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![]() Lercio, 28 anni spritzino di Che sia la stessa di quasi tutti qui? CHE FACCIO? cose agghiaccianti, mad doctor, cose lercie Sono single [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO LEGGO IN MANIERA COMPULSIVA! LIBRI CHE HO LETTO NEGLI ULTIMI TRE MESI: ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() HO VISTO ![]() EL HOMBRE PERSEGUIDO POR UN OVNI, Juan Carlos Olaria (1976) El Hombre Perseguido Por Un Ovni è un raro caso di genere fantastico nella cinematografia Spagnola. Girato con un budget ristretto da Juan Carlos Olaria, considerato attualmente in patria una sorta di Ed Wood nazionale proprio grazie a questo film, lascia trasparire l’enorme sforzo del regista per ovviare ai problemi produttivi. E’ chiaro, vedendo il film, che i fondi hanno costituito un limite invalicabile alla riuscita ottimale dell’opera. Le riprese furono travagliate, durarono dal 1972 al 1975, ma ancora più problematica fu la distribuzione, dato che il film vide la luce (o il buio dato che uscì nelle sale) soltanto nel 1977. Il soggetto è molto semplice e il titolo, che tradotto significa “L’uomo inseguito da un Ovni”, è sufficiente nel riassumere il tutto alla perfezione. Con qualche nudo più che altro suggerito abbiamo anche qualche accenno exploitation che insieme alle tematiche tenta di stupire senza esserne del tutto all’altezza. l’operazione, dal lato fantascientifico, è riconducibile ai B-Movie Americani tipici degli anni ì50, celebri per il loro sottotesto critico sulla guerra fredda. In questo caso non abbiamo nessun sottotesto o metafora da cogliere, spesso e volentieri non si può fare a meno di notare come il minutaggio sia tirato per le lunghe in alcuni punti che risultano statici e noiosi. A conferma di quest’ultima tesi, dopo un‘ora circa entrano in scena, e non in maniera secondaria, sequenze di repertorio di telegiornali e documentari che riguardano missioni spaziali o documentari sullo spazio. Immagini di repertorio vi sono anche durante i bizzarri titoli di apertura, i quali elencano i principali avvistamenti UFO del periodo, con i titoli che appaiono in caratteri stile psichedelico. Il protagonista, uno scrittore in crisi, è interpretato da Richard Kolin, già visto nel cast di film di genere Italiani quali Anche Gli Angeli Mangiano Fagioli e Gatti Rossi In Un Labirinto Di Vetro. Alberto Oliver, questo il nome dello scrittore, braccato saprà difendersi con i suddetti e prenderà a pugni gli alieni, i quali non sono altro che comparse con una maschera di stagnola in faccia e una tuta attillata color nero-grigio. Riuscirà anche a decapitare uno di loro con una roncola mettendo in mostra il sangue giallo di questo. Un collega dell’alieno decapitato non si farà intimorire dalla decapitazione e appiccicherà la testa mozzata sul proprio collo avendo così due teste al posto di una. Come avrete intuito il budget ristretto e gli anni che pesano sul film lo rendono ricco di comicità involontaria. La risata scappa in più punti per l’ingenuità di alcune soluzioni visive e escamotage per ovviare ad effetti speciali di difficile realizzazione. Il disco volante stesso, in pieno stile B-Movie oltreoceano, è di un argento vivo ed è graziosissimo quando insegue il nostro scrittore che fugge a piedi ricordando alla lontana la sequenza culto di Intrigo Internazionale. Film di difficile reperibilità fino a fine 2007, anno in cui per il trentesimo anniversario è uscita l’edizione DVD dell’opera restituendo visibilità a un anomalo caso cinematografico della Spagna anni ‘70. ![]() LOS CRONOCRIMENES, Nacho Vigalondo (2007) Vincitore dell’edizione 2007 del Science Plus Fiction Festival di Trieste, festival dedicato al cinema di Fantascienza, questa opera prima di un regista Spagnolo, Nacho Vigalondo, dimostra come con un piccolo budget a disposizione si riescano a confezionare opere di grande pregio e di ottima fattura. Come il titolo, che tradotto significa proprio quello che sembra: “i crono crimini”, anche il film particolare. Il tempo citsto nella prima parte del titolo è il fattore principale del film, il viaggiare in esso, con i suoi imprevisti e i suoi contrattempi è ciò che tratta il film, i crimini a cui si riferisce la seconda parte del film indica la disperazione e lo sforzo estremo da parte del protagonista per far ritornare tutto come prima di un accidentale viaggio nel tempo. In realtà l’accidentalità o meno sfuge come ogni certezza in questo lungometraggio, Uno dei pregi è proprio intavolare riflessioni profonde e machiavelliche riguardo all’ intreccio. Si firma una sorta di gioco di proiezioni, le quali ci vengono introdotte dai protagonisti stessi del film, ma venirne a capo non è semplice e l’errore o l’illusione si annidano dietro ogni angolo. Il tutto inizia quando Héctor seduto nel giardino di casa vede con il suo binocolo una fanciulla molt carina in mezzo al bosco, segue i movimenti di lei in maniera quasi Hitchcockiana, la vede ad un tratto nuda e decide di andare a vedere che succede, subito viene aggredito da un uomo mascherato che lo pugnala ad un braccio con una forbice. Fuggendo dall’aggressore finirà in un laboratorio in cui un giovane scienziato lo rinchiude in uan macchina del tempo e lo fa viaggiare. Uscito da essa non vien riconosciuto dallo stesso che lo ha messo nella macchina. In seguio col binocolo vedrà casa sua, sua moglie e se stesso. E’ una riflessione di se stesso dopo aver viaggiato nel tempo? Il fulcro del film è questo e non è affatto a semplice venire a capo con quello che accadrà in seguito. Héctor dovrà lottare per far prevalere il proprio io contro i suoi riflessi e lo spettatore dovrà lottare per seguire questa lotta. Avvincente nella narrazione e interpretato magistralmente da Karra Elejalde, il quale ruba letteralmente lo schermo in un gioco di ruoli riflessi resi al meglio con lievi ma estremamente funzionali sfumature caratteriali. Gli io del protagonista sono riflessi, l’animo speculare sebbene simile non è identico e l’attore riesce ad esprimerlo in maniera efficacissima. ![]() NUOVO PUNK STORY, John Waters (1977) Uno degli inizi più dissacranti della storia del cinema! Una signora dell’alta borghesia Americana è soffre di attacchi d’ansia e andiamo a conoscerla proprio mentre sta per avere un esaurimento nervoso. Rimprovera i suoi figli e il marito per nessun motivo e delirando riguardo alla morale e il bene comune, tutto ciò sotto gli occhi divertiti della sua domestica, una immensa donna di colore stile big mama . La ricca signora litiga col marito e lo ferisce rompendogli una bottiglia in testa, la cicciona nera colta in fragrante pochi attimi prima dal marito mentre rubava nella casa, approfitta della situazione uccide l’uomo poggiandogli il suo immenso culo sul volto. Morto soffocato ecco che