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Benvenuto nel blog dei BEAT SHOP!





giovedì 6 ottobre 2005 - ore 20:23


BEAT SHOP STORY 6° PUNTATA
(categoria: " Musica e Canzoni ")


ADRIANO


Spesso le prove le facevamo alla domenica mattina e quella gelida mattina di dicembre dell’ 1988, il nostro batterista Lucio (foto)



era indisponibile per lavoro. Gino pensò allora di convocare per l’occasione un batterista in aiuto e alla fine arrivò Adriano, (foto)



che fu contattato dallo stesso Gino per il fatto che i due avevano avuto in passato un trascorso musicale insieme.
Egli si sedette alla batteria e seguendo più o meno le nostre indicazione si limitò ad accompagnarci tenendo soprattutto il tempo di base anche perché non conosceva del tutto il nostro repertorio.



Infatti, egli proveniva da un gruppo che eseguiva funky rock, tipico degli anni 80 e aveva all’attivo un’incisione in vinile con i ”Krundaals”. Notevole per l’epoca. (foto)




I "krundaals" Adriano è quello più in alto

In quel periodo Adriano suonava con un gruppo di musica leggera e ci svelò la sua insoddisfazione . Rimase tuttavia attratto dal fatto che fossimo un gruppo vocale che cantava con più voci . Personalmente mi colpì la tecnica raffinata di questo batterista che ci assecondò, anche se non era affatto il suo genere. A prescindere dall’intesa musicale, quella mattina con Adriano avemmo soprattutto un’intesa umana. A noi, piacque molto la sua gentilezza e il suo modo garbato di porgersi. Finite le prove, dichiarò che lo avevamo conquistato con la nostra simpatia da riproporsi nuovamente per altre prove se ne avessimo avuto bisogno. Che io ricordi, non ci furono altre occasione di provare con lui almeno fino a quando non diventò il nostro batterista fisso e quindi l’approccio con Adriano si limitò a quella domenica mattina. Nel frattempo arrivò la prima chitarra “Rickenbacker”, il tipo di chitarre che usavano i Beatles e tuttora le mie preferite (al giorno d’oggi ne posseggo quattro). Gino riuscì ad ottenerne una “vintage” da un negozio di Bologna, specializzato di chitarre d’annata. All’epoca queste chitarre erano introvabili e avevano prezzi proibitivi. Quella sera eravamo a casa di Lucio per rivedere il filmato del concerto del Country Pub e Gino si presentò con una splendida Rickenbacker mod. “Rose Morris” a due pick up. (foto)


Rickenbacker "Rose Morris"

Mi emozionai quando la imbracciai perché era la prima volta che avevo la possibilità di suonare uno strumento che avevo sempre desiderato. Gino tuttavia la scambiò poco tempo dopo con una seppur splendida “Gibson semiacustica 335” . (foto)


Gino con la Gibson 335 Questa è la foto del primo concerto con Adriano. Luglio 1989

Non glielo perdonai mai… In quel periodo Gino aveva un rapporto molto instabile con le chitarre perché era continuamente alla ricerca di un suono che lo soddisfacesse. Infatti anche la Gibson lasciò il posto ad una Fender Stratocaster Gold che fu scambiata per un’altra Stratocaster Standard (foto)


Gino con Fender Stratocaster Standard

e così via. Più o meno a Gennaio, Bicio dovette subire un’altra operazione al braccio che purtroppo ebbe esito negativo e quindi dovette operarsi nuovamente verso aprile.



Riuscimmo tuttavia a fare una data a marzo e questa fu l’ultima con il batterista Lucio che uscirà di scena con questo ultimo suo concerto con i Beat Shop. Già da qualche tempo, Lucio, un ragazzo buono, timido dal carattere introverso e di pochissime parole mostrava segni di insofferenza alle prove. Ci disse che la data di marzo per lui sarebbe stata l’ultima.
Fine 6° Puntata
A giovedì prossimo.
Bye!!!






