BLOG MENU:


Lercio, 28 anni
spritzino di Che sia la stessa di quasi tutti qui?
CHE FACCIO? cose agghiaccianti, mad doctor, cose lercie
Sono single

utente certificato [ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]


STO LEGGENDO

LEGGO IN MANIERA COMPULSIVA!
LIBRI CHE HO LETTO NEGLI ULTIMI TRE MESI:























HO VISTO


EL HOMBRE PERSEGUIDO POR UN OVNI, Juan Carlos Olaria (1976)

El Hombre Perseguido Por Un Ovni è un raro caso di genere fantastico nella cinematografia Spagnola. Girato con un budget ristretto da Juan Carlos Olaria, considerato attualmente in patria una sorta di Ed Wood nazionale proprio grazie a questo film, lascia trasparire l’enorme sforzo del regista per ovviare ai problemi produttivi. E’ chiaro, vedendo il film, che i fondi hanno costituito un limite invalicabile alla riuscita ottimale dell’opera. Le riprese furono travagliate, durarono dal 1972 al 1975, ma ancora più problematica fu la distribuzione, dato che il film vide la luce (o il buio dato che uscì nelle sale) soltanto nel 1977. Il soggetto è molto semplice e il titolo, che tradotto significa “L’uomo inseguito da un Ovni”, è sufficiente nel riassumere il tutto alla perfezione. Con qualche nudo più che altro suggerito abbiamo anche qualche accenno exploitation che insieme alle tematiche tenta di stupire senza esserne del tutto all’altezza. l’operazione, dal lato fantascientifico, è riconducibile ai B-Movie Americani tipici degli anni ì50, celebri per il loro sottotesto critico sulla guerra fredda. In questo caso non abbiamo nessun sottotesto o metafora da cogliere, spesso e volentieri non si può fare a meno di notare come il minutaggio sia tirato per le lunghe in alcuni punti che risultano statici e noiosi. A conferma di quest’ultima tesi, dopo un‘ora circa entrano in scena, e non in maniera secondaria, sequenze di repertorio di telegiornali e documentari che riguardano missioni spaziali o documentari sullo spazio. Immagini di repertorio vi sono anche durante i bizzarri titoli di apertura, i quali elencano i principali avvistamenti UFO del periodo, con i titoli che appaiono in caratteri stile psichedelico. Il protagonista, uno scrittore in crisi, è interpretato da Richard Kolin, già visto nel cast di film di genere Italiani quali Anche Gli Angeli Mangiano Fagioli e Gatti Rossi In Un Labirinto Di Vetro. Alberto Oliver, questo il nome dello scrittore, braccato saprà difendersi con i suddetti e prenderà a pugni gli alieni, i quali non sono altro che comparse con una maschera di stagnola in faccia e una tuta attillata color nero-grigio. Riuscirà anche a decapitare uno di loro con una roncola mettendo in mostra il sangue giallo di questo. Un collega dell’alieno decapitato non si farà intimorire dalla decapitazione e appiccicherà la testa mozzata sul proprio collo avendo così due teste al posto di una. Come avrete intuito il budget ristretto e gli anni che pesano sul film lo rendono ricco di comicità involontaria. La risata scappa in più punti per l’ingenuità di alcune soluzioni visive e escamotage per ovviare ad effetti speciali di difficile realizzazione. Il disco volante stesso, in pieno stile B-Movie oltreoceano, è di un argento vivo ed è graziosissimo quando insegue il nostro scrittore che fugge a piedi ricordando alla lontana la sequenza culto di Intrigo Internazionale. Film di difficile reperibilità fino a fine 2007, anno in cui per il trentesimo anniversario è uscita l’edizione DVD dell’opera restituendo visibilità a un anomalo caso cinematografico della Spagna anni ‘70.




LOS CRONOCRIMENES, Nacho Vigalondo (2007)

Vincitore dell’edizione 2007 del Science Plus Fiction Festival di Trieste, festival dedicato al cinema di Fantascienza, questa opera prima di un regista Spagnolo, Nacho Vigalondo, dimostra come con un piccolo budget a disposizione si riescano a confezionare opere di grande pregio e di ottima fattura. Come il titolo, che tradotto significa proprio quello che sembra: “i crono crimini”, anche il film particolare. Il tempo citsto nella prima parte del titolo è il fattore principale del film, il viaggiare in esso, con i suoi imprevisti e i suoi contrattempi è ciò che tratta il film, i crimini a cui si riferisce la seconda parte del film indica la disperazione e lo sforzo estremo da parte del protagonista per far ritornare tutto come prima di un accidentale viaggio nel tempo. In realtà l’accidentalità o meno sfuge come ogni certezza in questo lungometraggio, Uno dei pregi è proprio intavolare riflessioni profonde e machiavelliche riguardo all’ intreccio. Si firma una sorta di gioco di proiezioni, le quali ci vengono introdotte dai protagonisti stessi del film, ma venirne a capo non è semplice e l’errore o l’illusione si annidano dietro ogni angolo. Il tutto inizia quando Héctor seduto nel giardino di casa vede con il suo binocolo una fanciulla molt carina in mezzo al bosco, segue i movimenti di lei in maniera quasi Hitchcockiana, la vede ad un tratto nuda e decide di andare a vedere che succede, subito viene aggredito da un uomo mascherato che lo pugnala ad un braccio con una forbice. Fuggendo dall’aggressore finirà in un laboratorio in cui un giovane scienziato lo rinchiude in uan macchina del tempo e lo fa viaggiare. Uscito da essa non vien riconosciuto dallo stesso che lo ha messo nella macchina. In seguio col binocolo vedrà casa sua, sua moglie e se stesso. E’ una riflessione di se stesso dopo aver viaggiato nel tempo? Il fulcro del film è questo e non è affatto a semplice venire a capo con quello che accadrà in seguito. Héctor dovrà lottare per far prevalere il proprio io contro i suoi riflessi e lo spettatore dovrà lottare per seguire questa lotta. Avvincente nella narrazione e interpretato magistralmente da Karra Elejalde, il quale ruba letteralmente lo schermo in un gioco di ruoli riflessi resi al meglio con lievi ma estremamente funzionali sfumature caratteriali. Gli io del protagonista sono riflessi, l’animo speculare sebbene simile non è identico e l’attore riesce ad esprimerlo in maniera efficacissima.


NUOVO PUNK STORY, John Waters (1977)

