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Lercio, 28 anni
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LEGGO IN MANIERA COMPULSIVA!
LIBRI CHE HO LETTO NEGLI ULTIMI TRE MESI:























HO VISTO


EL HOMBRE PERSEGUIDO POR UN OVNI, Juan Carlos Olaria (1976)

El Hombre Perseguido Por Un Ovni è un raro caso di genere fantastico nella cinematografia Spagnola. Girato con un budget ristretto da Juan Carlos Olaria, considerato attualmente in patria una sorta di Ed Wood nazionale proprio grazie a questo film, lascia trasparire l’enorme sforzo del regista per ovviare ai problemi produttivi. E’ chiaro, vedendo il film, che i fondi hanno costituito un limite invalicabile alla riuscita ottimale dell’opera. Le riprese furono travagliate, durarono dal 1972 al 1975, ma ancora più problematica fu la distribuzione, dato che il film vide la luce (o il buio dato che uscì nelle sale) soltanto nel 1977. Il soggetto è molto semplice e il titolo, che tradotto significa “L’uomo inseguito da un Ovni”, è sufficiente nel riassumere il tutto alla perfezione. Con qualche nudo più che altro suggerito abbiamo anche qualche accenno exploitation che insieme alle tematiche tenta di stupire senza esserne del tutto all’altezza. l’operazione, dal lato fantascientifico, è riconducibile ai B-Movie Americani tipici degli anni ì50, celebri per il loro sottotesto critico sulla guerra fredda. In questo caso non abbiamo nessun sottotesto o metafora da cogliere, spesso e volentieri non si può fare a meno di notare come il minutaggio sia tirato per le lunghe in alcuni punti che risultano statici e noiosi. A conferma di quest’ultima tesi, dopo un‘ora circa entrano in scena, e non in maniera secondaria, sequenze di repertorio di telegiornali e documentari che riguardano missioni spaziali o documentari sullo spazio. Immagini di repertorio vi sono anche durante i bizzarri titoli di apertura, i quali elencano i principali avvistamenti UFO del periodo, con i titoli che appaiono in caratteri stile psichedelico. Il protagonista, uno scrittore in crisi, è interpretato da Richard Kolin, già visto nel cast di film di genere Italiani quali Anche Gli Angeli Mangiano Fagioli e Gatti Rossi In Un Labirinto Di Vetro. Alberto Oliver, questo il nome dello scrittore, braccato saprà difendersi con i suddetti e prenderà a pugni gli alieni, i quali non sono altro che comparse con una maschera di stagnola in faccia e una tuta attillata color nero-grigio. Riuscirà anche a decapitare uno di loro con una roncola mettendo in mostra il sangue giallo di questo. Un collega dell’alieno decapitato non si farà intimorire dalla decapitazione e appiccicherà la testa mozzata sul proprio collo avendo così due teste al posto di una. Come avrete intuito il budget ristretto e gli anni che pesano sul film lo rendono ricco di comicità involontaria. La risata scappa in più punti per l’ingenuità di alcune soluzioni visive e escamotage per ovviare ad effetti speciali di difficile realizzazione. Il disco volante stesso, in pieno stile B-Movie oltreoceano, è di un argento vivo ed è graziosissimo quando insegue il nostro scrittore che fugge a piedi ricordando alla lontana la sequenza culto di Intrigo Internazionale. Film di difficile reperibilità fino a fine 2007, anno in cui per il trentesimo anniversario è uscita l’edizione DVD dell’opera restituendo visibilità a un anomalo caso cinematografico della Spagna anni ‘70.




LOS CRONOCRIMENES, Nacho Vigalondo (2007)

Vincitore dell’edizione 2007 del Science Plus Fiction Festival di Trieste, festival dedicato al cinema di Fantascienza, questa opera prima di un regista Spagnolo, Nacho Vigalondo, dimostra come con un piccolo budget a disposizione si riescano a confezionare opere di grande pregio e di ottima fattura. Come il titolo, che tradotto significa proprio quello che sembra: “i crono crimini”, anche il film particolare. Il tempo citsto nella prima parte del titolo è il fattore principale del film, il viaggiare in esso, con i suoi imprevisti e i suoi contrattempi è ciò che tratta il film, i crimini a cui si riferisce la seconda parte del film indica la disperazione e lo sforzo estremo da parte del protagonista per far ritornare tutto come prima di un accidentale viaggio nel tempo. In realtà l’accidentalità o meno sfuge come ogni certezza in questo lungometraggio, Uno dei pregi è proprio intavolare riflessioni profonde e machiavelliche riguardo all’ intreccio. Si firma una sorta di gioco di proiezioni, le quali ci vengono introdotte dai protagonisti stessi del film, ma venirne a capo non è semplice e l’errore o l’illusione si annidano dietro ogni angolo. Il tutto inizia quando Héctor seduto nel giardino di casa vede con il suo binocolo una fanciulla molt carina in mezzo al bosco, segue i movimenti di lei in maniera quasi Hitchcockiana, la vede ad un tratto nuda e decide di andare a vedere che succede, subito viene aggredito da un uomo mascherato che lo pugnala ad un braccio con una forbice. Fuggendo dall’aggressore finirà in un laboratorio in cui un giovane scienziato lo rinchiude in uan macchina del tempo e lo fa viaggiare. Uscito da essa non vien riconosciuto dallo stesso che lo ha messo nella macchina. In seguio col binocolo vedrà casa sua, sua moglie e se stesso. E’ una riflessione di se stesso dopo aver viaggiato nel tempo? Il fulcro del film è questo e non è affatto a semplice venire a capo con quello che accadrà in seguito. Héctor dovrà lottare per far prevalere il proprio io contro i suoi riflessi e lo spettatore dovrà lottare per seguire questa lotta. Avvincente nella narrazione e interpretato magistralmente da Karra Elejalde, il quale ruba letteralmente lo schermo in un gioco di ruoli riflessi resi al meglio con lievi ma estremamente funzionali sfumature caratteriali. Gli io del protagonista sono riflessi, l’animo speculare sebbene simile non è identico e l’attore riesce ad esprimerlo in maniera efficacissima.


