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![]() Lercio, 28 anni spritzino di Che sia la stessa di quasi tutti qui? CHE FACCIO? cose agghiaccianti, mad doctor, cose lercie Sono single [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO LEGGO IN MANIERA COMPULSIVA! LIBRI CHE HO LETTO NEGLI ULTIMI TRE MESI: ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() HO VISTO ![]() EL HOMBRE PERSEGUIDO POR UN OVNI, Juan Carlos Olaria (1976) El Hombre Perseguido Por Un Ovni è un raro caso di genere fantastico nella cinematografia Spagnola. Girato con un budget ristretto da Juan Carlos Olaria, considerato attualmente in patria una sorta di Ed Wood nazionale proprio grazie a questo film, lascia trasparire l’enorme sforzo del regista per ovviare ai problemi produttivi. E’ chiaro, vedendo il film, che i fondi hanno costituito un limite invalicabile alla riuscita ottimale dell’opera. Le riprese furono travagliate, durarono dal 1972 al 1975, ma ancora più problematica fu la distribuzione, dato che il film vide la luce (o il buio dato che uscì nelle sale) soltanto nel 1977. Il soggetto è molto semplice e il titolo, che tradotto significa “L’uomo inseguito da un Ovni”, è sufficiente nel riassumere il tutto alla perfezione. Con qualche nudo più che altro suggerito abbiamo anche qualche accenno exploitation che insieme alle tematiche tenta di stupire senza esserne del tutto all’altezza. l’operazione, dal lato fantascientifico, è riconducibile ai B-Movie Americani tipici degli anni ì50, celebri per il loro sottotesto critico sulla guerra fredda. In questo caso non abbiamo nessun sottotesto o metafora da cogliere, spesso e volentieri non si può fare a meno di notare come il minutaggio sia tirato per le lunghe in alcuni punti che risultano statici e noiosi. A conferma di quest’ultima tesi, dopo un‘ora circa entrano in scena, e non in maniera secondaria, sequenze di repertorio di telegiornali e documentari che riguardano missioni spaziali o documentari sullo spazio. Immagini di repertorio vi sono anche durante i bizzarri titoli di apertura, i quali elencano i principali avvistamenti UFO del periodo, con i titoli che appaiono in caratteri stile psichedelico. Il protagonista, uno scrittore in crisi, è interpretato da Richard Kolin, già visto nel cast di film di genere Italiani quali Anche Gli Angeli Mangiano Fagioli e Gatti Rossi In Un Labirinto Di Vetro. Alberto Oliver, questo il nome dello scrittore, braccato saprà difendersi con i suddetti e prenderà a pugni gli alieni, i quali non sono altro che comparse con una maschera di stagnola in faccia e una tuta attillata color nero-grigio. Riuscirà anche a decapitare uno di loro con una roncola mettendo in mostra il sangue giallo di questo. Un collega dell’alieno decapitato non si farà intimorire dalla decapitazione e appiccicherà la testa mozzata sul proprio collo avendo così due teste al posto di una. Come avrete intuito il budget ristretto e gli anni che pesano sul film lo rendono ricco di comicità involontaria. La risata scappa in più punti per l’ingenuità di alcune soluzioni visive e escamotage per ovviare ad effetti speciali di difficile realizzazione. Il disco volante stesso, in pieno stile B-Movie oltreoceano, è di un argento vivo ed è graziosissimo quando insegue il nostro scrittore che fugge a piedi ricordando alla lontana la sequenza culto di Intrigo Internazionale. Film di difficile reperibilità fino a fine 2007, anno in cui per il trentesimo anniversario è uscita l’edizione DVD dell’opera restituendo visibilità a un anomalo caso cinematografico della Spagna anni ‘70. ![]() LOS CRONOCRIMENES, Nacho Vigalondo (2007) Vincitore dell’edizione 2007 del Science Plus Fiction Festival di Trieste, festival dedicato al cinema di Fantascienza, questa opera prima di un regista Spagnolo, Nacho Vigalondo, dimostra come con un piccolo budget a disposizione si riescano a confezionare opere di grande pregio e di ottima fattura. Come il titolo, che tradotto significa proprio quello che sembra: “i crono crimini”, anche il film particolare. Il tempo citsto nella prima parte del titolo è il fattore principale del film, il viaggiare in esso, con i suoi imprevisti e i suoi contrattempi è ciò che tratta il film, i crimini a cui si riferisce la seconda parte del film indica la disperazione e lo sforzo estremo da parte del protagonista per far ritornare tutto come prima di un accidentale viaggio nel tempo. In realtà l’accidentalità o meno sfuge come ogni certezza in questo lungometraggio, Uno dei pregi è proprio intavolare riflessioni profonde e machiavelliche riguardo all’ intreccio. Si firma una sorta di gioco di proiezioni, le quali ci vengono introdotte dai protagonisti stessi del film, ma venirne a capo non è semplice e l’errore o l’illusione si annidano dietro ogni angolo. Il tutto inizia quando Héctor seduto nel giardino di casa vede con il suo binocolo una fanciulla molt carina in mezzo al bosco, segue i movimenti di lei in maniera quasi Hitchcockiana, la vede ad un tratto nuda e decide di andare a vedere che succede, subito viene aggredito da un uomo mascherato che lo pugnala ad un braccio con una forbice. Fuggendo dall’aggressore finirà in un laboratorio in cui un giovane scienziato lo rinchiude in uan macchina del tempo e lo fa viaggiare. Uscito da essa non vien riconosciuto dallo stesso che lo ha messo nella macchina. In seguio col binocolo vedrà casa sua, sua moglie e se stesso. E’ una riflessione di se stesso dopo aver viaggiato nel tempo? Il fulcro del film è questo e non è affatto a semplice venire a capo con quello che accadrà in seguito. Héctor dovrà lottare per far prevalere il proprio io contro i suoi riflessi e lo spettatore dovrà lottare per seguire questa lotta. Avvincente nella narrazione e interpretato magistralmente da Karra Elejalde, il quale ruba letteralmente lo schermo in un gioco di ruoli riflessi resi al meglio con lievi ma estremamente funzionali sfumature caratteriali. Gli io del protagonista sono riflessi, l’animo speculare sebbene simile non è identico e l’attore riesce ad esprimerlo in maniera efficacissima. ![]() NUOVO PUNK STORY, John Waters (1977) Uno degli inizi più dissacranti della storia del cinema! Una signora dell’alta borghesia Americana è soffre di attacchi d’ansia e andiamo a conoscerla proprio mentre sta per avere un esaurimento nervoso. Rimprovera i suoi figli e il marito per nessun motivo e delirando riguardo alla morale e il bene comune, tutto ciò sotto gli occhi divertiti della sua domestica, una immensa donna di colore stile big mama . La ricca signora litiga col marito e lo ferisce rompendogli una bottiglia in testa, la cicciona nera colta in fragrante pochi attimi prima dal marito mentre rubava nella casa, approfitta della situazione uccide l’uomo poggiandogli il suo immenso culo sul volto. Morto soffocato ecco che le