Kiyoaki
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NICK: Kiyoaki
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CITTA': Metropolis
COSA COMBINO: passeggio nella mente
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MERAVIGLIE

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“Così intravidi un altro sole, diverso da quello che per lungo tempo mi aveva concesso i propri benefici, un sole saturo delle fiamme di un'oscura passione, un sole che non bruciava mai la pelle, che aveva un fulgore ancora più strano: il sole della morte. ”

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giovedì 7 ottobre 2004
ore 15:40
(categoria: "Vita Quotidiana")


Tristan und Isolde

Bisogno compulsivo, non decifrabile, ritmato da doppi rintocchi e segnato da una lama brunita. I movimenti repentini e sotterranei giungono nei pressi della gola, del tentativo pulsante di abbandonare la gabbia azzurra. Ogni ripetibile chance. Mai, proprio per questo, verrà ripetuta. Poi subentra la quiete, placida, buia, irreale attesa del vuoto. In un anfratto, adorato nell'ombra, attende il prossimo sacrificio, la prossima lacrima di luce verso il fondo dell'abisso. Un numero progressivo in continua evoluzione, la rapida forma nel segreto di un apparecchio meccanico. Installazione futura, un occhio artificiale scruta attraverso la pioggia densa e impietosa, scorge e trasmette l'ultimo bivio, tra enigma e passione. Un immoto e lancinante riflesso porpora.



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martedì 5 ottobre 2004
ore 14:28
(categoria: "Vita Quotidiana")


Intermezzo


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lunedì 4 ottobre 2004
ore 17:20
(categoria: "Vita Quotidiana")


Conclusione parziale

ll dolore al naso era arrivato quasi istantaneo, cieco e sottotono, a parte i due aculei dispersi lungo le pareti del cranio dopo aver perforato gli occhi. Seduto a gambe larghe, incapace di sollevare le braccia, muoveva le labbra attraverso il calore umidiccio e dolciastro che scendeva invitante in gola. Penetrare l'oscurità sembrava impossibile, ma spingendo le palpebre verso le sopracciglia riusciva a cogliere ogni dettaglio della superficie, nera, declinante a volte sul grigio, altre sul blu, e lastricata di punti in perenne movimento, di spirali irregolari e fatue.
L'artista del popolo lo aveva abbandonato ancora una volta, ma forse era proprio quella la sua parte nella rappresentazione, e il rimpianto del pomeriggio assolato non lo smosse dalla posizione sconsolata e impotente. Fu la schiena a cedere, un gancio invisibile piantato nelle vertebre lo tirò verso il suolo sabbioso, gli occhi sbarrati verso le stelle e la luna che non c'erano. Le lettere formate dai granelli mossi dal vento formavano poco alla volta quelle parole che non aveva avuto la forza, o la saggezza di pronunciare quando era il momento. Ma anche quelle parole, ripetendosi, stinsero nella perdita di ogni senso, attenuando l'angoscia fino a un quasi piacevole deliquio. Dopo tre giorni senza luce, senz'altro calore che il ritmico e distorto fluire dei pensieri altrui morì in mezzo al deserto.
Da alcuni anni non c'erano più avvoltoi, ma gli insetti, numerosi e discreti, si affrettarono a fare educato scempio del cadavere.



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venerdì 1 ottobre 2004
ore 17:28
(categoria: "Vita Quotidiana")


Angelus

L'osservazione si faceva intensa, pregna di significati e significanti. Anche il pavimento a piccoli quadri si rendeva, educato e sinuoso, complice della trasposizione. I milioni di occhi, occhi limpidi e penetranti, stolidi e sorpresi, indifferenti, colpevoli e malevoli, avevano lasciato traccia. In profondità, come una corrente sotterranea, nera per l'oscurità e il perdurante silenzio. Fuori la luce. La luce e i riflessi che ritornavano, scesi lungo l'intero continente. Impervi i percorsi, ipnotici come serpi verso la preda, o accecanti come la lama del boia. Cristalli, aghi in risalita verticale, dal suolo rivisto e ripercorso. Affondato, ero uno di loro, adesso. Finalmente. Il fondo irraggiungibile e la scala ancora aperta, ancora, come era possibile, non ero mai stato lì, se non poche centinaia di volte. Senza essere mai finito così lontano, come insinuavano invece i lancinanti ricordi, gocciolavano dalle dita verso i muri e le crepe nella pietra.
Al termine, ancora, come alla vigilia, la presenza. Delicata, rassicurante, intima. Un brulicare di insetti indica la fine di un viaggio, e la concentricità di ogni momento, la spirale immediata verso la sublimazione. La consapevolezza di vivere, di ritorno, sepolto dalla stanchezza, un momento di grazia, l'ideale preludio alla morte.



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mercoledì 29 settembre 2004
ore 11:42
(categoria: "Vita Quotidiana")


Ammissione inconsistente

Ammetto di avere degli attimi di cedimento, a volte. Un delicato sodale, discreto come un'ombra. L'immagine è quella di un pugile che poggia il ginocchio a terra, il sinistro. Brandelli di memoria si staccano e cadono, come pezzi d'intonaco. Lasciando, questo sì, intravedere, meglio, intuire la superficie buia del cranio. Servirebbe un lucernario, come al Pantheon. Un occhio di Shiva artificiale, come sosteneva Alan Watts, con parole di diffusa bellezza.