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mercoledì 5 ottobre 2005 - ore 22:55



(categoria: " Vita Quotidiana ")


BASTAAAA!!!!!!!!!!!!!!




LIVERPOOL : INCONTRO CON CYNTHIA LENNON PER LA PRESENTAZIONE DEL SUO LIBRO "JOHN"



IL PRESIDENTE DEL CLUB "BEATLESIANI ASSOCIATI" CHE ABBRACCIA L’EX MOGLIE DI JOHN LENNON.

Ecco un’altra che vuole la sua fetta di torta… ci mancava la ex moglie che scrivesse le memorie proprio il 25° anno dopo la sua morte !!! ma basta !!! lasciatelo stare! Potete scrivere quello che volete su di Lui ma non riuscirete a distruggere il suo mito che sarà sempre più forte di ogni vostra lurida penna !!!

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mercoledì 5 ottobre 2005 - ore 13:13


500!!!!!!!
(categoria: " Riflessioni ")



500 visite sul nostro blog!!!

Questi sono gli ultimi 10 visitatori:


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Grazie a tutti!!!


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mercoledì 5 ottobre 2005 - ore 12:41


Studi EMI Abbey Road Londra.
(categoria: " Riflessioni ")


Sapete chi passava per quel portoncino? Ho fatto quei gradini piangendo!!!







Ci tornerò ... un giorno...

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martedì 4 ottobre 2005 - ore 13:32


Please Please Me
(categoria: " Musica e Canzoni ")


The Beatles:
Please Please Me
pubblicato l’ 11 Gennaio 1963.




L’11 di settembre 1962 fu il giorno che i Beatles registrarono il rifacimento di “Love Me Do” con White alla batteria. Alla fine della seduta tentarono di incidere un pezzo scaturito dalla penna di John Lennon. Era una versione primitiva di “Please Please Me”. La canzone di per sé era lenta e malinconica simile ad un pezzo di Roy Orbison sulla linea di “Only the lonely”.



(Queste sono parole del produttore George Martin). Lennon rivelò che il testo fu ispirato da una canzone di Bing Crosby del 1932 dal titolo “Please” dove la parola “Pleas” veniva usata due volte Ecco un brano del testo della canzone: “Oh, Please. Lend your little ear to my pleas Lend a ray of cheer to my pleas”…



Tuttavia è impossibile giudicare la “Please Please me” orbisoniana”, a causa di quella infausta prassi adottata dalla EMI che prevedeva che i nastri incisi, se non erano destinati alla realizzazione di dischi, venivano sistematicamente distrutti. Per fortuna questa politica fu bloccata dall’inizio del 1963. Comunque, George Martin proferì che il pezzo era buono e suggerì loro di velocizzarlo ed elaborarlo per quanto riguarda le parti vocali. Ritornarono in studio il 26 novembre con Please Please me rivisitata secondo i suggerimenti di George Martin e il risultato di quella seduta è quello che oggi si può sentire su disco. Cercherò di descrivere la canzone. L’inizio è una botta tremenda con basso e chitarra che eseguono simultaneamente e potentemente il“si “ in levare per passare alla tonalità di “mi maggiore”. La chitarra di Harrison e l’armonica di Lennon eseguono il solo iniziale all’unisono. Già dopo 15 secondi ritengo che il pezzo anche per chi non l’abbia mai sentito, faccia battere i piedi. Il basso e la chitarra ritmica tengono rispettivamente la nota e l’accordo di “mi” riprendendo il “si” di passaggio all’inizio della battuta. Dopo due battute strumentali comincia il cantato ed è qui che si sente chiara l’influenza degli Everly Brothers.



