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NICK: kherydan
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ORA VORREI TANTO...
Saper scrivere bene quello che mi frulla per la testa.


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
Un modo per liberarmi delle cose


OGGI IL MIO UMORE E'...
Sempre meno umano... Ma in fondo va bene così.


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




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MERAVIGLIE

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Puoi cambiare le idee degli uomini con i tuoi argomenti, ma non puoi cambiare il loro cuore ricorrendo agli stessi mezzi. I cuori sono cambiati dalle azioni. ”

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domenica 5 settembre 2004
ore 21:46
(categoria: "Riflessioni")


Hagakure (I,24)
Non condivido il parere di chi raccomanda un'austrità costante e rigida. Come dice il proverbio: "I pesci non vivono nell'acqua limpida"; sono le alghe che permettono loro di nascondersi per crescere fino alla maturità. Quando si sa sorvolare sui particolari e si è in grado di non presare ascolto alle piccole lamentele, si è capaci di vivere serenamente. Capire questo è essenziale per comprendere il carattere e il comportamento altrui.

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sabato 4 settembre 2004
ore 20:52
(categoria: "Riflessioni")


Hagakure (1,21)
Il linguaggio marziale usa i termini "samurai illuminato" e "samurai non illuminato". Un samurai che ha aspettato di trovarsi in situazioni difficili per imparare a uscirne non è illuminato. Un samurai che studia la situazione in anticipo e si prefigura ogni evenienza e le possibili soluzioni è saggio e, quando l'occasione si presenta, è capace di affrontarla nel modo migliore. In ogni caso, il samurai illuminato è quello che si prepara e che prevede tutti i dettagli dell'azione. Al contrari, il samurai non illuminato fa sorgere in chi lo vede la penosa impressione di anaspare in un groviglio caotico e il suo successo deriva solo dalla fortuna, perché non esamina tutte le eventualità prima di agire.

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venerdì 3 settembre 2004
ore 15:45
(categoria: "Musica e Canzoni")


This Land is Mine (Dido)
From behind these walls I hear your song
Oh, sweet words
The music that you play lights up my world
The sweetest that I’ve heard
Could it be that I’ve been touched and turned
Oh Lord, please finally…finally things are changing

[Chorus]
This land is mine but I’ll let you rule
I let you navigate and demand
Just as long as you know…this land is mine
So find your home and settle in
Ohhh, I’m ready to let you in
Just as long as we know…this land is mine

After all the battles and the wars
The scars and loss
I’m still the queen of my domain
and feeling stronger now
The walls are down a little more each day
Since you came, finally…finally things are changing

[Chorus]

Follow the days I’ve travelled alone
In this cold and colorless place till now
It’s what I had to pay

[Chorus]

This land is mine and I let you rule
I let you navigate on demand
Just as long as you know…this land is mine


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venerdì 3 settembre 2004
ore 09:26
(categoria: "Riflessioni")


Hagakure (I,14)
E' importante rimproverare e correggere chi commette errori. Questo atto è la manifestazione della compassione e il primo dovere del samurai.
Ma è necessario sforzarsi di farlo in modo corretto. In effetti è facile trovare qualità e imperfezioni nella condotta di un'altra persona così come criticarla. Molti s'immaginano che sia un atto di gentilezza dire agli altri ciò che essi non desiderano sentire e, se le critiche non sono ben accolte, li considerano irrecuperabili. Un simile modo di pensare è irragionevole e dà gli stessi risultati negativi che derivano dal mettere intenzionalmente qualcuno in imbarazzo o dall'insultarlo. Spesso è solo un cattivo modo di liberarsi la coscienza.
Prima di esprimere una critica si deve essere certi che la persona sia disposta ad accettarla, ed è necessario esserle diventati amici, aver condiviso i suoi interessi ed essersi comportati in un modo tale da ottenere la sua piena fiducia, così che presti fede alle nostre parole. Poi è necessario il tatto: bisogna scegliere il momento opportuno e il modo appropriato di formulare la critica, magari con una lettera o dopo un incontro particolarmente piacevole, parlando prima dei propri difetti per condurre poi l'interlocutore a comprendere, senza sprecare più parole di quante siano necessarie.
Occorre lodare i suoi meriti, sforzarsi di incoraggiarlo, fargli assumere l'umore giusto, renderlo desideroso di osservazioni come l'assetato lo è dell'acqua: a quel punto bisogna correggere i suoi errori.
La critica costruttiva è una questione delicata.
So per esperienza che le abitudini cattive e radicate sono difficili da estirpare. Mi sembra che la compassione autentica consista, per tutti i samurai al servizio di un daimio, nell'essere benevoli e amichevoli gli uni verso gli altri, nel correggere reciprocamente gli errori per servire meglio insieme il daimio. Mettendo in imbarazzo volontariamente qualcuno non si compie nulla di costruttivo. D'altronde, come potrebbe essere altrimenti?


