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Lercio, 28 anni
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LEGGO IN MANIERA COMPULSIVA!
LIBRI CHE HO LETTO NEGLI ULTIMI TRE MESI:























HO VISTO


EL HOMBRE PERSEGUIDO POR UN OVNI, Juan Carlos Olaria (1976)

El Hombre Perseguido Por Un Ovni è un raro caso di genere fantastico nella cinematografia Spagnola. Girato con un budget ristretto da Juan Carlos Olaria, considerato attualmente in patria una sorta di Ed Wood nazionale proprio grazie a questo film, lascia trasparire l’enorme sforzo del regista per ovviare ai problemi produttivi. E’ chiaro, vedendo il film, che i fondi hanno costituito un limite invalicabile alla riuscita ottimale dell’opera. Le riprese furono travagliate, durarono dal 1972 al 1975, ma ancora più problematica fu la distribuzione, dato che il film vide la luce (o il buio dato che uscì nelle sale) soltanto nel 1977. Il soggetto è molto semplice e il titolo, che tradotto significa “L’uomo inseguito da un Ovni”, è sufficiente nel riassumere il tutto alla perfezione. Con qualche nudo più che altro suggerito abbiamo anche qualche accenno exploitation che insieme alle tematiche tenta di stupire senza esserne del tutto all’altezza. l’operazione, dal lato fantascientifico, è riconducibile ai B-Movie Americani tipici degli anni ì50, celebri per il loro sottotesto critico sulla guerra fredda. In questo caso non abbiamo nessun sottotesto o metafora da cogliere, spesso e volentieri non si può fare a meno di notare come il minutaggio sia tirato per le lunghe in alcuni punti che risultano statici e noiosi. A conferma di quest’ultima tesi, dopo un‘ora circa entrano in scena, e non in maniera secondaria, sequenze di repertorio di telegiornali e documentari che riguardano missioni spaziali o documentari sullo spazio. Immagini di repertorio vi sono anche durante i bizzarri titoli di apertura, i quali elencano i principali avvistamenti UFO del periodo, con i titoli che appaiono in caratteri stile psichedelico. Il protagonista, uno scrittore in crisi, è interpretato da Richard Kolin, già visto nel cast di film di genere Italiani quali Anche Gli Angeli Mangiano Fagioli e Gatti Rossi In Un Labirinto Di Vetro. Alberto Oliver, questo il nome dello scrittore, braccato saprà difendersi con i suddetti e prenderà a pugni gli alieni, i quali non sono altro che comparse con una maschera di stagnola in faccia e una tuta attillata color nero-grigio. Riuscirà anche a decapitare uno di loro con una roncola mettendo in mostra il sangue giallo di questo. Un collega dell’alieno decapitato non si farà intimorire dalla decapitazione e appiccicherà la testa mozzata sul proprio collo avendo così due teste al posto di una. Come avrete intuito il budget ristretto e gli anni che pesano sul film lo rendono ricco di comicità involontaria. La risata scappa in più punti per l’ingenuità di alcune soluzioni visive e escamotage per ovviare ad effetti speciali di difficile realizzazione. Il disco volante stesso, in pieno stile B-Movie oltreoceano, è di un argento vivo ed è graziosissimo quando insegue il nostro scrittore che fugge a piedi ricordando alla lontana la sequenza culto di Intrigo Internazionale. Film di difficile reperibilità fino a fine 2007, anno in cui per il trentesimo anniversario è uscita l’edizione DVD dell’opera restituendo visibilità a un anomalo caso cinematografico della Spagna anni ‘70.




LOS CRONOCRIMENES, Nacho Vigalondo (2007)

Vincitore dell’edizione 2007 del Science Plus Fiction Festival di Trieste, festival dedicato al cinema di Fantascienza, questa opera prima di un regista Spagnolo, Nacho Vigalondo, dimostra come con un piccolo budget a disposizione si riescano a confezionare opere di grande pregio e di ottima fattura. Come il titolo, che tradotto significa proprio quello che sembra: “i crono crimini”, anche il film particolare. Il tempo citsto nella prima parte del titolo è il fattore principale del film, il viaggiare in esso, con i suoi imprevisti e i suoi contrattempi è ciò che tratta il film, i crimini a cui si riferisce la seconda parte del film indica la disperazione e lo sforzo estremo da parte del protagonista per far ritornare tutto come prima di un accidentale viaggio nel tempo. In realtà l’accidentalità o meno sfuge come ogni certezza in questo lungometraggio, Uno dei pregi è proprio intavolare riflessioni profonde e machiavelliche riguardo all’ intreccio. Si firma una sorta di gioco di proiezioni, le quali ci vengono introdotte dai protagonisti stessi del film, ma venirne a capo non è semplice e l’errore o l’illusione si annidano dietro ogni angolo. Il tutto inizia quando Héctor seduto nel giardino di casa vede con il suo binocolo una fanciulla molt carina in mezzo al bosco, segue i movimenti di lei in maniera quasi Hitchcockiana, la vede ad un tratto nuda e decide di andare a vedere che succede, subito viene aggredito da un uomo mascherato che lo pugnala ad un braccio con una forbice. Fuggendo dall’aggressore finirà in un laboratorio in cui un giovane scienziato lo rinchiude in uan macchina del tempo e lo fa viaggiare. Uscito da essa non vien riconosciuto dallo stesso che lo ha messo nella macchina. In seguio col binocolo vedrà casa sua, sua moglie e se stesso. E’ una riflessione di se stesso dopo aver viaggiato nel tempo? Il fulcro del film è questo e non è affatto a semplice venire a capo con quello che accadrà in seguito. Héctor dovrà lottare per far prevalere il proprio io contro i suoi riflessi e lo spettatore dovrà lottare per seguire questa lotta. Avvincente nella narrazione e interpretato magistralmente da Karra Elejalde, il quale ruba letteralmente lo schermo in un gioco di ruoli riflessi resi al meglio con lievi ma estremamente funzionali sfumature caratteriali. Gli io del protagonista sono riflessi, l’animo speculare sebbene simile non è identico e l’attore riesce ad esprimerlo in maniera efficacissima.


