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ORA VORREI TANTO...



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venerdì 25 gennaio 2008 - ore 10:09


(prozac)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


[ Fischiettavo per un centro desolato. Fischiettavo "Anarchy in the U.K", mentre c’era chi pisciava più in la. Quasi un presentimento. Credere all’uomo risulta impossibile.]




Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. .. la mamma no. Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una
promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva,
il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche. . . lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista. Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona. Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio. Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.
Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe...
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.
Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista. Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda. Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.
Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera…
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.

Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo.
Perché sentiva la necessità di una morale diversa.
Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come… più di sé stesso.
Era come… due persone in una.

Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No. Niente rimpianti.
Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare…come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due.
Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente
lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.



Due miserie in un corpo solo. (( G.G ))





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giovedì 24 gennaio 2008 - ore 13:55


mercoledì 23 gennaio
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Fermate non richieste, fermate necessarie.
Fermate notturne.
Fermate, li per terra, barcollante di dolore, lei, non io.
Farmata superata?ancora no, la prossima.
Fermo immagine, malinconia che avvolge lo sguardo, come il miele la bocca.
Dolce.
Ferma con la morte addosso, non io, lei.
["te voi ben vecia" "anca mi".]


Fermata, sul divano di Tizi, verde Ikea, sedie Ikea, torta discount, rosso non pervenuto.
Fermata, a guardarsi le dita, mentre Schopenhauer fa parlare dei suoi ricci. E ce l’ho a morte, con quello che scalda di più.
E frasi fatte che si fermano e poi ripartono subito, non mi convincono, nemmeno questa volta, so già tutto.
So dell’equilibrio, so del "dovere", so... non so come arrivarci ne tanto meno perchè esista questa forma assurda di pesantezza nella visione intima di un passante, di una foglia che cade.
Ferma, statica aria dentro ad un palla tessuta, sognarne il tonfo fragoroso e l’aria tra i capelli, mio padre che ride.
Fermarsi. Non qui, dove capita. Anche li.
Anche li, nell’angolo più buio della stanza e restarci serena.




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martedì 22 gennaio 2008 - ore 14:41


Ah..Pandora...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"va bene, non ti dirò che tutto si risolve, che tutto è bello"

Di posare lo sguardo e non sapere risollevarlo, perso nei suoi traffici illegali.
Rileggere una frase mille volte e non stancarsi della sua bellezza.
Rivivere anni passati, con suole striscianti e lacci slegati.
Rianimarsi per pochi attimi e poi assopirsi.
E sentire parole più importanti ma in maniera ovattata, come se le sentissi da dietro un muro. Ho un cubo da progettare e non ho un metro, mi devo impegnare.
[Affezionarsi al mondo per poi lasciarlo andare, che senso avrà..]
Buco la carta con angoli che profumano di blu, e cerco lo scirocco per portarli lontano, più distante del mio altare poggiato sulle meningi.
Lontano come Damasco o Istanbul o.
Li, sopra al porto in attesa.

[dev’essere una cosa strana, sentirsi indispensabili.]


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lunedì 21 gennaio 2008 - ore 13:34



(categoria: " Vita Quotidiana ")







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domenica 20 gennaio 2008 - ore 22:39


che mondo sarebbe..
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Ospedali, corridoi, ascensori, bar, soledad.
pavimenti quadrati, infermiere.
Catini,spugne,pelle.
Tutto diventa così pratico.
Ogni sentimento, ogni decenza, pratico,praticità.


Ma si, un posto prima o poi... oppure un ruolo, si magari, forse. Si.
Magari importante. Forse magari si, o per qualcuno o per me, forse, magari, si.
Inizio ridendo, finisco piangendo.


che mondo di merda.

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giovedì 17 gennaio 2008 - ore 22:06


spaiato.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non so che cercare, non so che cercare.
Cerco qualcosa lo so, ma non so cosa.
Dovrei studiare, ma perdo il pomeriggio dietro ad un quadrato di legno da appendere a delle pareti troppo cariche.
E sono felice per gli altri.


Rido per Mastella. Per la classe politica, per la mia voglia di anarchia. E la risoluzione del parlamento in un enorme pentola dove semi di mais scoppiano e diventano altro, leggero, salato pop-corn da masticare, disintegrare in succhi gastrici e poi tirare lo sciacquone a fine ciclo.
Resto alla ricerca di una soluzione per me, ma non fa parte del Dna. Lo so, naufrago nella mia stessa monnezza, fin che non arriva l’esercito della salvezza a riordinarmi il cuore io aspetto che qualcuno faccia spazio, ozio e non protesto.
Resto apatica, davanti al sacro potere della chiesa, sacro. Universitas...Ma nessuno può veramente odiarli più di me, che ci pulisco i cessi ogni tanto e adoro risolvermi i miei "perchè". Inutile parlare tanto per opinione, cazzo me ne faccio della tua opinione?
Vado e provo, provo e odio, così alla fine mi permetto di pensarla nel peggior modo possibile.
Io li odio, odio tutta la schiera di depravati, che continuano a pensare che la donna abbia un buco e quel buco vada riempito. Un handicap fisico che compremette l’intelletto, perchè si, il nostro cervello è posto tra la coscia destra e quella sinistra li in mezzo, dove si piscia, li noi abbiamo un buco che da troppa aria ai pensieri e così risultiamo inferiori, non molto eh..non si sbilanciano in questo..ma "abbiamo bisogno di farci indirizzare".
Io odio,inconsistenti esseri umani, con la croce sul petto, pronta ad essere toccata ad ogni parola priva d’"amore" che sentono. Quelli che se sei vegetariana, perchè non ti piace la carne e gli uomini son fatti di carne allora sei lesbica.
Non voglio pensare alla monnezza, ai topi, ne alla nutria che viene a mangiare sul nostro orto. Neppure a lei che sta lottando contro mio padre le mille invenzioni per farle cambiare rotta, non voglio vederla morta, voglio solo che viva ma in un altro orto, respect.

