco. Non riesco a mantenere i legami con le persone. Colpa mia, o chiedo troppo, o do troppo poco. E' un dato di fatto non una congettura. Mi spiace.
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martedì 7 giugno 2005
ore 01:25 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le mie prigioni (parte XII)
Sii tu l'artefice della tua vita..
mi manchi..
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lunedì 6 giugno 2005
ore 13:38 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le mie prigioni (parte XI)..seconda parte
...pensava così di anticipare i tempi. Non poteva aspettare ancora, non poteva permettersi di attendere a lungo. Almeno non avrebbe resistito ancora a lungo e, ironia della sorte, non se ne rendeva conto.
La fine è vicina!
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lunedì 6 giugno 2005
ore 13:35 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le mie prigioni (parte XI)
I giorni si succedevano uguali uno dopo l'altro, il lento incedere del caldo dell'estate si faceva sempre più opprimente e il nostro eroe perseverava nella sua cocciuta idea di isolamento e alienazione convinto che alla fine tutto, anche la fortuna gli avrebbe girato a favore. Non si rendeva conto però, che quell'"alla fine" non presumeva necessariamente una concezione del tempo antropomorfica...
Dio non ha tempo...
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lunedì 6 giugno 2005
ore 10:11 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le mie prigioni (parte X)
Un re ed una regina avevano tre figlie. Le maggiori erano andate in spose a pretendenti di sangue reale, ma la più piccola, di nome Psiche, era talmente bella che nessun uomo osava corteggiarla, tutti l’adoravano come fosse una dea. Alcuni credevano che si trattasse dell’incarnazione di Venere sulla terra. Tutti adoravano e rendevano omaggio a Psiche trascurando però gli altari della vera dea, perfino i templi di Cnido, Pafo e Citera erano disertati per una mortale. Afrodite sentendosi trascurata ed offesa, a causa di una mortale, pensò di vendicarsi con l’aiuto di suo figlio Amore e delle frecce amorose. La vendetta d’Afrodite consisteva di far innamorare Psiche dell’uomo più sfortunato della terra, con il quale doveva condurre una vita di povertà e di dolore. Amore accettò subito la proposta della madre ma, appena vide Psiche rimase incantato della sua bellezza. Confuso dalla splendida visione, fece cadere sul suo stesso piede la freccia preparata per Psiche cadendo cosi, vittima del suo stesso inganno. Egli iniziò cosi ad amare la ragazza e non pensò neanche per un attimo di farle del male. Nel frattempo i genitori di Psiche si preoccupavano perché un gran numero di pretendenti veniva ad ammirare la figlia, ma nessuno aveva il coraggio di sposarla. Il padre, preoccupato decise di consultare un oracolo d’Apollo per sapere se la figlia avesse trovato un marito, l’oracolo però gli comunicò una brutta notizia. Egli avrebbe dovuto lasciare la figlia sulla sommità di una montagna, vestita con abito nuziale. Qui essa sarebbe stata corteggiata da un personaggio temuto dagli stessi dei. Malgrado questo, i genitori non volendo disubbidire alle predizioni dell’oracolo, portarono, al calar del sole, Psiche sulla montagna prescelta vestita di nozze, e la lasciarono lì sola al buio. Solo quando lei restò da sola venne uno Zefiro che la sollevò e la trasportò in volo su un letto di fiori profumati. Psiche si svegliò quando sorse il sole e guardandosi attorno vide un torrente che scorreva all’interno di un boschetto. Sulle rive di questo torrente s’innalzava un palazzo d’aspetto cosi nobile da sembrare quello di un dio. Psiche, quando trovò il coraggio di entrare, scoprì che le sale interne erano più splendide, tutte ricolme di tesori provenienti da ogni parte del mondo, ma la cosa più strana era che tutte quelle ricchezze sembravano abbandonate. Lei di tanto in tanto si domandava di chi fossero tutti quei beni preziosi, e delle voci gli rispondevano che era tutto suo e che loro erano dei servitori al suo servizio. Giunta la sera lei si coricò su un giaciglio e sentì un’ombra che riposava al suo fianco, si spaventò, ma subito dopo, un caldo abbraccio la avvolse e sentì una voce mormorarle che lui era il suo sposo, e che non doveva chiedere chi fosse ma soprattutto non cercare di guardarlo, ma di accontentarsi del suo amore. La soffice voce e le morbide carezze vinsero il cuore di Psiche e lei non fece più domande. Per tutta la notte si scambiarono parole d’amore, ma prima che l’alba arrivasse, il misterioso marito sparì, promettendole che sarebbe tornato appena la notte fosse