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incazzosa, 28 anni
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venerdì 20 febbraio 2009 - ore 18:34


A/R
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Ciao!


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giovedì 19 febbraio 2009 - ore 19:24


arci tutto.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vedo in treno due ragazze ed un razazzo con gli zaini da venti kg sulle spalle. Così chiudo gli occhi e penso a noi.
A quell’anno.
Ho tentanto di centrarvi nei personaggi ma niente, questi erano troppo perfetti, per niente sudati (scusa, se è inverno.).
Poi guardo la distesa di terra tra Rovigo e Ferrara e penso che anche questa mi da serenità.
Ieri.
Ieri torno a casa incazzata.
Ieri torno a casa, e saranno state le nove ore di lavoro che m’hanno fuso il cervello, ma quasi dimenticavo la tenerezza della giornata in un intellettuale col suo divano rosso alla Dandini sotto alle chiappe. Così ieri mi sono chiusa nel mutismo come non mi capitava da circa due anni, e in quel momento ho capito che sarebbe mancato poco per immedesimarmi di nuovo in Kurt Cobain.
Ieri Lorenzo mi ha chiesto le favole ed io lo fatto, ma non sono riuscita a riposarmi con lui dopo pranzo. Lorenzo che ora invece di dirmi "sei bella" mi dice "te sei vecchia?" ed io vorrei sedermi e chiaccherare e dirgli che secondo me non lo sono ma tra qualche mese forse si, perchè mi sento come un pensionato sposato da quarant’anni, che va a prendere il pane in bicicletta e che fa i cinquanta all’ora in statale. Ma questo Lorenzo non so se l’avrebbe capito.
Non so se l’ho capito nemmeno io cosa voglio da quel pensionato.
Ti dico che il tuo tempo passa lento è il mio mi scivola via, e vorrei scuotere i minuti, scrollarteli da dosso, buttarmeli dietro le spalle, come si fa col sale quando cade.
Invece ancora una volta trovo sempre qualcuno che sa cosa insegnarmi: Lorenzo la nanna fattela da solo che conta quello.
Inutilizzabile tutto quello che ho dentro.
La rabbia per non avere ciò che voglio mi rende nervosa, mi affatica le divagazioni e resto scontrosa con i passanti.
Con lei, che dice che ce l’ho sempre con lei (ecco il centro di gravità permanente, penso!). Con te, che mi vien da dirti cose più grandi di me, ma ieri ridevo su "Cara ti amo!" -" ah si? che bello!" non posso aggiungere altri spunti alla mia coscienza.
E tu cicenin de femena, che mi dici che ti vado bene, che mi proponi Dublino ma io faccio il mio piano tariffario sulla libertà e ti racconto balle.
E quella voglia di bestemmiare o di tirare calci ai mozziconi di sigaretta o di cantare "la lotta armata al bar" urlando in macchina, che almeno nessuno mi sente.






<<...stare male e’ un desiderio e un’opportunita’...>>


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martedì 17 febbraio 2009 - ore 10:45


riflessioni mistiche.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




<< La fiaba, invece, prende molto sul serio le ansie e i dilemmi esistenziali e s’ispira direttamente ad essi: il bisogno di essere amati e la paura di non essere considerati, l’amore della vita e la paura della morte. Inoltre la fiaba offre soluzioni in modi che il bambino può afferrare in base al proprio livello intellettivo.
Per esempio, le fiabe pongono il problma del desiderio di vita eterna concludendo talvolta: "Se non sono ancora morti, sono ancora vivi". L?altra conclusione "E vissero felici per sempre" non fa credere per un solo istante al bambino che la vita eterna sia possibile.
Essa indica però qual’è l’unica cosa che può farci sopportare gli angusti limiti del nostro tempo su questa terra: la formazione di un legame veramente soddisfacente con un’altra persona.
Le fiabe insegnano che quando si è giunti a questo si è arrivati al massimo della sicurezza emotiva della vita, e di durata di una relazione che sia alla portata dell’uomo; e soltanto questo può dissipare la paura della morte. Se una persona ha trovato il vero amore adulto, dice inoltre la fiaba, non ha bisogno di desiderare la vita eterna.
Ciò è suggerito da un altro finale "E vissero a lungo felici e contenti". >>