due donne si trovano con un cadavere in casa, decidono quindi per la fuga. Fuggendo tra i boschi sono alla ricerca di Mortville, rifugio di chi vuole scampare alla galera. Un poliziotto le intercetta ma in cambio che le due sopportino le sue depravazioni sessuali non le arresta, ma indica loro la direzione per giungere a destinazione. Questo è l’inizio di uno dei film più divertenti del regista undergroud più cult degli Stati Uniti, Mr John Waters, autentico istrione e critico feroce dei difetti del primo mondo: il primo mondo stesso. Mortville non è altro che l’altra faccia della società, non a caso i suoi abitanti sono rifiuti sociali che si nutrono di immondizia e creano loro stessi le proprie leggi. Una regina perversa e crudele, oltre che obesa, regna su Mortville, ma come in ogni società vi sono i ribelli. Il quadretto che mette in mostra il regista è una tavolozza apparentemente confusa di volgarità e costumi ridicoli, un dadaismo del grottesco caratterizzato da una popolazione prevalentemente femminile e lesbo. Con un narrare che ha del fiabesco il film spiazza e stupisce ad ogni ripresa grazie a seni, rapporti saffici e molta carne nuda in bella mostra. Indimenticabile la sequenza lesbo tra la cicciona di colore e la sua ex padrona, un ammasso di carne flaccida e nuda che si strofina sulla bianca signora per bene che urla inorridita. La microsocietà di Mortville vive al limite degli stenti e la ricca signora non riesce ad abituarsi alla bizzarria di quei luoghi non rendendosi conto che ormai ha perso tutto, ma non si rende nemmeno conto che la sua nevrosi sta migliorando vivendo nella più completa e istintiva libertà. Peccato che la grassa e sgraziata regina di le ricorderà i suoi vecchi gioghi sociali e la rimetteranno all’interno delle logiche del potere sociale. Unico film doppiato in Italiano di John Waters e suo sesto lungometraggio, se includiamo anche il mondo movie Mondo Trasho, è un’opera indimenticabile e ancor oggi stupefacente in quanto a volgarità e a situazioni al limite, basti pensare che i titoli di apertura affiancano la presentazione di un piatto con un coperta super lussuoso, peccato che la pietanza sia un topo morto. Desperate Living è il titolo originale, trasformato per il mercato Italiano in Nuovo Punk Story probabilmente per l’esplosione del fenomeno Punk in quegli anni (siamo nel ’77), e accompagnato assieme al motto “Mai penato di mangiare un topo?” ![]() MY SWEET KILLER, Justin Dossetti (1999) Il tutto si regge sulla più che buona prova di Kirk Harris che interpreta il disturbato Charlie Cavenaugh, nella sua caduta attraverso la spirale della follia. Charlie è un ragazzo che è finito in prigione per omicidio e in seguito è stato ricoverato in una clinica psichiatrica. Ci affacciamo sulla sua storia quando viene rilasciato dalla struttura sulla parola e lavora in una piccola fabbrica come operaio. Nel suo nuovo appartamento durante il sonno vede una bella ragazza che gli parla e lo tratta con dolcezza. La fanciulla è la ex inquilina che si è uccisa tempo addietro tagliandosi le vene nella vasca da bagno. Il dubbio che possa essere un fantasma e quindi che il film viri sull’horror non si pone mai ed è una scelta azzeccata, dato che la follia ha fin dall’inizio la sua escalation. Spaventato ma nello stesso tempo incuriosito si innamora della sua visione femminile e cerca di dormire il più possibile per riuscire ad entrare in contatto con lei attraverso il sogno. Seguito da uno psichiatra Charlie dimostra un peggioramento e le cose andranno veramente male quando pur di dormire ricadrà di sua volontà nella dipendenza da barbiturici e droga dal quale lo avevano tolto. Iniziando a drogarsi la sua sociopatia aumenterà e inutili saranno gli sforzi di un suo collega di lavoro, che tenterà di renderselo amico, tentando di abbattere il muro che il protagonista crea tra se stesso, il suo mondo onirico e la realtà. Schizofrenico e sociopatico uccise il padre dopo che lo vide ammazzare sua madre e sua sorella a coltellate, trauma che lo deviò ancor più. Harris, man mano che il suo personaggio affonda nella follia muta lo sguardo da quello di una persona sofferente a quello torvo di uno psicopatico pronto ad uccidere, mantenendo però nelle movenze e nei gesti la sofferenza insita nella vita del protagonista, il quale si rende conto di essere malato e vuole solo fuggire nel sogno per stare bene. ![]() LE DEPORTATE DELLA SEZIONE SPECIALE DELLE SS, Rino Di Silvestro (1976) Dal titolo sembrerebbe un nazi-porno duro e crudo, in realtà siamo più vicini alle corde del WIP (Woman In Prison), non vi sono quasi torture, stupri, e del lager si vedono solo gli interni, i quali sono ricreati in maniera del tutto simile ad un carcere più che ad un campo di concentramento. Ecco quindi il ritorno dietro le sbarre del regista Rino Di Silvestro, armato di cinepresa come già tre anni prima, nel 1973, per il suo film d’esordio Diario Segreto Di Un Carcere Femminile. Girato con perizia si eleva ad un rango superiore rispetto ai suoi colleghi. Vi è un’attenzione particolare alla fotografia, in alcuni casi molto curata come nell’iniziale viaggio in treno delle protagoniste e l’arrivo alla stazione, il tutto girato in notturna e con un’atmosfera simil gotica negli esterni, circondati da nebbie e fumi che evocano mistero. Toni lividi e oscuri caratterizzano la fotografia anche all’interno del campo, in cui poche luci illuminano i volti statuari dei tedeschi e le insistenti nudità delle deportate. Il cast femminile annovera bellezze non da poco, tutte, come gli attori, volti noti del cinema bis Italiano, in particolare il folle capo del campo, interpretato suggestivamente dal noto John Steiner, Inglese dal volto asciutto e spigoloso, assiduo frequentatore del cinema di genere Italiano per ruoli che spaziano dal Western al Poliziesco all’Italiana. La storia ha un qualcosa di più sebbene rientri nei canoni classici del genere dato che fin dai primi momenti le fanciulle tentano di organizzare la fuga approfittando che una di esse in passato era un’acrobata. Vediamo quindi di nuovo prevalere le caratteristiche del sottogenere WIP, con sevizie sessuali da parte dei secondini, tutte donne, quindi sfociando classicamente nel lesbo e non tradendo il marchio di fabbrica. Nella versione uncut (non il dvd edizione Giapponese perché ha la censura col tondino fuori fuoco proprio là) si vedono alcune detenute a cui vengono rasati peli pubici e la telecamera segue l’operazione con dovizia di particolari stimolando la libido per non dire la smania di qualche eventuale spettatore sadico. Più vicino al nazi-porno è invece la deportata Tania Nobel, figura di donna a cui hanno ucciso il fidanzato perché sovversivo, la quale conquista il cuore del comandante, il quale tenta di corteggiarla in tutti i modi ottenendo però