nuovamente calata. Psiche attendeva con ansia la notte, e con questo l’arrivo del suo invisibile marito, ma i giorni erano lunghi e solitari, quindi decise, con l’assenso del marito, di fare venire le sue sorelle, anche se Amore l’avvertì che sarebbero state causa di dolore e d’infelicità. Il giorno seguente, un Zefiro portò le due sorelle da Psiche, lei fu felice di rivederle, e le due non furono di meno vedendo le ricchezze che possedeva. Ogni volta che le due facevano domande sul marito, Psiche sviava sempre la risposta o rispondeva che era un ricco re che per tutto il giorno andava a caccia. Le sorelle s’insospettirono delle strane risposte che dava Psiche, loro credevano che stesse nascondendo il marito perché era un mostro. Queste allusioni Psiche li smentì tutte, fino a quando non cedette e raccontò che lei non aveva mai visto il marito e che non conosceva nemmeno il suo nome. Allora le due maligne, accecate dalla gelosia, insinuarono nella mente della povera ragazza che suo marito doveva essere un mostro il quale nonostante le sue belle parole non avrebbe tardato a divorarla nel sonno. Quella notte come sempre Amore raggiunse Psiche e dopo averla abbracciata si addormentò. Quando fu sicura che egli dormisse, si alzò e prese una lampada per vederlo e un coltello nel caso in cui le avrebbe fatto del male. Avvicinandosi al marito la luce della lampada gli rivelò il più magnifico dei mostri, Amore era disteso, coi riccioli sparsi sulle guance rosate e le sue ali stavano dolcemente ripiegate sopra le spalle. Accanto a lui c’erano il suo arco e la sua faretra. La ragazza prese fra le mani una delle frecce dalla punta dorata, e subito fu infiammata di rinnovato amore per suo marito. Psiche moriva dalla voglia di baciarlo e sporgendosi, su di lui, fece cadere sulla sua spalla una goccia d’olio bollente dalla lampada. Svegliato di soprassalto, Amore balzò in piedi e capì quello che era successo e disse che lei aveva rovinato il loro amore e che ora erano costretti a separarsi per sempre. Lei si gettò ai suoi piedi ma Amore dispiegò le ali e scomparve nell’aria e con lui anche il castello. La povera Psiche si ritrovò da sola nel buio, chiamando invano l’amore che lei stessa aveva fatto svanire. Il primo pensiero di Psiche fu quello della morte, correndo verso la riva di un fiume lei si gettò dentro ma la corrente pietosa la riportò sull’altra riva, cosi iniziò a vagare per il mondo a cercare il suo amore. Amore, invece, tormentato dalla febbre per la spalla bruciata, o forse dallo stesso dolore di Psiche, trovò rifugio presso la dimora materna. Afrodite, quando venne a sapere che suo figlio aveva osato amare una mortale, che tra l’altro sua rivale, lo aggredì. Ma non potendo fare niente di male al figlio pensò di vendicarsi su Psiche, e con il permesso di Zeus mandò Ermes in giro per il mondo a divulgare la notizia che Psiche doveva essere punita come nemica degli dei, e che il premio per la sua cattura sarebbero stati sette baci che la stessa dea avrebbe donato. La notizia giunse fino alle orecchie di Psiche, che decise di sua volontà di andare sull’Olimpo a chiedere perdono. Appena arrivata sull’Olimpo, Afrodite, le strappò i vestiti e la fece flagellare, affermandole che questa era la punizione di una suocera addolorata per il figlio malato. Dopodiché le ordinò di ammucchiare un cumulo di grano, orzo, miglio e altri semi; di prendere un ciuffo di lana dal dorso di una pecora selvatica dal manto dorato; di riempire un’urna con le acque delle sorgenti dello Stige. In poche parole tutti compiti impossibili, che però Psiche riuscì a compiere con l’aiuto di formiche, che accumularono il grano, di una ninfa, che le spiegò come e quando avvicinare la pecora, e perfino dell’aquila di Zeus, che l’aiutò a prelevare le acque dello Stige. Queste erano solo alcune delle crudeltà che Afrodite infliggeva alla povera Psiche, ma quando Amore seppe di quello che stava succedendo in casa di sua madre, salì sull’Olimpo da Zeus per permettere il suo matrimonio con Psiche. Zeus, non potendo rifiutare la supplica di Amore, fece riunire tutti gli dei dove partecipò anche Psiche. A questa assemblea Zeus decise di elevare al grado di dea, Psiche. Cosi dicendo egli diede la coppa di nettare divino alla mortale che accettò con molta paura. Dopo svariate sofferenze, Psiche fu ben accolta sull’Olimpo, anche da sua suocera poiché aveva ridonato il sorriso al figlio, lo stesso giorno fu allestito un banchetto nuziale per festeggiare la nuova coppia. Amore e Psiche avevano trovato la felicità, ed il loro figlio fu una splendida femminuccia, alla quale fu dato il nome di Voluttà.
