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Lercio, 28 anni
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LEGGO IN MANIERA COMPULSIVA!
LIBRI CHE HO LETTO NEGLI ULTIMI TRE MESI:























HO VISTO


EL HOMBRE PERSEGUIDO POR UN OVNI, Juan Carlos Olaria (1976)

El Hombre Perseguido Por Un Ovni è un raro caso di genere fantastico nella cinematografia Spagnola. Girato con un budget ristretto da Juan Carlos Olaria, considerato attualmente in patria una sorta di Ed Wood nazionale proprio grazie a questo film, lascia trasparire l’enorme sforzo del regista per ovviare ai problemi produttivi. E’ chiaro, vedendo il film, che i fondi hanno costituito un limite invalicabile alla riuscita ottimale dell’opera. Le riprese furono travagliate, durarono dal 1972 al 1975, ma ancora più problematica fu la distribuzione, dato che il film vide la luce (o il buio dato che uscì nelle sale) soltanto nel 1977. Il soggetto è molto semplice e il titolo, che tradotto significa “L’uomo inseguito da un Ovni”, è sufficiente nel riassumere il tutto alla perfezione. Con qualche nudo più che altro suggerito abbiamo anche qualche accenno exploitation che insieme alle tematiche tenta di stupire senza esserne del tutto all’altezza. l’operazione, dal lato fantascientifico, è riconducibile ai B-Movie Americani tipici degli anni ì50, celebri per il loro sottotesto critico sulla guerra fredda. In questo caso non abbiamo nessun sottotesto o metafora da cogliere, spesso e volentieri non si può fare a meno di notare come il minutaggio sia tirato per le lunghe in alcuni punti che risultano statici e noiosi. A conferma di quest’ultima tesi, dopo un‘ora circa entrano in scena, e non in maniera secondaria, sequenze di repertorio di telegiornali e documentari che riguardano missioni spaziali o documentari sullo spazio. Immagini di repertorio vi sono anche durante i bizzarri titoli di apertura, i quali elencano i principali avvistamenti UFO del periodo, con i titoli che appaiono in caratteri stile psichedelico. Il protagonista, uno scrittore in crisi, è interpretato da Richard Kolin, già visto nel cast di film di genere Italiani quali Anche Gli Angeli Mangiano Fagioli e Gatti Rossi In Un Labirinto Di Vetro. Alberto Oliver, questo il nome dello scrittore, braccato saprà difendersi con i suddetti e prenderà a pugni gli alieni, i quali non sono altro che comparse con una maschera di stagnola in faccia e una tuta attillata color nero-grigio. Riuscirà anche a decapitare uno di loro con una roncola mettendo in mostra il sangue giallo di questo. Un collega dell’alieno decapitato non si farà intimorire dalla decapitazione e appiccicherà la testa mozzata sul proprio collo avendo così due teste al posto di una. Come avrete intuito il budget ristretto e gli anni che pesano sul film lo rendono ricco di comicità involontaria. La risata scappa in più punti per l’ingenuità di alcune soluzioni visive e escamotage per ovviare ad effetti speciali di difficile realizzazione. Il disco volante stesso, in pieno stile B-Movie oltreoceano, è di un argento vivo ed è graziosissimo quando insegue il nostro scrittore che fugge a piedi ricordando alla lontana la sequenza culto di Intrigo Internazionale. Film di difficile reperibilità fino a fine 2007, anno in cui per il trentesimo anniversario è uscita l’edizione DVD dell’opera restituendo visibilità a un anomalo caso cinematografico della Spagna anni ‘70.




LOS CRONOCRIMENES, Nacho Vigalondo (2007)

Vincitore dell’edizione 2007 del Science Plus Fiction Festival di Trieste, festival dedicato al cinema di Fantascienza, questa opera prima di un regista Spagnolo, Nacho Vigalondo, dimostra come con un piccolo budget a disposizione si riescano a confezionare opere di grande pregio e di ottima fattura. Come il titolo, che tradotto significa proprio quello che sembra: “i crono crimini”, anche il film particolare. Il tempo citsto nella prima parte del titolo è il fattore principale del film, il viaggiare in esso, con i suoi imprevisti e i suoi contrattempi è ciò che tratta il film, i crimini a cui si riferisce la seconda parte del film indica la disperazione e lo sforzo estremo da parte del protagonista per far ritornare tutto come prima di un accidentale viaggio nel tempo. In realtà l’accidentalità o meno sfuge come ogni certezza in questo lungometraggio, Uno dei pregi è proprio intavolare riflessioni profonde e machiavelliche riguardo all’ intreccio. Si firma una sorta di gioco di proiezioni, le quali ci vengono introdotte dai protagonisti stessi del film, ma venirne a capo non è semplice e l’errore o l’illusione si annidano dietro ogni angolo. Il tutto inizia quando Héctor seduto nel giardino di casa vede con il suo binocolo una fanciulla molt carina in mezzo al bosco, segue i movimenti di lei in maniera quasi Hitchcockiana, la vede ad un tratto nuda e decide di andare a vedere che succede, subito viene aggredito da un uomo mascherato che lo pugnala ad un braccio con una forbice. Fuggendo dall’aggressore finirà in un laboratorio in cui un giovane scienziato lo rinchiude in uan macchina del tempo e lo fa viaggiare. Uscito da essa non vien riconosciuto dallo stesso che lo ha messo nella macchina. In seguio col binocolo vedrà casa sua, sua moglie e se stesso. E’ una riflessione di se stesso dopo aver viaggiato nel tempo? Il fulcro del film è questo e non è affatto a semplice venire a capo con quello che accadrà in seguito. Héctor dovrà lottare per far prevalere il proprio io contro i suoi riflessi e lo spettatore dovrà lottare per seguire questa lotta. Avvincente nella narrazione e interpretato magistralmente da Karra Elejalde, il quale ruba letteralmente lo schermo in un gioco di ruoli riflessi resi al meglio con lievi ma estremamente funzionali sfumature caratteriali. Gli io del protagonista sono riflessi, l’animo speculare sebbene simile non è identico e l’attore riesce ad esprimerlo in maniera efficacissima.


NUOVO PUNK STORY, John Waters (1977)

