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mercoledì 30 dicembre 2009 - ore 16:26



(categoria: " Vita Quotidiana ")


e.arriverà.il.giorno.in.cui.mi.vergognerò.di.non.essere.riuscito.a.risalire.



è inutile rincorrere la mente quando va veloce, indietro nei ricordi
lascia troppe porte aperte. o quando il cielo è troppo azzurro sulla testa della gente, pensi di essere sfrontato a dire a tutti quale schifo di
giorno è stato.
vedo troppi idioti in giro non so fare altro che chiedermi a cosa servono.
pure quando fai rumore, il tuo rumore è sempre meno.
e sto qui fermo ad aspettare che qualcuna mi dica a che serve tutta questa giostra piena di ballerini e di vallette.
e allora calma, dico: calma non lo vedi? è solo un abbraccio affettuoso, qui nessuno è malintenzionato.
e arriverà il giorno in cui mi vergognerò di non essere riuscito a risalire.
e dire a quelli dove il cielo è sempre blu..
diglielo.quale schifo di uomo, sei tu.






e alla fine dell’anno, scopro cose che avrei dovuto scoprire molto tempo fa. Babalot, che mi tiene compagnia.
chissà com’è il freddo di stoccolma.
se somiglia, a quello che c’è qui. tra il divano e la coperta.
mi sento come un film di cui tutti sanno la fine.
troppo scontata, per essere vera.
il bello è che questa è la mia vita.
e le cose vanno proprio al contrario.





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martedì 29 dicembre 2009 - ore 14:37



(categoria: " Vita Quotidiana ")



cosa mi hai fatto, tu.
dove hai nascosto quella cinica e disillusa.
che mi piace tutto.
anche parlare dell’odio per i cinesi e commentare il grado di troiaggine di veronica del grande fratello.
che mi fanno sorridere. i tuoi occhi da gufo e le tue pose da pinguino.
ci fosse un modo, per essere semplicemente felici, mi dico.
ma le cose perfette non mi portano fortuna.
non me l’hanno mai portata.
e di nuovo, non è per nulla facile.






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domenica 27 dicembre 2009 - ore 16:07



(categoria: " Vita Quotidiana ")


the.best.the.best.the.best.of.2009.

i bilanci di fine anno. le linee da tracciare e i punti da segnare.
le top 100 di tutti i canali musicali. i best moments della povera italia.
e i miei. di bilanci. e i miei. di best moments.
che questo 2009 è stato decisamente un anno pieno di cose.
di musica. di posti. di persone. di traguardi. di soddisfazioni. di delusioni. di crescita.
credo di essere cresciuta davvero tanto in questo anno.
di aver fatto esperienze che mi hanno messa continuamente in discussione. che hanno messo alla prova il mio spirito d’adattamento.
la mia pazienza. il mio saper aspettare e cogliere quello che di buono c’è.
è stato l’anno dei banchi di scuola. l’anno dei concerti. dello sziget.
del mare con mia mamma. di londra. di Dove rinchiusi in scatole piene di scotch. di forza di volontà. di energie. l’anno degli esami che non finivano mai e poi sono finiti. l’anno degli attacchi di panico.
l’anno delle visite specialistiche. delle luci al neon. delle stanze asettiche. l’anno di una tesi infernale. l’anno della mia laurea e degli occhi di mio padre. l’anno dei vestiti viola e degli orecchini.
l’anno degli spritz da Ale. e dei pranzi, con Ale. l’anno dei lievitati.
l’anno delle figlie dell’aperitivo. l’anno della sfiga e dei concerti e voli persi. l’anno anche della perdita del lavoro. l’anno delle decisioni sul futuro. sugli investimenti. l’anno dei regali che non arrivano più.
l’anno dei matrimoni, fatti e annunciati. l’anno delle coppie, formate e resistenti, formate e poi sciolte. l’anno di michael jackson che oscura mike bongiorno. l’anno delle sparizioni. di te, che da un giorno all’altro hai deciso di sparire dalla mia vita. e di me, che non riesco ad accettarlo e finisco col tentare di spezzare un silenzio. senza risultato. l’anno del riprova sarai più fortunato. l’anno degli incontri sulle rive del piovego. dei discorsi diurni e quelli notturni davanti un cappuccino. l’anno degli abbracci che durano tanto. l’anno di telefonate chilometriche. l’anno di un natale un po’così, triste e pesante. l’anno delle farfalle allo stomaco. l’anno in cui sei arrivato tu. a scombussolarmi.
l’anno del mio infondo stare bene qua.

e se ci fosse una sola canzone a descrivere quest’anno, sarebbe sicuramente questa.





