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E COSA RACCONTEREMO,AI FIGLI CHE NON AVREMO,DI QUESTI CAZZO DI ANNI ZERO



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lunedì 13 aprile 2009 - ore 00:19



(categoria: " Vita Quotidiana ")


In that moment you realise
That something you thought would always be there will die
Like everything else


gli editors ritornano a farmi compagnia.
in pomeriggi solitari che intervallano pranzi,e poi cene.
vino e ancora vino.e l’uovo della kinder.che vinco la winks e non riusciamo a costruirla.che se avessi avuto vent’anni in meno la scena non mi sarebbe sembrata ridicola.mi sarebbe sembrata tremendamente tragica.
che sergio mi guarda di traverso e dice che due settimane fa gli sembravo felice.e che ora gli sembro solo tanto triste.
quanto si possono pagare parentesi di gioia e momenti di follia.
che per ammazzare il tempo e le emozioni,come sempre,mi sconvolgo.
inganno i giorni balordi promettendomi che deve esserci un modo.
per scordarsi in fretta tutto il male già dato,tutto il male avuto,tutto quello da fare.
inganno i giorni i balordi mangiando paella e bevendo sangria.
camminando per pd e aspettando persone con le mani che tremano,davanti zaia.
bevendo spritz e ancora spritz e pestandomi i jeans.
ascoltando riservartezza che si libera in confidenza mangiando pizze porchetta e tonno.
litigando sulle questioni virtuali.sulle persone.sulle aspettative.
sull’immaginazione.e su quanto sia migliore,la realtà.
provo ad ingannare anche te.
che mi dici di non rompere sempre le palle.
ed io rilancio dicendoti che non puoi.
prendertela sempre con me,se vivi a testa in giù.
finisco su una poltrona con la tv accesa.
e l’accento toscano che sento,non mi mette nessuna allegria.
ma pura e spiazzante malinconia.





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giovedì 9 aprile 2009 - ore 17:28



(categoria: " Vita Quotidiana ")


don’t.look.back.in.anger.
[abbandonare.bisognerà trovarlo.un modo.per abbandonare.]


ti chiedo di ricordarti.la prima volta.
dici che sono tutte confuse tra loro,e che non sei tu.quello portato alla memoria.soprattutto a lungo termine.
io che in questi giorni rovisto nei miei ricordi.
che scavo,alla ricerca del denominatore comune dei miei errori.
che non sono mai morti.a quanto pare.
mi invento mantra alquanto improbabili.tifo per loro e non per i chackra.tifo per le cose che non si aprono da sole.tifo per quelle che in cui tu puoi decidere.o almeno mi piace pensare di poterlo fare.
mi occupo il tempo e l’orario aperitivo arriva alle dieci.
che tu sei ubriaca.mentre ti racconto dei miei giorni trecentocinquatamila metri sopra e sotto il cielo.
i come stai che fanno la differenza e la sintomatologia inequivocabile.
l’elaborazione del dolore e i sensi di colpa come ostacoli del cuore.
io,che penso che la voglia di una persona sia più forte di tutto.
tu,che mi ricordi di tenere conto di tutto il contorno.
loro,che vivono le cose superficialmente.
a fior di pelle,le emozioni.
e le mie,nelle vene,invece.
finiamo a parlare con chi si vanta del proprio reddito.
con chi ci è lontano anni luce e cammnina con le gambe troppo aperte.e noi,che non ci guardiamo.per non scoppiare a ridere.
che G riesce a dire cose volgarissime in modo spaventosamente elegante.e che lo riprendo,per termini inappropriati.
ma loro si coalizzano e fanno branco.
si coprono,ché devono andare al puttanaio.
i calici di vino che non riesci a finire.i passiti che io bevo da sola.
è la costante garanzia di qualità che ritrovo in te.
è la cosa più bella dell’università degli studi di padova.
che torno a casa e paolo benvegnù mi racconta silenzi fatti di grazie irreali.
frantumiamo le distanze,questa notte.
che continui a chiedermi come stai.
perché?perché mi interessa.
come calamite,naturalmente.senza pretese.