Uno degli inizi più dissacranti della storia del cinema! Una signora dell’alta borghesia Americana è soffre di attacchi d’ansia e andiamo a conoscerla proprio mentre sta per avere un esaurimento nervoso. Rimprovera i suoi figli e il marito per nessun motivo e delirando riguardo alla morale e il bene comune, tutto ciò sotto gli occhi divertiti della sua domestica, una immensa donna di colore stile big mama . La ricca signora litiga col marito e lo ferisce rompendogli una bottiglia in testa, la cicciona nera colta in fragrante pochi attimi prima dal marito mentre rubava nella casa, approfitta della situazione uccide l’uomo poggiandogli il suo immenso culo sul volto. Morto soffocato ecco che le due donne si trovano con un cadavere in casa, decidono quindi per la fuga. Fuggendo tra i boschi sono alla ricerca di Mortville, rifugio di chi vuole scampare alla galera. Un poliziotto le intercetta ma in cambio che le due sopportino le sue depravazioni sessuali non le arresta, ma indica loro la direzione per giungere a destinazione. Questo è l’inizio di uno dei film più divertenti del regista undergroud più cult degli Stati Uniti, Mr John Waters, autentico istrione e critico feroce dei difetti del primo mondo: il primo mondo stesso. Mortville non è altro che l’altra faccia della società, non a caso i suoi abitanti sono rifiuti sociali che si nutrono di immondizia e creano loro stessi le proprie leggi. Una regina perversa e crudele, oltre che obesa, regna su Mortville, ma come in ogni società vi sono i ribelli. Il quadretto che mette in mostra il regista è una tavolozza apparentemente confusa di volgarità e costumi ridicoli, un dadaismo del grottesco caratterizzato da una popolazione prevalentemente femminile e lesbo. Con un narrare che ha del fiabesco il film spiazza e stupisce ad ogni ripresa grazie a seni, rapporti saffici e molta carne nuda in bella mostra. Indimenticabile la sequenza lesbo tra la cicciona di colore e la sua ex padrona, un ammasso di carne flaccida e nuda che si strofina sulla bianca signora per bene che urla inorridita. La microsocietà di Mortville vive al limite degli stenti e la ricca signora non riesce ad abituarsi alla bizzarria di quei luoghi non rendendosi conto che ormai ha perso tutto, ma non si rende nemmeno conto che la sua nevrosi sta migliorando vivendo nella più completa e istintiva libertà. Peccato che la grassa e sgraziata regina di le ricorderà i suoi vecchi gioghi sociali e la rimetteranno all’interno delle logiche del potere sociale. Unico film doppiato in Italiano di John Waters e suo sesto lungometraggio, se includiamo anche il mondo movie Mondo Trasho, è un’opera indimenticabile e ancor oggi stupefacente in quanto a volgarità e a situazioni al limite, basti pensare che i titoli di apertura affiancano la presentazione di un piatto con un coperta super lussuoso, peccato che la pietanza sia un topo morto. Desperate Living è il titolo originale, trasformato per il mercato Italiano in Nuovo Punk Story probabilmente per l’esplosione del fenomeno Punk in quegli anni (siamo nel ’77), e accompagnato assieme al motto “Mai penato di mangiare un topo?”


MY SWEET KILLER, Justin Dossetti (1999)

Il tutto si regge sulla più che buona prova di Kirk Harris che interpreta il disturbato Charlie Cavenaugh, nella sua caduta attraverso la spirale della follia. Charlie è un ragazzo che è finito in prigione per omicidio e in seguito è stato ricoverato in una clinica psichiatrica. Ci affacciamo sulla sua storia quando viene rilasciato dalla struttura sulla parola e lavora in una piccola fabbrica come operaio. Nel suo nuovo appartamento durante il sonno vede una bella ragazza che gli parla e lo tratta con dolcezza. La fanciulla è la ex inquilina che si è uccisa tempo addietro tagliandosi le vene nella vasca da bagno. Il dubbio che possa essere un fantasma e quindi che il film viri sull’horror non si pone mai ed è una scelta azzeccata, dato che la follia ha fin dall’inizio la sua escalation. Spaventato ma nello stesso tempo incuriosito si innamora della sua visione femminile e cerca di dormire il più possibile per riuscire ad entrare in contatto con lei attraverso il sogno. Seguito da uno psichiatra Charlie dimostra un peggioramento e le cose andranno veramente male quando pur di dormire ricadrà di sua volontà nella dipendenza da barbiturici e droga dal quale lo avevano tolto. Iniziando a drogarsi la sua sociopatia aumenterà e inutili saranno gli sforzi di un suo collega di lavoro, che tenterà di renderselo amico, tentando di abbattere il muro che il protagonista crea tra se stesso, il suo mondo onirico e la realtà. Schizofrenico e sociopatico uccise il padre dopo che lo vide ammazzare sua madre e sua sorella a coltellate, trauma che lo deviò ancor più.
Harris, man mano che il suo personaggio affonda nella follia muta lo sguardo da quello di una persona sofferente a quello torvo di uno psicopatico pronto ad uccidere, mantenendo però nelle movenze e nei gesti la sofferenza insita nella vita del protagonista, il quale si rende conto di essere malato e vuole solo fuggire nel sogno per stare bene.





LE DEPORTATE DELLA SEZIONE SPECIALE DELLE SS, Rino Di Silvestro (1976)

Dal titolo sembrerebbe un nazi-porno duro e crudo, in realtà siamo più vicini alle corde del WIP (Woman In Prison), non vi sono quasi torture, stupri, e del lager si vedono solo gli interni, i quali sono ricreati in maniera del tutto simile ad un carcere più che ad un campo di concentramento. Ecco quindi il ritorno dietro le sbarre del regista Rino Di Silvestro, armato di cinepresa come già tre anni prima, nel 1973, per il suo film d’esordio Diario Segreto Di Un Carcere Femminile. Girato con perizia si eleva ad un rango superiore rispetto ai suoi colleghi. Vi è un’attenzione particolare alla fotografia, in alcuni casi molto curata come nell’iniziale viaggio in treno delle protagoniste e l’arrivo alla stazione, il tutto girato in notturna e con un’atmosfera simil gotica negli esterni, circondati da nebbie e fumi che evocano mistero. Toni lividi e oscuri caratterizzano la fotografia anche all’interno del campo, in cui poche luci illuminano i volti statuari dei tedeschi e le insistenti nudità delle deportate. Il cast femminile annovera bellezze non da poco, tutte, come gli attori, volti noti del cinema bis Italiano, in particolare il folle capo del campo, interpretato suggestivamente dal noto John Steiner, Inglese dal volto asciutto e spigoloso, assiduo frequentatore del cinema di genere Italiano per ruoli che spaziano dal Western al Poliziesco all’Italiana. La storia ha un qualcosa di più sebbene rientri nei canoni classici del genere dato che fin dai primi momenti le fanciulle tentano di organizzare la fuga approfittando che una di esse in passato era un’acrobata. Vediamo quindi di nuovo prevalere le caratteristiche del sottogenere WIP, con sevizie sessuali da parte dei secondini, tutte donne, quindi sfociando classicamente nel lesbo e non tradendo il marchio di fabbrica. Nella versione uncut (non il dvd edizione Giapponese perché ha la censura col tondino fuori fuoco proprio là) si vedono alcune detenute a cui vengono rasati peli pubici e la telecamera segue l’operazione con dovizia di particolari stimolando la libido per non dire la smania di qualche eventuale spettatore sadico. Più vicino al nazi-porno è invece la deportata Tania Nobel, figura di donna a cui hanno ucciso il fidanzato perché sovversivo, la quale conquista il cuore del comandante, il quale tenta di corteggiarla in tutti i modi ottenendo però solamente il suo disprezzo. Tania, interpretata da Lina Polito, simboleggia la resistenza all’interno del film dando il tipico connotato della resistenza tipico dei film di questo genere.
Un film ibrido dunque questo Le Deportate Della Sezione Speciale Delle SS, sebbene facente parte di un filone per lo più alimentare, è girato con cura e le caratterizzazioni dei personaggi inducono a pensare ad un lavoro di scrittura non troppo frettoloso. Il finale lirico inoltre da un quel qualcosa in più.