NUOVO PUNK STORY, John Waters (1977)

Uno degli inizi più dissacranti della storia del cinema! Una signora dell’alta borghesia Americana è soffre di attacchi d’ansia e andiamo a conoscerla proprio mentre sta per avere un esaurimento nervoso. Rimprovera i suoi figli e il marito per nessun motivo e delirando riguardo alla morale e il bene comune, tutto ciò sotto gli occhi divertiti della sua domestica, una immensa donna di colore stile big mama . La ricca signora litiga col marito e lo ferisce rompendogli una bottiglia in testa, la cicciona nera colta in fragrante pochi attimi prima dal marito mentre rubava nella casa, approfitta della situazione uccide l’uomo poggiandogli il suo immenso culo sul volto. Morto soffocato ecco che le due donne si trovano con un cadavere in casa, decidono quindi per la fuga. Fuggendo tra i boschi sono alla ricerca di Mortville, rifugio di chi vuole scampare alla galera. Un poliziotto le intercetta ma in cambio che le due sopportino le sue depravazioni sessuali non le arresta, ma indica loro la direzione per giungere a destinazione. Questo è l’inizio di uno dei film più divertenti del regista undergroud più cult degli Stati Uniti, Mr John Waters, autentico istrione e critico feroce dei difetti del primo mondo: il primo mondo stesso. Mortville non è altro che l’altra faccia della società, non a caso i suoi abitanti sono rifiuti sociali che si nutrono di immondizia e creano loro stessi le proprie leggi. Una regina perversa e crudele, oltre che obesa, regna su Mortville, ma come in ogni società vi sono i ribelli. Il quadretto che mette in mostra il regista è una tavolozza apparentemente confusa di volgarità e costumi ridicoli, un dadaismo del grottesco caratterizzato da una popolazione prevalentemente femminile e lesbo. Con un narrare che ha del fiabesco il film spiazza e stupisce ad ogni ripresa grazie a seni, rapporti saffici e molta carne nuda in bella mostra. Indimenticabile la sequenza lesbo tra la cicciona di colore e la sua ex padrona, un ammasso di carne flaccida e nuda che si strofina sulla bianca signora per bene che urla inorridita. La microsocietà di Mortville vive al limite degli stenti e la ricca signora non riesce ad abituarsi alla bizzarria di quei luoghi non rendendosi conto che ormai ha perso tutto, ma non si rende nemmeno conto che la sua nevrosi sta migliorando vivendo nella più completa e istintiva libertà. Peccato che la grassa e sgraziata regina di le ricorderà i suoi vecchi gioghi sociali e la rimetteranno all’interno delle logiche del potere sociale. Unico film doppiato in Italiano di John Waters e suo sesto lungometraggio, se includiamo anche il mondo movie Mondo Trasho, è un’opera indimenticabile e ancor oggi stupefacente in quanto a volgarità e a situazioni al limite, basti pensare che i titoli di apertura affiancano la presentazione di un piatto con un coperta super lussuoso, peccato che la pietanza sia un topo morto. Desperate Living è il titolo originale, trasformato per il mercato Italiano in Nuovo Punk Story probabilmente per l’esplosione del fenomeno Punk in quegli anni (siamo nel ’77), e accompagnato assieme al motto “Mai penato di mangiare un topo?”


MY SWEET KILLER, Justin Dossetti (1999)

Il tutto si regge sulla più che buona prova di Kirk Harris che interpreta il disturbato Charlie Cavenaugh, nella sua caduta attraverso la spirale della follia. Charlie è un ragazzo che è finito in prigione per omicidio e in seguito è stato ricoverato in una clinica psichiatrica. Ci affacciamo sulla sua storia quando viene rilasciato dalla struttura sulla parola e lavora in una piccola fabbrica come operaio. Nel suo nuovo appartamento durante il sonno vede una bella ragazza che gli parla e lo tratta con dolcezza. La fanciulla è la ex inquilina che si è uccisa tempo addietro tagliandosi le vene nella vasca da bagno. Il dubbio che possa essere un fantasma e quindi che il film viri sull’horror non si pone mai ed è una scelta azzeccata, dato che la follia ha fin dall’inizio la sua escalation. Spaventato ma nello stesso tempo incuriosito si innamora della sua visione femminile e cerca di dormire il più possibile per riuscire ad entrare in contatto con lei attraverso il sogno. Seguito da uno psichiatra Charlie dimostra un peggioramento e le cose andranno veramente male quando pur di dormire ricadrà di sua volontà nella dipendenza da barbiturici e droga dal quale lo avevano tolto. Iniziando a drogarsi la sua sociopatia aumenterà e inutili saranno gli sforzi di un suo collega di lavoro, che tenterà di renderselo amico, tentando di abbattere il muro che il protagonista crea tra se stesso, il suo mondo onirico e la realtà. Schizofrenico e sociopatico uccise il padre dopo che lo vide ammazzare sua madre e sua sorella a coltellate, trauma che lo deviò ancor più.
Harris, man mano che il suo personaggio affonda nella follia muta lo sguardo da quello di una persona sofferente a quello torvo di uno psicopatico pronto ad uccidere, mantenendo però nelle movenze e nei gesti la sofferenza insita nella vita del protagonista, il quale si rende conto di essere malato e vuole solo fuggire nel sogno per stare bene.





LE DEPORTATE DELLA SEZIONE SPECIALE DELLE SS, Rino Di Silvestro (1976)

Dal titolo sembrerebbe un nazi-porno duro e crudo, in realtà siamo più vicini alle corde del WIP (Woman In Prison), non vi sono quasi torture, stupri, e del lager si vedono solo gli interni, i quali sono ricreati in maniera del tutto simile ad un carcere più che ad un campo di concentramento. Ecco quindi il ritorno dietro le sbarre del regista Rino Di Silvestro, armato di cinepresa come già tre anni prima, nel 1973, per il suo film d’esordio Diario Segreto Di Un Carcere Femminile. Girato con perizia si eleva ad un rango superiore rispetto ai suoi colleghi. Vi è un’attenzione particolare alla fotografia, in alcuni casi molto curata come nell’iniziale viaggio in treno delle protagoniste e l’arrivo alla stazione, il tutto girato in notturna e con un’atmosfera simil gotica negli esterni, circondati da nebbie e fumi che evocano mistero. Toni lividi e oscuri caratterizzano la fotografia anche all’interno del campo, in cui poche luci illuminano i volti statuari dei tedeschi e le insistenti nudità delle deportate. Il cast femminile annovera bellezze non da poco, tutte, come gli attori, volti noti del cinema bis Italiano, in particolare il folle capo del campo, interpretato suggestivamente dal noto John Steiner, Inglese dal volto asciutto e spigoloso, assiduo frequentatore del cinema di genere Italiano per ruoli che spaziano dal Western al Poliziesco all’Italiana. La storia ha un qualcosa di più sebbene rientri nei canoni classici del genere dato che fin dai primi momenti le fanciulle tentano di organizzare la fuga approfittando che una di esse in passato era un’acrobata. Vediamo quindi di nuovo prevalere le caratteristiche del sottogenere WIP, con sevizie sessuali da parte dei secondini, tutte donne, quindi sfociando classicamente nel lesbo e non tradendo il marchio di fabbrica. Nella versione uncut (non il dvd edizione Giapponese perché ha la censura col tondino fuori fuoco proprio là) si vedono alcune detenute a cui vengono rasati peli pubici e la telecamera segue l’operazione con dovizia di particolari stimolando la libido per non dire la smania di qualche eventuale spettatore sadico. Più vicino al nazi-porno è invece la deportata Tania Nobel, figura di donna a cui hanno ucciso il fidanzato perché sovversivo, la quale conquista il cuore del comandante, il quale tenta di corteggiarla in tutti i modi ottenendo però solamente il suo disprezzo. Tania, interpretata da Lina Polito, simboleggia la resistenza all’interno del film dando il tipico connotato della resistenza tipico dei film di questo genere.
Un film ibrido dunque questo Le Deportate Della Sezione Speciale Delle SS, sebbene facente parte di un filone per lo più alimentare, è girato con cura e le caratterizzazioni dei personaggi inducono a pensare ad un lavoro di scrittura non troppo frettoloso. Il finale lirico inoltre da un quel qualcosa in più.




