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giovedì 16 settembre 2004 - ore 12:58
UNO DEI MIEI MITI
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Muore il 16 settembre 1977 a soli 53
anni. Accanto a lei un maggiordomo e
Maria, la fedele governante.E’
Maria Callas (nata Maria Anna
Cecilia Sofia Kalogeropoulos), regina
indiscussa della lirica appellata di
volta in volta come Diva, Divina, Dea e
consimili, nata con tutta probabilità
il 2 dicembre dell'anno 1923, sebbene
la sua nascita sia circondata da un
sostanziale mistero (c'è chi sostiene
essere il 3 o il 4 di dicembre). Unica
certezza la città, New York, Fifth
Avenue, dove abitavano i genitori
(Georges Kalogheropoulos e Evangelia
Dimitriadis) di origine greca.
L'origine di questa confusione circa le
date è da ricercarsi nel fatto che a
quanto pare i genitori, per rimediare
la perdita del figlio Vasily, morto
durante un'epidemia di tifo a soli tre
anni, avrebbero voluto un maschio,
tant'è che quando la madre apprese di
aver dato alla luce una bambina, per i
primi giorni non volle nemmeno vederla,
mentre il padre non si curò nemmeno di
registrarla all'anagrafe.
La sua infanzia fu ad ogni modo
tranquilla, come quella di molte
bambine della sua età, anche se in
precedenza, a soli cinque anni, un
fatto tragico rischiò di spezzarle la
vita: investita da un'auto nella 192a
strada di Manhattan, rimase in coma per
ventidue giorni prima di riprendersi.
Maria aveva poi una sorella maggiore di
sei anni, Jakinthy detta Jackie.
(singolare destino... sara' il
soprannome della donna che le porterà
via il marito, Jacqueline Kennedy), che
era lei la prediletta in famiglia. Per
questo godeva di ogni privilegio, come
quello di prendere lezioni di canto e
pianoforte, lezioni che Maria era
costretta solo ad ascoltare dietro la
porta. Con la differenza che lei
riusciva ad imparare subito quello che
la sorella apprendeva con tanta
difficoltà. Non a caso, a soli undici
anni partecipò alla trasmissione
radiofonica "L'ora del dilettante",
cantando "La Paloma" e vincendo il
secondo premio.
Coltiva la passione per il bel canto
anche quando la madre, dopo il
divorzio, decide di ritornare in
Grecia, portando la ragazza via con sé.
Nel 1937 entra al Conservatorio di
Atene e, contemporaneamente, si
perfeziona nel greco e nel francese.
Saranno anni non facili per la
giovanissima Callas: le miserie
dell'occupazione e della fame, e
successivamente la conquista, dopo la
guerra, della libertà, di una esistenza
finalmente tranquilla e agiata. I primi
successi sono proprio in
Grecia: "Cavalleria Rusticana" nel
ruolo di Santuzza e poi "Tosca", suo
futuro cavallo di battaglia.
La Callas ha comunque nel cuore New
York e, soprattutto, suo padre: tornare
negli Stati Uniti per abbracciarlo e
soprattutto per il timore che le vanga
sottratta la cittadinanza americana è
il suo scopo primario. Detto fatto,
eccola poco dopo nella città americana
a fianco del padre. Saranno due anni
non particolarmente felici (di glorie
artistiche) che spingono la Callas,
ancora una volta, alla "fuga". E' il 27
giugno 1947, e la meta è l'Italia.
La Callas lascia gli Stati
Uniti "ancora povera in canna", come
lei stessa disse (aveva 50 dollari) e
pochi vestiti (il suo guardaroba
invernale l'aveva lasciato alla mamma).
Con lei ci sono Luisa Bagarotzy, moglie
di un impresario americano, e il
cantante Nicola Rossi-Lemeni. Direzione
Verona, dove Maria Callas avrebbe
conosciuto il suo futuro marito,
Giovanni Battista Meneghini, amante
delle opere d'arte e della buona
tavola. Li dividevano 37 anni di
differenza e la Callas, forse, non amò
mai l'uomo che sposerà il 21 aprile
1949.
Ad ogni buon conto, l'Italia porta
fortuna allo scalpitante soprano.
Verona, Milano, Venezia hanno il
privilegio di sentire le
sue "Gioconda", "Tristano e
Isotta", "Norma", "I
Puritani", "Aida", "I Vespri
siciliani", "Il Trovatore" e così via.
Nascono amicizie importanti,
fondamentali per la sua carriera e la
sua vita. Antonio Ghiringhelli,
sovrintendente della Scala, Wally e
Arturo Toscanini. Il celebre maestro
d'orchestra rimane stupito e
meravigliato dalla voce del grande
soprano tanto che avrebbe voluto
dirigerla nel "Macbeth", ma il
capolavoro verdiano, purtroppo, non
venne allestito alla Scala.
La Callas parlando di Renata Tebaldi
dichiarerà: "Quando potremo cantare la
Valchiria e i Puritani fianco a fianco,
allora si potrà fare un paragone. Fino
ad allora sarebbe come paragonare la
Coca Cola allo champagne."
Nuovi amori, nuove passioni entrano
nella vita (non solo artistica) della
Callas. Luchino Visconti che la dirige
a Milano, nel '54, nella "Vestale" di
Spontini, Pasolini (al quale la Callas
scrisse numerosissime lettere per
consolarlo della fuga di Ninetto
Davoli), Zeffirelli, Giuseppe di
Stefano.
L'italia non è l'unica patria
d'elezione del celebre soprano. Trionfi
e consensi entusiasti si susseguono in
tutto il mondo. Londra, Vienna,
Berlino, Amburgo, Stoccarda, Parigi,
New York (Metropolitan), Chicago,
Filadelfia, Dallas, Kansas City. La sua
voce incanta, commuove, stupisce. Arte,
gossip e mondanità si intrecciano nella
vita della Callas.
Il 1959 è l'anno della rottura con il
marito. Grazie all'amica Elsa Maxwell,
miliardaria americana, conosce
l'armatore greco Aristotele Onassis. Il
loro sarà un amore distruttivo "brutto
e violento" come lei stesso lo definì.
Anni di passione, di amori sfrenati, di
lusso e sgretolatezza. Un uomo che
farà' soffrire moltissimo la Callas.
Dalla loro unione nacque un bambino,
Omero, vissuto pochissime ore, che
forse avrebbe cambiato il corso della
loro storia d'amore.
Dopo il 1964 cominciò il declino della
cantante, anche se forse più in senso
psicologico che artistico. Aristotele
Onassis l'abbandona per Jacqueline
Kennedy. La notizia la raggiunge
attraverso i quotidiani come una
mazzata terribile e da quel momento
sarà una continua discesa verso
l'oblio. La sua voce comincia a perdere
d'intensità e di smalto così la divina
si ritira dal mondo e si rifugia a
Parigi.

