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Madda 86, 21 anni
spritzina di Milano
CHE FACCIO? Non è da questo che si giudica una persona!
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Sempre a portata di mano:
Bibbia


"Madre di diecimila figli", Christel Martin


«Tutto ciò che è fatto con amore finisce sempre per trionfare. Un uomo che non ama ha mancato la propria vocazione di uomo»

"Una vita con Karol", don Stanislao

"Liberaci dal male", Alessandro Gnocchi

"Il venditore di armi", Hugh Laurie - umorismo british e azione per stomaci forti...

HO VISTO


Il mondo non morirà mai di fame
per la mancanza di meraviglie,
quanto per la mancanza di meraviglia.

G.K. Chesterton




Piangendo Francesco
disse un giorno a Gesù:
"Amo il sole, amo le stelle,
amo Chiara e le sorelle;
amo il cuore degli uomini,
amo tutte le cose belle.
O Signore,
mi devi perdonare,
perché te solo
io vorrei amare".










Sorridendo il Signore
gli rispose così:
"Amo il sole, amo le stelle,
amo Chiara e le sorelle;
amo il cuore degli uomini,
amo tutte le cose belle.
O Francesco,
non devi pianger più,
perché io amo
ciò che ami tu
".

































Ho visto che
... non esiste razza nè colore,
esiste solo l’uomo.
E mani bianchi che stringono mani nere
possono compiere piccoli grandi miracoli.

...sorrisi più grandi dove la povertà è più tremenda.

... che è possibile sentirsi a casa anche a 6000 km di distanza.


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"Non ci sono nemici ci son solo infelici
Infelici da amare e basta anche un sorriso
"





«Io sono stato molto vicino anche a quelli che non credono in Dio. Mi sono fatto l’idea che essi combattono, spesso, non Dio, ma l’idea sbagliata che essi hanno di Dio». (Albino Luciani)

ultimamente anche...
"Father And Daughter",Paul Simon
"Good Man",Josh Ritter



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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Parlare con delle persone x ore e.....accorgerti che non ti hanno ascoltato neanche x un istante!

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) capire che una persona non è come sembrava...ma molto meglio!
3) sapere di aver vissuto la vita con uno scopo: rendere migliore quella degli altri.
4) Sapere che gli amici sono come le stelle.....non sempre li vedi....ma sai che ci sono!
5) ..quando pensi di essere solo contro tutti e ti accorgi k invece ci sn un sacco di persone disposte a darti una mano..
6) Sentirsi accettati per quello che si è nonostante le prime impressioni!
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Avvertenza: per motivi di "ordine pubblico" (o, meglio, semplicemente di ordine) questo è un blog moderato.
Il criterio è presto detto: tutto ciò che a mio insindacabile giudizio è ritenuto off topic o offensivo sarà cancellato. Oltre a tutti gli esibizionismi di carattere estetico (il carattere è predefinito, se qualcuno ha problemi di vista, può modificare le impostazioni di visualizzazione sul proprio schermo!)...
Grazie per la collaborazione!




Quando ti imbatti in una cosa bella, la racconti.
E quando ti imbatti in una cosa vera, la dici.
E se hai capito che la storia di Gesù è come un lampo che ha illuminato per sempre il cammino del mondo e dell’uomo dandogli un senso, allora lo racconti a tutti.
Non puoi farne a meno.
E se l’incontro con Gesù Cristo ha cambiato la tua esistenza dandole forza, direzione, gioia di vivere, allora inviti gli amici a condividerla.

Bruno Maggioni




Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui. (Ezra Pound)

- Non bisogna mai mollare, dottore - Disse l’infermiere. - Ci vuole un gran fisico per correre dietro ai sogni (Stefano Benni, Elianto)

Quando uno sogna da solo è soltanto un sogno, quando si sogna insieme è la realtà che comincia
H.Camara


Ritenni di non sapere altro, in mezzo a voi, se non Gesù Cristo, e questi crocifisso
(1 Cor 2,2)




domenica 21 ottobre 2007 - ore 18:08


Siamo tutti nati per risplendere
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Alzati e risplendi!
di Nelson Mandela

La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda,
è di essere potenti oltre ogni limite.
E’ la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.
Ci domandiamo: " Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? "
In realtà chi sei tu per non esserlo?



Siamo figli di Dio.

Il nostro giocare in piccolo,
non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicché gli altri
non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere,
come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
è in ognuno di noi.

E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.


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venerdì 19 ottobre 2007 - ore 08:55


Melania
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La mia gioia di essere papà
di Bruno Giordani Guerra
Fra i cento riti di cui - ormai - è fatta la mia giornata, uno dei più dolci è la mattina presto, quando esco per la colazione e l’acquisto dei giornali spingendo la carrozzina del mio bambino. Nicola Giordano Guerri ha dieci mesi e è poco più lungo del suo nome, ma è già convinto di essere padrone del mondo, perché niente gli fa credere il contrario. Appoggiato sul davanzalino del suo trono, che conduco cercando di evitare cacche e buche, si guarda intorno soddisfatto. Sa già cosa lo aspetta: dopo il giornalaio, il posto più assolato del bar d’angolo e un muffin, di cui è ghiotto.