NUOVO PUNK STORY, John Waters (1977)

Uno degli inizi più dissacranti della storia del cinema! Una signora dell’alta borghesia Americana è soffre di attacchi d’ansia e andiamo a conoscerla proprio mentre sta per avere un esaurimento nervoso. Rimprovera i suoi figli e il marito per nessun motivo e delirando riguardo alla morale e il bene comune, tutto ciò sotto gli occhi divertiti della sua domestica, una immensa donna di colore stile big mama . La ricca signora litiga col marito e lo ferisce rompendogli una bottiglia in testa, la cicciona nera colta in fragrante pochi attimi prima dal marito mentre rubava nella casa, approfitta della situazione uccide l’uomo poggiandogli il suo immenso culo sul volto. Morto soffocato ecco che le due donne si trovano con un cadavere in casa, decidono quindi per la fuga. Fuggendo tra i boschi sono alla ricerca di Mortville, rifugio di chi vuole scampare alla galera. Un poliziotto le intercetta ma in cambio che le due sopportino le sue depravazioni sessuali non le arresta, ma indica loro la direzione per giungere a destinazione. Questo è l’inizio di uno dei film più divertenti del regista undergroud più cult degli Stati Uniti, Mr John Waters, autentico istrione e critico feroce dei difetti del primo mondo: il primo mondo stesso. Mortville non è altro che l’altra faccia della società, non a caso i suoi abitanti sono rifiuti sociali che si nutrono di immondizia e creano loro stessi le proprie leggi. Una regina perversa e crudele, oltre che obesa, regna su Mortville, ma come in ogni società vi sono i ribelli. Il quadretto che mette in mostra il regista è una tavolozza apparentemente confusa di volgarità e costumi ridicoli, un dadaismo del grottesco caratterizzato da una popolazione prevalentemente femminile e lesbo. Con un narrare che ha del fiabesco il film spiazza e stupisce ad ogni ripresa grazie a seni, rapporti saffici e molta carne nuda in bella mostra. Indimenticabile la sequenza lesbo tra la cicciona di colore e la sua ex padrona, un ammasso di carne flaccida e nuda che si strofina sulla bianca signora per bene che urla inorridita. La microsocietà di Mortville vive al limite degli stenti e la ricca signora non riesce ad abituarsi alla bizzarria di quei luoghi non rendendosi conto che ormai ha perso tutto, ma non si rende nemmeno conto che la sua nevrosi sta migliorando vivendo nella più completa e istintiva libertà. Peccato che la grassa e sgraziata regina di le ricorderà i suoi vecchi gioghi sociali e la rimetteranno all’interno delle logiche del potere sociale. Unico film doppiato in Italiano di John Waters e suo sesto lungometraggio, se includiamo anche il mondo movie Mondo Trasho, è un’opera indimenticabile e ancor oggi stupefacente in quanto a volgarità e a situazioni al limite, basti pensare che i titoli di apertura affiancano la presentazione di un piatto con un coperta super lussuoso, peccato che la pietanza sia un topo morto. Desperate Living è il titolo originale, trasformato per il mercato Italiano in Nuovo Punk Story probabilmente per l’esplosione del fenomeno Punk in quegli anni (siamo nel ’77), e accompagnato assieme al motto “Mai penato di mangiare un topo?”


MY SWEET KILLER, Justin Dossetti (1999)

Il tutto si regge sulla più che buona prova di Kirk Harris che interpreta il disturbato Charlie Cavenaugh, nella sua caduta attraverso la spirale della follia. Charlie è un ragazzo che è finito in prigione per omicidio e in seguito è stato ricoverato in una clinica psichiatrica. Ci affacciamo sulla sua storia quando viene rilasciato dalla struttura sulla parola e lavora in una piccola fabbrica come operaio. Nel suo nuovo appartamento durante il sonno vede una bella ragazza che gli parla e lo tratta con dolcezza. La fanciulla è la ex inquilina che si è uccisa tempo addietro tagliandosi le vene nella vasca da bagno. Il dubbio che possa essere un fantasma e quindi che il film viri sull’horror non si pone mai ed è una scelta azzeccata, dato che la follia ha fin dall’inizio la sua escalation. Spaventato ma nello stesso tempo incuriosito si innamora della sua visione femminile e cerca di dormire il più possibile per riuscire ad entrare in contatto con lei attraverso il sogno. Seguito da uno psichiatra Charlie dimostra un peggioramento e le cose andranno veramente male quando pur di dormire ricadrà di sua volontà nella dipendenza da barbiturici e droga dal quale lo avevano tolto. Iniziando a drogarsi la sua sociopatia aumenterà e inutili saranno gli sforzi di un suo collega di lavoro, che tenterà di renderselo amico, tentando di abbattere il muro che il protagonista crea tra se stesso, il suo mondo onirico e la realtà. Schizofrenico e sociopatico uccise il padre dopo che lo vide ammazzare sua madre e sua sorella a coltellate, trauma che lo deviò ancor più.
Harris, man mano che il suo personaggio affonda nella follia muta lo sguardo da quello di una persona sofferente a quello torvo di uno psicopatico pronto ad uccidere, mantenendo però nelle movenze e nei gesti la sofferenza insita nella vita del protagonista, il quale si rende conto di essere malato e vuole solo fuggire nel sogno per stare bene.





LE DEPORTATE DELLA SEZIONE SPECIALE DELLE SS, Rino Di Silvestro (1976)

Dal titolo sembrerebbe un nazi-porno duro e crudo, in realtà siamo più vicini alle corde del WIP (Woman In Prison), non vi sono quasi torture, stupri, e del lager si vedono solo gli interni, i quali sono ricreati in maniera del tutto simile ad un carcere più che ad un campo di concentramento. Ecco quindi il ritorno dietro le sbarre del regista Rino Di Silvestro, armato di cinepresa come già tre anni prima, nel 1973, per il suo film d’esordio Diario Segreto Di Un Carcere Femminile. Girato con perizia si eleva ad un rango superiore rispetto ai suoi colleghi. Vi è un’attenzione particolare alla fotografia, in alcuni casi molto curata come nell’iniziale viaggio in treno delle protagoniste e l’arrivo alla stazione, il tutto girato in notturna e con un’atmosfera simil gotica negli esterni, circondati da nebbie e fumi che evocano mistero. Toni lividi e oscuri caratterizzano la fotografia anche all’interno del campo, in cui poche luci illuminano i volti statuari dei tedeschi e le insistenti nudità delle deportate. Il cast femminile annovera bellezze non da poco, tutte, come gli attori, volti noti del cinema bis Italiano, in particolare il folle capo del campo, interpretato suggestivamente dal noto John Steiner, Inglese dal volto asciutto e spigoloso, assiduo frequentatore del cinema di genere Italiano per ruoli che spaziano dal Western al Poliziesco all’Italiana. La storia ha un qualcosa di più sebbene rientri nei canoni classici del genere dato che fin dai primi momenti le fanciulle tentano di organizzare la fuga approfittando che una di esse in passato era un’acrobata. Vediamo quindi di nuovo prevalere le caratteristiche del sottogenere WIP, con sevizie sessuali da parte dei secondini, tutte donne, quindi sfociando classicamente nel lesbo e non tradendo il marchio di fabbrica. Nella versione uncut (non il dvd edizione Giapponese perché ha la censura col tondino fuori fuoco proprio là) si vedono alcune detenute a cui vengono rasati peli pubici e la telecamera segue l’operazione con dovizia di particolari stimolando la libido per non dire la smania di qualche eventuale spettatore sadico. Più vicino al nazi-porno è invece la deportata Tania Nobel, figura di donna a cui hanno ucciso il fidanzato perché sovversivo, la quale conquista il cuore del comandante, il quale tenta di corteggiarla in tutti i modi ottenendo però solamente il suo disprezzo. Tania, interpretata da Lina Polito, simboleggia la resistenza all’interno del film dando il tipico connotato della resistenza tipico dei film di questo genere.
Un film ibrido dunque questo Le Deportate Della Sezione Speciale Delle SS, sebbene facente parte di un filone per lo più alimentare, è girato con cura e le caratterizzazioni dei personaggi inducono a pensare ad un lavoro di scrittura non troppo frettoloso. Il finale lirico inoltre da un quel qualcosa in più.