solamente il suo disprezzo. Tania, interpretata da Lina Polito, simboleggia la resistenza all’interno del film dando il tipico connotato della resistenza tipico dei film di questo genere. Un film ibrido dunque questo Le Deportate Della Sezione Speciale Delle SS, sebbene facente parte di un filone per lo più alimentare, è girato con cura e le caratterizzazioni dei personaggi inducono a pensare ad un lavoro di scrittura non troppo frettoloso. Il finale lirico inoltre da un quel qualcosa in più. ![]() TOKYO GORE POLICE, Yoshihiro Ishikawa (2008) Tôkyô zankoku keisatsu, nel suo titolo originale, è un film Giapponese di Yoshihiro Nishimura, regista classe 1967 che si occupa principalmente di effetti speciali. Non a caso questo Tokyo Gore Police di effetti speciali ne annovera tantissimi, essendo un ultrasplatter. Simile ad opere straight to video conterranee quali Machine Girl o Meatball Machine ne è una spanna al di sopra grazie all’utilizzo di un budget più consistente e quindi una cura maggiore nel reparto FX, ma soprattutto ad una fantasia ed un estro impressionanti da parte del regista e degli sceneggiatori. Lo splatter è estremo, teste, arti, organi genitali volano mozzati in ogni direzione conditi da spruzzi di sangue ad alta pressione tipici della cinematografia del Sol Levante. La storia non è certo elaborata e vede un’ avvenente e timida quanto letale fanciulla, come membro di una polizia che ha subito delle modifiche. La privatizzazione ha infatti investito il corpo rendendolo economicamente autonomo ma non solo, la violenza è spropositata e le punizioni sono letali per ogni tipo di infrazione. Con la scusa di rendere le pene esemplari gli agenti massacrano piccoli o grandi criminali in maniera plateala per il piacere della telecamera e di chi ama il gore più estremo. Le idee assurde entrano in campo durante tutta la durata del film: memorabile il congegno Wii con cui una famiglia vittima delle malefatte di un criminale, può vendicarsi imbracciando delle spade e facendo a pezzi il criminale direttamente dal salotto di casa loro, godendo delle urla di dolore dell’inquisito. Questo è solo un assaggio della follia visiva a cui andiamo incontro e tutte le gesta della polizia sono commentate in tempo reale da una presentatrice con parrucca bionda anni ’50 che presenta divertita l’escalation di violenza di cui si rende protagonista l’organo incaricato di proteggere e servire il cittadino. Unico problema al crescente ed incontrastato potere e dominio della privatizzata polizia sono gli Engineers (letteralmente ingegneri, sembra quasi una presa in giro mirata), una sorta di criminali che inseriscono nei loro corpi una strana chiave organica che li rende spietati mutanti. Nel senso che una volta feriti o mutilati il loro corpo si rigenera sostituendo alla carne danneggiata una letale e fantasiosa arma biomeccanica. Non si può non notare la vicinanza in questo dettaglio al sopracitato Meatball Machine. La giovane protagonista Ruka, interpretata da Eihi Shiina, indimenticabile protagonista di Audition di Takashi Miike, inizia a rendersi conto del troppo e indiscriminato potere dei suoi colleghi proprio mentre diviene oggetto di continui attacchi da parte di un Engineer che sembra essere una sorta di leader di questa temutissima progenie. La Tokyo futuristica in cui è ambientato il film è stretta in una morsa di capitalismo estremo in cui la tv bombarda le persone con spot allucinanti come la pubblicità progresso contro l’harakiri (forma di suicidio della tradizione giapponese) con dovizia di particolari della pratica stessa. Mostri mutanti assurdi e abomini organici si succedono nella visione con organi sessuali maschili trasformati in cannoni letali, gambe femminili trasformate in fauci di coccodrillo e ciliegina sulla torta, l’animale domestico del capo della polizia: una donna priva di braccia e gambe che cammina sui moncherini rivestiti in latex nero, con il volto coperto da una maschera aderente sempre in latex che culmina in un tubo che le entra in bocca. Insomma una summa di fetish e bondage nello stile del fumetto Psychopathia Sexualis di Miguel Angel Martin. Sceneggiatura debole, ma l’ estremamente fantasia e il weirdo che si respira dall’inizio alla fine rendono il film sorprendente per inventiva, se poi amate lo splatter Tokyo Gore Police diventa del tutto imperdibile. TRAILER ![]() TARKAN VIKING KANI, Mehmet Aslan (1971) La Turchia annovera una quantità di film non indifferente, spesso lontani dai nostri gusti risultando il più delle volte risibili ad un pubblico di vedute ristrette. Certo che quando in film come quello in questione, oltre al fascino “esotico”, i produttori mettono troppa carne al fuoco non tenendo conto del budget ridotto, si scade inesorabilmente nel ridicolo involontario. Questo Tarkan Viking Kani ha un’ottima sceneggiatura e la storia intrattiene dal’inizio alla fine. Il protagonista è Tarkan, lo ritroveremo in due seguiti (Tarkan: Altin madalyon del 1972 e Tarkan güçlü kahraman del 1973) girati sempre dallo stesso regista, Mehmet Aslan, nelle vesti di un turco nerboruto e abile con la spada in compagnia di due lupi che lo seguono ovunque. L’incipit di questo film si situa durante l’invasione Vichinga dei confini Turchi, questi Barbari venuti dal nord sono spietati e mettono a ferro e fuoco tutto quello che trovano. Un bel giorno rapiscono la figlia di Attila e fanno l’errore di ammazzare uno dei lupi di Tarkan suscitando la sua ira e la sete di vendetta. Il titolo del film tradotto significa infatti “Tarkan e il sangue dei Vichinghi”. Sangue chiama sangue e in pieno stile occhio per occhio la caccia inizia tra belle fanciulle, duelli all’ultimo sangue e scene cruente che sfociano nel gore. I problemi di questo lungometraggio, come accennavo prima, riguardano la mancanza di un budget sufficiente, ma non solo. Le recitazioni sono terribili e spesso risultano ridicole. Il maestro d’armi non ha di certo fatto un buon lavoro dato che scudi, spade e frecce sono di cartone colorato di argento o legno. Il rumore di lance e frecce scagliate è riprodotto con il sibilo umano (o per lo meno sembra così) e davvero non si riescono a trattenere le risate. Le battaglie per qualche ignota e orrida ragione sono velocizzate alla moviola creando un effetto comico tipo film anni 30’, per non parlare del protagonista che salta mura alte otto metri con un singolo balzo in maniera totalmente innaturale. I due lupi del nostro eroe quando abbaiano sono doppiati, se già la cosa suscita il riso, riderete di gusto al rendervi conto che sono doppiati fuori sincro in una maniera scandalosa. In Tarkan Viking Kani c’è anche spazio per un tocco horror, infatti i cattivi di turno danno i loro nemici in pasto a un piovrone gigante che spunta lentamente dagli abissi. Quest’ultimo è un telo di gomma cucito a forma di piovra con degli occhioni disegnati alla meglio. Non un effetto speciale totalmente da buttare c’è da dire, ma quando si muove casca il palco. Qualche seno nudo qua e la lo si vede e i massacri oltre a mostrare carne di immacolate fanciulle sono di una violenza inaudita, infilzano bambini, ammazzano donne mentre le stuprano, il tutto con le loro spadine di cartone. Il film non esula da battute che dimostrano un certo orgoglio di patria, memorabile la sequenza in cui Tarkan si prepara ad una traversata via mare con una barchetta da gita al lago e dei tizi gli dicono “ Ci avevano detto che i Turchi erano coraggiosi, ma non che fossero matti!”