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giovedì 8 giugno 2006 - ore 14:19


Giardino all’italiana.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’oro sventola al sole, la sua pretesa di vita.
Guardo i movimenti delle spighe, le sfumature del grano, infondo acora immaturo, le guardo scuotersi al passaggio labirintico del vento.
Penso alle volte che ho parlato di te.
Accarezzando l’idea, di trovarti vicino, d’un tratto come per magia, il risveglio da un qualche sortilegio.
Così, leggeri sonagli s’avvertono lontano, un allegro ma non troppo ritmo gitano.
E sangallo a traforare il cielo terso, sopra gli occhi nulla è pesante, corrono via le nuvole o forse erano solo pensieri,resta a trattenerti la freschezza dell’erba a cui hai chiesto ospitalità.
Ci vuole una vita intera per crescere e pochi movimenti per ritornar bambino, appoggi una mano sulla fronte ed inizi a guardare in su, come se fossi sempre stata li per questo, come se ognuno infondo, fosse nato per aspettare qualcosa, o qualcuno di passaggio.
Che sia sotto ad un cielo azzurro, che sia tra i binari di una stazione, che sia quando meno te l’aspetti ma che sia attesa impaziente, che ti faccia torcere le dita in un ossimoro d’emozioni.
Che sia attesa, che sia speranza.
Alzi il braccio muovi le dita, sposti lo sguardo verso il salice.
Così ti chiedi se non sia davvero strano il suo destino: apparire agli occhi umani in quel modo così infelice d’essere albero.
Che sia piangente, con quel basco alla francese di un romanticismo malinconico, o che sia da vimini, col cuore dolce guastato dalle formiche.
Poco importa del salice con le sue formiche, se anche tra gli uomini i cuori dolci vengono guastati, anche a noi poco importa.

Siamo diventati talmente liberi e sconfinati da non avere più nessuna siepe oltre la quale guardare.
Talmente liberi, che abbiamo dimenticato i pensieri fuggiaschi.
Siamo talmente liberi da non pretendere nulla dal nostro orizzonte, perché semplicemente l’hanno tolto, così ci fingiamo libertà alternative: quella di perdersi, quella di restar soli, quella di non sapere chi si è veramente.
Che sia solo nostalgia Leopardiana, o che sia una riflessione ansiosa su questa sporca società, ma pregherei il buon Dio di ridarmi la siepe.
La voglio alta e voglio poter impiegare una vita intera per scalarla spinta da quella splendida amante curiosa che ha la mente umana.
Voglio una siepe, sempreverde, che ospiti minzioni ribelli di chi c’è già passato, per chi è dall’altra parte.
Voglio una siepe per toccare, sentire, vedere cosa m’aspetta.
Questa finta libertà ammoscia i pensieri, mi svilisce, come se fossi davvero così stupida da non comprendere in quale Bastille moderna sono cresciuta.
Voglio una siepe, questo piatto orizzonte m’infastidisce.

News:
pc aggiustato.
25 in sociologia!
nessun baccagliamento!
quanto so contenta de ripiombare qua!!!



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sabato 3 giugno 2006 - ore 18:26


campi di grano, telecom, pensieri bucolici.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ve l’ho raccontata quella della pipa?
per i diciotto anni di mio fratello il pargolo s’è fatto regalare una pipa.
Splendido, l’uomo con la pipa!
S’è intascato i soldi dei nonni ricchi e s’è preso una chitarra elettrica.
Splendido l’uomo con la chitarra elettrica, anche se preferisco l’acustica!
Che succede alle nuvole?
m’hanno un po’ stancato, troppo monotone e malinconiche, che sia ora di pioggia o di sole qui esige cambiamento.
Ho ritrovato la maglietta dei sognatori, che credevo aver perso.
Ho ritrovato un po’ di concentrazione.

Domenica andrò a vedere la mostra al Forma di MIlano sul Life, magnifico, non vedo l’ora, spero che le stampe abbiano prezzi buoni, anche se sulle pareti della camera sarà difficile farci stare qualcos’altro.

Che dire, è il periodo Capossela ora, così, per farvi partecipi!

Io e la telecom oramai siamo in guerra, ma spero d’avercela vinta al più presto.