TOKYO GORE POLICE, Yoshihiro Ishikawa (2008)

Tôkyô zankoku keisatsu, nel suo titolo originale, è un film Giapponese di Yoshihiro Nishimura, regista classe 1967 che si occupa principalmente di effetti speciali. Non a caso questo Tokyo Gore Police di effetti speciali ne annovera tantissimi, essendo un ultrasplatter. Simile ad opere straight to video conterranee quali Machine Girl o Meatball Machine ne è una spanna al di sopra grazie all’utilizzo di un budget più consistente e quindi una cura maggiore nel reparto FX, ma soprattutto ad una fantasia ed un estro impressionanti da parte del regista e degli sceneggiatori. Lo splatter è estremo, teste, arti, organi genitali volano mozzati in ogni direzione conditi da spruzzi di sangue ad alta pressione tipici della cinematografia del Sol Levante. La storia non è certo elaborata e vede un’ avvenente e timida quanto letale fanciulla, come membro di una polizia che ha subito delle modifiche. La privatizzazione ha infatti investito il corpo rendendolo economicamente autonomo ma non solo, la violenza è spropositata e le punizioni sono letali per ogni tipo di infrazione. Con la scusa di rendere le pene esemplari gli agenti massacrano piccoli o grandi criminali in maniera plateala per il piacere della telecamera e di chi ama il gore più estremo. Le idee assurde entrano in campo durante tutta la durata del film: memorabile il congegno Wii con cui una famiglia vittima delle malefatte di un criminale, può vendicarsi imbracciando delle spade e facendo a pezzi il criminale direttamente dal salotto di casa loro, godendo delle urla di dolore dell’inquisito. Questo è solo un assaggio della follia visiva a cui andiamo incontro e tutte le gesta della polizia sono commentate in tempo reale da una presentatrice con parrucca bionda anni ’50 che presenta divertita l’escalation di violenza di cui si rende protagonista l’organo incaricato di proteggere e servire il cittadino. Unico problema al crescente ed incontrastato potere e dominio della privatizzata polizia sono gli Engineers (letteralmente ingegneri, sembra quasi una presa in giro mirata), una sorta di criminali che inseriscono nei loro corpi una strana chiave organica che li rende spietati mutanti. Nel senso che una volta feriti o mutilati il loro corpo si rigenera sostituendo alla carne danneggiata una letale e fantasiosa arma biomeccanica. Non si può non notare la vicinanza in questo dettaglio al sopracitato Meatball Machine. La giovane protagonista Ruka, interpretata da Eihi Shiina, indimenticabile protagonista di Audition di Takashi Miike, inizia a rendersi conto del troppo e indiscriminato potere dei suoi colleghi proprio mentre diviene oggetto di continui attacchi da parte di un Engineer che sembra essere una sorta di leader di questa temutissima progenie. La Tokyo futuristica in cui è ambientato il film è stretta in una morsa di capitalismo estremo in cui la tv bombarda le persone con spot allucinanti come la pubblicità progresso contro l’harakiri (forma di suicidio della tradizione giapponese) con dovizia di particolari della pratica stessa. Mostri mutanti assurdi e abomini organici si succedono nella visione con organi sessuali maschili trasformati in cannoni letali, gambe femminili trasformate in fauci di coccodrillo e ciliegina sulla torta, l’animale domestico del capo della polizia: una donna priva di braccia e gambe che cammina sui moncherini rivestiti in latex nero, con il volto coperto da una maschera aderente sempre in latex che culmina in un tubo che le entra in bocca. Insomma una summa di fetish e bondage nello stile del fumetto Psychopathia Sexualis di Miguel Angel Martin. Sceneggiatura debole, ma l’ estremamente fantasia e il weirdo che si respira dall’inizio alla fine rendono il film sorprendente per inventiva, se poi amate lo splatter Tokyo Gore Police diventa del tutto imperdibile.
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TARKAN VIKING KANI, Mehmet Aslan (1971)

