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mercoledì 8 dicembre 2010 - ore 19:57



(categoria: " Vita Quotidiana ")


alla.vigilia.di.

un difetto di fabbricazione.
quello che mi sento di essere.
se tutto quello che riesco a farti sentire è sempre l’opposto di quello che sento io, che senso ha, Tutto?
Sono stanca.
Stanca di essere così.
Ci sono così tanti pezzi di me sparpagliati sul pavimento, che neppure il folletto riuscirebbe ad aspirarli tutti.
Eppure neppure ho voglia di raccoglierli.
Perché tanto, il quadro risulterebbe sempre imperfetto.
Io sono così.
un difetto di fabbricazione.





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lunedì 6 dicembre 2010 - ore 14:30



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Those Christmas Lights
Light up the street
Maybe they bring here back to me
Then all my troubles will be gone
Ohh Christmas Lights keep shining on

Ti abbraccio sulle scale di casa mia. Quasi non ti guardo neppure. Ti abbraccio immediatamente e mentre lo faccio, mentre me ne rimango incastrata lì, dalla pareti immaginarie che ho attorno, si staccano tutte quelle ore di pioggia e di sigarette. Mi si ricostruisce un tetto sopra la testa e smette di piovere. Avevi ragione, ne avevo bisogno sicuramente più di te. È bastato un attimo. Ed è stata subito Casa.
Il tempo deLLe miE M&MS ed è di nuovo strada da percorrere. I nostri cd battezzati “maria de filippi” e un brian adams paragonato a Nek. Le code in autostrada, i camionisti con cui sento affinità, pensare di non arrivare mai, arginare l’ottimismo di V. Il freddo. I matti a cui tu mi lasci in ostaggio per divertimento. I bagni allagati e le file interminabili per bere una birra accompagnate dagli “scusa ma stai dormendo?”. Le luci che si spengono. Una voce che mi procura orgasmi multipli. Canzoni che hanno accompagnato tutti questi anni della mia vita, lì, una dietro l’altra.
A sinistra te. A destra lei. I miei mondi quotidiani. I miei mondi più vicini. I miei mondi così simili e così diversi. Lei che quasi piange su the bucket, mentre ripensa sicuramente a quel 2004. Tu che la senti dentro, la tua pyro. Mentre probabilmente pensi a quante cose ti saresti perso, se fossi rimasto dov’eri prima.
Io che tengo la mia On call impressa nella mente. Il basso che mi vibrava vicino al cuore. Tutte le mie preoccupazioni e le mie angosce prese per mano con le mie speranze. Cantavano e ballavano tutte insieme.
Uscendomi dalla gola, quando tutto intorno si accendeva e tutto intorno urlava su sex on fire.
E sentirsi così pieni. Così dannatamente pieni di Vita, alla fine di tutto. Che il freddo quasi non lo sento più, da quanto caldo ho dentro. Cosa sa farti, la musica. Cosa sa farti, quando condivisa con le persone che ami.
I nostri ritorni silenziosi. I tuoi dialoghi con le borse prima di dormire. I tuoi lamenti notturni e i tuoi gesti di tenerezza all’alba. Le luci di natale, il freddo di bassano, portarti nella mia libreria, portarti in quei posti dove vado spesso a ripararmi dalle giornate nere. Il tuo primo vinile. Il mio cd di vasco brondi. Immergerti nelle chitarre e vederti bambino, mentre suoni una 12corde. Il nostro essere felici per cose piccole, semplici, forse banali. Le cene. Quelle piene di cibo. Quelle piene di vino. Quelle che siamo sempre l’unico tavolo per due a ridere e a parlare. A brindare a scatole piene. Io che frigno sempre un po’ e che divento logorroica. Che non voglio vederti mollare un bel niente, sappilo. E che uso il mio potere da ultimo desiderio per gioco, ma anche no. Che ci diciamo le cose che pensiamo così come sono. Senza girarci intorno. Che mi chiedo a chi lasciarti in eredità. Mentre mi accorgo del tuo non sapere accettare la realtà.
Il compleanno di Manu, il vinile. V che riesce a trascinarti a ballare. Rebecca e gli abbracci.
Ritorno alle mie serate. Quelle che ho vissuto tante volte. Quelle di cui non posso fare a meno mai, penso. Quelle che faranno sempre parte di me e che saranno sempre me.
Tu che fai di tutto per farmi dormire ed io che ci metto sempre un po’. A chiudere gli armadi dei pensieri neri.
Quanto è durato il nostro abbraccio per salutarci, mica lo so. So che l’ho sentito. Tutto quel bene. Una volta in più.
E in tutto questo mare di complicazioni, tutto quel bene sembra la cosa più semplice e più naturale con cui io abbia mai avuto a che fare.





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martedì 30 novembre 2010 - ore 18:40



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non.è.proprio.liscia.non.va.così.liscia.per.noi.che.chiediamo.che.ora.è.


