L’insostenibile leggerezza dell’essere M. Kundera Una scintilla di fuoco Remo Bodei
HO VISTO
- Il vento che accarezza l’erba di Ken Loach - 300 - Chisciotte e gli invincibili - Il rito di Ingmar Bergman - Vita da boheme di Aki Kaurismaki - Intrigo a Berlino di Steven Soderbergh - Mio fratello è figlio unico di Daniele Lucchetti - L’angelo sterminatore di Louis Bunuel - Leningrad cowboys go to America di Aki Kaurismaki - Giorni e nuvole di Silvio Soldini - H2Odio di Alex Infascelli - Into the wild di Sean Penn - Non è un paese per vecchi di Ethan e Joel Cohen
STO ASCOLTANDO
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I nostri sogni per resistere hanno bisogno di aggrapparsi a qualcosa di indistruttibile: cercano rifugio nelle persone o negli affetti nonostante siano destinati a essere imbottigliati dal tempo. S’insinuano nella storia o, meglio, nelle storie che trapassano da un fiato all’altro apparentemente vittoriosi, senza tuttavia fuggire al flagello della realtà. Presto impariamo che per continuare a sognare abbiamo bisogno di segni incorruttibili, di un’eredità leggera e persistente.
tratto da Il respiro delle acque di Renzo Franzin
vedi, non riesco a vedere i vetri rotti. Non riesco a vedermi nello specchio in cui mi dovrei vedere.Vedo dall’altra parte.Dall’altra parte.Ma non riesco a vedre il vetro dello specchio. Vorrei romperlo a pezzi. Ma come faccio a romperlo se non riesco a vederlo? [...] io occupo un angolo. Il più delle volte, non posso parlare con nessuno senza essere affetto da complessi che mi bloccano. Sono incapace di giudicarmi senza trovarmi repellente.[...] So che l’angolo è necessario, che è parte importante dell’esistenza, il tutto nel tutto, se vuoi, ma so di sapere che devo morire in qualche maniera per poterne uscire. Qualcosa deve morire.Forse sto venendo a galla.In ogni caso non sono morto in lui. Potresti dire che ero morto e vivo a tempi alterni. Sì, no. Sì, no, morto, vivo. Alcuni potrebbero chiamarlo un periodo interessante.
tratto da I Nani di Harold Pinter
Ho dato rabbia, ho dato poesia, ma in fondo cosa resta? Ecco che tutti finiscono mischiati nel bicchiere ecco che scappa via il cerchio al giocoliere
tratto da La farfalla giapponese di Roberto Vecchioni
Ed il vento, l’onda, la stella, l’uccello, l’orologio, vi risponderanno “E’ l’ora di ubriacarsi!” Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo, ubriacatevi, ubriacatevi senza smettere! Di vino di poesia o di virtù, a piacere vostro.
Charles Baudelaire
La felicità costa cara, ma basta un po’ di veleno per sopportarne la perdita, un po’ di veleno prima di andare a dormire per ammalare i sogni
tratto da E lasciamole cadere queste stelle di Filippo Timi
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domenica 22 luglio 2007 - ore 13:29
Addio alle armi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Questo sarebbe il mondo che avevamo sognato, linsulto che a ventanni mi aveva innamorato la consunzione rosa del cielo nella sera la parola damore sospirata leggera
Io da questo strisciare e fingere poesie non conosco nessuno, nessuno è casa mia e ho guardato lontano cercando di vedere
Addio alle armi Addio, addio alle armi addio alle armi, solo non odiarmi Addio alle armi, addio Addio alle armi
Questo sarebbe il mondo che volevo cambiare per poi farmene cosa che non fosse giocare, l’invenzione del freddo e il sangue sempre rosso, la voglia di buttarvi tutto l’amore addosso.
La palla di biliardo che perde tutti i punti per rompere la noia di essere vincenti le campane di Bargher che sussurrano "dormi"
Addio alle armi Addio, addio alle armi addio alle armi, solo non odiarmi Addio alle armi, addio Addio alle armi
Questo sarebbe il tempo che inventa la memoria, la fine di un amore che fa grande una storia. Filosofi a incastrare sentimento e pensiero, partita che finisce da sempre zero a zero.
