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Quanto basta

Ho scoperto che Dio è come Gesù di Nazaret e non viceversa: attenzione!

Ehi cfr. Gv 1,18

HO VISTO

Chi incontro ogni giorno
Guardando negli occhi

STO ASCOLTANDO

Chi mi parla!
Esercizio quotidiano

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Porto un abito uniforme: lungo e di colore nero. L’abbigliamento che non si vede è normale, che più normale non si può...

ORA VORREI TANTO...

Camminare
In montagna

STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...

Aperto alle imprevedibili sorprese della vita

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) "Incazzarsi davanti la negazione dell'evidenza"
2) quelle macchine che ti tagliano la strada e poi girano dopo 2 metri
3) sentire delle parole a cui poi non corrispondo i fatti, sentirsi illudere e precipitare poi improvvisamente in una terribile realtà
4) Uscire dalla doccia e non avere l'accappatoio lì vicino..
5) sapere che comunque, che tu scelga o non faccia nulla, qualcuno gioirà e qualcun'altro soffrirà
6) vedere che le persone molte volte aprono la bocca senza credere veramente in quello che dicono...
7) vedere tradita la mia fiducia

MERAVIGLIE


1) Chiudere gli occhi la sera e dire: ho fatto del mio meglio
2) vedere ogni giorno una nuova alba
3) capire che una persona non è come sembrava...ma molto meglio!
4) Accogliere (con fatica) una scelta non condivisa ed essere profondamente sereni: non mi sono venduto.
5) rendersi conto che nonostante tutto quello che gli altri ti hanno fatto di male, non riesci proprio ad essere un bastardo
6) Spiegare a qualcuno il nostro punto di vista, e sentire che anche se non è d'accordo con noi l'abbiamo colpito, e abbiamo lasciato qualcosa, anche di piccolo, nella sua vita.
7) La solarità


UTOPIA, MA NELLA QUALE CONTINUO A CREDERE!

Ogni volta che in monastero bisogna trattare qualche questione importante, l’Abate convochi tutta la Comunità ed esponga personalmente l’affare in oggetto. Poi, dopo aver ascoltato il parere dei monaci, ci rifletta per proprio conto e faccia quel che gli sembra più opportuno. Ma abbiamo detto di consultare tutta la Comunità, perché spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore. I monaci poi esprimano il loro parere con tutta umiltà e sottomissione, senza pretendere di imporre a ogni costo le loro vedute.

(Dalla Regola di San Benedetto cap. 3)


Credo che ci scriverò un po’ di tutto, pensieri (miei), riflessioni (di altri), lavoro, varie di vita quotidiana e forse altro. Dei pensieri (miei) mi assumo la responsabilità. Le riflessioni (di altri) le posto - a volte interpretandole con il titolo che metto, perchè a me dicono qualcosa; su questo come su tutto forse ci si può confrontare e il confronto fa crescere davvero. Se vi interessa il mio punto di vista sulle riflessioni (di altri) lo trovate, forse e non sempre nei commenti ok? Come citato sopra, da fonte autorevole ogni vostro apporto sarà dono prezioso, provocazione positiva.


Grazie a tutti ed a ciascuno

Pier(angelo)

pier.praglia@tin.it


autocertificazione





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martedì 14 ottobre 2008 - ore 20:10


e se si smascherasse la crisi?
(categoria: " Riflessioni ")


L’unica cosa che posso (e devo) dire è che nella Chiesa abbondano i funzionari e scarseggiano i profeti. Ho l’impressione che, in questo momento, per uscire dal ginepraio in cui siamo finiti, ancor più importante della conoscenza degli economisti, sia l’audacia dei profeti, capaci di informare sull’origine della cupidigia che, come ho già detto, è alla radice del momento che stiamo subendo.

José Maria Castillo


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lunedì 13 ottobre 2008 - ore 19:30


crisi finanziaria
(categoria: " Riflessioni ")


Forse una caratteristica del mondo attuale potrebbe essere quella che chiamano la quarta guerra mondiale del neoliberalismo. Sembra che, dopo la bomba atomica che distrusse Hiroshima, sia nata la bomba al neutrone che distrugge la vita rispettando le costruzioni esistenti, per arrivare oggi alla bomba finanziaria che distrugge le nazioni e di conseguenza l’identità dei popoli.

Cristina Piccardo
Pedagogia viva, 1999


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domenica 12 ottobre 2008 - ore 16:53


Lc 22, 1-14 - invito a scelta
(categoria: " Pensieri ")


Nonostante l’incalzare delle parabole nei capitoli precedenti, ascoltate nelle ultime tre Domeniche, Gesù di Nazaret non molla la presa verso i suoi autorevoli interlocutori e ne propone un’altra più articolata: il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio (v. 2). Wow la realtà dove Dio opera (regno dei cieli – non nei), cioè la nostra realtà di vita, è anche festa: proposta, su invito. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire (v. 3) e, ancora, costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari (v. 5). Meglio lasciar perdere, no? Ehi: una proposta non è fallita se coloro ai quali è rivolta non aderiscono, ci sono altre possibilità sempre da sondare andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali (v. 9-10).

