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martedì 9 dicembre 2008 - ore 18:28


dei giorni che passano.
(categoria: " Vita Quotidiana ")



P.Ekman


[Ti dico che sarò sottosopra per il resto della settimana. L’altra verità è che sono orgogliosa di quello che ogni tanto riesco a dirti.]


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giovedì 13 novembre 2008 - ore 12:10


bibidibobidibù
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho quasi finito di sentire parole come: mio-cattivo-bruto-bello.
Quasi finito di sentire le "s" che non vengono, "sabola" al posto di fragola.
Finito di sentire "Ienia" dalle otto di mattina fino alle sei di sera.
Quasi finite le magliette col rigurgito.

Finiti i baci che non si chiedono e di sentire "sei bella".
Quasi finito di sentire dire "la cacca" quando non si sa una parola.

Il profumo di buono, ma anche quello da cambiare.
La calicalitrice.
Dover giustificare la bontà di babbonatale, che arriva in silenzio quindi fa paura.
La gara a chi piange di più, oscurare gli specchi e la pietà.

Quasi finito di pensare a come sarà, a quello che si farà, guardandosi nel riflesso di un vetro mentre il braccio è atrofizzato dall’ultima stanchezza che non raggiunge l’anno.

Raccogliere spunti, vedere sperimentare, cercare e ricredersi.
Esagerare lo stupore e minimizzare il dolore, dimenticarsi nel fondo di uno scatolo che contiene pentole in cui si cucinano sempre "brustel col chepac".

E salvare le madri dalle supposizioni sul tempo sull’economia; ora potrei cominciare a farlo, ma non so, credo che mi sia servito anche a questo il non aver pietà per nessuno.
Vedere il futuro come zio paperone nel filmetto di natale, a volte mi mette l’ansia, a volte chiudo gli occhi semplicemente.

[ho quasi finito di scoprire quanto sono capace d’imparare.]


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martedì 4 novembre 2008 - ore 13:06


bho..
(categoria: " Vita Quotidiana ")




[tasseciaciacia.]
(ho come la sensazione di essermi dimenticata di fare qualcosa.)

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giovedì 30 ottobre 2008 - ore 18:58


dakota
(categoria: " Vita Quotidiana ")


I tuoi occhi che mi sembrano più grandi, che li abbini sempre con tutto, anche con il cuore d’acciaio che porti al polso. E poi arrivo io, che vuoi sapere, che vuoi sentire, che ti racconto.
E poi arrivano le spalle piccole e anche lei, che ha gli occhi chiari e ha sempre troppo da raccontare. Mi chiedo cosa possono pretendere le parole in una serata con un fanale rotto e la pioggia che vien giù.
Cercasi normalità in seduta di psicanalisi mutuata.
Mutuata anche la carne, i preservativi e le tende che s’annoiano in campeggio.
E tu dici cose che mi fanno ridere, quelle cose che vai a prendere in aeroporto e appena le vedi non riesci a star ferma.
Le sei andata a prendere in aeroporto e me le hai mostrate e ho riso di gioia perchè avevo trovato la mia, di normalità.
La mia, nella tua. E tutto il resto più che codificato e ragionato finisce per sembrarmi patetico.
Sogno di nuovo mio nonno felice che anticipa un emozione "e lo so che sei contenta di vedermi"che non avevo mai il coraggio di dire. Leggere il labbiale anche quando ha la saracinesca abbassata, era quello di cui avevo bisogno.
Oggi ho detto a Lorenzo che avevo sognato il mio nonno e un bambino di due anni mi ha detto "che bello" e ha fatto un salto con un sorriso. Io mi chiedevo se non fosse questo quello di cui ho bisogno da me stessa: un gesto spontaneo, qualcosa di naturale.
Credere a questo.


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lunedì 27 ottobre 2008 - ore 11:15


Woody e Canova
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Do calci alle briciole, mentre mi siedo sulla cucitura di una tasca. Tra le pagine sgualcite di bava e dita sporche di cioccolato. Woody che subito mi annoia e poi mi piace: sono sempre troppo scettica con gli amori catodici. E la gypsoteca e tutto quello che vorrei toccare e non posso. Ho preso il vizio di rubare sempre almeno una sensazione ovunque, soddisfare non del tutto la curiosità avvicinandosi con un dito. Lo spirito delle mani e le carcasse a metà dietro a cancelli arrugginiti.
Andare così vicino ad un calco di gesso e pensare "ora si sveglia", sorride della propria ingenuità. (Allo stesso tempo ripensare a chi s’è commosso davanti alla Pietà di Michelangelo e capire.)
Sentire un tempo differente e più bello: sintetizzarti e ridere.


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giovedì 23 ottobre 2008 - ore 19:23


cenacoli
(categoria: " Vita Quotidiana ")



"metti cura e rispetto per tutti gli sbagli che fai..."


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domenica 12 ottobre 2008 - ore 14:51


E la Gianna.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


[Possiamo sempre farci suore..]
A tratti sento di avere addosso gli anni preistorici. E tutti quelli metafisici e paralleli scritti per far sperare.
Sento come di non aver mai saputo scegliere, mi basta sempre poco per rivalutare diversamente quello che ho conquistato.

Mia madre dice che non è un problema, mi rendo conto di non sopportare più, dovrei raddrizzare le spalle.


