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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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mercoledì 25 luglio 2007
ore 22:39 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Il Senato vara la riforma dei Servizi Più facile revocare il segreto di stato
ROMA - Il Copaco può togliere il segreto di Stato, se tutti i suoi membri sono daccordo; spariscono Sismi, Sisde e Censis e al loro posto arrivano lAgenzia informazioni e sicurezza esterna (Aise), lAgenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi) e il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis). Sono le principali novità decise dal Senato che con voto unanime ha approvato la riforma dei servizi segreti rinviando il disegno di legge alla Camera, dove aveva iniziato il suo iter parlamentare. Le modifiche, realizzate in un clima bipartisan, puntano ad aumentare i poteri di controllo del Parlamento e a limitare il segreto di Stato. Questi i punti salienti della riforma, che torna a Montecitorio.
Aise-Aisi - Nel testo della Camera si parlava di Sie (Servizio di informazione per la sicurezza esterna) e Sin (Servizio di informazione per la sicurezza interna) per sostituire Sismi e Sisde, di cui mantengono ruoli e funzioni con una definizione più netta. Il termine "servizio" è stato sostituito da "agenzia". Aise e Aisi dovranno cooperare alle dirette dipendenze del presidente del Consiglio che ha il potere di nominare e revocare i due direttori. Dovranno anche informare, "tempestivamente e con continuità", rispettivamente, i ministri dellInterno e della Difesa. I direttori dei due servizi possono riferire direttamente al presidente del Consiglio, senza passare per il direttore del Dis, "in casi di particolare urgenza".
Presidente del Consiglio - Al premier spetta la direzione politica e il coordinamento delle due Agenzie, decide sullapposizione del segreto di Stato e può scegliere se nominare un ministro o un sottosegretario a cui affidare alcune funzioni. Unica novità rispetto al testo proposto dalla Camera: al premier viene tolta la dicitura di "Autorità nazionale per la sicurezza" per evitare fraintendimenti con l"Autorità nazionale di pubblica sicurezza" che è appannaggio del ministro dellInterno.
Copaco - Il Comitato parlamentare di controllo torna a essere costituito da 8 membri (la Camera li aveva portati a 12). La sua presidenza va allopposizione per legge (e non più per prassi). Il suo potere si rafforza: può acquisire informazioni o ascoltare agenti senza che si possa opporre il segreto di Stato se tutto il Comitato è daccordo. Inoltre, potrà acquisire atti e fascicoli processuali, senza che venga opposto segreto dufficio, istruttorio o bancario e dovrà essere informato di tutte le "operazioni improprie". Ha libero accesso negli uffici dei servizi previo avviso a Palazzo Chigi e potrà controllare la documentazione sulle spese degli 007.
Segreto di Stato - Non potrà valere per la Corte Costituzionale e, ora, anche per il Copaco. Se il Comitato lo chiederà allunanimità, il segreto di Stato non potrà essere opposto. Il vincolo avrà solo la durata di 15 anni, prorogabile fino a 30. Nessun segreto di Stato potrà coprire fatti eversivi e stragi.
Dis - Il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza sostituisce il Cesis, mantiene i poteri di coordinammento, vigilanza, controllo su Aisi e Aise, ma le due Agenzie hanno maggior autonomia in casi di "stretta necessità e urgenza".
007 - Possono commettere atti illeciti ma devono essere autorizzati di volta in volta. Questa possibilità cè sempre stata ma ora la riforma definisce con precisione quali sono le "licenze di reato" per gli agenti su cui serve lautorizzazione del premier. Non è concessa "licenza di uccidere", né sono autorizzate azioni che possono ledere la salute e la libertà delle persone. Inoltre, nessuna "operazione impropria" è consentita nelle sedi dei partiti, dei sindacati o contro i giornalisti professionisti. Rimangono la possibilità di utilizzare identità di copertura e attività economiche simulate e la garanzia di riservatezza dellidentità nei rapporti con la magistratura.