Uno degli inizi più dissacranti della storia del cinema! Una signora dell’alta borghesia Americana è soffre di attacchi d’ansia e andiamo a conoscerla proprio mentre sta per avere un esaurimento nervoso. Rimprovera i suoi figli e il marito per nessun motivo e delirando riguardo alla morale e il bene comune, tutto ciò sotto gli occhi divertiti della sua domestica, una immensa donna di colore stile big mama . La ricca signora litiga col marito e lo ferisce rompendogli una bottiglia in testa, la cicciona nera colta in fragrante pochi attimi prima dal marito mentre rubava nella casa, approfitta della situazione uccide l’uomo poggiandogli il suo immenso culo sul volto. Morto soffocato ecco che le due donne si trovano con un cadavere in casa, decidono quindi per la fuga. Fuggendo tra i boschi sono alla ricerca di Mortville, rifugio di chi vuole scampare alla galera. Un poliziotto le intercetta ma in cambio che le due sopportino le sue depravazioni sessuali non le arresta, ma indica loro la direzione per giungere a destinazione. Questo è l’inizio di uno dei film più divertenti del regista undergroud più cult degli Stati Uniti, Mr John Waters, autentico istrione e critico feroce dei difetti del primo mondo: il primo mondo stesso. Mortville non è altro che l’altra faccia della società, non a caso i suoi abitanti sono rifiuti sociali che si nutrono di immondizia e creano loro stessi le proprie leggi. Una regina perversa e crudele, oltre che obesa, regna su Mortville, ma come in ogni società vi sono i ribelli. Il quadretto che mette in mostra il regista è una tavolozza apparentemente confusa di volgarità e costumi ridicoli, un dadaismo del grottesco caratterizzato da una popolazione prevalentemente femminile e lesbo. Con un narrare che ha del fiabesco il film spiazza e stupisce ad ogni ripresa grazie a seni, rapporti saffici e molta carne nuda in bella mostra. Indimenticabile la sequenza lesbo tra la cicciona di colore e la sua ex padrona, un ammasso di carne flaccida e nuda che si strofina sulla bianca signora per bene che urla inorridita. La microsocietà di Mortville vive al limite degli stenti e la ricca signora non riesce ad abituarsi alla bizzarria di quei luoghi non rendendosi conto che ormai ha perso tutto, ma non si rende nemmeno conto che la sua nevrosi sta migliorando vivendo nella più completa e istintiva libertà. Peccato che la grassa e sgraziata regina di le ricorderà i suoi vecchi gioghi sociali e la rimetteranno all’interno delle logiche del potere sociale. Unico film doppiato in Italiano di John Waters e suo sesto lungometraggio, se includiamo anche il mondo movie Mondo Trasho, è un’opera indimenticabile e ancor oggi stupefacente in quanto a volgarità e a situazioni al limite, basti pensare che i titoli di apertura affiancano la presentazione di un piatto con un coperta super lussuoso, peccato che la pietanza sia un topo morto. Desperate Living è il titolo originale, trasformato per il mercato Italiano in Nuovo Punk Story probabilmente per l’esplosione del fenomeno Punk in quegli anni (siamo nel ’77), e accompagnato assieme al motto “Mai penato di mangiare un topo?”


MY SWEET KILLER, Justin Dossetti (1999)

Il tutto si regge sulla più che buona prova di Kirk Harris che interpreta il disturbato Charlie Cavenaugh, nella sua caduta attraverso la spirale della follia. Charlie è un ragazzo che è finito in prigione per omicidio e in seguito è stato ricoverato in una clinica psichiatrica. Ci affacciamo sulla sua storia quando viene rilasciato dalla struttura sulla parola e lavora in una piccola fabbrica come operaio. Nel suo nuovo appartamento durante il sonno vede una bella ragazza che gli parla e lo tratta con dolcezza. La fanciulla è la ex inquilina che si è uccisa tempo addietro tagliandosi le vene nella vasca da bagno. Il dubbio che possa essere un fantasma e quindi che il film viri sull’horror non si pone mai ed è una scelta azzeccata, dato che la follia ha fin dall’inizio la sua escalation. Spaventato ma nello stesso tempo incuriosito si innamora della sua visione femminile e cerca di dormire il più possibile per riuscire ad entrare in contatto con lei attraverso il sogno. Seguito da uno psichiatra Charlie dimostra un peggioramento e le cose andranno veramente male quando pur di dormire ricadrà di sua volontà nella dipendenza da barbiturici e droga dal quale lo avevano tolto. Iniziando a drogarsi la sua sociopatia aumenterà e inutili saranno gli sforzi di un suo collega di lavoro, che tenterà di renderselo amico, tentando di abbattere il muro che il protagonista crea tra se stesso, il suo mondo onirico e la realtà. Schizofrenico e sociopatico uccise il padre dopo che lo vide ammazzare sua madre e sua sorella a coltellate, trauma che lo deviò ancor più.
Harris, man mano che il suo personaggio affonda nella follia muta lo sguardo da quello di una persona sofferente a quello torvo di uno psicopatico pronto ad uccidere, mantenendo però nelle movenze e nei gesti la sofferenza insita nella vita del protagonista, il quale si rende conto di essere malato e vuole solo fuggire nel sogno per stare bene.





LE DEPORTATE DELLA SEZIONE SPECIALE DELLE SS, Rino Di Silvestro (1976)

Dal titolo sembrerebbe un nazi-porno duro e crudo, in realtà siamo più vicini alle corde del WIP (Woman In Prison), non vi sono quasi torture, stupri, e del lager si vedono solo gli interni, i quali sono ricreati in maniera del tutto simile ad un carcere più che ad un campo di concentramento. Ecco quindi il ritorno dietro le sbarre del regista Rino Di Silvestro, armato di cinepresa come già tre anni prima, nel 1973, per il suo film d’esordio Diario Segreto Di Un Carcere Femminile. Girato con perizia si eleva ad un rango superiore rispetto ai suoi colleghi. Vi è un’attenzione particolare alla fotografia, in alcuni casi molto curata come nell’iniziale viaggio in treno delle protagoniste e l’arrivo alla stazione, il tutto girato in notturna e con un’atmosfera simil gotica negli esterni, circondati da nebbie e fumi che evocano mistero. Toni lividi e oscuri caratterizzano la fotografia anche all’interno del campo, in cui poche luci illuminano i volti statuari dei tedeschi e le insistenti nudità delle deportate. Il cast femminile annovera bellezze non da poco, tutte, come gli attori, volti noti del cinema bis Italiano, in particolare il folle capo del campo, interpretato suggestivamente dal noto John Steiner, Inglese dal volto asciutto e spigoloso, assiduo frequentatore del cinema di genere Italiano per ruoli che spaziano dal Western al Poliziesco all’Italiana. La storia ha un qualcosa di più sebbene rientri nei canoni classici del genere dato che fin dai primi momenti le fanciulle tentano di organizzare la fuga approfittando che una di esse in passato era un’acrobata. Vediamo quindi di nuovo prevalere le caratteristiche del sottogenere WIP, con sevizie sessuali da parte dei secondini, tutte donne, quindi sfociando classicamente nel lesbo e non tradendo il marchio di fabbrica. Nella versione uncut (non il dvd edizione Giapponese perché ha la censura col tondino fuori fuoco proprio là) si vedono alcune detenute a cui vengono rasati peli pubici e la telecamera segue l’operazione con dovizia di particolari stimolando la libido per non dire la smania di qualche eventuale spettatore sadico. Più vicino al nazi-porno è invece la deportata Tania Nobel, figura di donna a cui hanno ucciso il fidanzato perché sovversivo, la quale conquista il cuore del comandante, il quale tenta di corteggiarla in tutti i modi ottenendo però solamente il suo disprezzo. Tania, interpretata da Lina Polito, simboleggia la resistenza all’interno del film dando il tipico connotato della resistenza tipico dei film di questo genere.
Un film ibrido dunque questo Le Deportate Della Sezione Speciale Delle SS, sebbene facente parte di un filone per lo più alimentare, è girato con cura e le caratterizzazioni dei personaggi inducono a pensare ad un lavoro di scrittura non troppo frettoloso. Il finale lirico inoltre da un quel qualcosa in più.