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martedì 7 aprile 2009 - ore 22:06



(categoria: " Vita Quotidiana ")


you are a cheap and nasty fake, fake.
And I am the the bones you couldn’t break, break.

la metto una volta e un’altra ancora.
questa canzone dei placebo.
parole adatte al momento giusto.
le ossa che non riuscirai a rompermi.
le sento cedere.mentre i miei occhi leggono parole che non sono per me.che sono stanca,e torno da pd con i finestrini abbassati.
punto sulle cose come il mio lavoro.
come la tesi.
come la relatrice che mi guarda e dice che sto lavorando bene.
che mi guarda e dice che chiederà il punteggio massimo.
punto sulle birre bevute serenamente.
mentre sviscero senza imbarazzo.
che c’è chi ti ascolta semplicemente.
senza bisogno di chiedere nulla.
che ti fa stare bene.
a tuo agio.anche quando tu stessa fai fatica a trovarlo.
un agio.
che non stai in pace mai.
che quasi ti sembrava di scoprire il paradiso in mezzo a tanti inferni.
ci avresti giurato.di trovare nuove americhe.io e te.
ma il paradiso non era altro che un inferno travestito.

ti senti presa per il culo.
mentre la terra bolle.trema.perde il controllo.






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lunedì 6 aprile 2009 - ore 03:51



(categoria: " Vita Quotidiana ")


ci.ricascheremo.sempre.e.comunque.

noi non siamo umani e tu lo sai.
gridavo ieri sera.
bevendo vincite alcoliche.
mentre qualcuno vinceva cento euro grattando con una moneta inglese.
che non bevevo mezzi da tanto tempo.e che sono diventata una colonna del ponte vecchio.mi accendo sigarette appoggiata al muro mentre leggo chi mi ricorda che non cambieremo mai.
cancello numeri e cancello giorni.
non riesco a darmi i tempi giusti.sono tremila cose allo stesso tempo.
non seleziono.non doso.non mi risparmio.
alzo difese per poi toglierle.
mi contagio.mi infetto.e non prendo gli antibiotici.
per poi darmi la colpa.ancora e un’altra volta ancora.
bevo-bevo-bevo per dimenticare,direbbero i ministri.
ma il veleno è già veleno e non si può avvelenare.
vi dico che senza di voi sarei nulla.
che siete le cose che mi fanno trovare un senso,in tutte queste cose assurde e persone assurde che ci circondano.
che la mia missione è la morte emotiva.
e che tanto,dite che non riuscirò mai a portarla a termine.
che in mezzo alla pista diamo il meglio di noi.
chi parla in inglese e chi ci prova anche con le piante.
chi esce di scena teatralmente.
e i miei vuoti di memoria.
l’immagine della mia faccia allo specchio e un cappello assurdo.
i miei capelli al gusto di pioggia.
ti dico che ti vorrei qui.
un torrente che diventa fiume in piena.
nera che porta via,che porta via la via.
nera che non si vedeva da una vita intera così dolce nera.
noi due.seduti sui calcinacci.


e i miei pensieri fanno troppo rumore,questa notte.





My Killer,
my lover


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sabato 4 aprile 2009 - ore 15:03



(categoria: " Vita Quotidiana ")




c’è solo da dire che le persone ti ingannano.
ti ingannano sempre.

