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sabato 30 gennaio 2010 - ore 11:30



(categoria: " Vita Quotidiana ")


più.o.meno.tutto.qui.



Non sono il solo a fare distinzione
Tra il peso delle azioni ed il sapere
Che agire non comporta una ragione
Che a volte mi è impossibile spiegare
Perché ho chiuso gli occhi dentro un faro
Perché ho chiuso gli occhi dentro un faro
Io la filosofia non la capisco
Per questo mi confido con l’astratto
Per nulla disturbato dall’evento di
rimanere sempre stupefatto
Perché ho chiuso gli occhi dentro un faro
Perché
ho
chiuso
gli
occhi
dentro
un
faro
?



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venerdì 29 gennaio 2010 - ore 18:15



(categoria: " Vita Quotidiana ")


tu.non.stare.in.pensiero.è.solo.un.finto.cuore.

non riesco quasi più a scrivere.
probabilmente perché, farlo, mi ha sempre permesso di fare il punto della situazione, di capirmi e di lasciare fuori di me quello che vive dentro. per vederlo sotto altre luci. in forme comprensibili, magari.
la realtà è che ho paura. di fermarmi. di guardarmi. di sentirmi.
ché nascondermi da me è una cosa che so fare benissimo.
e che non so risponderti quando dici che sono in balia degli eventi, perché ho finito le bugie.
e mentre parlavi mi rimbombava in testa quella canzone dei verdena e quel .come puoi vivere a testa in giù?.
lascio che tutto mi scivoli addosso.
che poi, sono fatta di colla, io.
così continuo a infilare la testa sotto le coperte e a stare con te, in quel mondo gentile e imperfetto, ma immune da tutto.
che di certe cose non so proprio farne a meno.
soprattutto se tra quelle, ci sei tu.






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venerdì 22 gennaio 2010 - ore 22:27



(categoria: " Vita Quotidiana ")


fammi.vedere.perfavore.che.quel.che.sono.non.è.un.errore.

sono giorni che scivolano via.
tra l’angoscia e i pomeriggi a cerchiare le c in rosso e le g in verde.
tra i test di valutazione dello sviluppo e gli opposti in inglese.
tra notizie non sempre bellissime, quelle che sanno di anestesia e neon e preoccupazioni.
giorni. semplicemente.
che scopro che se ti cancelli da facebook, un sacco di persone ti scrivono per chiederti cosa è successo.
che scopro un’adorazione per la torta ricotta e cioccolato.
che per ottenere quello che si vuole tocca fare scenate e arrivare sull’orlo dell’esaurimento.
che mi dicono che non sono più la stessa.
che si chiude una porta e si apre un portone, dicevo a te, mentre mi dicevi che è troppo presto.
che la huntzicher si è rifatta le tette, e ditemi che non è vero, ma continuerò a dire di sì.
che il mio tutor di brain training è fiero di me.
che l’origano sugli spaghetti è buonissimo.
che è sempre così: le dita mi fanno male quando piango.
che tu ci sei e contemporaneamente mi manchi.
che ti abbraccio sempre ma non ti abbraccio mai.
che ho voglia di te. solo di te. solo di noi due.
e che odio quando la mia gelosia si trasforma in diffidenza.
o ancora peggio, quando mi convinco di cose che non ci sono.
ma anche ora che lo scrivo mi chiedo se è davvero così.. non ci sono veramente?
testarda, io.
e tanto, tanto, stupida.

che poi, mi piace una canzone di un amico di maria.

lo diciamo, che sono davvero messa male?



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domenica 17 gennaio 2010 - ore 20:59



(categoria: " Vita Quotidiana ")


[Cucciolotta.]


che scorre un live triste di moby, alla tv.
e mi mancavano solo le placche in gola. qui ormai si collezionano ricette mediche e medicinali. il termometro in stato perenne sopra il comodino. insieme ai fazzoletti di carta e ai miei attacchi di.. chiamiamoli "attacchiDiSale".
provo a studiare ma le occhiaie toccano le pagine del libro.
e che torno pure a casa presto, alla sera. che ribadisco il mio essere diventata esclusivamente figlia dell’aperitivo. che lo faccio durare fino a tardi. e che imparo, finalmente, a bere sempre la stessa cosa.
la vita è troppo breve per bere vino scadente recita il menu, mentre mi lascio coccolare da calici di rosso che mi slegano le vene e mi fanno sentire leggera quanto basta a mandare mms da facce giovani e allegre. noi, che non siamo mai in posa. che qualcuno mi regala cd fatti con tanta dedizione e che cerchiamo di fargli perdere il vizio di ringraziare con troppe S e nessuna Z.
ridiamo, seduti vicini su divani rossi.
e lo penso, che non può accadermi nulla di male quando sono lì. dentro le mie stanze a pareti ovattate. posso sbatterci la testa a ripetizione: voi, non me la romperete.
che torno a casa e i mezzi di comunicazione fanno d’ostacolo alla disperata voglia di simulare abbracci.
tu e i tuoi strani modi di arrabbiarti. che mi tengono lontana e mi sento così impotente. cerco di spiegarti per l’ennesima volta la mia fissazione per i dettagli e il mio accorgermi di mancanze a cui tu, forse, non dai alcunissimo peso.
non ci sono colpe. sono modi diversi di viversi. è la tua confusione.
è la mia mancata appartenenza. è la mia sfiducia.
che poi resto incazzata giusto il tempo di un "vieni qui".
mentre in grey’s anatomy le coppie scoppiano e mia mamma mi vizia con i cappuccini, penso al mio "vattene via, su."
e a tutto quello che porta con sé, prima e dopo avertelo detto.





