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MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

E COSA RACCONTEREMO,AI FIGLI CHE NON AVREMO,DI QUESTI CAZZO DI ANNI ZERO



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martedì 12 ottobre 2010 - ore 19:08



(categoria: " Vita Quotidiana ")


.+Katld.

Sistemare l’armadio è proprio un trip mentale. Pensavo.
Mentre ritrovavo vecchi maglioni seppelliti dagli anni e che non ho mai il coraggio di buttare via. Anche se non metto mai.
Mia mamma dice che non posso essere così sentimentale con gli oggetti. Ma che ci posso fare? è come se in quella cosa fosse conservato un ricordo. E io il ricordo non lo posso buttare. è più forte di me.
Così oggi mi sono rivista nella micra con A, sopra il letto a fumare con V, in un camerino a Chelsea. etc etc.
E risentire la lana tra le dita mi fa subito sorridere. Io che adoro il freddo e ti dico che devo farti conoscere la collezione invernale notturna.
Che vuoi farci, sono priorità.
In questi giorni in cui le priorità sembrano un po’fare a gara.
Io che non so cosa fare. Tu che cerchi di rincuorarmi. Io che ti attacco per difendermi da non so cosa. Tu che ti tiri indietro. Giustamente.
Il fatto è che vedermi con i tuoi occhi mi spaventa terribilmente.
Perché in te c’è la Me più vera. E sai, è più facile nascondere la testa sotto la sabbia.
Che poi mi scuoti e finisco per riordinare il CV.
per annotarmi indirizzi. Per decidere di andarmele a prendere le cose che non cadono dal cielo.
Voglio davvero accendermi.
Risentire tutta la voglia di avere il mondo tra le mani e di essere io, quella che lo maltratta. Non viceversa.
Così parto dalle piccole cose.
Dal mettere ordine.
Che anche il mio disordine, a volte, ha bisogno di qualche messa in piega.

Non lo so dove andrò a finire. Manco so se arriverò al 21 ottobre.
Ma so che sarebbe un peccato non vivere il nostro we studio aperto.
Anche perché ormai L’i-hotel aspetta ammme, mingh.
E questo sì che è un zignal.






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sabato 9 ottobre 2010 - ore 20:49



(categoria: " Vita Quotidiana ")


guarda.come.siamo.friabili.dai.guarda.come.siamo.friabili.

Un anno fa mi laureavo.
A quest’ora ero decisamente ubriaca e felice.
Credo che se si potesse dare una definizione alla felicità io direi senza dubbio alcuno 9 ottobre 2009.
In un anno, cos’è successo?
Sono di nuovo universitaria. Non ho il lavoro che prima avevo.
Ho ottenuto milioni di prescrizioni mediche e tanti giorni a letto.
Ho collezionato prodotti chimici e abbracciato il water tantissime volte.
Ho avuto a che fare con una merda umana.
Pianto talmente tanto da farmi venire la febbre.
Ho diminuito la fiducia negli altri e aumentato il mio cinismo.
Direi che è un ottimo bilancio.
Ma c’è luce anche nelle notti più cattive, direbbe Luciano.
Ed io ho avuto la mia.
Che mentre oggi al cel ti facevo la lista di tutti gli eventi catastrofici della mia vita negli ultimi 12 mesi, tu ascoltavi dandomi della noiosa e della stronza, perché non menzionavo te come nota positiva.
Mi fai sorridere. Perché te la prendi sempre per qualcosa che sai non essere così. Metti musi a cazzo e punti i piedi.
E a me continua solo a venirmi da ridere. Non so fare altro.
Che con te è come fare sempre bolle di sapone.
Così bambino, così speciale.
Così magico.





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venerdì 8 ottobre 2010 - ore 17:10



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Well we know where we’re goin’
but we don’t know where we’ve been.
And we know what we’re knowing’
but we can’t say what we’ve seen.
And we’re not little children and we know what we want .
And the future is certaingive us
time to work it out.


