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mercoledì 2 maggio 2012 - ore 14:41



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sarebbe.bello.non.lasciarsi.mai.ma.abbandonarsi.ogni.tanto.è.utile.
[o necessario alla sopravvivenza di animali in estinzione come noi.]


È arrivato Maggio. È arrivato più impetuoso di sempre. Frettoloso nel farsi sentire, già ad aprile. Con la voglia di prendersi la mia pelle sotto il sole. Con i capelli che mi solleticano la schiena mentre il finestrino è abbassato e il nuovo degli afterhours lascia spazio agli zen circus. Che questo mese è loro e del temporale che non sta solo nella testa di mio padre, ma anche nella mia. Lampi di genio nazional popolare, d’altronde.
Maggio è arrivato e ha portato con sé gli sgoccioli di un aprile fatto di tantissime cose. Di una tesi pesante, intensa, che prende vita e dura un anno. Un anno che già nel primo mese è farcito di tanto studio, impegno, dedizione. Costanza.
Cose che in questo ultimo anno ho imparato a vivere. giorno per giorno.
Ha portato con sé il ricordo di un treno ripreso dopo cinque mesi. Di strada lasciata indietro e ritrovata. Di scale mobili. Linee verdi e gialle. Di vecchie abitudini e dimenticate stanze di albergo. Di un caldo soffocante. Di cene in cui non si litiga ma si diventa portatori sani di canzoni che non ascolteremo mai più. Di foto al sole e di scioperi. Faccedafigocongliocchiali e uno specchietto che non c’è, in auto. Scoprire arredamenti per la casa che vorrei ed immaginare futuri improbabili, dato le disponibilità economiche. Il rito salone del mobile che probabilmente diventerà occasionale.
Siamo sempre degli ossimori.
E tutto mi ricorda due anni fa.
Sarà che l’anno scorso è servito per abbandonarci.
Sarà che abbiamo scoperto che sì. sarebbe bello non lasciarsi ma, ma che farlo ogni tanto è davvero utile. Soprattutto per sé stessi.
Sarà che come due anni fa, mi ero abbandonata e ritrovata.
E diventavo nuova. Pronta. Fertile, dicevo.
Sarà che come due anni fa. Sono pronta a riempirmi di vita.
Che anche se il tempo passa e non torna indietro. Lo spazio si rigenera.
E io ne ho sempre tantoe tanto ancora da riempire.
Non aspetto altro.






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martedì 10 aprile 2012 - ore 21:47



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Taglia.le.paranoie.con.una.sega.rotante.


Ci sono giorni casalinghi. Da pantofole. Coperte fino al naso. Balconi chiusi.
Tutto il mondo fuori, ché dentro ce n’è già abbastanza da vivere.
attimi che ti stanno appiccicati addosso talmente tanto da creare un loro nuovo strato epidermico. Che ti rende più viva e che allo stesso tempo ti sa proteggere da tutti quei pensieriappuntamentiprogrammiscadenze che per tre giorni metti in un cassetto che rimane chiuso.
E allora lasci spazio. Ad una barba ricresciuta. A borse sotto gli occhi che segnano stanchezza e poco sonno. Al verde che ti illumina. Ai capelli più lunghi che si fanno tirare a prova resistenza.
Lascio spazio al tempo nuovo e lascio indietro tutti quei giorni in cui mi sei mancato tantissimo.
Che rimaniamo semplicemente un po’più con Noi. Anche se ad aprire questo concerto privato sono una cena a tre ed una serata ad ascoltare gente eccentrica che diventerà famosa.
Finire a fare le cinque del mattino mentre sfogli pagine che danno avvio ad un nuovo, probabile, rito: il regalo pasquale. Le sorprese che ti ritrovi in cucina alle due del pomeriggio. Io, che riscopro il gusto piacevole di viziarti. Le partite dell’inter ed un pareggio che mi scotta sulla punta della lingua. Spese al supermercato ed un menu che si compone tra un etto di coppa e una pasta sfoglia che non si trova. Per una serata a due ed una cena al colore verde. Di nuovo. Quanto verde sai darmi, tu?
Che il segnale non prende ma alla fine riesco sempre ad ottenere quello che voglio. Anche con tutte le distrazioni del caso.
E la pasqua la passiamo a letto.
Mentre le tue dita suonano così tanto da farmi ripercorrere ogni ricordo su ogni nota.
Bottiglie di liquirizia che si svuotano e giochi in scatola che si aprono e danno vita a sfide che mai avremo pensato così divertenti. Tu. Con il testosterone che ti gocciola dalla pelle. Ed io che regalo suggerimenti perché sono buona e che mi lamento, del troppo zucchero in corpo.
Ma.
scopro che niente sa calmarmi e farmi sentire al sicuro come sentirti russare.
E tra un tuo ronfRonf ed un mio rubarti le coperte, penso che ci sono rimastre strade nelle scarpe di entrambi .
ancora Tantissime strade.
che io non vedo l’ora di percorrere.








