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martedì 14 novembre 2006 - ore 16:50


Mary poppins alla fine s’è suicidata..
(categoria: " Vita Quotidiana ")


quanto rido in questi giorni solo il buon Dio lo sa!
Per la gente che sbatte la testa sul finestrino (e per una volta non sono io che m’addormento)
Per la tipa che ha pestato la cacchina stitica del proprio cagnolino e con non curanza s’è pulita la scarpettina ina ina.
Per la barista stronza ed i suoi capezzoli sensibili ( una donna non può risparmiare sui reggiseni.)
Per i capelli cotonati di Ilaria
Per le unghie Franciose di Silvia
Per una lezione sul parlamento inglese sostenuta dalla sorella di mister brown
Per il tipo che rutta fumando
Per una che suona i campanelli e "dolcetto o pompino?"
Per il tipo col manifesto sotto al braccio e le Prada

Per lo scherSetto che sto preparando alla futura laureata (eleska) e per tutto quello che potrò bere ih ih ih!

Cià!







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giovedì 9 novembre 2006 - ore 11:17


esplosione imminente.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"Sono stanco di vederti così: insoddisfatta."

Dovrei iniziare a mangiare Nutella.

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mercoledì 8 novembre 2006 - ore 18:11


ma come vorrei avere i tuoi occhi...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Odio fare le cose contro voglia, perchè servono.
E’ da stupidi infantili,lo so. Se penso a quanto si deve fare controvoglia per galleggiare.
Ma non m’hanno abituata così, il saper scegliere, sempre e comunque per quanto difficile e doloroso sia, ti lascia addosso Libertà.
E non te la scolli più questa sensazione del saper volare.
Quell’ebrezza mista a paura e rabbia che ti prende lo stomaco quando senti quelle parole "scegli tu.".
Ti annoia la scelta di un film, di un luogo tragico dove passare qualche ora di sera, la macchina da prendere.
Ma mi elettrizza decidere della propria vita, decidere, al di la delle difficoltà, cresciuta a pane e "sarà sempre così" e nulla dovrebbe farmi paura. Eppure si ritorna bambini anche se solo per poche ore e supplichi un: "ehi tranquilla! basta prendere questa, è la via giusta.".


Ci sono parole che una volta sentite non le scordi più.
E questa frase che fin poco tempo fa la sentivo echeggiare con un suono duro, ora la sento rassicurante.
Che le difficoltà ci saranno sempre, mi sembra una certezza assoluta, e mi conforta sapere che si, ci saranno sempre e che si, ci continuerai a sputar sopra e a sfinirti l’anima.
Che sia pure masochismo, ma se penso alla merda che ho davanti mi rassicura la mano gelida del mostro.


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lunedì 6 novembre 2006 - ore 19:56