. Il film è cosparso di esclamazioni a sfondo umoristico che risultano agghiaccianti ma seguire il nostro eroe è tutto sommato divertente non solo per i momenti risibili, d’altra parte a livello di sceneggiatura non ha nulla a che invidiare a film come Conan Il Barbaro con l’attuale presidente della California. I PRIMI DIECI MINUTI DEL FILM, SU YOUTUBE LO TROVATE TUTTO IN PARTI DA 10 MINUTI ![]() SEUL CONTRE TOUS, Gaspar Noe’ (1998) 1980. Parigi. C’è la crisi, le persone vengono licenziate. La vita del macellaio, interpretato da uno splendido Philippe Nahon, attore Francese con la A maiuscola, percorre un sentiero di tristezza e di fallimenti ritrovandosi disoccupato, senza amici e con una figlia abbandonata in un istituto. L’ambientazione di una Parigi all’alba degli anni ’80 è resa livida e inerte da una fotografia statica, da sfondi urbani fisicamente attraversati da quest’uomo in pena di cui mai veniamo a sapere il nome, se non il lavoro che sa fare e che una volta esercitava nella sua piccola bottega di macellaio. La violenza e la rabbia che crescono in lui vanno a cercare valvole di sfogo in ogni cosa gli capiti a tiro, l’odio che prova ci viene raccontato attraverso i suoi pensieri che circolano a flusso continuo nella sua mente umiliata da un fato che non vuole accettare. Programma la sua vendetta in modo confuso ed elabora le sue ragioni e il senso della vita, il non senso di questa esistenza che lui subisce e a cui vuole ribellarsi. Il mondo è cinico, tutto è venale e si basa su rapporti di convenienza. Non vi è amore, non vi è amicizia se non incanalati in maniera finalizzata alla continuazione del tram tram sociale. A suo modo è un sovversivo, sembra estremizzare riflessioni verso l’autodistruzione, la negazione di ogni speranza umana in maniera consapevole, sprezzante. Il macellaio mostra tutto se stesso a se stesso, ascoltiamo ogni sua riflessione in maniera quasi ossessiva e priva di censure. Quando entrerà in un cinema porno lui penserà alla miseria umana e l’inquadratura si soffermerà a lungo sullo schermo in cui viene proiettato un film a luci rosse. Le scene hard le vediamo in primo piano e la cosa spiazza, ma ci rendiamo conto che sebbene atipiche per un film non pornografico non hanno la forza sovversiva pari alle parole e riflessioni del protagonista. Il finale è allucinante e dolce nello stesso tempo e turberà la sensibilità di molti. Il regista Gaspar Noé, diventerà noto al pubblico Italiano quattro anni dopo per il suo Irréversible, interpretato dalla coppia (anche nella vita reale) Vincent Cassel e Monica Bellucci, in cui quest’ultima sarà vittima di uno stupro anale di svariati minuti suscitando le lamentele dello stesso marito e solleticando vari mezzi mediatici. Stupefacente questo Seul Contre Tous e di fattura elegante come è tipico del regista, che riesce ad essere disturbante insinuandosi con delicatezza a toccare la nostra presunta moralità turbando anche gli animi meno sensibili. TRAILER ![]() P2 IL LIVELLO DEL TERRORE, Franck Khalfoun (2007) Alexandre Aja e Grégory Levasseur scrivono la sceneggiatura di questo thriller-horror claustrofobico e lo affindano alla regia dell’inesperto Franck Khalfoun. Il duo alla sceneggiatura non è certo sconosciuto, il primo ha diretto Alta Tensione, film simbolo della nouvelle vague iperviolenta Francese degli ultimo anni e recentemente film quali il remake de Le Colline Hanno Gli Occhi o il bistrattato Mirrors, anch’esso un remake. Levasseur collabora da sempre con Aja alla scrittura dei suoi film. Il problema di P2 è che il regista non sfrutta appieno le potenzialità dello script. Affidare un trattamento che si svolge interamente nel parcheggio interrato di un grattacielo di New York a una persona inesperta si è rivelato un grande errore. La narrazione è troppo frammentaria a mette a repentaglio il senso di claustrofobia, come non sono indovinati gli attori, soprattutto lo psicopatico di turno che è interpretato da un per nulla convincete Wes Bentley. La vittima di turno, Rachel Nichols, invece per lo meno mette in mostra belle forme durante tutta la durata. In pieno stile Aja - Levasseur lo splatter, in quei rari momenti in cui è presente, ha una carica esplosiva molto forte e ci viene mostrato tutto nel dettaglio. Un’occasione sprecata per un film che poteva essere molto di più. La sequenza del pazzo che balla imitando Elvis Presley sulle note di un classico del Re è molto bella e stona con tutto il resto. Peccato, un film da una serata post-pizza e nulla più. ![]() THE HATCHET, Adam Green, 2007 Se bazzicate un po’ la cultura popolare Statunitense saprete senz’altro cos’è il Mardi Gras, o meglio cos’è diventato attraverso gli anni. Ok, traducendolo si capisce subito che è il nostro Martedì Grasso ma molti, leggendo queste due parole, immagineranno un paio di tette mostrate da fanciulle urlanti, adornate da collane di variopinta bigiotteria e alcool a fiumi tra uomini e donne che festeggiano e delirano. Il Mardi Gras è la festa casinara per eccellenza e si svolge nell’estremo sud Degli Stati Uniti, dove leggenda, mito e il voodoo hanno un posto d’onore: New Orleans. Ecco quindi che il regista Adam Green ci trasporta nella sua sceneggiatura che prende vita nel bel mezzo dei festeggiamenti poco lontano dal Mississippi. Ci infila tra un gruppo di studenti mezzi ubriachi e ci mostra frettolosamente come uno di loro non si diverta. Perché? Ma per la ragione più classica del mondo! Soffre di mal d’amore essendo stato recentemente lasciato dalla fidanzatina che ha preferito farsi, diciamo, coccolare da altri. Il ragazzo triste vuole andare a vedere la famosa palude stregata, argomento di cui ha sentito parlare, e tra vari tira e molla un amico del gruppo lo assisterà in questa escursione macabra. La guida è un cinese con una camicia a fioroni che si inventa palle immense riguardo la palude. I due andranno in gita con due avvenenti fanciulle accompagnate da un regista (probabilmente di film porno), con una ragazza misteriosa e con una coppia di over cinquanta piccoli, tozzi e noiosissimi. Dopo un viaggio in uno sgangherato ex scuolabus giallo, arrivati alla palude, si imbarcano in un