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venerdì 27 marzo 2009 - ore 20:58



(categoria: " Vita Quotidiana ")


perché.se.leggi.abiti.qui.


come se dopo tanto amore bastasse ancora il cielo.
e tutto ciò mi meraviglia.
ripete ivano fossati.
in questa stanza dalla luce debole.che mio padre mi ripete in continuazione-più luce-
ma a me piace scrivere così.in penombra.
sono le parole che ho dentro a farmi luce e a guidare le dita.
dita che non vibravano così tanto da un po’di tempo.
che continuo a leggere libri con protagonisti cinici e disillusi.
così simili a te.che la vita ti prende continuamente per il culo,dici.
e che ti isoli e che non ci sei e che non mi fai entrare.
mi chiudi le porte.
anche le uscite d’emergenza.tutto.non entri,non esci.

io rimango fuori.
vengo investita,travolta.
sento.come non ho mai sentito.
gentilezza.dolcezza.
meraviglia.

e non so dove.ma arriverò puntuale.






La costruzione di un amore
spezza le vene delle mani
mescola il sangue col sudore
se te ne rimane

La costruzione di un amore
non ripaga del dolore
è come un altare di sabbia
in riva al mare

La costruzione del mio amore
mi piace guardarla salire
come un grattacielo di cento piani
o come un girasole

ed io ci metto l’esperienza
come su un albero di Natale
come un regalo ad una sposa
un qualcosa che sta lí
e che non fa male

E ad ogni piano c’è un sorriso
per ogni inverno da passare
ad ogni piano un Paradiso
da consumare

dietro una porta un po’ d’amore
per quando non ci sarà tempo di fare l’amore
per quando vorrai buttare via
la mia sola fotografia

E intanto guardo questo amore
che si fa più vicino al cielo
come se dopo tanto amore
bastasse ancora il cielo

e sono qui
e mi meraviglia
tanto da mordermi le braccia,
ma no, son proprio io
lo specchio ha la mia faccia

sono io che guardo questo amore
che si fa più vicino al cielo
come se dopo l’orizzonte
ci fosse ancora cielo

e tutto ciò mi meraviglia
tanto che se finisse adesso
lo so io chiederei
che mi crollasse addosso

E la fortuna di un amore
come lo so che può cambiare
dopo si dice l’ho fatto per fare
ma era per non morire

si dice che bello tornare alla vita
che mi era sembrata finita
che bello tornare a vedere
e quel che è peggio è che è tutto vero
perché

La costruzione di un amore
spezza le vene delle mani
mescola il sangue col sudore
se te ne rimane

la costruzione di un amore
non ripaga del dolore
è come un altare di sabbia
in riva al mare

E intanto guardo questo amore
che si fa più vicino al cielo
come se dopo tanto amore
bastasse ancora il cielo

e sono qui
e mi meraviglia
tanto da mordermi le braccia,
ma no, son proprio io
lo specchio ha la mia faccia

sono io che guardo questo amore
che si fa grande come il cielo
come se dopo l’orizzonte
ci fosse ancora cielo

e tutto ciò mi meraviglia
tanto che se finisse adesso
lo so io chiederei
che mi crollasse addosso

sì.


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giovedì 26 marzo 2009 - ore 20:24



(categoria: " Vita Quotidiana ")


certi.posti.davanti.al.mare.


[E ad ogni piano c’è un sorriso
per ogni inverno da passare
ad ogni piano un Paradiso
da consumare.]









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giovedì 26 marzo 2009 - ore 12:07



(categoria: " Vita Quotidiana ")


essere.notevolmente.turbati.dai.deliri.di.amélie.nothomb.

"Ero reduce da una sofferenza d’amore così idiota che è meglio non parlarne. Alla sofferenza si aggiungeva la vergogna della sofferenza. Per impedirmi un simile dolore, mi strappai il cuore. Un’operazione semplice, ma poco efficace. Il dolore che mi aveva assediato dilagava ovunque, sotto la pelle e sopra, negli occhi, nelle orecchie. I miei sensi mi erano nemici e non la smettevano di ricordarmi quella stupida storia. Decisi allora di uccidere le mie sensazioni (…) Fu un suicidio sensoriale, l’inizio di una nuova esistenza”


tutto il resto sono tre giorni di letto.
di diverse prospettive.della camera.del bagno.del.
di pomeriggi con barbara d’urso.
di gossip.di finali di programmi televisivi trash.il mio,trash.
che morgan è un uomo felice.che nietzche che dice,boh.
di deliri folli e notturni sulle cose che vuoi,tutte subito.
sui buchi che non si vogliono tappare.
sulle mancanze.che non si colmano.

e di porte,che non mi è concesso varcare.

del resto.where I end.you begin.