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giovedì 2 settembre 2004
ore 09:22
(categoria: "Riflessioni")


Hagakure (1,9)
Servire il proprio daimio significa sostenerlo, lasciando stabilire a lui cosa sia bene e cosa sia male, e rinunciando all'interesse personale.
Se si guarda il mondo quando tutto scorre tranquillamente, si vedono parecchie persone che badano a mettersi in mostra, a rendersi utili con la loro saggezza, perspicacia e scaltrezza. Ma, non appena il daimio si ritira o si isola, subito molti gli voltano le spalle entrando nelle grazie di chi assume il potere. Ciò è spiacevole anche solo da pensare. Tutti gli uomini, di qualsiasi ceto siano, dotati di profonda saggezza e abilità, sentono di servire in modo virtuoso, ma quando giunge il momento di dare la vita per il daimio, si fanno prendere dalla paura. Questo è disonorevole. Alla morte di Mitsushige io ero l'unico servitore determinato, gli altri seguivano la mia scia. I notabili presuntuosi e arroganti gli voltarono le spalle non appena i suoi occhi si chiusero nel sonno eterno.
Si dice che la fedeltà sia importante nel patto tra i daimio e colui che lo serve e, sebbene essa possa sembrare irraggiungibile, sta proprio davanti ai nostri occhi. Se ci impegneremo una volta nel perseguirla, proprio in quell'istante diventeremo servitori perfetti.


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mercoledì 1 settembre 2004
ore 09:04
(categoria: "Riflessioni")


Hagakure (I,5)
Poiché la maggior parte delle volte agiamo affidandoci alla nostra limitata saggezza, diventiamo egoisti, voltiamo le spalle alla retta via, e le cose non vanno a buon fine. Agli occhi di un'altra persona tale comportamento appare meschino, debole, di scarso valore ed inefficace. Quando non si è in grado di discernere, è bene consultarsi con chi è dotato di buonsenso. Un consigliere, non essendo coinvolto personalmente, ci indirizzerà sulla Via, perché prenderà una decisione disinteressata ed equilibrata. Questo modo di agire sarà certamente percepito come molto solido, simile a un albero robusto con numerose radici. Invece, la saggezza di un solo uomo è come un arboscello che non ha attecchito al terreno.

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martedì 31 agosto 2004
ore 09:07
(categoria: "Riflessioni")


Hagakure (I,4)
Per natura alcuni sono capaci di agire con saggezza quando l'occasione lo richiede. Altri invece sono costretti a restare insonni per ore e ore, in preda all'angoscia, prima di scoprire la soluzione giusta al problema posto. Tuttavia, anche se queste diversità innate sono in una certa misura inevitabili, chiunque può sviluppare una saggezza sorprendente adottando i "quattro voti"".
Sembrerebbe che, a prescindere dalle qualità personali e dalla difficoltà del problema, tutti possano giungere alla soluzione grazie a una riflessione sufficentemente profonda e seria. Finché una persona basa il ragionamento sul proprio Ego è prudente e scaltra, ma non saggia.
Gli esseri umani sono stolti e trovano difficile rinunciare al proprio Ego. Malgrado tutto, un individuo messo di fronte a una situazione ardua ha buone possibilità di trovare una soluzione, se riesce a estraniarsi momentaneamente dal problema, a concentrarsi sui "quattro voti" e ad abbandonare il suo Ego.


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lunedì 30 agosto 2004
ore 09:51
(categoria: "Riflessioni")


