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![]() Lercio, 28 anni spritzino di Che sia la stessa di quasi tutti qui? CHE FACCIO? cose agghiaccianti, mad doctor, cose lercie Sono single [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO LEGGO IN MANIERA COMPULSIVA! LIBRI CHE HO LETTO NEGLI ULTIMI TRE MESI: ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() HO VISTO ![]() EL HOMBRE PERSEGUIDO POR UN OVNI, Juan Carlos Olaria (1976) El Hombre Perseguido Por Un Ovni è un raro caso di genere fantastico nella cinematografia Spagnola. Girato con un budget ristretto da Juan Carlos Olaria, considerato attualmente in patria una sorta di Ed Wood nazionale proprio grazie a questo film, lascia trasparire l’enorme sforzo del regista per ovviare ai problemi produttivi. E’ chiaro, vedendo il film, che i fondi hanno costituito un limite invalicabile alla riuscita ottimale dell’opera. Le riprese furono travagliate, durarono dal 1972 al 1975, ma ancora più problematica fu la distribuzione, dato che il film vide la luce (o il buio dato che uscì nelle sale) soltanto nel 1977. Il soggetto è molto semplice e il titolo, che tradotto significa “L’uomo inseguito da un Ovni”, è sufficiente nel riassumere il tutto alla perfezione. Con qualche nudo più che altro suggerito abbiamo anche qualche accenno exploitation che insieme alle tematiche tenta di stupire senza esserne del tutto all’altezza. l’operazione, dal lato fantascientifico, è riconducibile ai B-Movie Americani tipici degli anni ì50, celebri per il loro sottotesto critico sulla guerra fredda. In questo caso non abbiamo nessun sottotesto o metafora da cogliere, spesso e volentieri non si può fare a meno di notare come il minutaggio sia tirato per le lunghe in alcuni punti che risultano statici e noiosi. A conferma di quest’ultima tesi, dopo un‘ora circa entrano in scena, e non in maniera secondaria, sequenze di repertorio di telegiornali e documentari che riguardano missioni spaziali o documentari sullo spazio. Immagini di repertorio vi sono anche durante i bizzarri titoli di apertura, i quali elencano i principali avvistamenti UFO del periodo, con i titoli che appaiono in caratteri stile psichedelico. Il protagonista, uno scrittore in crisi, è interpretato da Richard Kolin, già visto nel cast di film di genere Italiani quali Anche Gli Angeli Mangiano Fagioli e Gatti Rossi In Un Labirinto Di Vetro. Alberto Oliver, questo il nome dello scrittore, braccato saprà difendersi con i suddetti e prenderà a pugni gli alieni, i quali non sono altro che comparse con una maschera di stagnola in faccia e una tuta attillata color nero-grigio. Riuscirà anche a decapitare uno di loro con una roncola mettendo in mostra il sangue giallo di questo. Un collega dell’alieno decapitato non si farà intimorire dalla decapitazione e appiccicherà la testa mozzata sul proprio collo avendo così due teste al posto di una. Come avrete intuito il budget ristretto e gli anni che pesano sul film lo rendono ricco di comicità involontaria. La risata scappa in più punti per l’ingenuità di alcune soluzioni visive e escamotage per ovviare ad effetti speciali di difficile realizzazione. Il disco volante stesso, in pieno stile B-Movie oltreoceano, è di un argento vivo ed è graziosissimo quando insegue il nostro scrittore che fugge a piedi ricordando alla lontana la sequenza culto di Intrigo Internazionale. Film di difficile reperibilità fino a fine 2007, anno in cui per il trentesimo anniversario è uscita l’edizione DVD dell’opera restituendo visibilità a un anomalo caso cinematografico della Spagna anni ‘70. ![]() LOS CRONOCRIMENES, Nacho Vigalondo (2007) Vincitore dell’edizione 2007 del Science Plus Fiction Festival di Trieste, festival dedicato al cinema di Fantascienza, questa opera prima di un regista Spagnolo, Nacho Vigalondo, dimostra come con un piccolo budget a disposizione si riescano a confezionare opere di grande pregio e di ottima fattura. Come il titolo, che tradotto significa proprio quello che sembra: “i crono crimini”, anche il film particolare. Il tempo citsto nella prima parte del titolo è il fattore principale del film, il viaggiare in esso, con i suoi imprevisti e i suoi contrattempi è ciò che tratta il film, i crimini a cui si riferisce la seconda parte del film indica la disperazione e lo sforzo estremo da parte del protagonista per far ritornare tutto come prima di un accidentale viaggio nel tempo. In realtà l’accidentalità o meno sfuge come ogni certezza in questo lungometraggio, Uno dei pregi è proprio intavolare riflessioni profonde e machiavelliche riguardo all’ intreccio. Si firma una sorta di gioco di proiezioni, le quali ci vengono introdotte dai protagonisti stessi del film, ma venirne a capo non è semplice e l’errore o l’illusione si annidano dietro ogni angolo. Il tutto inizia quando Héctor seduto nel giardino di casa vede con il suo binocolo una fanciulla molt carina in mezzo al bosco, segue i movimenti di lei in maniera quasi Hitchcockiana, la vede ad un tratto nuda e decide di andare a vedere che succede, subito viene aggredito da un uomo mascherato che lo pugnala ad un braccio con una forbice. Fuggendo dall’aggressore finirà in un laboratorio in cui un giovane scienziato lo rinchiude in uan macchina del tempo e lo fa viaggiare. Uscito da essa non vien riconosciuto dallo stesso che lo ha messo nella macchina. In seguio col binocolo vedrà casa sua, sua moglie e se stesso. E’ una riflessione di se stesso dopo aver viaggiato nel tempo? Il fulcro del film è questo e non è affatto a semplice venire a capo con quello che accadrà in seguito. Héctor dovrà lottare per far prevalere il proprio io contro i suoi riflessi e lo spettatore dovrà lottare per seguire questa lotta. Avvincente nella narrazione e interpretato magistralmente da Karra Elejalde, il quale ruba letteralmente lo schermo in un gioco di ruoli riflessi resi al meglio con lievi ma estremamente funzionali sfumature caratteriali. Gli io del protagonista sono riflessi, l’animo speculare sebbene simile non è identico e l’attore riesce ad esprimerlo in maniera efficacissima. ![]() NUOVO PUNK STORY, John Waters (1977) Uno degli inizi più dissacranti della storia del cinema! Una signora dell’alta borghesia Americana è soffre di attacchi d’ansia e andiamo a conoscerla proprio mentre sta per avere un esaurimento nervoso. Rimprovera i suoi figli e il marito per nessun motivo e delirando riguardo alla morale e il bene comune, tutto ciò sotto gli occhi divertiti della sua domestica, una immensa donna di