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domenica 22 marzo 2009 - ore 20:51



(categoria: " Vita Quotidiana ")


che.sei.bella.

non riesco più a scrivere.
o almeno non come vorrei.le parole mi vengono addosso e poi non restano.sono diventate un rapporto occasionale.
loro,che sono sempre state compagne fedeli.
mi riconosco a stento in molte cose che faccio.
così fuori di me.
potrei tenere un corso di perdita del controllo.
so bene,come si fa.
che l’insonnia lascia spazio al troppo sonno.
mi perdo sotto lenzuola e coperte.con gli occhi chiusi e il mondo fuori.
passo venerdì sera a bere vino rosso e a parlare delle cose che si vogliono.di quelle che non si vogliono.di quelle che si crede di volere.
che poi la cosa più difficile è sempre la stessa.
dirsi la verità.
non agli altri,a te.proprio a te.quella persona con cui devi avere a che fare 24oresu24.
che i ministri suonano male,al new age.
e che qualcuno sostiene che mi piacciono tutti,quelli rasati e con la chitarra.
che urlano nel microfono cose sconnesse e frasi tronche.
che fermi al bancone ci riempiamo sempre le mani di nuovi bicchieri di birra.mentre leggo di traverso chi non sa cosa pensare.che attivo i cervelli che dovrebbero restare spenti.
ti dico che hai la faccia di uno che non si è confidato mai.
e tu rispondi sorridendo che ti ricordo le macchie del passato.ci prendiamo per il culo e mi sfidi a dirti che sei una merda,guardandoti negli occhi.
sembri ET.
jack nella strada del ritorno ci fa ascoltare michael jackson.ed io resto con il viso appoggiato sul sedile della macchina.
ad ascoltarmi e ascoltarci ridere.

quando sono entrata nella tua vita,quando ne sono uscita.

che sei bella, dici. e mi lasci così.









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mercoledì 18 marzo 2009 - ore 18:59



(categoria: " Vita Quotidiana ")


non.è.importante.se.non.siamo.grandi.come.le.montagne.come.le.montagne.quello.che.conta.è.stare.tutti.insieme.per.aiutare.CHI.NON.CE.LA.FA!!!

mi viene da ridere sotto le coperte del mio divano.
mentre leggo di chi non riesce a grattarsi per colpa del troppo cerone in faccia.e sente il suo accento amplificato dal microfono di uno studio televisivo.
mi viene da sorridere mentre gioco con un bimbo di due anni.
a guardare le cose ingrandite attraverso cannocchiali rossi presi da eros ramazzoti.a nasconderci gli occhi con le mani e tenere i bicchieri forte forte che sennò cade.che se cadono fanno bum.
mentre mia mamma dice che non mi ha mai vista così pieno di senso materno.
che i bambini fino a due anni fa riuscivano a mettermi in imbarazzo.
li guardavo da lontano come si guarda qualcosa di veramente bello.
ma non mi avvicinavo mai abbastanza da toccarlo o da farmi toccare.
ora addirittura mi ci si sporco le mani.
e sto bene con loro e mi fanno sentire viva.
come quando ho le mani fredde.
è la sola cosa che funziona.
che qualcuno una volta mi disse di puntare solo sulle cose che mi rendono felice.
che ce la sto mettendo tutta a diventare pollyanna.
che scopro che la mia parola preferita è squarcio.
che addirittura mi piacciono di nuovo i franz ferdinand.

con la voglia di.
cantare.ballare.bere.
o l’ordine è inverso?
fa niente.il risultato non cambia.





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