TOKYO GORE POLICE, Yoshihiro Ishikawa (2008)

Tôkyô zankoku keisatsu, nel suo titolo originale, è un film Giapponese di Yoshihiro Nishimura, regista classe 1967 che si occupa principalmente di effetti speciali. Non a caso questo Tokyo Gore Police di effetti speciali ne annovera tantissimi, essendo un ultrasplatter. Simile ad opere straight to video conterranee quali Machine Girl o Meatball Machine ne è una spanna al di sopra grazie all’utilizzo di un budget più consistente e quindi una cura maggiore nel reparto FX, ma soprattutto ad una fantasia ed un estro impressionanti da parte del regista e degli sceneggiatori. Lo splatter è estremo, teste, arti, organi genitali volano mozzati in ogni direzione conditi da spruzzi di sangue ad alta pressione tipici della cinematografia del Sol Levante. La storia non è certo elaborata e vede un’ avvenente e timida quanto letale fanciulla, come membro di una polizia che ha subito delle modifiche. La privatizzazione ha infatti investito il corpo rendendolo economicamente autonomo ma non solo, la violenza è spropositata e le punizioni sono letali per ogni tipo di infrazione. Con la scusa di rendere le pene esemplari gli agenti massacrano piccoli o grandi criminali in maniera plateala per il piacere della telecamera e di chi ama il gore più estremo. Le idee assurde entrano in campo durante tutta la durata del film: memorabile il congegno Wii con cui una famiglia vittima delle malefatte di un criminale, può vendicarsi imbracciando delle spade e facendo a pezzi il criminale direttamente dal salotto di casa loro, godendo delle urla di dolore dell’inquisito. Questo è solo un assaggio della follia visiva a cui andiamo incontro e tutte le gesta della polizia sono commentate in tempo reale da una presentatrice con parrucca bionda anni ’50 che presenta divertita l’escalation di violenza di cui si rende protagonista l’organo incaricato di proteggere e servire il cittadino. Unico problema al crescente ed incontrastato potere e dominio della privatizzata polizia sono gli Engineers (letteralmente ingegneri, sembra quasi una presa in giro mirata), una sorta di criminali che inseriscono nei loro corpi una strana chiave organica che li rende spietati mutanti. Nel senso che una volta feriti o mutilati il loro corpo si rigenera sostituendo alla carne danneggiata una letale e fantasiosa arma biomeccanica. Non si può non notare la vicinanza in questo dettaglio al sopracitato Meatball Machine. La giovane protagonista Ruka, interpretata da Eihi Shiina, indimenticabile protagonista di Audition di Takashi Miike, inizia a rendersi conto del troppo e indiscriminato potere dei suoi colleghi proprio mentre diviene oggetto di continui attacchi da parte di un Engineer che sembra essere una sorta di leader di questa temutissima progenie. La Tokyo futuristica in cui è ambientato il film è stretta in una morsa di capitalismo estremo in cui la tv bombarda le persone con spot allucinanti come la pubblicità progresso contro l’harakiri (forma di suicidio della tradizione giapponese) con dovizia di particolari della pratica stessa. Mostri mutanti assurdi e abomini organici si succedono nella visione con organi sessuali maschili trasformati in cannoni letali, gambe femminili trasformate in fauci di coccodrillo e ciliegina sulla torta, l’animale domestico del capo della polizia: una donna priva di braccia e gambe che cammina sui moncherini rivestiti in latex nero, con il volto coperto da una maschera aderente sempre in latex che culmina in un tubo che le entra in bocca. Insomma una summa di fetish e bondage nello stile del fumetto Psychopathia Sexualis di Miguel Angel Martin. Sceneggiatura debole, ma l’ estremamente fantasia e il weirdo che si respira dall’inizio alla fine rendono il film sorprendente per inventiva, se poi amate lo splatter Tokyo Gore Police diventa del tutto imperdibile.
TRAILER


TARKAN VIKING KANI, Mehmet Aslan (1971)

La Turchia annovera una quantità di film non indifferente, spesso lontani dai nostri gusti risultando il più delle volte risibili ad un pubblico di vedute ristrette. Certo che quando in film come quello in questione, oltre al fascino “esotico”, i produttori mettono troppa carne al fuoco non tenendo conto del budget ridotto, si scade inesorabilmente nel ridicolo involontario. Questo Tarkan Viking Kani ha un’ottima sceneggiatura e la storia intrattiene dal’inizio alla fine. Il protagonista è Tarkan, lo ritroveremo in due seguiti (Tarkan: Altin madalyon del 1972 e Tarkan güçlü kahraman del 1973) girati sempre dallo stesso regista, Mehmet Aslan, nelle vesti di un turco nerboruto e abile con la spada in compagnia di due lupi che lo seguono ovunque. L’incipit di questo film si situa durante l’invasione Vichinga dei confini Turchi, questi Barbari venuti dal nord sono spietati e mettono a ferro e fuoco tutto quello che trovano. Un bel giorno rapiscono la figlia di Attila e fanno l’errore di ammazzare uno dei lupi di Tarkan suscitando la sua ira e la sete di vendetta. Il titolo del film tradotto significa infatti “Tarkan e il sangue dei Vichinghi”. Sangue chiama sangue e in pieno stile occhio per occhio la caccia inizia tra belle fanciulle, duelli all’ultimo sangue e scene cruente che sfociano nel gore. I problemi di questo lungometraggio, come accennavo prima, riguardano la mancanza di un budget sufficiente, ma non solo. Le recitazioni sono terribili e spesso risultano ridicole. Il maestro d’armi non ha di certo fatto un buon lavoro dato che scudi, spade e frecce sono di cartone colorato di argento o legno. Il rumore di lance e frecce scagliate è riprodotto con il sibilo umano (o per lo meno sembra così) e davvero non si riescono a trattenere le risate. Le battaglie per qualche ignota e orrida ragione sono velocizzate alla moviola creando un effetto comico tipo film anni 30’, per non parlare del protagonista che salta mura alte otto metri con un singolo balzo in maniera totalmente innaturale. I due lupi del nostro eroe quando abbaiano sono doppiati, se già la cosa suscita il riso, riderete di gusto al rendervi conto che sono doppiati fuori sincro in una maniera scandalosa. In Tarkan Viking Kani c’è anche spazio per un tocco horror, infatti i cattivi di turno danno i loro nemici in pasto a un piovrone gigante che spunta lentamente dagli abissi. Quest’ultimo è un telo di gomma cucito a forma di piovra con degli occhioni disegnati alla meglio. Non un effetto speciale totalmente da buttare c’è da dire, ma quando si muove casca il palco. Qualche seno nudo qua e la lo si vede e i massacri oltre a mostrare carne di immacolate fanciulle sono di una violenza inaudita, infilzano bambini, ammazzano donne mentre le stuprano, il tutto con le loro spadine di cartone. Il film non esula da battute che dimostrano un certo orgoglio di patria, memorabile la sequenza in cui Tarkan si prepara ad una traversata via mare con una barchetta da gita al lago e dei tizi gli dicono “ Ci avevano detto che i Turchi erano coraggiosi, ma non che fossero matti!”. Il film è cosparso di esclamazioni a sfondo umoristico che risultano agghiaccianti ma seguire il nostro eroe è tutto sommato divertente non solo per i momenti risibili, d’altra parte a livello di sceneggiatura non ha nulla a che invidiare a film come Conan Il Barbaro con l’attuale presidente della California.
I PRIMI DIECI MINUTI DEL FILM, SU YOUTUBE LO TROVATE TUTTO IN PARTI DA 10 MINUTI


SEUL CONTRE TOUS, Gaspar Noe’ (1998)