“Last night I said these words to my girl”… Qui Paul canta tenendo fissa la nota di “mi” mentre Lennon scende cantando la melodia. Due strofe, uno stop e la chitarra ruvida di Harrison all’unisono con il basso di Paul invitano John che rabbiosamente canta “Come on “! in chiamata , McCartney e Harrison armonizzano a due voci i “Come on” in risposta. Eccezionale! Dopo il quarto “Come on” ecco che incombe “Bing Crosby e Roy Orbison” con i “Please Please me oh yeah…” cantati in falsetto com’era nello stile del quest’ultimo rocker americano. Dopo “2 giri” e una rullata mozzafiato di Ringo ( che si è rimpadronito della batteria) siamo all’inciso. Qui il rullante raddoppiato di Ringo richiama ancora Roy Orbison in “Pretty Woman” e mentre Lennon canta l’inciso, gli altri due armonizzano con gli “aaahhh”… (Paul voce alta, George voce bassa). L’ultima strofa è un richiamo della prima e il finale è una potente sequenza di accordi ( mi – sol - do - si – mi) intervallati da una potente rullata veloce di Ringo con John che tiene il “You” in una nota altissima in falsetto (si). Ci vollero 18 prove tra la sovrancisione l’armonica e l’ottimizzazione del pezzo.




“Complimenti ragazzi, avete appena fatto il vostro primo numero 1” disse George Martin alla fine della seduta. Ebbe ragione ma solo a metà perché a quell’epoca non esisteva una classifica ufficiale assoluta dei 45 giri. Ogni giornale specializzato si realizzava la propria e quindi “Please Please Me” da una parte arrivò prima e da un’altra arrivò “solo” seconda. Un paio di curiosità: i tecnici del suono dello studio della EMI pensarono forse in maniera provocatoria di spedire un nastro con il master della canzone avvolto in carta da pacchi, al sig Dick Rowe, l’impresario artistico della DECCA , che li rifiutò.
Così fecero ma non ottennero nessuna risposta. Poi, anche di Please Please Me esistono due missaggi ufficiali differenti presi da due take. La versione dell’ LP stereo differisce dalla mono per il primo “Come on” della strofa finale dove Lennon lo pronuncia quasi con una risatina. Chissà perché ma lo scoprirò… Bene! concludendo, vi invito ad ascoltare la canzone e il commento è aperto a tutti.

Copiando questa stringa e incollandola sulla barra degli indirizzi è possibile scaricare gratuitamente l’ MP3 di Please Please Me (circa 4,50 mega)e il retro “Ask Me Why”.

http://www.beatlesource.com/savage/1962/62.11-26%20emi/62.11-26emi.html

Alla prossima.
Bye!
Please Please Me (Lennon/McCartney)

Last night I said these words to my girl,
I know you never even try, girl,
C’mon...
Please please me, whoa yeah, like I please you.

You don’t need me to show the way, love.
Why do I always have to say "love,"
C’mon...
Please please me, whoa yeah, like I please you.

I don’t wanna sound complainin’,
But you know there’s always rain in my heart (in my heart).
I do all the pleasin’ with you, it’s so hard to reason
With you, whoah yeah, why do you make me blue.

Last night I said these words to my girl,
I know you never even try, girl,
C’mon...
Please please me, whoa yeah, like I please you.


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sabato 1 ottobre 2005 - ore 17:01


Patronight 15/07/05
(categoria: " Musica e Canzoni ")




Foto scattate dal mio amico Edoardo la sera che ci siamo esibiti al Patronight.




I Beat Shop



Tiziano con Rickenbacker 360/12



I Beat Shop



Rickenbacker 360/12 Gibson Les paul gold top

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mercoledì 28 settembre 2005 - ore 20:07


The Beat Shop Story 1-2-3-4-5
(categoria: " Musica e Canzoni ")


BEAT SHOP story 1° Parte.

L’incontro.