Dopo la sua morte, i vestiti di Maria
Callas, come quelli di Margherita
Gautier, sono andati all'asta a Parigi.
Di lei non rimane nulla: anche le
ceneri sono state disperse nell'Egeo.
Non c'è una lapide che la ricordi:
resta nelle incisioni, la sua voce, che
ha dato vita in modo unico a tanti
personaggi tragici e infelici.LINK
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mercoledì 15 settembre 2004 - ore 19:28
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Non so dove to andando
ma so che ci sto andandoera più o meno così il testo di una
canzone della Banda Bardot che ho
sentito ieri per radio.
Mi ricorda
so come with me
don't ask me where 'causa I don't
knowche Axl Rose cantava da 'maledetto',
credo fosse
Outta get me, e dal
basso dei miei 15 anni giuravo che se
qualcuno mi avesse detto così lo avrei
seguito dimentica del resto...
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PERMALINK
mercoledì 15 settembre 2004 - ore 19:24
Zonta allo sproloquio....
(categoria: " Pensieri ")
E già che ci sei, canta
che ti passa
magari potresti fare la Marilyn
mascherata da Woody Allen e cantare con
un fil di voce da un blacone di Venezia
I'm thru with love che ti piace
tanto

tanto sai che con l'amore non si chiude
mai,
poi dipende da cosa si intende per amore
e tante altre cose
solo
NON PENSARCI
e domani vattene alla Caverna Danese!
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PERMALINK
mercoledì 15 settembre 2004 - ore 12:34
Follie, follie, delirio vano è questo
(categoria: " Pensieri ")
Nel diario paninaro di seconda media
(perché prima di diventare metallara
c’è stato anche questo nella mia
vita...), tra i saggi consigli che si
davano ai futuri panozzi e soprattutto
alle sfitties c’era quello di non fare
il vinavil – oggi, in tempi di
fairness, dovrei dire ccolla vvinilica.
Questo consiglio mi è tornato in mente
oggi, e devo ammettere che non è da
buttare... Mi eserciteròòòò ... mi
autoconvinceròòòò (da cantarsi
sull’aria di
Tapparella). Ora mi
ipnotizzo

Silvia distraiti
Silvia non pensarci
Silvia se ti prudono le mani iscriviti
a un corso di pianoforte
Silvia morditi la lingua e morditi pure
le dita, anzi, le falangi se non riesci
a unirle in segno di amicizia con la
Bulgaria
Matley, fa’ qualcosa
Silvia ingoia un barattolo di Nutella
che almeno ti godi la vita (e ingoia
pure il barattolo, oltre al contenuto)
Silvia non cercare contatti umani se
proprio proprio chiama la mamma oppure
fai quella chiamata di lavoro che non
hai mai voglia di fare
anzi sai che ti dico, buttati a
capofitto sul lavoro come dice Fiamma
di
Fabio e Fiammae a proposito di ‘dui’ artistici dai
che fra poco che la cena del fan clab
di
Carlo e Giórgioche magari chissà mai che riprendiamo
(
pl. majestatis) i discorsi
urlati interiormente interrotti
forzatamente qualche tempo una vita fa
prima di questo bizzarro blec aut
Silvia butta il cellulare dalla
finestra e fai un corso di meditazione
trascendentale dove ritrovi il tuo io
interiore
oppure guardati dei film dell’orrore
così ti riempiono la testa
anzi, no, che magari stai sveglia di
notte e se dormi poco fai pensieri
strani tipo albachiara
meglio guardare qualche commedia come
Il padre della sposa remake
così vincono i buoni sentimenti
oppure buttati a capofitto
sull’intelletto e guardati tanti film
coreani con i sottotitoli in polacco e
non darti tutte le scuse per pensare
oppure buttati e basta, Canale o altro
e magari chiodo scaccia chiodo, chissà
follie follie delirio vano è
questodai che il prossimo nick sarà
ViolettaValérye ti ritrovi sotto una bambola alta
cinque metri nel bel mezzo dell’Arena
di Verona con Alfredo Germont rasta*

