"La Musica è la patria eletta di coloro che sanno estraniarsi dalle miserie del mondo..." G. Puccini

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[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
mercoledì 11 maggio 2005 - ore 22:19
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Oggi mi ha anche dato 1 passaggio fino in stazione!!!! Quanti progressi che stiamo facendo!!!!
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PERMALINK
mercoledì 11 maggio 2005 - ore 22:09
(categoria: " Riflessioni ")
Mi sa che vivrò a lungo di quello che oggi c'è stato tra noi...ci stiamo cercando e forse prima o poi ci troveremo, perchè siamo le due metà separate.
Senza sapere nulla, senza aver mai visitato il mio blog, oggi mi ha chiamato Sailor Moon e poi Sirenetta...o sa leggere nei miei pensieri...

Oggi per la prima volta ho suonato per lui ed è stato emozionante. Per la prima volta credo che abbia visto fino dentro alla mia anima.

L'ho visto ad ascoltarmi con gli occhi chiusi, profondamente...vorrei suonare per lui x tutta la vita.
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PERMALINK
martedì 10 maggio 2005 - ore 00:51
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Io vado a nanna!!!
Sciaooooooo!!!!!!!!!!!!!!!
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PERMALINK
martedì 10 maggio 2005 - ore 00:34
Gerusalemme liberata Tancredi e Clorinda
(categoria: " Poesia ")
Porta sí salda la gran lancia, e in guisa
vien feroce e leggiadro il giovenetto,
che veggendolo d' alto il re s' avisa
che sia guerriero infra gli scelti eletto.
Onde dice a colei ch' è seco assisa,
e che già sente palpitarsi il petto:
"Ben conoscer déi tu per sí lungo uso
ogni cristian, benché ne l' arme chiuso.
03.018 Chi è dunque costui, che cosí bene
s' adatta in giostra, e fero in vista è tanto?"
A quella, in vece di risposta, viene
su le labra un sospir, su gli occhi il pianto.
Pur gli spirti e le lagrime ritiene,
ma non cosí che lor non mostri alquanto:
ché gli occhi pregni un bel purpureo giro
tinse, e roco spuntò mezzo il sospiro.
03.019 Poi gli dice infingevole, e nasconde
sotto il manto de l' odio altro desio:
"Oimè! bene il conosco, ed ho ben donde
fra mille riconoscerlo deggia io,
ché spesso il vidi i campi e le profonde
fosse del sangue empir del popol mio.
Ahi quanto è crudo nel ferire! a piaga
ch' ei faccia, erba non giova od arte maga.
03.020 Egli è il prence Tancredi: oh prigioniero
mio fosse un giorno! e no 'l vorrei già morto;
vivo il vorrei, perch' in me desse al fero
desio dolce vendetta alcun conforto."
Cosí parlava, e de' suoi detti il vero
da chi l' udiva in altro senso è torto;
e fuor n' uscí con le sue voci estreme
misto un sospir che ' ndarno ella già preme.
Clorinda intanto ad incontrar l' assalto
va di Tancredi, e pon la lancia in resta.
Ferírsi a le visiere, e i tronchi in alto
volaro e parte nuda ella ne resta;
ché, rotti i lacci a l' elmo suo, d' un salto
(mirabil colpo!) ei le balzò di testa;
e le chiome dorate al vento sparse,
giovane donna in mezzo 'l campo apparse.
03.022 Lampeggiàr gli occhi, e folgoràr gli sguardi,
dolci ne l' ira; or che sarian nel riso?
Tancredi, a che pur pensi? a che pur guardi?
non riconosci tu l' altero viso?
Quest' è pur quel bel volto onde tutt' ardi;
tuo core il dica, ov' è il suo essempio inciso.
Questa è colei che rinfrescar la fronte
vedesti già nel solitario fonte.
