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incazzosa, 28 anni
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giovedì 30 novembre 2006 - ore 19:11


07.30
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Io sto con chi i sogni se li fa a mano
perchè c’è più gusto
con chi non sa il prezzo delle emozioni
e non se l’è mai chiesto
e arrivo sempre sempre in ritardo
con l’orologio guasto
perchè mi sembra chiaro che
perchè è dimostrato che
chi arriva prima aspetta la la la...


Ratti della sabina: Chi arriva primo aspetta



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mercoledì 29 novembre 2006 - ore 18:42


.Parnassius.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi mi riferisco ad una razza speciale di farfalla, una Parnassius speciale, una che se n’è andata per sempre.
Ciao Genny,
per tutte le fortuna condivise, per tutte le risate che si potevano fare di soppiatto quando il prof si girava, o per i commenti sulla "mamma-manager" e i suoi stivali col tacco.
Per quella bella farfalla tra i capelli che volevo sempre chiederti "ma dove l’hai presa che ne cerco una uguale?".
Un saluto all’ennesimo platano boia, all’ennesima curva boia, all’ennesima goccia di pioggia boia.
Un saluto alla giustizia, alla giovinezza, alla bellezza.
Un saluto ed un abbraccio, sperando solo di trovare quel boia e combatterlo una volta per tutte, anche per te.



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martedì 28 novembre 2006 - ore 14:44


-ACROMATOPSIA-
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Chissà se un giorno si potrà smetterla di rendere conto a qualcuno.
Senza sensi di colpa, pensare solo al meglio per se stessi nel limiti dell’egoismo e non giustificare.
Vivere,sognare, camminare, comprare un libro parlare.
Di ciò che ti piace, farne un’arte.
Di ciò in cui lotti, farne un’arte.
Masticarne un pezzo la mattina appena alzati, vestirsene d’inverno e metterla tra i capelli d’estate.
Lanciarla in aria nei giorni di festa per riprenderla più leggera.
L’arte di ingannarsi, ogni giorno davanti allo specchio.
Di tirare avanti senza guardarsi indietro, e se proprio hai intenzione di farlo, voltati nei giorni di pioggia e t’accorgerai di sentirti ancora una volta in sintonia col cielo.
L’arte di saper cambiare orrizzonte, che sia sulla diagonale di un monte o sul piatto tiepido di un mare dopo il tramonto.
L’arte di sapersi meravigliare e del non stancarsi mai.
L’arte della raccolta delle foglie in autunno e il saper scegliere la pagina adatta su cui incollarle o il libro che ne farà da gabbia per qualche centinaia di anni e più.
Del non andarsi mai bene, del sentirsi continuamente in pena.
Vagando tra un desiderio e l’altro come a prendere sempre nuovi biglietti, come un controllore che ammicca e ti lascia passare, per quella volta, per non sai dove.
In pena come l’anima, come una biro senza tappo, come una scusa plausibile.
A stenti, in una luce al neon, a stenti in una città illuminata a giorno, anche la luce fa paura.


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lunedì 27 novembre 2006 - ore 19:11


oi oi oi!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Voglio ricordami questa giornata di studio ferrarese così:
l’ampia vetrata che dava sul cortile pieno di foglie, very britisss.
la piadina!
e quel "PORCO D*O, era l’altro secchio, mo basta adesso, se vengo su ti riempio di pugni!" dei "murer" di fronte.
E mi veniva in mente quella canzone dei Raptus:

"Skin head, skin head, calci in culo e porco D*o,
siamo i ragazzi di periferia, sempre pronti a lottare,
Skin head!"

oi!


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venerdì 24 novembre 2006 - ore 18:32


Gazzelle, vi ho tanto amato.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Avrei qualcosa d’aggiungere all’antologia di Spoon river.

Voi non capirete, perchè no avete una mente stupida come quella che ho io, ma voglio scrivere questo post, che mi rileggerò ogni tanto, l’epitafio delle mie Gazzelle.
No, sono ancora vive, ma come sono diventate e per colpa di chi?

Perchè la strega s’è sbagliata e le ha buttate in LA VA TRI CE, dio bono, in la va trice, le gazzelle.