Il campo di grano davanti a casa ha una luce incredibile, dovrebbero piantare del grano ovunuqe, forse la gente si sentirebbe meno sciocca.

E così, mercoledì esame di sociologia....bhe speriamo bene...

Ehm... domenica ore 21 (circa...) Rai 3 REPORT continua l’inchiesta sulla morte di Calipari...
era così per chi si sentisse in dovere di saperne di più...
Ok, stacco,
Grazie mary per ora di scrocco-pc!
Hasta luego!



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martedì 30 maggio 2006 - ore 18:57


tra un bolero ed un tango
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Salve a tutti,
scrivo da clandestina.
In questi giorni uno scazzo cosmico m’assale.
immagini deliranti, concetti assurdi, voti che odio.
Mediocrità allo stato primordiale servita come primo piatto.
Che tutto serva per farci dannare? e chi lo sa...
Penso ad un maratoneta stanco come l’unica poesia di questa viuta stronza.
In certi momenti la vita fa davvero schifo.
Ma solo in certi momenti.
E per favore che no si dica che è bella quando si corre.
E’ bella la vita quando non la si vede perchè troppo impegnati nella corsa?
Che palle.
Che palle devi solo saper correre ed io odio correre.
E più guardo il vecchio cane dormire in cortile più avrei voglia di passare la notte sdraiata a guardar le stelle.
Così per fare, senza paura dell’umidità o del freddo.
Sentire la vita.
Così per dire, senza pretese, sarebbe solo un desiderio.

Che succede in questi giorni?
PArli con una signora di 50 anni e ti dice di come no si sia ancora abituata alla vita.
Ti dice che il mondo non l’è mai piaciuto.
Così in poche frasi mi ritrovo commossa di fronte a queste piccole perline, sparse per il cammino.
Che siano dorate e splendenti, le voglio così.
E non importa se non seguiranno lo schema, non occorre saper che fare.
Le vorrei tutte dorate e splendenti, che riesca a riconoscerle nel buio.

Ci sono giorni in cui non ti va bene niente di questa età.
Troppo giovane, troppo vecchia per tutto.
Non vedo l’ora di fare lo zaino e chiudere la porta.
Senza più muri da cercar d’abbattere, comminciare a vivere davvero.
E raccontarmi, iniziare a raccontarmi davvero senza timore dell’attenzione o disattenzione di chi ho di fronte.
infondo sarebbe solo un essere umano, che ci sarà mai di strano?
Raccontare tutto quello che ho scritto sui fogli di questa vita.
Raccontare i ventun’anni che fra un po’ saran ventidue.
Raccontare con la stessa prepotenza e limpidezza che ho nel difendere i miei pensieri.
Essere coerente fino in fondo con questa strana personalità che mi ritrovo cucita addosso.

Che cos’è l’amor
chiedilo al vento
che sferza il suo lamento sulla ghiaia
del viale del tramonto
all’ amaca gelata
che ha perso il suo gazebo
guaire alla stagione andata all’ombra
del lampione san soucì

che cos’è l’amor
chiedilo alla porta
alla guardarobiera nera
e al suo romanzo rosa
che sfoglia senza posa
al saluto riverente
del peruviano dondolante
che china il capo al lustro
della settima Polàr

Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
volteggio tutto crocco
sotto i lumi
dell’arco di San Rocco
ma s’appoggi pure volentieri
fino all’alba livida di bruma
che ci asciuga e ci consuma


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mercoledì 24 maggio 2006 - ore 21:49


giornate e giornate e giornate di giornate.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quanti sentimenti si irescono a provare in una giornata?
Ti svegli sfiduciata guardando la sveglia "sono le cinque del mattino....ma che ci stai a fare in piedi?".
Prosegui tra i binari della ferrovia, con i suoi orari e ritardi, sbuffando ed annoiandoti.
Ticchetti il tempo al suono di rock the casbah, non hai da accendere, così fissi i piccioni curiosi.
Sali in treno, ti difendi da sguardi stranieri poco amichevoli.
Scendi e passeggi per un kilometro e mezzo, chiedi da accendere, pensi a quanto è dura questa unica vita.

