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domenica 1 gennaio 2006 - ore 21:34


considerazioni del nuovo anno
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Penso sia passato più di un anno ormai da quell’incidente mortale.
Oggi mi è capitato di rivedere i genitori e il fratello, come corpi impenetrabili.
Ed hai mille ricordi negativi, di quanto ti sentivi sfigata nel tuo essere diversa in tutto.
Nella tua semplicità sconvolgente, senza i mille fronzoli, di ogni primavera che fiorisce.
Lo rivedi a scuola tra i più grandi, e lo rivedi tra chi, da sempre hai dovuto difenderti, anche se molto probabilmente anche lui con la sua erre moscia da finocchio proletario, con la sua "ciospa" anche lui seppure nella fortezza dei più svegli si sentiva una pecora.

Ma il ricordo più malinconico sarà quell’immagine di un giovane invecchiato, con una bionda tra le mani ed una marlboro rossa da finire.

Ed è stato li che l’ho visto come una persona e non più come un qualcosa che poteva ferire, nonostante siano finiti i tempi delle biciclettate incerte nei giardinetti di quartiere, nonostante il mondo non ti faccia più paura come un tempo, l’ho visto per la prima volta con gli occhi di chi ha capito.

E ti chiedi, quanto poco ci voglia... a volte nella vita cerchi di farti morire di noia, di tristezza, d’arsenico, con un cappio al collo, col gas dell’auto, tagliandoti le vene in un campo di mais, nuda in un fiume, buttandoti dal balcone.... ne cercheresti a valanghe di modi per farla finita.
Ed il dolore di capire che a volte la vita non te le fa neppure immaginare.
Te la sbatte in faccia la morte, così, come se fosse un qualcosa di leggero.
E ti senti stupida per tutte quelle volte che hai fantasticato sul tuo funerale. Scelte accurate dei minimi particolari, le musiche ed i colori, le stravaganze che di certo nessuno accontenterà mai se non in un mondo blasfemo.
E lo senti ancora di più il dolore, quando vedi tutti i tuoi progetti come una carrellata d’avventura, di quante cose s’avrebbe potuto vivere a ventidue anni, di quanto ancora si potesse amare, odiare, fumare, bere, limonare, scopare, leggere, scrivere, scrivere,scrivere... e raccontarsi e fantasticare sui tuoi funerali, che saranno tanti perché ti credi immortale, e resuscitare ed urlare forte di gioia.

E guardare mille lune nei cieli freddi d’inverno, e l’afa estiva e le sue birre di riparazione.
Ed imparare, a fare tutto, e se lo si sa già fare, si dimentica, ci saranno altri modi.
Imparare che non contiamo nulla se non per noi stessi e che la vita è come una cortigiana che non si da a tutti, puoi continuare ad amarla e a desiderarla senza smettere mai, senza cercare altro, così per sempre.

Quanto a ventidue anni si potesse ancora respirare, ansimare, soffocare, di quanto si potesse ancora godere, di tutto e di più.
Di tutto e di più, a ventidue anni...





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sabato 31 dicembre 2005 - ore 12:00


un augurio a tutto il mondo
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Ti prego, dimmi che non è vero.
Dimmi che non tutti siamo vitrei e soli.
Dimmi che nelle pastine non uscirà sempre il doppione che già tieni sulla mensola.
Ti prego credimi, credimi.
Credi quando dico “si comincia”, quando ho la faccia triste.
Credimi quando chiedo scusa e non andare oltre.
Ti prego credi che cambierà, credici con me, perché ne ho bisogno.

Ti tendo la mano, non per aiutarti, ma per essere certa che non cadrò di nuovo.
Aspettami, non avere fretta, ho sempre avuto i miei tempi per tutto, dai problemi con le divisioni
ad ora che è tutto complicato e fermo.
Credi in me, non voltarti ad ascoltare gli altri e non impacchettare le loro parole.
Ti prego credi negli idiomi gitani del vento che mutano con gli anni,
che si seccano e lasciano semi nuovi per la nuova gente.