-nimesulide-
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Noi siamo quelli che partono col nodo alla gola, che se ci voltiamo un momento nuove gomorre, moderni deliri bibblici potrebbero inghiottirci. Noi siamo quelli che che si perdono tra i ragionamenti, siamo quelli che non sanno parlare bene ma che sanno ascoltare e sussurrare a pochi qualcosa di magnifico. Noi siamo quelli per niente facili, quelli che le delusioni le sanno prendere, incassare, vomitare sputare ma senza il filo, senza un ritorno sulla punta delle scarpe, senza uno schizzo di ciò che è stato, tiriamo su la vita col naso e proseguimo controvento.
Noi siamo quelli che ascoltano Farewell in macchina, riscaldati dal fumo di una sigaretta, e ci perdiamo a vedere la sinuosità e la fragilità di quello che un tempo eravamo.
Noi siamo gli esagitati, quelli che amano la vita e la sentono tra la lana di una sciarpa, tra i capelli mossi dal vento.
Noi siamoquelli che piangono sotto le coperte per non farsi del male. Noi siamo i coraggiosi e gli sparvieri, siamo quelli che hanno intenzione di partire, di andare, di vivere, siamo quelli che hanno paura.
Noi siamo quelli perennemente soli, anche in mezzo ai tanti, siamo il "ne carne ne pesce" anche se un’odore agrumato ci contraddistingue, ma oramai le narici si sono bruciate, e non ci sente nessuno.
Noi siamo quelli che si ricordano di un anniversario, entrano in una libreria e prendono un libro, lo sfogliano, lo amano e si sentono una contentezza strana addosso.
Noi siamo quelli che non sanno amare come si deve, siamo quelli che non sanno, non provano, non ne hanno voglia, fanculo, non lo so.
Noi siamo quelli che lasciano la sciarpa cadere sulla giacca e si sentono un po’ aviatore, un po’ piccolo principe. Siamo noi quelli che sanno sognare ora con i piedi per terra, che hanno visto la Luna da Marte e che ora ammirano le stelle, cerchiando con la punta delle scarpe la sabbia.
Noi incantati difronte al mare minaccioso, noi controvento, noi sopra il letto a scalfire l’anima di perchè, noi piccoli esseri stupidi nella loro bellezza, stupidi nel loro astrattismo.
Quelli siamo noi, quelli sulla zattera, quelli che partono, che scrivono sulle vecchie scarpe pezzi di canzoni, che appuntano sul muro della propria alcova poesie, sempre noi ribelli che si domano da se.
E scuoto la testa dolcemente come a voler scacciare via qualcosa, e la scuoto dolcemente per sentire solo il segreto dei capelli, per ricordare un te che sa di zenzero e cannella, per il valore di una poesia, per la bellezza di una canzone, per tutto ciò che riesco a ricordare di me, per tutto ciò che crea l’illusione di non essere poi male.
Per le chiaccherate lunghe, difficili e dolorose, per quelle ridicole, simpatiche, che ridono. Per tutto ciò che è stato fatto, visto detto, assaporato, per la complicità che mai potrà ritrovarsi, per Dante, Vecchioni e Guccini, per "Luna" che guarda le stelle e ci piace, per una volta, solo per una, soddisfatta di tutto ciò che ho, che sono, soddisfatta della parte che ho, quella migliore.
hola mundo.


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lunedì 30 ottobre 2006 - ore 19:39


sensazioni
(categoria: " Vita Quotidiana ")




di respirare la stessa aria d’un secondino non mi va, così ho deciso di rinunciare alla mia ora di libertà...

Ci sono momenti della giornata in cui ti senti consapevole di avere un corpo che vive nel mondo.
E senti addosso la vita.
La senti sulla punta delle dita, che sfiorano i jeans mentre cammini nel ritorno di una mattina, la senti dietro alle orecchie con i capelli raccolti che fanno il solletico.
Riesci a sentirla dentro le narici, col vento che spazza gli odori dell’autunno, la polvere della strada, l’odore diverso dell’erba in ottobre.
La vedi appesa alle foglie tremolanti degli alberi, dorate e generose nella loro ricchezza, ti ci perderesti dentro, e ti capita, in certi momenti di sorridere di te e di fermarti compiaciuta di fronte a ciò che vedi.
Scatti nella memoria quella sensazione fuggiasca e te ne ritorni al ritmo dispotico dell’essere umano.
Adoro la sensazione che si prova quando si scopre il quadro che abbiamo di fronte. Quel particolare che ieri non avevi notato, quel profumo che poco prima non t’aveva fatto voltare.
Come abbracciare Pascoli senza sminuirlo, come il rincorrere qualcosa di reale, come il sorridere difronte all’arancio di una zucca sopra un tavolo imbrattato, come l’odore della cannella, così vivere ogni tanto, in certi momenti un’esistenza tranquilla, così ritornare ad avere due anni o poco meno.

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giovedì 26 ottobre 2006 - ore 19:13



(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’intervento è andato bene, apparte il dolore post operazione che quello..va bhe, è normale.
Domani si parte per un week lavorativo tra incenso e frustini peccaminosi, no, non è ciò che potrebbe sembrare!
E lunedì si parte per la Puglia, lontana ancora una volta, ma vicina ad una persona speciale.
E mi sento fortunata e fiera, e felice.
E mi sento bene, un po’ impaurita dal viaggio in solitudine, dalle coincidenze tra treni autobus-navette e aerei, di corsa col trolley rosso, via che è un piacere!