c'è poco da aggiungere. Il finale và sicuramente cambiato.....
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venerdì 3 giugno 2005
ore 17:00 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le mie prigioni (parte IX)
Evinto il concetto e la considerazione che possedeva della libertà, si ritrovò costretto a perigliare tra i ciechi vicoli della psiche umana.
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venerdì 3 giugno 2005
ore 10:46 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le mie prigioni (parte VIII)
Se mai un giorno avrete la fortuna di incontrarlo, se mai un giorno vi capiterà di passare dalle parti di Mahorn Lake, e se mai avrete anche l'ardire di mettervi di fronte alla sua strada e di rivolgergli la parola, allora chiedetevi perchè il destino ha voluto che sareste stati voi quella persona a cui lui avrebbe parlato nuovamente dopo anni di cupi silenzi. Perchè sareste stati voi coloro ai quali lui, indignato, sprezzante per un sentimento cruento che covava da anni e ancor più chiuso in se stesso per non aver compreso il significato della vita delle donne che lo hanno circondato, perchè sareste stati voi coloro ai quali, si ripromise già parecchi anni prima, che avrebbe salutato per l'ultima volta in rappresentanza della civiltà, in rappresentaza del genere umano. Chiedetevi perchè a voi sarebbe toccato quell'onere,quel peso sgradito, quello schifo di destino. Chiedetevi perchè proprio voi avreste dovuto seppellire il suo putrido cadavere.
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giovedì 2 giugno 2005
ore 01:31 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le mie prigioni (parte VII)
Costretto a destreggiarsi in questo dedalo di reazioni chimiche incomprensibili chiamate comunemente pensieri, obbligato ad erigere pareti fittizie e non, di parole e atteggiamenti, intimorito dall'incomprensione per la società e da parte della società, il nostro eroe vagava senza meta precisa alla ricerca del suo pensiero felice che potesse finalemente regalargli una possibilità di vittoria. E senza accorgersene la realtà materiale degli uomini, degli altri uomini, si stava definitivamente allontanando. Aveva usato la magia e per la magia aveva intrapreso un cammino dal quale non si sarebbe più destato.
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martedì 31 maggio 2005
ore 00:49 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le mie prigioni (parte VI)
Non pervenuto.
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lunedì 30 maggio 2005
ore 12:14 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le mie prigioni (parte V)
Paventare, versatilità, obrobrio, contaminazione, terso, candore, mitigare, riflettere e ostentare. Questi sono i lemmi che hanno colpito la mia immaginazione nel brainstorming del mattino, qualche attimo dopo il risveglio mentre tentavo di riconnettere tutte le attività sinaptiche del sistema nervoso centrale. Oltre ai quali si presentava il vuoto assoluto, un baratro senza fine, la cui cavità, tuttavia, era di un nero talmente denso e intenso che non permetteva nemmeno di scorgerne l'inizio. Mi dava l'idea di un'enorme lastra di granito.
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