TOKYO GORE POLICE, Yoshihiro Ishikawa (2008)

Tôkyô zankoku keisatsu, nel suo titolo originale, è un film Giapponese di Yoshihiro Nishimura, regista classe 1967 che si occupa principalmente di effetti speciali. Non a caso questo Tokyo Gore Police di effetti speciali ne annovera tantissimi, essendo un ultrasplatter. Simile ad opere straight to video conterranee quali Machine Girl o Meatball Machine ne è una spanna al di sopra grazie all’utilizzo di un budget più consistente e quindi una cura maggiore nel reparto FX, ma soprattutto ad una fantasia ed un estro impressionanti da parte del regista e degli sceneggiatori. Lo splatter è estremo, teste, arti, organi genitali volano mozzati in ogni direzione conditi da spruzzi di sangue ad alta pressione tipici della cinematografia del Sol Levante. La storia non è certo elaborata e vede un’ avvenente e timida quanto letale fanciulla, come membro di una polizia che ha subito delle modifiche. La privatizzazione ha infatti investito il corpo rendendolo economicamente autonomo ma non solo, la violenza è spropositata e le punizioni sono letali per ogni tipo di infrazione. Con la scusa di rendere le pene esemplari gli agenti massacrano piccoli o grandi criminali in maniera plateala per il piacere della telecamera e di chi ama il gore più estremo. Le idee assurde entrano in campo durante tutta la durata del film: memorabile il congegno Wii con cui una famiglia vittima delle malefatte di un criminale, può vendicarsi imbracciando delle spade e facendo a pezzi il criminale direttamente dal salotto di casa loro, godendo delle urla di dolore dell’inquisito. Questo è solo un assaggio della follia visiva a cui andiamo incontro e tutte le gesta della polizia sono commentate in tempo reale da una presentatrice con parrucca bionda anni ’50 che presenta divertita l’escalation di violenza di cui si rende protagonista l’organo incaricato di proteggere e servire il cittadino. Unico problema al crescente ed incontrastato potere e dominio della privatizzata polizia sono gli Engineers (letteralmente ingegneri, sembra quasi una presa in giro mirata), una sorta di criminali che inseriscono nei loro corpi una strana chiave organica che li rende spietati mutanti. Nel senso che una volta feriti o mutilati il loro corpo si rigenera sostituendo alla carne danneggiata una letale e fantasiosa arma biomeccanica. Non si può non notare la vicinanza in questo dettaglio al sopracitato Meatball Machine. La giovane protagonista Ruka, interpretata da Eihi Shiina, indimenticabile protagonista di Audition di Takashi Miike, inizia a rendersi conto del troppo e indiscriminato potere dei suoi colleghi proprio mentre diviene oggetto di continui attacchi da parte di un Engineer che sembra essere una sorta di leader di questa temutissima progenie. La Tokyo futuristica in cui è ambientato il film è stretta in una morsa di capitalismo estremo in cui la tv bombarda le persone con spot allucinanti come la pubblicità progresso contro l’harakiri (forma di suicidio della tradizione giapponese) con dovizia di particolari della pratica stessa. Mostri mutanti assurdi e abomini organici si succedono nella visione con organi sessuali maschili trasformati in cannoni letali, gambe femminili trasformate in fauci di coccodrillo e ciliegina sulla torta, l’animale domestico del capo della polizia: una donna priva di braccia e gambe che cammina sui moncherini rivestiti in latex nero, con il volto coperto da una maschera aderente sempre in latex che culmina in un tubo che le entra in bocca. Insomma una summa di fetish e bondage nello stile del fumetto Psychopathia Sexualis di Miguel Angel Martin. Sceneggiatura debole, ma l’ estremamente fantasia e il weirdo che si respira dall’inizio alla fine rendono il film sorprendente per inventiva, se poi amate lo splatter Tokyo Gore Police diventa del tutto imperdibile.
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TARKAN VIKING KANI, Mehmet Aslan (1971)

La Turchia annovera una quantità di film non indifferente, spesso lontani dai nostri gusti risultando il più delle volte risibili ad un pubblico di vedute ristrette. Certo che quando in film come quello in questione, oltre al fascino “esotico”, i produttori mettono troppa carne al fuoco non tenendo conto del budget ridotto, si scade inesorabilmente nel ridicolo involontario. Questo Tarkan Viking Kani ha un’ottima sceneggiatura e la storia intrattiene dal’inizio alla fine. Il protagonista è Tarkan, lo ritroveremo in due seguiti (Tarkan: Altin madalyon del 1972 e Tarkan güçlü kahraman del 1973) girati sempre dallo stesso regista, Mehmet Aslan, nelle vesti di un turco nerboruto e abile con la spada in compagnia di due lupi che lo seguono ovunque. L’incipit di questo film si situa durante l’invasione Vichinga dei confini Turchi, questi Barbari venuti dal nord sono spietati e mettono a ferro e fuoco tutto quello che trovano. Un bel giorno rapiscono la figlia di Attila e fanno l’errore di ammazzare uno dei lupi di Tarkan suscitando la sua ira e la sete di vendetta. Il titolo del film tradotto significa infatti “Tarkan e il sangue dei Vichinghi”. Sangue chiama sangue e in pieno stile occhio per occhio la caccia inizia tra belle fanciulle, duelli all’ultimo sangue e scene cruente che sfociano nel gore. I problemi di questo lungometraggio, come accennavo prima, riguardano la mancanza di un budget sufficiente, ma non solo. Le recitazioni sono terribili e spesso risultano ridicole. Il maestro d’armi non ha di certo fatto un buon lavoro dato che scudi, spade e frecce sono di cartone colorato di argento o legno. Il rumore di lance e frecce scagliate è riprodotto con il sibilo umano (o per lo meno sembra così) e davvero non si riescono a trattenere le risate. Le battaglie per qualche ignota e orrida ragione sono velocizzate alla moviola creando un effetto comico tipo film anni 30’, per non parlare del protagonista che salta mura alte otto metri con un singolo balzo in maniera totalmente innaturale. I due lupi del nostro eroe quando abbaiano sono doppiati, se già la cosa suscita il riso, riderete di gusto al rendervi conto che sono doppiati fuori sincro in una maniera scandalosa. In Tarkan Viking Kani c’è anche spazio per un tocco horror, infatti i cattivi di turno danno i loro nemici in pasto a un piovrone gigante che spunta lentamente dagli abissi. Quest’ultimo è un telo di gomma cucito a forma di piovra con degli occhioni disegnati alla meglio. Non un effetto speciale totalmente da buttare c’è da dire, ma quando si muove casca il palco. Qualche seno nudo qua e la lo si vede e i massacri oltre a mostrare carne di immacolate fanciulle sono di una violenza inaudita, infilzano bambini, ammazzano donne mentre le stuprano, il tutto con le loro spadine di cartone. Il film non esula da battute che dimostrano un certo orgoglio di patria, memorabile la sequenza in cui Tarkan si prepara ad una traversata via mare con una barchetta da gita al lago e dei tizi gli dicono “ Ci avevano detto che i Turchi erano coraggiosi, ma non che fossero matti!”. Il film è cosparso di esclamazioni a sfondo umoristico che risultano agghiaccianti ma seguire il nostro eroe è tutto sommato divertente non solo per i momenti risibili, d’altra parte a livello di sceneggiatura non ha nulla a che invidiare a film come Conan Il Barbaro con l’attuale presidente della California.
I PRIMI DIECI MINUTI DEL FILM, SU YOUTUBE LO TROVATE TUTTO IN PARTI DA 10 MINUTI