1980. Parigi. C’è la crisi, le persone vengono licenziate. La vita del macellaio, interpretato da uno splendido Philippe Nahon, attore Francese con la A maiuscola, percorre un sentiero di tristezza e di fallimenti ritrovandosi disoccupato, senza amici e con una figlia abbandonata in un istituto. L’ambientazione di una Parigi all’alba degli anni ’80 è resa livida e inerte da una fotografia statica, da sfondi urbani fisicamente attraversati da quest’uomo in pena di cui mai veniamo a sapere il nome, se non il lavoro che sa fare e che una volta esercitava nella sua piccola bottega di macellaio.
La violenza e la rabbia che crescono in lui vanno a cercare valvole di sfogo in ogni cosa gli capiti a tiro, l’odio che prova ci viene raccontato attraverso i suoi pensieri che circolano a flusso continuo nella sua mente umiliata da un fato che non vuole accettare. Programma la sua vendetta in modo confuso ed elabora le sue ragioni e il senso della vita, il non senso di questa esistenza che lui subisce e a cui vuole ribellarsi. Il mondo è cinico, tutto è venale e si basa su rapporti di convenienza. Non vi è amore, non vi è amicizia se non incanalati in maniera finalizzata alla continuazione del tram tram sociale. A suo modo è un sovversivo, sembra estremizzare riflessioni verso l’autodistruzione, la negazione di ogni speranza umana in maniera consapevole, sprezzante. Il macellaio mostra tutto se stesso a se stesso, ascoltiamo ogni sua riflessione in maniera quasi ossessiva e priva di censure. Quando entrerà in un cinema porno lui penserà alla miseria umana e l’inquadratura si soffermerà a lungo sullo schermo in cui viene proiettato un film a luci rosse. Le scene hard le vediamo in primo piano e la cosa spiazza, ma ci rendiamo conto che sebbene atipiche per un film non pornografico non hanno la forza sovversiva pari alle parole e riflessioni del protagonista. Il finale è allucinante e dolce nello stesso tempo e turberà la sensibilità di molti. Il regista Gaspar Noé, diventerà noto al pubblico Italiano quattro anni dopo per il suo Irréversible, interpretato dalla coppia (anche nella vita reale) Vincent Cassel e Monica Bellucci, in cui quest’ultima sarà vittima di uno stupro anale di svariati minuti suscitando le lamentele dello stesso marito e solleticando vari mezzi mediatici. Stupefacente questo Seul Contre Tous e di fattura elegante come è tipico del regista, che riesce ad essere disturbante insinuandosi con delicatezza a toccare la nostra presunta moralità turbando anche gli animi meno sensibili.
TRAILER




P2 IL LIVELLO DEL TERRORE, Franck Khalfoun (2007)

Alexandre Aja e Grégory Levasseur scrivono la sceneggiatura di questo thriller-horror claustrofobico e lo affindano alla regia dell’inesperto Franck Khalfoun. Il duo alla sceneggiatura non è certo sconosciuto, il primo ha diretto Alta Tensione, film simbolo della nouvelle vague iperviolenta Francese degli ultimo anni e recentemente film quali il remake de Le Colline Hanno Gli Occhi o il bistrattato Mirrors, anch’esso un remake. Levasseur collabora da sempre con Aja alla scrittura dei suoi film. Il problema di P2 è che il regista non sfrutta appieno le potenzialità dello script. Affidare un trattamento che si svolge interamente nel parcheggio interrato di un grattacielo di New York a una persona inesperta si è rivelato un grande errore. La narrazione è troppo frammentaria a mette a repentaglio il senso di claustrofobia, come non sono indovinati gli attori, soprattutto lo psicopatico di turno che è interpretato da un per nulla convincete Wes Bentley. La vittima di turno, Rachel Nichols, invece per lo meno mette in mostra belle forme durante tutta la durata. In pieno stile Aja - Levasseur lo splatter, in quei rari momenti in cui è presente, ha una carica esplosiva molto forte e ci viene mostrato tutto nel dettaglio. Un’occasione sprecata per un film che poteva essere molto di più. La sequenza del pazzo che balla imitando Elvis Presley sulle note di un classico del Re è molto bella e stona con tutto il resto. Peccato, un film da una serata post-pizza e nulla più.



THE HATCHET, Adam Green, 2007

Se bazzicate un po’ la cultura popolare Statunitense saprete senz’altro cos’è il Mardi Gras, o meglio cos’è diventato attraverso gli anni. Ok, traducendolo si capisce subito che è il nostro Martedì Grasso ma molti, leggendo queste due parole, immagineranno un paio di tette mostrate da fanciulle urlanti, adornate da collane di variopinta bigiotteria e alcool a fiumi tra uomini e donne che festeggiano e delirano. Il Mardi Gras è la festa casinara per eccellenza e si svolge nell’estremo sud Degli Stati Uniti, dove leggenda, mito e il voodoo hanno un posto d’onore: New Orleans.
Ecco quindi che il regista Adam Green ci trasporta nella sua sceneggiatura che prende vita nel bel mezzo dei festeggiamenti poco lontano dal Mississippi. Ci infila tra un gruppo di studenti mezzi ubriachi e ci mostra frettolosamente come uno di loro non si diverta. Perché? Ma per la ragione più classica del mondo! Soffre di mal d’amore essendo stato recentemente lasciato dalla fidanzatina che ha preferito farsi, diciamo, coccolare da altri.
Il ragazzo triste vuole andare a vedere la famosa palude stregata, argomento di cui ha sentito parlare, e tra vari tira e molla un amico del gruppo lo assisterà in questa escursione macabra. La guida è un cinese con una camicia a fioroni che si inventa palle immense riguardo la palude. I due andranno in gita con due avvenenti fanciulle accompagnate da un regista (probabilmente di film porno), con una ragazza misteriosa e con una coppia di over cinquanta piccoli, tozzi e noiosissimi.
Dopo un viaggio in uno sgangherato ex scuolabus giallo, arrivati alla palude, si imbarcano in un battello e dopo poco, anzi, dopo aver sentito la leggenda di un essere deforme, “The Hatchet” appunto, che massacra chiunque si addentri nella sua dimora, restano bloccati. Non possono proseguire perché la barca è rotta e come se non bastasse sta affondando.
Indovinate un po’? Hatchet se ne esce dalla sua casa, si è proprio nella palude, e inizia a sterminare chiunque gli capiti a tiro. Splatter estremo in chiave umoristica che non può che ricordare il Peter Jackson dei tempi andati, di Brain Dead però, quello con gli effetti speciali degni di nota. La giostra del massacro ci culla e ci fa fare grosse risate accompagnato dall’umorismo cameratesco dei più giovani del gruppo. Spegnete il cervello, armatevi di birre e godetevi questa demente festa di sangue!




VERO COME LA FINZIONE, Marc Forster, 2006

Il personaggio di questa storia è un uomo metodico, un ragioniere che lavora per l’Ufficio Imposte di Stato. La sua esistenza è dettata dal suo orologio, col quale organizza ogni istante della sua giornata in maniera maniacale avendo sotto controllo ogni fase della sua non vita. La voce narrante introduce il personaggio nella sua eccentricità, ma un mercoledì Harold Crick, interpretato da un ottimo Will Ferrel, inizia anch’egli a sentire la voce narrante. Il film prende dopo pochi minuti un piglio meta cinematografico, ma va oltre e il nostro protagonista si vedrà protagonista di una storia scritta da un’altra persona, il suo personaggio ha scoperto di avere un autore. Un giorno sente i pensieri dell’autrice (la voce è quella di una donna) riguardo alla sua morte d inizia a preoccuparsi. Specularmente vediamo la vita della scrittrice, la quale ha un blocco e non riesce a finire il romanzo di cui Harold è protagonista. La nevrosi della donna sembra ripercuotersi sulle ansie di consapevolezza del protagonista, il quale si rivolge a un docente di letteratura per capire meglio la sua situazione. La vita, i dolori e anche l’amore del giovane protagonista sbocciano proprio quando si rende conto di avere una volontà derivata, di non essere padrone del proprio destino. L’autrice è vicina all’esaurimento nervoso e il suo editore le affianca un’ assistente che ha il compito di tenerla in riga affinché completi il manoscritto. I due personaggi, creatrice e creatura, diventano speculari e una delle chiavi di letture è senz’altro quella psicologica se ci si ferma al comportamentismo dei due e non si analizza il bizzarro fenomeno a cui assistiamo. Harold Crick e la sua storia ricordano molto Kafka per quanto riguarda la sua vita d’ufficio (Il Processo) e una mela verde che avrà un’ importante funzione nella storia (La Metamorfosi). Il film ah una gran carica emozionale, diverte, commuove, spaventa, la sospensione tra due realtà che non sono parallele, ma il prodotto una dell’altra, non può che spiazzare e trasferire le nostre emozioni e reazioni su un piano che ci è nuovo. Il personaggio governato dalla macchina da scrivere arriva a desiderare e vivere una sorta di libertà maggiore di quella della sua creatrice, la quale si sente imprigionata in se stessa.