TOKYO GORE POLICE, Yoshihiro Ishikawa (2008)

Tôkyô zankoku keisatsu, nel suo titolo originale, è un film Giapponese di Yoshihiro Nishimura, regista classe 1967 che si occupa principalmente di effetti speciali. Non a caso questo Tokyo Gore Police di effetti speciali ne annovera tantissimi, essendo un ultrasplatter. Simile ad opere straight to video conterranee quali Machine Girl o Meatball Machine ne è una spanna al di sopra grazie all’utilizzo di un budget più consistente e quindi una cura maggiore nel reparto FX, ma soprattutto ad una fantasia ed un estro impressionanti da parte del regista e degli sceneggiatori. Lo splatter è estremo, teste, arti, organi genitali volano mozzati in ogni direzione conditi da spruzzi di sangue ad alta pressione tipici della cinematografia del Sol Levante. La storia non è certo elaborata e vede un’ avvenente e timida quanto letale fanciulla, come membro di una polizia che ha subito delle modifiche. La privatizzazione ha infatti investito il corpo rendendolo economicamente autonomo ma non solo, la violenza è spropositata e le punizioni sono letali per ogni tipo di infrazione. Con la scusa di rendere le pene esemplari gli agenti massacrano piccoli o grandi criminali in maniera plateala per il piacere della telecamera e di chi ama il gore più estremo. Le idee assurde entrano in campo durante tutta la durata del film: memorabile il congegno Wii con cui una famiglia vittima delle malefatte di un criminale, può vendicarsi imbracciando delle spade e facendo a pezzi il criminale direttamente dal salotto di casa loro, godendo delle urla di dolore dell’inquisito. Questo è solo un assaggio della follia visiva a cui andiamo incontro e tutte le gesta della polizia sono commentate in tempo reale da una presentatrice con parrucca bionda anni ’50 che presenta divertita l’escalation di violenza di cui si rende protagonista l’organo incaricato di proteggere e servire il cittadino. Unico problema al crescente ed incontrastato potere e dominio della privatizzata polizia sono gli Engineers (letteralmente ingegneri, sembra quasi una presa in giro mirata), una sorta di criminali che inseriscono nei loro corpi una strana chiave organica che li rende spietati mutanti. Nel senso che una volta feriti o mutilati il loro corpo si rigenera sostituendo alla carne danneggiata una letale e fantasiosa arma biomeccanica. Non si può non notare la vicinanza in questo dettaglio al sopracitato Meatball Machine. La giovane protagonista Ruka, interpretata da Eihi Shiina, indimenticabile protagonista di Audition di Takashi Miike, inizia a rendersi conto del troppo e indiscriminato potere dei suoi colleghi proprio mentre diviene oggetto di continui attacchi da parte di un Engineer che sembra essere una sorta di leader di questa temutissima progenie. La Tokyo futuristica in cui è ambientato il film è stretta in una morsa di capitalismo estremo in cui la tv bombarda le persone con spot allucinanti come la pubblicità progresso contro l’harakiri (forma di suicidio della tradizione giapponese) con dovizia di particolari della pratica stessa. Mostri mutanti assurdi e abomini organici si succedono nella visione con organi sessuali maschili trasformati in cannoni letali, gambe femminili trasformate in fauci di coccodrillo e ciliegina sulla torta, l’animale domestico del capo della polizia: una donna priva di braccia e gambe che cammina sui moncherini rivestiti in latex nero, con il volto coperto da una maschera aderente sempre in latex che culmina in un tubo che le entra in bocca. Insomma una summa di fetish e bondage nello stile del fumetto Psychopathia Sexualis di Miguel Angel Martin. Sceneggiatura debole, ma l’ estremamente fantasia e il weirdo che si respira dall’inizio alla fine rendono il film sorprendente per inventiva, se poi amate lo splatter Tokyo Gore Police diventa del tutto imperdibile.
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TARKAN VIKING KANI, Mehmet Aslan (1971)

La Turchia annovera una quantità di film non indifferente, spesso lontani dai nostri gusti risultando il più delle volte risibili ad un pubblico di vedute ristrette. Certo che quando in film come quello in questione, oltre al fascino “esotico”, i produttori mettono troppa carne al fuoco non tenendo conto del budget ridotto, si scade inesorabilmente nel ridicolo involontario. Questo Tarkan Viking Kani ha un’ottima sceneggiatura e la storia intrattiene dal’inizio alla fine. Il protagonista è Tarkan, lo ritroveremo in due seguiti (Tarkan: Altin madalyon del 1972 e Tarkan güçlü kahraman del 1973) girati sempre dallo stesso regista, Mehmet Aslan, nelle vesti di un turco nerboruto e abile con la spada in compagnia di due lupi che lo seguono ovunque. L’incipit di questo film si situa durante l’invasione Vichinga dei confini Turchi, questi Barbari venuti dal nord sono spietati e mettono a ferro e fuoco tutto quello che trovano. Un bel giorno rapiscono la figlia di Attila e fanno l’errore di ammazzare uno dei lupi di Tarkan suscitando la sua ira e la sete di vendetta. Il titolo del film tradotto significa infatti “Tarkan e il sangue dei Vichinghi”. Sangue chiama sangue e in pieno stile occhio per occhio la caccia inizia tra belle fanciulle, duelli all’ultimo sangue e scene cruente che sfociano nel gore. I problemi di questo lungometraggio, come accennavo prima, riguardano la mancanza di un budget sufficiente, ma non solo. Le recitazioni sono terribili e spesso risultano ridicole. Il maestro d’armi non ha di certo fatto un buon lavoro dato che scudi, spade e frecce sono di cartone colorato di argento o legno. Il rumore di lance e frecce scagliate è riprodotto con il sibilo umano (o per lo meno sembra così) e davvero non si riescono a trattenere le risate. Le battaglie per qualche ignota e orrida ragione sono velocizzate alla moviola creando un effetto comico tipo film anni 30’, per non parlare del protagonista che salta mura alte otto metri con un singolo balzo in maniera totalmente innaturale. I due lupi del nostro eroe quando abbaiano sono doppiati, se già la cosa suscita il riso, riderete di gusto al rendervi conto che sono doppiati fuori sincro in una maniera scandalosa. In Tarkan Viking Kani c’è anche spazio per un tocco horror, infatti i cattivi di turno danno i loro nemici in pasto a un piovrone gigante che spunta lentamente dagli abissi. Quest’ultimo è un telo di gomma cucito a forma di piovra con degli occhioni disegnati alla meglio. Non un effetto speciale totalmente da buttare c’è da dire, ma quando si muove casca il palco. Qualche seno nudo qua e la lo si vede e i massacri oltre a mostrare carne di immacolate fanciulle sono di una violenza inaudita, infilzano bambini, ammazzano donne mentre le stuprano, il tutto con le loro spadine di cartone. Il film non esula da battute che dimostrano un certo orgoglio di patria, memorabile la sequenza in cui Tarkan si prepara ad una traversata via mare con una barchetta da gita al lago e dei tizi gli dicono “ Ci avevano detto che i Turchi erano coraggiosi, ma non che fossero matti!”. Il film è cosparso di esclamazioni a sfondo umoristico che risultano agghiaccianti ma seguire il nostro eroe è tutto sommato divertente non solo per i momenti risibili, d’altra parte a livello di sceneggiatura non ha nulla a che invidiare a film come Conan Il Barbaro con l’attuale presidente della California.
I PRIMI DIECI MINUTI DEL FILM, SU YOUTUBE LO TROVATE TUTTO IN PARTI DA 10 MINUTI