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domenica 20 dicembre 2009 - ore 21:40



(categoria: " Vita Quotidiana ")


la.costruzione.di.un.amore.spezza.le.vene.delle.mani.
["ogni notte per me è tempesta di pensieri."]

mi perdo a leggere libri di alda merini.
in queste giornate in cui suolo e cielo si confondono i colori.
bianco a mescolare grigio e temperature polari. a scandire l’ultima settimana prima di natale, ci pensano le imprecazioni di chi non sa come muoversi di casa.
mentre rimango ancora turbata dalla cattiveria delle persone.
mentre guardo cartoni animati che parlano di cavalli non addomesticabili, con i miei genitori.
mentre litigo a pranzo, a causa di silvio.
e rido con mia sorella commentando la lista dei cantanti di sanremo.
mentre cerco scatole per unire i pezzi dei miei regali e attacco post it gialli, una caccia al tesoro.
mentre dario è in estasi per gli ac/dc e io penso che forse, a quel concerto, potrei morire.
resto semplicemente così.

"ma quando mi baci
diventi acqua materna
diventi prato limpido
diventi il mio destino".

quello che è virgolettato, è di alda merini. casomai qualcuno se lo chiedesse. il resto, è solo il solito minestrone di una testa di minchia.





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venerdì 18 dicembre 2009 - ore 13:55



(categoria: " Vita Quotidiana ")


e.fermarsi.un.istante.per.considerare.che.il.respiro.è.un.dettaglio.che.ci.rende.uguali.


Amo. questo folle, frenetico, isterico, etc etc clima natalizio.
dove tutto è rosso e bianco. e le luci blu mi accecano.
Amo. rivedere persone dopo più di un anno. abbracciarle e raccontarsi come se fosse ieri. mentre restiamo sedute a parlare per ore e ore e ci offrono pure la pasta, con lo spritz.
Amo. bere cappuccini con chi mi ascolta e sorride. mentre dice che ho paura dell’uomo libero. e forse, un po’. è pure così.
che infondo io sto bene qua, no?
trovando in quel che sono un po’ di libertà.
che poi. perdo l’unico pseudolavoro che avevo, mentre incalza la sessione invernale. che destreggiarmi un’altra volta tra le date degli esami, mi fa sentire così gambero. sì, quelli che camminano all’indietro. lo so che è per me. per il futuro. blabla. ma che ci posso fare, se mi mancano i bambini? terribilmente, poi.
ho bisogno di un sostegno economico e morale, direbbe qualcuno.
che supplico i miei di regalarmi concerti, per natale.
e con poco mi torna il sorriso sulle labbra.
sarà che tu mi prendi per mano ogni notte. e quando mi sveglio, sei ancora lì.


stasera loro, new age.





lo ricordiamo
come quello che
non ci ha provato mai.
fa
che
non
parli
di
me


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domenica 13 dicembre 2009 - ore 21:56



(categoria: " Vita Quotidiana ")


quella.camminata.strana.pure.in.mezzo.a.chissà.che.l’avrei.riconosciuta.


È come se avessi la mia canzone della domenica sera.
E no, non è -questo piccolo grande amore-.
Che l’amore materno mi fa passare sabati sera seduta in sedie di plastica scomodissime, a guardare ed ascoltare 160 minuti di nulla. La noia totale. Anche se due sono i momenti che salvo. Il primo è l’attesa che caratterizza ogni tipo di concerto. Quell’attimo magico in cui le luci si spengono e l’entusiasmo si sente scivolare e crescere tra le dita. Il secondo, il sorriso di mia madre. Quello che le fa piegare la testa a sinistra e lacrimare gli occhi. Che poi, il naso le diventa rosso. Cosa può fare, claudio baglioni. Mentre ordino birre e faccio foto ad entrambe. Tanto per passare il tempo. E mi interrogo sulla vita di quel ragazzo arrivato da solo, tutto contento e fiero di avere appena comprato la maglietta. Ad ognuno le proprie inspiegabili folli passioni. Pure io, ho le mie: mi farei fabri fibra, del resto. Tant’è che alla fine, canto pure io. Mille giorni di te e di me e le immagini di spalle che tanto mi mettono malinconia.
Che torno a casa e proprio non riesco ad addormentarmi. Mentre ci sono anime notturne che mi fanno compagnia, tra un link e un altro ancora. E i miei desideri sulle devastazioni geografiche fanno sorridere anche me, a volte. Solo io, riesco ad essere buffa anche quando non c’è nulla di divertente.
Mentre tutti ora sono preoccupati per le condizioni di Silvio, sorrido nel leggere “non esiste più né destra né sinistra: abbiamo fatto centro”, penso che non vedo l’ora sia il prossimo weekend.
Che qui, c’è bisogno di riportare queste gambe e questo fiato sotto palco.