e i paparazzi
a sfringuellare
“Pooovera donna, sola, abbandonata,
in questo popoloso deserto che
appellano Parigi”fai solo un respiro e trattieniti, che
c’è altro nella vita.
Adesso non sembra perché tutto ti
parla ... ma c’è altro nella vita
C’è la vita là fuori

*Mi riferivo a un allestimento della
Traviata, non sono COSI' allucinata!
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martedì 14 settembre 2004 - ore 19:43
Per Irenita
(categoria: " Riflessioni ")
Amare se stessi è l'inizio di un
idillio che dura tutta la vita.
Oscar WildeCi sta giusta giusta con quello di cui
discutevamo ieri sera, vero?
Non condivido (o non sempre applico)
tutto ciò che cito, ma se ti è utile,
ti dono questa massima del grande Wilde!
PS: è citata nella Smemo, l'ho letta
oggi durante il viaggio...
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PERMALINK
martedì 14 settembre 2004 - ore 19:12
Comunicato stampa
(categoria: " Musica e Canzoni ")
ADDIO A GIUNI RUSSO, VOCE DI UN'ESTATE
AL MAREVerra' sempre ricordata per il motivo
portato al successo nel 1982, "Un
estate al mare". Giuni Russo, morta la
scorsa notte nella sua abitazione di
Milano era da tempo lontana dalla scena
musicale perche' malata di un tumore.
Palermitana, aveva compiuto lo scorso
10 settembre 53 anni
(abbiamo
compiuto gli anni lo stesso giorno...).
Giusi Romeo, questo il suo vero nome
all'anagrafe, ha iniziato da
giovanissima a coltivare il canto e a
studiare composizione. Dotata di una
potenza vocale notevole e raffinata,
aveva alle spalle seri studi musicali,
una passione per la lirica e per i
jazz. Ma il percorso piu' interessante
della sua vocalita' lo raggiunge grazie
all'incontro con Franco Battiato, con
cui inizia un cammino di studio e
ricerca verso una musica sperimentale e
impegnata: nel 1982 pubblica insieme al
cantautore "Energie", prima tappa verso
un repertorio con riferimenti alla
tradizione folk e alla lirica.
Sebbene non manchino per la raffinata
interprete altri successi da
classifica, come "Mediterranea", "Alghero", "Sere
d'agosto" oppure "Good good bye",
l'intera carriera di Giuni Russo sembra
essere piu' interessata a perseguire la
sperimentazione vocale. Questo percorso
approda infatti all'album "A casa di
Ida Rubinstein", del 1988, un disco
dove rielabora in chiave moderna arie e
romanze di Bellini, Donizetti e Verdi.
Di recente Giuni Russo aveva
collaborato con scrittori e poeti e
aveva offerto la sua voce al
palcoscenico in uno spettacolo di
musica contemporanea e poesia cantando
versi di Borges a fianco di Giorgio
Albertazzi. I funerali si terranno
domani a Milano al monastero delle
carmelitane scalze di via Marcantonio
Colonna.
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lunedì 13 settembre 2004 - ore 17:38
Al telefono II
(categoria: " Vita Quotidiana ")
(sottotitolo:
capitano tutte
oggi)
L’altra mia collega ha chiesto alla
segretaria di un ente come avesse
fatto ad ottenere dal suo capo di
spostare alle 10 di mattina una
riunione che egli ci aveva fissato
originariamente per le 21, e si è
sentita rispondere:
“Guarda, cara,
che io ho una quinta!”
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lunedì 13 settembre 2004 - ore 15:26
Al telefono I
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La mia collega oggi si è sentita dire
ciò al telefono:
“Scusi, c’è un tombino, non la
sento”...E’ tutto il pomeriggio che sto ridendo
da sola ponendomi domande esistenziali
su questa affermazione...
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PERMALINK
lunedì 13 settembre 2004 - ore 12:38
"Le cose non sono Ok;
(categoria: " Pensieri ")
c'è qualcosa che va male di brutto. E
se non mi credim prova un po' a
chiedere a quella mucca morta infetta
che stai marinando nel solvente. Lei la
risposta ce l'aveva mal'abbiamo
ammazzata prima che potesse muggircela."
(
Michael Moore, "Stupid white
men")
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PERMALINK
venerdì 10 settembre 2004 - ore 12:43
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Journalist:
“What do you carry to sleep?”Marilyn:
"Some drops of N° 5".
Ora posso anch’io!
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