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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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lunedì 4 febbraio 2008
ore 14:30 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Sì alle relazioni con colleghi dufficio: migliorano il rendimento sul lavoro
ROMA - Avere una relazione con un collega dufficio non distrae dal lavoro anzi, migliora il rendimento. Perché pur di stare vicini al proprio partner, si passa più tempo alla scrivania, rimanendo volentieri anche oltre lorario.
A sfatare il pregiudizio contro i flirt in ufficio è uno studio condotto in Norvegia dalla sessuologa Elsa Aalmas, pubblicato sulla rivista online Dagens Naeringsliv. E anche una ricerca effettuata in Italia dallassociazione Donne e qualità della vita che, sotto la guida dalla sessuologa Serenella Salomoni, ha approfondito largomento su un campione di 480 individui di età media fra i 25 e i 55 anni.
Dalla ricerca norvegese emerge che un lavoratore su cinque ha ammesso di aver avuto almeno una relazione con un collega e una coppia su dieci ha affermato di essersi formata sul posto di lavoro. In generale, la gran parte degli intervistati ritiene che avere una storia in ufficio dà più felicità ed energia e, dunque, si rende di più. "Le persone che legano con i colleghi - assicura la Aalmas - conoscono meglio i propri sentimenti e questo produce più energia e più capacità di lavoro. Questo effetto favorisce anche un comportamento più professionale ed elimina la possibilità che si creino problemi con il capo o con altri colleghi".
Ad analoghe conclusioni è arrivato lo studio italiano: le persone, per lo più donne, innamorate sul lavoro sostengono di essere più produttive nel 65% dei casi. Un intervistato su tre afferma di superare abbondantemente lorario previsto, pur di stare vicino al partner, e uno su due confessa di andare al lavoro più volentieri. Uno su cinque (anche in questo caso soprattutto donne) svela di portarsi perfino del lavoro a casa per mantenere un rapporto ideale e a distanza con la persona amata. Un intervistato su sette rivela addirittura di aver rifiutato offerte di lavoro con aumenti di stipendio o promozioni solo per poter stare vicino alla persona amata.
Gli studi sottolineano lalta percentuale di donne, 65 per cento, che hanno una relazione con un uomo in posizione gerarchica superiore. Nel 20% dei casi la relazione è con un pari grado mentre soltanto il restante 15% del campione ha una love story con un uomo in una posizione inferiore. Quelle donne che hanno una liaison con un superiore sono anche disposte ad ammettere (una su tre) che tra i loro obiettivi cè anche la possibilità di un avanzamento di carriera. Tuttavia appena il 15 per cento delle donne definisce la propria relazione lavorativa "strumentale" alla promozione.
Significativo infine il numero di donne che non giudicano negativamente quelle che ricorrono a una relazione per migliorare la posizione sociale. Ben il 24% ammette di capirle, mentre un tollerante 12% non le condanna. Tuttavia rimane un corposo 43% che le definisce "poco serie".
Le relazioni in ufficio vengono anche promosse dagli uomini coinvolti. Addirittura un 33% ammette di aver conosciuto la propria partner sul luogo di lavoro. Un indicativo 43% non si pente di avere avuto un rapporto sul luogo di lavoro. Per un ottimista 34% una cotta tra le scrivanie migliora la qualità della vita. Per un 23% rende più ottimisti. Gli uomini, soprattutto quelli più in alto nella scala gerarchica, negano che il sesso in ufficio sia uno strumento di potere. Per l87% degli intervistati le donne hanno ceduto alla loro corte per motivi che non dipendono dal loro ruolo sociale.
Entrambe le ricerche, che non fanno distinzione tra relazione più o meno extraconiugale, non considerano un particolare: la possibilità che il legame finisca in maniera dolorosa per almeno uno dei partner, con possibili disastri sul piano personale e professionale, andando a influire negativamente non solo sul rendimento ma anche sui rapporti con gli altri colleghi.