SEUL CONTRE TOUS, Gaspar Noe’ (1998)

1980. Parigi. C’è la crisi, le persone vengono licenziate. La vita del macellaio, interpretato da uno splendido Philippe Nahon, attore Francese con la A maiuscola, percorre un sentiero di tristezza e di fallimenti ritrovandosi disoccupato, senza amici e con una figlia abbandonata in un istituto. L’ambientazione di una Parigi all’alba degli anni ’80 è resa livida e inerte da una fotografia statica, da sfondi urbani fisicamente attraversati da quest’uomo in pena di cui mai veniamo a sapere il nome, se non il lavoro che sa fare e che una volta esercitava nella sua piccola bottega di macellaio.
La violenza e la rabbia che crescono in lui vanno a cercare valvole di sfogo in ogni cosa gli capiti a tiro, l’odio che prova ci viene raccontato attraverso i suoi pensieri che circolano a flusso continuo nella sua mente umiliata da un fato che non vuole accettare. Programma la sua vendetta in modo confuso ed elabora le sue ragioni e il senso della vita, il non senso di questa esistenza che lui subisce e a cui vuole ribellarsi. Il mondo è cinico, tutto è venale e si basa su rapporti di convenienza. Non vi è amore, non vi è amicizia se non incanalati in maniera finalizzata alla continuazione del tram tram sociale. A suo modo è un sovversivo, sembra estremizzare riflessioni verso l’autodistruzione, la negazione di ogni speranza umana in maniera consapevole, sprezzante. Il macellaio mostra tutto se stesso a se stesso, ascoltiamo ogni sua riflessione in maniera quasi ossessiva e priva di censure. Quando entrerà in un cinema porno lui penserà alla miseria umana e l’inquadratura si soffermerà a lungo sullo schermo in cui viene proiettato un film a luci rosse. Le scene hard le vediamo in primo piano e la cosa spiazza, ma ci rendiamo conto che sebbene atipiche per un film non pornografico non hanno la forza sovversiva pari alle parole e riflessioni del protagonista. Il finale è allucinante e dolce nello stesso tempo e turberà la sensibilità di molti. Il regista Gaspar Noé, diventerà noto al pubblico Italiano quattro anni dopo per il suo Irréversible, interpretato dalla coppia (anche nella vita reale) Vincent Cassel e Monica Bellucci, in cui quest’ultima sarà vittima di uno stupro anale di svariati minuti suscitando le lamentele dello stesso marito e solleticando vari mezzi mediatici. Stupefacente questo Seul Contre Tous e di fattura elegante come è tipico del regista, che riesce ad essere disturbante insinuandosi con delicatezza a toccare la nostra presunta moralità turbando anche gli animi meno sensibili.
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P2 IL LIVELLO DEL TERRORE, Franck Khalfoun (2007)

Alexandre Aja e Grégory Levasseur scrivono la sceneggiatura di questo thriller-horror claustrofobico e lo affindano alla regia dell’inesperto Franck Khalfoun. Il duo alla sceneggiatura non è certo sconosciuto, il primo ha diretto Alta Tensione, film simbolo della nouvelle vague iperviolenta Francese degli ultimo anni e recentemente film quali il remake de Le Colline Hanno Gli Occhi o il bistrattato Mirrors, anch’esso un remake. Levasseur collabora da sempre con Aja alla scrittura dei suoi film. Il problema di P2 è che il regista non sfrutta appieno le potenzialità dello script. Affidare un trattamento che si svolge interamente nel parcheggio interrato di un grattacielo di New York a una persona inesperta si è rivelato un grande errore. La narrazione è troppo frammentaria a mette a repentaglio il senso di claustrofobia, come non sono indovinati gli attori, soprattutto lo psicopatico di turno che è interpretato da un per nulla convincete Wes Bentley. La vittima di turno, Rachel Nichols, invece per lo meno mette in mostra belle forme durante tutta la durata. In pieno stile Aja - Levasseur lo splatter, in quei rari momenti in cui è presente, ha una carica esplosiva molto forte e ci viene mostrato tutto nel dettaglio. Un’occasione sprecata per un film che poteva essere molto di più. La sequenza del pazzo che balla imitando Elvis Presley sulle note di un classico del Re è molto bella e stona con tutto il resto. Peccato, un film da una serata post-pizza e nulla più.



THE HATCHET, Adam Green, 2007

Se bazzicate un po’ la cultura popolare Statunitense saprete senz’altro cos’è il Mardi Gras, o meglio cos’è diventato attraverso gli anni. Ok, traducendolo si capisce subito che è il nostro Martedì Grasso ma molti, leggendo queste due parole, immagineranno un paio di tette mostrate da fanciulle urlanti, adornate da collane di variopinta bigiotteria e alcool a fiumi tra uomini e donne che festeggiano e delirano. Il Mardi Gras è la festa casinara per eccellenza e si svolge nell’estremo sud Degli Stati Uniti, dove leggenda, mito e il voodoo hanno un posto d’onore: New Orleans.
Ecco quindi che il regista Adam Green ci trasporta nella sua sceneggiatura che prende vita nel bel mezzo dei festeggiamenti poco lontano dal Mississippi. Ci infila tra un gruppo di studenti mezzi ubriachi e ci mostra frettolosamente come uno di loro non si diverta. Perché? Ma per la ragione più classica del mondo! Soffre di mal d’amore essendo stato recentemente lasciato dalla fidanzatina che ha preferito farsi, diciamo, coccolare da altri.
Il ragazzo triste vuole andare a vedere la famosa palude stregata, argomento di cui ha sentito parlare, e tra vari tira e molla un amico del gruppo lo assisterà in questa escursione macabra. La guida è un cinese con una camicia a fioroni che si inventa palle immense riguardo la palude. I due andranno in gita con due avvenenti fanciulle accompagnate da un regista (probabilmente di film porno), con una ragazza misteriosa e con una coppia di over cinquanta piccoli, tozzi e noiosissimi.
Dopo un viaggio in uno sgangherato ex scuolabus giallo, arrivati alla palude, si imbarcano in un battello e dopo poco, anzi, dopo aver sentito la leggenda di un essere deforme, “The Hatchet” appunto, che massacra chiunque si addentri nella sua dimora, restano bloccati. Non possono proseguire perché la barca è rotta e come se non bastasse sta affondando.
Indovinate un po’? Hatchet se ne esce dalla sua casa, si è proprio nella palude, e inizia a sterminare chiunque gli capiti a tiro. Splatter estremo in chiave umoristica che non può che ricordare il Peter Jackson dei tempi andati, di Brain Dead però, quello con gli effetti speciali degni di nota. La giostra del massacro ci culla e ci fa fare grosse risate accompagnato dall’umorismo cameratesco dei più giovani del gruppo. Spegnete il cervello, armatevi di birre e godetevi questa demente festa di sangue!