La Turchia annovera una quantità di film non indifferente, spesso lontani dai nostri gusti risultando il più delle volte risibili ad un pubblico di vedute ristrette. Certo che quando in film come quello in questione, oltre al fascino “esotico”, i produttori mettono troppa carne al fuoco non tenendo conto del budget ridotto, si scade inesorabilmente nel ridicolo involontario. Questo Tarkan Viking Kani ha un’ottima sceneggiatura e la storia intrattiene dal’inizio alla fine. Il protagonista è Tarkan, lo ritroveremo in due seguiti (Tarkan: Altin madalyon del 1972 e Tarkan güçlü kahraman del 1973) girati sempre dallo stesso regista, Mehmet Aslan, nelle vesti di un turco nerboruto e abile con la spada in compagnia di due lupi che lo seguono ovunque. L’incipit di questo film si situa durante l’invasione Vichinga dei confini Turchi, questi Barbari venuti dal nord sono spietati e mettono a ferro e fuoco tutto quello che trovano. Un bel giorno rapiscono la figlia di Attila e fanno l’errore di ammazzare uno dei lupi di Tarkan suscitando la sua ira e la sete di vendetta. Il titolo del film tradotto significa infatti “Tarkan e il sangue dei Vichinghi”. Sangue chiama sangue e in pieno stile occhio per occhio la caccia inizia tra belle fanciulle, duelli all’ultimo sangue e scene cruente che sfociano nel gore. I problemi di questo lungometraggio, come accennavo prima, riguardano la mancanza di un budget sufficiente, ma non solo. Le recitazioni sono terribili e spesso risultano ridicole. Il maestro d’armi non ha di certo fatto un buon lavoro dato che scudi, spade e frecce sono di cartone colorato di argento o legno. Il rumore di lance e frecce scagliate è riprodotto con il sibilo umano (o per lo meno sembra così) e davvero non si riescono a trattenere le risate. Le battaglie per qualche ignota e orrida ragione sono velocizzate alla moviola creando un effetto comico tipo film anni 30’, per non parlare del protagonista che salta mura alte otto metri con un singolo balzo in maniera totalmente innaturale. I due lupi del nostro eroe quando abbaiano sono doppiati, se già la cosa suscita il riso, riderete di gusto al rendervi conto che sono doppiati fuori sincro in una maniera scandalosa. In Tarkan Viking Kani c’è anche spazio per un tocco horror, infatti i cattivi di turno danno i loro nemici in pasto a un piovrone gigante che spunta lentamente dagli abissi. Quest’ultimo è un telo di gomma cucito a forma di piovra con degli occhioni disegnati alla meglio. Non un effetto speciale totalmente da buttare c’è da dire, ma quando si muove casca il palco. Qualche seno nudo qua e la lo si vede e i massacri oltre a mostrare carne di immacolate fanciulle sono di una violenza inaudita, infilzano bambini, ammazzano donne mentre le stuprano, il tutto con le loro spadine di cartone. Il film non esula da battute che dimostrano un certo orgoglio di patria, memorabile la sequenza in cui Tarkan si prepara ad una traversata via mare con una barchetta da gita al lago e dei tizi gli dicono “ Ci avevano detto che i Turchi erano coraggiosi, ma non che fossero matti!”. Il film è cosparso di esclamazioni a sfondo umoristico che risultano agghiaccianti ma seguire il nostro eroe è tutto sommato divertente non solo per i momenti risibili, d’altra parte a livello di sceneggiatura non ha nulla a che invidiare a film come Conan Il Barbaro con l’attuale presidente della California.
I PRIMI DIECI MINUTI DEL FILM, SU YOUTUBE LO TROVATE TUTTO IN PARTI DA 10 MINUTI


SEUL CONTRE TOUS, Gaspar Noe’ (1998)

1980. Parigi. C’è la crisi, le persone vengono licenziate. La vita del macellaio, interpretato da uno splendido Philippe Nahon, attore Francese con la A maiuscola, percorre un sentiero di tristezza e di fallimenti ritrovandosi disoccupato, senza amici e con una figlia abbandonata in un istituto. L’ambientazione di una Parigi all’alba degli anni ’80 è resa livida e inerte da una fotografia statica, da sfondi urbani fisicamente attraversati da quest’uomo in pena di cui mai veniamo a sapere il nome, se non il lavoro che sa fare e che una volta esercitava nella sua piccola bottega di macellaio.
La violenza e la rabbia che crescono in lui vanno a cercare valvole di sfogo in ogni cosa gli capiti a tiro, l’odio che prova ci viene raccontato attraverso i suoi pensieri che circolano a flusso continuo nella sua mente umiliata da un fato che non vuole accettare. Programma la sua vendetta in modo confuso ed elabora le sue ragioni e il senso della vita, il non senso di questa esistenza che lui subisce e a cui vuole ribellarsi. Il mondo è cinico, tutto è venale e si basa su rapporti di convenienza. Non vi è amore, non vi è amicizia se non incanalati in maniera finalizzata alla continuazione del tram tram sociale. A suo modo è un sovversivo, sembra estremizzare riflessioni verso l’autodistruzione, la negazione di ogni speranza umana in maniera consapevole, sprezzante. Il macellaio mostra tutto se stesso a se stesso, ascoltiamo ogni sua riflessione in maniera quasi ossessiva e priva di censure. Quando entrerà in un cinema porno lui penserà alla miseria umana e l’inquadratura si soffermerà a lungo sullo schermo in cui viene proiettato un film a luci rosse. Le scene hard le vediamo in primo piano e la cosa spiazza, ma ci rendiamo conto che sebbene atipiche per un film non pornografico non hanno la forza sovversiva pari alle parole e riflessioni del protagonista. Il finale è allucinante e dolce nello stesso tempo e turberà la sensibilità di molti. Il regista Gaspar Noé, diventerà noto al pubblico Italiano quattro anni dopo per il suo Irréversible, interpretato dalla coppia (anche nella vita reale) Vincent Cassel e Monica Bellucci, in cui quest’ultima sarà vittima di uno stupro anale di svariati minuti suscitando le lamentele dello stesso marito e solleticando vari mezzi mediatici. Stupefacente questo Seul Contre Tous e di fattura elegante come è tipico del regista, che riesce ad essere disturbante insinuandosi con delicatezza a toccare la nostra presunta moralità turbando anche gli animi meno sensibili.
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P2 IL LIVELLO DEL TERRORE, Franck Khalfoun (2007)

Alexandre Aja e Grégory Levasseur scrivono la sceneggiatura di questo thriller-horror claustrofobico e lo affindano alla regia dell’inesperto Franck Khalfoun. Il duo alla sceneggiatura non è certo sconosciuto, il primo ha diretto Alta Tensione, film simbolo della nouvelle vague iperviolenta Francese degli ultimo anni e recentemente film quali il remake de Le Colline Hanno Gli Occhi o il bistrattato Mirrors, anch’esso un remake. Levasseur collabora da sempre con Aja alla scrittura dei suoi film. Il problema di P2 è che il regista non sfrutta appieno le potenzialità dello script. Affidare un trattamento che si svolge interamente nel parcheggio interrato di un grattacielo di New York a una persona inesperta si è rivelato un grande errore. La narrazione è troppo frammentaria a mette a repentaglio il senso di claustrofobia, come non sono indovinati gli attori, soprattutto lo psicopatico di turno che è interpretato da un per nulla convincete Wes Bentley. La vittima di turno, Rachel Nichols, invece per lo meno mette in mostra belle forme durante tutta la durata. In pieno stile Aja - Levasseur lo splatter, in quei rari momenti in cui è presente, ha una carica esplosiva molto forte e ci viene mostrato tutto nel dettaglio. Un’occasione sprecata per un film che poteva essere molto di più. La sequenza del pazzo che balla imitando Elvis Presley sulle note di un classico del Re è molto bella e stona con tutto il resto. Peccato, un film da una serata post-pizza e nulla più.