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giovedì 22 marzo 2012 - ore 01:49



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Never.let.me.go.

Ogni volta che esco con te, è come iniettarsi dosi di fiducia nelle vene. Nel futuro e nelle possibilità. Nella fatica e nel sudore. Nelle piccole cose che ci rendono forti, pazienti, caparbi. Torno a casa pensando che i rapporti veri e sinceri, fatti di tanto coraggio, di tanta pazienza e di tanta imperfezione sono possibili anche dopo anni. Che l’amore è qualcosa di superiore. Che non bastano i cuori che pulsano e le farfalle sullo stomaco. Ma che non va bene neppure se mancano sempre.
Quando torno a casa, dopo una serata con te, penso che la mia testa ogni tanto, questa sera, finiva altrove.
E tra la mia tesi e un libro che già avevi letto, tra i bambini a cui non vengono lavate le mani e un messaggio che parlà dei nessi tra guarigione e volontà, cercavo risposte a cose che probabilmente non capisco. Che mi portano a sentirmi in colpa, sempre, anche quando c’è chi non mi crede dispiaciuta. Chi mi vede egoista e non più capace di mettersi nei suoi panni o almeno in discussione.
La confidenza giustifica la rabbia concentrata in stringhe di lettere che ci pentiamo di dire appena uscite dalla bocca e dalle dita?
A volte credo di sì. Altre penso che ferirsi perché tanto si rimane è la solita vecchia storia del darsi per scontati. E lasciare che un problema fluttui nell’aria è un darsi per scontati in diversa misura.
Altre volte credo che dire tutto quello che pensiamo, in qualsiasi momento, in qualsiasi stato emotivo, sia bello. Anche se fa male.
ché sono una di quelle a cui non fa schifo tutto ciò che è triste.
e che conoscere il peggio di Noi è parte fondamentale del mio volerci così bene.
Non lascerò mai che le cose vadano senza che io decida dove.
Non lascerò mai che un inverno troppo duro offuschi una primavera che scalcia impetuosa e non vede l’ora di fiorire.






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mercoledì 29 febbraio 2012 - ore 22:58



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Un.giorno.questo.dolore.ti.sarà.utile.


<< Meglio restare giovani per sempre o vivi per sempre?>> chiede il giornalista di XL ad una Lana Del Rey che risponde dicendo che la gioventù è un lusso che ha paura di perdere. Capisco una volta in più perché Lana mi sta simpatica, visto che, onestamente, questa cosa dell’aver paura di smettere di sentirsi giovani è una sensazione che in questi giorni ho provato anche io. Che non riguarda mica aspetti fisici o rughe sulla fronte. Ma momenti giusti, posti giusti ed età cronologiche adatte all’immagine ideale di una vita ad ingranaggio congeniale.
Sono in tesi nuovamente, a 28 anni. Mi sento vecchia. Non importa se esistono mix di cose che non ti fanno andare a passo spedito, in linea coi tempi. Se le giustificazioni riescono ad andare al di là dell’arte del procrastinare.
Non mi sento una stupida che non ha mai provato a fare nulla, sia chiaro.
Ho lavorato, lavoro in qualche modo anche ora (se il mio si può chiamare lavoro), però, ovviamente, sento la necessità di qualcosa che forse, anni fa, avrei pensato a quest’ora di avere.
Tuttavia, anche se Edda nel suo nuovo album proclama l’odio per i vivi, rimarrò sempre dalla parte del Meglio Restare Vivi Per Sempre.
Che sì, ci sono cose che crediamo ci tengano in vita e invece ci uccidono, come dice la mia amata Laura Campiglio, ma ce ne sono altre che la vita te la mantengono piena e bellissima.
E sì, penso che la frase Ungiornoquestodoloretisaràutile per quanto spaventosa, sia meravigliosamente reale.
Che certi mali ti scavano talmente a fondo da rendere nuova la tua pelle partendo dallo strato cutaneo più profondo.
Ed io ho imparato ad ascoltarmi, tormentarmi, rimanipolarmi, a sopportarmi
Non ho più paura. Quando passiamo giorni interi senza parlarci.
Ho la consapevolezza che certi dolori hanno fatto di Noi due persone che sanno anche distruggersi, ma senza perdersi.
E forse in questo c’è uno dei tanti segreti, uno dei tanti stupori che formano il nostro restare.restare.restare.
Allora. Semplicemente.
Mi godo questo calendario nuovo. Che si costruisce giorno dopo giorno. Che si riempie. Di ciò per cui, per me, varrà per sempre la pena vivere: la musica.
Mi godo tutti quei gialli in mille post it attaccati alle pareti, alle bottiglie, alle facce. In una serata che sa di sanremo nostrano.
Mi godo tutti quei ricordi, mentre gli Shandon sul palco cantano parte della mia adolescenza e il gin lemon finisce nella mia borsa.
Mi godo ogni singola lettera. Di ogni parola che leggo. Di ogni parola che scrivo.
Mi godo tutti quei momenti distillati in piccolissimi particolari che neppure ricorderai, mentre aspettiamo l’inizio di una cena, facciamo tintinnare i nostri calici casalinghi e tu pieghi la testa sul mio braccio, dicendo in modo buffo e così spiazzatamente naturale .tivibi.






