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incazzosa, 28 anni
spritzina di norma no.
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mercoledì 2 gennaio 2013 - ore 17:00


Quello che (non) ho.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sono passati già due mesi dal mio trasferimento in terra marchigiana.
La mia cicatrice da cervicotomia è violacea, sana, bella, piatta.
E’ passata, ma c’è.
Il mio tatuatore mi ha proposto un mega tatuaggio tra 5 o 6 anni, ma a me piace così, si fa ricordare.

Convivo in una comune con moroso e suoceri, una realtà particolare ma che riesco a gestire egregiamente, chiudendo gli occhi, facendo lunghe passeggiate in solitaria.
Mi manca casa ma è come se non ne avessi una.

Mi ritrovo con i miei ricordi i miei sapori, i miei gusti.
L’odore del freddo, il rumore della brina sotto le suole delle scarpe. La luce della stufa.
Mamma che entra dalla porta e rilascia il profumo del vento.
Mi manca il Veneto, mi mancano i miei orrizzonti.
Ma non perchè siano migliori, ma perchè custodiscono i miei passi.

Abitare in una comune ristretta è affascinante, si creano dinamiche, s’appicciano fuochi, si creano armonie, è complicata ma rassicurante. Bisogna riuscirci.

Contro le titolari che ti assicurano contratti lavorativi da favola, contro le banchedimerda strozzine legalizzate, contro una società di vecchi pensionati tranquilli, moribondi che si lamenta del poco ma quel poco noi ce lo sognamo.
Contro tutta la merda e lo schifo che sentiamo al tg, contro tutto e tutti nascono ancora sentimenti leali, sinceri, fragili insicuri ma veri.

Che questo 2013 sia nostro, fottuti sognatori.

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mercoledì 28 settembre 2011 - ore 15:21


concezione astratta sull’universo maschile
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Perchè da piccola pensi che tutti gli uomini, in linea di massina assomiglino a tua padre.
Che in linea di massima la tua storia d’amore assomigli a quella che hanno avuto i tuoi, con la differenza mi piacerebbe Durango come sottofondo ad un appuntamento.
Obiettivamente pensi che l’uomo, il maschio, si prenda cura di tutto: si alleni per correrti dietro, si alleni per crederti di sua proprietà, faccia in modo che tu diventi anche di sua proprietà sposandoti perchè ti ama.
In realtà non è così.
Gli uomini si sono dimenticati di noi.
Sanno che possono vivere ugualmente, passati i 30, sanno che scopare non è l’unica cosa nella vita, a 34 possono scopare 1 volta a settimana e ringraziare la madonna di avergli dato la forza.
Si sono dimenticati delle parole.
Si sono dimenticati che il tempo è il tempo.
Si dimenticnao di noi, dei nostri bioritmi.
Non hanno istinto paterno, sono individui, basta, possibili figli, ma basta.
Non diventeranno padri, non ora.
Non diventeranno mariti, non ora.
E se una si chiede: sarà per i troppi doveri?
Una si risponde: ma se praticamente quando hai la casa libera per giorni, finisci per adottarlo.

C’è qualcosa che si è inceppato, non c’è verso.
Siamo pronte per il mondo, abbiamo un utero da riempire, due tette da mostrare, delle gambe per viaggiare, delle braccia per tener fermo il tutto,
e
degli
uomini che si sono rincoglioniti.

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lunedì 12 settembre 2011 - ore 19:01


gli anni ’80
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Da piccola desideravo:
un cavallo,
l’aparecchio,
gli occhiali,
2 cani,
una macchina da scrivere,
un pianoforte,
che il paradiso fossero 2 piscine su un grande parco con tanti cavalli attorno, non dentro.

Ora..apparte il cavallo ho tutto, ho avuto tutto... non so come sia preso il paradiso co sta crisi..

Sto bene!

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lunedì 5 settembre 2011 - ore 11:04


Silvia si sposa e non lo sa.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non sa vendere il pane dalla forma fallica nemmeno ai pensionati del bar, si vergogna. E’ vestita da mignotta di classe.
Ci sono serate dove la semplicità ti sconvolge, un insieme di pezzi da mosaico, tutti perfettamente incastrati.
Silvia si sposa, ma secondo me non lo sa.
Non lo sa che assomiglia ad una canzone di De gregori o alla venere del Botticelli, piagnucola come le bambine viziate che vogliono un altro mini pony.
Bisogna saper aspettare il momento giusto,
nel frattempo pronte all’uso.





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sabato 3 settembre 2011 - ore 09:47


Van Gennep e i riti di passaggio.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sono cresciuta e con i pugni ho sfondato le tasche, ho mani che sono uscite allo scopeerto, si sono arrese a diventare. A diventare.
Ho abbandonato ogni stadio di mezzo, l’assenteismo bipartisan dei miei malumori.
Ho codificato l’importanza della fase di passaggio, come una cosa che non deve per forza essere sofferenza.
Diventare non è essere.
Diventare è una trasformazione.
Le giungle che attraverso quotidianamente, i dilemmi tra le liane di perchè, chiappe arrossate, sorrisi, rigurgiti, lacrime e parole storpiate che mi fanno ridere come una matta.
Diventare è una trasformazione e non so come vada a finire.
Non lo so se la metterò nel culo a Tremonti o se rimarrò nel limbo assieme ai bambini che non crescono mai, ma comunque ho finito di chiedermi "Perchè".

Non ha senso dannarsi per qualcosa di cui abbiamo sempre sentito parlare, come una favola, una sotria d’altri tempi...
Crederesti che la nonna è ancora viva dopo essere stata intrappolata nella pancia del lupo?


Diventeremo altro.

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