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martedì 10 giugno 2003 - ore 11:45


Foglie stacanoviste…
(categoria: " Pensieri ")


Dico io..avete mai provato a guardare un albero?uhm…
Bhe mi è capitato ieri sera… ok…di stronzate ne dico a bizzeffe ma non mi importa molto, dopo essermi presa della”bambinetta immatura” posso scrivere, qui, quello che mi pare.
Perché sembra che una persona vivi solo se emette suoni...invece, alla faccia dei maestri di vita, una persona esiste perché grazie a Dio ogni tanto pensa… Così scrivo parole mute che nessuno possa sentire… NON MI AVRANNO MAI! Che sa tanto da film d’azione!!! Ah ah. va bhe..(era solo un paralisi facciale…come direbbe uno strunz!)
Dicevo, le foglie sono l’elemento più triste che conosca…dopo il cartone della Disney “Dumbo” naturellemente..converrete..Dumbo è un apoteosi di tristezza…(mon dieu!)
Comunque…guardando un albero pensi subito alla speranza, alla vita in generale, a quanto fortunati si è addirittura di poterlo vedere e qui partono pensieri un po’ più esistenziali, ma cucinando una bistecca non avevo l’atmosfera adatta per continuare...soprattutto dopo aver litigato con la mutter…
Le foglie sono degli operai frustrati, la loro catena di montaggio si chiama “fotosintesi clorofilliana” non hanno un nome, ma un numero, dei prototipi uguali, in fila, distanziati apparentemente da centimetri studiati. La foglia…l’unica scossa di vita le è data dal vento..azz dico io…il vento, altra entità magnifica..ma vale la pena essere foglia per un soffio di vento?
Ora che ci ripenso… la foglia si sente viva solo con questo, niente sfruttamento, forse il vento è l’unico che le ama tutte.
L’unico che le regala una morte leggera, facendole cadere nella stagione, assieme alla primavera, più colorata di tutte. Operaie stacanoviste alle dipendenze di un capo: il tronco e di parecchi “vice” i rami… la loro vita stagionale sprecata dietro ad una naturale catena di montaggio..per poi finire come?
Come l’uomo.
Le foglie son come noi…ecco perché mi sembran così tristi, la realtà fa terribilmente male, poi quando la si vede con i propri occhi…
Una vita sprecata a lavorare senza poter guardarsi attorno e morire strappati da qual posto odiato e amato quasi morbosamente, visto come unica via per esistere. Oppure abbracciati da un soffio di vento, così, senza dir nulla a nessuno e senza alcun addio o frase a metà, lasciamo tutto in un letto.
Ma...vale la pena essere foglia per un unico soffio di vento… se è così…bhe, questo è amore puro!






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lunedì 9 giugno 2003 - ore 14:27


Fabrizio De André (1975) titolo: CANZONE PER L'ESTATE
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Con tua moglie che lavava i piatti in cucina e non capiva
con tua figlia che provava il suo vestito nuovo e sorrideva
con la radio che ronzava
per il mondo cose strane
e il respiro del tuo cane che dormiva.
Coi tuoi santi sempre pronti a benedire i tuoi sforzi per il pane
con il tuo bambino biondo a cui hai donato una pistola per Natale
che sembra vera,
con il letto in cui tua moglie
non ti ha mai saputo dare
e gli occhiali che tra un po' dovrai cambiare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Con le tue finestre aperte sulla strada e gli occhi chiusi sulla gente
con la tua tranquillità, lucidità, soddisfazione permanente
la tua coda di ricambio
le tue nuvole in affitto
le tue rondini di guardia sopra il tetto.
Con il tuo francescanesimo a puntate e la tua dolce consistenza
col tuo ossigeno purgato e le tue onde regolate in una stanza
col permesso di trasmettere
e il divieto di parlare
e ogni giorno un altro giorno da contare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Con i tuoi entusiasmi lenti precisati da ricordi stagionali
e una bella addormentata che si sveglia a tutto quel che le regali
con il tuo collezionismo
di parole complicate
a tua ultima canzone per l'estate.
Con le tue mani di carta per avvolgere altre mani normali
con l'idiota in giardino ad isolare le tue rose migliori
col tuo freddo di montagna
e il divieto di sudare
e più niente per poterti vergognare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare



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domenica 8 giugno 2003 - ore 21:31


traduzione dal testo degli ska-p "Violencia Machista"
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Violenza Maschilista

Tutta la vita sopportando un inferno coniugale
la sua bocca sa di gin e il suo corpo puzza
continui a trascorrere i giorni evadendo dalla realtà
la paura brilla nei tuoi occhi, oggi ti ha nuovamente picchiata

Non merita la pena, donna, la tua passività
Non merita la pena, donna, devi agire
Non merita la pena, donna, la tua passività
Non merita la pena, donna, armati
VIOLENZA MASCHILISTA VIOLENZA FASCISTA...