Mentre lo imbecco - scegliendo le briciole più soffici, misurando la sua soddisfazione fatta di gridi belluini - riesco anche a dare un’occhiata alle prime pagine dei quotidiani. Ma la notizia che mi ha gelato il sangue, ieri, non era in prima pagina. Che una mamma scaraventi la figlia di cinque anni giù dal quinto piano incide nelle nostre vite meno dell’aumento delle bollette, delle tasse, delle rotture di scatole della politica e dell’antipolitica. Ma ferisce molto di più la nostra coscienza, la nostra più intima essenza di esseri umani, che è animalesca prima che razionale e ci impone che primo dovere della specie è proteggere i cuccioli.

Oggi lo so. Ho avuto questo mio primo e unico figlio a cinquantacinque anni, trascorsi badando soltanto a me, a quello che mi piaceva e a quello che mi dispiaceva, a quello che mi interessava e a quello che non mi interessava. Privo di religiosità, ero il centro del mio universo, unico scopo e sbocco della mia vita. Credevo fosse divertente, e lo era davvero. Ma soltanto divertente, niente di più e niente di paragonabile alla pienezza di vivere con, per e in funzione di qualcun altro. Prima ancora del figlio, l’incontro con una donna che ti fa dire «Questa volta è per sempre». E poi un bambino, che per sempre lo è di sicuro, qualunque cosa accada, nel bene e nel male. Un figlio, se lo sia ama davvero (ma come si può non amarlo davvero?) non è soltanto la prosecuzione della tua vita. È prima di tutto, una vita, sua e soltanto sua, che ti viene affidata perché tu la aiuti a crescere forte rigogliosa, il più possibile aperta a dare e ricevere felicità. La grandezza dell’amore paterno e materno sta proprio nel dare senza aspettarsi niente in cambio. La sua meraviglia sta nel fatto che, invece, in cambio ricevi più di quanto hai dato, perché basta un sorriso di quella bocca sdentata e di quegli occhi purissimi, che non celano niente e dicono tutto.
Per un genitore un figlio piccolo «è tutto» - sia pure fra virgolette, fra i mille problemi quotidiani - perché tu sei tutto per lui, e senza virgolette. Ora lo so, ché per la prima volta in vita mia non vedo l’ora di tornare a casa. Ora lo so, ché quando mi rivede, anche solo dopo poche ore, Nicola Giordano urla di gioia e tende le braccine, vibranti come un frullatore per l’eccitazione. E ogni volta penso quanto siamo fortunati, Nicola e io, perché lavoro a casa e le nostre reciproche assenze sono così brevi.

Non erano così fortunati Melania, cinque anni, e suo padre Angelo, operaio, che tornava a casa la sera, dopo un’intera giornata di lavoro. Mi è facile immaginarlo, Angelo, camminare a passo svelto e felice verso casa, dove avrebbe trovato la sua donna e la sua bambina festante. Melania infatti lo aspettava sul balcone, tutta un fremito e uno squittio, in piedi su una sedia per vederlo prima, incontenibile nei suoi gridi di felicità piena. È stato allora che la mamma l’ha spinta di sotto, venti metri, per non sentirla più. Paradossalmente nessuno la può capire meglio di un genitore, ma nessuno la può capire meno di un genitore. Io stesso - come tutti, sono sicuro - ho provato brividi di esasperazione durante i primi mesi di Nicola, per i suoi pianti incontenibili e inconsolabili, prima le coliche, poi i denti. I ricordi più brutti di quelle lunghe ore, di quelle notti in bianco, però, sono i pensieri che mi attraversavano la testa, altrettanto incontenibili e inconsolabili dei suoi pianti: «Chi me l’ha fatto fare». «Mai più». E il peggiore di tutti, il più vergognoso: «Potessi tornare indietro». Vergognoso perché è il rinnegamento egoistico, sia pure irrazionale e momentaneo, di ciò che sai essere la cosa più bella e preziosa che la vita ti ha dato. Lo si supera, d’istinto, con un amore che viene dalla carne, prima ancora che dal cuore e dalla mente. E leggendo, parlando con i medici, sapendo che è una reazione normale, quasi sana, di autodifesa. Purché tutto si fermi lì e tu continui a cullare con dolcezza e pena la vita della tua vita.
Giordano Bruno Guerri
www.giordanobrunoguerri.it