Non voglio pensare che la gente compri affetto con i soldi, che esistono e io ci convivo. Non voglio pensare che quello che faccio sia una conseguenza. Niente di quello che faccio è mai stata una fottutissima conseguenza, magari lo fosse, ma sono sempre causa ed effetto di ciò che sono.
Non odierò mai mio padre per avermi insegnato ad arrangiarmi, non odierò mia madre per avermi insegnato a non piangere, non sprecherò la morte, così, per orgoglio.


Sto con il mio silenzio da due giorni, aspetto di dire qualcosa di valido, ma me ne resto a pensare e a ridere tra me, non c’è un motivo.
Sento i pensieri degli altri che rincorrono ai miei.
Distesa su un letto d’ospedale.
Rinchiusa negli occhi di mia madre in fabbrica.





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giovedì 17 gennaio 2008 - ore 13:21


AvA
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vento gelido, dopo la notte piovosa. Stupenda.
Ho un pensiero costante rivolto a lei, a tutto quello che non è, ma che avrei voluto potesse essere.
Le favole pomeridiane, quando tornavo dall’asilo. I giornali sopra al tavolo. Sua madre.
Gli occhi azzurri e piccoli.
Accarezza i capelli, pretende che siano sciolti, ma non ci so fare con loro.
Pretende di sapere, anche se sorride in maniera cattiva a tutte le mie fantastiche illusioni sul mondo.

Un altro sistema di valori, di emozioni.
Ciò che posso custodire è la sottomissione, ma non so se ci riuscirò mai.
Ciò che posso tenere in prestito è il mettersi da parte, in maniera tipicamente femminile, annullarsi ma sopravvivere.




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mercoledì 16 gennaio 2008 - ore 09:08


(.)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Prova a camminare su questo rasoio
senza cadere dentro il mattatoio
prova a camminare su questo rasoio
a uscire vivo da `sto pazzatoio
che già conosci
e che se scivoli ti scuci
che puoi farti una ferita
certo più dritta della tua vita
il sangue arriva solo dopo un po’
a coprire anche quel poco
che puoi vedere del tuo interno
ch´è così fragile così fraterno.



update 24 ore l’evento: IO ODIO IL MIO CIUFFO e ODIO I PARRUCCHIERI CHE NON SONO NE SORDI, NE MUTI.


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lunedì 14 gennaio 2008 - ore 15:00


grasputin
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Bassano piove.Ma ho i capelli lunghi.
Ma ho il maglione nuovo.
Ma non me ne importa poi molto e ci bevo su.
Bassano piove. Ma anche gli occhi son lucidi.
Ma i miei no. I miei non ne hanno voglia.
Ma penso solo a non poggiare il culo a terra.
Bassano piove e non c’è maracaibo che tenga, ma dentro non so spiegare l’euforia.
(o forse si? grappa.)

Lei canta che vuole la Luna, a me basta Miguel e la cordillera.
Ridiamo per quella che dice che vuole depilarsi per i fatti suoi, e non era defilarsi e non era, e lo sappiamo.
"Ma guarda che occhi che hai" dentro di me pensavo che dopo i bicchieri, dovevano essere un mosaico bizzantino di capillari e lei ride, e io la mando in mona.
Ma son tutti super mega griffati, e diamo per scontato di essere nel posto sbagliato,Bassano piove.

Chi aspetta una risposta, chi la risposta l’ha già avuta e non serve più star bene, chi non cerca nient’altro che se stessa oppure Miguel, che è sempre in giro a quanto pare.





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sabato 12 gennaio 2008 - ore 11:26


post-A
(categoria: " Vita Quotidiana ")





In posta si fanno incontri strani.
Rivedo il mio primo uomo che mi ha detto "no".
Una fase importantissima, della serie "i no che t’aiutano ad essere una merda!".

Con l’effetto serra provocato da un termosifone a 40°, e con 10 persone che respirano in una stanza. Tutti aspettavamo che la porta s’aprisse almeno per quei 5 secondi in cui un nuovo arrivato s’aggiungesse al gruppo "deportati e paganti".
Tutti fieri ed incazzati per le bollette da pagare.

Subito non realizzi, ti domandi "ma dove cazzo l’ho visto questo?" e poi si, ti ricordi..
Delle medie, della lettera su foglio azzurro, di lui nel corridoio che legge e di te che lo guardi mentre mangi il solito pacchetto di Doria, sfigato.
Mi vien da sorridere se penso a me, in quel preciso istante in cui lui guarda le lettera e se ne fotte!
Così, come se avessi scritto una barzelletta sui carabinieri del 1956.

Ma oggi lo guardavo di nuovo e pensavo... uno che ha 25 anni e sta depositando un assegno..vuol dire che lavora...e se lavora vuol dire che sta sereno, e se sta sereno io non lo voglio!
Tutto per dire che: son due anni che incontro i bambini di cui ero innamorata e che non sono più bambini, e sto apatica come quando sento le barzellette dei carabinieri, in panificio.
RE-GO-LA-RE.


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