colore stile big mama . La ricca signora litiga col marito e lo ferisce rompendogli una bottiglia in testa, la cicciona nera colta in fragrante pochi attimi prima dal marito mentre rubava nella casa, approfitta della situazione uccide l’uomo poggiandogli il suo immenso culo sul volto. Morto soffocato ecco che le due donne si trovano con un cadavere in casa, decidono quindi per la fuga. Fuggendo tra i boschi sono alla ricerca di Mortville, rifugio di chi vuole scampare alla galera. Un poliziotto le intercetta ma in cambio che le due sopportino le sue depravazioni sessuali non le arresta, ma indica loro la direzione per giungere a destinazione. Questo è l’inizio di uno dei film più divertenti del regista undergroud più cult degli Stati Uniti, Mr John Waters, autentico istrione e critico feroce dei difetti del primo mondo: il primo mondo stesso. Mortville non è altro che l’altra faccia della società, non a caso i suoi abitanti sono rifiuti sociali che si nutrono di immondizia e creano loro stessi le proprie leggi. Una regina perversa e crudele, oltre che obesa, regna su Mortville, ma come in ogni società vi sono i ribelli. Il quadretto che mette in mostra il regista è una tavolozza apparentemente confusa di volgarità e costumi ridicoli, un dadaismo del grottesco caratterizzato da una popolazione prevalentemente femminile e lesbo. Con un narrare che ha del fiabesco il film spiazza e stupisce ad ogni ripresa grazie a seni, rapporti saffici e molta carne nuda in bella mostra. Indimenticabile la sequenza lesbo tra la cicciona di colore e la sua ex padrona, un ammasso di carne flaccida e nuda che si strofina sulla bianca signora per bene che urla inorridita. La microsocietà di Mortville vive al limite degli stenti e la ricca signora non riesce ad abituarsi alla bizzarria di quei luoghi non rendendosi conto che ormai ha perso tutto, ma non si rende nemmeno conto che la sua nevrosi sta migliorando vivendo nella più completa e istintiva libertà. Peccato che la grassa e sgraziata regina di le ricorderà i suoi vecchi gioghi sociali e la rimetteranno all’interno delle logiche del potere sociale. Unico film doppiato in Italiano di John Waters e suo sesto lungometraggio, se includiamo anche il mondo movie Mondo Trasho, è un’opera indimenticabile e ancor oggi stupefacente in quanto a volgarità e a situazioni al limite, basti pensare che i titoli di apertura affiancano la presentazione di un piatto con un coperta super lussuoso, peccato che la pietanza sia un topo morto. Desperate Living è il titolo originale, trasformato per il mercato Italiano in Nuovo Punk Story probabilmente per l’esplosione del fenomeno Punk in quegli anni (siamo nel ’77), e accompagnato assieme al motto “Mai penato di mangiare un topo?” ![]() MY SWEET KILLER, Justin Dossetti (1999) Il tutto si regge sulla più che buona prova di Kirk Harris che interpreta il disturbato Charlie Cavenaugh, nella sua caduta attraverso la spirale della follia. Charlie è un ragazzo che è finito in prigione per omicidio e in seguito è stato ricoverato in una clinica psichiatrica. Ci affacciamo sulla sua storia quando viene rilasciato dalla struttura sulla parola e lavora in una piccola fabbrica come operaio. Nel suo nuovo appartamento durante il sonno vede una bella ragazza che gli parla e lo tratta con dolcezza. La fanciulla è la ex inquilina che si è uccisa tempo addietro tagliandosi le vene nella vasca da bagno. Il dubbio che possa essere un fantasma e quindi che il film viri sull’horror non si pone mai ed è una scelta azzeccata, dato che la follia ha fin dall’inizio la sua escalation. Spaventato ma nello stesso tempo incuriosito si innamora della sua visione femminile e cerca di dormire il più possibile per riuscire ad entrare in contatto con lei attraverso il sogno. Seguito da uno psichiatra Charlie dimostra un peggioramento e le cose andranno veramente male quando pur di dormire ricadrà di sua volontà nella dipendenza da barbiturici e droga dal quale lo avevano tolto. Iniziando a drogarsi la sua sociopatia aumenterà e inutili saranno gli sforzi di un suo collega di lavoro, che tenterà di renderselo amico, tentando di abbattere il muro che il protagonista crea tra se stesso, il suo mondo onirico e la realtà. Schizofrenico e sociopatico uccise il padre dopo che lo vide ammazzare sua madre e sua sorella a coltellate, trauma che lo deviò ancor più. Harris, man mano che il suo personaggio affonda nella follia muta lo sguardo da quello di una persona sofferente a quello torvo di uno psicopatico pronto ad uccidere, mantenendo però nelle movenze e nei gesti la sofferenza insita nella vita del protagonista, il quale si rende conto di essere malato e vuole solo fuggire nel sogno per stare bene. ![]() LE DEPORTATE DELLA SEZIONE SPECIALE DELLE SS, Rino Di Silvestro (1976) Dal titolo sembrerebbe un nazi-porno duro e crudo, in realtà siamo più vicini alle corde del WIP (Woman In Prison), non vi sono quasi torture, stupri, e del lager si vedono solo gli interni, i quali sono ricreati in maniera del tutto simile ad un carcere più che ad un campo di concentramento. Ecco quindi il ritorno dietro le sbarre del regista Rino Di Silvestro, armato di cinepresa come già tre anni prima, nel 1973, per il suo film d’esordio Diario Segreto Di Un Carcere Femminile. Girato con perizia si eleva ad un rango superiore rispetto ai suoi colleghi. Vi è un’attenzione particolare alla fotografia, in alcuni casi molto curata come nell’iniziale viaggio in treno delle protagoniste e l’arrivo alla stazione, il tutto girato in notturna e con un’atmosfera simil gotica negli esterni, circondati da nebbie e fumi che evocano mistero. Toni lividi e oscuri caratterizzano la fotografia anche all’interno del campo, in cui poche luci illuminano i volti statuari dei tedeschi e le insistenti nudità delle deportate. Il cast femminile annovera bellezze non da poco, tutte, come gli attori, volti noti del cinema bis Italiano, in particolare il folle capo del campo, interpretato suggestivamente dal noto John Steiner, Inglese dal volto asciutto e spigoloso, assiduo frequentatore del cinema di genere Italiano per ruoli che spaziano dal Western al Poliziesco all’Italiana. La storia ha un qualcosa di più sebbene rientri nei canoni classici del genere dato che fin dai primi momenti le fanciulle tentano di organizzare la fuga approfittando che una di esse in passato era un’acrobata. Vediamo quindi di nuovo prevalere le caratteristiche del sottogenere WIP, con sevizie sessuali da parte dei secondini, tutte donne, quindi