E mi rendo conto di quanto può cambiare una persona in qualche anno.Figlia di nessuno, ma ancorata al terreno dalla coscienza.
Eppure sempre viva, certo, intimidita, ma forte per gioco, o se si sussurra per autoconvinzione.
Lontana dalle nuvole e dai temporali soleggiati. Sempre a tinte piatte, ma con i bordi della figura un poco sbavati.
Come se si fosse usato un carboncino e con la punta dell’indice si fosse tentato di ripassare l’eccesso.
Eccomi qua, con niente in mano, e mi vien da canticchiare frasi spezzettate di De Andrè, come cioccolatini che scegli dalla scatola.
Ve ne regalo un pochi, quelli più buoni, qulli che sanno un po’ di mandorla, i miei preferiti.

"Tante le grinte, le ghigne, i musi,
poche le facce, tra loro lei,
si sta chiedendo tutto in un giorno
si suggerisce, ci giurerei
quel che dirà di me alla gente
quel che dirà ve lo dico io
da un po’ di tempo era un po’ cambiato
ma non nel dirmi amore mio
da un po’ di tempo era un po’ cambiato
ma non nel dirmi amore mio. "


Quello che non ho sono i tuoi denti d’oro
quello che non ho è un pranzo di lavoro
quello che non ho è questa prateria
per correre più forte della malinconia.


Buon week, e buona futura settimana e ..basta!





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mercoledì 25 ottobre 2006 - ore 15:03


di respirare la stessa aria di un secondino non mi va...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


<<...Forse, come direbbe quel maschilista cocainomane di Freud, non ho ancora superato il complesso di Elettra. Ma io la psicologia la rispetto, non mi importa però un fico secco dei suoi facili giudizi, profondi solo all’apparenza. Amo mio padre perché sono cresciuta con lui. Sono cresciuta tra le sue spolverate originali da camera, perché a 4 anni non si ascoltava Radio Campagnola ma le cassette sfinite dei nomadi, le poesie di De Andrè e la lotta furiosa di Guccini. Perché Dio era morto ai bordi delle strade e ad una bambina da asilo parlava di campi di concentramento e di persecuzioni. Lo adoro perché è stato l’unico a dirmi "sei la mia bambina prediletta!", e perché alle 15.30 puntuali arrivava all’asilo con quello schifo di bambolotto spelacchiato!
Perché ero l’unica bambina che ogni giorno si faceva sulla sellina posta sul manubrio della bici 2 km ogni sera a trovare un ava!
Perché in prima elementare m’ ha insegnato ad andare in bici, per le frasi di incoraggiamento e per le sgridate cattive. Lo amo per il semplice fatto che sa cosa significa sognare, perché con lui ho imparato a non deridere, perché era il mio amico da biblioteca: lui fermo al reparto adulti io un po’ più in la! Lo adoro per quelle sere passate a leggere quel pallosissimo "libro cuore" che non ho mai sopportato e per i suoi gelati furtivi. Lo amo perché nelle giornate di pioggia giocava con noi in casa a nascondino! Che ancor oggi mi chiedo come mai potessimo giocare in un piano a nascondino! Mi piace perché mi lasciava vincere a braccio di ferro e diceva che aveva mangiato pochi spinaci, ma la prossima volta col cazzo che mi fa vincere! Lo amo perché al mercato abbiamo preso assieme la prima maglia del Che, abbiamo letto il libro sulle sue memorie e insieme scelto le foto migliori da appendere nella sede dell’USLL. Mi piace perché mi ha insegnato a battere dall’alto in pallavolo ed è un ottimo compagno d’allenamento. Mi piace per gli incoraggiamenti a scuola e perché è stato l’unico a credere che potessi farcela. Mi piace perché è la sola persona che sa cosa do, e per le lucette ad intermittenza all’ascolto delle parole della prof di italiano in terza superiore. Lo amo perché: "quella la, al posto della mano c’ ha la mortadella...cosa vuoi che vi insegni una così". Perché mi ha accompagnato la mio primo concerto e perché canta assieme a me, non ha paura di urlare e battere le mani. Amo la sua ironia da bambino (!) il suo modo di raccontar barzellette da schifo, ma non ho il coraggio di non ridere!!!
Amo quando tenta di insegnarmi come si fanno i parcheggi ma ci rinuncia e dice sempre che non è la giornata adatta. Lo amo per quella frase dell’anno scorso, quella da amico "tu sei una titolare, non devi stare ad aspettare in panchina" e non si trattava di sport ma di vita!
Lo amo perchè quando legge un libro fa il saputello e vien giù con le sue sparate da 10 e lode tipo " mi basterebbe un manipolo di uomini!" oppure " sei un sepolcro imbiancato!" o altre da canzoni mai sentite "ma dimmi ile..i prof vi hanno mai chiesto se eravate felici?" frasi che capisce solo sto esagitato, solo dopo una settimana di ricerca assidua ti fornisce la spiegazione! Lo amo per come fa il suo lavoro e per la delusione che ci accomuna in questo periodo stronzo!
Perché quando sono a terra mi parla e mi chiede come mai c’ho la luna!
Mi piace perché mi prepara il pranzo e se c’è anche una semplice frittata ci mette dentro tutto quello che trova in frigo, così diventa, oltre che stomachevole, per lui "speciale"!!!
Lo amo perché mi ha trasmesso tutta la sua ingenuità, e la sua voglia di fare, la sua voglia di sapere e il "buongiorno" ai vecchietti!
Lo amo perché con lui posso scherzare su tutto, posso sfotterlo, abbracciarlo e mandarlo a qual paese senza cattiveria!
Lo amo perché nessuno apprezza la sue stronzate da scemetto tranne me! Lo amo anche quando puzza! Lo amo quando si sfoga e mi racconta di pazienti psicopatici e di come sarà la sua vendetta. Lo amo perché mi ha insegnato a mangiarmi le unghie e non mi scoccia come fanno tanti!!! Perché sa riconoscere da subito i ruffiani della mia vita mentre io ci casco sempre! Lo amo perché amava mio nonno e per come gli faceva la barba! Lo amo quando parliamo delle nostre piazze gremite di gente diversa e della sua sfiorita CIGL. Lo amo perché è mio padre, lui è grande, semplicemente unico...>>