Dossier - Pene severe, con il carcere da 3 a 10 anni, per quegli agenti che compiono "dossieraggio". Sono messi al bando gli archivi riservati.
Formazione - La scuola di formazione degli 007 non sarà obbligatoria per chi ha già esperienza nel settore, è interno e può usufruire di un corso di aggiornamento.
Ris - Infine, il Reparto informazioni e sicurezza dello stato maggiore della Difesa svolge attività informativa utile alla tutela dei presidi militari allestero.
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mercoledì 25 luglio 2007
ore 14:24 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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mercoledì 25 luglio 2007
ore 11:01 (categoria:
"Vita Quotidiana")
"Alla Ligresti niente laurea ad honorem" Mussi: "Non la merita" di PAOLO GRISERI
TORINO - La festa di laurea è durata lo spazio di un cocktail nellalbergo di famiglia nel centro di Torino. Poi, quando già Jonella Ligresti, figlia di Salvatore, era sullauto che la riportava a Milano, il triste ritorno alla realtà: quella laurea non saveva da consegnare, "pertanto è da ritenersi giuridicamente nulla". Parola di Fabio Mussi, ministro dellUniversità. "Eppure la cerimonia di consegna della laurea, il rettore in pompa magna, il preside di Economia, sembravano veri, non pareva un sogno", commentano amaramente nellentourage del presidente della Sai.
Sembrava tutto vero prima che il niet di Mussi, giunto con un comunicato stampa nel primo pomeriggio, annunciasse lamara verità: "In merito al conferimento della laurea honoris causa a Jonella Francesca Ligresti, il ministero dellUniversità precisa che il ministro non ha approvato il conferimento di tale laurea quadriennale in economia aziendale".
Motivo: "Tale laurea quadriennale non è compatibile con il vigente sistema di studi universitari". Inoltre, già nel dicembre scorso "il ministro invitava gli atenei a limitare il conferimento della lauree honoris causa, attenendosi ad unattenta valutazione". Gelo. I vertici dellUniversità torinese imbarazzati di fronte allinequivocabile figuraccia.
Perché la cerimonia era stata davvero toccante. Con laula magna dellUniversità gremita di parenti, la famiglia Ligresti al completo, dal patriarca ai nipoti. Lei, Jonella, 41 anni, vestita come vuole il rito: toga, tocco e fascia. In mano la cartella con la laudatio. Titolo: "Lassicurazione: quando la finanza guarda lontano". I fotografi scatenati come ai matrimoni: il bacio con il papà, il sorriso di fianco allermellino del Rettore, il Senato accademico felice.
Il preside di Economia, Sergio Bortolani, che presenta la candidata con pochi tratti entusiasti elogiandone "la capacità imprenditoriale messa in luce in questi anni di amministrazione dellazienda assicuratrice". Lei che va al microfono emozionata prima di leggere lanalisi sullindustria delle assicurazioni che le varrà lalloro dei dottori. Gli applausi e via verso il ristorante dellalbergo Principi di Piemonte (proprietà Sai) per i festeggiamenti.
Tocca a Fausto Marchionni, amministratore delegato di Fondiaria Sai, avvisare Jonella che è stata tutta una finta. Che la sua laurea non è valida, la laudatio è stata inutile. Lei si rinchiude nel silenzio, preferisce non commentare e viaggia verso Milano. Lasciandosi dietro, a Torino, una scia di polemiche e di ironie. Il Rettore, Ezio Pelizzetti, ricostruisce la sua versione dei fatti: "Avevamo inoltrato la domanda al ministero il 24 settembre. Il no da Roma è arrivato nei nostri uffici lunedì sera. Io ho visto il documento del ministro unora prima dellinizio della cerimonia". Dunque poteva bloccare tutto? "Lei lo avrebbe fatto?". Bloccare la cerimonia, come nella scena finale del Laureato, lasciando di sasso la platea? Pelizzetti ha tirato dritto. Ora deve vedersela con il ministro. Queste lauree non sono date con troppa facilità? "È la prima in Italia che viene bloccata. Vogliamo parlare delle altre concesse?".