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giovedì 2 febbraio 2012 - ore 22:03



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Heaven.is.a.place.on.Earth.with.you.


Gennaio è lungo, nella sua apparente velocità. Gennaio è accolto da Edward mani di forbice e porzioni di pasticcio alle quattro di mattina. Gennaio passa per giornate tranquille. Momenti di quiete dopo momenti di tempeste. Che sempre di più mi accorgo quanta verità c’è in quella canzone di vasco brondi che dice che –solo così, solo con queste esplosioni possiamo creare quei Soli che si vedono di notte, nel nord europa.- Gennaio mi insegna che è la pazienza. La costanza. La volontà. Ad aiutarti quando tutto sembra essersi perso. E non mi servono colle per riattaccarci. Non mi servono cocci da rimettere insieme per il semplice fatto che accantono l’idea delle cose indistruttibili.
Dare per scontato che le cose che ami non possano distruggersi è contribuire giorno dopo giorno alla loro lenta demolizione.
Così smetto. di darci per scontati. E continuo a meravigliarmi di piccole cose. Di dettagli. Di parole che tornano piano piano e di attimi che mi scaldano la pelle screpolata dal gelo. E voglio bene a quegli istanti in cui ci iniziamo ad un tramezzino carciofi e soppressa mentre riusciamo a discutere senza rancori. Voglio bene a quelle serate in cui siedi in mezzo a due milf disilluse e ti accolli il peso, chiamiamolo peso, di essere il nostro accompagnatore. Voglio bene a serate in cui una cucina diventa un locale e i black keys ci fanno muovere i piedi mentre si stappano bottiglie di vino e le nostre facce rimangono intatte e bellissime in scatti di cui non so più fare meno.
Gennaio mi ricorda quanto è bello ridere di tutto. Anche della morte. Dei difetti fisici. Delle debolezze di ognuno di noi. Anche di me. Gennaio rende indelebile, una volta in più. l’importanza di quegli abbracci che mi fanno sentire al sicuro. Di quegli incastri cuciti sul mio corpo in modo talmente perfetto da sembrare esserci stati sempre, lì, ad aspettare di essere semplicemente riempiti.
Gennaio, farcito di musica. Di cd nuovi in cui spopolano canzoni italiane. In cui nicolò carnesi diventa la mia nuova spettacolare fissazione. In cui invito i thegiornalisti a suonare a casa mia. In cui proclamo amore incondizionato a lana del rey e a florence. Gennaio. che sono sempre quella che appena si aspetta il peggio, gli va incontro a braccia aperte, per dirla alla DeSilva.
Gennaio. Che è Inverno. E che se vuole sa essere spaventoso.
Che sa essere anche.
" non venirmi a dire che fa tutto schifo quel che è triste, quando a volte vorrei piangere e diventare rosso come fai tu, così brutto da ricordarmi bello e risentirmi vivo. "
Stay hot, stay alive. Chissàsepoiavràunsenso.