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lunedì 16 febbraio 2009 - ore 22:21


illy
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Andavamo ai cento all’ora per vedere il bello mio (che qualcuno non me ne voglia!), perchè a Ferrara c’è il caffè buono e l’aria umida che ci fa sentire le orecchie più piccole e mi ritrovo sommersa tra sciarpa e capelli.
Il professore, che non mi chiede se sono felice, ma che dice che ho un bel nome.
Dico che piace anche a me: sempre meglio di "Genni" penso.
La hope che si rincuora, che mi fa le carezze sul cuore e mi dice, che ce la faremo anche sta volta a non schiantarci addosso ai camion in autostrada a comprare pesci dentro palle di vetro che poi diventano contenitori per caramelle gommose.
Mentre ricopio dati a computer le segretarie soffrono per la congiuntivite. (Perchè gli occhiali delle segretarie non sono più sexy?)
E mentre c’è chi lotta per rimanere io faccio le valige per andare, che presto o tardi toccherà anche a me respirare, credo...


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domenica 15 febbraio 2009 - ore 20:26


Bonzi.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Esco illesa dal non compleanno in stile Carroll, mentre la cena si finisce a tranci in una specie di locomotiva.
Io che ti mostro le rane d’acciaio, tu che mi regali un bonsai!
Che te ne fai di una rosa quando puoi avere un bonsai?
Così dalla contentazza per il mio nuovo progetto piango ascoltando Battiato alla radio che parla d’amore e rido e fumo, e mi rendo conto che so fare un sacco di cose assieme.
Io che devo stare ferma che ti stresso, i letti piccoli, le mani fredde.
Che ti piace così: mentre la Francia gioca con la Scozia,io che dormo.
Che ridiamo, che arriviamo con i minuti spaccati, che ci teniamo stretti tutte le domande che vorremmo farci e che non è mai il momento.
Io che non c’ho amici da palco e divento scontrosa con i tuoi.
L’ananas a fine pasto, le scuse e i "nonimporta".
La sindrome del distacco, come la depressione post parto o la demenza senile non so!
E la consapevolezza che la maggiorparte delle parole si regalano al vento o ai bonsai o alle rane d’acciaio o non so fa un po te! non posso mica spiegarti tutto!



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giovedì 12 febbraio 2009 - ore 10:58