Voglio ricordarmele così:
sporche, impolverate.
voglio ricordarmele a Parigi, vorrei morire se ci penso che fino a ieri potevo andare ovunque con parigi attorno, perchè la polvere si sa è come la sabbia, non se ne va più via, invece no,. porco giuda ora dovrei portarmi in giro la lavatrice.

Ma dai, si può fare una cosa del genere?
mi viene il magone al pensiero d’aver perso PArigi.
Perchè la suola è bianca, linda e pinda, e le scritte che avevo fatto di lato a casa di Vale, fanculo se ne sono andate, e le stelline sulla linguetta sbiadite, dio bono.
Ma come si fa a non cpaire l’importanza di una scarpa!
Come si può buttarle in lavatrice, quelle, che sono reliquie!
Quelle che m’accompagnano dappertutto, ed ora sono nuove cazzo.

Non si fa così, no, si inizia a buttare le scarpe in lavatrice e finiscono per ucciderere i figli.
Sono tutte uguali, loro ti dicono "ma sitto forà? ou, ze un paro de scarpe!" no dio bono!
No!
ora le brucio la casa e poi le dico "ma tanto a iera na casa, sta calma!", vedemo..
Non c’è più rispetto per i ricordi, ti sfottono se ce ne hai, vediamo che si può distruggere di quella lavatrice assassina...

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giovedì 23 novembre 2006 - ore 15:07


-parlami d’amore mariù-
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Giorni questi in cui tutto sembra fare più male.
Ogni parola, non può passare inosservata, le emozioni, le sensazioni tutto deve essere passato prima a setaccio per scoprirne la radice.
A volte la musica non viene più, allora vorrei che mi capissi tu...
Non sembra che tutti si siano coalizzati e che pronti siano ad aspettarti con coltello alla mano?
Solo violenza, pura, l’essenza, quella più bassa che brucia le narici.
Bullismo, violenza di gruppo.
Ho solo paura.
Paura di ciò che ho in testa, paura che sia solo utopia e che non se ne esca.
Penso che ai deviati che pestavano il disabile non potrà mai arrivare una vita, ma sarà solo un passaggio.
Penso a quelli che deridono a sedici anni, penso che la vita sarà solo un passaggio.
Mi stupisco davanti Guantanamo e piango, mi stupisco davanti ad una tredicenne stuprata da coetanei e temo, ma credo nel futuro, ci credo.
Questo però è il presente, questo accade oggi, e gli artefici cresceranno, e magari troveranno una ragazza che non sa e se la porteranno a casa e poi la sposeranno e poi la riempiranno di mazzate ogni volta che parla. Oppure entreranno nell’esercito e ora rifletto:"perchè mi stupivo su Guantanamo, anche quegli stronzi che lanciavano i cani saranno stati gli stessi che vedo ora."
Ogni credo è sfumato, ogni valore se n’è andato ocme qualcosa di vecchio una demenza.
Ogni utopia è strettamente legata ad un ricavo ed il romanticismo, da lei, ha divorziato.
Ogni " per sempre" s’è cancellato dal foglio e resta solo una frasetta stupida da canticchiare in una canzone smielata.

Ci fanno, film, ci vendono documentari in cartoleria, ci fanno maglie, libri, ci riempiono giornali, ci sfasciano famiglie, ci riempiono la bocca di violenza.
Io credo nella Reazione e voglio continuare a crederci.
Credo anche che ci si sente sempre più coglioni a parlare delle proprie prospettive, ci si sempre sempre più idioti a dire che prima o poi questo mondo lo si cambierà.
Ci si sente sconfitti nel trovare persone che continuano a riportarti nella praticità delle cose, come se fossero solo queste a salvarti, come se davvero l’unica fottuta preoccupazione fosse il denaro che serve per galleggiare.
Ci si sente fortemente handicappati, quando si riportano riflessioni personali su teorie o su studi fatti, fortemente intrisi di idealismi ormai sbiaditi.