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sabato 21 luglio 2007
ore 21:34 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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venerdì 20 luglio 2007
ore 13:03 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Gay ucciso, convivente ammesso come parte civile al processo
ROMA - Laddove non arriva la politica, ci pensa la magistratura. E’ presto per parlare di pacs all’italiana, ma si apre una prima breccia nel dibattito sul riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, gay compresi. Il gup del tribunale di Roma, Claudio Carini, ha deciso di ammettere come parte civile ad un processo penale il convivente di un omosessuale, Roberto Chiesa, ucciso nella capitale il 7 marzo scorso.
Il giudice ha riconosciuto come Mario Chinazzo, 67 anni, abbia subito un "danno diretto e conseguenziale", dalla morte di Chiesa, con il quale conviveva dal 1982. Anche la sorella della vittima, Graziella, è stata ammessa a partecipare al processo, che si aprirà il prossimo 8 novembre. Al contrario, non è stato riconosciuto il diritto a costituirsi parte civile del comune di Roma e dell’Arcigay, in quanto "non è stato ravvisato un danno giuridico rilevante".
Si tratta della prima ammissione ad un processo penale del convivente di una coppia gay. Mentre in sede civile, infatti, era già accaduto che al compagno di un omosessuale fosse riconosciuto un risarcimento, la giurisprudenza penale aveva visto solo precedenti di coppie eterosessuali.
Ecco perché Chinazzo nutriva molti dubbi sul fatto che la sua richiesta sarebbe stata accolta. Visibilmente commosso, l’uomo ha detto di "essere felice, perché il riconoscimento del giudice dimostra che sono qualcuno". E’ felice perché "ha diviso la sua vita con Roberto per 25 anni", e gli faceva star male "pensare di non essere nessuno per la legge". Il suo legale, Daniele Stoppelli, è riuscito a provare "l’esistenza di un rapporto materiale e affettivo che andava avanti da più di vent’anni", come ha dichiarato lo stesso avvocato, facendo appello a "disposizioni testamentarie, rapporti patrimoniali, scritti privati e testimonianze dei vicini di casa".
L’Arcigay ha parlato di "decisione storica, che non potrà non fare giurisprudenza". Ha espresso soddisfazione, perché "la magistratura, recependo un’esigenza profonda della società, ha riconosciuto, prima della politica, il valore sociale di tutte le convivenze, omo ed etero". Ma dall’altra parte non può mancare il rammarico, perché "non è possibile che gli omosessuali siano costretti a dimostrare il loro amore a colpi di scartoffie e carte bollate". Ragione per cui c’è bisogno di una legge, perché "l’Italia diventi finalmente una nazione europea". Esigenza ribadita dall’ex presidente dell’Arcigay e deputato della Sinistra Democratica, Franco Grillini, per cui "è la società italiana a chiedere certezze giuridiche per le nuove famiglie".
Il gup ha chiesto inoltre una perizia per l’uomo accusato dell’omicidio, il 23enne rumeno George Alain Chisereu. Il perito dovrà stabilire se Chisereu fosse capace di intendere e volere. Chiesa fu trovato morto nel suo appartamento di via Faleria, nel quartiere San Giovanni. A scoprire il cadavere fu proprio il convivente. Secondo l’accusa, il delitto sarebbe stato compiuto al termine di un rapporto sessuale tra Chiesa e il rumeno, conosciuto qualche giorno prima. Chisereu avvrebbe accoltellato l’uomo per poi derubarlo di alcuni beni di valore.
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giovedì 19 luglio 2007
ore 16:34 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Rignano, la procura sequestra video del Tg5 Il garante della privacy avvia unistruttoria
ROMA - I carabinieri di Roma hanno sequestrato il video trasmesso ieri sera dal Tg5 sulle perizie in corso sui bambini di Rignano Flaminio. Il sequestro è stato disposto dalla procura di Tivoli che indaga sui presenti casi di pedofilia avvenuti nella scuola Olga Rovere. E lAutorità garante della privacy ha avviato unistruttoria sul caso: gli ispettori sono andati nella redazione della testata giornalistica per acquisire una copia del filmato.