Ti fermi in un bar, controlli le monete, ok, raggiungono i due euro, gli unici in quell’immenso e ultraspazioso portamonete.
Caffè,troppo caldo in troppo poco tempo, in tazza troppo piccola.

Chiedi d’accendere, incroci le braccia e prosegui il cammino guardando le scarpe, impolverate.
Ti convinci che sia da molto che non passeggi per Ferrara, così guardi con occhi diversi le vetrine di fumetti e t’accorgi per la prima volta che c’è un Corto Maltese che ti guarda, sempre bello e surreale.T’innamori pensando ai suoi episodi sulla Rai.

Arrivi in facoltà, che non è cambiata in due settimane, no, sempre bella uguale.
Scansi le bici.

Quanti sentimenti si provano in una giornata?
Delusione.
Smarrimento.
Rabbia.
Finta euforia.
Adolescenza (se ci si ricorda che vuol dire essere adolescenti ocn tutte quelle subdole paranoie e quell’insicurezza.)

Per chi ancora non l’avesse capito.
OGGI è STATA L’ENNESIMA GIORNATA DI MERDA, DOVE TI RENDI CONTO CHE PORTI I TUOI ODIOSI 21 ANNI PER IL CAZZO, DOVE SENTI L’ESIGENZA DI ANDARE FUORI DI CASA.
DOVE L’UNICA COSA DI CARINA è STATO IL VENTO TRA GLI ALBERI.



DOVE L’UNICA COSA CHE AVRESTI VOLUTO SENTIRTI DIRE SAREBBE STATA "EHI, CIAO! CHE BELLO VEDERTI!" INVECE TUTTI RISPONDO "CON SPADE O CON DENARI"...

pffffffffffffffffffff.........




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martedì 23 maggio 2006 - ore 12:15


Capaci 23 maggio 1992
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Siamo Capaci di pensare a cosa voglia dire morire per uno scopo?
Siamo Capaci di pensare a 500kg di tritolo che esplodono?
Siamo Capaci di ricordarci dov’eravamo il 23 maggio 1992?
Siamo Capaci di restare indifferenti difronte allo sforzo di quest’uomo?
Siamo Capaci di restarcene con le mani in mano nonostante l’esempio che ci ha mostrato Falcone?
Siamo Capaci di pensare a quali riflessioni lo accompagnavano prima di dormire?
Siamo Capaci di pensare a quel che stava vivendo, alla costante incertezza della sua vita?
Siamo ancora Capaci di pensare ai funamboli come alle figure più poetiche e astratte che ci siano, dopo aver visto quanto è costato a quest’uomo restare in bilico sul filo tessuto dalla mafia?

Sono certa che gran parte di noi continuerà a ricordarti.
Sono certa che la maggior parte del mio cuore rimarrà affezionata a persone come te. Quelle persone che hanno sempre saputo dare il massimo, che hanno sempre saputo combattere.
Il tuo esempio è davvero per me un opportunità.



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lunedì 22 maggio 2006 - ore 18:41


a braccio (di ferro) con la malinconia...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Com’è facile sbagliare,
basta un niente.

Basta un soffio di vento e ti ritrovi di nuovo al primo scalino della gradinata.
Non importa più a nessuno di chi sei o qual’è il tuo passato, accartocciato o ripiegato accuratamente tra le pagine di un libro, non serve più a sollevarti.

Si dice che bisogna essere forti e raccogliere i pezzi.
A volte non sarebbe più bello e semplice essere dei deboli?
per un minuto, non chiedo altro.
Abbassare la testa e farsi cullare da parole sicure che appartengano ad un estraneo presuntuoso...
Così, per non doverci pensare da te.
Così per mostrare l’effimera tristezza, così, per mostrarti come una donna d’altri tempi.
Così per cercare protezione in qualcun altro che non sia te stessa.


Alcuni sostengono che a starti vicino si sentono dei piccoli esseri.
Ma non daresti in cambio la cosa più preziosa che hai, per passare un giorno in cui tutto ti sembri insignificante?
Per vedere che si prova, per vedere cosa non si riesce a vedere.