sfociando classicamente nel lesbo e non tradendo il marchio di fabbrica. Nella versione uncut (non il dvd edizione Giapponese perché ha la censura col tondino fuori fuoco proprio là) si vedono alcune detenute a cui vengono rasati peli pubici e la telecamera segue l’operazione con dovizia di particolari stimolando la libido per non dire la smania di qualche eventuale spettatore sadico. Più vicino al nazi-porno è invece la deportata Tania Nobel, figura di donna a cui hanno ucciso il fidanzato perché sovversivo, la quale conquista il cuore del comandante, il quale tenta di corteggiarla in tutti i modi ottenendo però solamente il suo disprezzo. Tania, interpretata da Lina Polito, simboleggia la resistenza all’interno del film dando il tipico connotato della resistenza tipico dei film di questo genere. Un film ibrido dunque questo Le Deportate Della Sezione Speciale Delle SS, sebbene facente parte di un filone per lo più alimentare, è girato con cura e le caratterizzazioni dei personaggi inducono a pensare ad un lavoro di scrittura non troppo frettoloso. Il finale lirico inoltre da un quel qualcosa in più. ![]() TOKYO GORE POLICE, Yoshihiro Ishikawa (2008) Tôkyô zankoku keisatsu, nel suo titolo originale, è un film Giapponese di Yoshihiro Nishimura, regista classe 1967 che si occupa principalmente di effetti speciali. Non a caso questo Tokyo Gore Police di effetti speciali ne annovera tantissimi, essendo un ultrasplatter. Simile ad opere straight to video conterranee quali Machine Girl o Meatball Machine ne è una spanna al di sopra grazie all’utilizzo di un budget più consistente e quindi una cura maggiore nel reparto FX, ma soprattutto ad una fantasia ed un estro impressionanti da parte del regista e degli sceneggiatori. Lo splatter è estremo, teste, arti, organi genitali volano mozzati in ogni direzione conditi da spruzzi di sangue ad alta pressione tipici della cinematografia del Sol Levante. La storia non è certo elaborata e vede un’ avvenente e timida quanto letale fanciulla, come membro di una polizia che ha subito delle modifiche. La privatizzazione ha infatti investito il corpo rendendolo economicamente autonomo ma non solo, la violenza è spropositata e le punizioni sono letali per ogni tipo di infrazione. Con la scusa di rendere le pene esemplari gli agenti massacrano piccoli o grandi criminali in maniera plateala per il piacere della telecamera e di chi ama il gore più estremo. Le idee assurde entrano in campo durante tutta la durata del film: memorabile il congegno Wii con cui una famiglia vittima delle malefatte di un criminale, può vendicarsi imbracciando delle spade e facendo a pezzi il criminale direttamente dal salotto di casa loro, godendo delle urla di dolore dell’inquisito. Questo è solo un assaggio della follia visiva a cui andiamo incontro e tutte le gesta della polizia sono commentate in tempo reale da una presentatrice con parrucca bionda anni ’50 che presenta divertita l’escalation di violenza di cui si rende protagonista l’organo incaricato di proteggere e servire il cittadino. Unico problema al crescente ed incontrastato potere e dominio della privatizzata polizia sono gli Engineers (letteralmente ingegneri, sembra quasi una presa in giro mirata), una sorta di criminali che inseriscono nei loro corpi una strana chiave organica che li rende spietati mutanti. Nel senso che una volta feriti o mutilati il loro corpo si rigenera sostituendo alla carne danneggiata una letale e fantasiosa arma biomeccanica. Non si può non notare la vicinanza in questo dettaglio al sopracitato Meatball Machine. La giovane protagonista Ruka, interpretata da Eihi Shiina, indimenticabile protagonista di Audition di Takashi Miike, inizia a rendersi conto del troppo e indiscriminato potere dei suoi colleghi proprio mentre diviene oggetto di continui attacchi da parte di un Engineer che sembra essere una sorta di leader di questa temutissima progenie. La Tokyo futuristica in cui è ambientato il film è stretta in una morsa di capitalismo estremo in cui la tv bombarda le persone con spot allucinanti come la pubblicità progresso contro l’harakiri (forma di suicidio della tradizione giapponese) con dovizia di particolari della pratica stessa. Mostri mutanti assurdi e abomini organici si succedono nella visione con organi sessuali maschili trasformati in cannoni letali, gambe femminili trasformate in fauci di coccodrillo e ciliegina sulla torta, l’animale domestico del capo della polizia: una donna priva di braccia e gambe che cammina sui moncherini rivestiti in latex nero, con il volto coperto da una maschera aderente sempre in latex che culmina in un tubo che le entra in bocca. Insomma una summa di fetish e bondage nello stile del fumetto Psychopathia Sexualis di Miguel Angel Martin. Sceneggiatura debole, ma l’ estremamente fantasia e il weirdo che si respira dall’inizio alla fine rendono il film sorprendente per inventiva, se poi amate lo splatter Tokyo Gore Police diventa del tutto imperdibile. TRAILER ![]() TARKAN VIKING KANI, Mehmet Aslan (1971) La Turchia annovera una quantità di film non indifferente, spesso lontani dai nostri gusti risultando il più delle volte risibili ad un pubblico di vedute ristrette. Certo che quando in film come quello in questione, oltre al fascino “esotico”, i produttori mettono troppa carne al fuoco non tenendo conto del budget ridotto, si scade inesorabilmente nel ridicolo involontario. Questo Tarkan Viking Kani ha un’ottima sceneggiatura e la storia intrattiene dal’inizio alla fine. Il protagonista è Tarkan, lo ritroveremo in due seguiti (Tarkan: Altin madalyon del 1972 e Tarkan güçlü kahraman del 1973) girati sempre dallo stesso regista, Mehmet Aslan, nelle vesti di un turco nerboruto e abile con la spada in compagnia di due lupi che lo seguono ovunque. L’incipit di questo film si situa durante l’invasione Vichinga dei confini Turchi, questi Barbari venuti dal nord sono spietati e mettono a ferro e fuoco tutto quello che trovano. Un bel giorno rapiscono la figlia di Attila e fanno l’errore di ammazzare uno dei lupi di Tarkan suscitando la sua ira e la sete di vendetta. Il titolo del film tradotto significa infatti “Tarkan e il sangue dei Vichinghi”. Sangue chiama sangue e in pieno stile occhio per occhio la caccia inizia tra belle fanciulle, duelli all’ultimo sangue e scene cruente che sfociano nel gore. I problemi di questo lungometraggio, come accennavo prima, riguardano la mancanza di un budget sufficiente, ma non solo. Le recitazioni sono terribili e spesso