La procura procede per il reato di violazione del segreto istruttorio: ieri sera durante ledizione del Tg5 delle ore 20 era stato trasmesso un filmato girato durante alcuni degli incontri degli psicologi con i bambini vittime dei presunti abusi sessuali nella scuola di Rignano. Incontri che rientrano nella perizia psicologica in corso per stabilire se i piccoli siano in grado di rendere testimonianza sui fatti dei quali sarebbero stati vittime. La perizia si svolge presso il dipartimento di Scienze Neurologiche di via dei Sabelli a Roma, ed è affidata alla neuropsichiatra infantile Angela Giganete e alle psicologhe Marilena Mazzolini e Antonella Di Silverio. Lesito dovrebbe essere consegnato nei prossimi giorni al gip di Tivoli, Elvira Tamburelli.
Dopo la trasmissione del servizio, non si sono fatte attendere le proteste dei difensori delle famiglie dei bambini. Lavvocato Antonio Cardamone, insieme allavvocato Franco Merlino, hanno inviato un fax al direttore del telegiornale Clemente Mimun, chiedendone le dimissioni, ed hanno sollecitato un intervento "drastico ed immediato" da parte del garante della privacy.
Mimun ha replicato che nel servizio si spiegavano le modalità dellincidente probatorio, non si faceva riferimento ad alcun dettaglio dei contenuti dei colloqui tra i bambini e gli psicologi e i piccoli non potevano essere riconosciuti. Ma per lUnicef Italia il Tg5 "ha leso i diritti dellinfanzia": è questo il giudizio di Antonio Sclavi, presidente del Comitato italiano per lUnicef, che ha parlato ai giornalisti a margine del Forum di San Rossore dedicato alla condizione dei bambini e delle donne. Per quanto riguarda il direttore del Tg5 "non spetta a noi chiedere le dimissioni" ha aggiunto. "Noi continuiamo a chiedere listituzione del garante dellinfanzia, lunico organismo che può intervenire, anche con sanzioni appropriate, in casi di questo genere".
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giovedì 19 luglio 2007
ore 14:34 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Tour, Sinkewitz positivo al testosterone e le tv tedesche sospendono le dirette ROMA - Lavevano promesso e hanno mantenuto la parola: al primo caso di doping durante il Tour, le emittenti tedesche Ard e Zdf hanno sospeso la diretta televisiva della corsa a tappe francese. A far scattare lo stop è stata la notizia della positività al testosterone di un atleta della T-Mobile, Patrik Sinkewitz, dopo un controllo a sorpresa effettuato l8 giugno scorso.
Il flagello del doping non abbandona dunque il ciclismo e provoca problemi di immagine sempre maggiori al mondo della bicicletta. In una Grande Boucle partita tra le polemiche e senza grandi nomi proprio a causa delle inchieste della giustizia sportiva e della magistratura, a generare un caso senza precedenti è un 26enne tedesco della T-Mobile, squadra già coinvolta in altri casi di doping come quello di Jan Ullrich.
Patrik Sinkewitz, che nel sangue aveva un rapporto tra testosterone ed epitestosterone pari a sei volte il limite massimo consentito e che si proclama innocente, in realtà, al Tour non cera più. Domenica, a causa di una brutta caduta, si era dovuto ritirare. Per le reti televisive che trasmettono la gara in Germania non ha però fatto alcuna differenza. Già prima dellinizio della corsa, in seguito alle confessioni di numerosi ciclisti ed ex ciclisti tedeschi, avevano annunciato che avrebbero sospeso le dirette al primo caso simile. La positività di Sinkewitz ad un controllo a sorpresa effettuato più di un mese fa dellagenzia antidoping tedesca le ha indotte a mantenere la parola data: in Germania non si vedrà il Tour finché non sarà fatta piena luce sulla vicenda. Chissà che questo tipo di conseguenze non abbia effetti migliori sul mondo del ciclismo rispetto alle minacce di squalifica dei singoli corridori.
