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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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lunedì 25 febbraio 2008
ore 13:52
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il cuore nero dei giovani d’Italia
Viaggio alla scoperta dell’ultradestra
di CONCITA DE GREGORIO

ROMA - I balilla che governano la "Cosa nera", parlamento delle scuole romane, non si riconoscono dalla divisa: non ce l’hanno. Nemmeno quella diffusa sui giornali da foto d’archivio: ray-ban a goccia specchiati e bomber di pelle, capelli cortissimi. Non si usa più: sono i più grandi semmai a bardarsi ancora così, gli ultra ventenni e Cesare Previti quando si veste da giovane, la domenica mattina. I ragazzini di 15-17 anni eletti in liste di destra che gestiscono gli 80mila euro della Consulta provinciale studentesca insieme alla gloria di aver defenestrato la sinistra da sempre al potere sono indistinguibili da migliaia di loro simili.

Andrea Moi, 17, presidente della Consulta, è un adolescente con la voce ancora sottile, secondo di tre figli cresciuto in mezzo a due sorelle, vive a Roma Sud - Colli Albani - e va a scuola al Terzo istituto d’arte, fermata della Metro Giulio Agricola. Milita in Azione giovani da quando aveva 13 anni, è in consulta da quando ne aveva 14. Dice che "un tempo a scuola in assemblea si parlava solo di temi difficili e lontani dagli interessi dei ragazzi tipo l’Europa, gli anni Settanta. Ora finalmente di discute di cose che interessano a loro: il caro cd, il caro libri". Va così e attenzione a sottovalutare o liquidare con spallucce la portata dell’onda.

Le battaglie sono per utilizzare l’aula di informatica, mettere i pannelli solari sul tetto, fare più ore di educazione fisica e più gite "a contatto con la natura", possibilmente senza telefonino perché "lo spirito se ne giova". Per avere libri di testo non obbligatori, insomma non studiare la storia solo sul Villari, ma almeno affiancarlo, dice Moi, a "un libro che mi dica che la Rivoluzione francese è stata anche una carneficina e che non liquidi in tre righe la rivolta di Vandea".

A Roma otto anni fa gli studenti di destra eletti nel Parlamento dei ragazzi erano 20 su 400. Oggi sono la maggioranza assoluta, più di 200. Decuplicati. Marco Perissa, 25 anni, responsabile scuola per Roma di An: c’era allora e c’è adesso. Nel ’99 era uno dei consiglieri della Consulta, "facemmo il libro bianco sull’edilizia scolastica". Dice: "Ha vinto la destra perché ha perso la sinistra. Ci siamo inseriti nell’antipolitica e abbiamo rubato voti alla sinistra ideologica. Le abbiamo opposto una destra pragmatica: non tutti gli studenti che ci votano sono di destra, anzi. Ci votano perché facciamo le cose. Perché gli anni Settanta sono lontani e non si può restare lì, perché pensiamo all’oggi".

Dunque vediamo, oggi. Oggi al Tufello, periferia romana, c’è qualche centinaio di studenti di sinistra che sfila in mezzo ad una impressionante saracinesca di polizia: ricordano Valerio Verbano, studente dell’Archimede ucciso dai fascisti nell’80, sua madre apre il corteo. Esprimono solidarietà a Simone, ex studente dell’Aristofane di Vigne Nuove picchiato qualche giorno fa da una spedizione punitiva del Blocco studentesco, falange scolastica della Fiamma.

Il Blocco - sede principale a Casa Pound, centro sociale di destra - ha conquistato quest’anno 55 rappresentanti alla Consulta. Uno di loro è Giorgio Evangelisti, 17 anni, studente del Convitto nazionale fin da quando era in terza elementare. Il Convitto è la scuola della classe dirigente, fama di rigore estremo. Giorgio dice che "è l’ora di finirla con questa storia che siamo violenti e razzisti. Al corteo per le foibe c’erano quattro ragazzi di colore, uno di loro è attivista nella sezione di Roma Nord. Picchiare ci si picchia, ogni tanto, succede da sempre. Però quando noi abbiamo fatto volantinaggio davanti al Tasso due mesi fa sono venuti a menarci con caschi e bastoni, una cosa organizzata, non dico bugie, e non ne ha parlato nessuno. Fa notizia, la violenza, solo quando fa comodo a sinistra". Non è proprio così, questa è una versione di Giorgio, parte in causa.