03.023 Ei ch' al cimiero ed al dipinto scudo
non badò prima, or lei veggendo impètra;
ella quanto può meglio il capo ignudo
si ricopre, e l' assale; ed ei s' arretra.
Va contra gli altri, e rota il ferro crudo;
ma però da lei pace non impetra,
che minacciosa il segue, e: "Volgi" grida;
e di due morti in un punto lo sfida.
03.024 Percosso, il cavalier non ripercote,
né sí dal ferro a riguardarsi attende,
come a guardar i begli occhi e le gote
ond' Amor l' arco inevitabil tende.
Fra sé dicea: "Van le percosse vote
talor, che la sua destra armata stende;
ma colpo mai del bello ignudo volto
non cade in fallo, e sempre il cor m' è colto."
03.025 Risolve al fin, benché pietà non spere,
di non morir tacendo occulto amante.
Vuol ch' ella sappia ch' un prigion suo fère
già inerme, e supplichevole e tremante;
onde le dice: "O tu, che mostri avere
per nemico me sol fra turbe tante,
usciam di questa mischia, ed in disparte
i' potrò teco, e tu meco provarte.
03.026 Cosí me' si vedrà s' al tuo s' agguaglia
il mio valore." Ella accettò l' invito:
e come esser senz' elmo a lei non caglia,
gía baldanzosa, ed ei seguia smarrito.
Recata s' era in atto di battaglia
già la guerriera, e già l' avea ferito,
quand' egli: "Or ferma," disse "e siano fatti
anzi la pugna de la pugna i patti."
03.027 Fermossi, e lui di pauroso audace
rendé in quel punto il disperato amore.
"I patti sian," dicea "poi che tu pace
meco non vuoi, che tu mi tragga il core.
Il mio cor, non piú mio, s' a te dispiace
ch' egli piú viva, volontario more:
è tuo gran tempo, e tempo è ben che trarlo
omai tu debbia, e non debb' io vietarlo.
03.028 Ecco io chino le braccia, e t' appresento
senza difesa il petto: or ché no 'l fiedi?
vuoi ch' agevoli l' opra? i' son contento
trarmi l' usbergo or or, se nudo il chiedi."
Distinguea forse in piú duro lamento
i suoi dolori il misero Tancredi,
ma calca l' impedisce intempestiva
de' pagani e de' suoi che soprarriva.
03.029 Cedean cacciati da lo stuol cristiano
i Palestini, o sia temenza od arte.
Un de' persecutori, uomo inumano,
videle sventolar le chiome sparte,
e da tergo in passando alzò la mano
per ferir lei ne la sua ignuda parte;
ma Tancredi gridò, che se n' accorse,
e con la spada a quel gran colpo occorse.
03.030 Pur non gí tutto in vano, e ne' confini
del bianco collo il bel capo ferille.
Fu levissima piaga, e i biondi crini
rosseggiaron cosí d' alquante stille,
come rosseggia l' or che di rubini
per man d' illustre artefice sfaville.
Ma il prence infuriato allor si strinse
adosso a quel villano, e 'l ferro spinse.
Quel si dilegua, e questi acceso d' ira
il segue, e van come per l' aria strale.
Ella riman sospesa, ed ambo mira
lontani molto, né seguir le cale,
ma co' suoi fuggitivi si ritira:
talor mostra la fronte e i Franchi assale;
or si volge or rivolge, or fugge or fuga,
né si può dir la sua caccia né fuga.
03.032 Tal gran tauro talor ne l' ampio agone,
se volge il corno a i cani ond' è seguito,
s' arretran essi; e s' a fuggir si pone,
ciascun ritorna a seguitarlo ardito.
Clorinda nel fuggir da tergo oppone
alto lo scudo, e 'l capo è custodito.
Cosí coperti van ne' giochi mori
da le palle lanciate i fuggitori.
03.033 Già questi seguitando e quei fuggendo
s' erano a l' alte mura avicinati,
quando alzaro i pagani un grido orrendo
e indietro si fur subito voltati;
e fecero un gran giro, e poi volgendo
ritornaro a ferir le spalle e i lati.