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giovedì 9 ottobre 2008 - ore 19:13


e lo zucccoro
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Progetto fughe, decido di far fallire la fabbrica delle fortuna blu, di darci un taglio.
Sto bene, faccio solo sogni traumatici che vedono sempre la stessa protagonista. Sta volta esplodono aerei e si suicidono parenti davanti ai miei occhi. Termino la prima settimana di tirocinio con una riflessione esistenziale: non so se vorrò prendermi un bonsai un giorno.
E i poppanti, bestie allontanate e scongiurate dalla prima alba sul mio corso di studi, ora mi sembrano tutt’altro che una stronzata.
Sto diventando pa-zi-en-te.
Devo adattarmi a tempi completamente differenti.
Devo contorcermi e tentare di capire la soglia minima d’attenzione, guadagnare i secondi.
I secondi.
Rivalutare la graziosità del pavimento, si,anche il pavimento è materno.
E fare quello che di solito faccio con altre cose e persone ed inventarmi un pupazzo di zucchero da scuotere sui pensieri, e farina extraterrestre per torte magiche.
E non avere voglia di niente la sera.
E sperare di avere una stanza, una lavatrice, un bagno, una cucina, e pareti differenti e silenzi nuovi. E rivoluzionare, se fosse possibile, finalmente questa mia vita. Potrei prendere un bonsai finto, andrebbe bene uguale. Potrei aver fretta di vivere, come il bianconiglio di Carrol, salto da un’idea all’altra e mi entusiasmano tutte e sono eccitata dalla vita, o da una vita..non so.

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lunedì 6 ottobre 2008 - ore 19:59


(sperando di perderla)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Giri omologati negli omologati tardi pomeriggi domenicali. Pensare ai Party col Martini e cubetti di ghiaccio a forma di bottiglia.
Tovagliette a righe per la colazione, e contenitori per biscotti (fare la prova con la mano, sempre.)
Guardare le ore e pensare al di più, frenare in curva, che no si fa, frenare e pensare di dire a distanza di un anno quello che ora varrebbe la pena di provare. Sorridere per la stupidità. L’ingenuità di certi pensieri è disarmante.
Porre un limite all’alleatorietà dei propri tratti.
Farsi svelare il mistero dei suicidio dei vermi, dimenticare l’attacco di filosofia spiccia e dedicarsi ai regali da scartare prima del tempo.
Sottovalutare l’incarto, sentire sempre di più egoisticamente, non pretendendo nulla.
Cominciare un tirocinio e scoprire voti mediocri.
Sentirmi stanca e serena-variabile.


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venerdì 3 ottobre 2008 - ore 11:03


signor hook
(categoria: " Vita Quotidiana ")


[Mentre Sweet home Chicago mi fa sembrare tutto un dialogo di Tanrantino.]
Mi tieni sveglia alle due di notte mentre non sai se accendere sigarette in terrazzo. Mentre c’è chi urla.
Mentre io non vorrei essere li con te, che non ho razionalità e mi sembrerebbe un incubo senza fine. Mentre. Mentre tu sei abituata, ed io no.
Mentre indaghi sui tarli della (sua) mente ed io vorrei dirti tutto, ma so che sarebbe crudele. Mentre vorrei fosse tutto più familiare, anche la follia. Invece siamo distanti sempre anni luce dalle vite di ognuna.
Mentre vorrei una soluzione e superati i dieci anni i conti non tornano mai.
Mentre ci sono sempre birre che aspettano, e bicchieri di vino lasciati a traboccare in piazza. Mentre ci sono mille arrivederci che hanno assunto le parvenze di un Addio e mentre ci penso ricordo una scala di marmo e dodici persone diverse sedute su dodici scalini uguali.

Dodici scalini uguali e io e te sedute vicino.
Mentre ricordo il Boschetti e gli autobus che non arrivano e le sigarette da nascondere e le telefonate a casa. Mentre parlavamo degli scienziati e delle nostre scampate bocciature. Mentre tutto sembrava essere impegnato a fare qualcosa noi facevamo semplicemente qualcos’altro.
Mentre c’è chi riesce a passare le ore del mattino sul banco e noi riusciamo a passare le ore su un bancone.
Mentre a settembre gli altri pensavano a prendere i libri e noi a recuperare la lenza.
Mentre i caschetti crescevano e crescevano le tette.
Mentre l’università, il lavoro, tua sorella che è incinta e poi Filippo.
Mentre il cineplex ci dava da bere spritz orribili.

Mentre gira il mondo, tu dici che le cose non vanno bene e lo dico anche io. Mentre scriviamo messaggi in dialetto e codifichiamo i pensieri italianizzati per renderli meno strafottenti. Mentre immaginiamo i cannabali che si mangiano gli psicologi.
Mentre penso ad Alda Deusanio e ai suoi colori sempre troppo abbinati.

E ti dico, nel mentre, che la birra ci attende e non vorrei vosse un altro arrivederci ad ingrandire l’ìaddio. Mentre tutto sommato l’odio indecifrato di questo periodo si trasforma in assuefazione e divento mansueta.
Fumo la mia unica fortuna blu destinata a sparire nel tempo e sweet home chicago e i blues brothers e la notte e la follia, e le madri e i padri, e l’odio, e le case che sono piccole, e il lavoro, e lo studio, e Anna e i gradini uguali.




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