THE HATCHET, Adam Green, 2007

Se bazzicate un po’ la cultura popolare Statunitense saprete senz’altro cos’è il Mardi Gras, o meglio cos’è diventato attraverso gli anni. Ok, traducendolo si capisce subito che è il nostro Martedì Grasso ma molti, leggendo queste due parole, immagineranno un paio di tette mostrate da fanciulle urlanti, adornate da collane di variopinta bigiotteria e alcool a fiumi tra uomini e donne che festeggiano e delirano. Il Mardi Gras è la festa casinara per eccellenza e si svolge nell’estremo sud Degli Stati Uniti, dove leggenda, mito e il voodoo hanno un posto d’onore: New Orleans.
Ecco quindi che il regista Adam Green ci trasporta nella sua sceneggiatura che prende vita nel bel mezzo dei festeggiamenti poco lontano dal Mississippi. Ci infila tra un gruppo di studenti mezzi ubriachi e ci mostra frettolosamente come uno di loro non si diverta. Perché? Ma per la ragione più classica del mondo! Soffre di mal d’amore essendo stato recentemente lasciato dalla fidanzatina che ha preferito farsi, diciamo, coccolare da altri.
Il ragazzo triste vuole andare a vedere la famosa palude stregata, argomento di cui ha sentito parlare, e tra vari tira e molla un amico del gruppo lo assisterà in questa escursione macabra. La guida è un cinese con una camicia a fioroni che si inventa palle immense riguardo la palude. I due andranno in gita con due avvenenti fanciulle accompagnate da un regista (probabilmente di film porno), con una ragazza misteriosa e con una coppia di over cinquanta piccoli, tozzi e noiosissimi.
Dopo un viaggio in uno sgangherato ex scuolabus giallo, arrivati alla palude, si imbarcano in un battello e dopo poco, anzi, dopo aver sentito la leggenda di un essere deforme, “The Hatchet” appunto, che massacra chiunque si addentri nella sua dimora, restano bloccati. Non possono proseguire perché la barca è rotta e come se non bastasse sta affondando.
Indovinate un po’? Hatchet se ne esce dalla sua casa, si è proprio nella palude, e inizia a sterminare chiunque gli capiti a tiro. Splatter estremo in chiave umoristica che non può che ricordare il Peter Jackson dei tempi andati, di Brain Dead però, quello con gli effetti speciali degni di nota. La giostra del massacro ci culla e ci fa fare grosse risate accompagnato dall’umorismo cameratesco dei più giovani del gruppo. Spegnete il cervello, armatevi di birre e godetevi questa demente festa di sangue!




VERO COME LA FINZIONE, Marc Forster, 2006

Il personaggio di questa storia è un uomo metodico, un ragioniere che lavora per l’Ufficio Imposte di Stato. La sua esistenza è dettata dal suo orologio, col quale organizza ogni istante della sua giornata in maniera maniacale avendo sotto controllo ogni fase della sua non vita. La voce narrante introduce il personaggio nella sua eccentricità, ma un mercoledì Harold Crick, interpretato da un ottimo Will Ferrel, inizia anch’egli a sentire la voce narrante. Il film prende dopo pochi minuti un piglio meta cinematografico, ma va oltre e il nostro protagonista si vedrà protagonista di una storia scritta da un’altra persona, il suo personaggio ha scoperto di avere un autore. Un giorno sente i pensieri dell’autrice (la voce è quella di una donna) riguardo alla sua morte d inizia a preoccuparsi. Specularmente vediamo la vita della scrittrice, la quale ha un blocco e non riesce a finire il romanzo di cui Harold è protagonista. La nevrosi della donna sembra ripercuotersi sulle ansie di consapevolezza del protagonista, il quale si rivolge a un docente di letteratura per capire meglio la sua situazione. La vita, i dolori e anche l’amore del giovane protagonista sbocciano proprio quando si rende conto di avere una volontà derivata, di non essere padrone del proprio destino. L’autrice è vicina all’esaurimento nervoso e il suo editore le affianca un’ assistente che ha il compito di tenerla in riga affinché completi il manoscritto. I due personaggi, creatrice e creatura, diventano speculari e una delle chiavi di letture è senz’altro quella psicologica se ci si ferma al comportamentismo dei due e non si analizza il bizzarro fenomeno a cui assistiamo. Harold Crick e la sua storia ricordano molto Kafka per quanto riguarda la sua vita d’ufficio (Il Processo) e una mela verde che avrà un’ importante funzione nella storia (La Metamorfosi). Il film ah una gran carica emozionale, diverte, commuove, spaventa, la sospensione tra due realtà che non sono parallele, ma il prodotto una dell’altra, non può che spiazzare e trasferire le nostre emozioni e reazioni su un piano che ci è nuovo. Il personaggio governato dalla macchina da scrivere arriva a desiderare e vivere una sorta di libertà maggiore di quella della sua creatrice, la quale si sente imprigionata in se stessa.


DENTI, Mitchell Lichtenstein (2007)

Terrore ancestrale di ogni uomo e simbolo dell’anti-vita per eccellenza la vagina dentata ha origini mitologiche. In moltissime culture viene raffigurata con significati magici e di conseguenza riscontrabili nella psicologia sociale. Il vincere la vagina dentata, la sua minaccia, rappresenta lo sconfiggere il blocco dell’umanità, il diventare adulti. Madre di tutto se smettesse di svolgere la sua funzionalità principale, l’uomo cesserebbe di esistere. Il film è tutt’altro che demenziale sebbene la locandina faccia pensare in questo senso, al contrario la comicità diventa cinismo e l’umorismo si avvicina ad uno humour nero, plumbeo. La nostra protagonista Dawn (il nome rappresenta forse una nuovo destino per l’umanità?), interpretata molto bene in tutte le sfumature adolescenziali da Jess Weixler, oltre ad avere questo bizzarro inconveniente tra le cosce, fa parte di un associazione integralista cattolica che sponsorizza il conservare a tutti i costi la verginità fino al matrimonio. Queste associazioni andarono pure di moda verso la metà degli anni ’90 negli States. Interessante come in questo caso sia a capo di uno di questo gruppi una persona che conserva la verginità per dei motivi più pratici che filosofico-religiosi. Si sa la carne è debole e quando Dawn avrà il suo primo rapporto sessuale, in maniera forzata e tutt’altro che naturale, la sua vagina troncherà di netto “l’intruso”. Non è certo un film splatter e a parte qualche moncherino di pene maschile non si vede un granché (scordatevi fin dall’inizio di vedere la vagina dentata) . La presa di coscienza del suo difetto rapportato al sesso sarà travagliata e simbolicamente rappresenta il suo passaggio dall’età adolescenziale all’età adulta. Quando trancerà quattro dita a un ginecologo inizierà davvero a rendersi conto delle sue “potenzialità” . Denti è il primo film di Mitchell Lichtenstein, regista di prodotti per la tv che si accinge ad oltre cinquant’anni a girare un film bizzarro che da un lato diverte e da un lato prende alla sprovvista. Il regista caratterizza bene i suoi personaggi e il fatto che la struttura e le musiche facciano spesso pensare ad una favola che da lontano ricorda un certo stile alla Tim Burton, prende in contropiede nei momenti cardinali del film. Fabula anche per la critica molto velata che racchiude l’opera, sia all’integralismo cattolico che al voler fare sesso a tutti i costi, alla disgregazione famigliare, rappresentata dal fratello della protagonista, interpretato dall’androgino, ma qui nella parte di un bullo violento, John Hensley, star di Nip/Tuck.
Non si può non notare la centrale nucleare che si staglia due passi dal paese in cui la nostra protagonista vive, c’è quindi anche un’ avvisaglia tutt’altro che velata sull’inquinamento, rappresentata solo visivamente perché non vuole essere la sola. Il fascino del film è anche nel non rendere chiaro il motivo, ossia il seminare l’opera di molti indizi sulle cause del fenomeno facendoci continuamente porre l’interrogativo e rendendo la visione tutt’altro che rilassata. Denti è un film affascinante e fuorviante. Da vedere col cervello collegato.