le due donne si trovano con un cadavere in casa, decidono quindi per la fuga. Fuggendo tra i boschi sono alla ricerca di Mortville, rifugio di chi vuole scampare alla galera. Un poliziotto le intercetta ma in cambio che le due sopportino le sue depravazioni sessuali non le arresta, ma indica loro la direzione per giungere a destinazione. Questo è l’inizio di uno dei film più divertenti del regista undergroud più cult degli Stati Uniti, Mr John Waters, autentico istrione e critico feroce dei difetti del primo mondo: il primo mondo stesso. Mortville non è altro che l’altra faccia della società, non a caso i suoi abitanti sono rifiuti sociali che si nutrono di immondizia e creano loro stessi le proprie leggi. Una regina perversa e crudele, oltre che obesa, regna su Mortville, ma come in ogni società vi sono i ribelli. Il quadretto che mette in mostra il regista è una tavolozza apparentemente confusa di volgarità e costumi ridicoli, un dadaismo del grottesco caratterizzato da una popolazione prevalentemente femminile e lesbo. Con un narrare che ha del fiabesco il film spiazza e stupisce ad ogni ripresa grazie a seni, rapporti saffici e molta carne nuda in bella mostra. Indimenticabile la sequenza lesbo tra la cicciona di colore e la sua ex padrona, un ammasso di carne flaccida e nuda che si strofina sulla bianca signora per bene che urla inorridita. La microsocietà di Mortville vive al limite degli stenti e la ricca signora non riesce ad abituarsi alla bizzarria di quei luoghi non rendendosi conto che ormai ha perso tutto, ma non si rende nemmeno conto che la sua nevrosi sta migliorando vivendo nella più completa e istintiva libertà. Peccato che la grassa e sgraziata regina di le ricorderà i suoi vecchi gioghi sociali e la rimetteranno all’interno delle logiche del potere sociale. Unico film doppiato in Italiano di John Waters e suo sesto lungometraggio, se includiamo anche il mondo movie Mondo Trasho, è un’opera indimenticabile e ancor oggi stupefacente in quanto a volgarità e a situazioni al limite, basti pensare che i titoli di apertura affiancano la presentazione di un piatto con un coperta super lussuoso, peccato che la pietanza sia un topo morto. Desperate Living è il titolo originale, trasformato per il mercato Italiano in Nuovo Punk Story probabilmente per l’esplosione del fenomeno Punk in quegli anni (siamo nel ’77), e accompagnato assieme al motto “Mai penato di mangiare un topo?” ![]() MY SWEET KILLER, Justin Dossetti (1999) Il tutto si regge sulla più che buona prova di Kirk Harris che interpreta il disturbato Charlie Cavenaugh, nella sua caduta attraverso la spirale della follia. Charlie è un ragazzo che è finito in prigione per omicidio e in seguito è stato ricoverato in una clinica psichiatrica. Ci affacciamo sulla sua storia quando viene rilasciato dalla struttura sulla parola e lavora in una piccola fabbrica come operaio. Nel suo nuovo appartamento durante il sonno vede una bella ragazza che gli parla e lo tratta con dolcezza. La fanciulla è la ex inquilina che si è uccisa tempo addietro tagliandosi le vene nella vasca da bagno. Il dubbio che possa essere un fantasma e quindi che il film viri sull’horror non si pone mai ed è una scelta azzeccata, dato che la follia ha fin dall’inizio la sua escalation. Spaventato ma nello stesso tempo incuriosito si innamora della sua visione femminile e cerca di dormire il più possibile per riuscire ad entrare in contatto con lei attraverso il sogno. Seguito da uno psichiatra Charlie dimostra un peggioramento e le cose andranno veramente male quando pur di dormire ricadrà di sua volontà nella dipendenza da barbiturici e droga dal quale lo avevano tolto. Iniziando a drogarsi la sua sociopatia aumenterà e inutili saranno gli sforzi di un suo collega di lavoro, che tenterà di renderselo amico, tentando di abbattere il muro che il protagonista crea tra se stesso, il suo mondo onirico e la realtà. Schizofrenico e sociopatico uccise il padre dopo che lo vide ammazzare sua madre e sua sorella a coltellate, trauma che lo deviò ancor più. Harris, man mano che il suo personaggio affonda nella follia muta lo sguardo da quello di una persona sofferente a quello torvo di uno psicopatico pronto ad uccidere, mantenendo però nelle movenze e nei gesti la sofferenza insita nella vita del protagonista, il quale si rende conto di essere malato e vuole solo fuggire nel sogno per stare bene. ![]() LE DEPORTATE DELLA SEZIONE SPECIALE DELLE SS, Rino Di Silvestro (1976) Dal titolo sembrerebbe un nazi-porno duro e crudo, in realtà siamo più vicini alle corde del WIP (Woman In Prison), non vi sono quasi torture, stupri, e del lager si vedono solo gli interni, i quali sono ricreati in maniera del tutto simile ad un carcere più che ad un campo di concentramento. Ecco quindi il ritorno dietro le sbarre del regista Rino Di Silvestro, armato di cinepresa come già tre anni prima, nel 1973, per il suo film d’esordio Diario Segreto Di Un Carcere Femminile. Girato con perizia si eleva ad un rango superiore rispetto ai suoi colleghi. Vi è un’attenzione particolare alla fotografia, in alcuni casi molto curata come nell’iniziale viaggio in treno delle protagoniste e l’arrivo alla stazione, il tutto girato in notturna e con un’atmosfera simil gotica negli esterni, circondati da nebbie e fumi che evocano mistero. Toni lividi e oscuri caratterizzano la fotografia anche all’interno del campo, in cui poche luci illuminano i volti statuari dei tedeschi e le insistenti nudità delle deportate. Il cast femminile annovera bellezze non da poco, tutte, come gli attori, volti noti del cinema bis Italiano, in particolare il folle capo del campo, interpretato suggestivamente dal noto John Steiner, Inglese dal volto asciutto e spigoloso, assiduo frequentatore del cinema di genere Italiano per ruoli che spaziano dal Western al Poliziesco all’Italiana. La storia ha un qualcosa di più sebbene rientri nei canoni classici del genere dato che fin dai primi momenti le fanciulle tentano di organizzare la fuga approfittando che una di esse in passato era un’acrobata. Vediamo quindi di nuovo prevalere le caratteristiche del sottogenere WIP, con sevizie sessuali da parte dei secondini, tutte donne, quindi sfociando classicamente nel lesbo e non tradendo il marchio di fabbrica. Nella versione uncut (non il dvd edizione Giapponese perché ha la censura col tondino fuori fuoco proprio là) si vedono alcune detenute a cui vengono rasati peli pubici e la telecamera segue l’operazione con dovizia di particolari stimolando la libido per non dire la smania di qualche eventuale spettatore sadico. Più vicino al nazi-porno è invece la deportata Tania Nobel, figura di donna a cui hanno ucciso il fidanzato perché sovversivo, la quale conquista il cuore del comandante, il quale tenta di corteggiarla in tutti i modi ottenendo