SEUL CONTRE TOUS, Gaspar Noe’ (1998)

1980. Parigi. C’è la crisi, le persone vengono licenziate. La vita del macellaio, interpretato da uno splendido Philippe Nahon, attore Francese con la A maiuscola, percorre un sentiero di tristezza e di fallimenti ritrovandosi disoccupato, senza amici e con una figlia abbandonata in un istituto. L’ambientazione di una Parigi all’alba degli anni ’80 è resa livida e inerte da una fotografia statica, da sfondi urbani fisicamente attraversati da quest’uomo in pena di cui mai veniamo a sapere il nome, se non il lavoro che sa fare e che una volta esercitava nella sua piccola bottega di macellaio.
La violenza e la rabbia che crescono in lui vanno a cercare valvole di sfogo in ogni cosa gli capiti a tiro, l’odio che prova ci viene raccontato attraverso i suoi pensieri che circolano a flusso continuo nella sua mente umiliata da un fato che non vuole accettare. Programma la sua vendetta in modo confuso ed elabora le sue ragioni e il senso della vita, il non senso di questa esistenza che lui subisce e a cui vuole ribellarsi. Il mondo è cinico, tutto è venale e si basa su rapporti di convenienza. Non vi è amore, non vi è amicizia se non incanalati in maniera finalizzata alla continuazione del tram tram sociale. A suo modo è un sovversivo, sembra estremizzare riflessioni verso l’autodistruzione, la negazione di ogni speranza umana in maniera consapevole, sprezzante. Il macellaio mostra tutto se stesso a se stesso, ascoltiamo ogni sua riflessione in maniera quasi ossessiva e priva di censure. Quando entrerà in un cinema porno lui penserà alla miseria umana e l’inquadratura si soffermerà a lungo sullo schermo in cui viene proiettato un film a luci rosse. Le scene hard le vediamo in primo piano e la cosa spiazza, ma ci rendiamo conto che sebbene atipiche per un film non pornografico non hanno la forza sovversiva pari alle parole e riflessioni del protagonista. Il finale è allucinante e dolce nello stesso tempo e turberà la sensibilità di molti. Il regista Gaspar Noé, diventerà noto al pubblico Italiano quattro anni dopo per il suo Irréversible, interpretato dalla coppia (anche nella vita reale) Vincent Cassel e Monica Bellucci, in cui quest’ultima sarà vittima di uno stupro anale di svariati minuti suscitando le lamentele dello stesso marito e solleticando vari mezzi mediatici. Stupefacente questo Seul Contre Tous e di fattura elegante come è tipico del regista, che riesce ad essere disturbante insinuandosi con delicatezza a toccare la nostra presunta moralità turbando anche gli animi meno sensibili.
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P2 IL LIVELLO DEL TERRORE, Franck Khalfoun (2007)

Alexandre Aja e Grégory Levasseur scrivono la sceneggiatura di questo thriller-horror claustrofobico e lo affindano alla regia dell’inesperto Franck Khalfoun. Il duo alla sceneggiatura non è certo sconosciuto, il primo ha diretto Alta Tensione, film simbolo della nouvelle vague iperviolenta Francese degli ultimo anni e recentemente film quali il remake de Le Colline Hanno Gli Occhi o il bistrattato Mirrors, anch’esso un remake. Levasseur collabora da sempre con Aja alla scrittura dei suoi film. Il problema di P2 è che il regista non sfrutta appieno le potenzialità dello script. Affidare un trattamento che si svolge interamente nel parcheggio interrato di un grattacielo di New York a una persona inesperta si è rivelato un grande errore. La narrazione è troppo frammentaria a mette a repentaglio il senso di claustrofobia, come non sono indovinati gli attori, soprattutto lo psicopatico di turno che è interpretato da un per nulla convincete Wes Bentley. La vittima di turno, Rachel Nichols, invece per lo meno mette in mostra belle forme durante tutta la durata. In pieno stile Aja - Levasseur lo splatter, in quei rari momenti in cui è presente, ha una carica esplosiva molto forte e ci viene mostrato tutto nel dettaglio. Un’occasione sprecata per un film che poteva essere molto di più. La sequenza del pazzo che balla imitando Elvis Presley sulle note di un classico del Re è molto bella e stona con tutto il resto. Peccato, un film da una serata post-pizza e nulla più.



THE HATCHET, Adam Green, 2007

Se bazzicate un po’ la cultura popolare Statunitense saprete senz’altro cos’è il Mardi Gras, o meglio cos’è diventato attraverso gli anni. Ok, traducendolo si capisce subito che è il nostro Martedì Grasso ma molti, leggendo queste due parole, immagineranno un paio di tette mostrate da fanciulle urlanti, adornate da collane di variopinta bigiotteria e alcool a fiumi tra uomini e donne che festeggiano e delirano. Il Mardi Gras è la festa casinara per eccellenza e si svolge nell’estremo sud Degli Stati Uniti, dove leggenda, mito e il voodoo hanno un posto d’onore: New Orleans.
Ecco quindi che il regista Adam Green ci trasporta nella sua sceneggiatura che prende vita nel bel mezzo dei festeggiamenti poco lontano dal Mississippi. Ci infila tra un gruppo di studenti mezzi ubriachi e ci mostra frettolosamente come uno di loro non si diverta. Perché? Ma per la ragione più classica del mondo! Soffre di mal d’amore essendo stato recentemente lasciato dalla fidanzatina che ha preferito farsi, diciamo, coccolare da altri.
Il ragazzo triste vuole andare a vedere la famosa palude stregata, argomento di cui ha sentito parlare, e tra vari tira e molla un amico del gruppo lo assisterà in questa escursione macabra. La guida è un cinese con una camicia a fioroni che si inventa palle immense riguardo la palude. I due andranno in gita con due avvenenti fanciulle accompagnate da un regista (probabilmente di film porno), con una ragazza misteriosa e con una coppia di over cinquanta piccoli, tozzi e noiosissimi.
Dopo un viaggio in uno sgangherato ex scuolabus giallo, arrivati alla palude, si imbarcano in un battello e dopo poco, anzi, dopo aver sentito la leggenda di un essere deforme, “The Hatchet” appunto, che massacra chiunque si addentri nella sua dimora, restano bloccati. Non possono proseguire perché la barca è rotta e come se non bastasse sta affondando.
Indovinate un po’? Hatchet se ne esce dalla sua casa, si è proprio nella palude, e inizia a sterminare chiunque gli capiti a tiro. Splatter estremo in chiave umoristica che non può che ricordare il Peter Jackson dei tempi andati, di Brain Dead però, quello con gli effetti speciali degni di nota. La giostra del massacro ci culla e ci fa fare grosse risate accompagnato dall’umorismo cameratesco dei più giovani del gruppo. Spegnete il cervello, armatevi di birre e godetevi questa demente festa di sangue!