Il primo incontro tra Tiziano e Gino ebbe luogo in Marzo del 1988 da “Castellan Strumenti Musicali”, lo storico negozio che all’epoca era in via Del Santo a Padova. Sul retro dello stabile c’era il parcheggio adiacente al laboratorio per le riparazioni degli strumenti e gli “habitué” parcheggiavano ed entravano dal retrobottega dove era possibile fare merenda con salame e vino, forniti da noi o da altri clienti che avevano ottenuto qualche favore dai due conduttori del negozio, Giorgio e Gianni. La nuova sede di Castellan, attualmente si trova in piazza De Gasperi e lo spirito è rimasto ancora quello di allora e cioè la grande disponibilità tecnica in cambio di un bottiglia di Cabernet o un salame che vengono consumati prevalentemente nel retrobottega. Fu un sabato mattina che il destino ha fatto incontrare me e Gino nella vecchia sede di Castellan. La singolarità dell’incontro sta nel fatto che, mentre entrambi collaudavamo delle chitarre elettriche, ci accorgemmo che entrambi accennavamo fraseggi di chitarra dei Beatles (ricordo di I Feel Fine e A hard Day’s Night). Da lì a poco entrò Bicio. Premetto che io e Bicio siamo amici di vecchia data avendo cominciato a suonare insieme verso la metà degli anni 70 fino all’1986 circa. Bicio lì per lì ci saluta, ci osserva divertito e la cosa con lui per il momento finisce lì, mentre l’approccio tra me e “doc” Gino diventa inevitabile ed inizialmente gli davo del “Lei” e lo chiamavo “dottore”. Considerato l’interesse comune per i Beatles intraprendemmo un dialogo amichevole e Gino mi propose subito una sessione di prove. Infatti dopo circa due settimane mi contattò chiedendomi la disponibilità per una prova nel pomeriggio del sabato imminente. Disse, inoltre, che gli altri musicisti gli avrebbe procurati lui e alla fine ci trovammo io, Gino, Beppe, bassista degli “Indigo”, (una cover band di Peter Gabriel) e Lucio che poi divenne il primo batterista dei Beat Shop. Io all’epoca suonavo a livello amatoriale con Davide il “Rosso”, l’attuale batterista di Franco Serena. La prima prova ebbe luogo in una puzzolente e fatiscente catapecchia nella zona dell’aeroporto, che il proprietario affittava anche ad altri gruppi musicali. Tra questi , usufruivano del tugurio anche gli “Hot Dog” del compianto amico Paolo Pagnotta, un cantante con una grande voce, mancato qualche anno fa proprio mentre si esibiva sul palco. Concentrammo la prova ovviamente sui pezzi dei Beatles. Io , Gino e Lucio trovammo subito un’intesa, mentre, il seppur bravo bassista Beppe, ci informò della sua indisponibilità per troppi impegni e l’incompatibilità di genere musicale e ci avrebbe segnalato un bassista più adatto al nostro scopo. Non appena sarebbe stato contattato questo bassista, avremmo organizzato una nuova sessione di prove. Nel frattempo pensai inevitabilmente a Bicio che pur essendo all’epoca chitarrista, poteva benissimo adattarsi a suonare anche il basso, ha una buona voce e visti i trascorsi, perché non tornare a suonare insieme? Chiamai Bicio e lo” costrinsi” ad unirsi a noi che accettò comunque con entusiasmo. Subito dopo contattai Gino e gli comunicai di avere il bassista che fa al caso nostro e di disdire eventualmente l’altro nel caso lo avesse già interpellato. Ci trovammo nuovamente in topaia per le prove verso la metà della settimana successiva, questa volta con Bicio al basso, ma c’era ancora un problema da risolvere……Bicio non aveva il basso!!!…

FINE 1° Parte.

BEAT SHOP story 2° Parte.

I Beat Shop!!!

