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domenica 29 novembre 2009 - ore 16:18



(categoria: " Vita Quotidiana ")


a.moment.a.love.a dream.a.laugh.a.kiss.a.cry.our.rights.our.wrongs.

rimanere bloccati a letto, è una merda.
non solo per le situazioni fisiche limitanti. la paralisi fisica chiama la stasi intellettuale. e tu ti senti inevitabilmente prigioniera dell’immobilità. strapparsi la schiena a 26 anni. vedersi proiettati in avanti, con il bastone e la gobba di andreotti.
e finire per fare indigestione di pomeriggi con barbara d’urso, grande fratelli e gossip un po’spiccioli. per fortuna c’è chi pensa alla mia cultura inviandomi libri in pdf. o chi mi regala barlumi di civiltà, portandomi bignè al ciocciolato. e chi mi fa compagnia. cantando canzoncine adolescenziali al telefono. annullando le distanze in gocce di miele e zucchero. i miei pensieri con le labbra in giù. le mie paure che si amplificano. e le chiamate per le supplenze che arrivano proprio quando non è il momento. perdo un lavoro e per un’altra settimana rimarrò così. con le punture in vacanza nelle mie vene.
mentre riscopro il valore delle piccole cose. riuscire a fare una doccia autonomamente mi sembra la conquista del secolo. come pensare a te senza dolore né rabbia, ma con affetto. forse quei Dove hanno portato da qualche parte, dopotutto.
mentre guardo una tua foto sul web, ti vedo ingrassato e quasi mi sembri star bene. mi chiedo che fine ho fatto io, per te.
ma è una domanda che dura poco. certe cose sono passate.
d’altronde lo diceva mio zio oggi a pranzo, time flies.
e forse è arrivato il momento di essere semplicemente felici.





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domenica 22 novembre 2009 - ore 20:34



(categoria: " Vita Quotidiana ")


ma.infondo.io.sto.bene.qua.tra.le.reti.del.mio.circo.che.non.va.

[infondo io sto bene qua,
trovando in quel che sono
un po’di libertà]

i weekend che iniziano in ritardissimo, ordinando bicchieri di adolescenza col ghiaccio. restando seduti a chiacchierare come le pettegole della domenica mattina. la nostra sete di gossip. e il mio braccio desto a casa con la febbre alta. che dario mi insulta per finta ed è nervoso ed irritabile. che il vinile è sempre lo stesso e che mi sento vecchia, quasi. e mi viene da piangere mentre urliamo al centro pista che ti amo quando sono sbronzo. i ricordi che sanno di zaino invicta viola e di smemoranda. di 500 lire e dei pacchetti di patatine.che chi arrivava prima, riusciva a prenderselo, il panino vegetariano.
dieci anni dopo e ci troviamo sempre lì. sempre in pista. cambia solo la birra, penso. e la consapevolezza con un misto di delusioni e disillusioni in più. così mi prometti di portarmi al mare d’inverno, e torno a casa con i pensieri al gusto di sale, che si riversano sulle guance e tra le lenzuola. le mie palpebre arrossate. e tu, che mi rimbocchi le coperte. che mi addormento tardissimo e alla mattina mi viene da sorridere, era un solo un brutto sogno, mi dico, ricevendo posta zuccherata.
e mi trovo per aperitivi che durano fino a tarda serata. che ci guardano come fossimo due alcolizzati. e che ridiamo, pensando ai miei cambiamenti. mi sono sbranata, dico. le emozioni e le attrazioni.
la voglia, di avere qualcuno che ti piace. io, che non so cosa voglio, invece. persa, tra lo sragionamento e l’estasi. mi confondo tra le strade di milano. ho una bussola con la stella polare a sud, a quanto pare. e pensiamo ai modi di manifestarsi della mancata confidenza. a come è brutto, capire quando non c’è niente. proprio niente.
a come è bello, però, capire una volta in più, quanto si possa stare bene insieme.
grazie per la serata a te, che non ho mai chiamato stefano, ma sempre ciak. la prossima volta andiamo al circo. allo spettacolo di mezzanotte, ovvio.

male che vada, finiremo a commerciare alcol nell’ora pomeridiana, in Abruzzo.






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mercoledì 18 novembre 2009 - ore 20:34



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho.cuore.ed.anima.altrove.ora.
[farfalle][mi sono innamorata dei temper trap.]