Per tv un improbabile nuovo cantante di Amici di Maria prova a cantare Mina e Manuel. Adesso è facile, è tanto facile. Mi si riflette negli occhi il 6 dicembre. Io seduta sul letto dei miei che scrivo qualcosa per te.
Con le gambe incrociate e i pensieri in libera uscita, ti dico che ti credo.
Che credo a quello che dici di provare. Che voglio fidarmi. Fidarmi di te. Che dici che l’avresti lasciata. Che saresti venuto da me il prima possibile. Mi convinco di mettere via i dubbi. Di lasciarti entrare nella mia vita. Di smetterla con le mie paranoie.
Mesi dopo mi ritrovo a guardarmi dal finestrino bagnato di una macchina.
Col cuore a pezzi (dio quanto odio queste frasi) e con una collezione di bugie che potrebbe far invidia a pinocchio. Mi chiedo se mi hanno fatto più male quei ricordi, o quella bocca che diceva Ti amo dopo avermi baciata, o tutti i tuoi tentativi di ritornare nella mia vita parlando di tette o di modalità di pompini.
Fino a ieri. Quando sono venuti a dirmi che alla collezione di bugie ne mancava una. Essere l’amante cornificata ha dell’ironia.
Di solito, si pensa, che il bello di un’amante sia non essere tradita.
E invece.
Aggiungere sporco allo sporco. Sembrava impossibile pure per me.
Non bastavo neppure in quello?
evidentemente no.
Mi fai schifo S. tanto schifo. Ma vorrei solo che smettessi. Di tornare sempre. Direttamente o indirettamente, a ricordarmi quanto marcio mi ha sfiorata. Quanto marcio ho in qualche modo amato.
Sono marcia pure io?

E in questa settimana da dimenticare, mi restano solo i libri che ho comprato. Uno a me. Uno a te.
La torta ricotta e cioccolato. Una canzone dei talking heads cantata dagli editors.
Una di buldra, che quasi già rinnegherò. Un tatuaggio. Bellissimo. Che aspetta solo una data. Una busta di m&ms dentro a una scatola.
Un’aggiunta di parole al nostro linguaggio personale. Una serata a guardare speciali di studio aperto farcendoli di tanta santa ironia.
Un continuo condividere musica e sedute al wc.
Sai che c’è, caro G. Che voglio tu sia per me quella persona che mentre tutto il resto gira e cambia, rimane fermo.
Che ti voglio un bene che mi fa venire voglia di vivere anche quando avrei voglia di dormire e basta.
Sempre e per sempre, dalla stessa parte, mi troverai.
Per dirla alla Francesco.





.We’re on a road to nowhere.


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lunedì 4 ottobre 2010 - ore 16:48



(categoria: " Vita Quotidiana ")


dove.si.va.da.qui.

[La mia nuova filosofia di vita non prevede manifestazioni emotive.
Quindi le cose che scriverò ora, non sono sotto il mio controllo.
Residui di sentimentalismi, potremo chiamarli.]


L’essenziale è invisibile agli occhi, direbbe qualcuno di molto famoso.
L’essenza di questi giorni è che sono stata davvero bene.
Ti incastri bene con la mia quotidianità.
Ti incastri con i sughi al pesto presi al supermercato all’ultimo minuto, con le bottiglie di vino finite in mezz’ora, con i discorsi di mia sorella, tra le facce dei miei amici e delle persone a cui tengo di più.
Funzioni bene. Come tecnico del pc, come menestrello personale, come cm in più per chiudere il catenaccio superiore della porta, come portafortuna per vincere al grattaevinci.
Sto bene. Quando mi abbracci e non mi molli, quando canti sex bomb e rido con le lacrime agli occhi, quando guardiamo festivalbar 1990 ad orari improponibili, quando alla mattina diventi topoGigio all’ennesima potenza, ma con gli occhi di un panda, quando guardiamo grey sdraiati a letto e tu ridi a cazzo.
Sto meno bene quando ti lamenti nel sonno, quando svanghi per una millefoglie o quando mi batti a tennis con la wii, ma sono dettagli.
è bello averti nella mia vita, lo sai.
è meno bello averti così poco, e sai anche questo.
Siccome sai tutto, finirò di ingigantire il tuo ego con conferme di stima e di affetto varie.
E il grazie che non so trattenere, parte da quel bacio e arriva a quel smettila.di.dire.cazzate.