risultano ridicole. Il maestro d’armi non ha di certo fatto un buon lavoro dato che scudi, spade e frecce sono di cartone colorato di argento o legno. Il rumore di lance e frecce scagliate è riprodotto con il sibilo umano (o per lo meno sembra così) e davvero non si riescono a trattenere le risate. Le battaglie per qualche ignota e orrida ragione sono velocizzate alla moviola creando un effetto comico tipo film anni 30’, per non parlare del protagonista che salta mura alte otto metri con un singolo balzo in maniera totalmente innaturale. I due lupi del nostro eroe quando abbaiano sono doppiati, se già la cosa suscita il riso, riderete di gusto al rendervi conto che sono doppiati fuori sincro in una maniera scandalosa. In Tarkan Viking Kani c’è anche spazio per un tocco horror, infatti i cattivi di turno danno i loro nemici in pasto a un piovrone gigante che spunta lentamente dagli abissi. Quest’ultimo è un telo di gomma cucito a forma di piovra con degli occhioni disegnati alla meglio. Non un effetto speciale totalmente da buttare c’è da dire, ma quando si muove casca il palco. Qualche seno nudo qua e la lo si vede e i massacri oltre a mostrare carne di immacolate fanciulle sono di una violenza inaudita, infilzano bambini, ammazzano donne mentre le stuprano, il tutto con le loro spadine di cartone. Il film non esula da battute che dimostrano un certo orgoglio di patria, memorabile la sequenza in cui Tarkan si prepara ad una traversata via mare con una barchetta da gita al lago e dei tizi gli dicono “ Ci avevano detto che i Turchi erano coraggiosi, ma non che fossero matti!”. Il film è cosparso di esclamazioni a sfondo umoristico che risultano agghiaccianti ma seguire il nostro eroe è tutto sommato divertente non solo per i momenti risibili, d’altra parte a livello di sceneggiatura non ha nulla a che invidiare a film come Conan Il Barbaro con l’attuale presidente della California. I PRIMI DIECI MINUTI DEL FILM, SU YOUTUBE LO TROVATE TUTTO IN PARTI DA 10 MINUTI ![]() SEUL CONTRE TOUS, Gaspar Noe’ (1998) 1980. Parigi. C’è la crisi, le persone vengono licenziate. La vita del macellaio, interpretato da uno splendido Philippe Nahon, attore Francese con la A maiuscola, percorre un sentiero di tristezza e di fallimenti ritrovandosi disoccupato, senza amici e con una figlia abbandonata in un istituto. L’ambientazione di una Parigi all’alba degli anni ’80 è resa livida e inerte da una fotografia statica, da sfondi urbani fisicamente attraversati da quest’uomo in pena di cui mai veniamo a sapere il nome, se non il lavoro che sa fare e che una volta esercitava nella sua piccola bottega di macellaio. La violenza e la rabbia che crescono in lui vanno a cercare valvole di sfogo in ogni cosa gli capiti a tiro, l’odio che prova ci viene raccontato attraverso i suoi pensieri che circolano a flusso continuo nella sua mente umiliata da un fato che non vuole accettare. Programma la sua vendetta in modo confuso ed elabora le sue ragioni e il senso della vita, il non senso di questa esistenza che lui subisce e a cui vuole ribellarsi. Il mondo è cinico, tutto è venale e si basa su rapporti di convenienza. Non vi è amore, non vi è amicizia se non incanalati in maniera finalizzata alla continuazione del tram tram sociale. A suo modo è un sovversivo, sembra estremizzare riflessioni verso l’autodistruzione, la negazione di ogni speranza umana in maniera consapevole, sprezzante. Il macellaio mostra tutto se stesso a se stesso, ascoltiamo ogni sua riflessione in maniera quasi ossessiva e priva di censure. Quando entrerà in un cinema porno lui penserà alla miseria umana e l’inquadratura si soffermerà a lungo sullo schermo in cui viene proiettato un film a luci rosse. Le scene hard le vediamo in primo piano e la cosa spiazza, ma ci rendiamo conto che sebbene atipiche per un film non pornografico non hanno la forza sovversiva pari alle parole e riflessioni del protagonista. Il finale è allucinante e dolce nello stesso tempo e turberà la sensibilità di molti. Il regista Gaspar Noé, diventerà noto al pubblico Italiano quattro anni dopo per il suo Irréversible, interpretato dalla coppia (anche nella vita reale) Vincent Cassel e Monica Bellucci, in cui quest’ultima sarà vittima di uno stupro anale di svariati minuti suscitando le lamentele dello stesso marito e solleticando vari mezzi mediatici. Stupefacente questo Seul Contre Tous e di fattura elegante come è tipico del regista, che riesce ad essere disturbante insinuandosi con delicatezza a toccare la nostra presunta moralità turbando anche gli animi meno sensibili. TRAILER ![]() P2 IL LIVELLO DEL TERRORE, Franck Khalfoun (2007) Alexandre Aja e Grégory Levasseur scrivono la sceneggiatura di questo thriller-horror claustrofobico e lo affindano alla regia dell’inesperto Franck Khalfoun. Il duo alla sceneggiatura non è certo sconosciuto, il primo ha diretto Alta Tensione, film simbolo della nouvelle vague iperviolenta Francese degli ultimo anni e recentemente film quali il remake de Le Colline Hanno Gli Occhi o il bistrattato Mirrors, anch’esso un remake. Levasseur collabora da sempre con Aja alla scrittura dei suoi film. Il problema di P2 è che il regista non sfrutta appieno le potenzialità dello script. Affidare un trattamento che si svolge interamente nel parcheggio interrato di un grattacielo di New York a una persona inesperta si è rivelato un grande errore. La narrazione è troppo frammentaria a mette a repentaglio il senso di claustrofobia, come non sono indovinati gli attori, soprattutto lo psicopatico di turno che è interpretato da un per nulla convincete Wes Bentley. La vittima di turno, Rachel Nichols, invece per lo meno mette in mostra belle forme durante tutta la durata. In pieno stile Aja - Levasseur lo splatter, in quei rari momenti in cui è presente, ha una carica esplosiva molto forte e ci viene mostrato tutto nel dettaglio. Un’occasione sprecata per un film che poteva essere molto di più. La sequenza del pazzo che balla imitando Elvis Presley sulle note di un classico del Re è molto bella e stona con tutto il resto. Peccato, un film da una serata post-pizza e nulla più. ![]() THE HATCHET, Adam Green, 2007 Se bazzicate un po’ la cultura popolare Statunitense saprete senz’altro cos’è il Mardi Gras, o meglio cos’è diventato attraverso gli anni. Ok, traducendolo si capisce subito che è il nostro Martedì Grasso ma molti, leggendo queste due parole, immagineranno un paio di tette mostrate da fanciulle urlanti, adornate da collane di variopinta bigiotteria e alcool