Ho ancora in mente l’espressione di Gino alle prove per la prima volta con Bicio. Arrivammo e gli annunciai che Bicio sarebbe stato il bassista ed entrati nella catapecchia, Gino notò l’assenza del basso e chiese: “Ma il basso dov’è?” e Bicio rispose: “Non ce l’ho”… Gino disse sconsolato che a casa ne aveva uno e immediatamente presero l’auto e si avviarono verso casa di Gino mentre io e Lucio ci mettemmo a suonare qualcosa. Dopo circa mezz’ora ritornarono finalmente con il basso e non appena accordati gli strumenti iniziammo la prova tutta incentrata su cover dei Beatles.
Con Bicio al basso e alla voce, si diede origine all’embrione dei futuri Beat Shop. Provammo le canzoni che più o meno sapevamo un po’ tutti e cioè Twist And Shout, A Hard Day’s Night, You Can do That e sentimmo subito la giusta intesa musicale. L’affiatamento vocale tra me e Bicio era ancora ben definito dai trascorsi musicali insieme. Tuttavia, discutemmo a lungo che bisognava insistere sul perfezionamento delle armonie vocali e sui ruoli di chitarra da ricoprire tra me e Gino per stabilire chi avrebbe dovuto fare il solista e chi la ritmica. All’inizio gli assolo di chitarra li eseguivo prevalentemente io, più che altro perché erano già pronti e collaudati ma tempo dopo espressi a Gino che avrei preferito passare alla chitarra ritmica perché mi sarei concentrato meglio sul canto. Le prove si tenevano una volta la settimana, ma per sistemare le parti vocali ci trovavamo più spesso in tre per far sì che alle prove con Lucio le voci fossero già definite. In questo modo si consolidò molto anche l’amicizia tra me e Gino e tra Gino e Bicio e spesso uscivamo la sera per proporci nei vari locali che facevano musica dal vivo. Ce n’erano veramente pochi all’epoca e per avere la prima scrittura live, finimmo a Camposampiero. Scoprimmo con meraviglia di essere l’unico gruppo che faceva genere Beatles non solo nella zona di Padova ma anche nel Veneto. Quando andavamo a proporci i gestori ci guardavano anche piuttosto stranamente ma allo stesso tempo con una certa curiosità proprio per la rarità del genere. Ah! Così fate musica dei Beatles? Però! All’epoca c’erano due band incontrastate che si dividevano i locali, la “Silver Band” che eseguiva cover dei Blues Brother e i già citati Hot Dog che eseguivano cover di Elvis. I locali più rinomati per il live erano il Britannia Pub, Country Pub, e l’anno dopo il Gal Bi Gar. Dopo poco più di un mese di prove eravamo quasi pronti per il debutto live ma non avevamo ancora un nome. Si pensava un nome che si avvicinasse a “Beatles” e dopo numerosi strafalcioni del tipo “Reatles”, “Rebels”, “Routles”, “Beattos” ecc., Gino fu il grande l’artefice del nome “Beat Shop” semplicemente con l’aiuto di un vocabolario d’inglese. Piacque subito a me e agli altri due soprattutto per la risonanza attinente ai Beatles. Ora eravamo perfetti su tutti i fronti ed eravamo pronti per il debutto.

FINE 2° Parte.


BEAT SHOP story 3° Parte.

Il debutto.

