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incazzosa, 28 anni
spritzina di norma no.
CHE FACCIO? studio il mio sistema nervoso.
Sono sistemato

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Vesto all’occidentale... con un senso di colpa micidiale.

ORA VORREI TANTO...

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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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"RINGRAZIO DIO CHE MI HA FATTO TROPPO POCO INTELLIGENTE."









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martedì 29 dicembre 2009 - ore 10:47


toptennatalizia.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


-I Natali disastrosi passati in quattro, di cui una con la gastrite.

-Sapere che il mondo è stretto in una morsa di buonismo e tu che pensi solo che non ti stai divertendo affatto.

-Il tuo "jetem" nelle narici.

-I matrimoni degli altri.

-Fare Babbo Natale.

-Non riuscire più a trovare, il giorno della vigilia, "La spada nella roccia" per tv.

-Il cardinale col femore rotto.

-Funerali a Santo Stefano.

-Il treno.

-Paralisi adolescenziale.

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martedì 22 dicembre 2009 - ore 22:11


Oggi come Alvaro de Campos
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Fernando Pessoa chiese gli occhiali
e si addormentò
e quelli che scrivevano per lui
lo lasciarono solo
finalmente solo...
così la pioggia obliqua di Lisbona
lo abbandonò
e finalmente la finì
di fingere fogli
di fare male ai fogli...

e la finì di mascherarsi
dietro tanti nomi,
dimenticando Ofelia
per cercare un senso che non c’è
e alla fine chiederle "scusa
se ho lasciato le tue mani,
ma io dovevo solo scrivere, scrivere
e scrivere di me..."
e le lettere d’amore,
le lettere d’amore
fanno solo ridere:
le lettere d’amore
non sarebbero d’amore
se non facessero ridere;
anch’io scrivevo un tempo
lettere d’amore,
anch’io facevo ridere:
le lettere d’amore
quando c’è l’amore,
per forza fanno ridere.

E costruì un delirante universo
senza amore,
dove tutte le cose
hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore.

Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di un uomo,
e si rivide nella pena
di quel brillare inutile,
di quel brillare lontano...

e capì tardi che dentro
quel negozio di tabaccheria
c’era più vita di quanta ce ne fosse
in tutta la sua poesia;
e che invece di continuare a tormentarsi
con un mondo assurdo
basterebbe toccare il corpo di una donna,
rispondere a uno sguardo...

e scrivere d’amore,
e scrivere d’amore,
anche se si fa ridere;
anche quando la guardi,
anche mentre la perdi
quello che conta è scrivere;
e non aver paura,
non aver mai paura
di essere ridicoli:
solo chi non ha scritto mai
lettere d’amore
fa veramente ridere.

Le lettere d’amore,
le lettere d’amore,
di un amore invisibile;
le lettere d’amore
che avevo cominciato
magari senza accorgermi;
le lettere d’amore
che avevo immaginato,
ma mi facevan ridere
magari fossi in tempo
per potertele scrivere...




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lunedì 21 dicembre 2009 - ore 17:39


blanche
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Rinvio il battito cardiaco, ora c’è neve.
Facciamo chiamate da sotto i piumoni per cantare jingle bells. Con i soldi, finiscono anche i regali degli altri. Finisce una partita di trivial pursuit, il cous cous a casa di Nicole. FInisco di odiarti, mentre leggo Ofelinha che scrive le moine a Fernandinho, il suo bebè.
Mi vuoi riportare ostinatamente alla realtà perchè non vuoi sentirmi triste.
In realtà leggere le lettere di un’innamorata del 1930 mi rasserena, per la prima volta mi sento felicemente e stupidamente compresa, e t’assicuro non fa per niente male.
Sul divano disordinato dell’ikea finiamo per parlare di quanto siamo selvatiche.
Di quanto siamo individualiste con i nostri sentimenti.
L’idea di potervi dire di sparire, mentre mi concedo un viaggio introspettivo nella mia sofferenza avendo la certezza di avervi nel comitato di benvenuto all’aeroporto mi fa capire quanto siate speciali.
Sono specialmente dispotica col mio cuore, tendenzialmente ermetica. Sono specialmente fuori tempo: assorbo, incasso, soffro, codifico e rigurgito. Sono un guerriero: mi curo le ferite da me, poi esco e vi presento le cicatrici.
Sono quella del "lasciatemi stare fin che non ve lo dirò io".
Sono quella che deve avere per forza un nemico da odiare e contro il quale dirottare tutta la negatività, solitamente la persona più forte della situazione.
Sono invidiosa del "ben riuscito", ma riesco a modificare questo in ambizione.
So ascoltare, ma non so promuovermi.
So interpretare, stupirmi, ridere di gusto.
Riconosco tutti i miei limiti e so pretendere sempre il di più, finche non sanguino e chiedo aiuto.
So chiedere aiuto, solo che prima arrivo allo sfinimento.
So godere dell’attimo.
Specialmente so fantasticare e mi riempio di possibilismo.
So che nessuno sbaglia fin che non uccide.

Credo solo che siamo stupendi sotto la neve.

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lunedì 14 dicembre 2009 - ore 11:23


deliri
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Finisco il tuo secondo regalo, quello di cui non sai nemmeno l’incarto.
Resti basito nell’ascoltare i miei monologhi deliranti sulla psiche umana.

Perchè,
è così necessario essere compresi?!

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giovedì 10 dicembre 2009 - ore 17:26


transfert
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Faccio impazzire i tuoi neuroni con un sovraeccitamento di fantasia: gli origami e i mappamondi, le carte argentate e le canzoni in pennarello nero.
Mentre Popia si piscia sotto, io le faccio un monologo sulle feste, rido delle "s" che non vengono: Popia, le fette, i caltini.
E guardo mia nonna mentre fa l’albero: come in un rito antico, ogni sfera ha un suo peso specifico sul cuore.

Non ti accorgi che piango, mentre faccio ballare le dita.

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venerdì 4 dicembre 2009 - ore 17:14


tutto il mio tempo.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sogno che è notte e percorro una strada in auto.
Io sono piccola.
Sogno di vedere lupi. Tanti, un branco. Uno sopra ad una casa diroccata.
Sogno di passare davanti ad un gufo e lo guardo negli occhi e proseguo.
Sogno di passare in mezzo ad un bosco e poi mi sveglio, apro gli occhi e ci sono.

Baby, cucinare per te, mi stanca.

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martedì 1 dicembre 2009 - ore 17:10



(categoria: " Vita Quotidiana ")




Mentre mi fai vedere il mare.
Mentre mi chiedi "andiamo a fumare sul colle dell’infinito?".
Mentre facciamo le foto con cui tapezzeremo i platani d’estate.
Mentre Lydia Lunch canta e tu conti i passi dal marciapiede al buttafuori.
Mentre ti costringo a vedere programmi a caso su sky.
Di quel mentre preciso ogni tanto mi dimentico.
Ogni tanto arriva la corsa, arrivano le esistenze perfette degli altri. Tutti sembrano avere in tasca una matassa di filo che si congiunge prima o poi ad un estremità annodata su se stessa. Di questo pensiero pacifico, mansueto, me ne sono disfata e ora sto come sto.
Se nessuno investe su di me, perchè dovrei aprimi una partita iva sui sogni?

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