Dice anche che è una bugia che la destra cresca solo in periferia e la sinistra mantenga le roccaforti del centro storico. Vediamo la mappa delle scuole, come è cambiata. Fortino del Blocco è il Farnesina, scientifico di Vigna Clara: è lì che è cominciata la prima occupazione della Destra "perché non se ne poteva più di far lezione nei container, ci pioveva dentro". Due del Blocco sono eletti al liceo classico Visconti, piazza del Collegio romano, la sede del processo a Galilei. Al Righi, lo scientifico più rinomato della città, il rappresentante di istituto è di Azione studentesca, braccio nella scuola di Azione giovani. Il Giulio Cesare, un tempo classico di destra, ha oggi un esponente di sinistra e uno cattolico. Restano "rossi" il Mamiani, il Virgilio, il Tasso.

La destra va fortissimo allo scientifico dei Parioli, l’Azzarita, dove il Blocco raccoglie firme per far intitolare l’aula magna a Nanni De Angelis. "Sa chi è? - domanda Evangelisti - un ragazzo degli anni Settanta". Due consiglieri di destra sono stati eletti al classico Nomentano, uno allo scientifico Benedetto da Norcia, due al tecnico Armellini di San Paolo fuori le mura. Non si parla solo di Ostia, dunque. Andrea Moi cita il coraggio del giovane eletto con As al Machiavelli di via dè Volsci, quartiere San Lorenzo, roccaforte storica della sinistra radicale, Radio popolare e controcultura militante. "Però non lo nomini per favore perché magari a scuola non lo sanno che è di destra". Ecco, magari non lo sanno.

La novità è che il 65 per cento degli studenti romani ha votato a destra ma magari, una parte almeno, non lo sa. Azione studentesca ha uno slogan che dice "Contro lezioni tristi e grigi professori, per una scuola capace di divertire e unire": un programma capace di raccogliere l’unanimità dei consensi. Quando il Blocco chiede "più ore di ginnastica" non lo fa esponendo un manifesto di prestanza fisica neomussoliniana, sui manifesti delle elezioni scolastiche ci sono gli eroi del film western e Bart Simpson quello dei cartoni animati, e poi fare più ginnastica vuol sempre dire fare meno greco e estimo. Per arrivare allo scacco del due a uno (la Cosa nera vede 15 consiglieri alla destra, 10 alla sinistra) le due liste romane di destra, fra i quattordicenni, hanno fatto "propaganda sulle cose".

Aule più belle, libri e cd meno cari, più ginnastica e più gite. L’anticomunismo un sottile sottofondo, scenario per ora marginale. Intanto stare meglio, divertirsi di più. Poi è alle manifestazioni politiche che tornano fuori i simboli, le croci runiche e le aquile. Arrivano i venti e anche trentenni, lì. Sono loro che menano la danza. L’8 febbraio era previsto un convegno della Consulta al teatro Brancaccio. Tema: "Istria, Slovenia, Dalmazia: anche le pietre parlano italiano". Dopo tanti convegni sulla Resistenza, dicono i balilla, ora che il vento è cambiato finalmente uno sulle foibe.

Perissa, il responsabile scuola: "Purtroppo 15 attivisti del collettivo del Virgilio hanno tirato un fumogeno nel teatro, Costanzo ha ritirato la disponibilità della sala, duemila studenti pacifici sono rimasti per strada. La riprova questo che non è un paese libero". Le cronache di quel giorno raccontano una storia diversa. Scontri violenti in via Nomentana fra adulti neofascisti e studenti delle scuole del centro. Nel blog di Casa Pound però c’è scritto che non bisogna leggerli i giornali. La verità è nella "forza dell’azione". La rivoluzione è la nostra: "Sveglia bastardi, la ricreazione è finita". Marx, ha stancato: "Dopo Marx, aprile". Una nuova primavera invisibile, per alcuni inconsapevole. Ma si sa che la coscienza politica si forgia con costanza: a tredici anni voti per la gita in Abruzzo, a sedici per i computer nuovi in aula d’informatica. Le foibe dopo, c’è tempo.


