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incazzosa, 28 anni
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"RINGRAZIO DIO CHE MI HA FATTO TROPPO POCO INTELLIGENTE."









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lunedì 8 settembre 2008 - ore 18:11


murder?
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Ultimamente mio padre è un spasso.
Dialoghi demenziali in cui ti ci ritrovi dentro e nemmeno te ne accorgi.
Grazie Angela, anche Ghezzi apprezzerebbe.

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domenica 7 settembre 2008 - ore 17:44


e i progetti.
(categoria: " Vita Quotidiana ")





(diffida da quelli che ne hanno.)
(dici)
(Così sprofondavo nella malinconia del suo secondo giro di rhum e pera annacquato di dubbi. Mentre mi vedevo di nuovo vestita col grembiule dell’asilo.)


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sabato 6 settembre 2008 - ore 11:47


.vorrei uno xilofono.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




(Ascoltavo la notte, mentre Freud era imprigionato nel mio cuscino. E si compravano dolci e si portavano cani a fare passeggiate bucoliche. Ascoltavo la notte e so che cercavo parole. Ma non le ho trovate. Vorrei un finale, qualsiasi. Anche senza "e vissero felici e contenti". Vorrei un finale per dire "ah, va bhe." non bisogna puntare sempre alla qualità. Un finale certo. Come quando da piccola sai che prima o poi arrivano le tre e qualcuno di sicuro ti verrà a prendere. Ma ancora peggio, sentire che non è una pretesa stupida. Pretendere che ci sia una finale e cercarlo. Dev’essere una cosa tanto stupida, altrimenti non ti sentiresti così!Mischiare la fantasia in bicchieri di vetro trasparente. Da quanto tempo non prendo in mano i pennelli? Rifugiarsi nella propria riserva in cui non scorrono fiumi in cui non si fanno guerre. Osservarsi in cattività. Che esista qualcosa di certo? che non abbia bisogno d’essere valutato e analizzato, che vada preso per com’è? che si lasci vivere per quel particolare modo di alzare ed abbassare il torace. Se uccidessi le mie bambole dai capelli corti, e le seppellissi vicino alle mie voglie, chi porterebbe i fiori freschi?Io no di certo. Non me lo perdonerei mai. E mi dico che bisogna anche essere bravi a continuare a raccontarsi le storie che non ti sussurrano più. Credo. Che bisogna saperci fare con gli spigoli, ma che bisogna riconoscere d’essere delle sfere. Precisamente quanto occorre agli occhi per seccarsi, agli adulti per diventare grandi? Quale sarà il posto migliore per continuare a nascondersi?)

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venerdì 5 settembre 2008 - ore 18:05


acrilica
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E la pistola che spara le bolle.
E la ludoteca.
E la burocrazia.
E i libri di Antropologia che non arrivano mai.

Trovare l’ansia e prenderla per i capelli, rincorrere i geni avvolti in spirali di cromosomi e accorgersi d’avere a che fare con violini magici che non si scordano mai.
Mai, anche quando vorresti.
Come un’eredità o una maledizione.
Come la consapevolezza che non avrò un futuro di comprensione per Ghezzi che parla di cinema, come l’inadeguatezza.
Ci sguazzo dentro da una vita, anche se faccio finta di odiarla continua a terrorizzarmi. La normalità.
Finisci per odiare anche quello che sei. Finisci per odiarti per quello che non hai saputo essere.
Finiranno a coprirmi i libri di francese con gli esempi di Mussolini, la macchina per vedere le pellicole, il violino senza corda, il piano forte che non va più, l’armonica. Gli esami di storia. Finirò per ricoprirmi dei mattoni che non ho saputo investire, delle occasioni che non ho saputo perdere, delle mie stesse passioni lasciate a metà.
Lasciare sventolare al sole le tasche vuote, e chiedersi fin dove ti porterai.
Come Ghezzi che mi parla di Strauss. Come quella precisa sensazione di non essere nel posto giusto. Come vedere non più in la, ma attraverso. Saper vedere attraverso. Con un’umanità particolarmente normale.
E annoiarsi davanti a tutti voi, che mi deprimete così tanto, con una carica esplosiva di rancore. Correre fino allo stremo, cercare una posizione. La tendenza a rivelarsi i migliori, per far sentire peggiori gli altri. Questa legge della giungla.
Diventerò come lei e come lui, fragile a tal punto da difendermi da tutto. Passare attraverso. Godere anche quello che no c’è, vedere sentire anche la sfumatura più intima.