[ps: ciao Mabel!!]



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domenica 8 gennaio 2012 - ore 18:02



(categoria: " Vita Quotidiana ")


So.you.can.hurt.me.hurt.me.bad.but.still.I’ll.raise.the.flag.

Oggi avresti compiuto 32 anni. Già. Trendadue. Invece te ne sei andato a ventidue. E gli anni sono passati. Anno dopo anno i ricordi sbiadiscono. Ma non svaniscono. E anno dopo anno, se penso ai miei anni più felici, tu ne fai e ne farai sicuramente parte. D’altronde, avevo sedici anni quando il telefono suonava alle 14e45 e tu mi salutavi con un ciao deficIIIIente e il pomeriggio prendeva i colori della tua vita sentimentale travagliata. Quando penso a te, penso sempre che sotto la parola Buono, sul vocabolario, dovrebbero metterci un po’della tua faccia.
Oggi va così. Persa tra i pensieri legati al tempo. A contare anni. Mesi. Giorni. Ore. Distanze. Vuoti da colmare. Abbracci da riempire. Zigomi che vorrei fare alzare. Io, che sono sempre così impaziente.
Sbatto contro tutti i nostri spigoli. Ogni giorno. Mentre la tua tosse misura le botte e i lividi. Ma continuo a sbatterci, sicura che prima o poi smusserò quegli spigoli anche solo con le mie ginocchia. Sicura che sto andando sempre nella direzione che voglio. Sicura. Nella mia eterna insicurezza.
Passo i primi giorni dell’anno a parlare con me stessa. Sono del resto una sostanziale metafisica. Vado in apnea nei miei momenti di profondità. Ma voto Francesca ad Xfactor perché me lo ricordo perfettamente, che la profondità è nulla senza superficie. E faccio di questa frase una massima di vita. Un po’come iniziare a chiedermi “ne vale la pena?”. Facile a dirsi. Forse lo sarà anche a farsi. Forse dovrei comprarmi un moleskine. Annotare tutte le mie lettere in successione a formare parole. Annotare quello che mi dice il buco. Quello spazio indefinito nella gabbia toracica. Che prende vita e si riempie quando suoni. Quello spazio che mi dimostra costantemente che ci siamo. E che non ci perderemo. È quel qualcosa che tu dici ci legherà sempre. Io. Che non mi accontento dei qualcosa. Che voglio una vita intera. Con Noi.
E mai. Mai come in questi primi giorni dell’anno sento che voglio Ridere. Che voglio Ballare. Ubriacarmi di tutto quello che posso bere. Invadere e farmi invadere. Ho voglia di annullare i contorni. Ho voglia semplicemente di sentirmi leggera.
Anche se attorno. Ci sono esami e aspettative. Futuri incerti. Lavori sottopagati e imbarazzanti. Delusioni in agguato. Speranze che non smetteranno mai di pulsare sotto quella dannatissima pelle che io voglio vedere splendida.
e tra il desiderio di laurearmi e scrivere un libro, tra i progetti che tutti stiliamo e quelli di cui voglio essere sia protagonista sia spettatrice, voglio continuare ad essere quella che si ferma un attimo.
E trova meraviglioso il sorriso di Tiziano Ferro quando dice .e le domande a stare bene a stare male a torturarmi a chiedermi perché?-.
O quella che piange. Frignando senza contegno alcuno guardando grey’s anatomy.
Sì. Tiziano Ferro.
Sì. Grey’s anatomy.
Sì. La profondità è proprio nulla senza superficie.






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sabato 24 dicembre 2011 - ore 15:54



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Love that will not betray you,
dismay or enslave you,
It will set you free.