THE BUSINESS, Nick Love, 2005

Dall’Inghilterra una storia di gangster ambientata negli anni ’80 sulla costa Spagnola dell’ Andalusia. In effetti già la location di suo sa di retrò e un accurata ricostruzione del periodo, compresi i pantaloni a vita alta e le infinite permanenti delle donne, ci catapultano nella metà del decennio più odiato-amato degli ultimi cinquant’anni. Il nostro protagonista lo troviamo nel sud di Londra ed è il giovane e debosciato Frankie, impersonato da Danny Dyer già interprete principale, sempre sotto la regia Nick Love, del precedente Football Factory. Frankie ha un padre mezzo delinquente e una madre che prende botte a seconda dell’umore del marito, un giorno tira fuori i suddetti e prende a sprangate il genitore violento. Cambiare aria per un po’ non è una brutta idea e una conoscenza gli propone di portare una misteriosa borsa in Andalusia in cambio di un compenso. Il ragazzo accetta. Arrivato in Spagna consegna al borsa ad un Inglese denominato “Il Playboy”, tal Charlie, fuggito da Londra dopo una rapina andata storta col suo socio Sammy Brooks e il resto della banda. Charlie fa la bella vita, sempre al sole, circondato da droga, belle donne e belle macchine. Prende subito in simpatia il giovane e timido Frankie e lo tiene sotto la sua ala protettiva facendolo entrare poco a poco nella sua gang. Un po’ come Tony Montana di Scarface, ma senza diventare il boss dei boss, il nostro giovane protagonista inizia a divertirsi vivendo nell’illegalità e ingranando sempre più col nuovo lavoro, scoprirà giorno per giorno i piaceri della malavita, con gli inganni e i dolori di essa. L’ascesa sarà repentina e il regista ci piazza di sottofondo hit dell’epoca nei momenti cool del film, sono avvisati quelli che odiano la musica anni ’80! In questo film, ma anche nel suo film precedente,, Nick Love sembra sentire vicina la provenienza dei suoi personaggi, vengono dai bassifondi e hanno inoculata una mentalità tipica dei futuri delinquenti, una sorta di arrivismo che è pronto a tutto, dove la gratificazione si contempla nell’avere tutti i vizi che si vogliano a disposizione nell’essere rispettati. Il protagonista di questo film appare timido, dice lui stesso che il mondo della criminalità non fa per lui, ma poi si troverà a proprio agio nel fare lo sbruffone coi soldi e il potere. Frankie uscirà dalla merda in cui viveva al sud di Londra per salire in Paradiso in Spagna e sprofondare nuovamente nella merda. Il finale è in pieno stile Nick Love. Vedere altre sue opere per credere! Un overdose di eighties style per un film avvincente e dalla narrazione anfetaminica, coinvolgente al punto da far dimenticare l’inizio quando si è solo a metà visione.


STO ASCOLTANDO




L’ispettore Carlaghan che legge i miei diritti

KILLING MI SOFTLI BIBISSO

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I miei avvocati, il Paggetto e Kabura, che discutono sulle ARINGHE!

"balla vecchia spugna balla!"

DEEJAY ESTATE 1990

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IL MIO IDOLO SOTTO FORMA DI PRESENTATORE TELEVISIVO
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LUI, COLUI CHE HA SEMPRE RAGIONE, COLUI CHE SA, COLUI CHE AGISCE, L’ARTISTA PER ECCELLENZA!:
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Un vecchio che entra in un bar: "Un cafè coreto graspa", "ansi no, fame na graspa coreta cafè"

Delli che mi parla

PONTE PONTE MOLINO che ha declassato bruscamente PONTE PONTE CORVO


TIZIANO FERRO in "Sere nere", un artista con la A maiuscola


ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...

Fare quello che avrei voglia di fare

Il caos, instabilità, irrequietezza, estro, tutto ai livello massimi che implicano equilibrio


Un coltello a scatto

Una gang

Un treo

Giocare coi cubi di legno

Compiere crudeltà




STO STUDIANDO...

film, corsi post laurea, emarginati sociali e cose carine così

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-Cinema
-Musica
-Perversioni
-Trucchetti
-Ricette


OGGI IL MIO UMORE E'...

ALTALENANTE con picchi di
PERICOLOSITA’ SOCIALE



Una rissa non è una rissa se non c’è Dallas!











ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata




Cliccate


Cliccate sul piccolo Susho






GUARDA BENE FRATELLINO, GUARDA BENE

LECCA BENE FRATELLINO, LECCA BENE (artwork by Suzi9mm)


SIAMO DIVENTATI CINESI(da sinistra Jek-Dyb, non mi ricordo come si chiama, Lercio)
jpeg su memoria rigida, cm 180x290




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"La mia città si rivela qui sulle strade. Nuda diventa viva. Le sue strade cantano melodie carezzevoli quanto il suono di un vetro rotto. Una musica interiore che riflette al tempo stesso tenerezza e terrore!"







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venerdì 30 dicembre 2005 - ore 12:25


Copio incollo notizia allucinante
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La Weblinkhosting.com di New York ha legalmente adottato un bambino, che vivrà negli uffici della compagnia di web hosting, dove troverà cibo, vestiti, un posto in cui dormire e l’amore del proprietario e di tutti gli impiegati. Il procedimento di adozione è durato 6 mesi. Non sono tardate pesanti critiche, che denunciano come il bambino diverrà il logo e lo slogan della compagnia non appena sarà cresciuto abbastanza. Non si conoscono infatti nè la sua età nè la sua nazionalità.