Come ogni giorno una nuova vessazione
Come ogni notte, una nuova violenza
parole minacciose che si possono consumare
la paura ti ammutolisce, non puoi più sopportarlo

No, non una di più, non farti umiliare
abbandonalo, che imputridisca in solitudine.
Vieni, vai via da lì, datti un'opportunità
rompi una volta le catene, torna alla libertà
VIOLENZA MASCHILISTA, VIOLENZA FASCISTA...

Sei andata a denunciarlo e qui non è successo niente
nessuno muove un dito in questa fottuta società
piangendo ti chiedi fino a quando durerà
conosci quel maiale e sai che presto si vendicherà

No, non una di più, non farti umiliare
abbandonalo, che imputridisca in solitudine.
Vieni, vai via da lì, datti un'opportunità
rompi una volta le catene, torna alla libertà
VIOLENZA MASCHILISTA, VIOLENZA FASCISTA...

Il giorno dopo l'audience salì in tutti i reality shows
vittima di una terribile aggressione la sua lunga agonia terminò
Fino a quando la legge non vorrà ascoltarti e continuerà a dormire quel giudice
Fino a quando il mondo non vorrà cambiare, difenditi da sola donna.
DIFENDITI, DIFENDITI...
Se ti trovi nella stessa situazione DIFENDITI
se non resta altra soluzione DIFENDITI
se qualcuno tenta d'importi DIFENDITI
Tira fuori i tuoi denti donna


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domenica 8 giugno 2003 - ore 18:57


Oceano Mare...
(categoria: " Riflessioni ")


Giornata spassosissima!
il Mare...azz... dico... lo guardi, e più pensi che è una forza della natura: allagamenti, annegamenti e quant'altro più ti rendi conto di quanto insignificante, ancor più, sei...Poi ti guardi attorno e ti vedi i bulletti da spiaggia, pettorali infuori, pacco da superdotato, pelo da tamarro, collanina col cristo, e riccioli tipo Jesus in versione molto più super star... E li, l'unica cosa che ti vien da pensare è :" mon dieu...non capiscono un cazzo.."
E' riduttivo definirlo distesa d'acqua...perchè il Mare è molto di più! è specchio di pensieri, paranoie e allegria, è un anima che riesce a far sentire piccoli chiunque...
Per questo al Mare andrebbe un premio speciale!m'ha fatto sentire piccola! mica è roba di tutti i giorni sentirsi impotente ed insignificate sapendo il perchè!
Nella vita ci si può sentire tali senza riuscire a focalizzare una causa precisa... Sforzi disumani, sedute psicoanalitiche, per poi capire cosa? che sei tu che fai tutto sta casino, credendo che il giudizio di tutti sia fondamentale...invece, NON DEVE contare proprio nulla...
Nel Mare..capisci subito che sei come il moscerino stronzo che uccidi ogni sera...sei un nulla pensante... ed è così bello non poter far niente per capovolgere la situation!annientarsi e continuare ad esistere con la ruota di successi ed insuccessi!
anima affascinante il Mare..davvero!
mercie!