Coglionate di forse, di "poi si può cambiare" e linganno dei sensi che ti fanno impazzire e i figli, i figli forse, solo per non finire.
Addio alle armi Addio, addio alle armi addio alle armi, solo non odiarmi Addio alle armi, addio Addio alle armi
Io so la mia verità e voglio usare il cranio come un archibugio Per sparare la mia verità che non è inchiostro nero ma sangue che grandina gioia. La mia verità è come una finestra nel vuoto inchiodata ai suoi cardini. La mia verità, linea di protezione e coerenza ai deserti che cambiano Ma sono suggestionabile sono troppo suggestionabile Siamo troppo suggestionabili Infantili ed interpretabili siamo troppo suggestionabili Ci muoviamo ma siamo immobili siamo troppo suggestionabili Io so la mia verità. Sono passato in mezzo agli inferni alle mie pazzie, ma è la mia verità. E spero possa esploderti in faccia spaccarti la testa. La mia verità è nell’ostinazione a cercarmi a ferirmi a capirmi. La mia verità è rinnegare i padri le madri le bocche e gli stomaci Ma sono suggestionabile sono troppo suggestionabile Siamo troppo suggestionabili Infantili ed interpretabili siamo troppo suggestionabili Ci muoviamo ma siamo immobili siamo troppo suggestionabili Io so la mia verità e voglio andare in fondo a tutto quello che so Io voglio assaporare ogni secondo che avrò.Perché io sono un uomo. Io sono insicuro. Io sono il padre la madre il figlio Io sono il vertice. Io sono l’assoluto. Io sono il genio. Io sono il mio assassino. Ma sono l’unica cosa che mi rimane Io sono l’ultima cosa che ho. Sarò la prima cosa che avrò Se sono l’ultima cosa che mi rimane. Sarò la prima cosa che mi rimane. Siamo troppo suggestionabili
Canzone per Alda Merini
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Un tempo trovavo una persona tra queste parole, ora che so che è impossibile che lei ci sia, continuo a cercarla qui per colmare il vuoto di questi momenti e saziare la fame di questa mia malattia
Noi qui dentro si vive in un lungo letargo, si vive afferrandosi a qualunque sguardo, contandosi i pezzi lasciati là fuori, che sono i suoi lividi, che sono i miei fiori. Io non scrivo più niente, mi legano i polsi, ora l’unico tempo è nel tempo che colsi: qui dentro il dolore è un ospite usuale, ma l’amore che manca è l’amore che fa male. Ogni uomo della vita mia era il verso di una poesia perduto, straziato, raccolto, abbracciato; ogni amore della vita mia ogni amore della vita mia è cielo è voragine, è terra che mangio per vivere ancora
Dalla casa dei pazzi, da una nebbia lontana, com’è dolce il ricordo di Dino Campana; perchè basta anche un niente per essere felici, basta vivere come le cose che dici, e divederti in tutti gli amori che hai per non perderti, perderti, perderti mai.
Cosa non si fa per vivere, cosa non si fa per vivere, guarda... Io sto vivendo; cosa mi è costato vivere? Cosa l’ho pagato vivere? Figli, colpi di vento... La mia bocca vuole vivere! La mia mano vuole vivere! Ora, in questo momento! Il mio corpo vuole vivere! La mia vita vuole vivere! Amo, ti amo, ti sento!
Ogni uomo della vita mia era il verso di una poesia perduto, straziato, raccolto, abbracciato; ogni amore della vita mia ogni amore della vita mia è cielo è voragine, è terra che mangio per vivere ancora
O madre, madre, se sapessi che dolore! Non è quel mondo che mi cantavi tu: tu guarda fuori, tu guarda fuori sempre, e spera sempre di non vedermi mai; sarò quel figlio che ami veramente, soltanto e solo finché non mi vedrai.