Le occhiaie di questi giorni parlano al posto mio. I segni che ci portiamo sul corpo, valgono molto di più delle parole. V dice che sono diventata una fumatrice isterica, e forse c’ha ragione. Strano, abbia ragione.
Tu dici che non devo smettere di tirare fuori quello che ho dentro. Ma io dentro non so mica se c’ho ancora qualcosa. Questo è il punto.
Posso focalizzare le attenzioni sulle cose belle. L’immagine di deborah che salta e canta con me, mentre i litfiba mi riportano indietro con gli anni e mi fanno rivedere noi due. Sul divano. A guardare una videocassetta e a rimandarla indietro venti volte per capire la frase – i sogni in tasca e i pugni fuori-.
Posso pensare a come riesco a ridere con V e manu. Quando dico cose acide e manu mi dice che questa persona non sono mica io. posso pensare a dario, che cerca di mettere pace in quel modo buffo tra v e ivan che non fanno altro che battibeccare. Alle paste di mio papà. O a mia mamma che mi compra gli stivali e mi promette un bel Natale. Senza litigi. Senza incomprensioni. Posso pensare a tutte quelle cose che ci siamo promessi di fare insieme. A vedere quanto di me c’era ieri sera nei tuoi pensieri. A vedere quanto di me c’è in te, sempre e cmq. Ad un concerto tra tre giorni. Ad uno tra un po’di più. A tutta la musica che mi riempie e mi svuota.
Eddie dice che il dolore cresce, se viene negato.
Ed io non so negare mai niente. Quindi sì. Non lo nego e me lo vivo.
Ma ho paura di diventare solo quello.






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sabato 27 novembre 2010 - ore 02:24



(categoria: " Vita Quotidiana ")




il mondo cambia colore.
la mia pelle non ha odore.
Resta.
Una parte di me.
Quella più.
Quella più.
Vicina al nulla.





tornerò.
quando avrò altro da dire.

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giovedì 25 novembre 2010 - ore 20:34



(categoria: " Vita Quotidiana ")


waiting.to.pick.up.the.pieces.that.make.it.all.alright.
[adesso.che.sei.forte.e.che.se.piangi.ti.si.arrugginiscono.le.guance.]


è arrivato il freddo.
quello vero.
quello che ti punge la pelle e ti trasforma le dita in ghiaccioli.
Lo adoro. L’ho sempre adorato.
Tra un mese sarà Natale. Anche quello ho sempre adorato.
L’ultimo non è stato un bel Natale. Me ne stavo in un angolo coi pensieri che andavano a sud. Ed aspettavo chi, invece che passarlo con me, lo passava con la sua prima vita.
Sì perché se questo anno improduttivo mi ha insegnato qualcosa, è che ci sono persone che riescono ad avere tante vite.
Quanta della mia di vita ho buttato, in quel periodo.
E questi giorni in cui il tempo mi sta mettendo faccia faccia con tutti i miei errori, penso che per Natale vorrei solo trovare un po’ di serenità.
Dentro a quella ci sono tante cose.
E vorrei sapermi concentrare solo su ciò che riesce a darmene, almeno un po’.
Qualcuno ieri scriveva che ci sono sempre due tre cose nella vita da salvare, in qualsiasi momento (Norin sto parlando di te).
Penso alla spensieratezza di matteo e all’energia che involontariamente mi trasmette la sua preadolescenza. Che seguire un ragazzino di 14 anni ha i suoi lati positivi, al di là di sentirti dire che sei vecchia ogni cinque minuti.
Penso alla musica. Che mi fa sempre sentire meno sola. Anche quando da sola mi ci sento veramente. Lei è sempre lì. A rimproverarmi o a consolarmi. Mi dà affetto incondizionato e non pretende niente. Non chiede nulla. ed io la amo per questo.
Penso a quelle persone che con una parola o due, riescono a mettermi qualche sorriso qui e lì.
E penso al suono di una chitarra e qualcuno che semplicemente non fa che cantare per me. Perché sa. Che non c’è nient altro da dire.





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mercoledì 24 novembre 2010 - ore 16:40



(categoria: " Vita Quotidiana ")


indelebili.noi.saremo.indelebili.

Sai, lo sentivo proprio.
Quel rancore.
Te l’ho detto e ripetuto.
E sai, lo sento proprio.
Tutto questo bene.
Mi passa attraverso e allo stesso tempo si fonde. Sopra e sotto pelle.
Me lo snoccioli addosso mentre dici ti voglio bene daniela. Mentre parli di briciole, di letarghi, di mancanze.
Quando cerchi sicurezza nella mia insicurezza.
Non starò qui a ripeterti cose che che ci siamo detti sia urlando sia sottovoce.
Né a ribadirti che anche io. Ho paura di essere sostituita.
Ma noi non siamo luci intermittenti. Siamo quella luce che non può spegnersi. Come direbbe Luciano. Come direbbe Morrissey.
è tutta una questione di luce. E manco farlo apposto si stanno accendendo tutte, visto che tra un mese sarà Natale.
Non lo so. Come abbiamo potuto farci questo. I giovedì neri che non dimenticherò, ma che nasconderò sotto il letto insieme al mostro.
Tutta quella pioggia che ci cadeva addosso. Tutte le mie sigarette.
I tuoi occhi che si sono abbassati in stazione, quando ci siamo abbracciati e io sentivo che non ti avrei riabbracciato mai più.
Quanto infondo si può andare.
Quanto infondo puoi toccarla una persona, io l’ho imparato con te.
Quando infondo puoi essere toccata, me l’hai insegnato tu.
Impossibile spiegare ad altri quello che siamo.
Posso descriverlo. Posso farcirlo di metafore e di frasi ad effetto.
Ma per quanto io possa descrivere il tocco di qualcosa, non sarà mai come sentirne le dita.
Ed io le tue dita, le conosco quanto le mie.
Dove si va da qui? Direbbe Manuel Agnelli.
Non ne ho idea. Ma intanto.
Sono a Casa.






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martedì 23 novembre 2010 - ore 12:22



(categoria: " Vita Quotidiana ")






[mi manchi. c’eri così tanto che ora mi sembra di avere solo terra bruciata intorno. mi manca qualsiasi cazzata. anche quando fumo, post caffè, mi sembra di sentirti. che ti lamenti per qualcosa.
mi mancano le cose sceme che ci facevano ridere come idioti.
mi manca aggiornarci. sentirmi prendere in giro per i miei acciacchi, perché non faccio un cazzo. andare avanti ore a farti sentire una canzone. mi manca tutto. pure sentire misseri alla tv mi fa sentire quanto mi stai mancando.
e tutto questo ghiaccio dove ci porterà?
L’avevo detto di avere paura di quella maledetta stanza d’albergo vuota.
Lo sapevo, che il vuoto sarebbe stato il futuro prossimo.]

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lunedì 22 novembre 2010 - ore 18:15



(categoria: " Vita Quotidiana ")


c’è.gente.che.vive.amando.ciò.che.ha.e.non.odiando.ciò.che.non.avrà.
io.scopro.galassie.col.tuo.profumo.milioni.di.soli.che.danno.fiori.
riti.di.pace.
e
no
frontiere.


Faccio le top five.
Mi ritrovo ad essere una John Cusack dei poveri. Mentre ti parlo di immagini di Noi.
Che sia un pugno chiuso in una risata in un letto di una stanza albergo. Un’ imitazione balorda con le lacrime agli occhi. Un inclinare la testa sgranando gli occhi come un bimbo. Bicchieri di vino rosso e canzoni che si confondono con la pioggia.
Ritrovo in quei frammenti il bello che ci contraddistingue(va).
Che non ha nulla a che fare con quello che vediamo, non vediamo, appare, non appare, sembra.
Quello è. Eccome se è.
Sarebbe inquietante sì. Far sentire a qualcuno quello che si vuole. Sarebbe più facile, però.
Io non so provare rancore. Non lo so provare mai. E forse in questo sbaglio. Passo direttamente allo stare male e a colpevolizzarmi. Non mi so arrabbiare. Salto a piedi pari uno stadio del dolore e questo non è un bene. Perché se non provo rabbia da me, è difficile capire la rabbia altrui.
Il fatto è che mi chiedo quanto ne valga la pena.
Posso ripeterti fino allo sfinimento che come te nessuno mai. Ma le parole sono solo parole e tu dovresti sentirlo da te. Quello che ho qui dentro. Posso provare a rassicurarti come posso. Ma a volte i muri che tiriamo su sono talmente spessi che passarci attraverso diventa impossibile.
Quindi continuo a stilarti top five. E me ne fotto se corro troppo. Me ne fotto se gli abbracci sono allo step 20 piuttosto che al 2. Me ne fotto del fatto che ogni cosa a suo tempo. Perché il tempo che ho è questo qui che tocco ora. Non quello che toccherò domani. Domani è tardi.
Tu sei sempre stato Adesso.





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domenica 21 novembre 2010 - ore 21:54



(categoria: " Vita Quotidiana ")



non lo sarai mai.
intercambiabile.
mai.






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domenica 21 novembre 2010 - ore 16:47



(categoria: " Vita Quotidiana ")



È buffo. Sentirsi dire che non ti voglio intorno. Fosse così probabilmente ora starei benissimo. Non mi chiederei cosa pensi nel vedere Eto’o prendere a testate qualcuno. Non mi farebbe così strano non sentirmi dire –manina, manina-. Non sentirei la mancanza dei tuoi grugniti della domenica, che si confondono tra pioggia e sigarette. Non ascolterei canzoni nuove o vecchie con la voglia di farle ascoltare anche a te. Non avrei questo senso di vuoto anche solo nel pensare di guardare una puntata di grey senza di te. Né avrei pensato immediatamente a Noi quando ieri Dario diceva di andare a vedere Social Network.
Già. Eppure sono io che non ti voglio intorno. Sono io che ti tolgo serenità. Perché non metto un sorriso vicino ad una frase, perché sono giù di morale per questi giorni in cui non abbiamo fatto altro che ferirci e i miei soliti amici mi fanno uscire, perché conosco una persona diversa, perché ti dico di aver paura del male che ci siamo fatti.
E non vedi, che nonostante questo, non faccio altro che cercarti.






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