battello e dopo poco, anzi, dopo aver sentito la leggenda di un essere deforme, “The Hatchet” appunto, che massacra chiunque si addentri nella sua dimora, restano bloccati. Non possono proseguire perché la barca è rotta e come se non bastasse sta affondando. Indovinate un po’? Hatchet se ne esce dalla sua casa, si è proprio nella palude, e inizia a sterminare chiunque gli capiti a tiro. Splatter estremo in chiave umoristica che non può che ricordare il Peter Jackson dei tempi andati, di Brain Dead però, quello con gli effetti speciali degni di nota. La giostra del massacro ci culla e ci fa fare grosse risate accompagnato dall’umorismo cameratesco dei più giovani del gruppo. Spegnete il cervello, armatevi di birre e godetevi questa demente festa di sangue! ![]() VERO COME LA FINZIONE, Marc Forster, 2006 Il personaggio di questa storia è un uomo metodico, un ragioniere che lavora per l’Ufficio Imposte di Stato. La sua esistenza è dettata dal suo orologio, col quale organizza ogni istante della sua giornata in maniera maniacale avendo sotto controllo ogni fase della sua non vita. La voce narrante introduce il personaggio nella sua eccentricità, ma un mercoledì Harold Crick, interpretato da un ottimo Will Ferrel, inizia anch’egli a sentire la voce narrante. Il film prende dopo pochi minuti un piglio meta cinematografico, ma va oltre e il nostro protagonista si vedrà protagonista di una storia scritta da un’altra persona, il suo personaggio ha scoperto di avere un autore. Un giorno sente i pensieri dell’autrice (la voce è quella di una donna) riguardo alla sua morte d inizia a preoccuparsi. Specularmente vediamo la vita della scrittrice, la quale ha un blocco e non riesce a finire il romanzo di cui Harold è protagonista. La nevrosi della donna sembra ripercuotersi sulle ansie di consapevolezza del protagonista, il quale si rivolge a un docente di letteratura per capire meglio la sua situazione. La vita, i dolori e anche l’amore del giovane protagonista sbocciano proprio quando si rende conto di avere una volontà derivata, di non essere padrone del proprio destino. L’autrice è vicina all’esaurimento nervoso e il suo editore le affianca un’ assistente che ha il compito di tenerla in riga affinché completi il manoscritto. I due personaggi, creatrice e creatura, diventano speculari e una delle chiavi di letture è senz’altro quella psicologica se ci si ferma al comportamentismo dei due e non si analizza il bizzarro fenomeno a cui assistiamo. Harold Crick e la sua storia ricordano molto Kafka per quanto riguarda la sua vita d’ufficio (Il Processo) e una mela verde che avrà un’ importante funzione nella storia (La Metamorfosi). Il film ah una gran carica emozionale, diverte, commuove, spaventa, la sospensione tra due realtà che non sono parallele, ma il prodotto una dell’altra, non può che spiazzare e trasferire le nostre emozioni e reazioni su un piano che ci è nuovo. Il personaggio governato dalla macchina da scrivere arriva a desiderare e vivere una sorta di libertà maggiore di quella della sua creatrice, la quale si sente imprigionata in se stessa. ![]() DENTI, Mitchell Lichtenstein (2007) Terrore ancestrale di ogni uomo e simbolo dell’anti-vita per eccellenza la vagina dentata ha origini mitologiche. In moltissime culture viene raffigurata con significati magici e di conseguenza riscontrabili nella psicologia sociale. Il vincere la vagina dentata, la sua minaccia, rappresenta lo sconfiggere il blocco dell’umanità, il diventare adulti. Madre di tutto se smettesse di svolgere la sua funzionalità principale, l’uomo cesserebbe di esistere. Il film è tutt’altro che demenziale sebbene la locandina faccia pensare in questo senso, al contrario la comicità diventa cinismo e l’umorismo si avvicina ad uno humour nero, plumbeo. La nostra protagonista Dawn (il nome rappresenta forse una nuovo destino per l’umanità?), interpretata molto bene in tutte le sfumature adolescenziali da Jess Weixler, oltre ad avere questo bizzarro inconveniente tra le cosce, fa parte di un associazione integralista cattolica che sponsorizza il conservare a tutti i costi la verginità fino al matrimonio. Queste associazioni andarono pure di moda verso la metà degli anni ’90 negli States. Interessante come in questo caso sia a capo di uno di questo gruppi una persona che conserva la verginità per dei motivi più pratici che filosofico-religiosi. Si sa la carne è debole e quando Dawn avrà il suo primo rapporto sessuale, in maniera forzata e tutt’altro che naturale, la sua vagina troncherà di netto “l’intruso”. Non è certo un film splatter e a parte qualche moncherino di pene maschile non si vede un granché (scordatevi fin dall’inizio di vedere la vagina dentata) . La presa di coscienza del suo difetto rapportato al sesso sarà travagliata e simbolicamente rappresenta il suo passaggio dall’età adolescenziale all’età adulta. Quando trancerà quattro dita a un ginecologo inizierà davvero a rendersi conto delle sue “potenzialità” . Denti è il primo film di Mitchell Lichtenstein, regista di prodotti per la tv che si accinge ad oltre cinquant’anni a girare un film bizzarro che da un lato diverte e da un lato prende alla sprovvista. Il regista caratterizza bene i suoi personaggi e il fatto che la struttura e le musiche facciano spesso pensare ad una favola che da lontano ricorda un certo stile alla Tim Burton, prende in contropiede nei momenti cardinali del film. Fabula anche per la critica molto velata che racchiude l’opera, sia all’integralismo cattolico che al voler fare sesso a tutti i costi, alla disgregazione famigliare, rappresentata dal fratello della protagonista, interpretato dall’androgino, ma qui nella parte di un bullo violento, John Hensley, star di Nip/Tuck. Non si può non notare la centrale nucleare che si staglia due passi dal paese in cui la nostra protagonista vive, c’è quindi anche un’ avvisaglia tutt’altro che velata sull’inquinamento, rappresentata solo visivamente perché non vuole essere la sola. Il fascino del film è anche nel non rendere chiaro il motivo, ossia il seminare l’opera di molti indizi sulle cause del fenomeno facendoci continuamente porre l’interrogativo e rendendo la visione tutt’altro che rilassata. Denti è un film affascinante e fuorviante. Da vedere col cervello collegato. ![]() THE BUSINESS, Nick Love, 2005 Dall’Inghilterra una storia di gangster ambientata negli anni ’80 sulla costa Spagnola dell’ Andalusia. In effetti già la location di suo sa di retrò e un accurata ricostruzione del periodo, compresi i pantaloni a vita alta e le infinite permanenti delle donne, ci catapultano nella metà del decennio più odiato-amato degli ultimi cinquant’anni. Il nostro protagonista lo troviamo nel sud di Londra ed è il giovane e debosciato Frankie, impersonato da Danny Dyer già interprete principale, sempre sotto la regia Nick