VERO COME LA FINZIONE, Marc Forster, 2006

Il personaggio di questa storia è un uomo metodico, un ragioniere che lavora per l’Ufficio Imposte di Stato. La sua esistenza è dettata dal suo orologio, col quale organizza ogni istante della sua giornata in maniera maniacale avendo sotto controllo ogni fase della sua non vita. La voce narrante introduce il personaggio nella sua eccentricità, ma un mercoledì Harold Crick, interpretato da un ottimo Will Ferrel, inizia anch’egli a sentire la voce narrante. Il film prende dopo pochi minuti un piglio meta cinematografico, ma va oltre e il nostro protagonista si vedrà protagonista di una storia scritta da un’altra persona, il suo personaggio ha scoperto di avere un autore. Un giorno sente i pensieri dell’autrice (la voce è quella di una donna) riguardo alla sua morte d inizia a preoccuparsi. Specularmente vediamo la vita della scrittrice, la quale ha un blocco e non riesce a finire il romanzo di cui Harold è protagonista. La nevrosi della donna sembra ripercuotersi sulle ansie di consapevolezza del protagonista, il quale si rivolge a un docente di letteratura per capire meglio la sua situazione. La vita, i dolori e anche l’amore del giovane protagonista sbocciano proprio quando si rende conto di avere una volontà derivata, di non essere padrone del proprio destino. L’autrice è vicina all’esaurimento nervoso e il suo editore le affianca un’ assistente che ha il compito di tenerla in riga affinché completi il manoscritto. I due personaggi, creatrice e creatura, diventano speculari e una delle chiavi di letture è senz’altro quella psicologica se ci si ferma al comportamentismo dei due e non si analizza il bizzarro fenomeno a cui assistiamo. Harold Crick e la sua storia ricordano molto Kafka per quanto riguarda la sua vita d’ufficio (Il Processo) e una mela verde che avrà un’ importante funzione nella storia (La Metamorfosi). Il film ah una gran carica emozionale, diverte, commuove, spaventa, la sospensione tra due realtà che non sono parallele, ma il prodotto una dell’altra, non può che spiazzare e trasferire le nostre emozioni e reazioni su un piano che ci è nuovo. Il personaggio governato dalla macchina da scrivere arriva a desiderare e vivere una sorta di libertà maggiore di quella della sua creatrice, la quale si sente imprigionata in se stessa.


DENTI, Mitchell Lichtenstein (2007)

Terrore ancestrale di ogni uomo e simbolo dell’anti-vita per eccellenza la vagina dentata ha origini mitologiche. In moltissime culture viene raffigurata con significati magici e di conseguenza riscontrabili nella psicologia sociale. Il vincere la vagina dentata, la sua minaccia, rappresenta lo sconfiggere il blocco dell’umanità, il diventare adulti. Madre di tutto se smettesse di svolgere la sua funzionalità principale, l’uomo cesserebbe di esistere. Il film è tutt’altro che demenziale sebbene la locandina faccia pensare in questo senso, al contrario la comicità diventa cinismo e l’umorismo si avvicina ad uno humour nero, plumbeo. La nostra protagonista Dawn (il nome rappresenta forse una nuovo destino per l’umanità?), interpretata molto bene in tutte le sfumature adolescenziali da Jess Weixler, oltre ad avere questo bizzarro inconveniente tra le cosce, fa parte di un associazione integralista cattolica che sponsorizza il conservare a tutti i costi la verginità fino al matrimonio. Queste associazioni andarono pure di moda verso la metà degli anni ’90 negli States. Interessante come in questo caso sia a capo di uno di questo gruppi una persona che conserva la verginità per dei motivi più pratici che filosofico-religiosi. Si sa la carne è debole e quando Dawn avrà il suo primo rapporto sessuale, in maniera forzata e tutt’altro che naturale, la sua vagina troncherà di netto “l’intruso”. Non è certo un film splatter e a parte qualche moncherino di pene maschile non si vede un granché (scordatevi fin dall’inizio di vedere la vagina dentata) . La presa di coscienza del suo difetto rapportato al sesso sarà travagliata e simbolicamente rappresenta il suo passaggio dall’età adolescenziale all’età adulta. Quando trancerà quattro dita a un ginecologo inizierà davvero a rendersi conto delle sue “potenzialità” . Denti è il primo film di Mitchell Lichtenstein, regista di prodotti per la tv che si accinge ad oltre cinquant’anni a girare un film bizzarro che da un lato diverte e da un lato prende alla sprovvista. Il regista caratterizza bene i suoi personaggi e il fatto che la struttura e le musiche facciano spesso pensare ad una favola che da lontano ricorda un certo stile alla Tim Burton, prende in contropiede nei momenti cardinali del film. Fabula anche per la critica molto velata che racchiude l’opera, sia all’integralismo cattolico che al voler fare sesso a tutti i costi, alla disgregazione famigliare, rappresentata dal fratello della protagonista, interpretato dall’androgino, ma qui nella parte di un bullo violento, John Hensley, star di Nip/Tuck.
Non si può non notare la centrale nucleare che si staglia due passi dal paese in cui la nostra protagonista vive, c’è quindi anche un’ avvisaglia tutt’altro che velata sull’inquinamento, rappresentata solo visivamente perché non vuole essere la sola. Il fascino del film è anche nel non rendere chiaro il motivo, ossia il seminare l’opera di molti indizi sulle cause del fenomeno facendoci continuamente porre l’interrogativo e rendendo la visione tutt’altro che rilassata. Denti è un film affascinante e fuorviante. Da vedere col cervello collegato.



THE BUSINESS, Nick Love, 2005

Dall’Inghilterra una storia di gangster ambientata negli anni ’80 sulla costa Spagnola dell’ Andalusia. In effetti già la location di suo sa di retrò e un accurata ricostruzione del periodo, compresi i pantaloni a vita alta e le infinite permanenti delle donne, ci catapultano nella metà del decennio più odiato-amato degli ultimi cinquant’anni. Il nostro protagonista lo troviamo nel sud di Londra ed è il giovane e debosciato Frankie, impersonato da Danny Dyer già interprete principale, sempre sotto la regia Nick Love, del precedente Football Factory. Frankie ha un padre mezzo delinquente e una madre che prende botte a seconda dell’umore del marito, un giorno tira fuori i suddetti e prende a sprangate il genitore violento. Cambiare aria per un po’ non è una brutta idea e una conoscenza gli propone di portare una misteriosa borsa in Andalusia in cambio di un compenso. Il ragazzo accetta. Arrivato in Spagna consegna al borsa ad un Inglese denominato “Il Playboy”, tal Charlie, fuggito da Londra dopo una rapina andata storta col suo socio Sammy Brooks e il resto della banda. Charlie fa la bella vita, sempre al sole, circondato da droga, belle donne e belle macchine. Prende subito in simpatia il giovane e timido Frankie e lo tiene sotto la sua ala protettiva facendolo entrare poco a poco nella sua gang. Un po’ come Tony Montana di Scarface, ma senza diventare il boss dei boss, il nostro giovane protagonista inizia a divertirsi vivendo nell’illegalità e ingranando sempre più col nuovo lavoro, scoprirà giorno per giorno i piaceri della malavita, con gli inganni e i dolori di essa. L’ascesa sarà repentina e il regista ci piazza di sottofondo hit dell’epoca nei momenti cool del film, sono avvisati quelli che odiano la musica anni ’80! In questo film, ma anche nel suo film precedente,, Nick Love sembra sentire vicina la provenienza dei suoi personaggi, vengono dai bassifondi e hanno inoculata una mentalità tipica dei futuri delinquenti, una sorta di arrivismo che è pronto a tutto, dove la gratificazione si contempla nell’avere tutti i vizi che si vogliano a disposizione nell’essere rispettati. Il protagonista di questo film appare timido, dice lui stesso che il mondo della criminalità non fa per lui, ma poi si troverà a proprio agio nel fare lo sbruffone coi soldi e il potere. Frankie uscirà dalla merda in cui viveva al sud di Londra per salire in Paradiso in Spagna e sprofondare nuovamente nella merda. Il finale è in pieno stile Nick Love. Vedere altre sue opere per credere! Un overdose di eighties style per un film avvincente e dalla narrazione anfetaminica, coinvolgente al punto da far dimenticare l’inizio quando si è solo a metà visione.