DENTI, Mitchell Lichtenstein (2007)

Terrore ancestrale di ogni uomo e simbolo dell’anti-vita per eccellenza la vagina dentata ha origini mitologiche. In moltissime culture viene raffigurata con significati magici e di conseguenza riscontrabili nella psicologia sociale. Il vincere la vagina dentata, la sua minaccia, rappresenta lo sconfiggere il blocco dell’umanità, il diventare adulti. Madre di tutto se smettesse di svolgere la sua funzionalità principale, l’uomo cesserebbe di esistere. Il film è tutt’altro che demenziale sebbene la locandina faccia pensare in questo senso, al contrario la comicità diventa cinismo e l’umorismo si avvicina ad uno humour nero, plumbeo. La nostra protagonista Dawn (il nome rappresenta forse una nuovo destino per l’umanità?), interpretata molto bene in tutte le sfumature adolescenziali da Jess Weixler, oltre ad avere questo bizzarro inconveniente tra le cosce, fa parte di un associazione integralista cattolica che sponsorizza il conservare a tutti i costi la verginità fino al matrimonio. Queste associazioni andarono pure di moda verso la metà degli anni ’90 negli States. Interessante come in questo caso sia a capo di uno di questo gruppi una persona che conserva la verginità per dei motivi più pratici che filosofico-religiosi. Si sa la carne è debole e quando Dawn avrà il suo primo rapporto sessuale, in maniera forzata e tutt’altro che naturale, la sua vagina troncherà di netto “l’intruso”. Non è certo un film splatter e a parte qualche moncherino di pene maschile non si vede un granché (scordatevi fin dall’inizio di vedere la vagina dentata) . La presa di coscienza del suo difetto rapportato al sesso sarà travagliata e simbolicamente rappresenta il suo passaggio dall’età adolescenziale all’età adulta. Quando trancerà quattro dita a un ginecologo inizierà davvero a rendersi conto delle sue “potenzialità” . Denti è il primo film di Mitchell Lichtenstein, regista di prodotti per la tv che si accinge ad oltre cinquant’anni a girare un film bizzarro che da un lato diverte e da un lato prende alla sprovvista. Il regista caratterizza bene i suoi personaggi e il fatto che la struttura e le musiche facciano spesso pensare ad una favola che da lontano ricorda un certo stile alla Tim Burton, prende in contropiede nei momenti cardinali del film. Fabula anche per la critica molto velata che racchiude l’opera, sia all’integralismo cattolico che al voler fare sesso a tutti i costi, alla disgregazione famigliare, rappresentata dal fratello della protagonista, interpretato dall’androgino, ma qui nella parte di un bullo violento, John Hensley, star di Nip/Tuck.
Non si può non notare la centrale nucleare che si staglia due passi dal paese in cui la nostra protagonista vive, c’è quindi anche un’ avvisaglia tutt’altro che velata sull’inquinamento, rappresentata solo visivamente perché non vuole essere la sola. Il fascino del film è anche nel non rendere chiaro il motivo, ossia il seminare l’opera di molti indizi sulle cause del fenomeno facendoci continuamente porre l’interrogativo e rendendo la visione tutt’altro che rilassata. Denti è un film affascinante e fuorviante. Da vedere col cervello collegato.



THE BUSINESS, Nick Love, 2005

Dall’Inghilterra una storia di gangster ambientata negli anni ’80 sulla costa Spagnola dell’ Andalusia. In effetti già la location di suo sa di retrò e un accurata ricostruzione del periodo, compresi i pantaloni a vita alta e le infinite permanenti delle donne, ci catapultano nella metà del decennio più odiato-amato degli ultimi cinquant’anni. Il nostro protagonista lo troviamo nel sud di Londra ed è il giovane e debosciato Frankie, impersonato da Danny Dyer già interprete principale, sempre sotto la regia Nick Love, del precedente Football Factory. Frankie ha un padre mezzo delinquente e una madre che prende botte a seconda dell’umore del marito, un giorno tira fuori i suddetti e prende a sprangate il genitore violento. Cambiare aria per un po’ non è una brutta idea e una conoscenza gli propone di portare una misteriosa borsa in Andalusia in cambio di un compenso. Il ragazzo accetta. Arrivato in Spagna consegna al borsa ad un Inglese denominato “Il Playboy”, tal Charlie, fuggito da Londra dopo una rapina andata storta col suo socio Sammy Brooks e il resto della banda. Charlie fa la bella vita, sempre al sole, circondato da droga, belle donne e belle macchine. Prende subito in simpatia il giovane e timido Frankie e lo tiene sotto la sua ala protettiva facendolo entrare poco a poco nella sua gang. Un po’ come Tony Montana di Scarface, ma senza diventare il boss dei boss, il nostro giovane protagonista inizia a divertirsi vivendo nell’illegalità e ingranando sempre più col nuovo lavoro, scoprirà giorno per giorno i piaceri della malavita, con gli inganni e i dolori di essa. L’ascesa sarà repentina e il regista ci piazza di sottofondo hit dell’epoca nei momenti cool del film, sono avvisati quelli che odiano la musica anni ’80! In questo film, ma anche nel suo film precedente,, Nick Love sembra sentire vicina la provenienza dei suoi personaggi, vengono dai bassifondi e hanno inoculata una mentalità tipica dei futuri delinquenti, una sorta di arrivismo che è pronto a tutto, dove la gratificazione si contempla nell’avere tutti i vizi che si vogliano a disposizione nell’essere rispettati. Il protagonista di questo film appare timido, dice lui stesso che il mondo della criminalità non fa per lui, ma poi si troverà a proprio agio nel fare lo sbruffone coi soldi e il potere. Frankie uscirà dalla merda in cui viveva al sud di Londra per salire in Paradiso in Spagna e sprofondare nuovamente nella merda. Il finale è in pieno stile Nick Love. Vedere altre sue opere per credere! Un overdose di eighties style per un film avvincente e dalla narrazione anfetaminica, coinvolgente al punto da far dimenticare l’inizio quando si è solo a metà visione.


STO ASCOLTANDO




L’ispettore Carlaghan che legge i miei diritti

KILLING MI SOFTLI BIBISSO

LINK

I miei avvocati, il Paggetto e Kabura, che discutono sulle ARINGHE!

"balla vecchia spugna balla!"

DEEJAY ESTATE 1990

LINK

IL MIO IDOLO SOTTO FORMA DI PRESENTATORE TELEVISIVO
LINK

LUI, COLUI CHE HA SEMPRE RAGIONE, COLUI CHE SA, COLUI CHE AGISCE, L’ARTISTA PER ECCELLENZA!:
LINK

Un vecchio che entra in un bar: "Un cafè coreto graspa", "ansi no, fame na graspa coreta cafè"

Delli che mi parla

PONTE PONTE MOLINO che ha declassato bruscamente PONTE PONTE CORVO


TIZIANO FERRO in "Sere nere", un artista con la A maiuscola


ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...

