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martedì 22 luglio 2008 - ore 13:33


e i cani in chiesa e i calci...
(categoria: " Vita Quotidiana ")




E tu che vuoi portarmi al mare.
Che mi parli delle principesse.
Che prendi biglietti per concerti.
Che ci sei sempre.

Gratto via il mercurio dall’aria, quello che mi rimane non è quello che vorrei.
Come all’asilo, all’università. Come i giochi a staffetta.
Come essere sempre la più alta. Come essere senza malizia.
Come sentirsi illusa.
E tu che sai prendermi e baciarmi quando non ho voglia, come sorelle che hanno visto tutto.
I bottoni che lascio sul pavimento non sono sufficienti a formare un mosaico, niente di costruttivo.
Ho voglia del bunker come non mai. Della mia cella, dell’assenza di libertà. Voglio il mio stato d’automa produttivo.
Produzione e cameratismo, libertà individuale abolita. Non la voglio la mia libertà, voglio i tempi calcolati e qualcuno che mi dica di lavorare e basta.
Voglio il bunker senza finestre per non immaginare. Voglio ambiente insonorizzato per non sentire.

Fra tante che avrei potuto essere, ho scelto quella che avrei sempre voluto vivere. Ma così sola non mi sono mai sentita. Con me stessa, solo l’eco di me stessa. Le altre se ne sono andate lontano.
E così mando telegrammi frenetici: rivoglio le mie dame danzanti e chiassose.

Fra tante che avrei potuto scegliere di essere...


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lunedì 21 luglio 2008 - ore 18:32


frame: scomposta.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


((e avevi i vestiti adatti per le tue guerre stellari.))



Di limoni spremuti contro gli occhi, ripeto mantra nostalgici: "ricercare la bellezza".
Degli scudi che non ho, che mi hai fatto riporre, di quella cassa non trovo le chiavi. Così aspetto che chiudi gli occhi per guardare lontano e raccogliermi nel palmo di una mano. Piove viola dal cielo azzurro in pois di "vorrei" ma i miei pensieri hanno ancora il grembiule, non mi aspettano più, arrivo sempre dopo di tutti.
E ti dico che sono senza armi, liquida come una lumaca senza guscio.
I binari se ne vanno nei nervi della gambe (ed io penso che vorrei "gli occhi di criptonite") fanno domande che iniziano solo con "perchè". Che mi mando subito a fanculo, che dico "cresci", che dico "non so.".
Ma si, che così nell’oceano senza nuotare non mi ci sono mai trovata, che tutto mi fa male e nessuno ne ha una colpa. Che forse sono come il comunismo in Russia.
Che ho paura dei castelli e delle principesse e dei principi e delle streghe. Piove su Padova, ma anche un po’ sui girasoli tristi.

Piovono lacrime come pioggia, sono felice di essere triste. E’ pensiero contorto. Essere tristi per qualcuno. Alla fine amare quello che non è, allo stesso tempo soffrirne.
Preservare i pipistrelli dai capelli, i cinghiali dai campi di mais. Guardarsi attorno e non trovare Susy.
Mettere un vestito, e sentirsi bella.
Sorridere ai polacchi.
Guardarti dormire e sparare che le parole escano da sole in vapore acqueo. Che ti entrino nella pelle e si confondano col salgue delle vene.
E stop.



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mercoledì 16 luglio 2008 - ore 18:00


*stranumore*
(categoria: " Vita Quotidiana ")


.Sono potenzialmente rattristabile.

Perchè i cani prendono la filaria e noi no?
Perchè la Disney non ha ancora pensato ad un cartone sulla storia della famiglia dei sette nani?

Oggi ho pensato a lei per un bel po’. Ed erano tanti anni che non lo facevo più. E sarò patetica e nostalgica ma danzo sempre con gli stessi ricordi, non ne trovo di migliori. Comprendo com’ero, e come sono diventata. Assecondo la bontà con la gentilezza (anche se non mi piacevano i savoiardi). L’unica cosa che riesco a sentire nell’aria è la fragilità.
Del resto, continuo a non tutelarmi dagli stronzi, e nemmeno ho quella cosa "a pelle" di qui gran parte dell’umanità è provvista.
Io a pelle non sento niente.
E capire che com’eri andava bene. E capire che devi cominciare a parlare di nuovo con lo specchio.