a fiumi tra uomini e donne che festeggiano e delirano. Il Mardi Gras è la festa casinara per eccellenza e si svolge nell’estremo sud Degli Stati Uniti, dove leggenda, mito e il voodoo hanno un posto d’onore: New Orleans. Ecco quindi che il regista Adam Green ci trasporta nella sua sceneggiatura che prende vita nel bel mezzo dei festeggiamenti poco lontano dal Mississippi. Ci infila tra un gruppo di studenti mezzi ubriachi e ci mostra frettolosamente come uno di loro non si diverta. Perché? Ma per la ragione più classica del mondo! Soffre di mal d’amore essendo stato recentemente lasciato dalla fidanzatina che ha preferito farsi, diciamo, coccolare da altri. Il ragazzo triste vuole andare a vedere la famosa palude stregata, argomento di cui ha sentito parlare, e tra vari tira e molla un amico del gruppo lo assisterà in questa escursione macabra. La guida è un cinese con una camicia a fioroni che si inventa palle immense riguardo la palude. I due andranno in gita con due avvenenti fanciulle accompagnate da un regista (probabilmente di film porno), con una ragazza misteriosa e con una coppia di over cinquanta piccoli, tozzi e noiosissimi. Dopo un viaggio in uno sgangherato ex scuolabus giallo, arrivati alla palude, si imbarcano in un battello e dopo poco, anzi, dopo aver sentito la leggenda di un essere deforme, “The Hatchet” appunto, che massacra chiunque si addentri nella sua dimora, restano bloccati. Non possono proseguire perché la barca è rotta e come se non bastasse sta affondando. Indovinate un po’? Hatchet se ne esce dalla sua casa, si è proprio nella palude, e inizia a sterminare chiunque gli capiti a tiro. Splatter estremo in chiave umoristica che non può che ricordare il Peter Jackson dei tempi andati, di Brain Dead però, quello con gli effetti speciali degni di nota. La giostra del massacro ci culla e ci fa fare grosse risate accompagnato dall’umorismo cameratesco dei più giovani del gruppo. Spegnete il cervello, armatevi di birre e godetevi questa demente festa di sangue! ![]() VERO COME LA FINZIONE, Marc Forster, 2006 Il personaggio di questa storia è un uomo metodico, un ragioniere che lavora per l’Ufficio Imposte di Stato. La sua esistenza è dettata dal suo orologio, col quale organizza ogni istante della sua giornata in maniera maniacale avendo sotto controllo ogni fase della sua non vita. La voce narrante introduce il personaggio nella sua eccentricità, ma un mercoledì Harold Crick, interpretato da un ottimo Will Ferrel, inizia anch’egli a sentire la voce narrante. Il film prende dopo pochi minuti un piglio meta cinematografico, ma va oltre e il nostro protagonista si vedrà protagonista di una storia scritta da un’altra persona, il suo personaggio ha scoperto di avere un autore. Un giorno sente i pensieri dell’autrice (la voce è quella di una donna) riguardo alla sua morte d inizia a preoccuparsi. Specularmente vediamo la vita della scrittrice, la quale ha un blocco e non riesce a finire il romanzo di cui Harold è protagonista. La nevrosi della donna sembra ripercuotersi sulle ansie di consapevolezza del protagonista, il quale si rivolge a un docente di letteratura per capire meglio la sua situazione. La vita, i dolori e anche l’amore del giovane protagonista sbocciano proprio quando si rende conto di avere una volontà derivata, di non essere padrone del proprio destino. L’autrice è vicina all’esaurimento nervoso e il suo editore le affianca un’ assistente che ha il compito di tenerla in riga affinché completi il manoscritto. I due personaggi, creatrice e creatura, diventano speculari e una delle chiavi di letture è senz’altro quella psicologica se ci si ferma al comportamentismo dei due e non si analizza il bizzarro fenomeno a cui assistiamo. Harold Crick e la sua storia ricordano molto Kafka per quanto riguarda la sua vita d’ufficio (Il Processo) e una mela verde che avrà un’ importante funzione nella storia (La Metamorfosi). Il film ah una gran carica emozionale, diverte, commuove, spaventa, la sospensione tra due realtà che non sono parallele, ma il prodotto una dell’altra, non può che spiazzare e trasferire le nostre emozioni e reazioni su un piano che ci è nuovo. Il personaggio governato dalla macchina da scrivere arriva a desiderare e vivere una sorta di libertà maggiore di quella della sua creatrice, la quale si sente imprigionata in se stessa. ![]() DENTI, Mitchell Lichtenstein (2007) Terrore ancestrale di ogni uomo e simbolo dell’anti-vita per eccellenza la vagina dentata ha origini mitologiche. In moltissime culture viene raffigurata con significati magici e di conseguenza riscontrabili nella psicologia sociale. Il vincere la vagina dentata, la sua minaccia, rappresenta lo sconfiggere il blocco dell’umanità, il diventare adulti. Madre di tutto se smettesse di svolgere la sua funzionalità principale, l’uomo cesserebbe di esistere. Il film è tutt’altro che demenziale sebbene la locandina faccia pensare in questo senso, al contrario la comicità diventa cinismo e l’umorismo si avvicina ad uno humour nero, plumbeo. La nostra protagonista Dawn (il nome rappresenta forse una nuovo destino per l’umanità?), interpretata molto bene in tutte le sfumature adolescenziali da Jess Weixler, oltre ad avere questo bizzarro inconveniente tra le cosce, fa parte di un associazione integralista cattolica che sponsorizza il conservare a tutti i costi la verginità fino al matrimonio. Queste associazioni andarono pure di moda verso la metà degli anni ’90 negli States. Interessante come in questo caso sia a capo di uno di questo gruppi una persona che conserva la verginità per dei motivi più pratici che filosofico-religiosi. Si sa la carne è debole e quando Dawn avrà il suo primo rapporto sessuale, in maniera forzata e tutt’altro che naturale, la sua vagina troncherà di netto “l’intruso”. Non è certo un film splatter e a parte qualche moncherino di pene maschile non si vede un granché (scordatevi fin dall’inizio di vedere la vagina dentata) . La presa di coscienza del suo difetto rapportato al sesso sarà travagliata e simbolicamente rappresenta il suo passaggio dall’età adolescenziale all’età adulta. Quando trancerà quattro dita a un ginecologo inizierà davvero a rendersi conto delle sue “potenzialità” . Denti è il primo film di Mitchell Lichtenstein, regista di prodotti per la tv che si accinge ad oltre cinquant’anni a girare un film bizzarro che da un lato diverte e da un lato prende alla sprovvista. Il regista caratterizza bene i suoi personaggi e il fatto che la struttura e le musiche