E intanto Argante giú movea dal monte
la schiera sua per assalirgli a fronte.
03.034 Il feroce circasso uscí di stuolo,
ch' esser vols' egli il feritor primiero,
e quegli in cui ferí fu steso al suolo,
e sossopra in un fascio il suo destriero;
e pria che l' asta in tronchi andasse a volo,
molti cadendo compagnia gli fèro.
Poi stringe il ferro, e quando giunge a pieno
sempre uccide od abbatte o piaga almeno.
03.035 Clorinda, emula sua, tolse di vita
il forte Ardelio, uom già d' età matura,
ma di vecchiezza indomita, e munita
di duo gran figli, e pur non fu secura,
ch' Alcandro, il maggior figlio, aspra ferita
rimosso avea da la paterna cura,
e Poliferno, che restogli appresso,
a gran pena salvar poté se stesso.
03.036 Ma Tancredi, dapoi ch' egli non giunge
quel villan che destriero ha piú corrente,
si mira a dietro, e vede ben che lunge
troppo è trascorsa la sua audace gente.
Vedela intorniata, e 'l corsier punge
volgendo il freno, e là s' invia repente;
ned egli solo i suoi guerrier soccorre,
ma quello stuol ch' a tutt' i rischi accorre:
03.037 quel di Dudon aventurier drapello,
fior de gli eroi, nerbo e vigor del campo.
Rinaldo, il piú magnanimo e il piú bello,
tutti precorre, ed è men ratto il lampo.
Ben tosto il portamento e 'l bianco augello
conosce Erminia nel celeste campo,
e dice al re, che ' n lui fisa lo sguardo:
"Eccoti il domator d' ogni gagliardo.
03.038 Questi ha nel pregio de la spada eguali
pochi, o nessuno; ed è fanciullo ancora.
Se fosser tra' nemici altri sei tali,
già Soria tutta vinta e serva fòra;
e già dómi sarebbono i piú australi
regni, e i regni piú prossimi a l' aurora;
e forse il Nilo occultarebbe in vano
dal giogo il capo incognito e lontano.
03.039 Rinaldo ha nome; e la sua destra irata
teman piú d' ogni machina le mura.
Or volgi gli occhi ov' io ti mostro, e guata
colui che d' oro e verde ha l' armatura.
Quegli è Dudone, ed è da lui guidata
questa schiera, che schiera è di ventura:
è guerrier d' alto sangue e molto esperto,
che d' età vince e non cede di merto.
03.040 Mira quel grande, ch' è coperto a bruno:
è Gernando, il fratel del re norvegio;
non ha la terra uom piú superbo alcuno,
questo sol de' suoi fatti oscura il pregio.
E son que' duo che van sí giunti in uno,
e c' han bianco il vestir, bianco ogni fregio,
Gildippe ed Odoardo, amanti e sposi,
in valor d' arme e in lealtà famosi."
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PERMALINK
martedì 10 maggio 2005 - ore 00:19
(categoria: " Musica e Canzoni ")
And then behold your lips where sweet love has...

My heart present me a double double doubting: the roses are your lips or your the lips the roses...
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PERMALINK
lunedì 9 maggio 2005 - ore 23:37
(categoria: " Pensieri ")
...e se mi arruolassi nella LEGIONE STRANIERA?
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PERMALINK
lunedì 9 maggio 2005 - ore 23:33
(categoria: " Pensieri ")
Ma la vogliamo chiudere la porta di questo frigo??? ROMPIBOLLE!!!!
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PERMALINK
lunedì 9 maggio 2005 - ore 23:23
(categoria: " Sport ")

Questa immagine riassume tutto il dolore che i milanisti stanno provando in questo momento...non possiamo perdere così!!!!!

Non è ancora detta l'ultima parola, vero????
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PERMALINK
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