[a volte mi sembra tutto molto inutile.]





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lunedì 14 luglio 2008 - ore 17:20


pari
(categoria: " Vita Quotidiana ")




[non so spiegarmi. Questo è un mio problema!]

Notti troppo brevi, risvegli traumatici.
Ho imparato a lavorare la segatura con la colla. Potrei darmi alle marionette. Mi sento sufficientemente figa.
Blob mi fa un regalone col fiocco rosso, e io canto con mio padre mentre i piatti attendono.
Attendono i commenti.
Continuo a rincuorarmi per quella che sono, ma non mi permetto di superare la soglia [non ho ancora detto che è finita. Potrei pagarla cara. Potrei quasi non volermi bene.]
Scopro madri come tigri di Dalì: un maestoso senso della proprietà. Karl le avrebbe mandate da Sigmund in uno slancio di modernità. La verità è che ora capisco che la mia è sempre stata fin troppo moderna, e vederla così: come le casalinghe di Voghera degli anni ’50, mi fa sorridere.
[che i souvenirs svedesi le han sempre fatto pietà. Pietà han semrpe fatto anche a me.]

Brancolano nel fresco della sera filosofie di bassa manovalenza col cappello fatto di carta da giornale. Non alziamo troppo la testa. Sappiamo che potremmo sbatterla. C’è sempre un soffitto troppo basso, in qualunque posto stai.
Fatto, detto visto. Mi sento d’aver risolto il mio status di asessuata-astemia in maniera pacata.
[che risata isterica.]


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domenica 13 luglio 2008 - ore 19:17


io bassa tu alta.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Anti acaro, anti concerto, mi ritrovo anti-concerto. Ho bisogno dei Tarm, me lo sento. Devo essere scossa con la certezza di ricompormi. La certezza di sapere le parole fino alla fine, tutte in fila. Pronte. Ricompattarle e risistemarmi poi. Non pensando.
Trovo comica l’inappetenza alla speranza.
Ascolto attentamente canzoni-polpettone, senza aver ordinato macinato: E non è speciale, ma è per te. E non sa di niente ma di te.
["...e per le parole che non mi dici ma che spero " ti dico. Mentre ridiamo, mi stupisco delle mie priorità.]

Dicono che la carta moschicida funzioni, ma per me fa solo danni. Appena la srotolo, m’incollo su me stessa, e non ottengo l’ottenibile.
Sogno Mastroianni durante un attacco di diabete, calcio una bolla di sapone che non scoppia e arrivo a capirmi: divento quella che non sapevo di essere. Arrivo a capire la bellezza della nuova eroina, soffio via la brutalità e l’aria dalle narici è sempre più calda.

[E a me piace di più "Sai voglio scoparti fino a farti ridere", e le bolle di sapone. E Manuel che fa l’aerobica.]







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giovedì 10 luglio 2008 - ore 16:51


idolatrando.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Ci salutiamo con del vino, in mezzo alla tranquillità della sera.
Aurevoir, alla prossima.
Non si dovrebbe dir niente, e così facciamo. Senza citazioni, senza tanta cultura.
"noi abbiamo bisogno di cose pratiche." e studiamo la storia degli uomini, e facciamo filosofia da bicchiere.
Praticità: abbiamo paura di mungere le mucche perchè ci dicono che bisogna avere la delicatezza che hai con un uomo. E sorridiamo per la mimica facciale, che ci riesce in maniera fenomenale.
Troviamo inconsistenti, loro. E non vediamo l’ora che arrivino le notti disperate col mal di testa.
Brancoano nel buio le nostre estati, come se non sapessimo quanto veleno butteremo giù.

Non abbiamo mai nessuno da citare, ed il nostro non è un club elitario: ricerchiamo qualunquisti per discussioni qualunquiste. Ci va di ridere della vita. E di incazzarci quando ci fa piangere.
Posticipiamo a settembre gli ultimi esami, mi sento meno sola.