STO ASCOLTANDO




L’ispettore Carlaghan che legge i miei diritti

KILLING MI SOFTLI BIBISSO

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I miei avvocati, il Paggetto e Kabura, che discutono sulle ARINGHE!

"balla vecchia spugna balla!"

DEEJAY ESTATE 1990

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IL MIO IDOLO SOTTO FORMA DI PRESENTATORE TELEVISIVO
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LUI, COLUI CHE HA SEMPRE RAGIONE, COLUI CHE SA, COLUI CHE AGISCE, L’ARTISTA PER ECCELLENZA!:
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Un vecchio che entra in un bar: "Un cafè coreto graspa", "ansi no, fame na graspa coreta cafè"

Delli che mi parla

PONTE PONTE MOLINO che ha declassato bruscamente PONTE PONTE CORVO


TIZIANO FERRO in "Sere nere", un artista con la A maiuscola


ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...

Fare quello che avrei voglia di fare

Il caos, instabilità, irrequietezza, estro, tutto ai livello massimi che implicano equilibrio


Un coltello a scatto

Una gang

Un treo

Giocare coi cubi di legno

Compiere crudeltà




STO STUDIANDO...

film, corsi post laurea, emarginati sociali e cose carine così

--------------------------------
-Cinema
-Musica
-Perversioni
-Trucchetti
-Ricette


OGGI IL MIO UMORE E'...

ALTALENANTE con picchi di
PERICOLOSITA’ SOCIALE



Una rissa non è una rissa se non c’è Dallas!











ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata




Cliccate


Cliccate sul piccolo Susho






GUARDA BENE FRATELLINO, GUARDA BENE

LECCA BENE FRATELLINO, LECCA BENE (artwork by Suzi9mm)


SIAMO DIVENTATI CINESI(da sinistra Jek-Dyb, non mi ricordo come si chiama, Lercio)
jpeg su memoria rigida, cm 180x290




----------------------------------------



"La mia città si rivela qui sulle strade. Nuda diventa viva. Le sue strade cantano melodie carezzevoli quanto il suono di un vetro rotto. Una musica interiore che riflette al tempo stesso tenerezza e terrore!"







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mercoledì 20 ottobre 2004 - ore 01:28


VISITATORE 2000
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Visto che ci avviciniamo al VISITATORE n° 2000, ossia il duemillesimo, ossia alla duemillesima cliccata verso questi lidi, ossia alla duemillesima lettura del più e del meno, annuncio SOLENNEMENTE che il PREMIO sarà niente meno e niente più che un 'indovenosa di OKI gentilmente fornitami dal fronte liberazione castori, detto anche F.L.C.


Vi chiederete il senso questo logo, beh ve lo dico io: non c'entra nulla, un po' di senso può avercelo il numero 2000 ma il resto no.






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mercoledì 20 ottobre 2004 - ore 01:15


L'albero rosso e la mela verde
(categoria: " Riflessioni ")


Un pregio di riuscire ad avere una buona pertura mentale non è dovuto a con quanta potenza vi viene abbassata un'ascia o scure diritta in mezzo alla fronte, no, potete conservare chiusa la calotta cranica, ma facendo funzionare i propri pensieri come se fossero dei moscerini infestanti e farli andare un po' dappertutto, a vedere cosa si nasconde dietro le apparenze ecc.... ecc....




La maggior parte della gente, purtroppo, ha un'apertura mentale pari ad una fessura di un infisso in alluminio. Molte persone non pensano, oppure pensano quello che gli si dice di pensare in una maniera talmente ottusa che tentare di intraprendere un dialogo è praticamente impossibile! Non sto parlando di leghisti o naziskin, quelli il cervello non l'hanno proprio, al posto della materia grigia hanno un mucchietto di merda acida che non è buona nemmeno per concimare. Non sto parlando nemmeno di persone ignoranti, questo vorrei sia chiaro, ci sono persone ignoranti (nel vero senso della parola, che non hanno studiato più di tanto ecc..) molto più aperte mentalmente di persone che hanno studiato molto, questo è vero, potete sperimentarlo nella vita di tutti i giorni.






Tutto ciò per ricordare a tutti che tante cazzate non succederebbero se ci fossero meno sciocchi/e, gente che vive nel paese delle nuvele colorate. Dietro ad ogni cosa ce ne sono altre, fatti di cronaca in primis.


ORA PASSIAMO AD ARGOMENTI DEMENZIALI:

Ebbene si Altrove, il nostro eroe, è resuscitato. In realtà non era nemmeno mai morto, un caso di "morte apparente" lo aveva colpito prendendo due piccioni con una fava: la libertà e la rinascita in una nuova identità. In linea con il credo Indù, Altrove decise di reincarnarsi in un altra persona, si ripulì dalla diarrea ed uscì dalla fogna proprio nel Gange. Era in una fogna perchè i "cadaveri", nel carcere Calcuttiano in cui Altrove era rinchiuso, li gettano nelle fogne al loro lercio destino. Altrove nuotava affannosamente per il Gange sfidando virus conosciuti e non, finchè, vedendo un' imbarcazione taxi si lanciò in una nuotata furiosa verso essa, afferrò il "pilota" per il collo e lo affogò con le ultime forze rimastogli. Ora era su una barca taxi, il padrone della barca orami morto aveva lasciato la dicumentazione e udite udite, era il padre di figliodiputtana Jimmy, il bambino traditore, colui che ha sempre in mano il pupazzo di Ciak il castoro! Una nuova vita si profilava per Altrove, e proprio in quel momento decise di recarsi altrove.



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martedì 19 ottobre 2004 - ore 20:05


Andy Warhol vs Ciak
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Me l'aveva postata Turkish qualche giorno fa, merita una maggior attenzione, Andy Warhol ne sarebbe inorridito o contento, farebbe un altro "Chelsea girls" in suo tributo, oppure non farebbe un "Chelsea girls" fottendo alla nascita il "Big brother ", quello Olandese, il primo, e di conseguenza fottendo quello Italiano. Tutto ciò è molto strano.