divagazioni lente.
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Mi capita di annoiarmi con la gente, tipo te.
Che mi dici sempre le stesse cose e studiamo l’anatomia in proporzione al rischio di gravidanze. Progettiamo una casa-asilo in cui si mangiano caramelle gommose al gusto fragola inzuppate di coca cola.
Oppure una casa bordello mignon, che fa molto artista dannata, con tappeti enormi e cuscini, anche quelli leopardati perchè a te piacciono ma a me no.
Le caramelle gommose al cocco non mi piacicono più.
So che anche Elu non le amava particolarmente, così le han tolto tutto per non sbagliare e in tre giorni ha risolto il suo diabete. Continuo ad investigare privatamente sulla carità cristiana, sul concetto di pena, ma poi mi perdo nel blocco della mia fantasia e magari potrei pensare già ad un testamento in cui non si preveda l’abolizione delle caramelle gommose alla fragola. Non mi pare giusto. E’ come negare l’ultima sigaretta nei film western dove si impicca sempre qualcuno.
Così più che diabete secondo me è l’arrivo dei puritani nelle riserve indiane, con Elu pelle di luna, il tempo ci frega sempre tutti.
[passo per il centro incapucciata e la celere mi guarda male. Poi mi dice che c’era una manifestazione in memoria delle Foibe organizzata dalla destra patavina. il Pedro s’incazza. HO ancora in mente le parole di qualcuno che mi diceva che lasciava una ragazzina perchè lui cercava una "Compagna" ovvero una con soli più buchi tra naso bocca e sopracciglia per vantarsi in giro del fenomeno da baraccone. Così c’ho un vortice di giramento di coglioni per questa merda di città. Per il branco di stronzi che non legge una pagina di storia che sia una, e per me, che sono pecora anche io. Che mando giù e continuo a viverci. Che continuo a salutarli pensando ad organizzargli il suicidio. Fanculo al cappuccio, alla celere, ai furgoni in retromarcia. Fanculo a quelli che vanno ad Oxford. E soprattutto fanculo perchè so che non mi resta niente altro che la realtà. E mentre li sento discutere inserendo parole lunghe e contorte me li immagino nei loro divani rossi sinistroidi mentre la mamma plurilaureata porta a casa e poi lascia i soldi per l’uscita serale. Così visto che sto post è diventato lungo e non si può leggere fino alla fine dico. Dico che la maggiorparte di quelli che frequentano tutti sti postoni fighi, son dei borghesi di prima categoria, che vanno a lavoro per bere birra la sera e sempre quella madre plurilaureata passa i soldi per l’università. E la mia porco di un giuda rompe i coglioni perchè non lascio i soldi a casa e mi rompo il culo per pagarmi tasse, libri e abbonamenti del treno. Così fatemi il piacere di no tirare in mezzo la classe operaia, il proletariato e bla bla bla abbiate un minimo di rispetto per ciò che non siete, che non sarete mai perchè siete sotanzialmente dei paraculati. Detto ciò, stacco e mi ascolto Gaber, che almeno mi tiro su.]

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martedì 10 febbraio 2009 - ore 22:13


(fra 5525 anni)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Leggo il te dei matti.
Il no-sense di Carrol mi fa stare serena e ci rido su. Prendo quindici minuti di pioggia e Paola mi dice che sono un vortice e che un po’ prova pena.
Il vecchio della Moretti, al bancone del bar, mi chiede se sto aspettando di diventare una Genia. Ma io Genia non la conosco e gli dico che bisogna avere predisposizione tipica patavina, io non verrò mai chiamata ad Oxford perchè so sanscrito e manco che manco andrò in India per raggiungere la pace dei sensi. Dico che a Ferrara fanno il pane con le punte, che mi fa simpatia il pane heavy metal.
Parliamo di sogni, di Freud, così passo al ventitre e mi prendo l’anima di Sabine Spielrein, che tanto non se ne accorge nessuno.
Battiato che mi fa muovere i capelli, e mi fa rivalutare il centro di gravità permanente.
E mio fartello che mi bacia perchè è come Ernestina che mentre mangio mi fissa e non posso fare i commenti, e non posso mai dirle niente, perchè è una gatta e non è uno stragatta e un po’ ci soffro.

Praticamente se la notte mi togliesse il sogno me la farei nemica. Non posso immaginare tutte quelle ore in apatia.
Guardo la tua foto e dico: ma come si fa ad avere paura degli uomini da palcoscenico?! Allo Zionrock porto via Susy mentre vedo un bassista, siamo esseri inferiori! non siam degni degli artisti!
Siamo strani. Tanti e strani.
E belli.
Siamo belli in sostanza: ricopio poesie ma non apro i libri.


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martedì 10 febbraio 2009 - ore 08:48