Scritta quattro anni fa oramai, letta ad un compleanno solo l’anno scorso.. Non ci sono giorni in cui vi sentite solo più ingenui, sciocchi ed infantili?
quei giorni che al primo rumore vi verrebbe da saltare in braccio a qualcuno e farvi proteggere.
Intervento posticipato, altro giorno d’agitazione, ma ho visto uno spettacolo bellissimo oggi.
E Ferrara nel caldo autunno è magnifica, quelle foglie dorate che invadono corso Gioveca sembrano un ritaglio di poesia.
Salut.

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martedì 24 ottobre 2006 - ore 18:08


Per chi piangi?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non si possono qualificare le lacrime, non esistono lacrime più dense di significato rispetto ad altre, si soffre e loro scendono.
Ci sono alcune lacrime che sono più salate di altre e quando scendono lasciano la pelle graffiata, affinchè il ricordo non t’abbandoni.
Ci sono le lacrime che scendono per te, per la tua pena, per la tua fortuna o sfortuna.
Per il tuo amore, per la tua incomprensione, per le fate che danzano attorno al fuoco e non ti lasciano vedere al di la dello specchio.
Lacrime trasparenti ingenue e calde.
Lacrime scure di rimmel, in macchina, nel ritorno di una notte.
Lacrime come carta vetrata, che levigano le smorfie e al mattino seguente ti fanno sembrare stanca e dura.
Nervosa ed irrequieta.
Lacrime per Guantanamo, lacrime per la Libertà, per le idee, per le utopie.
Lacrime per i sogni che qualcuno calpesta, sfinisce.
Lacrime per l’indifferenza, per l’impotenza che mi assilla e non mi fa vivere bene.
Lacrime stanche, che tentano di rinfrescare un viso assonnato.
Lacrime di chi si vuole girare indietro, e non andare avanti.

Paura di salire le scale, in una casa addormentata ed una notte che si gira nel letto.
Paura del mondo, delle foto, del verde militare.
Paura che possa succedere.
Paura dell’innocenza, dell’ingiustizia.
Paura di una gabbia, di un cappio, dell’elettricità.

E non c’è niente altra da dire, si tratta solo di aprire gli occhi, non c’è niente di cui lamentarsi, c’è solo da aprire gli occhi.
Come in quella scena di Arancia Meccanica.