Credere nell’istante preciso in cui ti trovi ad odiare qualche pensiero, solo per un accento sbagliato, solo perchè decidi di stare dalla tua parte. Obiettivamente non sono obiettiva, ho cominciato ad odiare l’antropologia quando ho capito che poi si torna a casa felici e contenti. E comunque l’ho capito sempre prima di voi.
Attraversare le parole, guardare i sorrisi che non ci dovrebbero essere.
Stare attenti.
E’ finita l’era del superuomo: ho bottiglie di vetro scuro e veleno.

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mercoledì 3 settembre 2008 - ore 18:37


...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"Donna non si nasce, lo si diventa. Nessun destino biologico, psichico, economico definisce l’aspetto che riveste in seno alla società la femmina dell’uomo; è l’insieme della storia e della civiltà ad elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamiamo donna."
[il Secondo Sesso. Simone de Beauvoir]


Quando lei si sente "una merda" e non si sente "figa", va a Milano marittima a fotografare rotonde.
Quando lei si sente scema esce con uomini che le fanno pena "si pena, come i barboni.".
E va ben, ridiamo, che mi sembrano sempre frasi storiche, che un giorno ci rinfacceremo davanti ad un caffè. Perchè soffriamo di "principessaggine" e non possiamo farci nulla.
Lei è la reincarnazione della Donna Naturale di Laclos, solo che Laclos viveva nel ’700... Ma va bene anche così, bisogna anche adattarsi, anche...
Bisogna anche ricordarsi di fotografare gli altri, oltre che le rotonde, e "i fighi" che ti danno le riduzioni per il "papete".





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martedì 2 settembre 2008 - ore 18:18


ah becassine...
(categoria: " Vita Quotidiana ")



progetto giorni a caso.
esami a caso.

passo ore chiusa in camera e quando esco ho la voglia di uccidere il primo che incontro.

ahhhhnnnn...... l’universitè.....

[e al cine vacci tu!]

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lunedì 1 settembre 2008 - ore 18:10


Pour deux!
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Ho visto un oceano nuovo, diverso da come lo ricordavo. E ho assaggiato sapori nuovi, viste luci totalmente differenti rispetto a tre anni fa. Ho visto una Francia rosa, a me era sembrata così gialla la prima volta.Era davvero gialla. Di sole, di cose diverse, di economia da strada, di un’altra leggerezza. Una leggerezza diversa. Cambia tutto. Anche il ricordo della Francia, sfuma. Sfumato come nelle tavole a matita , niente carta assorbente, non serve, è sufficiente la carne.
E scivolano i giorni. E pensieri così densi che ho una voglia matta di imbrattare fogli che non ritroverò più.
La lucidità delle lacrime che si trattengono. Il saper ridimensionare il proprio labirinto, ritrovare la mappa, uscirne indenni.

E il cielo stellato della Normandia, e il cielo nuvoloso e piovoso della Normandia. E le ostriche al colesterolo, e i letti che non si dividono equamente.
Gli istanti che bastano, che si godono, e quelli che sembrano distanti da te.
I bambini fotografati e che diventeranno famosi in camera mia, i cani imborghesiti dalla postura scolastica.
E le scarpe dei francesi e gli abbinamenti.

E la chiamano Felicità.