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giovedì 30 settembre 2010 - ore 18:41



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Seal my heart and brake my pride.
I’ve nowhere to stand and now nowhere to hide.
Align my heart, my body, my mind
to face what I’ve done
and do my time


Finisce settembre.
Non ci ha portato via con sé.
[O forse, a suo modo, sì?]
A volte non controllo i miei pensieri. Partono da soli. Tornano a giugno, a quel we. Mentre lei in quella foto ti sorride, perché sì, ti sorride, io rivedo me stessa e le mie lenzuola blu.
Quando tu dicevi che al posto mio, avresti fatto di peggio.
Rivederla spuntare così, mentre segugiavo per te, non è stato semplice.
E ho sbagliato i modi di dire. I toni. Forse dovevo semplicemente esporti quello che pensavo e lasciare stare le paranoie.
Ma ci sono ricordi che non diventeranno mai asettici.
Ci sono tagli che non si cicatrizzano del tutto.
Un po’come la tua faccia, quando è comparso il tuo fantasma.
I tuoi occhi in autogrill.
Le mie dita ieri sera.
Sono ricordi. Sono immagini. Sono sensazioni che non si cancellano.
Posso metterli in centrifuga quanto voglio.
Gli aloni non se ne vanno.

Ma.

Tutto questo.
tutto quello che eravamo.
che è stato.
è lì.
Il presente è altro.
I tabù, non servono.
è solo questione di impatto.
è solo questione di equilibrio, come diceva matteo oggi spiegandomi l’arte del pattinaggio. Non puoi pensare di farcela subito.
Bisogna provare. Una volta e un’altra ancora.
Allora sì, non barcolli.
E puoi scivolare via.





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mercoledì 29 settembre 2010 - ore 23:11



(categoria: " Vita Quotidiana ")


se.sotto.il.cielo.c’è.qualcosa.di.speciale.passerà.di.qui.prima.o.poi.


Mi porti la bomboniera del vostro matrimonio, in ritardo di un paio di mesi. L’estate convalescente era stata d’intralcio.
Mi sembri felice. E sono contenta per te, davvero.
Mi dici che quella è incinta, che l’altra partorirà, che ti hanno nominata responsabile al lavoro.
E io sono contenta per tutta questa felicità altrui e per queste ruotano che girano solo altrove.
La mia non è invidia, non credo almeno.
Non invidio vite che cmq non vorrei.
Non vorrei sposarmi, non vorrei figli ora, un lavoro, beh sì. Un lavoro certamente lo vorrei.
Ma non è quello il nocciolo. Il nocciolo è che per quanto quella non sia la vita che vorrei, quella è la vita che rende felice qualcuno.
E mentre oggi mi dicevi che a te di sposarti non sbatte un cazzo, io rispondevo che mi basterebbe sentirmi davvero soddisfatta.
Realizzata. Motivata. Stimolata. Fiera di quello che sono, di quello che ho e di quello che faccio.
Sono queste cose?
Non credo.
Non sono molto fiera di quello che sono in questo periodo.
Non sono fiera di quello che ho. Non sono stimolata, né soddisfatta.
E sì. Potrei impegnarmi per raggiungere gli scopi. Cristo, quanto mi impegno, pensandoci. è faticoso combattere con sé stessi.
Ma non è solo questione di impegno o di forza di volontà.
è questione di opportunità. di circostanze. di una buona dose di culo.
Posso metterci tutta la forza che ho.
Ma non è mai abbastanza.
Odio tutti questi abbastanza. Che stanotte ne abbiamo parlato. Io che volevo tenere nascosti l’imbarazzo, l’umiliazione, il senso di inadeguatezza. Me li hai tirati fuori. Uno ad uno.
E non ti importava di usare i guanti, di rimanere sterile.
Ti sei sporcato le mani. Ti sei sporcato delle mie imperfezioni e mi hai fatto vedere quanto questo non ti faccia nessuna tenerezza, nessuna compassione.
Ti ho adorato. Davvero. Perché eri di fronte ad uno specchio con il peggio di me. Non hai mai abbassato gli occhi, mi hai aiutato ad alzare i miei. Mentre i kings of leon cantavano alla tv e le mie dita sembravano spezzarsi.
è questo quello che siamo.
pane e burro.
sburrata e lievitata.
e compagnia bella.