Love, del precedente Football Factory. Frankie ha un padre mezzo delinquente e una madre che prende botte a seconda dell’umore del marito, un giorno tira fuori i suddetti e prende a sprangate il genitore violento. Cambiare aria per un po’ non è una brutta idea e una conoscenza gli propone di portare una misteriosa borsa in Andalusia in cambio di un compenso. Il ragazzo accetta. Arrivato in Spagna consegna al borsa ad un Inglese denominato “Il Playboy”, tal Charlie, fuggito da Londra dopo una rapina andata storta col suo socio Sammy Brooks e il resto della banda. Charlie fa la bella vita, sempre al sole, circondato da droga, belle donne e belle macchine. Prende subito in simpatia il giovane e timido Frankie e lo tiene sotto la sua ala protettiva facendolo entrare poco a poco nella sua gang. Un po’ come Tony Montana di Scarface, ma senza diventare il boss dei boss, il nostro giovane protagonista inizia a divertirsi vivendo nell’illegalità e ingranando sempre più col nuovo lavoro, scoprirà giorno per giorno i piaceri della malavita, con gli inganni e i dolori di essa. L’ascesa sarà repentina e il regista ci piazza di sottofondo hit dell’epoca nei momenti cool del film, sono avvisati quelli che odiano la musica anni ’80! In questo film, ma anche nel suo film precedente,, Nick Love sembra sentire vicina la provenienza dei suoi personaggi, vengono dai bassifondi e hanno inoculata una mentalità tipica dei futuri delinquenti, una sorta di arrivismo che è pronto a tutto, dove la gratificazione si contempla nell’avere tutti i vizi che si vogliano a disposizione nell’essere rispettati. Il protagonista di questo film appare timido, dice lui stesso che il mondo della criminalità non fa per lui, ma poi si troverà a proprio agio nel fare lo sbruffone coi soldi e il potere. Frankie uscirà dalla merda in cui viveva al sud di Londra per salire in Paradiso in Spagna e sprofondare nuovamente nella merda. Il finale è in pieno stile Nick Love. Vedere altre sue opere per credere! Un overdose di eighties style per un film avvincente e dalla narrazione anfetaminica, coinvolgente al punto da far dimenticare l’inizio quando si è solo a metà visione. STO ASCOLTANDO ![]() L’ispettore Carlaghan che legge i miei diritti KILLING MI SOFTLI BIBISSO LINK I miei avvocati, il Paggetto e Kabura, che discutono sulle ARINGHE! "balla vecchia spugna balla!" DEEJAY ESTATE 1990 LINK IL MIO IDOLO SOTTO FORMA DI PRESENTATORE TELEVISIVO LINK LUI, COLUI CHE HA SEMPRE RAGIONE, COLUI CHE SA, COLUI CHE AGISCE, L’ARTISTA PER ECCELLENZA!: LINK Un vecchio che entra in un bar: "Un cafè coreto graspa", "ansi no, fame na graspa coreta cafè" Delli che mi parla PONTE PONTE MOLINO che ha declassato bruscamente PONTE PONTE CORVO TIZIANO FERRO in "Sere nere", un artista con la A maiuscola ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... Fare quello che avrei voglia di fare Il caos, instabilità, irrequietezza, estro, tutto ai livello massimi che implicano equilibrio Un coltello a scatto Una gang Un treo Giocare coi cubi di legno Compiere crudeltà ![]() STO STUDIANDO... film, corsi post laurea, emarginati sociali e cose carine così -------------------------------- -Cinema -Musica -Perversioni -Trucchetti -Ricette OGGI IL MIO UMORE E'... ALTALENANTE con picchi di PERICOLOSITA’ SOCIALE ![]() ![]() Una rissa non è una rissa se non c’è Dallas! ![]() ![]() ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
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sabato 18 dicembre 2004 - ore 15:00 GAF ALLA CASA DI RIPOSO Oggi i miei genitori sono andati alla riunione annuale della casa di riposo in cui è rinchiusa mia nonna. Il tema principale era il nuovo stabile che ospiterà gli anziani e tutto lo staff che li segue. Lo stabile è già pronto ed è sorto a pochi metri dal vecchio, il quale non so cosa diventerà. Il direttore ha annunciato che gli anziani saranno trasferiti nei prossimi giorni con cura e con tutte le attenzioni, nella parte finale della riunione il direttore da la parola a chiunque voglia fare delle domande. Un signore di mezza età alza la mano, il direttore gli da parola e lui, con un Italiano sforzato e con fare preoccupato dice: "Be speremo che non soffrano durante il TRAPASSO", parte del pubblico scoppia a ridere e il direttore risponde lesto : "No i copemo miga!" LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK sabato 18 dicembre 2004 - ore 01:39 CARLA' VA A PRENDERE IL TRENO, QUATTRO EPISODI CRONACA: ore 7:25, suona la sveglia in casa Carlà, Michele si sveglia e dopo aver spento la suoneria si reca in bagno, fa i suoi bisogni, si veste e passa in cucina anche se non mangia nulla, si avvia in seguito verso la stazione dei treni. Alle 8:05 è in stazione, mancano ancora 15 minuti al suo treno, va al bar e prende un caffè doppio. Dopo averlo bevuto si reca al binario, si gira una sigaretta e la fuma. Il treno arriva, ci sale, si siede e quando arriva il controllore si accorge di non avere il biglietto nè i soldi per acquistarne uno in carrozza. VERSIONE PULP: Drinn drinnn, Garbàz apre gli occhi di colpo e ascolta il suono fastidioso, due son le cose: o lo chiamano direttamente dall'inferno o è la sveglia. Pare sia la seconda opzione. Si alza come un dinosauro morente e si reca al bagno, guarda lo specchio e vede uno che lo guarda, volto familiare pensa, lo schifo nello sguardo, siamese del cazzo. Si lava i denti e sputa il dentifricio in faccia all'individuo, poi scende le scale ed entra in cucina, non ha voglia di mangiare ma i suoi gesti sono automatici come quelli di un operaio della Ford ad inizio secolo, deve costringersi a non mangiare. Esce di casa e si avvia verso la stazione, ci arriva, ci entra , ma essendo in anticipo si ferma al bar. E'davanti al barista, lo guarda, ordina un caffè dentro un altro caffè, il sonno è molto ma non sarà la bevanda calda più becuta nello stivale ad andare da lui, infatti il barista lo avvisa che la tazzina lo aspetta sul banco come un imputato ad un processo Kafkiano. Al binario permette ad un po' di tabacco di infilarsi sotto una coperta di carta e la fuma avidamente. Sale in treno con il sapore del caffè ancora tra le labbra, nemmeno baciare un risveglio sintetico è servito a qualcosa. Il treno sfreccia e lui con esso, il controllore giunge e lui capisce di non avere nessun biglietto e di aver tramutato i pochi spiccioli in caffeina. La tranquillità è già finita prima ancora che la caffeina faccia effetto. VERSIONE HORROR Il silenzio si apre come un urlo straziante in una notte nebbiosa, la sveglia deve essere spenta, inesorabilmente come è stata programmata il giorno prima. Carlà si alza e il silenzio è agghiacciante, non si sente nessun rumore tranne il suo respiro. Il bagno è vuoto e una goccia d'acqua scandisce ossessivamente il nulla. Scende le scale piano, la moquette gli si infila tra