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domenica 3 febbraio 2008
ore 16:50 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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sabato 2 febbraio 2008
ore 23:12 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Carolibri, tempo pieno, assunzioni La scuola e lincubo della crisi di SALVO INTRAVAIA
Assunzioni a rischio, "sezioni primavera" in pericolo e tempo pieno di nuovo in salita. E ancora. Nessun limite di spesa per i libri del superiore, riforma degli istituti tecnici e professionali al palo, corsi di recupero in Italiano e Matematica alla scuola media in alto mare e incubo Tarsu (la tassa sui rifiuti) che torna a colpire le casse delle scuole. In questi giorni di crisi politica, la scuola italiana sta vivendo momenti di confusione. Per alcuni di angoscia. Tra riforme completate, avviate o solo annunciate cosa cambia nel mondo dellistruzione nostrana con la crisi politica?
Due le prospettive: un governo guidato dal presidente del Senato, Franco Marini, con il compito di varare la riforma elettorale prima dei referendum o le elezioni anticipate. Di tutto quello che in 20 mesi ha messo in cantiere il governo Prodi per la scuola cosa ne sarà? A fare il punto della situazione ci aiuta Mariangela Bastico, vice ministro della Pubblica istruzione.
Piano triennale immissioni in ruolo. Che fine faranno le 120 mila assunzioni che il governo Prodi avrebbe dovuto disporre nel 2008 e nel 2009? E forse uno dei temi che sta più a cuore ai 220 mila precari della scuola in attesa da anni di una sistemazione. Dopo le 60 mila immissioni in ruolo effettuate nel 2007, tutti se ne aspettavano altrettante per questanno. Ma non è detto che ci saranno. "Essendo già previste dalla Finanziaria del 2007, anche un governo guidato dal presidente Marini potrebbe autorizzarle", spiega la Bastico. Stesso discorso se si dovesse andare alle elezioni anticipate col governo Prodi in carica per "lordinaria amministrazione". E se per le 60 mila assunzioni relative al 2008 procedendo in tutta fretta non tutte le speranze sono perdute "quelle del 2009 - aggiunge il viceministro - saranno di competenza del nuovo governo". Insomma, nessuna certezza.
Stabilizzazione organici di sostegno. La crisi politica rischia di infrangere il sogno di migliaia di precari di sostegno. "Si tratta di una situazione piuttosto complessa", ammette la Bastico. La Finanziaria 2008 ha previsto la stabilizzazione, leggasi assunzione, in tre anni del 70 per cento degli attuali insegnanti di sostegno: qualcosa come 15 mila assunzioni di cui la scuola ha bisogno per dare continuità didattica agli alunni più deboli. A questo punto, tutto resta sub judice.
Tempo pieno, sostegno ai disabili e integrazione dei minori stranieri. Il rilancio del tempo pieno (dalle 8 alle 16) alla scuola elementare, così come il maggiore impulso al sostegno dei disabili e allintegrazione dei minori stranieri sono contenuti in un piano triennale. "A prescindere dai finanziamenti - spiega linquilina di viale Trastevere - era tutto predisposto in una logica di piano triennale con il coinvolgimento degli enti locali. A questo punto si può pensare solo allanno in corso".
Sezioni Primavera. Rischia di naufragare una delle esperienze più innovative nel campo della scuola avanzate dal governo Prodi. "Anche questo è un argomento delicatissimo: per il 2008 abbiamo stanziato 20 milioni di euro, ma occorre la collaborazione degli enti locali", dice la Bastico. La possibilità che hanno avuto nel 2007/2008 le famiglie di 22 mila bambini di età compresa fra i 24 e i 36 mesi, in quanto sperimentale, potrebbe interrompersi.
Reclutamento docenti e dirigenti scolastici. "Alcune innovazioni sul reclutamento dei dirigenti scolastici erano contenute nel disegno di legge Norme urgenti che doveva andare al Senato", spiega il vice di Fioroni. Resta, invece, in alto mare lannosa questione del reclutamento degli insegnanti. Per avere prof più giovani e preparati occorrerà aspettare.
Corsi di recupero alla media. Dopo la recente debacle evidenziata dallindagine Ocse-Pisa 2006 il ministro ha annunciato lattivazione di corsi di sostegno per i ragazzini della prima media in Italiano e Matematica. Una sperimentazione che con tutta probabilità salterà.
Tetti di spesa per i libri di testo al superiore. E forse uno dei provvedimenti più attesi dalle famiglie che fra pochi mesi saranno sottoposti allannuale "salasso". Il ministero stava predisponendo un decreto che fissa i tetti di spesa alla scuola superiore. Spesa per lintera dotazione libraria che questanno per una prima classe ha toccato quota 700 euro. Ma del provvedimento ancora non cè traccia.