VERO COME LA FINZIONE, Marc Forster, 2006

Il personaggio di questa storia è un uomo metodico, un ragioniere che lavora per l’Ufficio Imposte di Stato. La sua esistenza è dettata dal suo orologio, col quale organizza ogni istante della sua giornata in maniera maniacale avendo sotto controllo ogni fase della sua non vita. La voce narrante introduce il personaggio nella sua eccentricità, ma un mercoledì Harold Crick, interpretato da un ottimo Will Ferrel, inizia anch’egli a sentire la voce narrante. Il film prende dopo pochi minuti un piglio meta cinematografico, ma va oltre e il nostro protagonista si vedrà protagonista di una storia scritta da un’altra persona, il suo personaggio ha scoperto di avere un autore. Un giorno sente i pensieri dell’autrice (la voce è quella di una donna) riguardo alla sua morte d inizia a preoccuparsi. Specularmente vediamo la vita della scrittrice, la quale ha un blocco e non riesce a finire il romanzo di cui Harold è protagonista. La nevrosi della donna sembra ripercuotersi sulle ansie di consapevolezza del protagonista, il quale si rivolge a un docente di letteratura per capire meglio la sua situazione. La vita, i dolori e anche l’amore del giovane protagonista sbocciano proprio quando si rende conto di avere una volontà derivata, di non essere padrone del proprio destino. L’autrice è vicina all’esaurimento nervoso e il suo editore le affianca un’ assistente che ha il compito di tenerla in riga affinché completi il manoscritto. I due personaggi, creatrice e creatura, diventano speculari e una delle chiavi di letture è senz’altro quella psicologica se ci si ferma al comportamentismo dei due e non si analizza il bizzarro fenomeno a cui assistiamo. Harold Crick e la sua storia ricordano molto Kafka per quanto riguarda la sua vita d’ufficio (Il Processo) e una mela verde che avrà un’ importante funzione nella storia (La Metamorfosi). Il film ah una gran carica emozionale, diverte, commuove, spaventa, la sospensione tra due realtà che non sono parallele, ma il prodotto una dell’altra, non può che spiazzare e trasferire le nostre emozioni e reazioni su un piano che ci è nuovo. Il personaggio governato dalla macchina da scrivere arriva a desiderare e vivere una sorta di libertà maggiore di quella della sua creatrice, la quale si sente imprigionata in se stessa.


DENTI, Mitchell Lichtenstein (2007)

Terrore ancestrale di ogni uomo e simbolo dell’anti-vita per eccellenza la vagina dentata ha origini mitologiche. In moltissime culture viene raffigurata con significati magici e di conseguenza riscontrabili nella psicologia sociale. Il vincere la vagina dentata, la sua minaccia, rappresenta lo sconfiggere il blocco dell’umanità, il diventare adulti. Madre di tutto se smettesse di svolgere la sua funzionalità principale, l’uomo cesserebbe di esistere. Il film è tutt’altro che demenziale sebbene la locandina faccia pensare in questo senso, al contrario la comicità diventa cinismo e l’umorismo si avvicina ad uno humour nero, plumbeo. La nostra protagonista Dawn (il nome rappresenta forse una nuovo destino per l’umanità?), interpretata molto bene in tutte le sfumature adolescenziali da Jess Weixler, oltre ad avere questo bizzarro inconveniente tra le cosce, fa parte di un associazione integralista cattolica che sponsorizza il conservare a tutti i costi la verginità fino al matrimonio. Queste associazioni andarono pure di moda verso la metà degli anni ’90 negli States. Interessante come in questo caso sia a capo di uno di questo gruppi una persona che conserva la verginità per dei motivi più pratici che filosofico-religiosi. Si sa la carne è debole e quando Dawn avrà il suo primo rapporto sessuale, in maniera forzata e tutt’altro che naturale, la sua vagina troncherà di netto “l’intruso”. Non è certo un film splatter e a parte qualche moncherino di pene maschile non si vede un granché (scordatevi fin dall’inizio di vedere la vagina dentata) . La presa di coscienza del suo difetto rapportato al sesso sarà travagliata e simbolicamente rappresenta il suo passaggio dall’età adolescenziale all’età adulta. Quando trancerà quattro dita a un ginecologo inizierà davvero a rendersi conto delle sue “potenzialità” . Denti è il primo film di Mitchell Lichtenstein, regista di prodotti per la tv che si accinge ad oltre cinquant’anni a girare un film bizzarro che da un lato diverte e da un lato prende alla sprovvista. Il regista caratterizza bene i suoi personaggi e il fatto che la struttura e le musiche facciano spesso pensare ad una favola che da lontano ricorda un certo stile alla Tim Burton, prende in contropiede nei momenti cardinali del film. Fabula anche per la critica molto velata che racchiude l’opera, sia all’integralismo cattolico che al voler fare sesso a tutti i costi, alla disgregazione famigliare, rappresentata dal fratello della protagonista, interpretato dall’androgino, ma qui nella parte di un bullo violento, John Hensley, star di Nip/Tuck.
Non si può non notare la centrale nucleare che si staglia due passi dal paese in cui la nostra protagonista vive, c’è quindi anche un’ avvisaglia tutt’altro che velata sull’inquinamento, rappresentata solo visivamente perché non vuole essere la sola. Il fascino del film è anche nel non rendere chiaro il motivo, ossia il seminare l’opera di molti indizi sulle cause del fenomeno facendoci continuamente porre l’interrogativo e rendendo la visione tutt’altro che rilassata. Denti è un film affascinante e fuorviante. Da vedere col cervello collegato.