facciano spesso pensare ad una favola che da lontano ricorda un certo stile alla Tim Burton, prende in contropiede nei momenti cardinali del film. Fabula anche per la critica molto velata che racchiude l’opera, sia all’integralismo cattolico che al voler fare sesso a tutti i costi, alla disgregazione famigliare, rappresentata dal fratello della protagonista, interpretato dall’androgino, ma qui nella parte di un bullo violento, John Hensley, star di Nip/Tuck. Non si può non notare la centrale nucleare che si staglia due passi dal paese in cui la nostra protagonista vive, c’è quindi anche un’ avvisaglia tutt’altro che velata sull’inquinamento, rappresentata solo visivamente perché non vuole essere la sola. Il fascino del film è anche nel non rendere chiaro il motivo, ossia il seminare l’opera di molti indizi sulle cause del fenomeno facendoci continuamente porre l’interrogativo e rendendo la visione tutt’altro che rilassata. Denti è un film affascinante e fuorviante. Da vedere col cervello collegato. ![]() THE BUSINESS, Nick Love, 2005 Dall’Inghilterra una storia di gangster ambientata negli anni ’80 sulla costa Spagnola dell’ Andalusia. In effetti già la location di suo sa di retrò e un accurata ricostruzione del periodo, compresi i pantaloni a vita alta e le infinite permanenti delle donne, ci catapultano nella metà del decennio più odiato-amato degli ultimi cinquant’anni. Il nostro protagonista lo troviamo nel sud di Londra ed è il giovane e debosciato Frankie, impersonato da Danny Dyer già interprete principale, sempre sotto la regia Nick Love, del precedente Football Factory. Frankie ha un padre mezzo delinquente e una madre che prende botte a seconda dell’umore del marito, un giorno tira fuori i suddetti e prende a sprangate il genitore violento. Cambiare aria per un po’ non è una brutta idea e una conoscenza gli propone di portare una misteriosa borsa in Andalusia in cambio di un compenso. Il ragazzo accetta. Arrivato in Spagna consegna al borsa ad un Inglese denominato “Il Playboy”, tal Charlie, fuggito da Londra dopo una rapina andata storta col suo socio Sammy Brooks e il resto della banda. Charlie fa la bella vita, sempre al sole, circondato da droga, belle donne e belle macchine. Prende subito in simpatia il giovane e timido Frankie e lo tiene sotto la sua ala protettiva facendolo entrare poco a poco nella sua gang. Un po’ come Tony Montana di Scarface, ma senza diventare il boss dei boss, il nostro giovane protagonista inizia a divertirsi vivendo nell’illegalità e ingranando sempre più col nuovo lavoro, scoprirà giorno per giorno i piaceri della malavita, con gli inganni e i dolori di essa. L’ascesa sarà repentina e il regista ci piazza di sottofondo hit dell’epoca nei momenti cool del film, sono avvisati quelli che odiano la musica anni ’80! In questo film, ma anche nel suo film precedente,, Nick Love sembra sentire vicina la provenienza dei suoi personaggi, vengono dai bassifondi e hanno inoculata una mentalità tipica dei futuri delinquenti, una sorta di arrivismo che è pronto a tutto, dove la gratificazione si contempla nell’avere tutti i vizi che si vogliano a disposizione nell’essere rispettati. Il protagonista di questo film appare timido, dice lui stesso che il mondo della criminalità non fa per lui, ma poi si troverà a proprio agio nel fare lo sbruffone coi soldi e il potere. Frankie uscirà dalla merda in cui viveva al sud di Londra per salire in Paradiso in Spagna e sprofondare nuovamente nella merda. Il finale è in pieno stile Nick Love. Vedere altre sue opere per credere! Un overdose di eighties style per un film avvincente e dalla narrazione anfetaminica, coinvolgente al punto da far dimenticare l’inizio quando si è solo a metà visione. STO ASCOLTANDO ![]() L’ispettore Carlaghan che legge i miei diritti KILLING MI SOFTLI BIBISSO LINK I miei avvocati, il Paggetto e Kabura, che discutono sulle ARINGHE! "balla vecchia spugna balla!" DEEJAY ESTATE 1990 LINK IL MIO IDOLO SOTTO FORMA DI PRESENTATORE TELEVISIVO LINK LUI, COLUI CHE HA SEMPRE RAGIONE, COLUI CHE SA, COLUI CHE AGISCE, L’ARTISTA PER ECCELLENZA!: LINK Un vecchio che entra in un bar: "Un cafè coreto graspa", "ansi no, fame na graspa coreta cafè" Delli che mi parla PONTE PONTE MOLINO che ha declassato bruscamente PONTE PONTE CORVO TIZIANO FERRO in "Sere nere", un artista con la A maiuscola ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... Fare quello che avrei voglia di fare Il caos, instabilità, irrequietezza, estro, tutto ai livello massimi che implicano equilibrio Un coltello a scatto Una gang Un treo Giocare coi cubi di legno Compiere crudeltà ![]() STO STUDIANDO... film, corsi post laurea, emarginati sociali e cose carine così -------------------------------- -Cinema -Musica -Perversioni -Trucchetti -Ricette OGGI IL MIO UMORE E'... ALTALENANTE con picchi di PERICOLOSITA’ SOCIALE ![]() ![]() Una rissa non è una rissa se non c’è Dallas! ![]() ![]() ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
![]() ![]() Cliccate ![]() Cliccate sul piccolo Susho ![]() GUARDA BENE FRATELLINO, GUARDA BENE ![]() LECCA BENE FRATELLINO, LECCA BENE (artwork by Suzi9mm) ![]() SIAMO DIVENTATI CINESI(da sinistra Jek-Dyb, non mi ricordo come si chiama, Lercio) jpeg su memoria rigida, cm 180x290 ---------------------------------------- "La mia città si rivela qui sulle strade. Nuda diventa viva. Le sue strade cantano melodie carezzevoli quanto il suono di un vetro rotto. Una musica interiore che riflette al tempo stesso tenerezza e terrore!"![]() ![]()
sabato 8 dicembre 2007 - ore 20:07 LA FIERA DEL DISCO oggi ci sono andato ma, oggi non è domenica Alchè conscio di ciò, me ne parto con l’auto nera per guidare alla volta della fiera del disco. Giungo in via Cornaro per giungere alla fiera del disco. Parcheggio per andare alla fiera del disco e varco il cancello per andare alla fiera del disco. Mi porto un po’ di soldi per spenderli alla fiera del disco. Mi accorgo entrato alla fiera del disco che la fiera del disco quest’anno è davanti il Porto Astra, il cinema quello alla Guizza. In realtà lo sapevo ma me n’ero scordato. Riprendo l’auto, ancora calda e mi avvio alla fiera del disco, quella vera, nel posto giusto. Attraverso la città per andare alla fiera del disco, c’è traffico, dopo varie code e varie bestemmie arrivo alla fiera del disco. Giunto alla fiera del disco mi accorgo che oggi è sabato e non domenica, io ero fermamente convinto che oggi fosse domenica. Invece oggi è sabato e domani domenica. La fiera del disco