Fare quello che avrei voglia di fare

Il caos, instabilità, irrequietezza, estro, tutto ai livello massimi che implicano equilibrio


Un coltello a scatto

Una gang

Un treo

Giocare coi cubi di legno

Compiere crudeltà




STO STUDIANDO...

film, corsi post laurea, emarginati sociali e cose carine così

--------------------------------
-Cinema
-Musica
-Perversioni
-Trucchetti
-Ricette


OGGI IL MIO UMORE E'...

ALTALENANTE con picchi di
PERICOLOSITA’ SOCIALE



Una rissa non è una rissa se non c’è Dallas!











ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata




Cliccate


Cliccate sul piccolo Susho






GUARDA BENE FRATELLINO, GUARDA BENE

LECCA BENE FRATELLINO, LECCA BENE (artwork by Suzi9mm)


SIAMO DIVENTATI CINESI(da sinistra Jek-Dyb, non mi ricordo come si chiama, Lercio)
jpeg su memoria rigida, cm 180x290




----------------------------------------



"La mia città si rivela qui sulle strade. Nuda diventa viva. Le sue strade cantano melodie carezzevoli quanto il suono di un vetro rotto. Una musica interiore che riflette al tempo stesso tenerezza e terrore!"







(questo BLOG è stato visitato 70509 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]





sabato 6 maggio 2006 - ore 14:19


Di quella volta che Tufano.. (post pressochè osceno, indi per cui v.m.18)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Si era la Pedro, centro sociale ubicato dove c’è il Pedro. Vi era molta molta gente. Eravamo io , Matteo (Aristopank), Jek (Jek-dyb), Roby e Tufano, ossia Carlo Tufano.
Si era al piano superiore(eravamo tutti molestamente ubriachi (strano ahn?), dove vi sono degli scalini di legno a mo’ di spalti, insomma erano scaloni più che scalini. Lì la gente era ammassata, tutti vicini. La gente parlava, fumava canne e cose così. Tufano era seduto tra queste persone.
Ad un tratto, io ero in piedi, guardo Tufano e noto un particolare. Il Tufano aveva il pisello in erezione che usciva dalla patta e puntava verso il soffitto. Io resto un po’ così a quella visione e dico "Carlo che cazzo fai?" e rido un po’, un po’ tanto a dire il vero. Carlo si guarda il Tufanico membro e risponde "Go voia!". Al che io rido un po’ di più e poi faccio notare la cosa agli altri e tutti ridono. La gente attorno a lui continuava ad essere attorno a lui. Gente seduta tra cui Tufano col cazzo di fuori, e va beh, cose che capitano. Il Tufano intercetta una tipa che conoscevamo più che altro di vista, tal W., la chiama e le sbiascica che vule scopare con lei. Il pisello lo aveva rimesso dentro, insiste perchè la ragazza lo segua alle toilettes (termine elegante per situazione elegante). Poi la afferra per un braccio e la trascina dicendo "almeno andiamo a pisciare dio can" (il galateo gli fa una sega a lui). Insomma la trascina nei bagni (romantico). Alchè io e Matteo ci fiondiamo nei bagni(rispettiamo la privacy). Ci rendiamo conto, dopo alcuni minuti, in che bagno erano dopo attenti calcoli quantistici (era l’unica porta non aperta dei bagni). Apriamo la porta praticamente forzandola ma non facendo rumore (Tom Cruise ci fa una sega,ah no??). La scena che ci si presentava era bellissima, quasi commovente: La W. chinata che faceva la pipì e fin qui tutto bene. Tufano era in piedi, affianco a lei, col pisello di nuovo allegro (diciamo così) che tentava di infilarlo nell’orecchio di lei, dando dei colpetti con il prepuzio sull’orecchio di lei. Inutile dire che la cosa faceva ridere. Anche perchè Carlo accompagnava il tutto con delle bestemmie sbiascicate e vogliose.




Film consigliato: SESSO NERO-ORGASMO NERO III, Joe D’ Amato (1979)


LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK



venerdì 5 maggio 2006 - ore 11:39


Mauro in classe e L’acquisto sorpresa
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mauro, mio amico Mauro mai un torto mai un dispetto.
Quand’era liceale in classe con Matteo (Aristopank) ha detto delle cose geniali.
Aveva una compagna di classe il cui padre era il loro insegnante di educazione fisica. Mauro sbeffeggiava delirando di continuo questa fanciulla. Una mattina in classe Mauro si rivolge alla tipa: "TO PARE VA VIA IN TANGA!" in realtà aveva visto sto prof con la moglie andare via in TANDEM, una di quelle biciclette per due persone oltre che inutili...
Un’altra matina guarda la tizia e le fa: "TAJATE I CAVEI COME CHE VOIO MI!". Queste cose a me fanno morire dal ridere soprattutto il taglio di capelli senza nessuna spiegazione se non il volontarismo.



Stamattina vado a compreare delle cose stranissime, tipo del pane. Dentro l’alimentari-tabacchino-giornalaioi-bisca vedo un cofanetto di vhs, aguzzo la vista (sono un falco) e leggo "cinema estremo". Mi si incasinano le sinapsi per la curiosità. Mi avvicino al cofanetto e leggo i titoli:
SESSO NERO

EMANUELLE E GLI ULTIMI CANNIBALI

LA BESTIA IN CALORE

CASA PRIVATA PER LE SS

ANTROPOPHAGUS


Il tutto al modico prezzo di 9 euro, ok qualità videocasette stile allegato rivista, ma l’ho acquistato senza praticamente pensarci.
Ora, li ho già visti ovviamente tutti tranne "SESSO NERO". ANTROPOPHAGUS l’ho in dvd edizione 2 dischi, la dritta è che nella vhs di Antropophagus vi è anche un corto sempre di Joe D’Amato intitolato SNUFF.


Film cosigliato: quelli di cui ho appena parlato


LEGGI I COMMENTI (13) - PERMALINK



mercoledì 3 maggio 2006 - ore 15:33


STA ARRIVANDO, IL 12 MAGGIO, STA ARRIVANDO col titolo I REIETTI DEL DIAVOLO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Leggetevi questa recensione:
http://www.splattercontainer.com/view_recensione.php?ID=571

Sta arrivando:






Sta arrivando


Sta arrivando


Sta arrivando


Sta arrivando


Sta arrivando


Sta arrivando


"I am the devil, and I am here to do the devil’s work"

P.s: io ovviamente l’ho già visto, è un film geniale!

LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK



martedì 2 maggio 2006 - ore 13:03


A Inglese ma non c’è Inglese
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi mi sveglio, cosa abbastanza tipica, lo svegliarsi dico. Mi reco a prendere l’autobus n° 16, il mio adorato autobus(sarcasmo), e mi ci siedo. Mi siedo su uno dei suoi sedili in legno del 1902. Sedili comodi come una frattura al setto nasale, o all’insetto nasale come piace dire a me.

Mi si siede davanti una donna dai capelli neri, e fin qui tutto bene, o meglio, niente di strano. Questa fottutissima donna bastarda mangiava i cracker(non so se si scriva così..), come quelli della canzone lenta dell’album Nevermind dei Nirvana. Questa donna puzzava quindi di cracker masticato, cosa che odio. Si potrebbe dire perfortuna, ma non è così! La donna stemperava l’odore di quella merda con un forte odore di pesce. Si, sapeva di pesce andato a male. Ora non voglio nemmeno immaginare il motivo, non lo voglio proprio immaginare. Fatto sta che emetteva zaffate schifose. Io sbuffavo e mi guardavo intorno, guardavo il mio biglietto timbrato e il nervoso aumentava.