Introduzione ad hagakure
Hagakure è una delle opere più significative tramandateci dalla tradizione giapponese. La sua importanza è dovuta al fatto che ci trasmette l'antica saggezza dei samurai sotto forma di brevi aforismi, dai quali emerge lo spirito del Bushido: la Via del samurai.
Scritto da Yamamoto Tsunetomo per preservare gli ideali dei samurai in un periodo dove questi rischiavano di essere persi, per oltre centocinquant'anni Hagakure fu il libro segreto dei samurai e fu considerato alla stregua di un testo sacro. Solo nel 1868 venne divulgato, e venne pubblicato la prima volta nel 1906 con il titolo che conosciamo, diventando il libro giapponese più celebre e controverso di ogni epoca. Conobbe infatti alterne vicende: già oggetto di grande rispetto e considerazione dai membri del feudo dei Saga, venne strumentalizzato, nella prima metà del Novecento, quando fu interpretato in modo parziale e fazioso per indurre il popolo alla cieca obbedienza verso l'imperatore.
Con l'inizio della Seconda gerra mondiale si assistette all'apice della sua mistificazione: la nota affermazione "la Via del samurai è la morte" fu portata alle estreme conseguenze e alimentò il fanatismo dei giovani arruolati nel corpo speciale dei kamikaze.
La parola Hagakure è composta da due ideogrammi che significano "foglia" e "nascondere", perciò il titolo potrebbe essere tradotto con l'espressione "nascosto dalle foglie". L'opera è composta da unidici volumi, introdotti da un brano intitolato "Conversazione leggera nell'oscurità della notte", divisi a loro volta in 1343 brevi passi. I primi due libri contengono precetti generali sulla Via del samurai; il terzo, il quarto ed il quinto narrano aneddoti della vita di Nabeshima Naoshige, fondatore del feudo dei Saga a cui apparteneva l'autore Yamamoto Tsunetomo. I volumi dal sesto al decimo raccolgono notizie di daimio o illustri personaggi di altri feudi, l'undicesimo libro riassume quanto trattato nei precedenti.
Letto ed interpretato in modo corretto, Hagakure rivela un pensiero complesso e positivo, che non ha nulla a che vedere con la totale sottomissione ai superiori o con l'esaltazione del suicidio. L'obbedienza è un valore ovunque celebrato nel libro, così come la fedeltà al proprio daimio, ma questi ideali non mancano del sostegno di una forte volontà e di una scelta ponderata e sempre rinnovata. Morire per tali valori è un principio basilare dell'etica dei samurai ma, contrariamente al'interpretazione comune, non si tratta della morte fisica, bensì di sopprimere il proprio Ego e la propria soggettività per raggiungere la perfezione nella fedeltà ai propri ideali. Anche il seppuku non è il suicidio della cultura occidentale, vale a dire quello introdotto dalla disperazione e dal rifiuto della realtà, bensì la manifestazione della lealtà verso il dovere e dell'esaltazione di ideali morali umani. Questo insegnamento riguardo alla morte è estremamente prezioso e attuale: attraverso la vittoria sulla paura di morire, ottenuta volgendo costantemente il pensiero alla fine ed essendo consapevoli dell'impermanenza dell'esistenza, l'uomo raggiunge la libertà e la pace interiore. Ciò non significa rassegnarsi e percepire la vita con pessimismo al contrario, vuol dire cogliere la gioia e la bellezza racchiuse in ogni singolo istante e vivere il momento presente in modo cosciente, nella sua unicità. Come dice il testo: "Di certo esiste solo il particolare scopo del momento presente. Tutta la vita è fatta di momenti che si susseguono. Una volta compresa questa regola fondamentale, il samurai non deve più manifestare impazienza né porsi altri scopi" (II,17), La Via del samurai non si radica nella violenza né nella ricerca del profitto personale, il suo fine non è quello di vincere gli altri ma se stessi. E' necessario essere oggi migliori di ieri e domani migliori di oggi, percorrere la Via per tutta la vita, poiché "l'addestramento non finisce mai" (I,45), e vivere la quotidianità con consapevolezza. Per questo Hagakure è un libro sempre vivo, ai tempi dei samurai come ai nostri.
In conclusione, Hagakure è un invito alla riflessione e uno stimolo per chi intende usare il Libro dei samurai come strumento per la ricerca interiore

Tratto dalla introduzione di
Maria Panatero e Tea Pecunia Bassani
del libro "Hagakure - il libro segreto dei samurai"
edizioni oscar mondadori


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domenica 29 agosto 2004
ore 15:12
(categoria: "Riflessioni")


Hagakure (I,2)
Ho scoperto che la Via del samurai è la morte. Quando sopraggiunge una crisi, davanti al dilemma fra vita e morte, è necessario scegliere subito la seconda. Non è difficile: basta semplicemente armarsi di coraggio ed agire. Alcuni dicono che morire senza aver portato a termne la propria missione equivale a morire invano. Questa è la logica dei mercanti gonfi d'orgoglio che tiranneggiano Osaka ed è solo un calcolo fallace, un'imitazione grottesca dell'etica del samurai.
E' quasi impossibile compiere una scelta ponderata in una situazione in cui le possibilità di vita e di morte si equivalgono. Noi tutti amiamo la vita ed è naturale che troviamo sempre delle buone ragioni per continuare a vivere. Colui che sceglie di farlo pur avendo fallito nel suo scopo, incorre nel disprezzo ed è al tempo stesso un vigliacco ed un perdente. Chi muore senza aver portato a termine la sua missione muore da fanatico, in modo vano, ma non disonorevole. Questa è infatti la Via del samurai.
L'essenza del Bushido è prepararsi alla morte, mattina e sera, in ogni momento della giornata.
Quando un samurai è sempre pronto a morire, padroneggia la Via.


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sabato 28 agosto 2004
ore 11:07
(categoria: "Riflessioni")


Hagakure (I,1)
Sebbene ci si aspetti che i samurai siano consapevoli del Bushido, sembra che molti siano negligenti. In effetti, se venisse chiesto loro: "Qual è il vero significato della Via del samurai?", pochi sarebbero capaci di rispondere con prontezza. Questo accade perché il Bushido non è stato ben fissato nella mente. Da ciò si può dedurre che manchi loro la consapevolaezza della Via.
La negligenza è una cosa grave.


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