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lunedì 27 settembre 2010 - ore 14:48



(categoria: " Vita Quotidiana ")


è.quasi.magia.jonny.

Mi sento viva. Mentre io e dario balliamo da soli i maximo park.
Mentre ci scattiamo foto da ubriachi in equilibrio instabili e il nostro nuovo motto è "punkroooooooooooock".
Mi sento viva. Mentre io e V mettiamo la parola Innesto ovunque e amo follemente leonardo di caprio per l’ennesima volta.
Mi sento viva davvero. Quando mi siedo sulle scale e tu bestemmi per la perdita dell’inter.
Parliamo per due sere di fila di ipotetici distacchi.
Mi dici che non ti piace questa cosa, e che non prevedi danni imminenti.
Io faccio quello che posso e tengo scatole di colla e di scotch in qualche cassetto lontano.
Mentre stringi la presa più forte, parlandomi di Natale.
Rido per come dici le cose, non per quello che dici.
Quello che dici mi riempie di sollucchero e mi fa sorridere. Sorridere davvero.
E mi piace immaginarci su un aereo diretto a Londra o a vattelapesca.
Mi piace pensare di averti tra le mie foto, pieni di rughe e di ricordi condivisi.
Che mi dici che possiamo condividere tutto, anche quando tento di nasconderti i miei lati fragili.
Ho paura delle conseguenze e dei risvolti del bene che mi vuoi.
Ma continui a stringere ancora più forte, dicendomi che ti vedo per quello che sei e che devo aiutarti a scegliere Nomi.
Non so fare altro che dirti di non metterti più in un angolo e di goderteli tutti, i tuoi calli sulla punta delle dita.
Meredith parla di cambiamenti e mi sembra che tutto sia una coincidenza, anche la musica, lo vedi che i mumford mi hanno fatto prigioniera?
Alla fine è anche questa una magia. Qualunque cosa sia. Già.
Qualunque cosa sia, li sento tutti i nostri AbraCadabra.
Perché sì, Io ti sento bene.







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giovedì 23 settembre 2010 - ore 20:53



(categoria: " Vita Quotidiana ")


[buon.compleanno.]

Caro G,

al telefono ridi, mentre dici che non spendo mai parole buone per te.
Lo sai, lo so, lo sappiamo, che non è così.
Che le parole che uso quando parlo di te, mi partono dagli angoli della pelle, si infilano nelle vene, entrano in circolo così tanto da arrivarmi al cuore,farci un giro dentro, ed escono dalla punta delle dita.
è sempre così, con te.
Che mi chiedi cosa mi smuove dentro ed io mi sento parte di una candid camera, quando il ragazzino a cui faccio ripetizioni di italiano ha non solo il tuo nome, ma anche una tua passione e colori uguali. Lui sorride di più, però, indifferente dell’apparecchio adolescenziale.
Tu sorridevi a 13 anni? Non credo proprio. Pure in quella foto sbiadita dal tempo, era nitido solo il tuo broncio. Te li porti sempre addosso, quel muso imbronciato e quelle labbra piegate in giù. Le sopracciglia sempre corrugate e gli occhi nascosti sotto i tuoi ray ban che tanto fanno james dean.
Ma quanto sei figOdurO, tu?
Che anche così magrolino sembri più solido di una roccia. E tutte le tue fragilità sono nascoste lì, in quelle dita che a me piace guardarti.
Parlano di te quasi più dei tuoi occhioni alla wall-e. Gli stessi che strabuzzi nell’attimo prima di sparare una cazzata.
Dio, se spari cazzate, G. E dio, quanto sai farmi ridere tu. Mentre sputi tutte le F (s) di Lorenzo, imiti Bocelli, mi metti in mano i dvd di whinnie pooh o fai finta di non parlarmi.
Oggi inizia l’autunno. Quello vero. Quello delle sciarpe attorcigliate, delle foglie da pestare, delle castagne che ti sporcano le dita.
Inziano i gialli e gli arancioni. Che tutto sembra così possibile. Non si sa che ci succederà.
Noi che non abbiamo un lavoro, che odiamo l’università e che viviamo alla ricerca di qualcosa che ci faccia sentire davvero Vivi.
Tu hai compiuto 26 anni da poco. Ti senti vecchio e parli per formule chimiche. Non c’hai più il fisico, gli sbalzi di termici te lo ricordano.
Non avevo scritto niente per il tuo compleanno, sai com’è, ero indaffarata ad accendere candeline sopra una torta di pandistelle e a darti regali senza pacchetti. Non ce ne facciamo più niente delle carte regalo. Non abbiamo più bisogno degli involucri.
Potrei continuare a parlarti in metafisico per tanto tempo ancora, ma il fatto è che probabilmente inizieresti a leggere una riga sì e una no.
Quante belle parole ci sono qui, G?
Tu dirai "nessuna, stronza". Ma che senso avrebbe dirti che sei un ragazzo sensibile, gentile, buono, dolce, simpatico quando potrei dirti che sei l’unica persona che guarderei anche in preda alla dissenteria? (cit.)
Le mie parole buone sono dentro a tutte quelle risate, a quegli abbracci, a quei baci e anche a quel Dieci. []
O semplicemente nel dirti di andare dal dottore, farti fare gli esami per la tiroide e prendere il vicks.
Ti voglio bene stupido testone.
Evattelapesca.