E non fermarti alla carta stampata, non farlo.
Non crederti il migliore, ti prego, non cedere.
Credici ai sentimenti, fallo con me
Credi alle spezie, alla magia della neve,
alla bellezza del vento che lotta coi capelli, non al brusio di frasi adattabili ad ogni epoca.

Sorridi solo quando puoi, quando lo senti dentro
E non negarlo mai a chi quel sorriso non lo fa da troppo tempo.
Ti prego.
Ti prego non diventare superbo con chi non lo è mai stato,
non tiranneggiare il tuo cuore, lascialo libero di pensare, di agire.

Ti prego, dimmi che non tutti siamo vitrei e soli.
Dimmi che una reazione ci sarà sempre e che nessuno finirà in fumo.
Parlami di quant’è bello volare da seduti, di quanto ci si senta protetti.
Ascoltami, quando non lo fa nessuno, aiutami a non sentirmi sola fra tanti.
E ridi, ridi di gusto davanti a tutto quello che è vita,
e piangi solo quando non ti vedrà nessuno.

Dimmi che non siamo vitrei e soli,
non occorre che tu lo grida a gran voce,
mi basta un sussurro lieve,
vorrei sentirlo…
Dimmi che non si muore per nulla
e che ci sarà sempre qualcuno che piangerà.
Promettimi che cambierà qualcosa, giuralo su Dio.
Giuramelo.
Voglio che tutto cambi.




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martedì 27 dicembre 2005 - ore 13:35


Frida...
(categoria: " Vita Quotidiana ")






una disperazione che nessuna parola può descrivere.eppure ho voglia di vivere.ho ricominciato a dipingere

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domenica 25 dicembre 2005 - ore 19:09


a me.. il natale mette la depressione, così è e così sarà per sempre.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il fatto che tu sia sorprendentemente ancorata a quel singolo ricordo fa pensare a quanto sia fragile una persona se per vivere ha bisogno della memoria, se non di tutta, almeno della sua parte migliore.
E come un gatto curioso, ti aggiri tra la fucina di sogni che è la tua mente.
Ne cerchi di bui, perché non sopporti la luce accecante della vita, in questo periodo così gioioso per tutti o per nessuno.
E sei combattuta perché non sai se berne ancora, di serenità, o se sarà più prudente trattenerla per momenti peggiori di questo, e ti senti come una giovane dama che aspetta il suo uomo, sola accanto al camino.
Toute la chambre tourne dans un valzer de pensées, musique maitre… mi faccia girare e girare di nuovo, fra i merletti della sottana che scivolano ribelli sotto al bel vestito.

E ti giri e ti rigiri tra le pagine di libri da sogno, storie che mai nella realtà si potranno vivere, ma continui a crederci nei tuoi idoli, dans les rancées utopies de bordel intellectuel.
Cerchi uno specchio per rifletterti ma trovi un diapason che scandisce il tempo e ti ricorda che devi correre al ritmo incessante del progresso. Tu cerchi solo uno specchio.
Un miroir d’eu comme le belle Ophelia, oppure uno specchio rotto, basterebbe un pezzetto per riflettere ciò che sei. Ma continui a ritrovarti davanti un liutaio romantico che ti sussurra che la vita non è altro che ritmo e che bisogna ballare.
A te, che da sempre le frasi ti ronzano attorno comme lambeaux de rébellion, a te che non sei mai stata, in un solo momento della tua vita a ritmo, mai.
Inconfondibile, ma mai per merito.
Simile, solo per scappare alla solitudine.
“seulement une danse mademoiselle, après je regarderez-vous dans les yeux. Les yeux d’une fille seule da tout les jours et avec mon regarde donnerez-vous toute ma solitude… deux ames dans un seul corps… »


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venerdì 16 dicembre 2005 - ore 17:56


Dickinson
(categoria: " Vita Quotidiana ")


c’è un altro cielo,
sempre sereno e bello,
e c’è un’altra luce del sole,
sebbene sia buio là -
non badare alle foreste disseccate, Austin,
non badare ai campi silenziosi -
qui è la piccola foresta
la cui foglia è sempre verde -
qui è un giardino più luminoso -
dove il gelo non è mai stato,
tra i suoi fiori mai appassiti
odo la luminosa ape ronzare,
ti prego, Fratello mio,
vieni nel mio giardino!

ho preso il mio primo trenta quest’anno m’è costato un anno di servizio civile, e 180 km giorno, ma ne vado fiera!