FONTE: LINK

Film consigliato: BABY KILLER di Larry Cohen (1987)

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giovedì 29 dicembre 2005 - ore 13:45


TREMATE TREMATE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E’ il giorno, il giallore di cui era permeato il cielo erano i vapori del’inferno da cui la truppa della Transnistria giunge. Si, giunge per voi infedeli macchiati della colpa di essere nati al posto sbagliato. Ci stavamo temprando all’inferno le fiere membra nell’attesa della rivalsa!
Come Amleto ci caricavamo di genuino furore, frustrato da sconfitte e inganni, da sogni e dall’attesa, l’attesa del nuovo giorno, ora è arrivato!

Le porte del campo di concentramento amatoriale si sono aperte, i cani amatoriali feroci inseguono la carne come Romeo inseguiva il suo amore!

Le ferite che ci avete provocato le ritroverete nel vostro corpo amplificate fino a raggiungere le soglie del dolore eterno, molto sangue scorrerà, ma attenzione, non si mescolerà mai al vostro sangue impuro!

I nostri zombi biomeccanici creati nel campo di concentramento amatoriale ora possono uscire, vedere una nuova alba!
Saranno spietati e il loro volume di fuoco è impressionante!
Il dottor Decarlainer ha installato loro un Vulcan per ogni braccio, non vi conviene stringere loro la mano!

Era da tempo che aspettavamo questo momento, ora la prima mossa la facciamo noi, nascondetevi se siete puri, eviterete il contraccolpo! Non scappate se siete impuri, tanto vi troveremo lo stesso!

ORA E PER SEMPRE CON TE
FINO ALLA MORTE
ATTRAVERSO FIUMI DI SANGUE
ATTRAVERSO MELODIE DI DOLORE
URLA STRAZIANTI CHE NON ASCOLTEREMO
MEMBRA IMMOLATE ALLA NOSTRA MARCIA
ARRIVEREMO DAPPERTUTTO
GRAZIE O NOSTRO LEADER
HAIL HER RUFUS!

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mercoledì 28 dicembre 2005 - ore 12:41


AFORISMI FESTIVI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


I petardi fanno rumore anche se non sempre. Loro seguono la filosofia LIVE FAST DIE YOUNG, ossia bruciano subito, non si spengono lentamente, si fanno ricordare.

Sfidare a duello Carlà è una sfida persa in partenza, è maledettamente troppo veloce.

Gurdare Rufus negli occhi è come avere un orgasmo, glorie e vittorie ti penetrano le retine addolcendo e inorgogliendo la tua fiera mente.

Le impronte nella neve spariscono dopo un po’, ma restano il tempo suffuciente per capire che camminare sella neve è piacevole anche se non sarai ricordato per quello.

Guardare negli occhi qualcuno, sostenere il suo sguardo, può significare molto. I manichini sostengono uno sguardo all’infinito, non hanno le debolezze dell’animo umano.

Una dimostrazione di forza è allo stesso tempo una dimostrazione di debolezza. siamo su un dondolo che ha come perno l’equilibrio, su questo non c’è dubbio.

Film consigliato: AFTERMATH di Nacho Cerdà (1994)

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martedì 27 dicembre 2005 - ore 12:54


GRASSO NATALIZIO MIRA AL CUORE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Passano i giorni dopo il Natale e le arterie si svuotano dall’eccessivo accumulo di grasso. Grassi di tutti i tipi riunitevi andate al cuore, mirate al cuore grassi di ogni tipo, mirate al cuore!
Vi consiglierei di fare una pastella d’uovo e panare per bene delle fette di zampone, ma la parte di me che sta pensando a questa ricetta si è già vergognosamente vomitata addosso.
Ora c’è la serata forte che aspetta tutti, Il capodanno, il cenone di capodanno. Luogo temporale in cui le persone si abbuffano strafottendosene di ogni problema di salute, ingozzandosi di qualsiasi cosa faccia loro sorridere. Gli antichi Romani si ingozzavano alle cene e ai pranzi, si infilavano due dita in gola per vomitare quando i loro stomaci accusavano problemi di capienza, e dopo aver vomitato, oramai svuotati, continuavano a mangiare. Probabilmente succede anche al giorno d’oggi, ma è una pratica che si tiene nascosta.



Film consigliato: LA GRANDE ABBUFFATA di Marco Ferreri (1973)


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lunedì 26 dicembre 2005 - ore 12:17



(categoria: " Vita Quotidiana ")


"San Michele aveva un gallo rozo bianco verde giallo e per ammaestrarlo lo nutriva con latte e miele..."

Oggi è il 26, oggi non è più Natale, ma oggi è Santo Stefano. Mio cugino si chiama Stefano ed io gli ho fatto gli auguri di buon onomastico.
Per Natale ho ricevuto da Camilla un cellulare bellissimo, sono proprio contento.
Ora vado a mangiare stinco di maiale, piatto che adoro.

Film consigliato: SQUILLI DI MORTE di Michael Anderson (1982)

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domenica 25 dicembre 2005 - ore 13:17



(categoria: " Vita Quotidiana ")




ingrandimento

LINK AL TESTO CHE SI VEDE:LINK

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sabato 24 dicembre 2005 - ore 18:01


BEAUTIFUL
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Si, la telenovela che fanno nel primo pomeriggio su canale 5.
Ridge, detto il mascellone, protagonista sempre verde della fiction ha scoperto non da molto che suia moglie in realtà non era morta. Nel frattempo si era sposato con Brucke (ma si scriverà così?) però! Brucke che si è scopata mezza Los Angeles e ovviamente tutti i membri della famiglia Forrester, sia mai! Donna dalle tendenze singlefobiche (fatemi passare il termine anche se non esiste) e dal pianto facile.
Ora Ridge è sposato con due donne, è bigamo, e il bigamo, anche se suonerebbe molto meglio, non èp un tipo di pasta e non sono qui per parlarvi di cibo, oggi.
Ridge ha due mogli, come taluni musulmani, Ridge è quindi musulmano, mi pare ovvio.

Film consigliato: EAST IS EAST di Damien O’Donnell (1999)


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venerdì 23 dicembre 2005 - ore 13:11


CAPODANNO 2000 fooooooooooorse
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ciò che vi sto narrando è allucinante.
Ciò che vi sto narrando è un capodanno che ho passato a Mantova o a Modena, non ricordo e già la cosa è divertente. Diciamo che era dopo Bologna, in una delle due città, quella più vicina a Bologna.