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martedì 19 ottobre 2004 - ore 13:20


HO LA SOLUZIONE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Le piazze del centro di Padova vengono imbrattate da giovincelli che gettano a terra il loro bicchiere in plastica ed affini. Il suolo si scontra centinaia di volte con questi rifiuti e a fine serata / inizio nottata il lastricato della piazza è tutto sporco e pieno di rifiuti solidi. Per trovare i rifiuti liquidi bisogna spingersi negli ancgolini della Piazza ma soprattutto nel Ghetto, dove la percentuale enoteca X persona è parecchio alta, lì dove le vie sono strette, ed il buio è amico, molti fanciulli svuotano le loro vesciche piene di spritz, birre o vini filtrati. Per risolvere il problemi dalla pipì, basterebbe mettere dei wc chimici (quelli a misura d'uomo in plastica) in Piazza, ne basterebbero 2 o anche tre, non dico di lasciarli là sempre, ma visto che per pulire la piazza arrivano vari camioncini dell'APS (società che come slogan dovrebbe prendere esempio da alcuni ristoranti veneti sulla quale insegna c'è scritto "se magna ben"!), una volta ne ho contati ben cinque! Loro potrebbero portarsi via i wc biologici...
Per lo sporco lasciato al suolo in Piazza proporrei dei cestini in carta, ma non uno o due, come già ci sono, magari una decina, poi gli possono tirare su quelli dei furgoni, sempre se non è troppa fatica scendere dai mezzi.
L'APS ne ha fatte di tutti i colori, memorabile era il periodo, per fortuna breve, quando in centro si depositavano i rifiuti fuori casa (e anche bar) e la notte passavano i laboriosi furgoncini a risquoterli...I topi in quel periodo erano felici, facevano feste notturne e la fame era solo un lontano ricordo, tanto che molti topi delle zone limitrofe chiesero asilo politico.
Un' altra soluzione sarebbe l'istituzione della capra, ossia liberare 4 o 5 capre per la piazza e loro mangerebbero tutti i rifiuti e la gente potrebbe anche accarezzarle ogni tanto. La cosa comica è che sembra più fattibile il discorso di istituire della capre che quello di mettere dei cestini in carta o dei cessi chimici non fissi.....Misteri....Ma si sa gli interessi sono molti e negli ambiti più impensabili, staremo a vedere quello che succede...










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lunedì 18 ottobre 2004 - ore 21:02


Una foto di Jimmy
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ecco una foto del traditore figlio di puttana Jimmy:


Un bambino ciccione di merda che merita di essere preso in giro dai suoi coetanei, e non, fino a spingerlo ad un suicidio umiliante e doloroso..

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lunedì 18 ottobre 2004 - ore 13:26


LE MELE VERDI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quando si fissa a lungo un determinato oggetto, pare dopo un po' ci si stufi, e si rivolge lo sguardo altrove. La parola "altrove" racchiude il significato, il senso, dell'esistenza.
Questa è la storia del capitano Altrove, forgiatosi nella Scuola Capitani di Calcutta, sita, indovinate un po', a Calcutta, nota città Indiana situata in India. La città dove sorge la Scuola è famosa anche per un bambino di nome Jimmi. Altrove beveva l'acqua del Gange, e allenava i suoi anticorpi nel combattere contro i vari virus contenuti nell'acqua sacra, da qui il detto "La religione è una malattia". Gli anticorpi di Altrove combattevano sfide all'ultimo globulo con varie armi, dall'arma bianca all'arma da fuoco corta, passando per vere e proprie mitragliette, ma non la Scorpio, usata dai Carabinieri e che spara a caso, ma l'Uzi, un buon gingillo anche abbastanza preciso. Altrove, ogni sera, accendeva un lumino e lo lasciava andare alla deriva per il Gange, e con una piccola barchetta faceva una rematina per conciliare il sonno e per scegliere i nemici con cui combattere la bevuta seguente. Uno degli obiettivi del corso era quello di diventare abilissimi nel governare il "Pedalò", un piccolo veliero a pedali senza vele. Altrove, ormai il primo della classe, fu arrestato , un bel giorno, per un errore di valutazione giudiziario. Compiva una traversata col pedalò, si trovava vicino alla riva del Gange opposta rispetto alla scuola e ad un certo punto il meccanismo pale-pedali si bloccò di colpo. Altrove prese molta paura, ma utilizzando il braccio mozzato di un bambino, che gli aveva regalato l'insegnante di odontoiatria, disincastrò le pale dall'oggetto che le bloccava. Venne subito a galla una carogna di una mucca, e in India le mucche sono sacre. Altrove fu accusato di aver investito una vacca sacra, a nulla valsero le difese dell'avvocato, il quale sosteneva che le vacche non sono Gesù e non camminano sull'acqua. Altrove fu condannato a 3 anni di carcere, all'avvocato , per aver perso la causa gli fu regalato un litro di acqua sacra (del Gange) e in quel momento, proprio in quel momento Altrove capì che l'avvocato era corrotto da Jimmi, che lo aveva tradito. Altrove andò in carcere dove morì di diarrea lasciva...Resusciterà? Chi lo sa!
MORALE: non pedalate se non è sicuro farlo.







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domenica 17 ottobre 2004 - ore 00:22


L'AUTOBUS
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi ho preso l'autobus, mezzo della società ACAP, sono arancioni e non guardano in faccia a nessuno. Non ne ho preso solo uno, ma due, diversi, uno per l'andata ed uno per il ritorno. Ho fatto il biglietto, l'ho obliterato (ma si scriverà così?) sia all'andata che al ritorno, ho speso il prezzo di un biglietto moltiplicato per due, dato che non ho dato sfogo ai miei propositi nel tempo di durata di un singolo ticket (è si sono internazionale come un volo di linea in business class). Gli autobus arancioni non passano mai, il servizio fa abbastanza cacare soprattutto per il prezzo piuttosto elevato e poi corrono come pazzi. Questi mezzi dal colore arancione hanno il cambio automatico se no gli autisti avrebbero tutti la patologia detta anche "tunnel carpale", appassionati della pesca non diventate autisti perchè con le carpe non c'entra nulla. Se invece siete appassionati del gioco d'azzardo diventati autistici come il buon Hoffman insegna in un noto film che ricorda un uomo fatto d'acqua. Se vi piacciono le droghe non giocate d'azzardo perchè non sto parlando dell'Hoffman che inventò, o meglio scoprì per sbaglio, l'LSD. Se dovete fare la spesa non drogatevi perchè l'LSD non è un discount.
L'autobus oggi sfrecciava così velocemente che ha reso inutile il mio viaggio, perche? Ve lo dico io: dovevo recarmi a prendere una rivista in una determinata edicola vicino la quale ferma l'autobus, quello da cui mi accingevo a scendere è passato così velocemente davanti all'edicola che con lo spostamento d'aria i giornali, le riviste,tra cui Grazia, Gente, Tutto, Le ore, Tv sorrisi e canzoni, Il Vernacoliere, Cucina oggi, Armi e tiro, Ciak (non quello), Torso, Playboy, Playmen, Private, Lettere private, Novella 2000, Eva 3000, Quattroruote, Auto, l'Espresso, Panorama, Topolino, la Settimana Enigmistica e altri sono tutti volati via a centinaia di metri dal chiosco, sono passate alcune ore ed il materiale cartaceo sta ancora planando verso terra, un po' come le polverì alzate da un meteorite che colpisce la crosta terrestre.
Un vecchietto in bus, senza rendersene conto, mi ha insegnato un uso alternativo del biglietto dell'autobus: essendo abbastanza rigido va benissimo per curare l'igiene dentale quando magari si viaggia nei mezzi pubblici e si dimentica il filo interdentale a casa. Comunque il regista G. Salvatores non c'entra nulla.
Morale: chi la fa l'aspetti.

