le dita dei piedi e sembra come voler salire per il suo corpo, ha un colore più triste del solito. La cucina sembra finta, il silenzio irreale sembra accompagnare la morte di ogni cosa, ma di cosa? Garbàz esce in strada e non c'è nessuno, vede delle figure scure, ma sono lontane e spariscono quasi subito come a voler nascondere terribili segreti. La stazione sembra quasi lo stesse aspettando, tutti lo guardano ma subito si voltano. Il caffè gli brucia la bocca, lo aggredisce, non era mai stato così caldo, e pensando a ciò si avvia verso il binario dove il treno giunge con una lentezza implacabile, con le sue ruote metalliche che sembrano tante inesorabili lame circolari. Potrebbero decapitare l'intero paese messo in fila sui binari. Il controllore passa, è pallidissimo, non pare nemmeno vivo, ha le unghie tendenti al viola, aspetta qualcosa da lui, ma Carlà non ha nulla da dargli e un brutto presentimento gli scava l'animo da quando ha aperto gli occhi sulla giornata. VERSIONE COMICA Suona la sveglia e la donna con cui Garbàz stava amoreggiando nel suo sogno diventa la vecchietta della casa affianco, Carlà tossisce e si alza di colpo spegnendo la sveglia, la vescica gli sta per scoppiare. Corre verso il bagno e scivola sul tappeto, in bagno ci arriva ma in scivolata e pisciandosi in parte addosso. Le mutande sono parecchio zuppe e non era in programma nessun cambio dell'intimo, se le toglie e si infila la roba senza mutande. Scende giù e passa in cucina dova apre il frigo, tira fuori il cartoccio del latte, ma essendo pieno anche se aperto, stringendolo spande parecchio latte sul pavimento e sul frigorifero. Non resta che bestemmiare, mettersi la giacca e correre a prendere il treno. In stazione uno zingaro lo tartassa per una moneta e Garbàz cede esasperato, corre al bar e ordina il caffè, sonno e nervoso sono una miscela tremenda pensa. Beve il caffè di furia e si ustiona di brutto la lingua, fa una smorfia oscena e si accorge che una bella bionda lo sta guardando, le orecchie gli diventano rosse per la vergogna ma fa finta di niente ugualmente. Il treno è arrivato e Garbàz non vede l'ora di potersi sedere e rilassarsi, appena il vagone addocchiato si ferma, lui apre lo sportello, ma scivola sul primo gradino e pianta la tibia destra sul gradino in metallo, quale dolore.. Finalmente è seduto, dopo pochi secondi il controllore passa e Garbàz si rende conto di aver lasciato alcune cose a casa, tra cui il biglietto. LEGGI I COMMENTI (10) - PERMALINK venerdì 17 dicembre 2004 - ore 14:31 OGGI E' VENERDI' 17 Per la felicità di tutti i superstiziosi apro un topic riferito al giorno di oggi, venerdì 17. Complessi calcoli matematici mi hanno portato alla conclusione che il giorno 17 che cade di venerdì non lo trascorriamo ogni mese, ma più raramente. Io non sono per niente superstizioso, ho solo un corno in argento lungo 25 cm attaccato allo specchietto retrovisore dell'auto e un ferro di cavallo in scala 1:1 affisso alla porta di casa. Tutto ciò e molto chic (sempre se si scrive così) e non è affatto vero, sia ben chiaro, mi sono inventato tutto. In realtà non ho proprio inventato, ma ho trasferito per un attimo la realtà di una persona alla mia persona, il corno ed il ferro di cavallo fanno parte dell'oggettistica quotidiana di Garbàz, il quale mi ha anche confidato di voler andare a Napoli ad assistere alla fluidità del sangue di San Gennaro. L'unica cosa che faccio è toccarmi i testicoli, detti volgarmente coglioni, quando vedo una suora, di solito lo faccio in modo che se ne accorgano perchè la cosa mi diverte assai. FORSE NON TUTTI SANNO CHE: spiegazione (saccheggiata da un altro sito) del perchè il 17 porta male e anche il 13 oltreoceano: "il numero XVII in se per se non significa morte, è solo l'anagramma della voce verbale VIXI che si traduce con "ho vissuto" e quindi di conseguenza ora sono morto: in America inoltre il numero 13 porta sfortuna perchè i commensali dell'ultima cena, la notte in cui Gesu fu tradito, erano proprio 13 e da qui la convinzione che il numero sia nefasto" Quello che non ho trovato è il perchè del "venerdì", qualcuno lo sa?? LEGGI I COMMENTI (8) - PERMALINK giovedì 16 dicembre 2004 - ore 18:47 CARTELLI LETTI ALLE PORTE DELLE CHIESE Una raccolta di avvisi e comunicazioni affisse su porte di varie chiese, fanno ridere un sacco e sono totalmente autentiche: - Ricordate nella preghiera tutti quanti sono stanchi e sfiduciati della nostra parrocchia. - Per tutti quanti tra voi che hanno figli e non lo sanno, abbiamo un'area attrezzata per i bambini! - Giovedì alle 5 del pomeriggio ci sarà un raduno del Gruppo Mamme. Tutte coloro che vogliono entrare a far parte delle Mamme sono pregate di rivolgersi al parroco nel suo ufficio. - Il gruppo dei volontari ha deposto tutti gli indumenti. Ora li potrete vedere nel salone parrocchiale. - Martedì sera, cena a base di fagioli nel salone parrocchiale. Seguirà concerto. - Il gruppo di recupero della fiducia in se stessi si riunisce Giovedì sera alle 7. Per cortesia usate la porta sul retro. - Venerdì sera alle 7 i bambini dell'oratorio presenteranno l'"Amleto" di Shakespeare nel salone della chiesa. La comunità è invitata a prendere parte a questa tragedia. - Un nuovo impianto di altoparlanti è stato installato in chiesa. È stato donato da uno dei nostri fedeli, in memoria di sua moglie. - Care signore, non dimenticate la vendita di beneficenza! È un buon modo per liberarvi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa. Portate i vostri mariti. - Tema della catechesi di oggi : "Gesù cammina sulle acque". Catechesi di domani: "In cerca di Gesù". - Barbara C. è ancora in ospedale, e ha bisogno di donatori di sangue per trasfusioni. Ha anche problemi di insonnia, e richiede le registrazioni delle catechesi del parroco. - Il coro degli ultrasessantenni verrà sciolto per tutta l'estate, con ringraziamenti di tutta la parrocchia. - Il torneo di basket delle parrocchie prosegue con la partita di Mercoledì sera: venite a fare il tifo per noi mentre cercheremo di sconfiggere il Cristo Re! - Il costo per la partecipazione al Convegno su "preghiera e digiuno" è comprensivo dei pasti. - Il concerto parrocchiale è stato un grande successo. Un ringraziamento speciale alla figlia del diacono, che si è data da fare per tutta la sera al pianoforte, che come al solito è caduto sulle sue spalle. - Per favore mettete le vostre offerte nella busta, assieme ai defunti che volete far ricordare. - Ringraziamo quanti hanno pulito il giardino della chiesa e il parroco. - Il parroco accenderà la sua candela da quella dell'altare. - Il diacono accenderà la sua candela da quella del parroco e voltandosi accenderà uno a uno i fedeli della prima fila. ![]() LEGGI I COMMENTI (15) - PERMALINK giovedì 16 dicembre 2004 - ore 13:50 LERCIO A TRE ANNI, IL BAMBINO