E di nuovo le parole di questa canzone mi intrappolano la mente.
Che mi ricordano ieri e la luce delle sette di mattina.
che mi ricordano te. e l’ora di cena, ormai passata da un pezzo.





Don’t speak to me this way
Don’t ever let me say
Don’t leave me again
Don’t leave me again
Oh , You never felt this lost before
And the world is closing doors
I never wanted anything more..more

never wanted anything more..more
Oh , You never felt this lost before
And the world is closing doors
I never wanted anything more

Don’t hug me this way
Don’t touch me this way
Don’t hurt me again
Don’t hurt me again
Don’t hug me this way
Don’t touch me this way
Don’t hurt me again

Don’t let me make the same mistake again
Please, don’t let me make the same mistake again
Please, don’t let me make the same mistake again
Don’t let me make the same mistake
again.







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venerdì 11 dicembre 2009 - ore 14:28



(categoria: " Vita Quotidiana ")


voglio.una.canzone.solo.per.me.che.dia.voce.ai.momenti.in.cui.non.riesco.a.parlare.

e così mi propongono lavori strani. e per l’anno prossimo.
dovrò inventarmi storie, travestirmi e spargere in giro polvere magica?
sembrerebbe tutto molto alice nel paese delle meraviglie.
tant’è. questione di tempo.
il tempo. questo rompicoglioni. passa in fretta quando non dovrebbe. rallenta quando dovrebbe passare. non ha tempismo.
che da una parte non so aspettare. dall’altra vorrei tremila anni in più per fare le cose. che mi sento vecchia, all’università.
che mi sento vecchia, per certe ambizioni.
mentre mi sento troppo giovane per altre.
sono rientrata nella fase dell’adolescenza? in cui nessuno riesce a trovarsi una collocazione? bah.
Intanto ho rimesso i piedi fuori casa, dopo una parentesi di immobilità forzata.
ho rivalutato i franz ferdinand. ho capito ulteriormente che benedico in modo assoluto l’esistenza della musica. l’esistenza di quel brivido.
che ti danno solo le casse a tutto volume. e la folla. che balla, che salta, che urla con te. e ho benedetto una volta in più le persone che sanno farmi distrarre. anche quando c’è traffico nei miei stati emotivi.
anche quando ci sono ingorghi nei pensieri. o quando la matita nera non basta, a coprire occhi troppo gonfi. loro sono lì. anche solo per contare gli alberi di natale da jesolo a rossano.
ho rifatto shopping. tanto shopping. e concluso che il grifone è proprio una merda. ho bevuto le prime cioccolate calde con panna. a segnare l’inizio dell’inverno. che questa mattina, l’ho sentito. il freddo che taglia la pelle delle mie guance. mentre bambini che tanto ho amato si arrampicavano sulle mie braccia e mi tiravano giù.
e maledico in questi momenti il mio cuore. che sente troppo intensamente. insieme alla mia sindrome dell’abbandono.
ci vorrebbe un’ibernazione emotiva.
lunga almeno un weekend.






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domenica 6 dicembre 2009 - ore 20:39



(categoria: " Vita Quotidiana ")


«Anche perché non ho mai pensato che nella vita, per procedere, si debba necessariamente andare in linea retta.»

ascolto la canzone di Mina e di Manuel a ripetizione.
come una droga. come se sentirmi dire -adesso è facile, è tanto facile- abbia in qualche modo la capacità di tranquillizzarmi. gli effetti benefici racchiusi in tre minuti e quarantadue per sette note musicali.
che se penso a questa ultima settimana, la vedo un continuo altenarsi di pieni e di vuoti. un continuo altenarsi di emozioni forti.
di stati confusionali. di contraddizioni, le mie. come sempre.
che al grande fratello ci sono le dichiarazioni d’amore omosessuali, bisessuali, trisessuali. e che cazzo, sempre d’amore si parla.
d’amore? quello? mah.
che annaclara ha il periodo dell’odio per le minoranze, e che in quinta elementare si insultano dandosi della Comunista.
mi viene da ridere. mentre Ale dice ci non farcela più. ma non basta a perdonarlo per la mediolanum che suona alla mia porta.
che rivedo persone dopo tempo. e che beviamo dicendoci che solo qui in veneto si beve così. triste conclusione di un tavolo di quattro ragazze alla ricerca della felicità. una parola e una miriade di significati. una parola e una quantità enormi di nascondigli.
pensavo fosse la paura, quella ad averne di più.
tu. che fai quello che ti piace. che ti vedo così cresciuta, così competente. così Brava. mentre lasci ibernare le emozioni e le delusioni. si potrebbe parlare di sublimazione, se volessi fare la clinica dinamica. tu. che pensi a come sarebbe bello diventare mamma. io, che guardo l’ennesima pancia di una ragazza della mia età. e penso che No. non è questo quello che vorrei, ora.
mi chiedi cosa vorrei allora.
e penso che mi basterebbe essere felice di quello che faccio.
e penso che non vorrei rimpianti, mai.
e penso che il viversi le cose come sono, come vengono, succhiandole fino all’ultima goccia sia la cosa più difficile da fare.
ma cazzo, quanto sa essere meraviglioso, a volte, farlo.
così. semplicemente.