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sabato 16 ottobre 2004 - ore 03:41


Stasera
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Stasera mi sono scoperto un imbattibile campione di Ping Pong (lo scrivo maiuscolo perchè essendo uno sport in cui sono campione ci porto rispetto), sarà stato il fatto che Jek aveva una felpa fuxia o non so cosa ma ero imbattibile!! A calcetto non ne parliamo, neanche da dire, ho vinto 187 partite di seguito, direte "Mica un cazzo da fare?" Ebbene conversavo e facevo i cazzi miei vincendo/vincente.
Sir Pillitteri ha gli attacchi di panico, gli ho consigliato come risolverli, ci sono pasato anch'io.
Ho visto un gruppo abbastanza pesimo, alla P.O.C gli fa una sega, va beh, questo è ovvio però non ho altri confronti da fare...

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venerdì 15 ottobre 2004 - ore 14:09



(categoria: " Vita Quotidiana ")


JEK, quand'è che io e te a due cesse che ci ronzavano attorno un pomeriggio abbiamo detto all'unisono: "NOI NON POSSIAMO AMARE" ahahahahahahaha che ridere, ti ricordi chi erano???

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venerdì 15 ottobre 2004 - ore 13:57


"Riki- oh" aka "Story of Ricky"
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Per chi volesse saperne di più sul film, vi posto una recensione che scrissi tempo fa.



STORY OF RICKY 1991
Trama: Un giovane esperto di arti marziali viene rinchiuso in carcere per omicidio, deve scontare una condanna di dieci anni per avere ucciso un boss mafioso, si scoprirà durante il film che stava vendicando la sua ragazza assassinata dal boss. Ricky si ritrova in una prigione infernale, dove i soprusi sui più deboli sono all’ordine del giorno e i detenuti più forti sono al servizio del direttore, un criminale implicato in loschi affari. L’arrivo di Ricky porterà una ventata di aria nuova…
Questo è un film che si discosta molto dai canoni del film tradizionale, ha l’energia di una bomba incendiaria e si lascia vedere tutto d’un fiato, coinvolgendo lo spettatore dall’inizio alla fine come se fosse il protagonista di un videogame emozionante. I personaggi e la vicenda di“Story of Ricky” sono tratti da “Riki-oh”, un fumetto di Tetsuya saruwatary e Takajo Masuhiko, gli attori sono pressoché identici a quelli del manga, quest’ultimo risulta ancora più eccessivo e splatter del film, anche se è difficile da credere! Ricky è un campione di kung fu, un arte marziale sviluppata dal nostro beniamino oltre i limiti della fisicità, che a mani nude spappola nemici, sfonda pareti d’acciaio e resiste a scariche elettriche con una forza fisica fuori dal comune; reca nel petto cinque ferite da arma da fuoco con tanto di proiettili mai estratti, quasi a dirci che nemmeno le armi possono fermarlo. La struttura del film richiama i videogiochi picchiaduro della passata generazione, quelli bidimensionali, in cui sfidando e sconfiggendo nemici sempre più forti si arriva alla fine, allo scontro con il più forte. Ricky ha molto del super eroe, ma al contrario di questi non ha un punto debole, supera fortissimi avversari e torture indicibili senza quasi spettinarsi, addirittura in una scena viene ferito e si riannoda i tendini recisi del braccio con le mani, sistemando il problema e recuperando l’uso dell’arto!! Il sangue scorre a fiumi e lo splatter regna sovrano nei numerosi combattimenti sparsi durante tutto il film, i colpi di Ricky sventrano i nemici in modi che ricordano il cartone Kenshiro, le arti marziali si fondono con sbudellamenti alla Jackson (Bad taste-Splatter lo schizzacervelli), non risparmiandoci, in molte occasioni, un umorismo che rasenta il trash volontario: esempio principale ne è il direttore del carcere che ha un uncino al posto di una mano e un occhio di vetro,all’interno di quest’ultimo conserva le mentine! Nell’ufficio del bizzarro direttore,dietro la scrivania, vi è uno scaffale che contiene esclusivamente videocassette pornografiche! Anche la figura del direttore capo è bizzarra, e il figlio di questi è un bambino che più fastidioso è difficile da immaginare, si nasconde sempre dietro al padre perché ha paura e non fa altro che rimpinzarsi di cibo. La storia di Ricky è ambientata nel futuro (2002, il film è del 1991), infatti le divise delle guardie sono futuristiche, ma in un modo “barocco” che ricorda molto i Power rangers! Altre caratteristiche dell’ipotetico futuro sono alcune armi e i cattivi del penitenziario, uno più assurdo dell’altro, più che futuristico sembra ambientato in una realtà post atomica alla “Interceptor” con un tocco trash. Il film, prodotto dalla Golden Harvest, storica casa dei migliori film di arti marziali, non ci regala scene di lotta spettacolari, anzi i combattimenti sono molto brevi e arrivano rapidamente alle frattaglie e al sangue, chi si aspetta il classico film cinese zeppo di scene di lotta potrebbe rimanere deluso, anche se nel cast, nelle vesti dello zio di Ricky, compare Yukari Oshima, attore conosiutissimo nell’ambito dei film di arti marziali. Il regista è Simon Nam Ngai Choi, altri suoi film sono “Her vengeance”, un curioso remake del violentissimo “I spit on your grave”, o “Erotic ghost story”, il regista come si può vedere predilige spesso l’estremo nelle sue opere. L’indistruttibile Ricky è interpretato da Fan Siu Wong che recita anche in “Project s” del 1993, non si conoscono altri film in cui abbia recitato, probabilmente il personaggio di Ricky era una delle sue primissime esperienze. “Story of Ricky” è un film entusiasmante e pieno di inventiva,soprattutto per quanto riguarda le scene splatter, è perfetto da vedere in compagnia di amici, armati di bevande, pop corn e patatine. Vi sorprenderete nel fare il tifo per il giovane Ricky, che a colpi di “super kung fu” difende i deboli, gli oppressi e sconfigge ogni “cattivo” che si metta sulla sua strada! Il film è ricco di sentimentalismi che sfiorano il melodrammatico, come quando Ricky, ricordando la fidanzata quand’era viva ed erano felici, scoppia a piangere. Il nostro eroe arricchisce così la sua immagine di eroe positivo e puro di sentimenti che contrasta meravigliosamente con le efferatezze che si susseguono nel film. Risate assicurate.




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Un fià de veci:
marino1934 Italo Palmino! lucio1957 loamaro Tosta

Questo mi ha mess oin lista nera e non ne vedo proprio il motivo anche se sospettavo che i papaboys fossero xenofobi:
PAOLONE883

Trash trash trash
da farci una tesi di sociologia: Don Marco

Il cugino di Sanja: mister xxl droga droga droga per fortuna l’hanno arrestato colto in fragrante mentre smazzava zucchero purissimo non tagliato: tupac




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