però solamente il suo disprezzo. Tania, interpretata da Lina Polito, simboleggia la resistenza all’interno del film dando il tipico connotato della resistenza tipico dei film di questo genere. Un film ibrido dunque questo Le Deportate Della Sezione Speciale Delle SS, sebbene facente parte di un filone per lo più alimentare, è girato con cura e le caratterizzazioni dei personaggi inducono a pensare ad un lavoro di scrittura non troppo frettoloso. Il finale lirico inoltre da un quel qualcosa in più. ![]() TOKYO GORE POLICE, Yoshihiro Ishikawa (2008) Tôkyô zankoku keisatsu, nel suo titolo originale, è un film Giapponese di Yoshihiro Nishimura, regista classe 1967 che si occupa principalmente di effetti speciali. Non a caso questo Tokyo Gore Police di effetti speciali ne annovera tantissimi, essendo un ultrasplatter. Simile ad opere straight to video conterranee quali Machine Girl o Meatball Machine ne è una spanna al di sopra grazie all’utilizzo di un budget più consistente e quindi una cura maggiore nel reparto FX, ma soprattutto ad una fantasia ed un estro impressionanti da parte del regista e degli sceneggiatori. Lo splatter è estremo, teste, arti, organi genitali volano mozzati in ogni direzione conditi da spruzzi di sangue ad alta pressione tipici della cinematografia del Sol Levante. La storia non è certo elaborata e vede un’ avvenente e timida quanto letale fanciulla, come membro di una polizia che ha subito delle modifiche. La privatizzazione ha infatti investito il corpo rendendolo economicamente autonomo ma non solo, la violenza è spropositata e le punizioni sono letali per ogni tipo di infrazione. Con la scusa di rendere le pene esemplari gli agenti massacrano piccoli o grandi criminali in maniera plateala per il piacere della telecamera e di chi ama il gore più estremo. Le idee assurde entrano in campo durante tutta la durata del film: memorabile il congegno Wii con cui una famiglia vittima delle malefatte di un criminale, può vendicarsi imbracciando delle spade e facendo a pezzi il criminale direttamente dal salotto di casa loro, godendo delle urla di dolore dell’inquisito. Questo è solo un assaggio della follia visiva a cui andiamo incontro e tutte le gesta della polizia sono commentate in tempo reale da una presentatrice con parrucca bionda anni ’50 che presenta divertita l’escalation di violenza di cui si rende protagonista l’organo incaricato di proteggere e servire il cittadino. Unico problema al crescente ed incontrastato potere e dominio della privatizzata polizia sono gli Engineers (letteralmente ingegneri, sembra quasi una presa in giro mirata), una sorta di criminali che inseriscono nei loro corpi una strana chiave organica che li rende spietati mutanti. Nel senso che una volta feriti o mutilati il loro corpo si rigenera sostituendo alla carne danneggiata una letale e fantasiosa arma biomeccanica. Non si può non notare la vicinanza in questo dettaglio al sopracitato Meatball Machine. La giovane protagonista Ruka, interpretata da Eihi Shiina, indimenticabile protagonista di Audition di Takashi Miike, inizia a rendersi conto del troppo e indiscriminato potere dei suoi colleghi proprio mentre diviene oggetto di continui attacchi da parte di un Engineer che sembra essere una sorta di leader di questa temutissima progenie. La Tokyo futuristica in cui è ambientato il film è stretta in una morsa di capitalismo estremo in cui la tv bombarda le persone con spot allucinanti come la pubblicità progresso contro l’harakiri (forma di suicidio della tradizione giapponese) con dovizia di particolari della pratica stessa. Mostri mutanti assurdi e abomini organici si succedono nella visione con organi sessuali maschili trasformati in cannoni letali, gambe femminili trasformate in fauci di coccodrillo e ciliegina sulla torta, l’animale domestico del capo della polizia: una donna priva di braccia e gambe che cammina sui moncherini rivestiti in latex nero, con il volto coperto da una maschera aderente sempre in latex che culmina in un tubo che le entra in bocca. Insomma una summa di fetish e bondage nello stile del fumetto Psychopathia Sexualis di Miguel Angel Martin. Sceneggiatura debole, ma l’ estremamente fantasia e il weirdo che si respira dall’inizio alla fine rendono il film sorprendente per inventiva, se poi amate lo splatter Tokyo Gore Police diventa del tutto imperdibile. TRAILER ![]() TARKAN VIKING KANI, Mehmet Aslan (1971) La Turchia annovera una quantità di film non indifferente, spesso lontani dai nostri gusti risultando il più delle volte risibili ad un pubblico di vedute ristrette. Certo che quando in film come quello in questione, oltre al fascino “esotico”, i produttori mettono troppa carne al fuoco non tenendo conto del budget ridotto, si scade inesorabilmente nel ridicolo involontario. Questo Tarkan Viking Kani ha un’ottima sceneggiatura e la storia intrattiene dal’inizio alla fine. Il protagonista è Tarkan, lo ritroveremo in due seguiti (Tarkan: Altin madalyon del 1972 e Tarkan güçlü kahraman del 1973) girati sempre dallo stesso regista, Mehmet Aslan, nelle vesti di un turco nerboruto e abile con la spada in compagnia di due lupi che lo seguono ovunque. L’incipit di questo film si situa durante l’invasione Vichinga dei confini Turchi, questi Barbari venuti dal nord sono spietati e mettono a ferro e fuoco tutto quello che trovano. Un bel giorno rapiscono la figlia di Attila e fanno l’errore di ammazzare uno dei lupi di Tarkan suscitando la sua ira e la sete di vendetta. Il titolo del film tradotto significa infatti “Tarkan e il sangue dei Vichinghi”. Sangue chiama sangue e in pieno stile occhio per occhio la caccia inizia tra belle fanciulle, duelli all’ultimo sangue e scene cruente che sfociano nel gore. I problemi di questo lungometraggio, come accennavo prima, riguardano la mancanza di un budget sufficiente, ma non solo. Le recitazioni sono terribili e spesso risultano ridicole. Il maestro d’armi non ha di certo fatto un buon lavoro dato che scudi, spade e frecce sono di cartone colorato di argento o legno. Il rumore di lance e frecce scagliate è riprodotto con il sibilo umano (o per lo meno sembra così) e davvero non si riescono a trattenere le risate. Le battaglie per qualche ignota e orrida ragione sono velocizzate alla moviola creando un effetto comico tipo film anni 30’, per non parlare del protagonista che salta mura alte otto metri con un singolo balzo in maniera totalmente innaturale. I due lupi del nostro eroe quando abbaiano sono doppiati, se già la cosa suscita il riso, riderete di gusto al rendervi conto che sono doppiati fuori sincro in una maniera scandalosa. In Tarkan Viking Kani c’è anche spazio per un tocco horror, infatti i cattivi di turno danno i loro nemici in pasto a un piovrone gigante che spunta lentamente dagli abissi. Quest’ultimo è un telo di gomma cucito a forma di piovra con degli occhioni disegnati alla meglio. Non un effetto speciale totalmente da buttare c’è da dire, ma quando si muove casca il palco. Qualche seno nudo qua e la lo si vede e i massacri oltre a mostrare carne di immacolate fanciulle sono di una violenza inaudita, infilzano bambini, ammazzano donne mentre le stuprano, il tutto con le loro spadine di cartone. Il film non esula da battute che dimostrano un certo orgoglio di patria, memorabile la sequenza in cui Tarkan si prepara ad una traversata via mare con una barchetta da gita al lago e dei tizi gli dicono “ Ci avevano detto che i Turchi erano coraggiosi, ma non che fossero matti!”