Tarsu. Dopo una lunghissima battaglia, dirigenti scolastici e segretari, erano (quasi) riusciti a ottenere lo sgravio di una tassa che pesa moltissimo sui bilanci scolastici. Nel Ddl "norme urgenti" per la tassa sui rifiuti 2008 è previsto un finanziamento diretto ai comuni da parte dello stato e un regime forfetario per pagare il pauroso debito pregresso accumulato dalle scuole. Con lo scioglimento delle Camere le scuole saranno costrette a mettere mani al portafogli.
Edilizia scolastica. "I 100 milioni - fa sapere la Bastico - relativi al 2008 saranno probabilmente erogati. Quelli del 2009 saranno di competenza del prossimo governo".
Riforme a metà. Resta in mezzo al guado la riforma per il potenziamento degli istituti tecnici e professionali, richiesta a gran voce dagli industriali. Così come i cosiddetti Poli tecnico-professionali che dovrebbero attivare gli enti locali. Stesso discorso sul longlife learning (apprendimento lungo tutto larco della vita) fortemente richiesto dallUe e, anche se un po più avanti, la riorganizzazione dellIstruzione degli adulti e dellIstruzione e formazione tecnica superiore (lex Ifts).
In vigore. Definitivamente approvate le norme sugli esami di stato, quelle sul recupero dei debiti (i cosiddetti esami di riparazione), le Nuove indicazioni nazionali per il primo ciclo di istruzione (scuola dellinfanzia, primaria e secondaria di primo grado), lo snellimento delle sanzioni disciplinari per il personale della scuola e lelevamento dellobbligo di istruzione a 16 anni.
Il giudizio. "La scuola - commenta il viceministro, Mariangela Bastico - ha bisogno di tempi lunghi e non è possibile pensare a continui stop and go. Personalmente credo che lintero pacchetto di riforme avviate debba andare a compimento per ridare serenità alla scuola. Ma sono fortemente preoccupata per eventuali sterzate che danneggerebbero, oltre che il personale, prima di tutto gli alunni e le famiglie".
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giovedì 31 gennaio 2008
ore 12:18 (categoria:
"Vita Quotidiana")
«Federico II», un primario ogni tre pazienti Il record dellospedale universitario di Napoli: sono 220. Al Policlinico di Padova ne bastano 67... di Gian Antonio Stella
Allospedale universitario della «Federico II» di Napoli, nella incessante dedizione alla sofferenza dellumanità, hanno deciso di mettere a disposizione dei pazienti un primario ogni tre ricoverati scarsi.
Direte: si guarisce meglio che coi dottori semplici? No, ma vuoi mettere la soddisfazione? Adagiata nella zona ospedaliera alle spalle del centro storico tra il «Cardarelli», il «Cotugno» e il «Monaldi», l«Azienda Ospedaliera Universitaria», non godeva in verità già prima di fama cristallina. Per carità: non sono mai mancate le eccellenze, figlie della straordinaria tradizione medica partenopea. La clinica ostetrica, ad esempio, è da sempre considerata dalle campane che devono partorire molto affidabile. Ma anche se non sono mai esplosi scandali paragonabili a quelli del «Cardarelli» (come quelli dei decessi dovuti a sciatteria o della ventina di dipendenti denunciati perché si facevano timbrare il cartellino da colleghi «pianisti» e poi se ne andavano a spasso o ancora quello del centralista che anni fa lasciò la postazione senza alcuno che rispondesse al telefono finché fu sorpreso dai carabinieri sulla spiaggia di Licola) le storture sono sempre state tante.
Basti ricordare la storia del medico e del tecnico smascherati da Striscia la notizia mentre incassavano cinquanta euro da un «paziente» per farlo passare davanti a tutti nella lista dattesa e fargli lasciare il Policlinico con in tasca il certificato medico di una visita neurologica mai fatta. O ancora la solenne inaugurazione nel luglio scorso, alla presenza del ministro della Salute, del nuovo edificio per lintra- moenia, cioè dedicato alle prestazioni fornite dai medici al di fuori dellorario di lavoro usando le strutture ambulatoriali e diagnostiche dellospedale, che concorda le tariffe coi professionisti. Un gioiello costato sette milioni di euro che lasciò Livia Turco di sasso: «Mai vista una palazzina interamente dedicata allintra-moenia». Peccato che, dopo linaugurazione, non sia mai stata aperta. E che i 90 posti letto, tutti in confortevoli stanze con tv e aria condizionata, siano sempre rimasti vuoti. Come vuoti restano in gran parte i mille letti teoricamente a disposizione della struttura ospedaliera.