Era il "patto" di Varsavia.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Corro al bunker, che lavorare mi salva.
E poi corro a Ferrara e mi ricordo che un anno fa avevo programmato il primo non compleanno a qualcuno, e allora prendo cose che girano in vortice perchè mi rapiscono. Dal finestrino del treno come un ebete guardo le nuvole, come un ebete sorrido e non so perchè. Non perchè ci sia da sorridere, a volte ultimamente penso di sorridere perchè sono sollevata dal mio non-essere nella mia non-casa.
Ti dico che sono nella fase dello scettico anticlericale, ti riporto martire in terra e ti tolgo il vestitino bianco del santo. Perchè niente e nessuno si salva, nessuno ti aspetta. Nemmeno le considerazioni sul ventunesimo scalino da lavare.
Nemmeno Rebel resiste al mio fianco. E mia madre che mi ricorda che facevo arrabbiare i lupi dello zoo.
Sogno stanze bohemienne, la normalità, nessunissimo volo pindarico, nemmeno una rivolta contro il sistema.
Me ne fotto degli intellettuali, degli anarchici, dei comunisti, dei fascisti, di quelle che vanno in piazza e urlano perchè ancora non è successo a loro.
Me ne fotto della crisi, di te che sei frustrata, di te che sei stanca, della tua apprensione per luglio-agosto, non sarà mica settembre vero?
Me ne fotto della crisi,.
Vorrei fottermene.
Invece sento il vomito caldo sulle spalle, che non mi da la stessa sensazione di una coperta di lana e si fredda subito. Continuo a lavare via lo sporco, ma come un’idiota rimango sotto aspettando solo l’ennesimo vestito da cambiare.

Ho la sensazione di stare dentro al libro di Tabucchi. Anche da me: sostiene Pereira.
Sostiene Pereira, che da me niente è quello che sembra. NEmmeno la cucina carina, nemmeno le tue foto nella mia camera. Sono come Venezia col Mose, aspetto l’acqua alta, perchè so che arriverà e attendo che si rompano gli argini del Po, perchè so che avverrà. E allora, quando tu ripartirai con la tua barchetta così come sei arrivato, me ne resterò con le chiavi del mio castello, perchè tanto eri in nero, senza contratto d’affitto.

Per questo avrai baci per regalo ogni natale e vino allungato con l’acqua delle rose... ti daranno amore, amore, amore, amore, mica filo spinato..



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giovedì 5 febbraio 2009 - ore 19:14


hope al pistacchio senza panna.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


In treno mi anestetizzo.
Cerco di afferrare i fili elettrici ma loro sono sempre più bravi di me.
E penso: che fine avranno fatto i Gazosa? anche loro persi nell’adolescenza. Magari a loro l’adolescenza li salva!
stringimi forte, sarà così-stringimi forte sarà così, domani.
Mangio il mio primo gelato del duemilanove, con Ferrara che ha un cielo stupendo. A me piace il pistacchio. In questo periodo piango un sacco e secondo me non fa molto Greenpeace ne tanto meno Lega ambiente. Ed ho quelle idee malsane di fanculizzare il mondo ogni cinque secondi e mi si sta indebolendo la Hope.
La Hope, per galleggiare, è importante!

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lunedì 2 febbraio 2009 - ore 21:49


odisseus.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Scrivo per due ore e mezza e poi aspetto un’ora per sapere un risultato. Nel frattempo fumo le sigarette che non ho più e sintetizzo le mie voglie.
E poi scrivo nel bagno dell’università. Come il primo giorno in cui c’ho messo piede, scrivo anche di questo mio ultimo esame. Che una piccola cerimonia danzante dentro me c’è e che non posso fare a meno di pensare e ridere di gusto sulla mia idiozia.
Rido perchè in un orale quando un nanerottolo mi chiede"chi gliel’ha detto a Popper che il corvo è bianco?" io avrei voluto dire che anche Popper secondo me, vedeva Geo&Geo e che prima Licia Colò ma ora Sveva Segramola tirano su generazioni su generazioni.Ma questo al nanerottolo con la capigliatura da paggetto non gliel’ho detto. Mi sono limitata a ridere e a guardare in basso mentre lui se ne stava a guardarmi con quell’espressione da nanerottolo filosofo.

Ah i filosofi con i capelli lunghi, le maglie bucate e le scarpe da duecento euro!
Ah le filosofe con le calze a quadri!
Ah tutti i miei monologhi sulle vagine mancate e sul cuore vicino al buco del culo, che fine faranno ora?
Tutto sommato, oggi ti ho anche un po’ amato Marcello.

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