Festa riuscita dunque, ma non è sufficiente aver accolto l’invito: il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Se leggiamo il Vangelo facendoci qualche domanda – ogni espressione, parola è al posto giusto! – questo particolare dell’abito nuziale dovrebbe incuriosire: come può uno invitato l’ultimo momento cambiarsi. Ed ecco la bellezza della parabola: nell’usanza del tempo, chi invitava alle nozze regalava anche l’abito nuziale per cui all’ingresso della sala c’era chi distribuiva la tunica adatta. Ecco dunque che oltre ad accogliere l’invito (cosa non sufficiente) occorre decidere di vestirsi (= nuova dignità) a festa, sentirsi responsabili del momento che non è per se stessi, ma si condivide con tutti invitati e chi ha invitato.

L’essere entrato al banchetto senza sentirsi responsabile della festa di tutti, ma solo della propria comporta una necessaria presa di coscienza: ai servi del re (=suoi collaboratori) è detto legatelo mani e piedi, dove quell’espressione che sta nel v. 13 non richiama nulla di terroristico. Legare e sciogliere è il compito affidato ai discepoli (Mt 18,18), in precedenza e in primis a Simone (Mt 16,19) e dice la responsabilità dell’insegnare la novità del Vangelo. L’invitato che non ha vestito l’abito nuziale deve prendere coscienza che lui si è escluso dalla novità, non ha possibilità di muoversi (=legato mani e piedi) in questa sua logica del pensare solo a se stesso. In quella situazione che lui ha scelto, come invitato che non ha riconosciuto, vestito la sua dignità (=l’abito nuziale) non può stare nella gioia di una festa, ma sarà nelle tenebre continua il v. 13. Là sarà pianto e stridore di denti è l’espressione che il Vangelo usa per dire che si è persa l’occasione offerta e le occasioni perse non tornano più.

Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti (v. 14). Un proverbio che andrebbe reso meglio: i molti del Vangelo coincide con il nostro tutti: in effetti nessuno è escluso dall’invito. Gli eletti poi non sono gli scelti, ma coloro che scelgono: e anche qui tra gli invitati c’è chi ha detto no e chi pur avendo aderito si è disinteressato della sua responsabilità. Quindi tutti sono i chiamati, ma pochi coloro che scelgono, così si rende meglio l’invito di questa parabola che se ha volutamente pro-vocato gli esperti del sacro del tempo e con scarso risultato, potrebbe essere una bella occasione per noi oggi di farci qualche domanda di vita.

Ci sto, davvero, pienamente

Potrebbero essere parole utili per una buona settimana


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sabato 11 ottobre 2008 - ore 10:45


altro male, comune
(categoria: " Riflessioni ")


Dio,
non voglio arrabbiarmi mai.
Proteggimi
dagli scatti d’ira.
Fa’ che non sia invaso
da grettezza
o risentimento verso gli altri.
Non permettermi di dirigere la collera
contro qualcosa o qualcuno,
e soprattutto neanche
contro me stesso.

Nachman di Brazlav

Buon fine settimana


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giovedì 9 ottobre 2008 - ore 08:51


l’indifferenza: che male!
(categoria: " Riflessioni ")


Credo che vivere vuol dire essere partigiani. Non possono esistere gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.

Antonio Gramsci
La città futura, 11 febbraio 1917


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martedì 7 ottobre 2008 - ore 21:26


regno di Dio - regno dei cieli
(categoria: " Riflessioni ")






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martedì 7 ottobre 2008 - ore 10:49


razza in estinzione?
(categoria: " Riflessioni ")


- Per ogni ragazzo che ha detto il sesso può aspettare.
- Per ogni ragazzo che ha detto sei bella.
- Per ogni ragazzo che non era mai troppo impegnato
per guidare dall’altra parte della città per vederla.
- Per ogni ragazzo che le regala fiori
e un biglietto quando è malata.
- Per ogni ragazzo che le regala fiori solo perché sì.
- Per ogni ragazzo che ha detto che sarebbe morto per lei.
- Per ogni ragazzo che lo avrebbe fatto veramente.
- Per ogni ragazzo che ha fatto quello che voleva lei.
- Per ogni ragazzo che ha pianto di fronte a lei.
- Per ogni ragazzo di fronte a cui lei ha pianto.
- Per ogni ragazzo che le ha tenuto la mano.
- Per ogni ragazzo che la bacia con un motivo.
- Per ogni ragazzo che la abbraccia perché è triste.
- Per ogni ragazzo che la abbraccia senza alcun motivo.
- Per ogni ragazzo che le darebbe la giacca.
- Per ogni ragazzo che chiama
per sapere se è tornata a casa sana e salva.
- Per ogni ragazzo che starebbe seduto ad aspettare per ore
solo per vederla dieci minuti.
- Per ogni ragazzo che le cederebbe il posto.
- Per ogni ragazzo che vuole solo coccolarla.
- Per ogni ragazzo che la rassicura che è bella
non importa cosa faccia.
- Per ogni ragazzo che le ha confidato i suoi segreti.
- Per ogni ragazzo che ha provato a dimostrarle
quanto le volesse bene attraverso ogni parola e respiro.
- Per ogni ragazzo che ha pensato
questa potrebbe essere quella giusta.
- Per ogni ragazzo che ha creduto nei suoi sogni.
- Per ogni ragazzo che avrebbe fatto qualunque cosa
perché lei li potesse realizzare.
- Per ogni ragazzo che non le ha riso in faccia quando lei gli ha raccontato i suoi sogni.
- Per ogni ragazzo che l’ha accompagnata alla macchina.
- Per ogni ragazzo che ci mette il cuore.
- Per ogni ragazzo che prega perché lei sia felice
anche se non è con lei.