Prego per gli animali morti per strada. Nessuno lo fa.
Ricci-Uccelli-Gatti-Cani. Non dovrebbe mancare nessuno all’appello. Son semrpe gli stessi, e loro, sempre le stesse. Sorrido.
Qualcosa riesco a portarmelo dietro ogni giorno.
Il rimorso.
Forgiata dall’animismo, quasi mi sento fiera, fanculo agli atei. Greenpeace mi stringerebbe la mano.


Sostanzialmente lontana da quei tempi in qui viaggiavo dentro ai muri del Liviano per non farmi notare. Distante da Storia Romana data due volte, dall’innamoramento per Pase, dall’illuminazione: gli antropologi non cambiano il mondo, lo guardano e basta.
Distante dal pane con le olive sulle scalinate sotto l’orologio.
Distante dalla biblioteca.
Distante da quella sensazione di disperazione totale.
Ah, distante anche dai sogni pieni d’acqua sporca, con fiumi ingrossati ed io che non mi salvo mai.
Distante da tutti i mercoledì sera persi per il non sentirsi adatta.
VIcini i tempi del menefreghismo, del ridimensionamento.
E’ solo Padova, un cumulo di merda con una foglia d’alloro sopra.
E’ solo un prodotto pubblicitario in cui il packagin è stato studiato bene.
E allora, vicine ai nostri salotti qualinquisti, dove si parlava solo di vita, sesso, e di anni 80.
Vicine a tutto quello che non facevamo mai, credere di non esserne capaci.
Bere il frappè, dopo il kebab di via roma.
Rivoluzionare l’asfalto.

Fra tutti i miseri incosistenti citatori automatici di cultura. FRa tutte le seghe mentali sentite, odiate e derise. Fra tutti gli spacciatori di sapere, che non abbiamo mai ordinato, mai una sera che fosse una avete detto "no", vi ci voleva l’aiuto di una pecorella nera, che ero io, ma soprattutto voi.
Fra tutti gli scalini in cui si fermano i pensieri ce n’erano sempre di decenti e puliti solo per noi.
Pensieri decenti e puliti, con un vestito bianco ed il profumo alla rosa.
Per noi e per tutto quello che ci siamo date, per i soldi lasciati nei bar. Per l’abbeveraggio dei sanpietrini.
Per tuttto quello che siamo state in grado di leggere negli occhi annacquati.

Per i capricci, per i desideri, per i divani e gli uomini che non ci hanno toccato. Per l’aria fresca, e quella afosa.
Per le patatine.








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mercoledì 9 luglio 2008 - ore 16:21


Come Francesca ho gli anni che ho, capisco quello che capisco.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




E quando i conti non tornano, e le contesse aspettano.
E quando i conti non tornano e riporti a casa quel che avanza, che tanto non serve.
Te lo incarti di nuovo e nel freddo glaciale delle tue supposizioni lasci maturare.
E i conti non tornano mai, quando hai una virgola di passato appesa al collo.
I conti davvero non tornano mai, nonostante i "non ti scordar di me" freschi, nel vaso vicino alla pellicola.
Appasisci quello che era ieri, raffredda e surgela.
Raffredda e surgela.


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martedì 8 luglio 2008 - ore 17:30


cloro, quello che rimane.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




(Non ottengo mai le risposte che voglio, ma anche questo mi fa sorridere. Se la gente sapesse, quanti bei dialoghi m’immagino...)

Chiamano le paure, che sono certezze. Chiamano le lauree che tra poco arrivano, e gli amori nuovi, e Verona come Ferrara.
Chiamano i pensieri a certe notti d’estate col maglione di lana.
Mentre la schiena poggia su una panchina di legno e le stelle si sprecano, quando il romanticismo proprio non c’è. Si sprecano nel pessimismo. Nel non bastarsi mai.
Ci sono persone con cui riesci a condividere soltanto la tua paura. Mentre loro sono troppo immerse a nascondersi dagli orchi, cerchi disperatamente di rassicurarle e tremi nell’angolo più buio del cuore pregando che arrivi giorno.
Condividi le lacrime che non sono tue (ghiandole geneticamente modificate) e tutta l’insicurezza del mondo versata in una brocca, dove inaspettatamente ti trovi ad affogare.
Senza fiato, per renderti conto dell’infinità di parole che non hai detto ma hai ascoltato muoversi. Strette come la trama di un maglione peruviano.
Il non bastarsi non è applicabile ad un campo definito. Finiscono per non bastarmi i miei limiti, e mi faccio piacere quelli degli altri provocando isteria.
Così è da sempre.
Bisogna trovare il proprio posto da prima che la musica finisca, addocchiarlo e non guardare altrove. Individuarlo, avvicinarsi e stare pronti.
Stare pronti.
?