THE BUSINESS, Nick Love, 2005

Dall’Inghilterra una storia di gangster ambientata negli anni ’80 sulla costa Spagnola dell’ Andalusia. In effetti già la location di suo sa di retrò e un accurata ricostruzione del periodo, compresi i pantaloni a vita alta e le infinite permanenti delle donne, ci catapultano nella metà del decennio più odiato-amato degli ultimi cinquant’anni. Il nostro protagonista lo troviamo nel sud di Londra ed è il giovane e debosciato Frankie, impersonato da Danny Dyer già interprete principale, sempre sotto la regia Nick Love, del precedente Football Factory. Frankie ha un padre mezzo delinquente e una madre che prende botte a seconda dell’umore del marito, un giorno tira fuori i suddetti e prende a sprangate il genitore violento. Cambiare aria per un po’ non è una brutta idea e una conoscenza gli propone di portare una misteriosa borsa in Andalusia in cambio di un compenso. Il ragazzo accetta. Arrivato in Spagna consegna al borsa ad un Inglese denominato “Il Playboy”, tal Charlie, fuggito da Londra dopo una rapina andata storta col suo socio Sammy Brooks e il resto della banda. Charlie fa la bella vita, sempre al sole, circondato da droga, belle donne e belle macchine. Prende subito in simpatia il giovane e timido Frankie e lo tiene sotto la sua ala protettiva facendolo entrare poco a poco nella sua gang. Un po’ come Tony Montana di Scarface, ma senza diventare il boss dei boss, il nostro giovane protagonista inizia a divertirsi vivendo nell’illegalità e ingranando sempre più col nuovo lavoro, scoprirà giorno per giorno i piaceri della malavita, con gli inganni e i dolori di essa. L’ascesa sarà repentina e il regista ci piazza di sottofondo hit dell’epoca nei momenti cool del film, sono avvisati quelli che odiano la musica anni ’80! In questo film, ma anche nel suo film precedente,, Nick Love sembra sentire vicina la provenienza dei suoi personaggi, vengono dai bassifondi e hanno inoculata una mentalità tipica dei futuri delinquenti, una sorta di arrivismo che è pronto a tutto, dove la gratificazione si contempla nell’avere tutti i vizi che si vogliano a disposizione nell’essere rispettati. Il protagonista di questo film appare timido, dice lui stesso che il mondo della criminalità non fa per lui, ma poi si troverà a proprio agio nel fare lo sbruffone coi soldi e il potere. Frankie uscirà dalla merda in cui viveva al sud di Londra per salire in Paradiso in Spagna e sprofondare nuovamente nella merda. Il finale è in pieno stile Nick Love. Vedere altre sue opere per credere! Un overdose di eighties style per un film avvincente e dalla narrazione anfetaminica, coinvolgente al punto da far dimenticare l’inizio quando si è solo a metà visione.


STO ASCOLTANDO




L’ispettore Carlaghan che legge i miei diritti

KILLING MI SOFTLI BIBISSO

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I miei avvocati, il Paggetto e Kabura, che discutono sulle ARINGHE!

"balla vecchia spugna balla!"

DEEJAY ESTATE 1990

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IL MIO IDOLO SOTTO FORMA DI PRESENTATORE TELEVISIVO
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LUI, COLUI CHE HA SEMPRE RAGIONE, COLUI CHE SA, COLUI CHE AGISCE, L’ARTISTA PER ECCELLENZA!:
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Un vecchio che entra in un bar: "Un cafè coreto graspa", "ansi no, fame na graspa coreta cafè"

Delli che mi parla

PONTE PONTE MOLINO che ha declassato bruscamente PONTE PONTE CORVO


TIZIANO FERRO in "Sere nere", un artista con la A maiuscola


ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...

Fare quello che avrei voglia di fare

Il caos, instabilità, irrequietezza, estro, tutto ai livello massimi che implicano equilibrio


Un coltello a scatto

Una gang

Un treo

Giocare coi cubi di legno

Compiere crudeltà




STO STUDIANDO...

film, corsi post laurea, emarginati sociali e cose carine così

--------------------------------
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-Musica
-Perversioni
-Trucchetti
-Ricette


OGGI IL MIO UMORE E'...

ALTALENANTE con picchi di
PERICOLOSITA’ SOCIALE



Una rissa non è una rissa se non c’è Dallas!











ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata




Cliccate


Cliccate sul piccolo Susho






GUARDA BENE FRATELLINO, GUARDA BENE

LECCA BENE FRATELLINO, LECCA BENE (artwork by Suzi9mm)


SIAMO DIVENTATI CINESI(da sinistra Jek-Dyb, non mi ricordo come si chiama, Lercio)
jpeg su memoria rigida, cm 180x290




----------------------------------------



"La mia città si rivela qui sulle strade. Nuda diventa viva. Le sue strade cantano melodie carezzevoli quanto il suono di un vetro rotto. Una musica interiore che riflette al tempo stesso tenerezza e terrore!"







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lunedì 17 gennaio 2005 - ore 08:00


ARSENIO CAPRA, alias LITTLE BASTARD in MONDO BASTARDO, ovvero la 2° PARTE della raccolta.
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Eccoci al secondo capitolo, sempre più cattivo il nostro eroe, o meglio antieroe, o meglio antitutto, dovrà confrontarsi con una banda di nazi skin, chi avrà la meglio? La domanda sembra superflua..

LITTLE BASTARD in "GEGEN NAZIS"

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LITTLE BASTARD in "GEGEN NAZIS II, THE ULTRAVIOLENCE"

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LITTLE BASTARD in "AL PARCHEGGIO"

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LITTLE BASTARD in "IL NIPOTE/INQUINAMENTO URBANO"

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domenica 16 gennaio 2005 - ore 14:46


LITTLE BASTARD 1° parte
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vi presento quattro tavole, le prime che creai all'età di 17-18 anni, frequentavo il Fermi. Le "Tavole" sono il retro delle fotocopie per le versioni di latino duranti i compiti in classe, oppure dei volantini.
I tratto non è dei migliori, questi fumetti non sono conservati nel migliore dei modi e in qualche caso ho dovuto restaurarli leggermente grazie agli avanzi, non di cibo, ma della tecnica.

PRESENTAZIONE DEL PERSONAGGIO:
Little Bastard vive a Crosta, grande metropoli, è un punk cattivissimo, alcolizzato e violento. Ha un figlio che si chiama Antonio, ha 7 anni, anche lui con la cresta. Antonio non vorrebbe bere ma il padre lo obbliga, spesso lo picchia, ma in fondo gli vuole bene.

P.S: vi linko le tavole così le vedete belle grandi e potete leggere in tranquillità, non fate caso agli errori di grammatica.

LITTLE BASTARD in "SKATEBOARDING"

LINK

LITTLE BASTARD in "ONDA VERDE"

LINK

LITTLE BASTARD in "SIENTOLOGI" (chiaramente non si scrive così)

LINK

LITTLE BASTARD in "IN GITA AL LAGO"

LINK



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sabato 15 gennaio 2005 - ore 17:01


LITTLE BASTARD
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Un nome, un mito.
Presto potrete leggerne e vederne le gesta.
E' rimasto sepolto per anni.
E' ora della riscossa.
Prossimamente su Tele Lercio.