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domenica 11 dicembre 2005 - ore 18:50


Lotta libera al city hall
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quanto sarebbe bello se al city hall ieri sera avessi potuto togliere quel parrucchino biondo platino a quella fighetta di legno...
Mio Dio che soddisfazione sarebbe stata!

OK...
Il city halla è proprio un buco, ieri sera, arriviamo per le 22.30 e naturalmente non c’era un fottuto posto libero...tranne...

Tranne quella simpatica e comodissima panca in legno posizionata sotto la scala che andava al piano superiore (pure quello strapieno).

La suddetta panca era gonfia di paltò, giubbotti, sciarpine, guantini da fighetta di legno e pure da tamarri.

Così dopo una breve consultazione del tipo "no va ti digheo... MA PERCHè SEMPRE MI?, come perchè... perchè sei sfacciata!" non posso dare torto alla mie compagne di sabato sera...


ILE "scusa, sono tuoi i giubbotti?"
TAMARRO"no, sono suoi.. suoi di lei "
ILE "ok... " anche se no ero certa della forma grammaticale di quella frase mi volto verso il sogno erotico di tutti i maschi padovani e italiani, la figa di legno.
ILE" scusa cara, ma i giubbotti devono proprio stare la? no perchè, io non ti vorrei disturbare ma sto posto è un buco...siamo già tutti in piedi, se potessi fare posto..ne saremmo alquanto felici!"
FIGAdiLEGNO"ehm, veramente devono arrivare altre nove persone e non so se i GIUBBOTTI starebbero comodi..."
ILE"ah ah ah! mi prendi per il culo? i giubbotti non possono stare comodi non hanno un anima!"
FIGAdiLEGNO"mi dispiace."

1_ ste cazzute nove persone non sono mai arrivate
2_ sti idioti impalati male, hanno passato tutta la sera in piedi a ballare sulle note di cover di Ligabue
3_spero che lo squarao le sia arrivato davvero sta mattina.


E dopo sono ste qua le troie che piangono per coda fratello orso, fanno le sensibili! Sveglia cazzo sveglia.
Con la sua minigonna da "reds" e i suoi stivali in se ne stava la mentre parlavo a guardarmi con la faccia di chi"ma come osa rivolgermi la parola sta pezzente con le clark bisunte?"

Le femmini sono stupide, ma veramente.
Non fanno altro che dire cazzate, e parlare di pompini da fare, e scopate, arrivano i ritardo, ti dicono "vengo a ple tre " e alle tre e dieci sono ancora a casa a farsi la piastra.
E poi si stupiscono di quanto le trattino male i maschi della loro specie? eh????
Allora le cose sono 4:
1_ non metterti la matita nera contorno labbra che fai un effetto Viados
2_ non sempre dire "avrei voglia di scoparmi_ _ _ _" in luogo pubblico è carino.
3_ non lagnarti perchè i maschi ti trattano da battona perchè lo sei, anche s enon la fai!
4_ non parlare di pitone ad un maschio.

Dio mio, mi consola il fatto che sabato ho bevuto un "muccio" de spritz, così ero talmente asuefatta dall’alcool che le stronzate che si diceva le sentivo solo come eco.

Io le odio le femmine, le odio tutte.


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giovedì 8 dicembre 2005 - ore 16:59


L’inferno Birmano...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri sera sono tornata a casa verso mezzanotte.
Dopo dialoghi sordi su temi di un patetico andante, il fumo scandiva il passo alla noia.
Ispirare tabacco e socchiudere le labbra per sputare fumo leggero.
Così, una volta parcheggiato il motorino, portata fuori Rebel, mi siedo ed accendo la tv.
Su rai tre un programma che ho sempre stimato molto, non solo per chi lo conduce, ma anche chi riesce a vederlo tutto dato che inizia a mezzanotte e termina all’una e trenta, il programma è “C’era una volta” .
Inizia una prima immagine, un uomo legato spinto da altri uomini col fucile, viene riempito di pugni, lasciato li per terra agonizzante.
Questa signori è la Birmania.