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lunedì 25 febbraio 2008
ore 12:43
(categoria: "Vita Quotidiana")





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domenica 24 febbraio 2008
ore 19:46
(categoria: "Vita Quotidiana")



Addio sole, ecco come morirà: diventerà una piccola stella
di LUIGI BIGNAMI

ROMA - Sarà una lotta per la sopravvivenza. Il Sole diventerà un mostro centinaia di volte più grande di oggi e la Terra cercherà di sfuggirgli lasciando la sua orbita per spostarsi verso l’esterno del sistema solare. Poi l’atto finale: se il nostro pianeta riuscirà ad agganciarsi alla forza di gravità di un gruppo di asteroidi, allora potrà sopravvivere quasi in eterno. Altrimenti verrà fagocitata nell’ultimo sussulto del Sole.

Questa è la storia della fine dei tempi, almeno per quel che riguarda il nostro sistema solare, come è stata ricostruita con dettagli mai ottenuti finora dai ricercatori dell’Università del Sussex (Gran Bretagna) e pubblicata su Astrophysics. La ricostruzione è stata realizzata studiando nei particolari come si sono evolute sei stelle a noi vicine e che assomigliano in tutto e per tutto al nostro Sole.

Nessuna paura, tuttavia, per questi drammatica ricostruzione: ciò di cui stiamo parlando avverrà tra 6-7 miliardi di anni, quando l’umanità, molto probabilmente, avrà già lasciato il nostro pianeta per raggiungere mondi più ospitali. Il nostro Sole è una stella che ha una vita di circa 13 miliardi di anni e poiché circa 5 sono già trascorsi dalla sua nascita, la sua agonia inizierà tra 5 miliardi di anni. A quel punto inizierà a "morire" perché nel nucleo non vi sarà più idrogeno, la cui fusione oggi produce energia.

La stella inizierà allora a bruciare l’idrogeno che si trova negli strati più esterni; per questo motivo il Sole si espanderà fino ad assumere un diametro 250 volte superiore a quello di oggi. Ma la Terra ce la farà a fuggire dal mostro in crescita. Spiega Robert Smith, che ha guidato la ricerca: "Durante la fase di agonia il Sole perderà parte della sua massa e di conseguenza la forza d’attrazione diminuirà. In tal modo la Terra tenderà ad allontanarsi dalla sua orbita attuale".

Tuttavia la parte più esterna dell’atmosfera del Sole, che sarà estremamente tenue e quasi impercettibile, raggiungerà comunque la Terra rendendo la vita impossibile. I mari evaporeranno riempiendo l’atmosfera di vapore acqueo, un potente gas serra, che porterà la temperatura a livelli impossibili per la vita dell’uomo, se mai esisterà ancora.

Il Sole, poi, si ridimensionerà finché la pressione dei gas non innescherà le reazioni nucleari che trasformeranno l’elio in carbonio e ossigeno. Quando anche l’elio sarà terminato si avrà una nuova espansione della stella che potrebbe raggiungere la Terra nella sua nuova orbita e vaporizzarla. Nessuna possibilità di scampo? "No, una esiste - spiega Smith - Se la Terra dovesse ricevere dagli asteroidi una piccola correzione della sua orbita, ad esempio una volta ogni 6.000 anni, essa potrebbe allontanarsi così tanto dal Sole da sopravvivere anche all’ultimo sussulto".

Terminata questa fase il Sole si ritrarrà di nuovo fino a diventare una piccola stella chiamata "nana bianca". Non emetterà più energia e i pianeti diverranno giganteschi massi e bolle di gas del tutto inerti che forse continueranno a ruotare attorno alla loro stella ormai morta o forse si allontaneranno per sempre per perdersi nella galassia.

Ovviamente se l’umanità non avrà provveduto per tempo a lasciare il sistema solare di essa non vi sarà più alcuna traccia. Eventuali alieni potrebbero trovare indizi della nostra esistenza solo se intercetteranno le sonde che avremo lanciato per studiare il sistema solare da più lontano.