Il sito internet, che precisa come i metri quadrati a disposizione siano 440.000 (quanto la superficie del Vaticano) non spiega quanti siano i ricoverati medi giornalieri. Lex direttore generale Carmine Marmo, rimosso il 31 dicembre alla vigilia del cenone di fine anno (forse perché «senza tessere in tasca», dicono gli amici) parla di circa 700 letti occupati al giorno. I sindacati stanno più bassi. E dicono che no, i numeri sono inferiori: cinquecento ricoverati. Se le cose stanno così, i dati messi «on line» dallazienda (800 dirigenti medici e odontoiatri, 170 dirigenti sanitari, 1.150 infermieri più 1.280 tecnici, ausiliari e amministrativi) offrono un quadro che la dice lunga sullorganizzazione del lavoro. Fatti i conti, risulterebbero infatti quasi due medici più due infermieri (abbondanti) più quasi tre addetti vari per ogni ricoverato.
Si dirà che poi ci sono gli ambulatori e il day-hospital e tante altre cose. Vero. Ma si tratta comunque di rapporti abissalmente lontani da quelli, per fare un esempio, del Policlinico di Padova. Ricco di eccellenze ma retto su numeri totalmente diversi. E in questo contesto cosa hanno deciso, i vertici dellAzienda? Di andarsi a riprendere ciò ritenevano fosse stato loro sottratto. Il numero dei primari era stato ridotto da 197 a 167? Bene: la delibera ha stabilito di aggiungerne dun colpo altri 53. Così da salire alla somma stratosferica di 220 primari. Uno ogni quattro medici. O se volete, come dicevamo, ogni tre ricoverati scarsi.
Ma no, ma no, ha spiegato ad Alessandra Barone del Corriere del Mezzogiorno il neo direttore generale Giovanni Canfora: «Latto aziendale è stato approvato dagli organi universitari e dallex manager prima del mio arrivo. Quando lo studierò e lo capirò in fondo, potrò esprimermi». Però, ha insistito, «questa è una grande struttura dove ci sono persone preparate e si offre unottima assistenza ospedaliera ». Ma no, ma no, «non si chiamano primari!», ha corretto il preside di Medicina, Giovanni Persico: si chiamano «responsabili di area funzionale». Di più: non fanno solo le 18 ore di attività in corsia o al capezzale dei malati. Devono anche tenere lezioni agli studenti. Quindi? Quindi lo scandalo non è poi così scandaloso. Grazie. Ma nel confronto con Padova, dove linsegnamento di medicina sarebbe addirittura precedente alla fondazione dellUniversità, la quale secondo la tradizione risale al 1222, i conti non tornano. I primari o «responsabili di area funzionale» che dir si voglia sono infatti 79. E oltre ad insegnare seguono 1.759 posti letto, occupati mediamente per oltre il 90%. Risultato: un primario ogni venti ricoverati medi. Sette volte meno che alla «Federico II». Come mai?