L’ esordio dal vivo dei Beat Shop ebbe luogo il 3 giugno del 1988 alla gelateria Riviera di Camposampiero dopo circa un mese e mezzo di prove molto produttive. Eravamo riusciti in poco tempo ad approntare una ventina di canzoni dei Beatles ed eravamo decisi a proporle per la prima volta in pubblico. Ricordo con una punta d’emozione quasi tutto di quella sera. Avevamo un equipaggiamento tutt’altro che beatlesiano, ma di prima qualità: io suonavo con una chitarra Fender Stratocaster bianca collegata ad un amplificatore a valvole, Fender, “Super Reverb”, Gino possedeva già una Fender Telecaster d’annata (1967) collegata ad un ampli valvolare Fender mod. “Concert” ; Bicio esibiva un bel basso della Eko (se l’era finalmente comprato) con un amplificatore mod. Carlsbro a transistor. Non ricordo la marca della batteria di Lucio ma potrebbe essere stata una Ludwig. L’impianto per le voci compresi i microfoni etc. ci venivano forniti per le occasioni live dal solito Castellan, dato che quello che usavamo alle prove era di pessima qualità. Per l’occasione del debutto invitammo un sacco di amici e parenti che risposero all’invito partecipando numerosissimi alla prima dei Beat Shop. In quel periodo ascoltavo molto i dischi live dei Beatles e scoprii che negli spettacoli del 1964-65 usavano cominciare con “Twist and Shout”, un pezzo molto energico che dava la giusta carica ai loro concerti. Non volendo essere da meno attaccammo con lo stesso pezzo per verificare la reazione del pubblico che applaudiva per incoraggiarci. Twist and Shout restò per molto tempo la nostra “sigla” d’apertura. Esiste un documento sonoro di quella serata realizzato da un appassionato presente tra il pubblico. Questo nastro, ora diventato un reperto storico, ha un valore affettivo inestimabile considerando che da allora contiamo circa un migliaio di serate dal vivo. Riascoltandolo a distanza di 17 anni, è chiara ed evidente l’inferiorità tecnica e vocale e nonostante il miglioramento e l’esperienza acquisiti con gli anni, l’elettricità, la grinta e l’energia di quella sera a mio avviso, restano irripetibili. Tuttavia il pubblico prevalentemente di parte, ci riservò una moderata accoglienza anche per il fatto che nessuno fino a quel momento eseguiva quel genere dal vivo. Una dopo l’altra eseguimmo tutte le canzoni riscuotendo buoni consensi e questo ci diede la giusta dose di fiducia per continuare su questa strada. Tra le canzoni dei Beatles faceva già capolino una canzone del beat italiano dei nostri beniamini Rokes che Gino accennava spesso, “C’è una strana espressione nei tuoi occhi” che eseguimmo quella sera verso la fine del concerto. Non mancavano i due rock and roll che tutti in quel periodo eseguivano dal vivo: “Johnny B.” e “Blue Suede Shoes” suonate per ultime.

FINE 3° Parte

BEAT SHOP story 4° Puntata.

Con il debutto di Camposampiero del 3 Giugno 1988, l’entusiasmo salì alle stelle e l’unico problema era quello di procurarci delle date per farci conoscere ed entrare nel “giro” dell’ “underground” padovano. A Padova i locali che proponevano musica dal vivo si contavano sulle dita di una mano ed erano monopolizzati dai soliti gruppi. Esisteva però un locale che non era propriamente un ambiente, ma uno spazio all’aperto adiacente alle mura cittadine, la Golena S. Massimo ed era allestito per ascoltare musica dal vivo, “La Pietra Verde”. Ci sembrava un’ ottima vetrina per farci conoscere e andammo a proporci al curatore dei gruppi che ci scritturò per un cache’ misero, ma con la aggiunta che potevamo bere birra senza limite.
Mi venne in mente quella battuta del film dei Blues Brothers (foto)

che diceva più o meno così: “bene ragazzi, il vostro compenso era di 400 dollari ma ve ne siete bevuti 500 di birra e quindi ci dovete 100 dollari”… Accettammo comunque l’ingaggio, più birra a fiumi. Chissà se al tipo sarà convenuto… Il concerto, ricordo che andò abbastanza bene, c’era molto pubblico e che per il primo tempo sfoggiai una Gibson LesPaul Custom (foto)

di proprietà di Gino. Anche di questa performance esiste la registrazione che ci coglie con le voci alquanto affaticate dalle continue e estenuanti prove. Tuttavia il tale che ci scritturò ci propose qualche tempo dopo un’altra data precisando che il cache’ non sarebbe aumentato ma che potevamo approfittare della birra finché volevamo. Pensavo ci dicesse, ragazzi, vi triplico il cache ma questa volta niente birra…
La data successiva sarebbe avvenuta intorno la fine di agosto o i primi di settembre dell’ 88. Nel frattempo acquistai una nuova chitarra più adatta al genere Beatles, una semiacustica Ephiphone mod. Sheraton (foto)

molto simile a quella di John Lennon Ritornammo al Pietra Verde e ricordo un fatto o meglio un aneddoto che avvenne durante il sound check. Nei paraggi c’era il grande cantante Vittorio Matteucci, il “Frollo” di Notredame de Paris,(foto)