è domenica, domani, non oggi quindi. Domani andrò alla fiera del disco. Ho perso il significato delle parole fiera del disco. ![]() Prestp post sul mio progetto di unarmata di mutanti! LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK giovedì 6 dicembre 2007 - ore 13:27 IL VERO STRANGOLAMENTO VA PERPETRATO CON LE VISCERE DELLA VITTIMA Argento ce ne da un esempio nel suo ultimo film, sequenza senza dubbio ben realizzata.. ![]() ![]() LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK mercoledì 5 dicembre 2007 - ore 12:15 LETS BOOGALOO, Storia breve Di Una Nonna e Del Suo Nipotino Raccontino vietato ai minori di 18 anni e alle persone impressionabili, leggete a vostro rischio Un bambino stava andando verso il bosco, ma la sua nonna lo rincorreva perchè non voleva andasse verso loscuro bosco. Lo colpì alla nuca, tramortendolo un po. Il corpo del bambino vestito di pantaloncini e maglietta azzurri era sotto il sole estivo. Volava qualche farfalla intorno. La nonna sfilò i pantaloncini al bambino e gli prese i testicoli tra le mani, strinse, mentre con laltra mano premeva forte sulla bocca del nipote. Il bambino soffriva, e mugugnava attraverso la mano. La vecchia premeva fortissimo, le faceva male il braccio, finchè un testicolo esplose internamente. La vecchia ebbe uno spasmo di piacere, poi allungò la mano nella tasca della gonna e ne estrasse una forbice di quelle per tranciare le ossa del pollo. Sudava la vecchia, in una mano reggeva la forbice, con laltra continuava a premere sulla bocca del nipote. La nonna tolse la mano dalla bocca del bambino, non le davano più fastidio le urla e poi si chiese perchè teneva la mano sulla bocca del bambino. Erano ad almeno un chilometro da qualsiasi altra persona. Impugnò la forbice come un pugnale e scoprendo le gengive al bambino infilò le punte della forbice in queste, conficcò la forbice nelle gengive sopra gli incisivi superiori del bambino. Poi la estrasse, ne separò le punte pronta a tagliare e infilò una di esse nel foro che aveva appena fatto. Iniziò a fatica a tagliare le gengive al nipote tagliando i denti alla radice, spaccandone alcuni, facendo uscire un sacco di sangue. Il bambino urlava come un ossesso e lei godeva, era musica per le sue orecchie. Il bambino era senza le gengive nell arcata superiore, era bellissimo ora. la nonna passò ai genitali e tagliò via tutto quello che cera da tagliare, si mise ad osservare linterno dei testicoli, non li aveva mai visti. Il bambino sussultava e perdeva sangue, emetteva strani rumori, era sotto shock. La nonna ghignò quando il bambino iniziò ad urinare sangue da quel foro indefinibile che gli rimaneva. Era troppo calmo il nipote, decise così la nonna di accendere un fuocherello, lo fece ad una decina di metri, non voleva rischiare di scottare il piccolo. Prese dei rami, trovò i più grassi, erano perfetti per quello che doveva fare. Esposti al fuoco divennero, dopo un po, per metà roventi. Scelse il più grosso. Lo prese. Tornò dal nipote. Chinata su di lui lo prese per i capelli castano chiaro, gli tirò indietro la testa con violenza, ma sempre sorridendo e infilandogli il tizzone ardente in bocca. Il rumore era quello di una bistecca quando la mettiamo sulla griglia, ma il sangue delle gengive che non vi erano più si era fermato. Aveva cauterizzato la zona, come si suol dire Fece lo stesso sulla zona dove una volta il bambino aveva i genitali. Il bambino urlava, ma meno di prima, ormai aveva la voce roca, sembrava avesse cantato alla recita dellanno prima, opera a cui la nonna aveva assistito e che aveva considerato estremamente patetica. Prese in braccio il nipote, il quale odorava di barbecuè, che cosa schifosa e stupida pensava la vecchia, che ammasso di merda fumante. Lo trascinò fino alla rete che circandava il campo da calcio vicino. Non vi era nessuno allinterno, solo gli idranti che sarebbero partiti col timer a momenti. Prese il fil di ferro che si era portata dal garage, e legò i polsi del bambino alla rete, fece fatica, dovette sollevarlo col proprio corpo per legarlo in modo che stesse appeso e in piedi. Sembrava unicona sacra, un Cristo in croce. Lodio che provava per quel moccioso era indescrivibile e le dava energia. Se ne andò via lasciando il bambino lì appeso, senza genitali, con la bocca sfigurata, mezzo dissanguato e ustionato, non sarebbe durato che qualche ora. Tornò verso casa ma vi passò davanti, e non vi entrò. La figlia e il genero sarebbero tornati solo tra unora e non le avrebbero più lasciato qeul moccioso schifoso in modo che lei se ne occupasse in loro assenza. Andò al tabacchino e comprò un gratta e vinci. Gratto il tutto e vinse 100.000 euro. Quando avrebbero trovato il colpevole dellomicidio del nipote lei gli avrebbe pagato il funerale anche se proprio non sapeva chi potesse essere. LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK lunedì 3 dicembre 2007 - ore 18:53 TEST A TEST TESTA A TESTA Domani ho un test psicoattitudinale oltre che di lingua Spagnola per un corso di commercio estero. Un test psicoattitudinale non lho mai fatto. La Settimana Enigmistica, e soprattutto le sue vignette, mi verrà in aiuto! ![]() COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 2 dicembre 2007 - ore 19:22 FINO ALL’ULTIMA GOCCIA DI SPORCO SANGUE Ho cucinato l’inferno stasera, ho ospiti (ovviamente femminile). Preparato ho riso indiano, vabbè grazie ar cazzo(come dicono in Roma), pollo al curry, melanzane fritte, tortilla di patate (le patate sono fritte) e pancetta, fritta anche lei. Tutte le carte sono in regola per creapare con tutto ciò nello stomaco. Ma si sa, io non mi farò certo turbare da eccessi, sono io stesso un eccesso! E poi adoro giocare con le mie tentazioni ![]() Un appunto per gli ANIMALISTI 100% Smettetela di rompere il cazzo a LUCA BARBARESCHI per il maiale che ha ucciso in CANNIBAL HOLOCAUST, apparte che è cosa vecchia di 30 anni, ma poi l’ha ucciso perchè se lo son magnati, erano settimane che mangiavano pesce di fiume, se non sapete non sparate cazzate. Altrimenti ammazzate tutti i vostri nonni, parenti o parenti alla lontana che ammazzavano il maiale nell’aia proprio in questo periodo. In maniera molto più crudele! SIAMO UN POCHINO A CORTO DI SLOGAN o no? Io sono animalista (non solo perchè sono un animale), odio l’essere umano quello si, ma gli animali li amo per un discorso di innocenza nel quale non mi dilungo. Ma basta con cazzate! LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK domenica 2 dicembre 2007 - ore 00:33 DIALOGHI DALL EST Ieri passo vicino a un gruppetto molto numeroso, erano tre, di teen ager. Erano tutti e tre Albanesi, si sentiva dallaccento. Uno dei tre parlava coi suoi due amici e diceva loro "eh si be, io mia morosa lho picchiata tre volte". Io stavo crepando dal ridere di questa intercettazione perpetrata dalle mie orecchie. Laltro ieri invece un ragazzo col berretto, Romeno, mi vede la t-shirt di Dracula, interpretato da Chritopher Lee e mi fa "il Conte!" e io gli rispondo "certo Dracula" lui continua "se vai in Transilvania (per gli ignoranti è in Romania) non trovi vampiri, trovi solo vampire! E quelle si che ti succhiano" e simula ovvimanete una fellatio. ![]() Nessuno vi ha detto di smettere di mangiare carne, la gotta bisogna coltivarsela! COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 1 dicembre 2007 - ore 14:53 FREAKSETTONI Consiglio a tutti la visione di questo piccolo capolavoro di tod Browning, datato 1932. Dico "piccolo" capolavoro per via della durata vicino ai 60 minuti. Vi sono i freaks veri, trattati con una tenerezza e una sensibilità che non lascia indifferenti. Il film ci mostra come spesso i veri mostri siamo noi e non loro. Come non essere daccordo. ![]() Questi sono alcuni dei Freaks del film, tutti autentici. Anche la birra può creare un freak, qui ne vedete uno: ![]() ![]() Ma voi continuate a mangiare carne, mangiatene tanta, mangiatene troppa. Con la gotta otterrete deformazioni ai piedi COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 29 novembre 2007 - ore 14:05 DUE ONCE DI PIOMBO (IL MIO NOME E’ PECOS) Giungo in piazza delle Jevore, come dice il mio amico Carlo invece di piazza delle Erbe. Jevore lui è convinto significhi erbe in dialettò, ma mi sa significa lepri. Ma che cazzo me ne frega. Ho tolto il filmato su richiesta della Silvia, probabilmente si imbarazza della dimostrazione di bel canto. Un po di foto ![]() LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK mercoledì 28 novembre 2007 - ore 12:49 TIPOLOGIA DELL’ UBRIACONE Stavo pensando stamane, sotto le lenzuola e prima di alzarmi, agli ubriaconi in generale. Ubriaconi di mezza età, nè più giovani nè più vecchi. Li ho un po’ catalogati, anche se le catalogazioni non mi sono mai piaciute nel loro generalizzare le cose. Questo non significa che non mi affascinino le, spesso, stronzate che scrivevano nel 19° secolo alcuni antropologi. Ma torniamo agli ubriaconi: L’UBRIACONE DI CASA SUA: Uomo con famiglia, svolge genericamente un lavoro poco soddisfacente, poco retribuito. La sera, dopo la pesantissima quotidianità lavorativa che affronta ormai da decenni, si rifugia al bar dove beve in genere disgestivi, non parla molto con gli amici, se ne ha. Gusta il suo amaro, sempre il solito amaro, non ne beve mai solo uno, cerca l’oblio in qualche modo. L’UBRIACONE FANTASMA: Pessima categoria, un beota di cui la vita è sempre stata un fallimento, persona genericamente viscida, ma soprattutto estremamente bugiarda. Racconta imprese grandi o piccole da lui compiute, grandi conquiste amorose, vincite al totocalcio, tutti fattori che confonde tra realtà e finzione, in cui la percentuale di finzione è altissima. Bugie per creare un’ immagine di se che non è mai riuscito nemmeno a sfiorare nella realtà. frequentatore di bar in cui narra le sue avventure inventate, più beve, più le spara grosse. E’ spesso squattrinato e pretende che gli si offra da bere probabilmente in un tacito accordo in cui lui si sdebita degnando le persone della sua "importante" presenza. Un ubriacone fantasma è un ottimo specchietto per le allodole: chi crede a quello che dice, o peggio sembra interessato, state sicuri che è un’idiota. L’UBRIACONE TOSSICO: Categoria non così rara come può sembrare. Formata da ex tossicodipendenti che superata la dipendenza dall’eroina ne restano comunque psicologicamente legati. Si buttano quindi sull’alcool in maniera abbastanza invasiva. Ricordo che parlo di ubriaconi di mezza età, un ragazzo ex tossico giovane è più facile piombi in un alcolismo devastante. L’uomo o donna di mezza età si mantiene invece sempre costantemente alticcio, ma mai si ubriaca del tutto. L’alcool diventa un palliativo. L’UBRIACONE PROFESSIONISTA: Un amore innato per le bevande alcoliche, in genere il buon vino ma anche affini, spingono alcuni professionisti dall’occupazione invidiabile e molto ben retribuita, a bere grandi quantità di alcolici durante la giornata, ma anch’essi rimanendo ad un livello di controllo sufficiente per svolgere le loro azioni quotidiane, comprese quelle lavorative. Nella categoria successiva analizzeremo quando il professionista perde anche il lavoro. L’UBRIACONE D’AZZARDO: Categoria agghiacciante, in cui una persona gioca d’azzardo in maniera molto forte, la scommessa, l’azzardo, sono gli unici momenti in cui si sente vivo. I soldi se ne vanno fino a fargli perdere grandi o piccole proprietà, il lavoro e di conseguenza spesso anche gli affetti. L’alcool diventerà il suo compagno, il suo sollievo dopo l’auto decostruzione sociale. Continuerà a spendere ogni centesimo scommettendo sui cavalli (un classico) o in tutto ciò da cui è possibile vincere dei soldi. Si cerca un riscatto tramite la fortuna. Questa è la velina degli ubriaconi LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK domenica 25 novembre 2007 - ore 17:25 UN SOGNO CHE SI REALIZZA Erano anni, da quando vivevo a Madrid che non lo vedevo! La pagina più comica in assoluto di un settimanale che usciva in Spagna, una rivista fatta a mo di giornale con le notizie più assurde e spacciate per vere. Un po come quelle delle riviste Americane che tanto in voga vanno oltreoceano. Eccovi a voi la pagina: ![]() Il titolo recita Da otto anni, George vive con un accetta piantata in testa In neretto prima dellarticolo vero e proprio: Il 6 settembre del 1986 George Rauch, un pacifico contadino Australiano, si è piantato un accetta in testa. Fu impossibile estrarla e da allora vive con lei senza nessun problema Nel riquadro affianco la foto Però è in piena forma Nella foto più piccola in basso a sinistra, in cui George ha in mano una confezione di cereali (e qui mi fa morire dal ridere) Laccetta non impedisce a George di fare ogni mattina una splendida colazione Nel riquadro in basso a destra, vi è unaltra notizia che mi fa morire Luomo che ha solo pollici presto diventerà padre CONSIDERAZIONI: tutto ciò mi commuove LEGGI I COMMENTI (15) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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