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mercoledì 20 agosto 2008 - ore 11:24


fallisco per gioco.
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Non mi stancherò mai di scoprire come siamo fatte.
Stese in un letto a difendersi nel buio delle proprie paure, penso.
Penso che serva a questo e che la scotofobia sia una cosa buona, anche se aggrava i soffi di vento, e litighi con i tuoi capelli, che sono sempre attaccati al reale. A volte preferiresti vederli partire lontano.
"tipo protette, da infami, barrire architettoniche la nostre aspirazioni."
Rido, mentre Parla l’artista che mi dorme a fianco. Mentre piange, ma è buio, e nessuno ci vede. Con l’anima che sa da Amaro Lucano, facciamo correzioni al passato, che magicamente diventa futuro e presente, e non c’è una precisa regola grammaticale, e non c’è un’unica direzione.
Mi cullo con Pennac e Baudelaire, che scopro romantico e diventa Carletto. E allora sogno uomini che non esistono ma che poi ritrovo mentre butto l’immondizia. Che fanno invidia ed io mi dondolo nel pensiero solito "ma che ci posso fare se..".
Vorrei sempre qualcosa di più, capricciosa come in questo tempo non lo sono mai stata. Inquieta, ora solo col cuore: vorrei diventasse forte subito.
Non mi stancherò mai di sentire quell’aria soddisfatta, di parole sempre piene di perchè, mentre ci arrotoliamo con le gambe nel letto per farci stare tutte. E ridiamo delle cose che non si dovrebbero dire, e ridiamo dei crocifissi dorati, delle rotondità.
Ho sofferto solo per la mia scarsa ambizione esistenziale, sarà stato Pennac, sarà stato il respiro affannoso dell’artista.. Ho sfogliato il book degli insuccessi, uno ad uno. Catalogandoli ogni volta che sentivo parlare il "di più". Ed i "di più" non aiutano mai, per chi nella vita s’è sempre sentito un "meno di così". A volte inizi ad odiare per sopravvivere.

E ho riso, tanto. E ho sentito i nervi uscire dalla pelle e ho visto fumare sigarette in tempi olimpionici. E ho sopportato e mi hanno sopportato, e ho allontanato, e mi sono rannicchiata ad aspettare abbracci che non sono arrivati, ma ho apprezzato la differenza, la sostanziale diversità dei cuori, l’essere unici, in tutte le sfumature.
E ho salutato Rigoni Stern, ma anche tutti quelli di quel paesino di 400 anime. Ho visto la lina in ombra, e le nuvole basse mangiarsi le montagne.
Ho visto pochi cani sereni, e un sacco di bambini urlanti.
Ho monologhi monotematici che conservo, e frasi appuntate che ora ho perso.
Ho mio padre e mia madre e una panchina. Ho "handycapp" per Stefano, che ora è in serra a Jesolo e bevi poco!
Ho Susy che mi ama, e la ceretta e le maledizioni e milano marittima e il sesso protetto, e te si sema!

Una valigia da fare e sentirsi chiamare "zingara", portate pazienza, sempre tanta con me!

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giovedì 24 luglio 2008 - ore 14:10


violenza psicologgica
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oh madonna, gavevo messo un post romantico so i me putei, ma a Dany me ga messo l’ansia eora cava via tutto. Va in mona!

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mercoledì 23 luglio 2008 - ore 18:23


presa
(categoria: " Vita Quotidiana ")


(perdersi in spiaggia a 24 anni... è una figurina che non ha prezzo!)

Parole che si trasformano in onde, che sta volta non sono sonore, che sta volta non fanno del male.
A i manifesti che cadono e noi che ridiamo.
E noi che abbiamo paura.

Ma quello di Joccher è morto di bagni turdici, e ho la testa piccola e Susy le tette in mostra.

E la pioggia col sole e l’acqua sporca, e tutto che mi sembra di nuovo leggero.


[e venerdì pfm che canta De Andrè a Piazzola moi et Frere du lait. Daje!]

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