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giovedì 31 gennaio 2008
ore 10:12 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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mercoledì 30 gennaio 2008
ore 18:13 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le ceneri del Mahatma Gandhi sono state disperse nel mare arabico in una cerimonia per il 60esimo anniversario del suo assassinio. Lurna, che era stata conservata per anni in casa di un amico, è stata trasoprtata con una processione lungo le strade di Mumbai ed è stata poi immersa nelle acque da unanziana bisnipote del padre della nazione indiana, la 75enne Neelam Parikh, alla presenza di diversi esponenti del governo. Dopo lassassinio del Mahatma da parte di un fanatico hindu il 30 gennaio 1948, le sue ceneri sono state divise in varie urne e portate in tutta lIndia prima di essere immerse nei fiumi che le condussero al mare. Una di queste urne era rimasta in casa di un amico di Gandhi e, alla sua morte, i figli lhanno consegnata al museo del Mahatma a Mumbai. I discendenti di Gandhi non hanno però voluto che fossero esposte al pubblico e hanno chiesto di disperderle in mare come vuole la tradizione hindu (Reuters)
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mercoledì 30 gennaio 2008
ore 11:05 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Lacqua si riscalda, la vita scompare: così loceano diventa un deserto di ELENA DUSI
Il blu è il colore del deserto, dove né alghe né pesci trovano cibo per nutrirsi, lacqua è un brodo caldo e insipido e tutto ciò che è vita preferisce restare alla larga. Questo tipo di vuoto si trova sempre più spesso negli oceani, in aree che diventano più vaste con il progredire del riscaldamento climatico. Il satellite della Nasa "SeaWiFs" ha calcolato che dal 96 a oggi le superfici marine prive di vita sono aumentate del 15 per cento: lequivalente di 6,6 milioni di chilometri quadri in più. Tra acque e terre emerse, i deserti coprono ora il 40 per cento della superficie del pianeta. "Abbiamo osservato questo fenomeno in tutti i grandi oceani" spiega Jeffrey Polovina del National Marine Fisheries Service statunitense, autore di uno studio sulla salute degli oceani in via di pubblicazione sulla rivista Geophysical Research Letters.
Visto dallo spazio, il mare senza vita assume un colore blu cupo, di contro al verde-clorofilla delle aree nelle quali la catena alimentare prospera in tranquillità. Al paradosso del deserto in mezzo allacqua, si aggiunge quello del pianeta diventato troppo azzurro, privo di quel verde da cui traggono nutrimento pesci e cetacei. Il fenomeno del riscaldamento delle acque superficiali che blocca la circolazione delle correnti e lo scambio di sostanze nutritive tra gli strati delloceano non è scoperta di oggi. "Ma nessuno dei nostri calcoli aveva previsto un progresso così rapido" scrive Polovina. "Negli ultimi 9 anni i deserti si sono estesi con una rapidità 10 volte superiore al previsto". Nei mari italiani la situazione è ancora più grave: "Lestensione delle aree desertiche nel Tirreno e nellAdriatico si aggira intorno al 20 per cento" spiega Silvio Greco, ricercatore dellIcram, Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare. "Linterruzione della circolazione dellacqua agisce su un ecosistema già compromesso da pesca eccessiva e inquinamento".
La mancanza di inverni rigidi impedisce allacqua di superficie di raffreddarsi e quindi di sprofondare verso gli strati bassi degli oceani. Dagli abissi, normalmente, è lacqua tiepida a risalire, portando in superficie i nutrienti di cui è ricca. La decomposizione degli organismi marini riempie infatti i fondali di sali come nitrati e fosfati: sostanze che negli abissi sono destinate a rimanere inutilizzate, mentre in superficie, unite al calore e alla luce del sole, permettono alla fotosintesi clorofilliana di innescarsi allinterno di alcune minuscole alghe unicellulari. Ed è proprio con la trasformazione di sostanze inorganiche come i sali in elementi organici che ha inizio il fenomeno della vita.
Ciò che accade sulla terra con la catena di erba, animali erbivori e carnivori predatori, si ripete (o almeno dovrebbe) negli oceani. Nelle aree che appaiono verdi agli occhi del satellite, le alghe unicellulari nutrono esseri viventi sempre più grandi e complessi, fino alle balene. Ma al centro dei grandi oceani, lontano dalle foci dei fiumi che rilasciano comunque una qualche forma di sostanza nutriente, ancorché drogata dallinquinamento, il satellite della Nasa di anno in anno ha trovato zone verdi sempre più striminzite. Lassenza di clorofilla ha tranciato di netto la catena alimentare, allontanando una dopo laltra tutte le specie viventi dalle zone blu. "Lestensione dei deserti negli oceani - scrive Polovina - è correlata allaumento della temperatura superficiale. Il fenomeno si sta espandendo rapidamente, soprattutto nellAtlantico settentrionale. Ma nessun bacino si salva, a eccezione dellOceano Indiano meridionale".
Ogni anno, in media, larea dei deserti blu si amplia di 800mila chilometri quadrati. E dire che una delle strategie escogitate per combattere leffetto serra consiste proprio nellaumentare la popolazione delle alghe unicellulari, gettando ferro e altri sali nutrienti nelloceano. Accelerando la fotosintesi clorofilliana, infatti, gli scienziati sperano di aumentare lassorbimento di anidride carbonica da parte delle alghe, ripulendo latmosfera dal gas serra che rimane lindiziato numero uno per il fenomeno del riscaldamento climatico.