Eravamo seduti in cucina. Quando ti ho fatto quel discorso strampalato sulla canzone di Adele. E ipotizzavo miei stati d’animo pensando di non sentirti o vederti più. Te ne rimanevi lì a guardarmi e alzavi perennemente il dito medio. Poi brindavamo. Al nostro non mettercela mai in culo. Tu pensi io l’abbia fatto. Ed io non posso che provare un dispiacere immenso e logorante per questo. non è stato un mettere il bene di uno davanti a quello dell’altro. Non è egoismo. Non sono cazzate. È che non sarei più fedele a quello in cui credo. È che non posso guardarti così. Non posso non sentirmi male. Non posso non provare continuamente fastidio e frustrazione. Non posso vivere una relazione sentendomi costantemente qualcosa di sbagliato. Qualcosa che non riesce a farti stare bene. Qualcosa che non ti capisce. Tu continueresti a vedermi un ostacolo. Continueresti a pensare che agisco e penso solo per me. Che non sono obiettiva. Che non sono leale. E finiremo con il disintegrarci. Uccidere il bello. Farci la guerra ogni costante giorno.
Mi manca l’aria. Se penso ad una vita senza di te. Non so respirare. Se penso a non vederti più. Non abbracciarti. Non urlare più sotto palco. Non sentire più il tintinnio dei nostri calici nelle nostre numerosissime cene. Mi manca l’aria.
Non c’erano scelte da fare.
Non avrebbero dovuto esserci.
Ma come possiamo andare avanti così, ora? Ora che non parliamo più la stessa lingua. Ora che i nostri occhi vedono qualunque cosa troppo diversa. Ora che sentiamo incessantemente di remarci contro.
Non è questo che volevo per Noi.
Ma soprattutto. Non ci riconosciamo più.
Tu mi vedi egoista, ipocrita, per niente lucida.
Io non so più chi è quella persona, la Mia persona.
Ma per quella persona. Io non smetterò mai di provare tutto questo amore.
Che mi ha fatta sentita viva. Che mi ha fatto Vivere Realmente.
E quella persona. Beh. Spero di rivederla. Un giorno o l’altro.
Nel frattempo. Be more like the man you were made to be.





BuonNatale,G.

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mercoledì 21 dicembre 2011 - ore 23:07



(categoria: " Vita Quotidiana ")




Oggi non ho guardato Francesca aprire la sua calza di Hello Kitty. Non ho guardato Paolo giocare col suo pallone né Daniele indossare il suo berretto nuovo. Mi sono lasciata scorrere di fronte il Natale anticipato dei miei figli acquisiti. Ero lì. Ma non c’ero. Fuori di me. A trovare ossigeno. Concentrata a respirare. A far contrarre e rilassare i polmoni. A fermare il pavimento sotto i piedi. Tutto trema intorno. Il soffitto mi crolla sopra la testa. E non riesco a muovermi. Non riesco a spostarmi. Non riesco a dire niente. Maledico i pezzi che mi cadono addosso ma non faccio niente per evitare l’impatto. Li lascio fare. Mi tagliano. Mi spezzano. Mi logorano e io. Io non sento niente.
Mi guardo allo specchio e non vedo più nulla. I miei occhi non sanno di niente. Ci ho provato. Ci provo. A difendere questa magia. A difendere questo periodo. Non ci riesco. E non può essere il mio periodo preferito a fare da cornice a finali che non avrei mai voluto avere. A parole che non avrei voluto dire. Ad altre che non vorrei sentire.
Mi scorrono dentro le luci di questo 2011. Formano ingorghi tra le mie arterie. E di nuovo mi chiedo perché. E ogni se. Ogni ma. Ogni forse avrei dovuto. Avrei potuto. Rimbalza tra le pareti del mio cervello. Mi tormenta e mi tormento. Ma nulla serve a nulla. Le cose non vanno mai come credi.
Trovo il bello. In ogni cosa. in ogni persona.
Me lo tengo talmente stretto da renderlo mio per sempre.
Ora tutto mi scivola dalle dita.
Non voglio più sentire niente.
Non sento niente.

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domenica 18 dicembre 2011 - ore 01:21



(categoria: " Vita Quotidiana ")





non sono stata proprio un bel niente per te.
non lo sono stata neanche per te e neppure per te.
non lo sono.
per nessuno.
figuriamoci se riesco ad esserlo per me.

vuoto pneumatico.

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mercoledì 7 dicembre 2011 - ore 22:23



(categoria: " Vita Quotidiana ")




casomai non avessi capito, al senso di solitudine di quella canzone che più volte ho ascoltato per starti vicino con il pensiero, io rispondo con altre note.
è lì dentro.in quei cinque minuti o giù di lì.che abbiamo sentito quanto sa essere meraviglioso vivere.e condividere.
vorrei saperti offrire di più.avere parole più adatte.
ma per citare qualcuno che ha espresso il concetto meglio di me: non me ne faccio niente del significato delle parole, me ne faccio qualcosa del significato delle persone.



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