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giovedì 21 febbraio 2008
ore 14:36
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Fotografato il punto G
Ecco il centro dell’Eros femminile"
di ALESSIA MANFREDI

Sfuggente per definizione. Un mistero ben nascosto nella pieghe della mente, ma anche in quelle del corpo. Un mito o una chimera per chi nutre dubbi sulla sua esistenza e per tutte quelle donne che sono convinte di non averlo. Ora il punto G, la centrale del piacere femminile oggetto di disquisizioni pluriennali, è stato "fotografato".

L’area considerata fondamentale per raggiungere l’orgasmo vaginale è localizzata in un punto preciso, sotto forma di un piccolo ispessimento della parete che divide la vagina dall’uretra: lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Sexual Medicine, una delle pubblicazioni di riferimento per la sessuologia, condotto dal professor Emmanuele A. Jannini, dell’Università dell’Aquila. Una ricerca che può suonare anche come una condanna: solo le donne che hanno questa particolarità anatomica possono provare l’orgasmo vaginale, le altre no.

Jannini ha osservato per la prima volta quest’area specifica su un campione di donne attraverso un semplice strumento usato per esami di routine, come l’ecografia transvaginale. "Per dirla con Freud, l’anatomia è il destino, per cui l’aspetto anatomico suggerisce che avere o meno il punto G è una condizione congenita", spiega il docente.

Il professore, che insegna Sessuologia medica all’Aquila, il punto G lo studia da anni. Il primo a descriverlo fu un ginecologo tedesco, Ernst Grafenberg, negli anni ’50, ignaro di aver contribuito alla creazione di un mito inseguito e dibattuto nei decenni a venire.

Già nel 2002, in un lavoro pubblicato su Urology, Jannini e colleghi avevano sostenuto l’esistenza del punto nevralgico dell’eros femminile, scoprendo in un campione di donne in premenopausa, all’interno della vagina, numerose ghiandole di Skene, la cosiddetta prostata femminile: una prova a sostegno dell’affinità dei meccanismi che regolano l’orgasmo maschile e femminile.

Quello studio fu il punto di partenza, ma questo è "totalmente nuovo" spiega Jannini, "e dimostra che il punto G è fotografabile, visibile e misurabile. Ed è una variabile anatomica, che alcune donne hanno, altre no, senza che questo voglia dire che sono malate o penalizzate", ci tiene a specificare.

La ricerca è stata condotta su un gruppo di venti giovani donne. Osservando con l’ecografia transvaginale l’anatomia interna, è stato visto che le donne che dichiaravano di avere orgasmi vaginali avevano una conformazione più ispessita della parete fra uretra e vagina. Il punto G, spiega Jannini, "è formato da diversi tipi di tessuti, che comprendono la parte interna del clitoride, corpi cavernosi come quelli del pene, le ghiandole di Skene e nervi che utilizzano gli stessi fattori biochimici dell’eiaculazione maschile".

Alcune donne presentano, quindi, questa variabile anatomica, altre no. Ma oltre alle "escluse", anche diversi specialisti continuano a dubitare dell’effettiva esistenza del punto G, che qualcuno, in uno studio di qualche anno fa, è arrivato a definire un "Ufo ginecologico".

Secondo alcuni scienziati, l’ispessimento nella parte anteriore della vagina è solo da mettere in relazione con le dimensioni del clitoride. Secondo altri, il punto G potrebbe esistere anche nelle donne che non provano l’orgasmo vaginale. Per altri ancora, la capacità di provare questo tipo di orgasmo sarebbe solo questione di allenamento.

"Per anni si è preferito fare un dibattito basato su opinioni, mentre si rimane indietro sullo studio scientifico di questa parte anatomica" ribatte Jannini. E aggiunge: "Spero che questi dati contribuiscano a pacificare, a far finire un dibattito che è soprattutto politico, su un argomento che ancora oggi scandalizza".


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giovedì 21 febbraio 2008
ore 10:25
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 20 febbraio 2008
ore 12:10
(categoria: "Vita Quotidiana")







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martedì 19 febbraio 2008
ore 09:12
(categoria: "Vita Quotidiana")







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lunedì 18 febbraio 2008
ore 17:12
(categoria: "Vita Quotidiana")





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venerdì 15 febbraio 2008
ore 10:16
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 14 febbraio 2008
ore 14:26
(categoria: "Vita Quotidiana")





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