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giovedì 19 luglio 2007
ore 09:30 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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giovedì 19 luglio 2007
ore 08:46 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Gratis alla fonte, cara al bar Minerale, ecco loro azzurro di MAURIZIO RICCI
ROMA - Sicura al 100 per cento, giurano i produttori: mai uninfezione da una nostra bottiglia. Saporita, fa capire il 98 per cento di italiani che la preferisce sempre di più allacqua potabile. Salutare: per chi ha problemi di pressione e ha bisogno di unacqua leggera o, al contrario, per gli sportivi alla ricerca di unacqua ricca di sali minerali. Ma cara. Lacqua al rubinetto la paghiamo 60-80 centesimi a metro cubo, che equivale a mille litri. Lacqua minerale 40 centesimi per una bottiglia di 1,5 litri (al supermercato, si intende, perché al bar lunico limite è la faccia tosta del gestore). Cioè 25 centesimi al litro: 250 euro a metro cubo.
Il problema è che non è lacqua che paghiamo tanto. Quella costa pochissimo, quasi niente. A volte, visto che le fonti dacqua minerale sono di proprietà pubblica, noi - la collettività - gliela diamo in concessione anche praticamente gratis. Quando va male (allazienda), Nestlè e concorrenti pagano a noi, oggi, come collettività, lacqua che finirà sugli scaffali del supermercato o dei bar gli stessi 60-70 centesimi a metro cubo che noi, singolarmente, paghiamo per lacqua del rubinetto. A fare i conti, si finisce sommersi da virgole e zeri: nei 40 centesimi della bottiglia del supermercato, la materia prima, lacqua, vale oggi, al massimo, 25 centesimi di centesimo. Praticamente invisibile. Compriamo acqua, ma in realtà paghiamo la plastica della bottiglia, il gasolio per trasportarla, gli spot per pubblicizzarla.
Ed è già un bel salto rispetto alla situazione di qualche anno fa. "Liscia, gassata, gratis" titolava un vecchio documento di denuncia del Wwf. La storia delle acque minerali è, in linea di principio, la stessa dei bagnini che sfruttano le spiagge del demanio in concessione. Solo che nella realtà è molto peggio, perché nessun bagnino è un gigante multinazionale come la Nestlè e i soldi in questione sono molti di più. Fino a pochi anni fa, la materia era regolata da una legge del 1927, quando lacqua minerale era il bicchiere che si andava a riempire alle terme. La concessione, dunque, si pagava in base agli ettari di terreno occupati per gli impianti. Spiccioli, anzi meno: da 5 a 60 euro per ettaro. Questo spiega come la Nestlè potesse pagare poco più dellequivalente di 2.500 euro per imbottigliare la San Pellegrino (uno dei marchi più famosi al mondo) o 15 mila euro per la Levissima. In totale, la Nestlè spendeva probabilmente meno di 50 mila euro lanno, in tutta Italia, per avere lacqua, su cui realizzava un fatturato di 500 milioni di euro. Il Veneto, dove si imbottiglia un quinto dellacqua minerale italiana, per un fatturato di 600 milioni di euro, ne incassa tuttora, dalla concessione per ettaro, solo 300 mila.