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mercoledì 22 settembre 2010 - ore 14:20



(categoria: " Vita Quotidiana ")


- Lisomucil, ti vi bi.
* ehi.. vedi che sei bimbo?
- ehi.. perché?
* vuoi bene anche a uno sciroppo.
- ehi.. mi fa stare meglio.


non lo so proprio cosa siamo.
Tu dici di sapere che mi vuoi bene, tanto ma davvero.
e che questi sono passi avanti.
Io lo sento tutto quel bene che mi passa attraverso, quando gli abbracci durano a lungo e tu stringi senza lasciarmi andare via.
Noi siamo come una stazione, penso.
Un non-luogo. Vuoi dirla alla Campiglio, vuoi dirla in tono sociologico.
E rimaniamo avvolti in discorsi fatti per riempire i tempi di attesa.
Seduti accanto a fissare le scarpe delle persone tracciandone i tratti caratteriali. Fumando e respirando silenzi. Bisticciamo in autogril e sappiamo restarci accanto anche quando compaiono i fantasmi del passato. Che ci riempiamo di vita per le stesse cose, da Luciano che canta e Fede che non si spoglia a una domenica tra cd, dvd e libri.
Il fatto è che. Tutte le definizioni possibili su quello che siamo.
Tutti i termini adatti a catalogarci e a fare di noi una cosa o un’altra, non diranno mai abbastanza né saprebbero spiegare davvero.
Quanto di Me c’è in Te.





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martedì 21 settembre 2010 - ore 20:50



(categoria: " Vita Quotidiana ")


I.hope.you.had.the.time.of.your.life.

Te la linko.
così.
come fanno i ggggiovani sulle bacheche di fb.
ti dico semplicemente che non c’è nient altro da dire.
rispondi che ti viene da piangere e che io so perché.
me lo dicevi sempre.
di puntare sulle cose che mi rendevano semplicemente felice.
me lo dicevi sempre. di osare e di non smettere mai di rimanere a testa alta.
tu. che venivi a rompermi i coglioni e non mi lasciavi mai studiare.
che le torri gemelle ci sono cadute davanti agli occhi, mentre eravamo preda dei nostri discorsi alla dawson e joey.
quanto cazzo ci conosciamo noi due, penso.
mentre di notte rimani in balia dei tuoi blocchi da scrittore.
ed io penso che anni fa, vederti così distrutto per qualcuna che non ero io, mi avrebbe devastato.
Mi fai tanta tenerezza ora. Che vorrei abbracciarti con tutto il bene che ti voglio e dirti che te lo meriti davvero, di stare bene.
Non conosco nessuno che ha saputo migliorarsi così tanto come hai fatto tu.
Non conosco nessuno che sa farcire la vita con quell’ironia e non perdersi d’animo mai.
Non lo fare neanche stavolta.

Buon compleanno, campione.

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