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lunedì 1 dicembre 2008 - ore 06:16


DUCK - Capitolo 25
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Salve a tutti. Anche a voi, laggiù. Il mio nome è Dario, meglio conosciuto con il diminutivo di "Dario"; vi concedo comunque di chiamarmi Duck.
Sono nato un’ora e venticinque anni fa, a più d’un centinaio di chilometri da qui. No, non ci ho messo venticinque anni a venir qui... E’ già da un pezzo che occupo questi luoghi: una volta indossavo un grembiule giallo con il colletto bianco a forma di margherita e aspettavo che un’ anziana suora mi versasse nel piatto di plastica colorato quelle meravigliose mezzepenne rigate al sugo di pomodoro e burro. Non era che ad un paio di strade da dove mi trovo ora.
Eravamo in fila con il piatto all’altezza del mento, sorretto a modi scodella con entrambe le mani, come quei barboni che attendono il turno per una ciotola di brodo versata dalla caritas in pieno inverno in qualche quartiere malfamato del Bronx, quando fa così freddo che il fumo della minestra non ti permette di vedere dove cammini, così ti fermi li, in piedi dove sei e ti metti ad aspirare dal cucchiaio tutto il brodo che puoi; e man mano che il brodo finisce anche il fumo diminuisce, in modo da farti vedere i tuoi soliti luoghi, i palazzi, i muri, la solita gente, il solito freddo. Rimani li ad osservare tutto questo, con una scodella di latta vuota in mano, ancora calda. E pensi a quanto eri fortunato un attimo prima, quando come un cieco non vedevi nulla e non ti potevi muovere, ma godevi del tepore di quel fugace minuto che quella calda minestra ti ha regalato, facendoti estraniare dal tuo mondo di sempre, dal freddo che ti circonda, dalla vista della gente, delle cose. Se avessi dovuto rispondere alla domanda su come saresti voluto passare a miglior vita avresti risposto così: In piedi, nel bel mezzo del più squallido dei quartieri, nel più rigido degli inverni, mangiando una minestra calda da una scodella di latta.

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