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incazzosa, 28 anni
spritzina di norma no.
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sabato 11 aprile 2009 - ore 11:08


NaTuRe
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Trovo due sassi sulla riva del brenta. Quasi non sento il suono delle parole. Così, ancora una volta, mi sento dentro ai pensieri e non sembra nemmeno di essere nuda. L’acqua che scorre, io che parlo e tu che mi ascolti.
Tu che ti difendi mentre io non ho armi.
Scoprirsi immensamente forte.
Tirar fuori la sicurezza che non ho.
La sensazione che tutta la sofferenza, in un secondo, sia la cosa più importante per me che sto crescendo, che sto diventando.
E la camprensione nelle parole di mia madre.
Divago sulla nostra somma totale, te la descrivo, tento.
Mi accorgo che l’amore che può provare una donna è qualcosa che ha a che fare con l’utero, con l’istinto materno. Come se un uomo fosse la tappa necessaria per formare un certo tipo di sentimento.
Oppure sarà che mi sento più forte ora che ho progettato il mio corso di topografismo, perchè ti dico che vale la pena di viverti.
O perchè ti elenco i tuoi difetti e rido, oppure sarà la leggerezza che ti do, che a volte dimentichi sul cuscino e si libera, disperata, nell’aria.





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lunedì 6 aprile 2009 - ore 18:57


sgusciare
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Dentro ai nostri gusci da tartaruga scappata alle industrie delle pinze per capelli, beviamo vino bianco a Bassano.
Prima mi deprimi, poi mi anestetizzi e poi mi ammazzi dicendo che vuoi ritornare all’asilo.
Progettiamo la nostra convivenza calma e rilassata, ci coccoliamo i pensieri con i colori delle pareti.
Rivalutiamo l’omosessualità, come valida alternativa all’infelicità e snoccioliamo filosofie da discount sulle donne robocop.
Tua zia che mi dice che bisogna essere caute e io che mi sento caustica.


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venerdì 3 aprile 2009 - ore 10:12


Per fortuna che Guccio c’è!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"Pa’.. non lo senti già l’odore del proletariato?"

Guccini che canta "vola colomba bianca, vola...".
Io che rido, mentre mio padre mi fa notare la valigetta 24h di Vince, che non smentisce la classe (operaia?).
Ci fermiamo prima a bere un caffè, così arriviamo per ultimi e ci arrabbiamo per i posti!
E noi che abbiamo visi nordici, veniamo sempre e comunque intercettati dai morosi delle altre, ma a fine serata mi fanculizza il telefono e io non ho un radar a portata di mano.
Mi esalto per "ti ricordi quei giorni" che non me l’avevi cantata mai, e ti sputtani confidando che non siamo tutti somellier.

Che non tutti sentono le note di sperma nel sauvignon!




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giovedì 2 aprile 2009 - ore 11:15


02/04/2009 Palaverde, Villorba, Treviso, Veneto, Italia, Europa, Mondo.
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Vorrei conoscer l’ odore del tuo paese,
camminare di casa nel tuo giardino,
respirare nell’ aria sale e maggese,
gli aromi della tua salvia e del rosmarino.
Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo e dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero,
come se amici fossimo sempre stati.
Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci
e i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,
le strisce delle lumache nei loro gusci,
capire tutti gli sguardi dietro agli scuri

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io...

Vorrei con te da solo sempre viaggiare,
scoprire quello che intorno c’è da scoprire
per raccontarti e poi farmi raccontare
il senso d’ un rabbuiarsi e del tuo gioire;
vorrei tornare nei posti dove son stato,
spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
e per farmi da te spiegare cos’è cambiato
e quale sapore nuovo abbia l’ universo.
Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona
o il mare di una remota spiaggia cubana
o un greppe dell’ Appennino dove risuona
fra gli alberi un’ usata e semplice tramontana

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io...

Vorrei restare per sempre in un posto solo
per ascoltare il suono del tuo parlare
e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo
impliciti dentro al semplice tuo camminare
e restare in silenzio al suono della tua voce
o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
dimenticando il tempo troppo veloce
o nascondere in due sciocchezze che son commosso.
Vorrei cantare il canto delle tue mani,
giocare con te un eterno gioco proibito
che l’ oggi restasse oggi senza domani
o domani potesse tendere all’ infinito

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io...


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mercoledì 1 aprile 2009 - ore 09:35


gognometri
(categoria: " Vita Quotidiana ")


M’addormento col mal di stomaco e mi sveglio alle 05.43 per il tea dei matti.
Torno a letto provando a riepilogarmi "dove’ero rimasta?".
C’è Sigmund che mi rincorre in letti matrimoniali, mentre mangio una mela tagliata da mia madre e mio padre che dorme e io che sento il freddo provenire da una finestra aperta.
Appartamenti svuotati.

Mi accorgo delle pretese di pianto degli altri. Non te lo so spiegare. A volte sento che anche gli altri hanno bisogno di piangere e non ci riescono.
Così tento di descriverti particolari pieghe del viso, ma non credo si tratti solo di questo.
Chi ha una forte autostima non dovrebbe permettersi di dare consigli, non ti pare?
Ti guardano con l’aria da giudice più che da complice e ti danno ultimatum vaganti, come se davvero a cinquant’anni potessi rivoluzionare il mondo.

Io che so che avevi solo voglia di piangere, ti ringrazio perchè non l’hai fatto davanti a me e aggiungo che a me piaci così.
A volte non basta una vita per smussare gli angoli e ancora più difficile che modificarli è conviverci.

( E ... auguri Pata!)

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lunedì 30 marzo 2009 - ore 19:11


nella fattispecie
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Giada mi chiama alle nove del mattino per mostrarmi la sua cacca.
Mai sottovalutare l’importanza della cacca che galleggia nell’acqua del water il lunedì mattina dopo la tempesta.
Cappuccetto rosso che s’impossessa di me e le sciarpe di lino vengono rivalutate.
Lorenzo che mi chiede se anch’io, come lui, ieri ero piccola.
Già.
Ma sentirsi piccoli è sempre un istante, che può variare la durata, ma esposti, peggio. Piccoli ed esposti.
Sovra esposta, come una foto venuta male.
Sovra esposta, che non trovo rimedio per contenere l’incontenibile e sento ogni parola tremendamente triste e patetica, come le quarantenni col piercing all’ombelico.
Come gli anni sfasati, le pretese di essere inserita tra le razze che popolano il pianeta, con una precisa funzione, con un mio piccolo preciso obiettivo da raggiungere.
Che.
Non mi sembra per niente ingenuo.
Altrimenti Piero Angela, che lo pagano a fare?

Non vorresti forse solo qualcuno che ti chiedesse di rimanere?

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giovedì 26 marzo 2009 - ore 09:56


(di lacrime e di eroi)
(categoria: " Vita Quotidiana ")





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