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sabato 7 giugno 2003 - ore 15:25


CIRANO di Francesco Guccini
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Cirano Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto! Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perché con questa spada vi uccido quando voglio. Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati, buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria ma non avete scorza; godetevi il successo, godete finché dura ché il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l'ignoranza dei primi della classe. Io sono solo un povero cadetto di Guascogna però non la sopporto la gente che non sogna. Gli orpelli? L'arrivismo? All'amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco. Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti; venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false che avete spesso fatto del qualunquismo un arte; coraggio liberisti, buttate giù le carte tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto assurdo bel paese. Non me ne frega niente se anch'io sono sbagliato, coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco. Ma quando sono solo con questo naso al piede che almeno di mezz'ora da sempre mi precede si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore che a me è quasi proibito il sogno di un amore; non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute, per colpa o per destino le donne le ho perdute e quando sento il peso d'essere sempre solo mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo, ma dentro di me sento che il grande amore esiste, amo senza peccato, amo ma sono triste perché Rossana è bella, siamo così diversi; a parlarle non riesco, le parlerò coi versi. Venite gente vuota, facciamola finita: voi preti che vendete a tutti un'altra vita; se c'è come voi dite un Dio nell'infinito guardatevi nel cuore, l'avete già tradito e voi materialisti, col vostro chiodo fisso che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso, le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali; tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti. Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco


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sabato 7 giugno 2003 - ore 15:21


rinascerò pulviscolo d'acacia...stronzo ed impalpabile.
(categoria: " Pensieri ")


Bien...da un po di settimane sono giunta alla mia stupida conclusione...cara ile, rinasceremo "pulviscoli d'acacia"...già..perchè ci abbiam pensato tanto di quel tempo guardando alla finestra, dal pulman o in bici, tra un pagina e l'altra...
Al sudetto elemento appartengono due aggettivi: stronzo ed impalpabile...
perchè stronzo qualcuno, se c'ha le palle per leggere, si chiederà perchè una cosa senza anima dovrebbe essere stronza?Perchè, realisti da tsrapazzo, il pulviscolo ha una personalità ben precisa, curioso fuori misura, si ciba di pensieri umani.
Vive di sogni, pultroppo al giorno d'oggi, per i pulviscoli la vita è molto dura..converrete che un pasto a base di "che trucco mi metto?" oppure " che figa..." non è il massimo...una volta..c'erano dei grandissimi pulviscoli..ora sono troppo piccoli, si poggiano sulle teste della gente e nauseati se ne vanno... curiosi solo delle frivolezze, forse un po per masochismo...
Il pulviscolo è impalpabile, e leggero..perchè non vuole restare come gli umani intrappolato nella loro alcatraz, il pulviscolo è un sognatore diurno, e non è per niente facile sognare oggi.
La sua morte romantica gli è data dall'acqua..bhe ..come rifiutare la proposta di una fine del genere..senza letti-sudario..senza parenti attorno, senza scuse da ricordare...


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sabato 7 giugno 2003 - ore 15:07


quanto mi piace questo film...
(categoria: " Musica e Canzoni ")


«Credo nelle rovesciate di Bonimba e nei riff di Keith Richards. Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa, che vuole l'affitto ogni primo del mese. Credo che ognuno di noi si meriterebbe un padre e una madre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi. Credo che un' Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa. (...) Credo che c' ho un buco grosso dentro, ma anche che, il rock n' roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono. Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e da te stesso non ci scappi nemmeno se sei Eddie Merx. Credo che non sia giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri."

"..invece le canzoni non ti tradiscono..anche chi le fa può tradirti, ma le canzoni,le tue canzoni, quelle che per te hanno voluto dire qualcosa, le trovi sempre lì, quando tu vuoi trovarle, intatte; non importa se cambierà chi le ha cantate...Se volete sapere la mia, delle canzoni, delle vostre canzoni,vi potete fidare..."

Radio freccia



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venerdì 6 giugno 2003 - ore 15:36


E' rito...è dovere ricordare tutto quello che è dolore, perchè credo sia vero" una persona può definirsi morta solo quando si smette di piangerla"
(categoria: " Riflessioni ")