I FATTI: partenza in treno il giorno 31 dicembre del 2000 (non sono proprio sicuro che fosse 2000...) eravamo io e altre 7-8 persone, tra cui Roby ecc....
Si passa alla Pam e si compra di tutto, vino, vodka, mirto (liquore sardo), limoncello, birra e l’immancabile (a quel tempo) sambuca.
In treno io inizio a bere vino rosso corretto sambuca, un abominio lo so, ma io lo bevevo lo stesso, prima di arrivare a Bologna ero già spolpo e bevevo vino rosso macchiato sambuca e limoncello.
Arrivati nella città ci avviammo verso la piazza principale dove suonava Goram Bregovich (ma si scriverà così?). Io ero spolpissimo e continuavo a bere vino, non più corretto, e birra. Ricordo poco, so solo che camminavo facendo delle S non indifferenti (barcollavo insomma).
Del concerto non ho sentito nulla se non note e melodie alla rinfusa, continuavo a bere. Verso l’una la bottiglia di sambuca venne a me e la scolai tutta. In condizioni pietose ci rechiamo in una palestra comunale adibita al dormire per gli ospiti di quel capodanno all’aperto. Faceva freddo, così mi dissero. Dentro la palestra molte persone dormivano al suolo col sacco a pelo. Io vidi una bottiglia di grappa ancora chiusa affianco a una coppietta dormente.
Presi la bottiglia di grappa e cominciai a degustarla, era nardini di marca ricordo. Dopo una mezz’oretta la bottiglia era finita e non capivo più un cazzo. Mi hanno poi raccontato di avermi trovato a litigare con un riflesso! Ossia litigavo blaterando frasi incomprensibili contro un’ uscita di sicurezza della palestra, quest’uscita era un aporta con vetri scuri, che riflettevano chissà cosa, probabilmente la palestra stessa, litigavo con un’ altra dimensione fittizia. Seppi poi che mi vennero a prendere di forza perchè stavo urlando come un forsennato contro l’ uscita di sicurezza e la gente tentava di dormire.
Istanti dopo, e qui un po’ ricordo, ritornai davanti all’uscita di sicurezza dopo essermi recato ai servizi, o almeno credevo così, dato che pisciai su un angolo della palestra e mi irritai, ricordo, nel non trovare la catena dello sciacquone (!?)
Questa volta non mi vennero a prendere e io entrai nel panico, nel mio delirio alcolico mi misi nuovamente di fronte al vetro scuro che rifletteva la palestra stessa, tentai di aprire la porta tirando il maniglione verso di me (cosa folle per un uscita di sicurezza), ero convinto che il riflesso fosse in realtà un’ altra palestra collegata, pressochè identica.
Tornai al mio posto, vicino ai miei comprai, a gatto mao, sbiascicando stronzate senza senso e che non ricordo più. La bottiglia di grappa svuotata era ancora lì, pensai bene di fracassarla ad un centimetro dalla coppietta a cui l’avevo sottratta, si svegliarono incazzati, ma quando videro il mio sguardo finsero di continuare a dormire, mi raccontarono. Il resto della nottata io e la G tentammo di dar fuoco al cappotto della S con un accendino, poi soffocavamo le fiammelle con il vino e cospargevamo il tutto con dei cracker sbriciolati, immagino il profumo di quel bizzarro cappotto i giorni seguenti.
La mattina dopo avevo il doposbornia più acuto e fastidioso del mondo, fuori c’era il sole! Non poteva essere peggiò di così, vomitai almeno una decina di volte in treno e durante i giorni successivi. La sbornia mi passò dopo tre giorni. Un capodanno allucinante, comico al ripensarlo, ma da non ripetere mai e poi mai.....

Film consigliato: LA LEGGENDA DEL SANTO BEVITORE di Ermanno Olmi (1988)

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giovedì 22 dicembre 2005 - ore 00:29


DEVIL’S REJECT di Rob Zombie (2005)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Rob Zombie è la dimostrazione di come le persone peggiori possono fare le cose migliri percorrendo il cammino del male, moralmente parlando.
Persone peggiori perchè Zombie di certo non viene considerato dai perbenisti un santo o una persona per bene e probabilmente da molto fastidio ad alcuni critici inamidati in canoni fissi, in taluni stili cinematografici che esaltano come ottimi film delle vere porcherie girate seguendo il libretto di istruzioni.
Il cammino del male perchè Rob Zombie abbatte ancora una volta la differenza tra il bene ed il male, anzi la prende a fucilate.
Questo film è un road movie maturo e per nulla scontato, non votato al puro entertainment anche se non disdegna un po’ di rock’ n roll stilisticamente parlando e la cosa più importante, che era la grande paura ancora prima dell’uscita del suo primo film, non cade mai e poi mai nello stile da videoclip. In questo film sonda più in profondità i personaggi, tutti i personaggi, il lavoro degli attori è molto più curato e i tempi esulano da canoni diciamo accademici, ma il tutto restando ancorato ad una sceneggiatura solida nonostante ai meno attenti alcuni punti di fuga possano apparire come sbavature. Una crescita incredibile che denota un talento non da poco, non ci resta che sperare che non cada nel manierismo, ma non penso che ciò accadrà tanto facilmente. Questo film sputa in faccia al telespettatore buonista, cavalcando la finzione Rob Zombie non si da limiti, ed è cattivo, maledettamente cattivo, infrangendo più volte le aspettative, in certi momenti in maniera brusca proprio come un colpo di pistola.
QUESTO FILM USCIRA’ SENZ’ALTRO AL CINEMA ANCHE IN ITALIA, NON FATEVELO SCAPPARE PER NESSUN MOTVIO!















Rob Zombie


Film consigliato: DEVIL’S REJECT di Rob Zombie (2005)


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mercoledì 21 dicembre 2005 - ore 11:29


DALLA TRANSNISTRIA BUON NATALE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


IL NOSTRO LEADER

Il suo messaggio "DIO CI GUARDA DA LASSU’, DIO E’ CON NOI, NON CONTRO DI NOI, MA CON NOI!"

Film consigliato: IL VIZIETTO di Edouard Molinaro (1978)

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Un fià de veci:
marino1934 Italo Palmino! lucio1957 loamaro Tosta

Questo mi ha mess oin lista nera e non ne vedo proprio il motivo anche se sospettavo che i papaboys fossero xenofobi:
PAOLONE883

Trash trash trash
da farci una tesi di sociologia: Don Marco

Il cugino di Sanja: mister xxl droga droga droga per fortuna l’hanno arrestato colto in fragrante mentre smazzava zucchero purissimo non tagliato: tupac




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