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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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venerdì 12 gennaio 2007
ore 17:05 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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venerdì 12 gennaio 2007
ore 10:04 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Delitti e pregiudizi di Pierluigi Battista
Della carneficina di Erba si conoscono finalmente gli autori, rei confessi. Complimenti agli investigatori, che hanno pazientemente dato un senso al complicato mosaico indiziario di un delitto orripilante e inspiegabile, immerso com’è negli insondabili abissi della banalità del male. Eppure, a vicenda investigativa brillantemente conclusa, resta ancora una macchia: la brutale sbrigatività con cui, appena compiuta la strage, venne indicato come responsabile Azouz Marzouk, sospettato di aver ucciso, con altre due vittime, la moglie e il figlio. Anche noi, come tutti i giornali che quella notte hanno fatto in tempo a pubblicare la terribile notizia, abbiamo divulgato questa prima versione, e doverosamente abbiamo fatto ammenda. Non sarebbe un gesto superfluo se anche le autorità inquirenti chiedessero solennemente scusa a Marzouk, cui inflissero la pena aggiuntiva di un atroce sospetto.
Sarebbe anzi un gesto simbolicamente importante, perché metterebbe in luce il pregiudizio che fu all’origine di quello sciagurato equivoco. Un pregiudizio, quello fondato sull’assunto che con elevata probabilità siano i neri, gli stranieri, «gli extracomunitari » i più inclini a compiere delitti efferati, che già in passato ha avuto l’effetto di deviare indagini, confondere le acque, creare mostri (innocenti). Non sarà inutile ricordare che, dopo la strage di Novi Ligure del 2001, si parlò anche in quel caso di «bande di extracomunitari » prima della confessione di Erika e Omar. Nel 1999, a Calcinato in provincia di Brescia, sparì il piccolo Giorgio. Si parlò di un sequestro di «albanesi o nomadi », ma a uccidere il bambino di tre anni era stata la madre. Nel 1997 a Capriolo (Brescia), una signora confessò di aver ammazzato il marito che l’aveva scoperta con l’amante, ma prima aveva dirottato l’attenzione degli inquirenti su non meglio precisati «slavi». Nel 2006, a Bologna, una ragazzina accusò un «marocchino di vent’anni» di averle usato violenza, ma dopo il fermo della polizia si scoprì che si trattava di uno stupro inventato e l’immigrato ingiustamente accusato dichiarò di voler andare via dall’Italia. Sempre nel 2006, a Brescia, l’imprenditore Angelo Cottarelli venne trovato sgozzato, e il dettaglio dello squarcio alla gola venne letto come il segno dell’azione di «extracomunitari »: gli assassini, tra cui il nipote di un capomafia ucciso nel 1986 e noto come «Mommu ’u nanu», invece facevano parte di un gruppo criminale siciliano.
Una sequenza di errori che spiega con quanta facilità il pregiudizio si insinui nelle ipotesi investigative, ma anche nel giudizio pubblico, nell’interpretazione dei fatti. Un pregiudizio che nasce certo da un non ingiustificato allarme sociale, dalla percezione di un assedio criminale che sconvolge e intossica l’esistenza ordinaria di una comunità. Ma soprattutto un ordigno depistante che può produrre conseguenze catastrofiche. Se Azouz Marzouk non avesse avuto un alibi formidabile, è possibile addirittura che l’errore avrebbe faticato a venire a galla, con i veri assassini lasciati in libertà. Il pregiudizio offusca. Le scuse degli inquirenti potrebbero restituire un po’ più di lucidità.
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giovedì 11 gennaio 2007
ore 18:42 (categoria:
"Vita Quotidiana")
La prima mummia terrorizzata scoperta in una caverna nelle Ande
LONDRA - Il volto contratto in una smorfia di terrore, le mani a coprire gli occhi. La paura di morire le è rimasta fissata addosso e, dopo 600 anni, è arrivata fino a noi. Insieme al suo corpo mummificato, perfettamente conservato, scoperto per caso in Amazzonia. Questa donna pietrificata dal panico apparteneva alla tribù dei Chachapoyas, i "guerrieri delle nuvole" come li chiamavano i vicini e rivali Incas, e si è conservata in perfette condizioni grazie alle arti imbalsamatorie del suo popolo.