[ti posso raccontare una storia paurosa?
io ho paura del buio.
ma non importa questa è bella.
va bhe...proviamo.
ti racconto la storia dell’ estetista.
non era esorcista?
ah si scusa, ho sbagliato!]


[andiamo sugli scivoli grandi?
ho paura degli scivoli.
ti accompagniamo noi.
ma io non voglio ho paura!
saliamo assieme per mano.
va ben.]




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lunedì 7 luglio 2008 - ore 15:48


attenti ai gatti con l’aids!
(categoria: " Vita Quotidiana ")




[Focus dice che so affrontare i problemi, ma posso migliorare. Focus dice che mi spavento facilmente e che ho la tendenza a nascndere la testa sotto la sabbia.
Focus mi da quei 23 punti. Gnanca mae.]

(Quando sarò madre non canterò a mio figlio una ninna nanna in cui c’è un uomo nero a cui venderlo.)

Bisogna anche saperla vedere la tenerezza.

Mattia lavora con la pasta sale: scrive ACDC.
8 anni.
Rido e gli dico "sei un figo".

Avrei voglia del parcheggio di un Hotel, di sentire il cuore tendersi e rilassarsi senza un ritmo preciso.
Di risentire una domanda.
Non vedi quanto siamo allenabili?
Ai sussulti, ai timori, ai vuoti peristalgici che ti prendono quando sorridi e ti senti come dentro la pubblicità della Lindt.
Allenabili allo stupore, al mai visto, al mai provato, al calore del fiato.
Come passeggiamo sicuri ora, che non chiedi più.
Cronometro, per stabilire tempi nuovi.
Con occhi di bottone, posso solo cucire effetti più simili all’odore di un prato.


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domenica 6 luglio 2008 - ore 17:01


ritratti
(categoria: " Vita Quotidiana ")




*des(o)*stinazioni*lanti*

Non sono così "pratica" da molto. Praticizzo tutto. Ogni nuova cosa può diventare una pratica, ogni pensiero può trasformarsi in pratico.
Praticizzo l’impraticabile, ma non a 360°. Sono il burocrate di me stessa.
Analizzo, decodifico, trasformo in coriandoli i dispiaceri.
Del resto odio piagnucolare, praticizzo le lacrime in nervosismo.
Applico marche da bollo a sentimenti che pago: spreco la luce, e vado alle poste con bollette troppo care.
Per i miei pensieri ho mani bucate, non economicizzo niente, devo affezionarmi a qualcosa, sempre.
Praticamente inconsistente, condivido l’idea che nessuno è fatto per star solo, ma ribadisco che pago bollette troppo care, spreco.
Spreco la luce del comodino, la lascio accesa per paura del buio (come se no m’accorgessi che esiste una vita anche di giorno) mi terrorizzo di fantasia.
Come quando mi mettevo davanti allo specchio.
Praticizzo l’indecifrabile: non completamente adatti alla sopravvivenza.
Modificabili, ma non ottimizzabili. Praticamente scarsi.

Pago le bollette. Godo nello sprecare la luce. Pratico il menefreghismo, qualcuno prima o poi capirà.


Ultimamente rendo pratico ogni battito: praticamente amo, praticamente ascolto, praticamente osservo, praticamente soffro, praticamente vivo.

Praticamente non chiedo, mi guardo attorno e rubo. Conservo ricordi di altra gente, e anche quelli miei che sono i vostri a cui ora non date importanza. Se tutto fosse come avete sempre tentato d’insegnarmi non avrei via d’uscita.
Ma do importanza al particolaree non conta niente altro (putroppo o per fortuna) così mi sento invulnerabile.
Posso pensare di essere una merda: praticamente galleggio, ma molto meglio di voi.







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