E mio padre parla con chi piange, al telefono. Le rassicurazioni al gusto di anestesia e neon.
E mia sorella che fa sempre finta di nulla, mentre l’altra apre la mente alla medicina cinese.
Mia madre mette legna sul fuoco ed io ti dico che l’orario 7e30-8 di mattina sta diventando troppo ansiogeno. Così tanto che poi mi capita di cadere in coma, dopo. Sogno guerre e disastri nucleari.
La drammaticità dei miei mondi onirici. E le serate di torte salate, di pance piene e organizzazioni di primi compleanni.
A volte, mi manca l’aria.
Si tratta di me. Solo di me. Forse per la prima volta, come non mai. Al primo posto della mia vita ci sono io. Io, con le mie contraddizioni. Io, con la voglia di stare bene. E in qualche modo, scopro di stare bene, con me stessa. E in qualche modo, scopro di bastarmi. Mi sembra una conquista, quasi.
Te con te. Me con me. Te con chi. Chi con te. Me, con chi.
Che i destini possibili li tengo tutti qui, tra le dita.
Mentre la notte atomica continua a rimboccarmi le palpebre.
E lì sì, che respiro.





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martedì 17 novembre 2009 - ore 13:53



(categoria: " Vita Quotidiana ")


c’è.posto.per.noi.?.

dovrei andare dal fisiatra, forse.
il mio mal di testa non dà tregua da sabato.
dovrei smettere di bere, forse.
l’aperitivo troppo lungo di venerdì sera scorre ancora nelle vene.
mentre le tempie mi premono così tanto e ho paura di esplodere, da un momento all’altro.
sarebbe bello vedere cosa c’è dentro il mio cervello, però.
il cielo è di un grigio inquietante, quasi londinese. la differenza è che il grigio di londra ti confonde tra la gente. questo, invece, ti entra proprio dentro e non se ne va. che ormai mi chiedono "il solito"? la mattina, al bar. e che ora ho un libretto rosso e un nuovo numero di matricola da imparare. che ti dico che cazzo, ora c’è tutto. tasse pagate, libretto, matricola, badge, codice pin. e l’entusiasmo per sentirmi di nuovo studente, lascia spazio alla leggera sensazione di vomito. come se mi sentissi due passi indietro, non due avanti.
anche se è per me. per il mio futuro. investimenti professionali, potrebbero chiamarsi.
mentre alla mattina spalanco gli occhi alle 7e30 e penso alla nuova frontiera di noi precari in terza fascia. che ti chiamano per dirti stai all’erta e che poi il telefono non suona mai.
che poi di notte dormo male. mi giro e mi rigiro e faccio sogni strani.
incontro pulci d’acqua e nuoto con loro. sto bene, con loro. il risveglio dal sogno, forse uccide, mai tradisce.
e mi incasino. persa nei miei meccanismi di difesa e nelle mie insicurezze. tra le delusioni avute e la sindrome dell’abbandono.
ma infondo io, sto bene qua.






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mercoledì 11 novembre 2009 - ore 18:15



(categoria: " Vita Quotidiana ")


it.kicks.like.a.sleep.twich.

faccio le ore piccole, di notte.
e mi confondo, sotto le coperte.
la mattina il sole illumina la neve sulle montagne, mentre cammino e vengo investita dai tir.
che mi regalo colazioni in mezzo alle vecchie della "messa prima".
e che a volte non vedere V per tre giorni mi sembra un tempo lunghissimo.
qualcuno dice di avere proposte per me, io aspetto e incrocio le dita. mentre gli strumenti di valutazione dello sviluppo evolutivo diventano il tema centrale delle mie giornate.
tu mi dici che guardo gli scopi di lucro. io dico semplicemente che guardo gli obiettivi, vero. è per il mio bisogno di concretezza.
un cane che si morde la coda, un circolo vizioso. chiamalo come vuoi.
e mi arrabbio, quando vedo possibilità di talento sprecato.
intanto a casa mia la pace è finita, col ritorno dei miei.
che mi portano i regali, come si fa con i bambini.

che non l’avevo mai notato prima, quanta analogia c’è.
tra il rumore del legno quando brucia e quello dell’acqua, quando sgorga.





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martedì 10 novembre 2009 - ore 14:18



(categoria: " Vita Quotidiana ")


ma.ti.ho.aspettato.e.scopro.che.sei.già.passato.dentro.me.

un mese e un giorno fa mi laureavo.
ero felice, soddisfatta, svuotata.
e credevo in quei Dove, che non hanno portato da nessunaparte.
oggi sono iscritta nuovamente alla facoltà di psicologia.
oggi non ho ancora un lavoro. il telefono aspetta e spera.
non sono felice. non sono neanche depressa. non sono svuotata.
potrei dire di essere vuota, ma fertile.
di aver buttato via tutto il vecchio.
di avere spazio a sufficienza per il nuovo.
e non solo, dentro il mio armadio.
come salutarsi dagli specchi distrutti, direbbe vasco brondi.
nel frattempo butto legna sul fuoco e mi godo il tepore.
tra un sabato a prendere in giro jack all’unwound e a scommettere cene sulle poche credenziali di dario.
tra una domenica piovosa e un concerto dei massive attack e canzoni e luci che ti fanno venire la pelle d’oca.
tra un ou pio pio e come cazzo parlate voi veneti, mi dicono.
che a milano ammazzano l’umorismo, insieme al sabato.
che io mi diverto, a dirti che preferisco l’islanda.
per tutto il resto, c’è l’acchiappamosche.