Ci si sente dare del Freek, se pensi che a tutto può esserci rimedio e che la tua luce, guerriero, arriverà.
CI si sente abbattuti e disillusi a tratti.
E t’assale la voglia di non appartenere a niente e a nessuno, e confinarti dentro all’armoniosa e romantica biglia di vetro che sono i tuoi pensieri.
T’assale la voglia di non desiderare niente, solo riuscire a sopravvivere agli altri.
forse solo di trovare qualcuno più ottimista di te, che ti guardi con gli occhi sognanti e ti rasicuri che si, sei sulla buona strada, che si fa bene a pensarla così.
Che provi a trovare una soluzione come fai tu, senza la pistola alla tempia dell’arroganza, senza un "ora, subito, dimmi.".
Che ti guardi senza sminuire, senza deridere, senza reputarti una fallita se della tua vita vorresti fare il manifesto di ciò che pensi.
Fissare l’orizzonte con gli occhi della concretezza e la bellezza dell’utopia, all’infinito.




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mercoledì 22 novembre 2006 - ore 17:20


la fortuna è blu
(categoria: " Vita Quotidiana ")




maggioloni rossi
foglie dorate aspettano tra le maglie di una rete
pioggia
odore di fiammifero
suono di chitarra oltre la porta.

La malinconia oggi si veste di oro.

SALLY
[Fabrizio De Andrè]
Mia madre mi disse - Non devi giocare
con gli zingari nel bosco.
Mia madre mi disse - Non devi giocare
con gli zingari nel bosco.

Ma il bosco era scuro l’erba già verde
lì venne Sally con un tamburello
ma il bosco era scuro l’erba già alta
dite a mia madre che non tornerò.

Andai verso il mare senza barche per traversare
spesi cento lire per un pesciolino d’oro.
Andai verso il mare senza barche per traversare
spesi cento lire per un pesciolino cieco.

Gli montai sulla groppa sparii in un baleno
andate a dire a Sally che non tornerò.
Gli montai sulla groppa sparii in un momento
dite a mia madre che non tornerò.

Vicino alla città trovai Pilar del mare
con due gocce d’eroina s’addormentava il cuore.
Vicino alle roulottes trovai Pilar dei meli
bocca sporca di mirtilli un coltello in mezzo ai seni.

Mi svegliai sulla quercia l’assassino era fuggito
dite al pesciolino che non tornerò.
Mi guardai nello stagno l’assassino s’era già lavato
dite a mia madre che non tornerò.

Seduto sotto un ponte si annusava il re dei topi
sulla strada le sue bambole bruciavano copertoni.
Sdraiato sotto il ponte si adorava il re dei topi
sulla strada le sue bambole adescavano i signori.

Mi parlò sulla bocca mi donò un braccialetto
dite alla quercia che non tornerò.
Mi baciò sulla bocca mi propose il suo letto
dite a mia madre che non tornerò.

Mia madre mi disse - Non devi giocare
con gli zingari del bosco.
Ma il bosco era scuro l’erba già verde
lì venne Sally con un tamburello.







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lunedì 20 novembre 2006 - ore 11:31


sputi in libertà, contro ogni rigetto.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Ci sono troppe recinzioni arancio ultimamente.
Troppo cartelli che informano su cambiamenti troppo repentini per i miei gusti.
E la casetta in fondo al campo, quella che andavo a sbirciare quand’ero più piccola, quella che era abitata da un certo Ursus, che si metteva a torso nudo a lavarsi la camicia dopo aver passato la giornata a lavorare.
Quella che mi sarebbe sempre piaciuto ristrutturare e metterci dei fiori e delle tendine bianche alle finestre.
Quella casetta se ne va.
E quel campo dove un tempo ci tenevano vigne e facevano buon vino, ora se ne va.
E quel passaggio per andare dai nonni, quello diventa proprietà privata e forse il fosso dove ci buttavo i dentini da piccola verra coperto.

Parlano di quanto sia avanguardista questo progetto per un paese come il nostro, ma è solo l’ennesimo quartiere di merda.
Una cementata in più.
E ti chiedono se vuoi vendere la tua terra, e se non lo vuoi fare, paga stronzo che non credi nel progresso, paga.
E tutti cedono, perchè i prezzi ormai sono a livelli esorbitanti, noi del piccolo popolino ci chiediamo come cazzo si faccia a pensare di vivere senza un fottutissimo pezzo di terra davanti agli occhi.
Ci chiediamo se quelli che credono nel progresso vivino mangiando aria.
Ci chiediamo se questi si siano resi conto che siamo solo di passaggio e questo mondo noi l’abbiamo preso in prestito e dovremmo consegnarlo.
Ci chiediamo come si possa permettere un impresario edile, di fabbricare ancora quando si potrebbero ristrutturare abitazioni già esistenti e riciclarle e non costruire più, anche questo sarebbe un ottimo sistema per guadagnarsi da vivere.
Ci chiediamo perchè ancora si debba girare con i soldi e appoggiamo la causa di Paolo Rossi e di tanti altri ritornando al baratto.