Dal blog di xet 77


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domenica 5 ottobre 2008 - ore 21:12


occasione
(categoria: " Viaggi ")


Vista l’opportunità di un viaggio per valutare una possibile committenza, accompagno un mio confratello.

A voi risolvere il quiz (beh, facile) e saprete dove va





E buona settimana


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sabato 4 ottobre 2008 - ore 22:14


Mt 21, 23-43 – ah, l’interesse egoistico
(categoria: " Pensieri ")


Altra Domenica con una parabola evangelica che ha a tema la vigna, realtà che Dio ama e dove c’è gioia (nella vigna si produce il vino, che allieta il cuore dell’uomo Sal 104, 15). I tre passi conseguenti: dall’evidenziare la categoria deleteria del merito - negativa, perchè divide gli uomini tra di loro e secondo tale logica anche da Dio - (Mt 20, 1-16), al puntare il dito contro l’ipocrisia degli esperti del sacro del suo e di ogni tempo (Mt 21, 28-32) e infine, oggi, è sottolineato sempre alle stesse persone in ascolto l’interesse egoistico, che non porta alcun frutto anzi rende inutili.

C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò. Il richiamo del v. 33 al primo testamento (Is 5, 1-2) è ben inteso dagli ascoltatori del tempo. Mentre là nel profeta Isaia si parlava di frutto non buono, qui si fa intendere ben altro: la vigna porta comunque frutto buono, ma cosa ne fanno i vignaioli? Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto (v. 34). Gli affidatari della vigna iniziano a ragionare in modo diverso, eliminando i servi come è detto nei v. 35-36. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. Sul figlio si vede l’interesse egoistico, ben evidenziato.

Gesù di Nazaret pro-voca (=chiama per) gli esperti del sacro a rispondere ed ecco sanno cosa succederà loro, secondo il modo strano di intendere dio, che hanno o meglio inculcano per mettere paura: farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo (v. 41).

Wow, Gesù di Nazaret nel confermare la fine tragica ha una sottolineatura ben più forte e incisiva: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare (v. 43). Dio non mette a morte nessuno! E’ ancora più bello: non è un problema di vigna, ma di vignaioli. Per chi pretende di sapere tutto di Dio - esperti del sacro, che agiscono per conto proprio - è riservato il fatto di essere semplicemente dimenticati. Altri vignaioli saranno responsabili della realtà dove Dio opera (= regno di Dio: qui in tono polemico – Matteo dice sempre regno dei cieli). Come? Lavorando perchè quella realtà sia segno di amore e gioia (=vigna). Che ventata di calore nel cuore: allora non c’è un tempo migliore di altri, come non c’è una realtà migliore di altre, come non ci sono persone migliori di altre. C’è il proprio tempo, la propria realtà unica di vita: qui e adesso e tocca a me! In che logica? Se sto con Dio, nella logica del servizio agli altri, quindi nel fare insieme (=ricchezza): mai da soli. E servizio agli altri è mettersi in gioco così come si è facendo del proprio meglio, non puntando al massimo per essere altri e/o sopra la realtà.

Buona Domenica

p.s. Se leggessimo anche Mt 21, 45-46 è sempre più chiaro: Gesù di Nazaret dà fastidio: udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo. Dire che si può essere contenti, felici nella propria realtà di vita può non piacere a tanti strumenti di potere. Da che parte si sta? Ah, su questa domanda ci si potrebbe confrontare: a ciascuno la propria scelta di libertà.


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venerdì 3 ottobre 2008 - ore 18:48


uomo maturo con orecchio acerbo
(categoria: " Riflessioni ")


Un giorno sul diretto Capranica-Viterbo
vidi salire un uomo con un orecchio acerbo.
Non era tanto giovane, anzi era maturato,
tutto, tranne l’orecchio, che acerbo era restato.
Cambiai subito posto per essergli vicino
e poter osservare il fenomeno per benino.
"Signore, - gli dissi - dunque lei ha una certa età:
di quell’orecchio verde che cosa se ne fa?".
Rispose gentilmente: "Dica pure che son vecchio.
Di giovane mi è rimasto soltanto quest’orecchio.
E’ un orecchio bambino, mi serve per capire
le cose che i grandi non stanno mai a sentire:
ascolto quel che dicono gli alberi, gli uccelli,
le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli,
capisco anche i bambini quando dicono cose
che a un orecchio maturo sembrano misteriose".
Così disse il signore con un orecchio acerbo
quel giorno sul diretto Capranica - Viterbo.

Gianni Rodari

Buon fine settimana



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