Altri ti chiedono come fai.
E non risponderesti per una volta, in maniera dolce e gentile, quella che non t’ appartiene?
riusciresti ad immaginarti diversa, con un profumo più dolce, più pacata, d’animo nobile e non collerico.
Riusciresti a vederti più raffinata e meno testarda.
Riusciresti ad ammalare i tuoi pensieri?
a renderli di "costituzione cagionevole"?
fai finta che siano cresciuti in una grande città, e che siano figli di una madre ipocondriaca.
Fai finta di non conoscere la sintomatologia del caso.


Non sarebbe ancor più romantico e meno frustrante abbandonarsi alla vita propria e a quella degli altri?
non sarebbe bello un giorno alzarsi e vedersi topo anzi che aquila?
apparire indifesa e non più forte?
che ne diresti?

Già...credo si possa fare.









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domenica 21 maggio 2006 - ore 15:17


quel che si vede.
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Ho ascoltato montagne di stupide opinioni
E miliardi di orribili canzoni
Le stesse promesse e le stesse parole
Nelle stesse piazze e manifestazioni
Mi hanno dato consigli e pacche sulle spalle
Interpellato per opere di bene
Mi hanno preso in disparte e tirato nel mezzo
E appiccicato bandiere sulla schiena

Ascoltami, madre
Perdonami, madre
Ho lottato, ho bestemmiato ed ho pianto
Ma in fondo non è niente
E’ la vita
E’ la vita soltanto


Ps: si ringrazia mama granda maisha per lo spettacolo che ho di fronte a casa testimoniato da foto fraterna qui sopra...

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sabato 20 maggio 2006 - ore 11:58


Vino.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


C’è chi lo beve bianco e chi rosso..ma a quanto pare produce gli stessi effetti!
"imbriagoni" all’alpins tour:
PS: potreste accompagnare le seguenti immagini con una canzunciella spensierata, la casa suggerisce musica circense varia.

Non del tutto ubriachi...


summit popolare...


post dentista...


prima volta che si indossa il cappello d’Alpino, un evento che m’ha cambiato l’esistenza...


quelli de "eddai, facce na foto!" bho...


per la parte dell’universo che ancora non ne è a conoscenza: quella donna fa massaggi.


elogio al Ghillo da Milan.




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venerdì 19 maggio 2006 - ore 11:46


domande a cui non ho risposta:
(categoria: " Vita Quotidiana ")


come si chiama quell’artista le cui stampe sono presenti nel film "Supersize me", contro il Mc donald??

come si ricava dal papavero l’oppio?

come sarà correre in moto per Inan Iraq e compagnia bella, se ci si chiama Bin Laden?

che fine ha fatto Hussein?

che fine ha fatto Di Bella?

come fa il latte a diventare yogurt senza produrre lo squarao a chi se lo magna?

come mai esiste che non sa la differenza tra paglia e fieno?

perchè c’è chi usa "più meglio " nelle frasi?

perchè LAVATRICE non è LEVATRICE,
e BACO non è BUCO?

ci saranno più vocali o più consonanti nella lingua parlata?

Guccini ha la cirrosi?

De gregori sarà veramente di sinistra?

Gulliver s’è mai sposato?

misteri della fede.




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giovedì 18 maggio 2006 - ore 11:25


Rude incazzosa con Rude Dog e Rudi pensieri?
(categoria: " Vita Quotidiana ")




bestiaccia.

Va bhe comunque, apparte rudi che me fa dannà....
trovo molto piacevole tutto questo via vai di pulviscoli.
Un tempo avrei voluto rinascere pulviscolo d’acacia.
Mi piaceva parecchio, tutt’ora mi piace questa neve di maggio.
Così stronza, che s’insinua in ogni angolo dalle strade, agli autobus, dentro in macchina, tra le recinzioni, in camera, in cucina, sopra le teste vuote e dentro i pensieri.
Così vorrei rinascere, qualcosa che non si riesce ad acchiappare.
Qualcosa da poter rincorrere, da poter soffiare lontano quando non se ne ha voglia, così mi piacerebbe essere.
Un esserino curioso e leggero.
E morire così...in qualche specchio d’acqua lontano...
Per poi rinascere un’altra volta ancora.

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