La Birmania, vive di un paesaggio naturale bellissimo, è sviluppata sulle montagne ed i suoi boschi sono pregiati poiché li crescono gli alberi del te, legno pregiato qui in occidente.
La Birmania ha numerose risorse, ha petrolio, gas naturali.
La Birmania è abitata prevalentemente da contadini, si aggregano in villaggi fatti di capanne di legno. Gente umile.

Ora immaginate un paesaggio lunare, dove la terra respira ancora fumo, dall’ultimo incendio appiccato dall’esercito.
Immaginate uomini usati per sminare i campi, riuscite a sentirle le urla ed il tonfo degli arti sulle sterpaglie attorno?
Riuscite ad immaginare che nel 2005 un popolo intero, quello Birmano, sia reso schiavo, lavorando gratis, gratis per multinazionali quali TOTAL, oppure per il governo?
Riuscite a pensare alla tortura agli uomini che non riescono più a muovere un dito perché stremati dalle percosse?

E donne, donne e bambini in marcia, tutto ciò che resta dalle violenze di uno stato che non è il loro.
E fagotti con dentro spezie e bambini, vestiti, fazzoletti, e lacrime che non mancheranno mai.

E stupri, e sguardi languidi. E terrore e vergogna d’essere donna.

E chi si riesce a salvare andrà a cercare rifugio nei campi profughi Tailandesi, costruiti lungo il confine.
Da qui la gente non può muoversi poiché uscire vorrebbe dire essere arrestati e riportati in Birmania.
Una prigione, un ghetto dove i bambini non fanno la lista delle cose che vorrebbero per natale, perché non hanno carta e penna.
Non ruttano di gioia, perché il cibo che gli danno non glielo permette.
Non piangono perché piangerebbero anche le loro madri.
Se ne stanno li assieme agli altri contadini, ad oziare in quella prigione, a farsi morire di fame.

Chi cerca di tentar fortuna andando in Tailandia verrà impiegato in lavori usuali: operaio o cameriere.
Una cameriera Birmana al mese ha 30 dollari, una Tailandese 80.
Gli operai Birmani lavorano dalle 6 della mattina alle 2 di notte. Vivono e lavorano in fabbrica, non usciranno di li se non previo licenziamento da parte del padrone.
Dormono ammassati in brande sovrapposte una sopra l’altra.
Svengono dal caldo, e s’addormentano sulle macchine sfregiandosi.

Non esiste legge per il Birmano perché è in terra straniera e la Tailandia può far di lui ciò che più desidera, altrimenti che se ne tornasse da dove è venuto.
Vengono pagati poco poiché i Birmani sono un popolo di contadini, non hanno molta istruzione, i Tailandesi li assumono per pietà, non si dovrebbero neppure lamentare.

Ora pensate che in mezzo a tutto ciò si è creato un esercito partigiano, un esercito con le infradito ed i fucili, un esercito di orfani, di uomini defraudati di tutto, ex contadini a cui lo stato a sottratto la terra, la famiglia. Ed è lotta ed è paura.
E’ nato anche un sindacato segreto in Tailandia.


All’una ho portato Rebel in camera, come al solito vicino al letto, mi sono messa il pigiama e ho provato a chiudere gli occhi.
Continuavo a pensare che è una fottutissima coincidenza.
E che sono consapevole di essere nata nella parte giusta del mondo, il che è solo fortuna, puro caso.
C’è un sacco di roba da fare a questo mondo, un sacco.

Ringrazio vivamente la Rai che non si adegua al conformismo di questa società, anche se certi servizi non andrebbero a mezzanotte, spero non abbiano fatto riflettere solo me.
Anche se non so quanti ventenni se ne siano rimasti impallati davanti a quelle immagini ieri sera.






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mercoledì 7 dicembre 2005 - ore 18:51


So stanca!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Due giorni di vita e due giorni di fila di esami!
o ma chi cazzo sono?
Lunedì naltro..e quello speriamo di passarlo perchè di portare sei libri in una botta (di culo ) proprio non mi va.
Sono felice, perchè sto cercando di riappropiarmi dell’amicizia con Vale, spero che ritorneremo a chiamrci " Sista"... un giorno magari!
Poi che dire, ho visto che Baricco ha pubblicato un libro nuovo, perchè non me l’ha detto?
come si permette?