La mummia è stata ritrovata in una caverna per la sepoltura, destinata anche al culto, scoperta nella foresta pluviale peruviana. E stato un agricoltore ad avvertire gli scienziati dopo averla trovata per caso mentre era al lavoro in quella zona. Dalla volta nascosta sono emersi preziosi manufatti, ceramiche, tessuti, pitture, oltre al corpo della donna e alla mummia di un bambino, che riposavano insieme. Sulle circostanze della loro morte rimane il mistero.
Come del resto ben poco si sa della loro tribù, i Chachapoyas: biondi, alti, di pelle chiara, erano probabilmente originari dellEuropa. La loro era una delle civiltà più progredite di quellarea. Dall800 al 1500 furono alla guida di un regno che si estendeva su tutte le Ande. Perfino il loro nome originale è ignoto. Quello che è arrivato a noi è il soprannome dato loro dagli Incas, che li conquistarono: "gente delle nuvole", per le regioni elevate che i Chachapoyas abitavano nella foresta.
La scoperta del sito è considerata di grande importanza dagli archeologi che lo hanno portato alla luce, e le fotografie delle due mummie hanno affascinato il popolo della Rete. Che ha subito iniziato a fare congetture su quelle smorfie di dolore. Non è possibile, dicono alcuni, che il viso sia rimasto fissato in quellespressione durante limbalsamatura: è più probabile che sia stato mummificato per cause naturali. Ma qualcunaltro obietta, commentando un articolo che riporta la scoperta, sul sito dellEvening Standard, che può essere semplicemente opera del tempo. Le gengive si sarebbero ritirate col passare degli anni consegnando alleternità questimmagine angosciata, da cui è così difficile distogliere lo sguardo.
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giovedì 11 gennaio 2007
ore 09:13 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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mercoledì 10 gennaio 2007
ore 19:38 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Fedeli induisti sul piede di guerra "Basta bagni, il Gange è una fogna"
NUOVA DELHI - Ripulirsi dai peccati a rischio di prendere uninfezione o deludere il Creatore stando però bene attenti alla propria salute? A questo dilemma, imposto dalle acque ormai putride del Gange, migliaia di fedeli induisti hanno deciso di rispondere con una terza opzione: boicottare la tradizionale cerimonia religiosa della Ardh Kumbh Mela, pretenendo dal governo di Nuova Delhi interventi drastici per risanare la qualità delle acque del fiume sacro. A costo di suicidarsi in massa, hanno rincarato la minaccia un centinaio di sadhu, i santoni indiani.
Ogni sei anni i credenti nel Brahman sono soliti ritrovarsi per sei settimane alla confluenza del Gange con lo Yamuna e il Saraswati per celebrare la festa del Ardh Kumbh Mela, il cui culmine è rappresentato dalla cerimonia del Shahi Snan, il bagno purificatore nelle acque del grande fiume sacro. Una pratica che la credenza induista associa alla purificazione dai peccati, ma che ora rischia di provocare gravi danni alla salute dei milioni di pellegrini in arrivo da tutta lIndia.
"Lacqua del fiume è talmente lurida che nessuno è in grado di immergersi", denuncia Shankaracharya Vasudevanand Saraswati, guida spirituale del più importante monastero induista di Allahabad. "Ora ha un colore rosso scuro, mentre una volta era tra il verde e lazzurro", ha aggiunto. "I pellegrini - gli ha fatto eco Hari Chaitanya Brahmachari, responsabile del monastero di Varanasi - vengono qui per lavare i loro peccati, ma dopo unimmersione rischiano di portare in giro per il Paese qualche malattia della pelle". In realtà rischiano molto di più, visto che spesso per rendere la "pulizia" più profonda in molti lacqua la bevono anche.