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giovedì 5 novembre 2009 - ore 17:53



(categoria: " Vita Quotidiana ")


e.mentre.tutto.si.consuma.io.mi.lecco.il.dito.e.volto.pagina.in.silenzio.

vorrei che tutti i pranzi fossero come quello di oggi.
che mi riparano da me e dai pensieri per nulla superficiali.
che mi riparano dall’ansia. quella che di notte mi fa ripetere gli stessi sogni a distanza di dieci minuti e che mi fanno svegliare con le righe di sale.
vorrei che tutti i pranzi fossero così.
in pace con noi stessi e con gli errori commessi.
vorrei che tutti i pranzi fossero così.
a prenderci in giro.
vorrei che tutte le mattine fossero così. perse dentro i miei versi cavernicoli. che sto ancora con gli occhi chiusi. mentre tu scandisci il mio nome a mo’di coro allo stadio. e mi viene da ridere.
e vorrei davvero.
che ritorno a studiare, mentre biagio antonacci diceva di tornare ad amare.
sempre detto, di odiare biagio antonacci.






e per te.

mi chiedo a cos’è servito,
stando qui in vetrina,
noi non ci conosceremo mai,
l’unica cosa che facciamo è ricordarci che saremo
sempre estranei.




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lunedì 2 novembre 2009 - ore 19:35



(categoria: " Vita Quotidiana ")


[sei felice, tu?]

domani mi immatricolo per la seconda volta.
an end has a start si diceva, no?
mentre passano i we pieni di momenti trash, di alcol e di buon cibo.
di risate con le lacrime agli occhi, rotolando verso sud.
di persone che non rivedevo da tanto tempo. e che portano con sé un doppio vinile dei beatles.
di frighi nuovi.
di pensieri che arrivano dalle metropoli.
di palle al piede che ti si appiccicano addosso.
di mancanze che sento. che di notte le persone mancano sempre un po’di più. e che per fortuna o purtroppo non ho vergogna ad ammetterlo. potrei sempre usare un corso di pnl americana.
nel frattempo aspetto il mio martelletto.
così è deciso, l’udienza è tolta.





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giovedì 29 ottobre 2009 - ore 18:27



(categoria: " Vita Quotidiana ")


“dire a qualcuno che è finita è brutto e falso. Non è mai finita. Anche quando non si pensa più a qualcuno, come dubitare della sua presenza dentro di sé? Una persona che ha contato qualcosa, conta per sempre.”

Questo lo dice Amélie Nothomb. Sempre lei, ancora lei. E finisco quel libro iniziato tempo fa.
Lasciato lì ad aspettare non so cosa, non so chi. Non c’è mai niente che sia utile, mi dicono i disordine delle cose. Mentre penso alle discussioni sterili. al mio sentirmi spalle al muro. bloccata. Odio quando non riesco a s-piegare me stessa. Quando la mia insicurezza viene fraintesa. Io, che lo so, che sono un nucleo denso di contraddizioni. E che spesso mi chiedo dove sto andando. In questi giorni che non sanno di nulla. Se non di cappuccino alle cinque del pomeriggio. Litigo con la burocrazia e aspetto. Di tornare ad essere semplicemente felice di quello che faccio. Questo bisogno di toccare, ti dicevo, di fronte a canederli burro e salvia e strudel di mele preparati con entusiasmo. Quell’entusiasmo che si legge nei contorni degli occhi, stanchi, ma effervescenti. Come se esistessero gli occhi con le bollicine, penso.
Tu mi fai ridere, alla mattina sotto le coperte. Tu mi manchi e penso all’abbraccio del samurai che tra noi non ci sarà mai.
E tu mi consigli di chiudere con i nevrotici anali e frustrati.
mentre dico a mia madre che vorrei avere 23 anni, chiedo asilo alla mia narcolessia.








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mercoledì 28 ottobre 2009 - ore 18:02



(categoria: " Vita Quotidiana ")


sassate.su.specchi.che.crepan.silenzi.


appena si muove una foglia rivaluti tutto quanto hai incamerato fino a quel momento.
tu e la tua insicurezza del cazzo.
sei talmente insicura che metti in dubbio per un nulla quello che credevi di aver capito un secondo prima.
datti una regolata.


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