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sabato 15 gennaio 2005 - ore 00:08


SALVATOR DALI' & NUDO INVOLONTARIO A PALAZZO GRASSI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi sono andato a vedere la benedetta mostra di Dalì a Venezia, vicino al ponte dell'Accademia, nel Palazzo Grassi che si trova in Veneto, a sua volta sito in Italia, la quale pare sia una repubblica più grande di San Marino.
Eravamo Io, Sir Matteo Pillitteri e Anna. Alla mostra abbiamo trovato il Ragazzo Della Via Pal e la Gloria. Entrati alla mostra di Dalì subito un particolare ci fu chiaro, vi erano molti ma molti quadri di Salvator Dalì, Catalano, originario di Figueras, artista geniale. L’assenza di Carlà e delle sue spiegazioni competenti all’inizio ci fece paura, ma poi i miei ricordi di alcune letture su Dalì, il fatto che avevo letto molto su alcune sue opere, la conoscenza dei suoi problemi edipici col padre, il conflitto interiore col fratello morto a 9 mesi ecc.., unito a quello che sapevano gli altri e origliando dalla guida a pagamento di altre persone, eravamo più che sazi per un consapevole sguardo alla sua opera. Ora, con la visita che effettuai anni or sono al museo di Dalì a Figueras, sito nella casa in cui crebbe l’artista, posso dire di aver visto tutto di questo Spagnolo, compreso il mediometraggio, peraltro proiettato di continuo in una sala alla mostra, intitolato “Un chien andalou”, girato a due mani da Dalì e dal grande Bunuel. Durante la visita è successa una cosa allucinante che vi presento qui di seguito:

ESIBIZIONISMO NUDO INVOLONTARIO
Io me medesimo, durante la visita passeggiavo per una delle sale guardando i quadri, ad un certo punto sento freddo al basso ventre, all’ uccello per intenderci, strano penso… Mi sarò pisciato forse addosso e la pipì si è raffreddata?? No! Mai avuti problemi di incontinenza! Mi appoggio la mano destra per verificare cosa stesse accadendo da quelle parti e con mio grande stupore mi trovo parte dell’uccello in mano! Non tramite boxer, ma direttamente, carne contro carne. La chiusura lampo dei pantaloni si era calata e avevo la patta aperta, questo a causa di un difetto di fabbrica dei pantaloni, oltretutto nuovi. I boxer che usavo oggi hanno tre bottoni, due dei quali gli avevo lasciati aperti dall’ultima pisciata (mai pisciare non concentrati), tutto ciò ha dato modo al signor abitante di sgusciar fuori a prendere un po’ di fresco, quando il fresco divenne freddo io mi resi conto di tutto. La situazione agghiacciante fu risolta dal sottoscritto rimettendo l’esule al suo posto e passando i dieci minuti successivi a controllare se qualcuno o qualcuna mi guardasse con uno strano sorrisino, a suggerirmi che qualcosa era stato notato… A quanto pare, grazie al maglione piuttosto lungo che indossavo e a parte della sciarpa che andava a coprire proprio quelle zone lì, nulla era stato notato.
In pratica io mi sono visto più di metà mostra non con la bottega aperta e il padrone dentro, come dice il detto, ma con l’uccello di fuori.


La celebre sequenza del taglio del bulbo oculare in "Un chien andalou" con un rasoio a serramanico


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venerdì 14 gennaio 2005 - ore 02:42


LO SLITTINO METROPOLITANO con: Lercio, Jek-dyb,Roby.....
(categoria: " Vita Quotidiana ")


SOGGETTO:
il sottoscritto (quello che scrive,Lercio per intenderci), Jek-Dyb, Roby e una sua amica di nome Eleonora

LOCAZIONE:
Piazza Dei Signori, più precisamente le scalinate della Gran Guardia

DATA: 5 anni fa circa

MISSIONE: bere, bere, bere.

ASSO NELLA MANICA: slittino metropolitano

SVOLGIMENTO:
Quella sera (notte) la luna ci guardava in un modo strano, sembrava che illuminasse solo noi col suo dolce pallore, eravamo figli della notte e quella era la nostra notte! Inventammo un nuovo sport estremo, lo slittino metropolitano. Eravamo seduti sui gradini, scalini, scalinata della G. Guardia, erano circa le tre e mezzo del mattino e stavamo conversando del più e del meno assaporando del vino e della birra, era un po' il bicchiere della staffa, anche se si parlava di bottiglioni e bottiglie...
Consapevoli dell'ora parlavamo ad alta voce e qualcuno di noi, non ricordo più chi, ma sicuramente un'animo collezionista (che vuol dire? Boh), teneva tra le mani un catafalco in ferro, giallo, per esporre i titoli principali dei quotidiani davanti le edicole, dove si comprano i giornali per leggere (Intini docet, per non dire rule!)). Nel catafalco c'era solo scritto "Il mattino di Padova", non che il modo fosse finito e le notizie con lui, era più o meno il periodo del mitico titolo "Uomo muore soffocato da un caco" (R.I.P).
Mi pare Jek ebbe l'idea, o meglio la visione! Quel catafalco in ferro lo immaginò, forse anche grazie alla scuola di design che frequentava in quel periodo, in una funzione per cui non era stato progettato, e qui ci colleghiamo al titolo del post. Avevamo uno slittino, bastava chiudere l'espositore, che era pieghevole a mo' di sdraio (si scriverà così?) e si otteneva uno slittino coi fiocchi, però mancava la neve. Niente paura, gli scalini della scalinata sono smussati dal tempo, liscissimi, e in un sorso di vino (battibaleno) ci accorgemmo che era come GHIACCIO!!
Ora immaginate di essere in piedi e avere la scalinata davanti a voi, noi slittavamo giù per i gradini del lato destro della scalinata. Avevamo trovato una cosa molto fica da fare quella sera, avevamo in progetto di stuprare a turno la Eleonora così per divertirci, ma il nuovo gioco era irresistibile. La discesa era molto veloce e finivamo quasi in mezzo alla strada, così da poter vedere parte di piazza Duomo e rischiare ogni volta di grattuggiarsi sui San Pietrini (Non sono santi io lo so). La cosa interessante è il rumore che faceva la "slitta", sembrava l'inizio di una nota poesia futurista: "RATATATATATATATATATAT", questo suono tipo mitraglia riecheggiava nella piazza in un modo pazzesco per la felicità di chi tentava di dormire. Scendemmo parecchie volte e facemmo pure la gara a chi arrivava più in fondo con la "slitta", ovviamente vinse Jek pesando più di tutti, e non contento volle scendere assieme alla Eleonora, lui dietro e lei davanti, durante la discesa Jek colse l'attimo per palparle le tette.
Ad un certo punto io, in preda a chissà quale delirio mistico, decisi di scendere la scalinata in piedi sullo slittino, a mo' di snowboard! Mi preparai per qualche minuto e cercai di concentrarmi il più possibile (la preparazione e la concentrazione consistevano in copiosi sorsi di vino e affini). Poi lo feci, piccolo di fronte alla mia immensa impresa, immerso in quella notte magica coem una stella nel firmamento del deserto, mi lasciai andare come Marinella che cade nel fiume: RATATATATATATATATATA, vissi tutta la discesa e quando mancavano due scalini, prima che la "slitta" fosse in orizzontale, in quella frazione di secondo io già stavo per esultare, peccato che lo slittino mi sfuggì, o meglio decise di non seguire il mio tragitto, scivolò verso sinistra e mi sgusciò da sotto i piedi. Rovinai a terra colpendo il duro suolo con l'anca. Un dolore pazzesco, poi mi alzai gobbo e col respiro frantumato, ci misi qualche buona decina di secondi a constatare di essere tutto intero.
Andammo avanti parecchio con quell'espositore , fino quasi a romperlo a furia di vibrazioni e violente tensioni dovute al peso e ad un uso un po' originale. Un uomo di circa quarant'anni ci venne incontro un po' adirato verso le quattro del mattino, l'eco dell'ultima discesa (RATATATATATATATA) era ancora nell'aria e ci pregò gentilmente di smettere di fare quel rumore infernale. Noi, mogi mogi, rassegnati e consapevoli come un condannato a morte che sente le parole "dead man walking", gli dicemmo una cosa del tipo: "va bene non lo facciamo più". Avevamo fatto talmente tanto rumore che era già tanto se non eravamo tutti in questura a prenderci botte, e di cazzate ben peggiori ne abbiamo fatte......
Caduta e vicissitudini a parte quella sera inventammo uno sport:

LO SLITTINO METROPOLITANO

Prossimamente saranno organizzati corsi di questa disciplina molto COOL

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giovedì 13 gennaio 2005 - ore 12:55


CONVERSAZIONE tra A e B
(categoria: " Vita Quotidiana ")


A "Ciao!"
B "Ciao"
A "Cosa studi?"
B "Lettere"
A "Ahn, ho capito"
A "E prima che scuola facevi?"
B "Il Curiel, scientifico"
A "Ahn io no"
B "......facevi un' altra scuola....che scuola?"
A "Alle medie dove andavi"?
B "Io andavo alla Mameli"
A "Scuola impegnativa mi hanno detto"
A "E le elementari dove le facevi"
B "ma vuoi sapere tutta la mia carriera scolastica?"
A "No è che capisco le persone dalle scuole che hanno fatto"
B "Si chiamavano San Ignazio le elementari che facevo, ma non so se sia giusto il nome"
A "Be dovresti ricordartelo, alla fine è un pezzo di vita, sono cinque anni di formazione piuttosto fondamentali"
B "Senza offesa: va in figa de to mare"

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mercoledì 12 gennaio 2005 - ore 19:19


VICISSITUDINI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Una volta ho convinto un tipo che la cotoletta alla Milanese era un piatto tipico Bergamasco.

Per contraffare (si scriverà così?) l'abbonamento del treno è sufficiente aggiungere una S alla fine del nome e del cognome e si diventa Spagnoli.

Una volta un vecchio ha detto che era andato col motorino contro il Paraguay

Per consumare meno benzina basta andare in quinta a 30 chilometri orari

Per presentare ad una cena del pane vecchio e fare bella figura basta dire che è stagionato

Per presentare del vino vecchio ad una cena e fare bella figura è sufficiente dire che è aceto

Per presentare del latte scaduto a colazione e fare bella figura è sufficiente dire che è ricotta stagionata

Per pulirsi i denti al ristorante con eleganza, basta scartare per metà lo stuzzicadente, se gli stuzzicadenti non sono singolarmente confezionati è meglio astenersi dall'operazione

I personaggi che appaiono nel seguente film, morti o vivi che siano, sono puramente inventati, se per caso assomigliano a qualcuno che conoscete provate a chiamarlo per telefono, se è in casa non può essere lui, se non è in casa chiamate il numero 34963677779

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mercoledì 12 gennaio 2005 - ore 00:09


STORIE DI ORDINARIA AMMINISTRAZIONE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dalle elementari, ma anche dall'asilo per i più precoci, tra i quali con scarsa umiltà mi annovero, si comincia a fare dell'umorismo acido con i nomi. Simone sapone, Nicola cocacola, Lara bara, Carlà cuea ecc...., i bambini come si sa sono molto cattivi e pochi riescono a trasportare intatta la loro cattiveria fino all'età adulta. Oggi ero con amici al Caffè Des Artes (se dio vuole si scrive così), eravamo il sottoscritto, il Ragazzo Della Via Pal,Andrea Teschietti (il fratello di Checcot), la Vale, Culo, e poi nessuno più. Si discorreva sull'essere bambini, sui problemi degli adolescenti e sulla legge sul fumo nei locali pubblici.
Un'ora prima, circa, ero in aula studio (luogo di silenzio), seduto vicino a Sir Matteo Pillitteri, davanti a noi era seduta una ragazza alla quale è suonato il cellulare d'improvviso, lei lo ha aperto (startack, ma si scriverà così?) e ha iniziato a parlare con il lei o lui che si trovava all'altro capo della conversazione. Io sono scoppiato a riderle in faccia seguito da Sir Matteo, avevamo quasi le lacrime. La fanciulla chiude il telefono e ci guarda male, al che io la guardo negli occhi e ridendo le spiego che ridevamo per il cellulare che aveva suonato, tralasciando il fatto che è assurdo mettersi a parlare per telefono in un aula studio senza preoccuparsi di andare un attimo fuori dai coglioni. Lei mi guarda e con una faccia incazzosa mi dice "Hai qualche problema", al che io rido ancora più forte in faccia sua e poi ritorno con gli occhi sul libro un po' sorpreso. Il nervoso mi è venuto in seguito, non mi aspettavo quella frase, se me la fossi aspettata l'avrei presa ad insulti o avrei iniziato a diventare davvero fastidioso nei suoi confronti, tipo una quindicina di fendenti con un buon coltello....
Morale: girare sempre armati.

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martedì 11 gennaio 2005 - ore 13:19


ER PAPA
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Il papa a 15 anni


L'ha postato CrxPirate sul blog di Punkettina, io lo riposto qui perchè mi fa morire dal ridere, qualcuno in particolare ne sarà entusiasta (odio questa parola, dovrebbe scriversi entusiasto rivolta a un uomo..)

LINK

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lunedì 10 gennaio 2005 - ore 22:45


THE HEAT, LA SFIDA
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Aleggia nell'aria da tempo. Si disprezzano, si vorrebbero vedere morti uno con l'altro. Studiano da tempo i punti deboli dell'avversario, hanno calcolato tutti i movimenti, ogni mossa, nel loro vodabolario c'è solo una parola: "uccidere". Ognuno ha la foto dell'altro appesa allo specchio del bagno, per ricordarsi ogni mattina che il nemico è vicino. La sfida si terrà tra poco tempo in un posto segreto e ad un'ora segreta. Come in un programma di governo, tutto significa nulla e non si possono fare previsioni. E' senza dubbio che sono molto forti entrambi e girano molti soldi nel circuito delle scommesse clandestine.
Garbàz o Checcot, Checcot o Garbàz? Chi resterà in piedi?
Chi sarà il primo e unico ad uscire dall'arena!?
I due atleti hanno molte armi segrete tra cui: colon tonante per Checcot e R tagliente per Garbàz e molte altre che rimangono segrete.

I contendenti hanno i seguenti personal trainer:

GARBAZ: dispone dell'assistenza tecnico-psicologica di Feck-U (ex Feccio) e di Jek-Dyb.
CHECCOT: dispone dell'aiuto tecnico di Sica e di Rufus13.



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Un fià de veci:
marino1934 Italo Palmino! lucio1957 loamaro Tosta

Questo mi ha mess oin lista nera e non ne vedo proprio il motivo anche se sospettavo che i papaboys fossero xenofobi:
PAOLONE883

Trash trash trash
da farci una tesi di sociologia: Don Marco

Il cugino di Sanja: mister xxl droga droga droga per fortuna l’hanno arrestato colto in fragrante mentre smazzava zucchero purissimo non tagliato: tupac




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