Lo stato pietoso del Gange nasce infatti da una combinazione esplosiva. Linquinamento è prevalentemente da colibatteri fecali (secondo alcune fonti ambientaliste sono superiori di tremila volte i limiti tollerabili) per colpa di molte città che scaricano le loro fogne direttamente nel fiume, senza nessun tipo di filtro o depurazione, ma a renderlo ancor più drammatico è il drastico abbassamento del livello delle acque, selvaggiamente sfruttate per usi agricoli e idroelettrici.
Per porre fine a questa situazione diversi leader religiosi non solo hanno minacciato di boicottare la Ardh Kumbh Mela (delle prime proteste ci sono già state in questi primi giorni di festa), ma si sono spinti anche più il là. Hari Chaitanya Brahmachari, ad esempio, si è fatto promotore di una azione legale presso lalta corte di Allahabad che ha disposto alle autorità di rilasciare 40 metri cubi al secondo dalla diga di Arora e di porre sotto controllo gli scarichi delle tante concerie della zona.
Il ministro indiano dellAmbiente si è detto convinto che la situazione del Gange negli ultimi venti anni è migliorata e che continuerà a farlo, ma in realtà molti elementi fanno temere il contrario. La popolazione che insiste sul bacino del fiume è già considerata in eccesso di 350 milioni, una quantità che secondo le proiezioni demografiche è destinata a triplicarsi nel giro di una generazione.
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mercoledì 10 gennaio 2007
ore 17:33 (categoria:
"Vita Quotidiana")
La tenutaria della casa chiusa a Torino. Venticinque anni, aveva anche un sito internet dove reclamizzava il finto centro estetico che offriva prestazioni sadomaso.
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mercoledì 10 gennaio 2007
ore 16:27 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Torino, scoperta una casa chiusa "a tema" In centro un tempio del sesso estremo
TORINO - Una casa chiusa nel centro di Torino. Il centralissimo "Carpe Diem", in teoria un centro estetico, riceveva almeno cinque clienti al giorno e il compenso per le prestazioni variava dai 100 ai 250 euro è stato scoperto e chiuso dai carabinieri. Le indagini sono iniziate allincirca due mesi fa quando alcuni residenti, infastiditi dal viavai di uomini nel palazzo, hanno fatto una segnalazione anonima alle forze dellordine.
I militari dellArma sono intervenuti nel centro benessere e si sono trovati davanti uno scenario quantomeno inusuale: varie "stanze", ognuna con un tema particolare. Cera quella attrezzata a finto studio medico, con tanto di poltrona ginecologica, a quella medievale, munita di accessori legati a pratiche sadomaso, con una vera e propria gogna.
La titolare del centro, unincensurata venticinquenne, publicizzava la sua "passione" per le insolite pratiche sessuali tramite un sito internet e annunci sulla stampa. Ai carabinieri ha dichiarato "Non pensavo fosse un reato". E stata però denunciata per sfruttamento della prostituzione.
Questa vicenda ricorda il caso clamoroso del "Viva Lain", altra casa chiusa scoperta nellestate del 2002 nella prestigiosa zona della "Crocetta" del capoluogo piemontese. Lo scandalo travolse allora gli ambienti torinesi più esclusivi. Vi erano infatti tra i clienti almeno dieci calciatori di serie A, di cui sei che militavano nella Juventus, e tanti altri nomi eccellenti, tra cui uomini politici e giornalisti sportivi.
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mercoledì 10 gennaio 2007
ore 10:22 (categoria:
"Vita Quotidiana")
LEuropa a tavola con il Corano. E boom della cucina "halal" di ALBERTO DARGENIO
BRUXELLES - "La produzione alimentare di oggi rende difficile capire cosa finisce nei cibi che consumiamo. Certo, letichettatura aiuta, ma non tutto è comprensibile: sappiamo che non dobbiamo mangiare maiale, alcol o gelatina, ma come la mettiamo con lergocalciferolo o con il glyceryl stearate?". Benvenuti nelluniverso della cucina halal: siti internet, fast food e negozi specializzati nella vendita di alimenti permessi dalla legge islamica.