FASTIDIOSO E LA DEFENESTRAZIONE DI via GAIBANA All'età di tre anni ero un bambino rompi palle, ma veramente rompi palle e problematico. Mia mamma mi ha raccontato le mie imprese di quando avevo tre anni, dove imprese sta a marachelle, casini, disastri, insomma chiamatele come volete. Un bel giorno, di 22 anni fa, ero a passeggio con mia madre, abitavo ancora all'Arcella, vicino al cinema Astra, per l'esattezza in via Gaibana; camminavo per la strada a testa alta, nella fierezza della mia minicriminalità, nemmeno Tomas Milian in "Milano odia, la polizia non può sparare" aveva uno sguardo così truce. Ad un certo punto, dato che era estate, sopraggiunse un tipico temporale di quella stagione, il cielo si oscurò rapidamente e i volatili cominciarono ad agitarsi, come i dipendenti di una grossa catena di montaggio all'orario di uscita. Il maltempo ci colse alla sprovvista e mia madre mi trascinò fino in casa, abitavamo in un appartamento al terzo piano, anche ora, ma non all'Arcella. Saliti in casa io ero ancora sovraeccitato dalla passeggiata, quindi andai in camera mia e mi misi a guardare le due ceste piene di gicattoli che erano alte poco meno di me. Nelle ceste c'erano lego e molte forme geometriche di legno, i "gubi dde legno" come direbbero a Roma (in Spagna, al liceo Italiano di Madrid, si prendeva in giro un Romano un po' ritardato dicedogli che lui la patente l'avrebbe presa facendo l'esame coi gubi dde legno). Tornando ai miei tre anni, alla stanza, a quello che sto ricordando, alla pioggia fuori e alle ceste, io ne sollevai una e ne rovesciai il contenuto nella strada sottostante, ammaccando alcune macchine e spargendo giocattoli un po' ovunque, poi fu la volta della seconda cesta, la quale sortì più o meno lo stesso effetto sonoro e fisico, io ero in uno stato di grazia liberatorio come Meat Loaf in "The rocky horror picture show" nel suo stacco canoro rockabilly (ma si scriverà così). Mia madre sentendo dei rumori provenire dalla strada per un attimo pensò alla grandine, poi ragionò più attentamente e si diresse risoluta verso la mia stanza, e vedendo il mio ghigno, capì subito che qualcosa non andava, vide le ceste vuote e corse alla finestra. Urlò non ricordo cosa e si precipitò giù dalle scale armata di un sacchetto di nylon (ma si scriverà così) che le proteggeva il capo dalla pioggia. Io dalla finestra ridevo felice, esaltato e sadico, guardavo mia madre raccogliere i Gubi dde legno e gli altri giocattoli dalla strada e riporli dentro il sacchetto ex ombrello, fregandosene della pioggia che cadeva copiosa. Non ricordo quanti schiaffi presi, però ricordo che di viaggi per recuperare i giocattoli lei ne fece molti, mentre io su di giri ridevo un sacco guardandola dalla finestra. Ora non ho più quelle ceste di giocattoli, si sono perse col trasloco o non so come, quando ci penso e fuori c'è brutto tempo, sento un peso allo stomaco, e una lacrima mi riga il volto.. LEGGI I COMMENTI (18) - PERMALINK mercoledì 15 dicembre 2004 - ore 23:03 TXUS ![]() Questa foto risale ad un periodo in cui ero, come dire, un pelo ciccione. Più che grasso ero gonfio, mangiavo abbastanza più di adesso, ma in verità ero gonfio di alcool. La foto è stata fatta in stazione prima di prendere il treno, era mattina molto presto, le 7.15 circa, e come si può notare non sono particolarmente contento di essere fuori dal mio letto. La mia alimentazione era un un casino, ma un casino ben lubrificato dal burro, ero arrivato a panare i wurstel Wudy al formaggio con uovo e pan grattato e a friggerli nel burro fuso. Una pietanza del genere mi obbligava ad assumere quantità spropositate di alcolici per stordirmi solo un po'. Un bel giorno, più o meno in quel periodo, io e Jek - Dyb comprammo delle mozzarelle in carrozza in una rosticceria del centro. Ne comprammo due a testa e le mangiammo a temperatura ambiente, era inverno quindi erano fredde. Le mozzarelle erano talmente intrise di olio e grasse che prima di estrarle dal sacchetto marrone tipo pane, lo avevano già reso trasparente! Se un piccione vi fosse decollato contro vi si sarebbe impigliato come l'uccellino nella puntata di Homer ciccione dei Simpson. Mangiate le nostre mozzarelle avevamo un leggero intoppo dei boulevard digerenti (probabilmente anche di quelli cerebrali), risolvemmo il problema bevendo un bel po' di bottigle da 66cl di birra, la quale non sortì nessun effetto euforico, dato l'intasamento di grasso che avevano subito i nostri organismi organici. Non comprammo più le mozzarelle in quel posto, in futuro ci si dedicò a pastasciutte con quantità spropositate di burro, fegato permettendo. Il burro, in grosse quantità da euforia, veramente! "Chus es un alcohóliko. Chus está nervioso. Tiene alucinaciones. De su ducha sale alcohol hirviendo. Esto no puede ser. Esto no hay quien lo aguante. Tengo que llevarme a alguien por delante. Chus está furioso. Chus está violento. Alguien va apagar sus nervios se monta una bronca, Chus está en el suelo. Ahora está contento, muerto. En su tumba hay latas de cerveza. Chus no bebas tanto, no pierdas la cabeza. Chus no bebas tanto, no pierdas la cabeza." "Txus" La Polla Record LEGGI I COMMENTI (11) - PERMALINK mercoledì 15 dicembre 2004 - ore 18:13 BRITNEY SPEARS Immagino tutti conosciate la famosa cantante Yankee che da il titolo a questo topic. Lei è proprio famosa famosa e per quanto pessima sia la sua musica e falsa la sua immagine, a questo link potrete spogliarla completamente, dovete prima superare delle piccole prove di abilità utilizzando il mOuse, a voi il link: LINK LEGGI I COMMENTI (13) - PERMALINK mercoledì 15 dicembre 2004 - ore 12:08 BARBY PORNO Chi da piccolo non ha mai fatto accoppiare le Barby della sorella o dell'amica? Parlo soprattutto per i maschi. Io da piccolo, quando andavo a casa di una mia compagnuccia delle elementari, facevo accoppiare Big Jim e Barby con un gusto perverso non da poco! Ora vi linko un sito che ritrae la Barby in posizioni pornografiche , le foto sono fatte molto bene: LINK LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK martedì 14 dicembre 2004 - ore 22:37 CLIFF YABLONSKI HATE YOU ![]() Questo simpatico signore odia un sacco di gente, ma veramente molta, un bel giorno ha deciso di catalogare tutta la gente che gli capita di odiare, o che decide di odiare. In questo sito ci sono numerosissime foto delle numerosissime persone che odia con tanto di commento in ognuna, buon divertimento, probabilmente odierà anche voi LINK LEGGI I COMMENTI (11) - PERMALINK martedì 14 dicembre 2004 - ore 17:29 AVE! AVE! ALL'IPNOROSPO!! Vi ricordate l'ipnorospo di Futurama? Ora ha un sito tutto suo in cui vi renderà schiavi all'entrarci, AVE! AVE! All'Ipnorospo!! LINK LEGGI I COMMENTI (10) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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