Oggi ho visto due con lo zainone da gitano, sono scoppiata a ridere a pensare a me con i miei 17 kg sulle spalle, vaffanculo!!!

Ho conosciuto una tipa all’univ, molto interessante il suo intercalare è "ma dio bo!" il che suscita in me perlessità, dio bo, è bo, o e bon?
No perchè se è bo mi farebbe alquanto schifo, se è bon che vorresti dire datti da fare con la lettura...
Comunque meglio starle alla larga, figure di merda assicurate!!!

Va bhe, ho litigato appena adesso con mia madre che non capisce niente di studio. Ho litigato perchè lei continua a dire che si deve rivedere la scuola nel senso di ritorno al passato.
Ma chi glielo spiega a mia madre che la società è cambiata e che occorre bombardare il sistema?

TERURIST!

Oggi in treno ho incontrato una persona ignorante: "Attentato ai manifestanti del TAV...(legge) VARA TI, NO I SA PROPRIO CHE CASSO FARE QUEI LA’"

Ora, io posso vergognarmi per il mio stato?
o meglio posso vergognarmi di chi mi dovrebbe difendere?
Spero resistano il più possibile, perchè solo a vederli ci insegnano quanto può essere forte un popolo che si pensa sia fatto di individui isolati.
Non è così, non è tutto pessimismo e fastidio cazzo.
Io dico che ce la devono fare. E quell’ignorante spero si legga questo post.
Stupido di un padovano... di merda!




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martedì 6 dicembre 2005 - ore 10:19


A modo mio.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Facciamo così.
Non c’è nulla su cui discutere, si fa così e basta.
Senza "ma si potrebbe" o "era meglio".
Si fa così e basta, si vive.
tutto qua, si vive e basta.
Senza poesia.
Senza frasi bucate su qualche pagina a quadretti.
No, la tua frase la cercherai nella giornata.


Senza poesia,
senza "a capo" tutto deve stare in una riga per una volta.
E non voglio vedere cazzate nel foglio.
Non voglio asterischi per spiegare meglio ciò che volevi dire, no, avrai un’unica possibilità, poi stappo la pagina.
A modo mio.

E non inventarti di usare penne "freek" con colori improbabili, no, un blu "oceanomare" è quello che posso lasciarti.

<< ... Solo quattro vacche morte, non ancora putride sulla strada.
Da sfondo la vecchia fonderia con i suoi muri da abbattere, col sudore che esala dalla terra.
Quattro vacche morte, con gli occhi aperti. Gli occhi di una vacca, con tutta la loro animalesca malinconia, stuprati nella morte dal volo di qualche mosca.
Nel tuo mondo onirico ti salva solo quella corda di canapa, trattiene l’unico futuro negli occhi della vitella bianca...>>



A modo mio, sogno.




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domenica 27 novembre 2005 - ore 19:03


oddio!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")



" La sua lettera è talmente bella, che ne farò oggetto dell’ultima lezione del corso. Tuttavia, stando a
quanto ho letto, mi pare che lei non sia davvero "dispersa", ma anzi molto vivace.

LB "

Soddisfazione allo stato primordiale!
Ho mandato alla docente di storia della scuola, un’ e-mail di protesta per il mancato rinnovamento della scuola superiore professionale, dall’ottocento ad oggi è rimasta la stessa, con annessi complimenti perchè con le sue lezioni riesce a farmi riconsiderare il mio presente.
Un presente che un tempo credevo voluto e dovuto, in maniera rassegnata, ora credo che s’avrebbe potuto urlare e non bestemmiare sottovoce vedendo sprecata tanta intelligenza (l’intelligenza di tutti noi plebei da istituto professionale intendo...)

Sono molto soddisfatta, parecchio, molto più di un voto questo...
Ho imparato che studiare non è solo sapere ma è critica consapevole su esperienze vissute o no, e chesempre e comunque tenderà al positivo.


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