E adesso è facile è tanto facile
Davvero splendidi io e te
Adesso è facile è tanto facile
Capire cosa c’è
e amare quel che c’è


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giovedì 3 dicembre 2009 - ore 22:29



(categoria: " Vita Quotidiana ")


io.perdo.la.testa.ancora.un.po’.ma.questa.volta.giuro.non.lo.so.se.mi.difenderò.

ed è arrivato il momento della tisana nella tazza di babbo natale.
anche se mi manca il freddo quello vero, quello che punge la pelle.
quello che ti scivola nelle ossa e che viene riscaldato dalle cioccolate con panna da gianni saccone.
ed è arrivato il momento delle lucine. delle vetrine addobbate.
delle persone schizzate. di quelli che lo odiano, dicembre.
ed io penso che è il mio disordine speciale, questo.
e che lo amo. immensamente. lo amo in ogni cm di me. e non c’è un perché. è così. inspiegabile. illogico. irrazionale.
sarà per questo, che tu in questo dicembre ci stai a pennello.
sei il mio dicembre, tu.
che oggi mi sono risentita viva. mentre parlavo e guardavo con occhi di un’undicenne. ascoltando le gioie e le frustrazioni preadolescenziali nascoste tra il perimetro del trapezio e la base di un triangolo isoscele.
che ieri sera ho riso di nuovo con le lacrime agli occhi, mentre dario sotto le coperte non sapeva chi fosse la figlia di mina e mi dava della noiosa per gioco. noi e le nostre battute ciniche.
che la parola innamoratissimo non dovrebbe mai andare in una canzone.
e che il concetto -cosa ti aspetti da me, cosa mi aspetto da te- musicalmente è sorpassato.
e nella vita?
fosse così, non si passerebbero ore con gli occhi pieni di sale.
non si passerebbero pomeriggi a stringersi lo stomaco.
mentre il sangue balla, pulsando nelle vene.
perché per cercare di capire chi siamo.
siamo andati avanti, che alla fine vuoi vedere che.





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martedì 1 dicembre 2009 - ore 19:19



(categoria: " Vita Quotidiana ")


.epilessia.Emotiva[parte Ennesima]

Certi periodi sono propri infami. E certi detti sono proprio azzeccati. Odio i proverbi ma mai, mai ho provato sulla mia pelle il detto PIOVE.SEMPRE.SUL.BAGNATO. Mi sono rotta la schiena. Mi si è rotto il cellulare (a cui tenevo un sacco). Mi si è rotta la macchina (a cui tenevo molto di più). Tutto questo nel giro di sei giorni. Sono arrabbiata. stanca. se sento qualcun altro che dice cose tipo Passerà, non so proprio che farò. E se sento pure qualcun altro dire che gli amici si vedono nel momento del bisogno, lo prendo a pugni. Nel bisogno, la gente si dilegua. Eccezion fatta per i bignè al cioccolato di V. eccezion fatta per V, che questa settimana attraversa crisi di nervoso equivalenti alle mie ma su piani diversi. Sfiga chiama sfiga. Merda chiama merda. E i miei pensieri più neri e più negativi stanno sbucando fuori. Tutti, come funghi. Che poi se c’è una cosa che proprio mi fa vomitare, sono i funghi. Viscidi. Fanculo all’ottimismo che solo due giorni fa mi diceva di fottermene e di puntare sull’essere felice. Quello spirito beato e new age che si era impossessato di me, se n’è andato.
E mi dispiace non dirti nulla al telefono, mentre cerchiamo di parlare dei gusti di pizza. Tanto per sviare.
E mi dispiace zittirmi pure con te. Che mi chiedi che c’è. Che ti devo dire, penso. La ripetizione delle nostre dinamiche interiori a volte mi logora. In momenti come questo. In cui non mi basta, un passerà. Non mi basta un --a tutto c’è una soluzione--.
anche se li accetto e sono pronta a subirli tutti, i nostri effetti collaterali. perché credo ne valga la pena.
Ma.

Voglio la soluzione.
Voglio la pratica.
voglio finirla, di essere quella che guarda e aspetta.
che la situazione passi.







[ps: baron torna casa che te me manchi!]

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