. Il film è cosparso di esclamazioni a sfondo umoristico che risultano agghiaccianti ma seguire il nostro eroe è tutto sommato divertente non solo per i momenti risibili, d’altra parte a livello di sceneggiatura non ha nulla a che invidiare a film come Conan Il Barbaro con l’attuale presidente della California. I PRIMI DIECI MINUTI DEL FILM, SU YOUTUBE LO TROVATE TUTTO IN PARTI DA 10 MINUTI ![]() SEUL CONTRE TOUS, Gaspar Noe’ (1998) 1980. Parigi. C’è la crisi, le persone vengono licenziate. La vita del macellaio, interpretato da uno splendido Philippe Nahon, attore Francese con la A maiuscola, percorre un sentiero di tristezza e di fallimenti ritrovandosi disoccupato, senza amici e con una figlia abbandonata in un istituto. L’ambientazione di una Parigi all’alba degli anni ’80 è resa livida e inerte da una fotografia statica, da sfondi urbani fisicamente attraversati da quest’uomo in pena di cui mai veniamo a sapere il nome, se non il lavoro che sa fare e che una volta esercitava nella sua piccola bottega di macellaio. La violenza e la rabbia che crescono in lui vanno a cercare valvole di sfogo in ogni cosa gli capiti a tiro, l’odio che prova ci viene raccontato attraverso i suoi pensieri che circolano a flusso continuo nella sua mente umiliata da un fato che non vuole accettare. Programma la sua vendetta in modo confuso ed elabora le sue ragioni e il senso della vita, il non senso di questa esistenza che lui subisce e a cui vuole ribellarsi. Il mondo è cinico, tutto è venale e si basa su rapporti di convenienza. Non vi è amore, non vi è amicizia se non incanalati in maniera finalizzata alla continuazione del tram tram sociale. A suo modo è un sovversivo, sembra estremizzare riflessioni verso l’autodistruzione, la negazione di ogni speranza umana in maniera consapevole, sprezzante. Il macellaio mostra tutto se stesso a se stesso, ascoltiamo ogni sua riflessione in maniera quasi ossessiva e priva di censure. Quando entrerà in un cinema porno lui penserà alla miseria umana e l’inquadratura si soffermerà a lungo sullo schermo in cui viene proiettato un film a luci rosse. Le scene hard le vediamo in primo piano e la cosa spiazza, ma ci rendiamo conto che sebbene atipiche per un film non pornografico non hanno la forza sovversiva pari alle parole e riflessioni del protagonista. Il finale è allucinante e dolce nello stesso tempo e turberà la sensibilità di molti. Il regista Gaspar Noé, diventerà noto al pubblico Italiano quattro anni dopo per il suo Irréversible, interpretato dalla coppia (anche nella vita reale) Vincent Cassel e Monica Bellucci, in cui quest’ultima sarà vittima di uno stupro anale di svariati minuti suscitando le lamentele dello stesso marito e solleticando vari mezzi mediatici. Stupefacente questo Seul Contre Tous e di fattura elegante come è tipico del regista, che riesce ad essere disturbante insinuandosi con delicatezza a toccare la nostra presunta moralità turbando anche gli animi meno sensibili. TRAILER ![]() P2 IL LIVELLO DEL TERRORE, Franck Khalfoun (2007) Alexandre Aja e Grégory Levasseur scrivono la sceneggiatura di questo thriller-horror claustrofobico e lo affindano alla regia dell’inesperto Franck Khalfoun. Il duo alla sceneggiatura non è certo sconosciuto, il primo ha diretto Alta Tensione, film simbolo della nouvelle vague iperviolenta Francese degli ultimo anni e recentemente film quali il remake de Le Colline Hanno Gli Occhi o il bistrattato Mirrors, anch’esso un remake. Levasseur collabora da sempre con Aja alla scrittura dei suoi film. Il problema di P2 è che il regista non sfrutta appieno le potenzialità dello script. Affidare un trattamento che si svolge interamente nel parcheggio interrato di un grattacielo di New York a una persona inesperta si è rivelato un grande errore. La narrazione è troppo frammentaria a mette a repentaglio il senso di claustrofobia, come non sono indovinati gli attori, soprattutto lo psicopatico di turno che è interpretato da un per nulla convincete Wes Bentley. La vittima di turno, Rachel Nichols, invece per lo meno mette in mostra belle forme durante tutta la durata. In pieno stile Aja - Levasseur lo splatter, in quei rari momenti in cui è presente, ha una carica esplosiva molto forte e ci viene mostrato tutto nel dettaglio. Un’occasione sprecata per un film che poteva essere molto di più. La sequenza del pazzo che balla imitando Elvis Presley sulle note di un classico del Re è molto bella e stona con tutto il resto. Peccato, un film da una serata post-pizza e nulla più. ![]() THE HATCHET, Adam Green, 2007 Se bazzicate un po’ la cultura popolare Statunitense saprete senz’altro cos’è il Mardi Gras, o meglio cos’è diventato attraverso gli anni. Ok, traducendolo si capisce subito che è il nostro Martedì Grasso ma molti, leggendo queste due parole, immagineranno un paio di tette mostrate da fanciulle urlanti, adornate da collane di variopinta bigiotteria e alcool a fiumi tra uomini e donne che festeggiano e delirano. Il Mardi Gras è la festa casinara per eccellenza e si svolge nell’estremo sud Degli Stati Uniti, dove leggenda, mito e il voodoo hanno un posto d’onore: New Orleans. Ecco quindi che il regista Adam Green ci trasporta nella sua sceneggiatura che prende vita nel bel mezzo dei festeggiamenti poco lontano dal Mississippi. Ci infila tra un gruppo di studenti mezzi ubriachi e ci mostra frettolosamente come uno di loro non si diverta. Perché? Ma per la ragione più classica del mondo! Soffre di mal d’amore essendo stato recentemente lasciato dalla fidanzatina che ha preferito farsi, diciamo, coccolare da altri. Il ragazzo triste vuole andare a vedere la famosa palude stregata, argomento di cui ha sentito parlare, e tra vari tira e molla un amico del gruppo lo assisterà in questa escursione macabra. La guida è un cinese con una camicia a fioroni che si inventa palle immense riguardo la palude. I due andranno in gita con due avvenenti fanciulle accompagnate da un regista (probabilmente di film porno), con una ragazza misteriosa e con una coppia di over cinquanta piccoli, tozzi e noiosissimi. Dopo un viaggio in uno sgangherato ex scuolabus giallo, arrivati alla palude, si