Sempre più convinti che i cambiamenti in atto siano opera delluomo e delle sue attività industriali sono anche gli scienziati della Geological Society of America. Negli ultimi due secoli, tanto profonde sono state le cicatrici inferte alla Terra e alla sua atmosfera dalla nostra specie, che i geologi statunitensi hanno proposto di ribattezzare lera attuale "Antropocene": età delluomo. Caratterizzata da alte concentrazioni di piombo nellaria e nellacqua, uninondazione di anidride carbonica e altri gas serra nellatmosfera, dighe che imbrigliano i fiumi e impediscono ai sedimenti fertilizzanti di riversarsi nel mare, oceani più poveri di vita e di un blu sempre più intenso.
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mercoledì 30 gennaio 2008
ore 09:45 (categoria:
"Vita Quotidiana")
La trappola del primo anno: record di bocciati al liceo Le statistiche: il 30% sarà bocciato, o getterà la spugna prima dellestate Un professore: "Spesso i genitori non pensano ai figli, ma a loro stessi" di MAURIZIO CROSETTI
Si chiude oggi il conto alla rovescia per una delle decisioni più complicate della vita: dove iscrivere i ragazzi alle superiori, e magari perché. Un problema che riguarda 600 mila studenti. Anche perché i numeri forniti dallIstat, dimostrano che un tredicenne su tre cadrà al primo ostacolo e non concluderà lanno scolastico, oppure sarà bocciato. Il secondo tredicenne su tre, sempre secondo le statistiche, verrà invece promosso con riserva.
Tra i settecentoquindici incastri di quel sudoku che è la nostra scuola si è spalancato un immane spettro di possibilità che va dalla traduzione di Seneca alla guarnizione di una torta Saint Honorè, spaziando da Heidegger alla filettatura di una vite: pare che per trovare lavoro sia oggi più utile la seconda del primo (se ne può discutere), però non ditelo ai genitori dei tredicenni in cerca dautore, cioè di professore.
Si chiude oggi il conto alla rovescia per una delle decisioni più complicate della vita: dove iscrivere i ragazzi alle superiori, e magari perché. Un problemone per 600 mila studenti. I numeri, impietosi non soltanto quando cè interrogazione di matematica, dimostrano che un tredicenne su tre cadrà al primo ostacolo e non concluderà lanno scolastico, oppure sarà bocciato. Se Tizio sbaglia in partenza, il suo amico Caio non ci rimette le penne ma quasi: il secondo tredicenne su tre verrà promosso con riserva, mettendo cioè nello zainetto (firmato) uno o più "debiti formativi", ovvero quellinvenzione lievemente ipocrita che serve a promuovere facendo finta di rimandare. Dei tre amici usciti dalle medie dodici mesi prima, solo il brillante Sempronio andrà in seconda con le proprie gambe. Difficile sostenere che un fallimento e mezzo su tre (Tizio, più mezzo Caio) non sia, in realtà, una bocciatura per lintero sistema. Ed è anche la prova che ragazzi e famiglie non sanno come scegliere, e molte volte sbagliano.
"La mancanza di orientamento è la vergogna scolastica nazionale". Non cerca leufemismo il professor Tullio De Mauro il quale, da illustre linguista qual è, le parole per dirlo diversamente (e più morbidamente), volendo le troverebbe. "Una vergogna perché le opzioni sono troppe, e bisognerebbe semplificare. Un tempo cerano la strada classica o quella tecnica: non dico fosse lideale, però oggi abbiamo intere generazioni allo sbando. Il vero problema sono gli adulti, i quali dovrebbero aiutare i bimbetti tredicenni a scegliere: secondo le ultime indagini, il 19,8 per cento dei grandi non possiede i requisiti minimi per orientarsi nelle decisioni, e addirittura il 41 per cento fatica a decifrare uno scritto, anzi una scritta. Formare gli adulti dovrebbe essere la prima preoccupazione del prossimo governo e Parlamento".