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giovedì 14 gennaio 2010 - ore 18:55



(categoria: " Vita Quotidiana ")


I.can’t.take.my.mind.off.of.you.

non ci riesco proprio.
ad entrare in libreria senza uscire con dei libri in mano.
scopro il viola e il verde smeraldo, mentre il freddo punge le guance e decido di comprare paella, prima di litigare con la polizia che non sa parcheggiare.
mio padre è una litania di lamenti ed io mi sento nervosa.
sindrome premestruale, la chiamano?
parlo di politica e bilancio le cose guardando il grande fratello.
non lo so. ce l’ho con il mio futuro precario. con gli sforzi che tutti noi dobbiamo fare, per guadagnarci un cazzo di posto.
che c’è chi è sull’orlo di una crisi di nervi.
e io che vorrei ritagliare squarci di sereno, riprendendo in mano la mia grande borsa a tracolla rossa. risporcandomi le dita, con i gessi.
invece no. resto qui a studiare l’assesment psicologico della prima infanzia e la valutazione del bambino. test su test, fasi su fasi, approccio dopo approccio e un esame mattone, il 28 gennaio.
e quello che tu chiami pessismo, non è altro che il mio patetico e imbarazzante bisogno di sicurezza. dove sicurezza non c’è.
il tutto farcito da un’incontenibile voglia, di viverTi.



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venerdì 8 gennaio 2010 - ore 12:02



(categoria: " Vita Quotidiana ")


cosa.ridi.che.ti.ridi.

certe notti sono fatte per fare crescere farfalle tra le viscere.
certe notti sono fatte per sviscerarle tutte, le nostre paure e insicurezze. in tre ore e dieci minuti di tachicardia, respiri corti e preoccupazioni. che lo sappiamo solo noi due, cosa stiamo vivendo.
e lo sappiamo solo noi due, cosa ci scorre nelle vene.
non lo so dove ci porterà tutto questo. so cosa provo quando ti ho attorno. so cosa provi tu, quando mi hai accanto. e questo ora mi basta. e forse domani dirò il contrario. dirò che non mi basta più.
voglio viverti fino all’ultima goccia.







I’m running out of ways to make you see
I want you to stay here beside me
I won’t be ok and I won’t pretend I am
So just tell me today and take my hand
Please take my hand
Please take my hand

Just say yes, just say there’s nothing holding you back
It’s not a test, nor a trick of the mind
Only love

It’s so simple and you know it is
You know it is, yeah
We can’t be to and fro like this
All our lives
You’re the only way to me
The path is clear
What do I have to say to you
For Gods sake, dear
For Gods sake, dear
For Gods sake, dear
For Gods sake, dear
For Gods sake, dear

Just say yes, just say there’s nothing holding you back
It’s not a test, nor a trick of the mind
Only love

Just say yes, coz Im aching and I know you are too
For the touch of your warm skin
As I breathe you in

I can feel your heart beat through my shirt
This was all I wanted, all I want
Its all I want
Its all I want
Its all I want
Its all I want

Just say yes, just say there’s nothing holding you back
It’s not a test, nor a trick of the mind
Only love

Just say yes, coz Im aching and I know you are too
For the touch of your warm skin
As I breathe you in.





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martedì 5 gennaio 2010 - ore 23:58



(categoria: " Vita Quotidiana ")


e.il.tuo.veleno.che.sa.di.vertigine.e.io.precipito.nella.tua.chimica.

otto anni fa mia sorella si sposava, e io avevo i boccoli e piangevo mentre leggevo in chiesa una lettera che parlava di finestre e di responsabilità.
come scrivere una lettera sull’amore eterno a 19anni, poi.
tre anni fa, a quest’ora più o meno, ero seduta in macchina con in mano una bottiglia di vino scadente. mi tremavano le dita e pensavo a quanto era pazzesco, incontrare te. dopo cinque mesi di parole parole parole. non avrei mai immaginato, cosa mi avrebbero portato i tre anni dopo. cosa avrebbe fatto nascere quel nascondermi il viso sotto la sciarpa e quel restare quasi in punta di piedi, per paura di rompere qualcosa. cosa avresti portato tu nella mia vita. tra alti e bassi e tanti troppi discorsi sul ricaderci ancora e un’altra volta ancora, che sono sfociati in un’assenza improvvisa.
assenza che fa rumore, anche oggi.
hai aumentato la mia sindrome dell’abbandono, non c’è che dire.
eppure oggi me lo chiedo, come stai. che fai. con chi lo fai.
me lo chiedo, cosa diresti di me. dei casini che combino.
delle scelte impulsive. che la cosa peggiore è che non eri solo la persona di cui ero innamorata, ma anche la persona con cui adoravo parlare. la persona con cui adoravo essere me. mi conoscevi, tu.
e probabilmente me lo diresti oggi, sgranando gli occhi, ma che cazzo stai facendo? dandomi della scema masochista.
lo penso pure io. che cazzo sto facendo.
eppure, non ho mai sentito così intensamente.
sarà colpa degli ormoni, cromosomi e dell’intermittenza delle reazioni cellulari.
sarà colpa del sistema simpatico che domina su quello parasimpatico.