Queste lacrime stupide sono per la persona a cui meno mi sono avvicinata in tutta la mia vita e per la quale avrei pagato tutto l’oro del mondo per scambiarci quattro chiacchiere…
Magari mi avrebbe trafitta con “…brava..” un semplice brava, una semplice ricompensa come va data ai cani…oppure avrebbe annuito con la testa senza sbilanciarsi per non far capire una piccola ammirazione verso di me…magari non mi avrebbe nemmeno considerata poi molto, un saluto e un “fai la brava a scuola…non passare dal buco della serratura come fanno gli asini…”eppure vorrei saperlo anche se son certa che ci resterei male , vorrei saperlo cosa pensa di me quel vecchio con quella folta chioma bianca che sottolineava una mascolinità quasi stile Mussolini, invece era il più “rosso” di tutto il paese ma per lui non era importante farlo vedere ma sentirselo dentro senza saluti col pugno, senza baschi..senza eskimo ne kephia…
E di sdegno mi guarderebbe mentre entro dalla porta della cucina e mi direbbe “..non hai altri giubbotti da metterti?proprio quello di tuo padre?…povera Italia..non sanno nemmeno pulirsi la bocca e già parlano di politica…”
Ed io mi vergognerei a morte e avrei odiato quel pomeriggio per tutta la vita, non sarei mai più venuta li con quel giubbotto e incrociando il suo sguardo severo avrei annuito dicendo”..cosa vuoi nonno…gioventù bruciata!” e avrei fatto una risatina per sdrammatizzare quella condanna da perfetta immatura e figlia di papà.
Ma lui no mi ha mai visto così… si è fermato ai pantaloncini corti e alle prime forme da ragazza, si è fermato prima che cominciassi ad esser fiera di me, prima che prendessi in mano un libro di storia trovando la materia troppo importante, si è fermato prima della scoperta del Che, prima della mia kefia, prima del mio eskimo, prima dei pantaloni scuciti sull’orlo, si è fermato prima della mia protesta contro la guerra, del mio primo sciopero, prima del mio lavoretto da studentessa squattrinata, si è fermato prima di tutto..troppo prima…è sceso dal mio treno e non ho fatto in tempo a salutarlo, non sapeva nemmeno lui la fermata ma sapeva che doveva scendere da li a pochi mesi…io liquidandolo con silenzi pieni di bene, silenzi in cui le persone mi dicevano”…digli qualcosa…”ma come si poteva vecchio?come si poteva dirti cosa provavo senza rendermi ridicola..mi avresti risposto”..dai cosa vuoi sapere di quello che ho io…vai da tua nonna va la ilenia…vai che è meglio…”
non capivo…troppo era il male e non avrei mai capito…allontanata da quella stanza non ci avrei più messo piede nemmeno il giorno del funerale…nemmeno quel giorno ed ora che , vecchio orso, te ne sei andato ogni volta che entro in quella casa apro quella porta e con uno sguardo le parlo di quei silenzi e di quelle lacrime dietro la casa rivolta al campo, giovane e verde…
Ma com’è vero che da ogni fatto se ne ricava una lezione…com’è vero…ed ora ho l’esigenza di sfruttare tutto il tempo dei miei vecchi per non poter piangere come faccio per te e per non dire ”..non l’ ho mai conosciuto fino in fondo…”



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venerdì 6 giugno 2003 - ore 15:34


quasi nessuno la conosce...ma la trovo particolarmente adatta a questo straccio di diario..
(categoria: " Musica e Canzoni ")


IL RAGAZZO
Il ragazzo ha capelli rossi e occhi blu, pantaloni corti e uno strappo proprio lì
Amici nel quartiere non ne ha e quando va a giocare dove va
Il ragazzo sale molto spesso sopra un albero che sa
Sceglie un ramo e cerca il punto esatto dove muore la città
è quasi ora di cena quando viene giù, suo padre ormai non lo capisce più
E con gli occhi dentro il piatto lui mangia molto ma non parla mai
E ha una luce strana dentro agli occhi e qualcuno l'ha chiamata cattiveria ma poi
Chissà la gente che ne sa della sua luna in fondo al pozzo che ne sa dei suoi segreti e del suo mondo
Il ragazzo cresce sempre solo e non si sente solo mai
Ha una voglia strana in fondo al cuore che nemmeno lui sa se sia paura o libertà, se sia paura oppure libertà
Il ragazzo sale spesso sopra un albero che sa
Tutto solo sopra un ramo guarda il cielo e forse anche più in là
è quasi ora di cena quando viene giù, suo padre ormai non lo capisce più
E con gli occhi dentro il piatto lui mangia molto ma non parla mai
E ha una luce strana dentro agli occhi e qualcuno l'ha chiamata cattiveria ma poi
Chissà la gente che ne sa della sua luna in fondo al pozzo che ne sa dei suoi segreti e del suo mondo
Dei suoi pensieri sul cuscino che ne sa, della sua luna in fondo al pozzo che ne sa
Dei suoi segreti e del suo mondo...




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