Un dettame religioso che in Europa si è ormai trasformato in un vero e proprio brand di enorme successo. Halal a tavola, ovvero, tradotto dallarabo, ciò che è "lecito" mangiare secondo il Corano. E per i musulmani europei a volte è difficile evitare ingredienti haram, "impuri", come grassi animali e prodotti derivati dal maiale: biscotti, caramelle, yogurt e succhi di frutta i classici alimenti a trabocchetto. E i rischi non si corrono solo a pranzo, ma anche in farmacia o dallestetista.
Ecco perché i prodotti halal vanno a ruba, con cifre da far impallidire qualsiasi altro settore commerciale: nel 2003 il mercato europeo dei prodotti "leciti" ha fatturato circa 15 miliardi di euro. Commentano i sociologi belgi: "È uno dei settori più promettenti a livello planetario", anche perché dal 1998 vanta un incremento annuo del 15%. La Francia è la piazza più fiorente per la vendita di cibo, medicine e cosmetici halal, ma Gran Bretagna, Belgio e Germania non hanno nulla da invidiarle. E così fioriscono mercatini e negozi, supermercati e macellerie specializzate, fast food e siti internet dove ordinare carni e salumi prodotti nellest europeo "con tecnologia e ricetta italiana" ma rigorosamente halal. E a livello globale si parla di guadagni costantemente in crescita che ormai sfiorano i 150 miliardi di dollari lanno.
"Come Dio vuole, io mangio halal ogni volta che posso", spiega una giovane studentessa universitaria belga di origine magrebina. "È più sano e più facile da digerire", le fa eco un uomo di mezza età convertito allIslam da una decina danni. E così quello che ormai è stato ribattezzato "halam business" cresce. Si moltiplicano guide online in cui trovare un buon ristorante a norma di Corano in qualsiasi Paese del mondo, o in cui studiare i marchi di garanzia più affidabili. Si adeguano le catene di ristorazione e le grandi case alimentari, creando linee di prodotti halal con tanto di marketing specifico. Una tendenza inarrestabile perché ad aumentare non sono solo i clienti, ma anche i cibi richiesti.
In Francia, ad esempio, i giovani islamici tendono a seguire le mode culinarie dei coetanei non musulmani, ma spesso sono messi fuori gioco dagli alimenti impuri contenuti nei piatti più gettonati: e così nel 2005 sono nate pizza e lasagne halal. In Belgio le scuole e gli ospedali dei quartieri a maggiore densità di immigrati musulmani servono piatti privi di ingredienti haram.
Ma naturalmente ci sono anche i problemi. Il primo, e più sentito dai consumatori, è quello della certificazione, sanitaria e religiosa. Non in tutti i paesi europei cè un sistema di etichettatura affidabile sullautenticità del cibo halal. Come in Belgio, dove secondo unindagine dellUniversità di Gand sono gli stessi consumatori musulmani a chiedere regole chiare: un intervistato su quattro si preoccupa per lassenza dinformazione e di controllo, mentre uno su tre per la mancanza di igiene. Ammette un grossista di Bruxelles: "Senza una definizione unica del certificato halal lasciamo spazio a ogni genere di abuso". Ma intanto lhalal economy ha ormai creato un inarrestabile brand di successo.
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mercoledì 10 gennaio 2007
ore 10:15 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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martedì 9 gennaio 2007
ore 11:32 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Per il colonnello Gheddafi si tratta dellottava meraviglia del mondo, e a livello ingegneristico probabilmente lo è. E il Grande Fiume Artificiale che trasporta fino alle rive del Mediterraneo lacqua dolce estratta da pozzi di profondità nascosti sotto le sabbie del deserto del Sahara. Perché in Libia scarseggia lacqua dolce, e il leader libico ha escogitato questa soluzione. Costruito da unimpresa sudcoreana, il "Fiume" è stato progettato da una società americana. In tutto saranno quattromila chilometri di enormi condutture di calcestruzzo precompresso del diametro di quattro metri, sepolte nella sabbia, con una capacità complessiva di sei milioni di metri cubi di acqua al giorno
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