Ci chiediamo se Ursus fosse ancora vivo, se a torso nudo non andasse da quei quattro cazzoni e non gli mostrasse i pugni.

Incazzosa protesta contro:
- tutte le attività gestite da cinesi
- architetti e impresari
- il ministro dell’agricoltura
- il french.
- i cibi pronti
- il vino in cartone
- i negozi di vestiti per cani
- la simmental.

"oggi non lavoro, oggi non mi vesto, resto nudo e manifesto!"




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venerdì 17 novembre 2006 - ore 20:15


Ad Elena, la donna che amo.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Sto bene, bene davvero, e felice, ma sul serio.
E l’amicizia che ho con questa donna, non si riesce a definire, è come una sorella, ma di più.
Come un’eroina ma un po’ meno.
Come tutte le cose belle che desidero per lei, che di sofferenza ne ha avuta a sufficienza, spero in un futuro fatto di passione e idealismo, spero nel romanticismo, anche per lei.
Spero nella sua umanità.
Spero nella sua dolcezza e nella sua determinazione.
SPero che dall’alto sua madre sia col bicchiere di vino rosso in mano e si sia presa una balla colossale e danzi e chiami tutti al rapporto per far vedere sua figlia com’è diventata.
E vien solo da sorridere e da amarti, per quello che sei, cara Elena, per tutte le cialtronate che riusciamo a pensare, per tutto quello che abbiamo sempre passato assieme e per quello che passeremo.
Un grande traguardo, una grande stima e orgoglio nell’aver trovato una persona come te.
Ti amo donna!




Passando all’evento... no dico, è poco carina?
E la donna sandUic è venuta da Dio!
Visto l’acqua quel giusto per lavarsi il viso, ma ora saluto todo el mundo che si riparte a bere Unwound rivo!


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giovedì 16 novembre 2006 - ore 10:50


Dovrebbero dirlo..
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Che il nonno di memole se la fa con la badante cicciona.
Che Pisolo era innamorato di Biancaneve ma non le attizzava l’idea di dormire con un nano, così restò amore platonico.
Che le scarpine di cristallo a Cenerentola le procurarono l’alluce valgo.
Che Dumbo usava il peyote per volare.
Che Bamby alla fine, s’è mangiato il coniglio.
Che il genio della lampada era Xenofobo e odiava Aladin.
Che Mila era lasbica e sognava Ioghina.
Che Lady oscar si faceva la tinta.
Che Romeo aveva origini Scandinave e con Duchessa parlava in Norvegese.
Che il gallo cantastorie di Robin Hood alla fine è stato la portata principale del pranzo di nozze dei due protagonisti.
Che pierino non è così furbo come ci fanno credere dalle barzellette.
Che ai funerali nessuno manda una sigla con scritto "The end" anche se la storia è finita.
Che Candy Candy possiede una casa farmaceutica e che non vuole finanziare i vaccini per l’Africa.
Che Georgy è stata allontanata dalla famiglia a causa della contesa dei due fratelli, ed ora si vende in zona industriale.
Che i "lieto fine" hanno fatto aumentare il tasso di diabete in italia.


C’è che oggi mi sono alzata bene, e ho acceso la tv e ho visto il tg.
C’è che qui si sta scherzando con i diritti universali dell’uomo e a noi va bene così, che si parli di indulto o del pestaggio di un disabile, degli stupri, della pedofilia.
QUale lieto fine se non la nostra reazione?
C’hanno anestetizzato di "the end" come se tutto avesse una fine, e stiamo qui ad aspettarla, senza stringere i pugni e volerla fare da noi.
Dovrebbero dirlo, che i registi siamo noi.







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