sarà che tu arrivi e sorridi.
e a me gira benissimo.






ps: ventotto anni fa nasceva un emerito SEMO: auguri ciak!

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lunedì 4 gennaio 2010 - ore 14:10



(categoria: " Vita Quotidiana ")


diecimila.case.sfitte.e.neanche.un.posto.per.scopar.con.te.

ho l’anima di metallo liquido, dici.
mentre mi sento una bimba con in mano il biglietto per gardaland.
tuttavia, sono cresciuta, anche se non si direbbe, e gardaland, effettivamente, non mi piace più. a cosa servono le giostre, se non a farti girare la testa e perdere il contatto con la realtà.
potrei ripetere allo sfinimento che sto bene, come fai tu.
ma la coazione a ripetere è in contrasto con il principio di piacere, perché porta disagio e dolore a chi continua a subire passivamente un meccanismo che non riesce ad interrompere, direbbe Freud.
vogliamo dare credito a Freud, ora?
patetico, rifugiarsi in sorpassate teorie psicodinamiche per dare un nome alle proprie nevrosi.
molto meglio ritornare ad ascoltare vasco brondi.
e cmq. risentirti, mi ha fatto ricordare come ci si sente, a sorridere di nuovo.







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sabato 2 gennaio 2010 - ore 23:33



(categoria: " Vita Quotidiana ")


[--]

che 2010 non mi piacesse così, a suono, l’ho sempre detto.
che devo ancora lasciare il mio letto. e che sono stati due giorni di febbre, vomito e occhi pieni di sale.
che i pensieri che volevo allontanare per cinque giorni, me li sono trovata tutti di fronte. tra la tazza del wc e le mie lenzuola. guarda che mi faccio da sola. sto diventando psicosomatica e per questo mi riduco sfinita nel mio letto a guardare mary poppins, grease, donnie darko e tutte le classifiche del 2009 possibili immaginabili?
ci fosse stato un momento, uno solo, tra i gradi del termometro e la tisana di mia madre, in cui abbia smesso di macinare pensieri svedesi. che tutto questo silenzio, tra noi, non c’è mai stato.
e che mi sento così stupida. mentre parlo con chi pensa a me solo come una stronza insensibile.
non eri previsto, tu.
e non era previsto tutto questo stomaco sottosopra.
ma ci siete tutti e due.
ed io non so cosa farci.






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giovedì 31 dicembre 2009 - ore 15:10



(categoria: " Vita Quotidiana ")


tra.dieci.anni.avrò.nuovi.polmoni.e.tutto.il.tempo.per.risporcarli.

passiamo il giorno prima dell’ultimo giorno dell’anno a ribadire la nostra identità di figlie dell’aperitivo. la pioggia ci guida in posti in cui non vorremmo essere mai. finiamo a trascinare calici di vino bianco tra un’incazzatura con le cameriere che non ci cagano, e una lite con chi sa staccare un lobo con un morso. che riusciamo a ridere anche di fronte all’ignoranza. e che è sempre e cmq la nostra forza: l’ironia. mentre guidi e dici di sentirti dentro un videogioco, cantiamo che se cesare vuol fare anche il padre, si abitui ai pugnali e a dormir male. e a stoccolma va tutto bene, ci sono undici gradi sottozero e qualcuno che mi chiama piccola, dandonmi la buonanotte.
guardo fuori dal finestrino e penso che vorrei essere lì. dici che qui o lì non farebbe differenza. è vero, rispondo. vorrei essere IO.
finirò per fare come meredith, ti dico. e ancora, ridere a dirotto.
non lo so come sarà l’anno prossimo, né so quali buoni propositi fare.
forse vorrei solo essere più forte e più sicura di me.
impare a pretendere di più. essere meno tonta, direbbe qualcuno.
che quello che vorrei dalla mia vita. lo vorrei anche dalla mia, con te.
ecco. forse vorrei solo credere davvero in un Noi. Anche se.
per il momento, vorrei solo che mio padre smettesse di ascoltare laura pausini che vorebbe vivere come se non fosse stato mai amore.

buona fine, buon anno e un cordiale fanculo a tutti Voi.
vi amo, lo sapete.








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