imbarcano in un battello e dopo poco, anzi, dopo aver sentito la leggenda di un essere deforme, “The Hatchet” appunto, che massacra chiunque si addentri nella sua dimora, restano bloccati. Non possono proseguire perché la barca è rotta e come se non bastasse sta affondando. Indovinate un po’? Hatchet se ne esce dalla sua casa, si è proprio nella palude, e inizia a sterminare chiunque gli capiti a tiro. Splatter estremo in chiave umoristica che non può che ricordare il Peter Jackson dei tempi andati, di Brain Dead però, quello con gli effetti speciali degni di nota. La giostra del massacro ci culla e ci fa fare grosse risate accompagnato dall’umorismo cameratesco dei più giovani del gruppo. Spegnete il cervello, armatevi di birre e godetevi questa demente festa di sangue! ![]() VERO COME LA FINZIONE, Marc Forster, 2006 Il personaggio di questa storia è un uomo metodico, un ragioniere che lavora per l’Ufficio Imposte di Stato. La sua esistenza è dettata dal suo orologio, col quale organizza ogni istante della sua giornata in maniera maniacale avendo sotto controllo ogni fase della sua non vita. La voce narrante introduce il personaggio nella sua eccentricità, ma un mercoledì Harold Crick, interpretato da un ottimo Will Ferrel, inizia anch’egli a sentire la voce narrante. Il film prende dopo pochi minuti un piglio meta cinematografico, ma va oltre e il nostro protagonista si vedrà protagonista di una storia scritta da un’altra persona, il suo personaggio ha scoperto di avere un autore. Un giorno sente i pensieri dell’autrice (la voce è quella di una donna) riguardo alla sua morte d inizia a preoccuparsi. Specularmente vediamo la vita della scrittrice, la quale ha un blocco e non riesce a finire il romanzo di cui Harold è protagonista. La nevrosi della donna sembra ripercuotersi sulle ansie di consapevolezza del protagonista, il quale si rivolge a un docente di letteratura per capire meglio la sua situazione. La vita, i dolori e anche l’amore del giovane protagonista sbocciano proprio quando si rende conto di avere una volontà derivata, di non essere padrone del proprio destino. L’autrice è vicina all’esaurimento nervoso e il suo editore le affianca un’ assistente che ha il compito di tenerla in riga affinché completi il manoscritto. I due personaggi, creatrice e creatura, diventano speculari e una delle chiavi di letture è senz’altro quella psicologica se ci si ferma al comportamentismo dei due e non si analizza il bizzarro fenomeno a cui assistiamo. Harold Crick e la sua storia ricordano molto Kafka per quanto riguarda la sua vita d’ufficio (Il Processo) e una mela verde che avrà un’ importante funzione nella storia (La Metamorfosi). Il film ah una gran carica emozionale, diverte, commuove, spaventa, la sospensione tra due realtà che non sono parallele, ma il prodotto una dell’altra, non può che spiazzare e trasferire le nostre emozioni e reazioni su un piano che ci è nuovo. Il personaggio governato dalla macchina da scrivere arriva a desiderare e vivere una sorta di libertà maggiore di quella della sua creatrice, la quale si sente imprigionata in se stessa. ![]() DENTI, Mitchell Lichtenstein (2007) Terrore ancestrale di ogni uomo e simbolo dell’anti-vita per eccellenza la vagina dentata ha origini mitologiche. In moltissime culture viene raffigurata con significati magici e di conseguenza riscontrabili nella psicologia sociale. Il vincere la vagina dentata, la sua minaccia, rappresenta lo sconfiggere il blocco dell’umanità, il diventare adulti. Madre di tutto se smettesse di svolgere la sua funzionalità principale, l’uomo cesserebbe di esistere. Il film è tutt’altro che demenziale sebbene la locandina faccia pensare in questo senso, al contrario la comicità diventa cinismo e l’umorismo si avvicina ad uno humour nero, plumbeo. La nostra protagonista Dawn (il nome rappresenta forse una nuovo destino per l’umanità?), interpretata molto bene in tutte le sfumature adolescenziali da Jess Weixler, oltre ad avere questo bizzarro inconveniente tra le cosce, fa parte di un associazione integralista cattolica che sponsorizza il conservare a tutti i costi la verginità fino al matrimonio. Queste associazioni andarono pure di moda verso la metà degli anni ’90 negli States. Interessante come in questo caso sia a capo di uno di questo gruppi una persona che conserva la verginità per dei motivi più pratici che filosofico-religiosi. Si sa la carne è debole e quando Dawn avrà il suo primo rapporto sessuale, in maniera forzata e tutt’altro che naturale, la sua vagina troncherà di netto “l’intruso”. Non è certo un film splatter e a parte qualche moncherino di pene maschile non si vede un granché (scordatevi fin dall’inizio di vedere la vagina dentata) . La presa di coscienza del suo difetto rapportato al sesso sarà travagliata e simbolicamente rappresenta il suo passaggio dall’età adolescenziale all’età adulta. Quando trancerà quattro dita a un ginecologo inizierà davvero a rendersi conto delle sue “potenzialità” . Denti è il primo film di Mitchell Lichtenstein, regista di prodotti per la tv che si accinge ad oltre cinquant’anni a girare un film bizzarro che da un lato diverte e da un lato prende alla sprovvista. Il regista caratterizza bene i suoi personaggi e il fatto che la struttura e le musiche facciano spesso pensare ad una favola che da lontano ricorda un certo stile alla Tim Burton, prende in contropiede nei momenti cardinali del film. Fabula anche per la critica molto velata che racchiude l’opera, sia all’integralismo cattolico che al voler fare sesso a tutti i costi, alla disgregazione famigliare, rappresentata dal fratello della protagonista, interpretato dall’androgino, ma qui nella parte di un bullo violento, John Hensley, star di Nip/Tuck. Non si può non notare la centrale nucleare che si staglia due passi dal paese in cui la nostra protagonista vive, c’è quindi anche un’ avvisaglia tutt’altro che velata sull’inquinamento, rappresentata solo visivamente perché non vuole essere la sola. Il fascino del film è anche nel non rendere chiaro il motivo, ossia il seminare l’opera di molti indizi sulle cause del fenomeno facendoci continuamente porre l’interrogativo e rendendo la visione tutt’altro che rilassata. Denti è un film affascinante e fuorviante. Da vedere col cervello collegato. ![]() THE BUSINESS, Nick Love, 2005 Dall’Inghilterra una storia di gangster ambientata negli anni ’80 sulla costa Spagnola dell’ Andalusia. In effetti già la location di suo sa di retrò e un accurata ricostruzione del periodo, compresi i pantaloni a vita alta e le infinite permanenti delle donne, ci catapultano nella metà del decennio più odiato-amato degli ultimi cinquant’anni. Il nostro protagonista lo troviamo nel sud di Londra ed è il giovane e debosciato Frankie, impersonato da Danny Dyer già interprete principale, sempre