Scendo poi dal bus e mi avvio verso il loco dove si svolge la lezione di Inglese, lezione che serve per imparare l’Inglese per parlare Inglese con gli Inglesi ma non solo con loro, gli Inglesi dico.
Entro nell’aula e vedo un ragazza seduta all’angolo dell’aula tutta ingobbita su un libro. Dopo aver constatato che non era Gollum della trilogia di Jackson e nemmeno un pugile, le dico se per caso la lezione non ci fosse. Lei mi guarda e mi dice che forse non c’era data la vuotità (licenza poetica) dell’aula. Esco all’esterno esteriore dell’aula, prossimo al giardino, mi accendo una sigaretta. La fumo. Auguro un buon pomeriggio alla ragazza dell’angolo (sono un gentleman, se si scrive così..) e me ne vado a comprare Nocturno.

Film consigliato: CASA PRIVATA PER LE SS di Bruno Mattei (1977)




LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK



domenica 30 aprile 2006 - ore 15:42


FAR EAST FESTIVAL chiusura del
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ultimo giorno del Far East Festival. Protagonisti: Io (Lercio) e Francesca (Beatrix K) di cui abbiamo delle diapositive che potete vedere qui di seguito:

Questo sono io, strano ahn? Nel mentre sorseggio un bicchiere di buon Merlot Friulano. La foto è in bianco e nero non perché sono foto di 50 anni fa, ma perché avevo selezionato la funzione bianco e nero della digitale, questi prodigi della tecnica sono come una rasoiata in faccia per l’umanità da tempo in declino.

Qui invece abbiamo l’occhio della Francesca, sempre in bianco e nero, peccato perché sono di un bel celeste, un occhio solo perché lei è un po’ fotofobica (ma si scriverà così?) ed è restia nel farsi fotografare.

Qui sono io che mi insidio dal basso tentando di fare una foto, la foto è quel che è, anche perché altrimenti mi avrebbe ucciso, almeno un po’.


Presentati i protagonisti del Festival passiamo ai cooprotagonisti, tra cui il film che ha vinto il Far East Festival di quest’anno, ottava edizione.

HELLO YASOTHORN di Petchthai Wongkamlao (2005)

Il primo film che abbiamo visto, nel tardo pomeriggio, è Tailandese, un film comico che trattava di una storia d’amore parallela ispirata a tratti sia alle figure di Romeo E Giulietta che a quelle de I Promessi Sposi. La peculiarità del film era un uso dei colori e dei filtri sperimentale e dei costumi ipercurati in maniera molto sorprendente. Colori deliranti uniti all’umorismo Tailandese che visto da noi occidentali appare demenziale ma non per questo meno spassoso, anzi.



WELCOME TO DONGMAKGOL di Park Kwang-hyun (2005)

Il secondo film e ultima proiezione del Festival è stato il vincitore. Sud Koreano girato da un giovane regista ed un vero e proprio blockbuster in patria. Opera molto delicata con dei virtuosismi registici sorprendenti. Ma si sa che i film Coreani sono una sorpresa dietro l’altra, vedere Old Boy (tra l’altro attrice in comune) e compagnia bella… Applauso di svariati minuti a fine film (il regista era ovviamente presente in sala). Il film era in anteprima Europea e sbarcherà di sicuro nelle sale con una grossa distribuzione




LEGGI I COMMENTI (8) - PERMALINK



giovedì 27 aprile 2006 - ore 13:42


In attesa del post sul Far East Festival rivelazioni e segreti sulla vita
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi pioviggina, la pioggerellina quella fine e fastidiosa che in genere è tipica della Gran Bretagna, ma oggi anche di Padova. Qual è la misura esatta in cui una cosa diventa "tipica"? Come si quantifica la tipicità? La risposta a questo enigma è all’interno di un ratto o topo o pantegana, la quale girovaga per dei fossi di un determinato paese. Ha due macchie bianche sul dorso. Uccidetela, apritela, scrutatela. Troverete la risposta.

Ci sono dei paesi, tipo il Bangladesh (ma si scriverà così?) in cui è usanza sfregiare le donne con l’acido per vari motivi, motivi estremamente futili rispetto a ciò che provoca un gavettone di acido in pieno volto. In certi paesi la vita di una donna non vale molto più di quella di una pecora ad esempio (Carlà ne gioirebbe) e quindi la pena per il gavettone di acido è pressochè nulla. Mi immagino i tabaccai in quelle zone. Un uomo entra e dice: "Salve verrei un pacchetto di sigarette e un bottiglietta di acido, anzi facciamo due bottigliette che pure quella del piano di sotto.."

Ora consiglierò un trashone, ma prima una cosa. Chi legga ciò vada perfavore a guardare le porevisioni del tempo per i prossimi giorni e le scriva tra i commenti. Compenserò con della cotenna di maiale. Perchè non lo faccio io? Ma per pigrizia mi sembra ovvio.

Film consigliato: BARBWIRE di David Hogan ( 1996)


LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK



mercoledì 26 aprile 2006 - ore 15:27


IMPRINT di Takashi Miike
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quest’uomo è un genio. Giovedì abbiamo visto in anterprima mondiale la puntata di Master Of Horror (film di un’ ora girati da registi famosi) girata da Miike. Di una violenza inaudita e di un’ eleganza registica imbarazzante. Scelte dei colori e inquadrature degne di un maestro.

Un frammento di IMPRINT in cui una donna ha degli spilloni infilati nelle gengive per tenerle aperta la bocca


Un’ immagine del regista

P.s:
Presto farò un post sul Far East Festival con anche le foto fatte da me a Takashi Miike che era presente in sala.


AGGIORNAMENTO: dico sempre di essere ignifugo ma non è vero. Non per la prima volta prima ho preso fuoco, mi sono acceso una cicca coi fornelli quelli a gas per cucinare in cucina dove si fa da mangiare. Insomma ho preso un po’ fuoco ai capelli e alle sopracciglia. Vi era odore di gallina bruciata. Cmq non sono diventato come David Bowie (ma si scriverà così?) ai tempi di Space Oddity (ma si scriverà ancora una volta così?).

Ho mentalmente scoperto che Omar è l’anagramma di Roma, so che non è assolutamente interessante, ma ho immaginato genitori indecisi a Roma che anagrammano il nome della loro città in sala parto. Ipotesi piuttosto bizzarra.

LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK



martedì 25 aprile 2006 - ore 13:26


CATARRHAL NOISE e MEDRANO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri sera al non so che, un posto abbastanza orrendo, pieno di buttafuori orrendi, io i buttafuori li odio a morte, non per cose che siano successe, ma perchè mi fanno schifo, infatti evito, apparte (ma si scriverà così?) ieri sera, i posti in cui "lavorino" scimmie dementi di quella categoria (magari qualcuno non è demente ma che si fotta lo stesso).
Alla fine c’era sto free drink con birra da discount e alcolici da discount.
Alla fine è stato divertente. Quello che ho scritto non desta il minimo interesse, mi fa schifo anche a me.

AGGIORNAMENTO:
Dalle 3:30 in poi non ricordo nulla di quello che è successo alla festa, so di non aver combinato casini, ho comunque ematomi sul corpo, Gianluigi (il mio amico di Roma) ha le dita bruciate da una sigaretta.
Tornando indietro ricordo vagamente di aver sbagliato strada e di aver cominciato a salire sui colli verso i monti (colli), io e Matteo (Aristopank) chiamiamo i colli montagne. Se non siete daccordo non so proprio che farci




LEGGI I COMMENTI (17) - PERMALINK



domenica 23 aprile 2006 - ore 16:34


FAR EAST FESTIVAL. Io e Za e un pazzo che ci cava la vita
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Al FAR EAST FESTIVAL ci torno in questi giorni, quindi ora parlerò di un episodio comico che è successo a me e al mia amico Gianluigi che chiamerò Za per semplicità e perchè Za Lamuerte è il nick con cui si fa chiamare quanco scrive in forum cinematografici ecc..