Ma perché i licei sono diventati così popolari? "Non certo per un improvviso amore verso Atene o Roma. Il merito è della signora Moratti, che quandera ministro ipotizzò di regionalizzare le scuole tecniche lasciando allo Stato i licei: molti si rifugiarono lì, una fuga e non una scelta. Anche da parte degli insegnanti". Ma perché si manda il figlio al liceo, e qualche volta allItis? Perché i genitori hanno studiato lì. Perché altri amici e compagni delle medie ci vanno, e mica vorremo separare le creature. Perché i prof delle medie qualcosa hanno consigliato (ma in troppi non li ascoltano). Perché si va per esclusione: chi odia la matematica finisce al classico, come se là non esistesse. Oppure perché qualche istituto scolastico si è fatto pubblicità meglio degli altri. È la famigerata macchina del "pof", il "piano dellofferta formativa" che rappresenta ormai il contratto integrativo delle scuole.
Chi si vende meglio, o sinventa il corso più fantasioso e allettante, si accaparra gli iscritti: e i numeri sono vitali da quando è stata introdotta lautonomia che ha trasformato le scuole in piccole aziende, regalando loro soprattutto vezzi e vizi delle medesime, più che le virtù. "Una giungla che - dicono dal ministero della pubblica istruzione - Fioroni aveva già in mente di snellire. Ma a questo punto non possiamo che augurarci che i futuri inquilini di viale Trastevere agiscano di conseguenza".
Ed eccoli, dunque, gli specchietti per intere famiglie di allodole. Corsi di archeologia, hitball (una specie di palla muro), bridge, vela, ascolto di musica jazz, lingua aggiuntiva, "patentini" (non per il motorino, ma ci si arriverà), corsi di recitazione allaccademia di arte drammatica (forse per simulare malanni in vista del compito in classe) e scambi culturali con annesso viaggio e soggiorno (anche sei mesi) dallaltra parte del mondo. Così la scuola italiana assomiglia un po ad unagenzia turistica, e un po al famoso liceo "Marilyn Monroe" del film Bianca di Nanni Moretti, con la foto di Zoff appesa al muro invece di quella del presidente, e i ragazzini che hanno sempre ragione.
Ormai ci sono licei costretti al test dingresso sul modello universitario, perché scoppiano di iscritti: a dicembre è accaduto al civico liceo linguistico "Manzoni" di Milano, 600 aspiranti per 250 posti a disposizione, sessanta domande e due ore di tempo. Così i poveri tredicenni vengono spediti a scalare aoristi o equazioni con enormi incognite, senza tenere conto del mercato che vede restare vacanti 85 mila posti di lavoro ogni anno: le aziende cercano figure professionali intermedie e non le trovano, perché stanno tutte a studiare filosofia. Del resto Paola Mastrocola, insegnante e scrittrice, lo ripete da tempo: per uscire dallimpasse della crisi da superofferta scolastica "bisognerebbe dare pare dignità a tutti i tipi di scuola". E invece...
"Non lo diciamo noi, che forse saremmo di parte. Lo dice lUnione Industriale". Il professor Nino Moro è da ventanni il preside dellistituto tecnico industriale "Pininfarina" di Torino. "E non è un problema di orientamento: spesso i genitori non pensano ai figli ma a loro stessi, e al molto ipotetico prestigio legato a una scuola piuttosto che ad unaltra. Ma i guai arrivano da lontano. Nel primo anno delle superiori, vengono al pettine tutti i nodi non sciolti dalla scuola media. Che, comè noto, promuove tutti. Ma qui arrivano ragazzini che non sanno le quattro operazioni, e men che mai scrivere senza erroracci". Una zavorra, quella della scrittura, pesante come unincudine e non certo privilegio degli Itis: la stragrande maggioranza dei laureandi non sa scrivere in italiano corretto, anche perché alluniversità è quasi scomparsa la prova scritta, sostituita spesso da quiz tipo patente di guida, e deve frequentare corsi specialistici prima di affrontare la tesi (per tacere dellultima sessione di esami per diventare procuratore, con centinaia di laureati in giurisprudenza capaci di strafalcioni clamorosi).
"La situazione è di vera emergenza" prosegue il preside del "Pininfarina". "Ragazzi che non sanno quasi nulla, seguiti pochissimo in casa, assai peggiorati anche nel comportamento verso compagni e professori. È così che lallarme educativo e culturale si può trasformare in allarme sociale".