sotto la regia Nick Love, del precedente Football Factory. Frankie ha un padre mezzo delinquente e una madre che prende botte a seconda dell’umore del marito, un giorno tira fuori i suddetti e prende a sprangate il genitore violento. Cambiare aria per un po’ non è una brutta idea e una conoscenza gli propone di portare una misteriosa borsa in Andalusia in cambio di un compenso. Il ragazzo accetta. Arrivato in Spagna consegna al borsa ad un Inglese denominato “Il Playboy”, tal Charlie, fuggito da Londra dopo una rapina andata storta col suo socio Sammy Brooks e il resto della banda. Charlie fa la bella vita, sempre al sole, circondato da droga, belle donne e belle macchine. Prende subito in simpatia il giovane e timido Frankie e lo tiene sotto la sua ala protettiva facendolo entrare poco a poco nella sua gang. Un po’ come Tony Montana di Scarface, ma senza diventare il boss dei boss, il nostro giovane protagonista inizia a divertirsi vivendo nell’illegalità e ingranando sempre più col nuovo lavoro, scoprirà giorno per giorno i piaceri della malavita, con gli inganni e i dolori di essa. L’ascesa sarà repentina e il regista ci piazza di sottofondo hit dell’epoca nei momenti cool del film, sono avvisati quelli che odiano la musica anni ’80! In questo film, ma anche nel suo film precedente,, Nick Love sembra sentire vicina la provenienza dei suoi personaggi, vengono dai bassifondi e hanno inoculata una mentalità tipica dei futuri delinquenti, una sorta di arrivismo che è pronto a tutto, dove la gratificazione si contempla nell’avere tutti i vizi che si vogliano a disposizione nell’essere rispettati. Il protagonista di questo film appare timido, dice lui stesso che il mondo della criminalità non fa per lui, ma poi si troverà a proprio agio nel fare lo sbruffone coi soldi e il potere. Frankie uscirà dalla merda in cui viveva al sud di Londra per salire in Paradiso in Spagna e sprofondare nuovamente nella merda. Il finale è in pieno stile Nick Love. Vedere altre sue opere per credere! Un overdose di eighties style per un film avvincente e dalla narrazione anfetaminica, coinvolgente al punto da far dimenticare l’inizio quando si è solo a metà visione. STO ASCOLTANDO ![]() L’ispettore Carlaghan che legge i miei diritti KILLING MI SOFTLI BIBISSO LINK I miei avvocati, il Paggetto e Kabura, che discutono sulle ARINGHE! "balla vecchia spugna balla!" DEEJAY ESTATE 1990 LINK IL MIO IDOLO SOTTO FORMA DI PRESENTATORE TELEVISIVO LINK LUI, COLUI CHE HA SEMPRE RAGIONE, COLUI CHE SA, COLUI CHE AGISCE, L’ARTISTA PER ECCELLENZA!: LINK Un vecchio che entra in un bar: "Un cafè coreto graspa", "ansi no, fame na graspa coreta cafè" Delli che mi parla PONTE PONTE MOLINO che ha declassato bruscamente PONTE PONTE CORVO TIZIANO FERRO in "Sere nere", un artista con la A maiuscola ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... Fare quello che avrei voglia di fare Il caos, instabilità, irrequietezza, estro, tutto ai livello massimi che implicano equilibrio Un coltello a scatto Una gang Un treo Giocare coi cubi di legno Compiere crudeltà ![]() STO STUDIANDO... film, corsi post laurea, emarginati sociali e cose carine così -------------------------------- -Cinema -Musica -Perversioni -Trucchetti -Ricette OGGI IL MIO UMORE E'... ALTALENANTE con picchi di PERICOLOSITA’ SOCIALE ![]() ![]() Una rissa non è una rissa se non c’è Dallas! ![]() ![]() ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
![]() ![]() Cliccate ![]() Cliccate sul piccolo Susho ![]() GUARDA BENE FRATELLINO, GUARDA BENE ![]() LECCA BENE FRATELLINO, LECCA BENE (artwork by Suzi9mm) ![]() SIAMO DIVENTATI CINESI(da sinistra Jek-Dyb, non mi ricordo come si chiama, Lercio) jpeg su memoria rigida, cm 180x290 ---------------------------------------- "La mia città si rivela qui sulle strade. Nuda diventa viva. Le sue strade cantano melodie carezzevoli quanto il suono di un vetro rotto. Una musica interiore che riflette al tempo stesso tenerezza e terrore!"![]() ![]()
mercoledì 25 ottobre 2006 - ore 15:50 COME DIVERTIRSI IN AUTOBUS L’autobus ha sempre i suoi divertimenti se li si cerca con l’udito e con la vista e non solo. Oggi sono tornato a casa con il caro bus ad un’ora in cui era gremito di scolari di età compresa tra i 10 e i 17 anni circa. Io mi piazzo affianco all’obliteratrice posteriore e occupo tutta la corsia di proposito. Creo così compressioni umane alle entrate e il vuoto nella parte centrale. E’ un piacere vedere la gente soffrire e sapere che tu, proprio tu, ne sei la causa. Quale soddisfazione, quale “piacere impiacentito” come direbbe il piccolo Alex. Nessuno ti dice nulla, solo le signore o le anziane donne (gli uomini sono più unici che rari) osano farti osservazione, ma il metodo c’è e io lo conosco e io ve lo svelo. Se una signora si lamenta del vostro bloccaggio, voi ignoratela completamente, lasciatela imbarcarsi in patetici discorsi sull’educazione e sul senso civico. Poi se la persona insiste vi si aprono due possibilità: Una è guardare la fonte delle lamentele e esporre un sorriso strafottente (fantastica!), oppure guardare la fonte delle lamentele e accigliarsi, poi mimare un NO con la testa, un NO prolungato in modo che creda voi siate stranieri. Ora se poi si mette a parlare male degli stranieri voi potete sempre farle fare una figura di merda apostrofandola in perfetto Italiano e aggiungendo la parola “troia”. La soluzione di spostarsi e lasciar passare la gente non la cito nemmeno perché non avrebbe nessuna funzione di turbamento per coloro che usufruiscono del servizio. Se poi vi è una vecchina/o che deve sedersi allora si che lo lascio passare. Un bambino può anche schiattare, anche un giovine, insomma chi deambula bene vada pure a farsi fottere, se uno sta male la cosa salta per quanto mi riguarda. Eh si, sono troppo buono. ANEDDOTO DI OGGI: Una ragazzina piccina piccina di età e di corporatura oggi raccontava ad una sua amica che sabato non sarebbe uscita. Il suo ragazzo l’avrebbe invitata a casa sua perché in centro vi è la manifestazione e contromanifestazione indi pericolo. In realtà il fanciullo sarà contentissimo dei disordini in centro, se non altro per saltare addosso alla fanciulla. O per lo meno per tentare di fare ciò. Non resta che augurargli buon fortuna. La cosa geniale è che l’idea del ragazzo parte da un motivo preventivo, di sicurezza,di morale, tutto ciò mi fa ridere assai. ![]() Film consigliato:BAMBOLA MECCANICA MOD CHERRY 2000 di Steve De Jarnett (1987) ![]() LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK domenica 22 ottobre 2006 - ore 15:24 TRIPLICE COMPLEANNO DI TRE PERSONE PER UN COMPLEANNO ![]() Qui abbiamo Carlà detto Leggenda (Decarlà) con la Leila (Chobin) in posizioni sconce molto Dandyane se mi permettete il termine e confido voi me lo permettiate ![]() Qui abbiamo Carlà che sputa sentenze