Poco prima (un paio d’ore) dell’inaugurazione del Festival, più o meno all’imbrunire, anche se noi eravamo già lì alle 11:30 del mattino, io e Za si chiacchera con altre persone. Si parla di cinema (strano ahn), Za mi presenta un po’ di persone ecc...
Fin qui tutto bene finchè ci si avvicina un biondo, nel senso dei capelli (strano ahn?) di cui abbiamo una diapositiva, giusto per la privacy:

Za aveva la maglietta di DEVIL’S REJECT, il seguito de "La casa dei mille corpi", film strafico! Comunque il ragazzo inizia a chedergli com’è sto film della maglietta perchè a lui il precedente proprio non è piaciuto. Già un po’ lo odiavo perchè io trovo molto interessante "La Casa Dei...", poi mentre chiedeva ossessivamente e ripetendo più volte stesse parti di periodo noto delle cose: aveca scritto LOVE e HATE nelle rispettive 4 dita (il pollice no) delle mani, ma non era tatuato, era scritto con la penna Bic blù! In più aveva dei tribali osceni disegnati sui polsi sempre con la stessa penna Bic blù. Za li aveva già notati infatti si stava già stancando della conversazione delirante del tizio. Io tra me e me confermavo, analizzando lo sguardo del biondo e vedendo i tatuaggi, che non fosse proprio apposto e la frase "questo ha la merda nel cervello" mi si materializzava in mente di continuo, oltre al trattenermi da improvvisi attacchi di riso.
Ad un tratto il biondo psicotico inizia a proporre a Za uno scambio di maglietta (era l’inizio della fine), voleva la maglia di Za in cambio della sua, la paranoia stava calcando sull’acceleratore e il biondo ne era fottutamente possseduto. La sua maglia (del biondo) era una stupenda t-shirt grigia recante la scioccante scritta "blue sport". Za inizia a dirgli no, per delicatezza trovando anche delle scusanti varie tra cui "non mi metto a spogliarmi qua davanti" oppure "e che vuoi anche i pantaloni?". Il biondo appoggia la sua mano sulla spalla di Za e gli dice "dai andiamo a scambiarcele in bagno". Io e Za ci guardiamo, io dico all’orecchio di Za: "dai lo portiamo in bagno e lo tramortiamo così ce lo togliamo dai coglioni". Fatto sta che ce ne andiamo in modo da evitarlo. Peccato che ci seguisse ovunque e che chiedeva continuamente a Za la maglia, al punto di dirgli una cosa molto convincente: "dai ti prego dammela che devo fare bella figura con un mio amico". Ad un trato chiedo a Za: "Oi ma la felpa l’ho messa in macchina vero?" (miei decifit di memoria) Za mi risponde di si e il biondo subito interviene, mi guarda e tutto sustoso mi fa: "Che felpa, che felpa!?" , io gli rispondo quanto segue, e non avrei potuto fare altrimenti,: "Cazzo la felpa di DEVIL’S REJECT ovviamente!". Un tentativo per cacciarlo è stato dargli le coordinate di un negozio di Udine dove vendevano la famosa maglia (coordinate pressochè casuali e notizia completamente falsa). Un’ altra tattica, ideata da Za, e che trovo geniale, è stata quella di sfoderare io la digitale, lui la videocamera e iniziare a riprenderlo. Lui da buon schizzofrenico paranoide aveva il terrore probabilmente che gli rubassimo l’anima, io l’ho fatto come potete vedere...
Alla fine il tizio, grazie a dio, non è nemmeno entrato al festival. Io mi chiedo dove fosse stata l’assistente sociale e perchè non fosse rinchiuso. Misteri della sanità Italiana.

P.S: la maglia che il tizio regge in mano è la famosa maglia dello scambio...

LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK



domenica 23 aprile 2006 - ore 13:42


Il mio Picci era morto, ora è vivio, nel frattempo FAR EAST FESTIVAL
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il mio piccì era morto senza preavviso, vi erano all’interno oltre 100 virus, probabilmente si accoppiavano tra loro e prolificavano altri stronzi da sistemare in giro. Alla fine tramite conoscenze ora il piccì è sistemato.

Nel frattempo, ossia giovedì che sarebbe giovedì ero al Far East Festival di Udine (Festival di cinema orientale di importanza mondiale) Apparte il sonno arretrato io e il mio amico di Roma Za ci siamo divertiti non poco, ma racconterò nei dettagli nel prossimo post, ora devo un po’ studiare.

COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK




> > > MESSAGGI PRECEDENTI
APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30


Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG


BLOG che SEGUO:


lercio aura 85 chobin momo zilvio calimero markoski jijotdl kitty86pd kabiria77 decarlà JEK-DYB agorafobic nega23 sicapunk checcot kattiveria jighen punkettina Detta Bricius d r a g o turkish sabrina71 disordine lucadido millebirre nekrofelia sanja gazza998 brividoom donrodrigo temporale rufus13 Xipe Totec Feck-U JohnTrent Golfer sardellone Kiyoaki subilor tita sardellone dido El Guera mamba pisolina janee shaula vampina ebe Ozzy sorellina SySt3m sbe TRE OVI frank popp aristopank veroniCAZ Giadee jslf CASBAH Emiglino CyBA Snowy Gatsu81 Nuovobonzo Pazzz Mikelozzo Architect Gino Pongo Barbie11 Maraska Darden Gwen Asuka Jad Beatrix_K AZ Rosablu77 Albicocca Kilo666 Mamba Sofie Centipede Jethro Luna8 Girella Akirafudo Malinka Mist Ramones.77 0miciotto0 Squittibus Terence Elila Myapology Lunapark Cube daisychain Rossofuoco Crxpirate TORQUEMATA ilBello Kilo666 Diobrando PetrusSnMi Teo Evil hiamara Kitri eleSka Goldrake Cube Kais ShivAlove odum Weld Carmille ENACOID%3C Nekro EDDY ROTH Squit Legionario Anubi80 Punkle Euridice anput7 Parasfiga BOPPE Gino_037 Giudy

Un fià de veci:
marino1934 Italo Palmino! lucio1957 loamaro Tosta

Questo mi ha mess oin lista nera e non ne vedo proprio il motivo anche se sospettavo che i papaboys fossero xenofobi:
PAOLONE883

Trash trash trash
da farci una tesi di sociologia: Don Marco

Il cugino di Sanja: mister xxl droga droga droga per fortuna l’hanno arrestato colto in fragrante mentre smazzava zucchero purissimo non tagliato: tupac




BOOKMARKS


CANGACEIRO
(da Cinema / Archivi )
IL BOSS DELLA GALILEI
(da Pagine Personali / HomePage )
LERCIO MYSPACE
(da Tempo Libero / Paranormale )
I MIEI FILMATI
(da Pagine Personali / HomePage )
CANGACEIRO
(da Cinema / Archivi )
NOCTURNO
(da Cinema / Archivi )
SPLATTER CONTAINER
(da Cinema / Archivi )
ALEX VISANI
(da Cinema / Archivi )
cover
(da Musica / MP3 )
VIDEOTIME via Manzoni
(da Cinema / Archivi )
PUTALOCURA!
(da Tempo Libero / Astrologia )
TROMA ITALIA
(da Arte e Cultura / Cartoni & Fumetti )
BRIAN THE BRAIN
(da Arte e Cultura / Cartoni & Fumetti )
prossimamente
(da Cinema / Archivi )
THRAUMA STORE
(da Cinema / Archivi )
imdb
(da Cinema / Archivi )



UTENTI ONLINE: