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ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)

 


MERAVIGLIE

1)





“ô Mort, vieux capitaine, iI est temps! levons l'ancre!
Ce pays nous ennuie, ô Mort! Appareillons! ”

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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


domenica 4 gennaio 2004
ore 22:44
(categoria: "Musica e Canzoni")


Flower's grave

Someday the silver moon and I Will go to Dreamland and I will close my eyes And wake up there in Dreamland But tell me who will put flowers On a flower's grave Who will say a prayer Will I meet a China rose there in Dreamland Or does love lie bleeding In Dreamland Are these days forever and always and If we are to die tonight Is there moonlight up ahead And if we are to die tonight Another rose will bloom For a faded rose Will I be the one that you save I love when it showers But no one puts flowers On a flower's grave As one rose blooms and another will die It's always been that way I remember the showers But no one puts flowers On a flower's grave

Tom Waits



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domenica 4 gennaio 2004
ore 03:00
(categoria: "Vita Quotidiana")


Occhi

Passo la fine della giornata buttando un po' di parole a casaccio, ma, spero, con un certo stile...sono presuntuoso, è vero. Cosa è questa sera? Ho visto un paio di bei film, ho girato in posti deserti della città. Giustamente deserti. Quei posti che per ambire a un minimo di bellezza dovrebbero essere così...quei posti, veloci, rapidi, fretta e rumori di produzione, moti convulsi di guadagni e appigli solidi su futuri eccezionalmente ricchi. E poi la lunga marcia dei veicoli che trasportano le risorse alla mattina e le riportano, alla sera, al meritato riposo. Ricarica di nuovi impegni meccanizzati.
mi posso ancora fingere di avere due posti prenotati al mio dolore, mi posso ancora certo, riservare, di uccidermi e brindare, ai tuoi occhi, ai tuoi occhi...
Gli occhi sono, si dice, lo specchio dell'anima. Lasciamo al dominio del proverbio e del luogo comune questo bel modo di dire. Ma non possiamo tralasciare il potere e la magia di quei 2 globi piantati nel mezzo del viso.
Occhi neri, come la bocca dell'inferno, occhi azzurri, promessa di felicità di cielo o mare, occhi verdi, il male antico...e le sfumature, ancora + indefinibili e perciò affascinanti come ogni cosa senza limpida via...
Una sera, ero davvero sveglio, riposato, pieno di vita. Ma anche di additivi, i soliti da bar, in + occasionali droghe di periferia. Vedevo solo gli occhi, gli occhi di ogni elemento della folla che mi circondava. Era una notte di occhi, occhi ovunque, benevoli, sospettosi, chiusi, piangenti, feroci e dolci...era la notte degli occhi...
Nelle notti normali ci sono comunque parecchi occhi...dall'inizio dell'anno non ho ancora visto occhi.
Solo degli spilli di un colore opaco scorti accidentalmente da un modesto lontano.
Questa notte l'astinenza da occhi ha portato un poderoso mal di testa, che gli Estra in cuffia non attenuano.
ma sai resisto a tutto quanto anch'io...




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sabato 3 gennaio 2004
ore 17:43
(categoria: "Riflessioni")


The Doors

Nei primissimi giorni dell'anno, come per la celebrazione di un vago anniversario, mi ritrovo a rendermene conto. Rendermi conto di quanto li ami, di quanto le loro canzoni - e le sue poesie - siano importanti per me.
E' nelle primissime notti dell'anno che mi sdraio insonne sul pavimento ascoltando e ascoltando e ascoltando...aspettando, prima di cadere nel grande sonno, di sentire l'urlo della farfalla...



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venerdì 2 gennaio 2004
ore 22:35
(categoria: "Vita Quotidiana")


Clessidra

Se il buongiorno si vede dal mattino, questo sarà un anno pessimo. Fortunatamente esiste anche la storia, a dare conforto. I primi due giorni dell'anno sono stati decisamente peggiori degli ultimi del precedente. Ricordo tuttavia che, spogliati da ogni evento, presi nella loro pura essenza, i primi giorni dell'anno sono sempre i peggiori.
Per contrastare l'immotivato ed incomprensibile dégout e la totale assenza di ogni volontà, ho lavorato duro, ho messo in atto i prodromi dei buoni propositi per il 2004. Questo non ha alleggerito la situazione.
Il peso del tempo.
In qualche modo credo sia questo, anche se non riesco ad afferrare compiutamente questo sentimento annichilente e renderlo concetto.
C'è un'incisione di A. Dürer, "Melancholia" che rende bene l'idea.
Inevitabile la presenza della clessidra.



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mercoledì 31 dicembre 2003
ore 16:23
(categoria: "Vita Quotidiana")


Smentita

Comunico che Capodanno non è gay e mi scuso per il termine omofobo e dispregiativo utilizzato in precedenza.
Confermo altresì che Capodanno è un gran stronzo.


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mercoledì 31 dicembre 2003
ore 15:34
(categoria: "Riflessioni")


Capodanno CUEA


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mercoledì 31 dicembre 2003
ore 14:54
(categoria: "Vita Quotidiana")


Errata corrige (?)

L'amico Bacco ha svelato che non so distinguere un mulo da un asino. Purtroppo è così. Si tratta di una rarissima forma di daltonismo.
Posto quindi una foto, sperando si tratti di un asino, questa volta...
Fossi ancora in fallo, chiedo umilmente a Bacco me ne posti una corretta, possibilmente in notturna e con un cimitero sullo sfondo...



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mercoledì 31 dicembre 2003
ore 14:31
(categoria: "Vita Quotidiana")


Qualcosa di semplice

Su gentile invito, provo a scrivere qualcosa di semplice:
il cane che abbaia sotto la pioggia prima o poi abbaierà anche sotto il sole, mentre il gatto che miagola sotto la pioggia non abbaierà mai sotto il sole. L'asino raglia ed è il suo modo di esprimersi. L'asino raglia per lagnarsi di essere considerato il fratello scemo del cavallo. Un cavallo nitrisce per ben altri motivi. Egli infatti non è responsabile del pregiudizio che condanna i poveri asini.
Credo che gli orecchiuti equini, a differenza degli insetti, non vogliano solo rispetto, sono convinto vogliano anche considerazione, più considerazione.
Questo è il mio augurio per il prossimo anno. Che tutti riusciamo a dare un po' più considerazione a questi simpatici quadrupedi.



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mercoledì 31 dicembre 2003
ore 03:15
(categoria: "Vita Quotidiana")


The end

Ancora. Ancora in mezzo alla putrida, splendida realtà cittadina. No. Non cittadina, "URBANA". Tralasciamo i dettagli stilistici, sono qui. Il "porsi il problema" è già sufficiente come giustificazione. La mia autorità insignificante si diffonde nebulosa in ambiti molto, molto più dolorosamente metropolitani...
Scusatemi, affondo nell'introspezione, anzi, nella FOTTUTA introspezione...
Prima però - se devo affondare lo voglio fare in fondo con me stesso - vado a prendermi da bere.
Troppa confusione per una birra. Niente, un thé verde vietnamita addizionato di Fernet, lo so, un abominio...

Salto una riga. L'ultima volta ho cancellato lo scritto. Era estremo. Troppo forse. Troppo da reggere. Non è detto che non mi superi. Sto ascoltando i Subsonica in cuffia. Come li ascoltavo in macchina mentre rispondevo al telefono (sms) guidando con le ginocchia. Da perdere c'era davvero poco. Sensazione di privilegio.

Salto un'altra riga perché ho divagato...ok, a quanto pare colgo la bellezza solo dove vi sia un'impronta di Morte. Fuor di dubbio, sentito dire e ne sarei rimasto lusingato, ma non da te. Da te niente mi lascia in uno stato stabile. Solo un attimo, guardandoti, ho visto un momento passato, davanti al Pantheon, a Parigi, un momento di pace e ammirazione.
Il resto è ammirazione, sì, ma non c'è pace, non c'è tranquillità. Non la voglio. Ma non voglio nemmeno un miraggio. Non voglio niente, voglio costruire un palazzo immenso, stupendo e poi, quando lo stupore e l'ammirazione di chi mi ama fiorisce e risplende, chiudere gli occhi, e col solo desiderio, far crollare tutto, e vedere rovine infinite, a perdita d'occhio, seppellire ogni ombra di me. Ogni rimpianto, ogni bacio, ogni sogno, ogni volta che volevo sparire e sono rimasto lì. "the end of night we tried to die..." ancora non le ricordi, eravamo vivi e coscienti della notte che si stendeva infinita, e la tua innocenza estrema mi stordisce, ancora estrema, estrema, estrema...lontana irraggiungibile assurda votata a un'orrizzonte che non potrò mai raggiungere, un'esistenza estesa di una lunghezza, lunghezza estrema, estrema continuazione, continuo ciclo...lo so, è difficilmente comprensibile.
La cosa peggiore è che continuo a pensarTI. Ho abbastanza cicatrici per evitare di farlo, ma ora ci voglio affondare...
Sono ancora a galla, forse devo andare a prendermi ancora da bere, vado, datemi qualche minuto...
Rieccomi, con lo stesso smarrimento, non so davvero niente, le tue labbra e la tua ostilità, abbiamo parlato ma io non volevo, meglio, "non avrei voluto" parlare di ciò di cui abbiamo parlato. Quello era un implicito, indiretto, e - non lo nego - involontario, addio...
Spazio e tempo, intuizioni pure...
Lasciami finire con questa frase, ti dice tutto di me, ora. Ma il tempo scorre, ci divora e strazia, e noi moriamo senza volerlo, ora dopo ora...
Ti lascio con quello che ti vorrei dire, da un film bellissimo, poche parole verso la fine...
"If I should never find you in this life, let me feel the lack. One glance from your eyes, and my life will be yours"


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martedì 30 dicembre 2003
ore 14:25
(categoria: "Vita Quotidiana")


Ricorrenze

Detesto le ricorrenze, le scadenze: compleanni, anniversari, natali, pasque, capodanni e così via. Ma più di loro detesto il loro approssimarsi, il loro arrivarci vicino, carico di fermento e di attese. L'attesa per un luogo comune è un'attesa pietosa. Mi detesto perché non riesco a fare a meno di cose che vorrei bandire dalla mia esistenza, perché "resisto a tutto quanto anch'io", ma alle cose più umbratili, più fottutamente delicate non riesco a oppormi.
Per un giorno voglio almeno fingere, almeno mostrarmi cupo a maledire quello che amo, o che credo di amare. Lo so, non sono convincente, ma posso impegnarmi, posso fare meglio...
Sospendo il giudizio. Non sono in posa, nemmeno in agguato, ma una foto in Scozia mi ricorda tutto questo. Ancora una volta "ho già dato ogni volta il mio meglio" e, ancora una volta, nulla più dipende da me.


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