con lo sguardo e che affianco ha la Detta (Detta) che è seduta affianco a Carlà che è seduto affianco alla Detta che è seduta affianco a Carlà che è seduto affianco alla Detta che è seduta affianco a Carlà che è seduto affianco alla Detta che è seduta affianco a Carlà che è seduto affianco alla Detta che è seduta affianco a Carlà che è seduto affianco alla Detta che è seduta affianco a Carlà che è seduto affianco alla Detta. Praticamente sulla sinistra Carlà (Decarlà) e sulla destra la Detta (Detta) ![]() Carlà espone il suo personale MAGNO PERFORANTE ![]() Carlà che tenta di rubarmi l’anima, nella foto vedete anche Sica (Sicapunk) e la Nelly ![]() ECCO I FESTEGGIATI! da sinistra in piedi: Jek (Jek-Dyb), la Giada (Jad) e Pino, i quali erano compleannati. All’estrema destra c’è Tony ![]() Queste sono da sinistra la Francesca (Beatrix_k) e meno a sinistra (vota la Mussolini) la Leila (Chobin). Si stanno nascondendo i peli dei nasi non opportunamente scerettati (da leggere come l’inizio di "scoppia" in dialetto) per l’occasione. ![]() Jek col regalo fattogli da Roby, un teschio di Capra, notare la felicità di Jek. Quella vicino a Jek è la Saretta che odia a morte che le sue immagini vengano messe in rete ih ih ih ![]() Jek con la capra che sorride ancor più dopo essersi reso conto che la capra era deceduta ![]() Tre supereroi, da sinistra: Kulo (Architect), Jek (Jek-Dyb)e Tette ![]() Qui abbiamo Kulo che fa il saluto romano perchè è un porco nazista ma non avrà il mio scalpo questo è poco ma sicuro. Per la cena di ieri sera voleva fosserto eliminati tutti i vegetariani, considerati dall’alto della sua consapevolezza sporche razze inferiori prive di qualsivoglia diritto, morte giuridica per loro, morte fisica il loro futuro. Comunque a sinistra del Kulo c’è la Detta e a destra la Tetta. Tutto cio è geniale. ![]() Qui Kulo esulta alla consapevolezza che non gli frega un cazzo di avere un cane che sta poco bene, cane nuovo vita nuova, questo è l’obiettivo. ![]() Qui c’è la Leila (Chobin) e Matteo (Aristopank) che sono venuti bene nella foto ![]() Qui abbiamo sempre Matteo, la Leila e un pezzetto di Nik che guardano in alto dio solo sa cosa.. ![]() Qui abbiamo Teschio con la foto di Pino e di profilo Roby ![]() Questo coso qua è il bambino, probabilmente omosessuale, che faceva fondamentalmente lo sguattero, ti dava il piatto e non ti chiedeva niente in cambio se non un sorriso, io col cazzo gli sorridevo. Mi ha anche fatto un gestaccio mentre lo fotografavo, gli ho quindi sguinzagliato Carlà dietro.. ![]() Passiamo di male in peggio, Sica ha più volte toccato la tenera e innocente carne delle natiche del bambino, quello qui sopra molto probabilmente omosessuale, ma a sto punto anche Sica che abbia una venetta di dolce? Come Rufus insomma.. ![]() Qui si vede Enrico(Nega23) con la felpa verde e da dietro, come un avvoltoio ammaestrato spunta il bambino, quello probabilmente omosessuale. ![]() Qui c’è Teschio e Carlo (Myapology) in condizioni di cui non voglio occuparmi ![]() Teschio che vaneggia ![]() da sinistra: Giada (Jad), Enrico (Nega23), Trevi (TRE OVI) e Tette AGGIORNAMENTO: pare proprio, dopo attente analisi, che il bambino che serviva ai tavoli sia in realtà una bambina. Ogni ulteriore commento mi sembra superfluo quanto tentare di vomitare al contrario. LEGGI I COMMENTI (23) - PERMALINK domenica 22 ottobre 2006 - ore 13:04 In arrivo foto divertenterrime! LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK sabato 21 ottobre 2006 - ore 16:48 Il calzino, la vendetta e Carlo Mi piacciono le reazioni ai litigi tra persone di qualsiasi sorta. Ogni litigio che sento narrare, che ho vissuto, che non ho vissuto, che ho visto al cinema o che ho solo immaginato non raggiunge mai l’ilarità di questo che vi sto per narrare. Tufano, di cui avete letto qualche mio post in passato, ci raccontava spesso dei bisticci con sua mamma. Ah dimenticavo, se non avete letto le avventure di Carlo le trovate con la “ricerca” nel mio blog alla voce “Tufano”. Insomma dunque perciò Carlo spesso raccontava. Quando lui litigava con sua mamma non poteva certo prenderla a calci, cosa che non sta bene per persone dotate di classe da vendere (come dice Carlà, grande ammiratore, estimatore e conoscitore esperto di Tufano quanto del buon vino e del sesso femminile nell’accezione prettamente strumentale). Tufano, per vendicarsi dalla sensazione di impotenza dovuta a litigi che non portano a nulla, entrava nella sua cameretta, metteva mano ad un calzino, il quale finiva attorno al suo membro e poi dava sfogo ad una violenta masturbazione pensando a sua mamma. Lui si vendicava di sua mamma facendosi una sega pensando a sua mamma. Trovo tutto ciò bizzarro e di cattivo gusto, un cattivo gusto quasi sublimante, i pensieri spaziano dai Greci antichi e ai loro giovinetti anche se non centra nulla, ma mi vengono in mente porcate dei tempi andati. ![]() Film consigliato: HISTOIRE DO di Just Jaeckin (1975) LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK giovedì 19 ottobre 2006 - ore 15:16 PARTITO DEL SENSO UNICO Come dei topi che si lanciano su un pezzo di formaggio. Si, così la gente sale sull’autobus, in seguito come i topi scoprono il formaggio essere in realtà un pezzo di plastica ne restano delusi. Questo è un postulato che non fa una piega, la finestra che internet apre al mondo (reale o meno è un discorso a parte) , i locali, i negozi, le persone che offre il primo mondo a un qualsiasi abitante del primo mondo eliminano ogni possibile divertimento all’interno di un autobus. Certo col traffico sempre più invadente ormai anche il piacere di guidare va sempre più spesso a mano con il fastidio di muoversi in territorio urbano. Anni fa ipotizzavo la creazione del PARTITO DEL SENSO UNICO, si proprio come pensate, un partito basato sulla viabilità stradale, o meglio un partito che ha come premessa la viabilità stradale. Un partito del senso unico metterebbe in luce i migliori strateghi della viabilità, senza dubbio verrebbero pagati profumatamente per risolvere il problema nefasto di viabilità che si affaccerebbe. E’ inutile che ci prendiamo in giro, una città (parlo di comune complessivamente) con strade esclusivamente a senso unico si bloccherebbe, sarebbe utopica dal punto di vista della scorrevolezza del traffico. Un blocco totale del movimento, non ci sarebbe soluzione, non ci sarebbero mezzi pubblici per solo pensare di sostituire mezzi privati, quindi non può essere un ‘ idea, sempre se postuliamo che pensare una soluzione irrealizzabile come premessa sia impensabile (qui il serpente si mangia la coda). Certo bisognerebbe dare una dimensione al realizzabile che abbraccerebbe numerosissime variabili, ma noi diciamo che il “realizzabile” non lo potremo mai conoscere e che quindi ipotizziamo il “realizzabile” a dimensione