La situazione è cambiata nel 2001, quando la riforma federalista ha dato alle Regioni la competenza sulle acque minerali. Le Regioni hanno cominciato ad intervenire, spinte anche da pronunce della magistratura, come la Corte dei conti piemontese che, nel 2002, mise sotto accusa lallora giunta di centrodestra proprio per le concessioni sulle acque minerali. Se alcune regioni sono ancora ferme alla vecchia normativa (nelle Marche è di 5 euro per ettaro, in Abruzzo un forfait di 2.500 euro lanno, tutto compreso) altre, soprattutto quelle dove maggiore è la produzione di acqua minerale, hanno introdotto il principio di commisurare il canone di concessione ai metri cubi di acqua utilizzata, invece che solo agli ettari occupati. In Piemonte, ad esempio, 0,70 euro a metro cubo, in Lombardia 0,51. Gli effetti sono sui bilanci. Il Piemonte prevede un aumento del canone da praticamente zero a un milione di euro lanno. Il Veneto da 300 mila a 2,7 milioni di euro. Finora sono nove le regioni che hanno introdotto questo parametro, per una quota, stima Ettore Fortuna, presidente di Mineracqua, lorganizzazione confindustriale dei produttori, pari al 65-70 per cento della produzione nazionale. Qualcuna lha introdotta con entusiasmo. La giunta veneta aveva recentemente deciso di portare il canone a 3 euro a metro cubo. Suscitando la protesta di Fortuna. "Qui - dice - non è in discussione lentità del canone. E un problema di concorrenza. Non è possibile che io paghi in Veneto 3 euro a metro cubo e, nella regione a fianco, il Friuli, praticamente niente. La concorrenza è falsata".
Largomento ha fatto breccia nella giunta veneta che ha deciso di adeguarsi alle linee guida che le regioni stabiliranno a livello nazionale. Per evitare una legislazione a macchia di leopardo, la Conferenza delle Regioni dovrebbe infatti varare una forchetta minimo-massimo dei canoni, per spingere le regioni che ancora non lhanno fatto ad intervenire ed evitare disparità di concorrenza fra le diverse fonti. La forchetta suggerita alle giunte è fra 1 e 2,50 euro ogni mille litri (o metro cubo) imbottigliati. Se la media fosse di 2 euro a metro cubo, gli incassi dalle concessioni passerebbero dal quasi zero attuale a circa 22 milioni di euro in totale. Meglio di prima, naturalmente, nel capitolo "pagare lacqua per quello che vale", ma quanto meglio? "Non provi a commisurare i canoni di concessione al fatturato di 3 miliardi di euro del settore" mette le mani avanti Fortuna. "Quello è il fatturato al consumo, che comprende anche la bottiglia a 5 euro al bar del Colosseo o al ristorante di Capri. Per noi conta la grande distribuzione".
Attraverso i supermercati passano circa i due terzi delle bottiglie di acqua minerale, per un giro daffari di circa 2 miliardi di euro. Se tutte le regioni applicassero un canone di 2 euro a metro cubo e incassassero 22 milioni di euro, le concessioni peserebbero sul giro daffari nella grande distribuzione al massimo per l1 per cento. Vale poco lacqua minerale, anche dopo aver decuplicato il vecchio canone di concessione. E allora, cosa paghiamo alla cassa? Soprattutto, la bottiglia: "I due terzi dei costi sono per la plastica delle bottiglie" dice Fortuna. "E un altro 12 per cento è marketing e pubblicità". E i profitti? Bassi, assicura: "I profitti lordi sono, in media, intorno al 4 per cento del fatturato". In molti settori industriali si guadagna di più. Considerando che la materia prima non costa quasi nulla, è un risultato sorprendente. Oppure un paradigma della società dei consumi, in cui la vera merce sono linvolucro (la bottiglia) e limmagine (la pubblicità).
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mercoledì 18 luglio 2007
ore 17:52 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Gesù diventa un giocattolo. Wal Mart, la più grande catena di negozi del mondo, metterà presto in vendita le "action figures" di Gesù Cristo e di altri personaggi biblici. "Vendiamo moltissime bibbie attraverso la nostra rete di store - spiegano alla Wal Mart - e pensiamo che questi acquirenti preferiscano vedere i loro figli giocare con un Gesù giocattolo piuttosto che con i supereroi". Le action figures sono prodotte dalla One2Believe, unazienda specializzata in riproduzioni bibliche.
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