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martedì 28 settembre 2004
ore 10:26
(categoria: "Vita Quotidiana")


Dragon-fly

Elogio del puro contemplare.
La perfetta armonia di forme dell'insetto cela la misteriosa geometria di Dio.



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mercoledì 22 settembre 2004
ore 17:06
(categoria: "Vita Quotidiana")


L'importanza dell'attenzione

E' fondamentale stare sempre all'erta. Per trafiggere il senso di ogni coincidenza, per carpire il messaggio celato in un oggetto rinvenuto per caso, per riconoscere un volto noto in un'ombra fuggevole, o per leggere la mappa di un destino prossimo nelle elitre rilucenti di uno scarabeo. Prestare continuamente ed in ogni contesto, l'attenzione più assoluta, per cogliere almeno una parte degli infiniti segnali che ci giungono dalla destinazione ultima.




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martedì 21 settembre 2004
ore 15:09
(categoria: "Vita Quotidiana")


Il corpo, un'interpretazione

Il corpo è una prigione. Non solo nel caso delle sfortunate persone che affrontano, spesso con coraggio sovrumano, malattie che disgregano la loro carne, i meccanismi muscolari, la fragile solidità delle ossa. Il corpo è comunque un limite, un agglomerato di ingranaggi miracolosi e splendidi, che ci lega a cinque sensi, a una serie di inspiegabili reazioni chimiche, a una debolezza infinita e struggente...
Come sfuggirvi? Una battaglia...affilare la spada, il corpo è la spada. Autodisciplina, un metodo antichissimo e nobile di allentare la prigionia stringendo le mura e rinforzando le sbarre della prigione.
Mens sana in corpore sano. Fuori dal concetto *morale* di "sanità".
Dissociarsi dai falsi balsami del corpo, i piaceri elementari.
Violenza. Applicazione di una forza intramuscolo, fuoco della propria volontà, volontà innaturale e per questo incrollabile. Togliere al corpo ogni parvenza di soddisfazione edonistica e trasformarlo in un'automatismo autocosciente. Consapevole della propria caducità e del proprio potere di autoannullamento, del proprio affondare nella forza che lo spinge alla distruzione. Il piacere, se immediato, è un inganno e un limite diabolico, un ormeggio ad un porto di acque basse e putride.
Il corpo è uno strumento dello spirito, una costrizione istruttiva verso il settore successivo dell'esperienza esistenziale. Verso la perdita dei legami carnali e oggettivi, verso la morte e il suo superamento.



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lunedì 20 settembre 2004
ore 18:38
(categoria: "Vita Quotidiana")


Religione

Ultimamente molte cose sono mutate, evolute, scomparse, risorte, sbocciate. Alcune *illuminazioni*, percorsi intelligibili fatti visibili e robusti, come le radici di un albero che sbucano dal terreno in prossimità del tronco. La consapevolezza lascia, tra un bacio e un altro, ferite che faticano a rimarginarsi. Il viaggio appare in fronte al sole come il percorso privilegiato verso una dissoluzione divenuta miraggio di immortalità.
Molto di quello che vivo si è, come edera, avvinghiato al paradosso. Mai come ora sono certo, incrollabilmente, dell'esistenza di Dio, della Sua potenza e della Sua splendida Arte creatrice e ordinatrice. La Sua inebriante intelligenza nel lasciarci scegliere e gestire il creato, la Sua assoluta superiorità. E mai come ora ho realizzato pienamente l'assoluta perversione di ogni dogma. E al tempo stesso il suo incoercibile fascino, per noi che viviamo la dimensione dell'asfalto e della plastica.
Ogni religione partecipa della verità infinita, e ogni religione la offende e la svilisce con il cancro della brama di potere.
Sincretismo, religiosità assoluta in continua evoluzione, che attraversa gli eoni del tempo come una lama, e lo dilata, lo deforma, ne fa un insignificante dettaglio, un devastante attimo di conoscenza.



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giovedì 16 settembre 2004
ore 17:06
(categoria: "Vita Quotidiana")


Soldati

Una sera sul filo del disastro, ma non me ne rendevo conto e ora sembra tutto così lontano...Rincorsi dai lampioni alonati e privi di sguardo, gli ultimi pipistrelli scandivano un tempo nuovo. Avvolgente, l'ossessione del fiume rianimava un'angoscia creduta morta e l'acqua priva di riflesso era il ricordo di come sia l'eternità. Lungo la strada, rinnovata e interminabile, aghi di pino sparsi a terra. Appartenevano a loro le mille voci che rivelavano verità taglienti sepolte da millenni. Il cielo tutto rifletteva il fiume, l'asfalto percorso dal suo vuoto come una serpe sulla sabbia, il colore dei soldati. Schierati in ordine marziale prima della battaglia decisiva, nutriti come Anteo dalla terra ocra e pronti a dare l'assalto alla Macchina. Racchiusi nell'incantesimo di una sera sul filo del disastro, in una pupilla dilatata, in un'ampolla di vetro.



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