di senso comune, senso comune della nostra città, della nostra realtà, della nostra società attuale, dimensione comune che noi ci diamo con le nostre esperienze bene o male comuni. Certo ci sarebbe una catena causale infinita, ma noi la interrompiamo così, con questo traballante senso comune che autodefiniamo noi stessi istintivamente. Ho un po’ trasferito la filosofia di KANT, ora lui è resuscitato e mi sta cercando per cibarsi delle mie carni con la vendetta nello sguardo, alla mia idea per darle un fondamento. Istituendo i sensi unici in toto si bloccherebbe tutto e quindi daremo luogo alla possibilità di un nuovo inizio e ad uno sviluppo passo per passo, come un castello di carte crollato per la metà. Dobbiamo distruggerlo completamente per ricostruirlo in maniera efficace. Film consigliato: PI GRECO: IL TEOREMA DEL DELIRIO di Darren Aronofsky (1997) ![]() LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK lunedì 16 ottobre 2006 - ore 11:43 Qualche foto dallOmbra Longa di ieri, ossia non oggik, ma ieri, che è il giorno dopo di llatro ieri e 3 giorni prima di dopodomani. ![]() Trevi (TRE OVI) in mezzo alla folla di Piazza Dei Signori ![]() Io che vengo molestato da Kulo (Architect) ![]() Da sinistra: Gino (Gino Pongo), Francesca (Beatrix_k), Trevi (TRE OVI) ![]() Da sinistra TRE OVI, Carlo (Sardellone), Giulia ![]() Alessia e Trevi (TRE OVI) ![]() Da sinistra Teschio, Jek (Jek-Dyb), Trevi (sempre in mezzo, TRE OVI) Film consigliato:IO ZOMBO, TU ZOMBI, EGLI ZOMBA di Nello Rossati (1979) LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK sabato 14 ottobre 2006 - ore 15:30 OMBRA LONGA Ci sono stato 4 anni fa e 5 anni fa. La prima volta sono andato con Tufano (magari vi ricordate dei vecchi post sul personaggio in questione). Il mio primo approccio con l’OMBRA LONGA fu quello di iscrivermi all’itinerario, si pagavano 20.000 lire se non ricordo male, per il pranzo e lo sconto su ogni ombra acquistata, più un calice, un traversone per non macchiarsi i vestiti di vino e la mappa itinerario delle 22 tappe prestabilite. Inutile dire che bevemmo come degli squali assetati (adoro il non sense di questa frase). Verso fine pomeriggio, gonfi di vino come nella canzone di De Andrè, ci rechiamo in uno stand quasi all’ imbrunire. Avevamo anche rubato delle bottiglie di vino dallo stand stesso, eravamo completamente deliranti e vi erano le olive ascolane raccolte a mucchi, in vendita. Io andavo dal ragazzo che le vendeva e gli dicevo “sffscusa comfe sono fate dentro qffuele cofe là”, e il tipo con grande efficienza mi rispondeva spiegandomi gli ingredienti delle misteriosissime olive ascolane nel mentre io pescavo olive a piene mani e le infilavo nella tasca della felpa, poi andavo al tavolo, bevevo un sacco di vino e inghiottivo le olive a mo’ di Homer Simpson. Ripetei l’operazione della domanda ingredienti / furto olive, per almeno 5 volte consecutive. Ricordo che il tizio mi guardava con sufficienza. Quel giorno spesi 70.000 lire in vino però fu divertente. Domani vado all’OMBRA LONGA. UN FILMATO FATTO MALE ALL OMBRALONGA Film consigliato: AMMAZZALI TUTTI E TORNA SOLO di Enzo Castellari (1967) LEGGI I COMMENTI (8) - PERMALINK giovedì 12 ottobre 2006 - ore 13:22 EDIZIONE STRAORDINARIA: Uomo si masturba in aula studio! E’ una storia vera Premetto che non sono io che mi faccio le pippe in aula studio e aggiungo che tutto ciò che vi sto per raccontare è verissimo. Chiedete a TRE OVI se non ci credete! Insomma in aula studio vi è un tipo tra i 30-35 anni che si posiziona affianco ad una fanciulla, possibilmente dal bel culo, poi avvicina la sua sedia a quella della fanciulla, poi muovendosi da seduto e lentamente, si posiziona dietro la ragazza a distanza molto ravvicinata e inizia a fissarle il culo. Poi pare si shackeri (ma si scriverà così? Sicuramente no), inizia a vibrare tutto, probabilmente tenta di masturbarsi senza dare nell’occhio. Il canone di più o meno dare nell’occhio di quel tipo è parecchio distorto. Il tipo da fastidio a chi più a chi meno, Trevi (TRE OVI) era di guardiola (che termine assurdo) in aula studio (questo ieri), aveva il potere insomma. Lo hanno chiamato mentre si era assentato un attimo con un messaggio che esortava il suo ritorno per fermare uno che si faceva una sega in aula studio. Tutto ciò è bellissimo, soprattutto quando una tipa ha giurato di averlo visto nelle aule studio di Perugia, questa era di Perugia. Il maniaco dele aule studio. ![]() Questi sono a sinistra Alessia e a destra Trevi (TRE OVI) E USCITO IL PRIMO TRAILER DI GRINDHOUSE di Tarantino e Rodriguez, è una bomba! TRAILER GRINDHOUSE Film consigliato: MANIAC NURSES FIND ECSTASY di Harry M. Love (1990) ![]() LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK mercoledì 11 ottobre 2006 - ore 00:05 Diggitale Ho rotto la digitale la settimana scorsa, con mia grande tristezza ho sentito il flash esplodere, ha fatto "stoc!", come una nocciolina che rimbalza su un vetro, o come un chicco di mais, o come un dente di bambino, o come una piastrellina di mosaico, o come un chicco duva piccolo ghiacciato, o come un pezzetto di pastica blu, o come un tappo di plastica. Insomma è rimasta senza flash. Fortuna ne ho acquistata una nuova, potrò continuare con uno dei miei numerosi hobby preferiti, sono tutti preferiti, non faccio differenze: rompere le palle al prossimo con fotografie. La macchina nuova è questa: ![]() Ecco Trevi (TRE OVI), ora sai di che morte perirai! Film consigliato: ONE HOUR PHOTO di Mark Romanek (2002) RECENSIONE:LINK LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK domenica 8 ottobre 2006 - ore 14:16 KEBAB L’atmosfera era profumata di spezie di qualsivoglia genere, madide di ricordi di navigatori antichi, importatori di novità sotto forma di gloria eterna. Persone abbruttite dalla fame e ripiene di liquidi dolciastri e ebbri si accalcavano davanti un pannello in legno per comprare il proprio turno. Nel retrobottega si potevano sentire le urla dei pezzi di carne da impalare che scalciavano con le gambe che rimanevano loro mentre un uomo di grandi proporzioni segava via loro strane estremità per renderli completamente non autonomi. L’odore della sofferenza si mischiava alle spezie, ottime faccendiere di origini perdute e mistiche. Il suolo piastrellato tentava di afferrare i piedi degli umani in fila appiccicandoli con fluidi raggrumati a metà viaggio tra l’esser liquidi e l’entrare nel mondo dei solidi non ancora affermati. Gli sguardi spaziavano tra contenitori di terre lontane e verdure esotiche attraversando aria vibrante di calore umano e artificiale. Si, il KEBAB di ieri mi è rimasto un po’ sullo stomaco. Film consigliato: JESUS CHRIST VAMPIRE HUNTER di Lee Demarbre (2002) LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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