Tizio sbaglia scelta, Caio quasi. Uno studente su due dovrà frequentare i corsi di recupero, autentica novità "interna" della scuola italiana: ulteriore carico di lavoro per insegnanti, visti ancora come il male assoluto e non come le vittime di ragazzi, famiglie e Stato, quali spesso sono: sottopagati e sottoconsiderati (questo sempre). Regna sovrano il caos su organizzazione, gestione e retribuzione dei corsi medesimi, mentre tornano dattualità le lezioni private, tassa che i genitori pagano dopo avere sbagliato scelta, loro e i loro pargoli. Pensarci prima, no?
Ma non è tutto così nero. Cè chi lavora molto su come indirizzare i ragazzini alla scelta. Ad esempio il liceo classico "Gioberti" di Torino, che negli ultimi anni ha visto il numero degli allievi in continua crescita. La professoressa Stefania La Manna fa parte della commissione orientamento. Più per i genitori o più per i figli? "Le famiglie sinformano parecchio, confrontano le offerte formative delle varie scuole e infine decidono. Noi effettuiamo incontri collettivi, e tutti i sabati mattina siamo a disposizione per colloqui individuali. Lo sforzo della nostra scuola è rendere più moderno il liceo classico: abbiamo un indirizzo tradizionale, e un altro con tre lingue straniere ma senza il greco. Per tutti più matematica e inglese, che si studia fino al quinto anno". Ma perché si va così tanto al liceo? "Perché, nel timore di ventilati cambiamenti e riforme, si preferisce affidarsi alla tradizione culturale italiana". Ma non è che la scuola sia diventata troppo severa, per questi tredicenni? "Anzi, semmai è il contrario. Sono i ragazzini ad arrivare alle superiori meno attrezzati. Anche la possibilità di scelta è più ampia di un tempo, compresa quella di sbagliare. E non sarebbe male se i genitori ascoltassero con maggiore attenzione i consigli orientativi degli insegnanti delle medie". Tizio ne guadagnerebbe, e pure Caio.
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martedì 29 gennaio 2008
ore 15:03 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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martedì 29 gennaio 2008
ore 10:31 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Tornano a farsi sentire i Girotondi "No a elezioni subito, ridateci il voto"
ROMA - Sei anni dopo il comizio di Nanni Moretti a piazza Navona che ne segnò la nascita, torna a farsi sentire il popolo dei Girotondi. A ridare fiato al movimento che animò la politica italiana per tutto il 2002, è lo spettro di un ritorno al potere di Silvio Berlusconi e soprattutto il rischio che a riportare a palazzo Chigi il Cavaliere sia la "porcata", la legge elettorale firmata dallex ministro delle Riforme Roberto Calderoli in barba agli oltre ottocentomila italiani che hanno sottoscritto il referendum per cancellarne i punti più contestati.
Per il momento più che un ritorno si tratta di una promessa di ritorno, visto che non è detto che il popolo della sinistra dopo lo shock per la sequenza di eventi che ha portato alla fine del governo di Romano Prodi ritrovi la forza e la voglia di mobilitarsi. Il tam tam per ridare vigore ai Girotondi comunque è partito, indicando due appuntamenti. Il primo è stato oggi pomeriggio in piazza Santo Stefano a Bologna (circa 1.000 persone presenti). Il secondo è per domani dalle 17 alle 20 davanti al Senato.
Il titolo della manifestazioni è "Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sul voto, ma non avete mai osato chiedere". Al centro ovviamente il problema del sistema elettorale e il tentativo di scongiurare elezioni anticipate con la legge attualmente in vigore. Posizione articolata in sei parole dordine: "Il voto è nostro; rivogliamo la democrazia; basta liste bloccate; basta candidati imposti; basta con i parlamentari voltagabbana; basta con il conflitto di interessi".
"Le due manifestazioni sono una specie di speaker corner in cui ognuno potrà prendere la parola per rivolgersi direttamente ai politici", spiega Gianfranco Mascia, uno dei leader storici del movimento e promotore delle manifestazioni, senza nascondere le grandi aspettative che ripone nei due appuntamenti. "Certo, il clima non è più quello elettrico del momento doro dei Girotondi - ammette - ma queste convocazioni sono partite dal basso, dalle e-mail dei girotondini che non sopportavano lidea di restare inattivi davanti a una situazione come quella attuale".
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