PS: in bocca al lupo a chi domani s’ha da operà.


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lunedì 23 ottobre 2006 - ore 14:43


illusione bellicosa e delirante e odio i puffi.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


HERMANOS HERMANOS!
Dopo il dolore, la lotta, il sudore
Qualcosa era conquistato
Le ferie, il salario, la contribuzione
Ci davano la dignità.

Ma il padrone è vivo
E sfonda le porte
Rialza la testa e morde
Pretende e ricatta
Di mandarci a casa
E questa è la libertà?

Un vecchio compagno
Ormai se n’è andato
A forza di respirare
Trent’anni di amianto
Rancore e rimpianto
Per quello che non avrà.

Ma il padrone è vivo
E chiude le porte
Davvero non si commuove
Si muove in silenzio
Ha il culo per terra
E questa è la libertà?

Hermanos, hermanos!
Todos compañeros!
Hermanos, hermanos!
Por la libertà!

Nella mia città
Puoi solo sperare
Per una truffa interinale
Se prima davvero
Avevi un padrone
Ora li vedi raddoppiare.


Ma il padrone è vivo
E ascolta alle porte
E attento a non protestare
Ci mandano a casa
Senza alcun motivo
E questa è la libertà?

Hermanos, hermanos!
Todos compañeros!
Hermanos, hermanos!
Por la libertà!

Piegati al sopruso
Ricatto sociale
A Roma in tanti
A manifestare
Le rosse bandiere
Poesia proletaria
Scaldavano
Il freddo nell’aria.

Se il padrone è vivo
E bussa alle porte
Di qui noi
Non ci sposteremo
Alziamo la testa
Non ci spezzeremo
Vogliamo la libertà!

Hermanos, hermanos!
Todos compañeros!
Hermanos, hermanos!
Por la libertà!



perchè oltre al corso di danza del ventre, quello di ballo latinoamericani, non ci starebbe anche un bel corso di box?
Entrare in municipio, sfaciare le fotocopiatrici, bere lambrusco e sputarlo sui muri dell’ufficio del sindaco. Sputtanare i dipendenti e scrivere a caratteri cubitali:STATALI DI MERDA (da notare, che a sono figlia di "statale di merda", quindi posso comprendere al massimo e posso davvero permettermelo!).
Mi viene il vomito quando sento parlar d’economia, di serenità, di portafogli.
Vaffanculo, alle rate da pagare, agli abbonamenti, al volersi sentir liberi il sabato sera.
Nessuna vita t’appartiene, speri dunque che sia la tua, quella che farà la differenza?
Che schifo.




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domenica 22 ottobre 2006 - ore 14:26


Vino, Rhum, Cuba e...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E sedersi attorno ad un tavolo, sicure di essere al meglio.
Della gonna che piace, della maglietta presa in prestito da un’amica, delle calze che scendono, ma fa niente perchè il bagno è vicino.
E bere il buon vino del sud tirolo, e piatti strani e fruttati, cioccolatini al barolo e specchi su cui riflettersi, ancora una volta.
Risate su esperienze, su viaggi, i pensieri scivolano su vacanze in barche a vela, su uomini ricchi avuti tra le gambe e nel cuore e spariti in poco tempo.
Di lauree che non arrivano, e se arrivano non hanno niente di "politica internazionale" e si rinfrescano dietro alle scrivanie di multinazionali.
Donne che si lasciano coccolare, tranquillamente dal sommelier carino che versa il vino e ti spiega il suo perchè.
Lasciarsi trasportare dai ritmi cubani, con Rhum in mano, via lo strato superfluo della vita, rimane l’essenza al femminile di ciò che per una sera si vuol mostrare.
Un "querida" con voce cubana, ad inebriare la serata, e non pensare a niente altro che al muoversi.
Tutto qua, senza pensare, al non essere in forma splendida, o ai capelli che ti sei stancata di vedere sciolti.
Come una bambina che balla davanti allo specchio, in maniera disinvolta donna, senza supporre, senza riflessioni, perdersi dentro alle balze di una gonna in velluto, dietro ad un profumo acidulo, o in scoposte forcine.
Buona domenica!



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