che all’epoca si esibiva spesso al Pietra Verde, che assistette alle prove e ci disse con accento toscano che eravamo forti. Lui, livornese di nascita ma padovano d’adozione all’epoca si esibiva nei locali da piano bar dove io e Bicio andavamo a sentirlo. Anche questa serata ricordo andò bene ma verso la fine del concerto il mio amplificatore Fender si guastò e dovetti collegarmi a quello di Gino. Credo sia stato il mio ultimo concerto con quell’amplificatore perché acquistai subito dopo un “Vox AC30”, il tipico amplificatore dei Beatles, quello caratterizzato dalla tela frontale ricamata con i “rombi”. (foto)


FINE 4° Puntata..

BEAT SHOP story 5° Puntata.



Il 17 settembre 1988 accadde un fatto spiacevole. Il bassista Bicio, ebbe un grave incidente in moto.

Fu ricoverato all’ospedale per diverso tempo e dovette subire addirittura tre operazioni ad una spalla, nel periodo di tempo che va da settembre dell’ 88 a maggio dell’anno dopo.Un legamento spezzato gli impediva di alzare il braccio destro in maniera naturale. Questo ci tenne lontano per quasi tre mesi dai concerti dal vivo e penso che un fatto del genere avrebbe scoraggiato qualsiasi altro gruppo. Ma non i Beat Shop! (Foto)

Dopo il primo intervento, anche con il braccio ingessato, Bicio partecipava imperterrito alle prove provando costantemente la voce e per le occasioni invitammo Cristiano, un bravo bassista amico di Gino che veniva a darci una mano o meglio un”braccio”....
Una volta tolto il gesso, Bicio fortunatamente, riusciva ugualmente a suonare tenendo il braccio destro appoggiato al corpo del basso e finalmente a dicembre ottenemmo addirittura tre ingaggi: uno al “Big Club” (foto di Gino e Tiziano al Big Club)
uno a Villa Sagredo ad una festa privata e l’ultimo al “Country Pub” di P. di Brenta. (foto di Bicio post operazione al Country Pub).

Quest’ultimo era una birreria gestita dalla simpatica Gigliola che ci prese in grande simpatia e ci fece esibire nel suo locale per un compenso finalmente dignitoso. Infatti, a seguito del successo ottenuto nella data di dicembre, Gigliola ci scritturò nuovamente al suo locale il 13 gennaio del 1989. Ed è di questa serata che esiste un video che ritrae un barbuto Bicio che sfoggia un bellissimo basso semiacustico Gibson d’annata mentre io e Gino volendo migliorare il sound e avvicinarsi sempre di più alla strumentazione dei Beatles acquistammo due amplificatori Vox AC30.

Dalla videocassetta, altro “reperto storico”, si può sentire il chiaro e netto miglioramento del suono e soprattutto delle voci rispetto alle registrazioni precedenti. Il concerto andò benissimo ed eravamo tutti contenti e fiduciosi. Purtroppo però, dopo questa serata , ritornammo nella nostra “stamberga” a fare soltanto prove senza riuscire ad ottenere altri ingaggi. Questo ci frustrava perché sentivamo i progressi ma non potevamo farli ascoltare a nessuno. A volte succedeva che alle prove invitavamo degli amici per avere almeno la soddisfazione di suonare di fronte ad un pubblico. Avemmo modo di ampliare il repertorio e pensammo di dividerlo in due sezioni: la prima parte interamente dedicata ai Beatles e la seconda avremmo eseguito un “medley” di canzoni di beat italiano con un occhio di riguardo per i successi dei Rokes, il gruppo inglese che ebbe grande successo in Italia nel periodo Beat. Questo sarebbe stato il nostro spettacolo standard dal vivo per tanti anni. Da lì a poco facemmo conoscenza con il nostro attuale batterista Adriano…


FINE 5° Puntata..






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