Il mistero di essere mamma
di Michele Brambilla
La notizia era già terrificante di suo, ma un particolare l’ha resa ancor più straziante. È l’immagine - che possiamo solo immaginare - di lei, di Melania, che in piedi su una sedia aspetta il papà alla finestra, ne attende lo sbucare sulla via, ne assapora già l’abbraccio, i baci, le feste, la favola raccontata sotto le lenzuola rimboccate. C’è un momento più bello di questo, nella nostra ahimè quante volte grigia vita quotidiana? No che non c’è. Conserviamo nel cuore perfino la memoria di quando eravamo noi i bambini, e il nostro papà l’eroe che ci riempiva la vita; e ora che siamo genitori, quel vedere i nostri bambini alla finestra che si illuminano all’improvviso agitando la manina, è - come dire - il momento che in fondo ci salva, ci redime perché spazza via d’un tratto tutte le balle che abbiamo in testa.

La sera - maledetto mestiere - torno tardi a casa. I miei figli dormono già. Proprio l’altro ieri avevo appeso dietro la scrivania il biglietto che ho trovato l’altra notte sulla tavola: «Papi le noci sono per te, un bacione da Martino, butta i gusci dove li ho buttati io cioè qua», e c’è una freccia che indica un vassoio di cartone lì a fianco, la scrittura è quella della seconda elementare, tra un paio d’anni anche Melania avrebbe saputo scrivere così. No davvero, non c’è momento più intenso di questo dell’abbraccio tra un figlio e un papà che ritorna.

Eppure è stato durante quell’attimo di paradiso che Melania è stata spinta giù dalla mamma. Com’è possibile?, ci chiediamo tutti. Anzi lo urliamo: com’è possibile uccidere la vita della nostra vita?
Credo che siamo soprattutto noi papà a non saper rispondere. Sì, spingiamo il passeggino e allattiamo con il biberon. Ma non siamo stati noi a essere diventati, all’improvviso, due persone invece che una. Non siamo stati noi a portarlo in grembo, a partorirlo con dolore, a vedere che una parte di sé diventa altro da sé.

Noi giornalisti siamo maestri, purtroppo, a banalizzare ogni cosa. Così anche ieri abbiamo trovato, e messo nei titoli, la parolina che spiega tutto: depressione. Ma che sciocchezza. La depressione è una brutta bestia, ma con mille teste, e se tutti coloro che da quella bestia vengono azzannati arrivassero a uccidere, la terra sarebbe spopolata. «Depressione»: è la parola-totem che usiamo per sbrigare frettolosamente troppe pratiche, per spiegare un tanto al chilo il Male che misteriosamente e puntualmente si affaccia e colpisce.

Medea era femmina, e son le mamme a uccidere i loro figli. Una mamma sa quale terribile potenzialità ci sia dietro alla frase con cui a volte si sgridano i figli: «Come ti ho fatto ti disfo». Che ne sappiamo noi maschi? Che cosa possiamo capire di quel che accade già al momento del test di gravidanza, quando la donna esce dalla sua dimensione di sempre ed entra in un’altra, parallela? Non bastano le carezze e i regali, non bastano i completini ricamati a mano, non basta nulla di ciò che possiamo sforzarci a fare: da quel momento la donna è sola.

C’è anche la gioia della maternità, si dirà. Certo. Se così non fosse, far figli non sarebbe la cosa più naturale di questo mondo, e le mamme assassine sarebbero la maggioranza, e non una per fortuna esigua minoranza di cui si occupa solo la cronaca nera. Certo che c’è la gioia. Ma la vita è strana, tutto si svolge tra le due polarità opposte, ogni giorno contiene la notte, il sole contiene la luna, il dolore contiene la gioia e la paura contiene la fiducia. Ed è quando in una mamma prevale il polo negativo che la distruzione si vendica della creazione.

E poi. Lungi da noi la sociologia d’accatto. Ma siamo sicuri che non ci sia, dietro al ripetersi di tanti casi come quello di Melania, il segno di una delle follie del nostro tempo? Leggo su una rivista d’ostetricia, D&D, che «la donna oggi è sola nella sua maternità (...) incontra periodicamente un ginecologo più o meno asettico che in 10-15 minuti ne sonda la biochimica e la continenza, nessuno risponde a domande e dubbi tipici del percorso. La nascita del figlio non è considerata l’apice di una storia d’amore ma un percorso insidioso e rischioso da congelare e mettere sotto il controllo delle macchine».

Ma sì: ci illudiamo che sia tutta una questione di macchine, di tecnologia, di biochimica. Ma l’uomo - e il mistero della donna che l’uomo è chiamata a ri-crearlo continuamente - sono cose ben più complesse, a volte più drammatiche.

Michele Brambilla

Fonte: Il Giornale


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giovedì 18 ottobre 2007 - ore 20:35


San Luca, evangelista
(categoria: " Vita Quotidiana ")


A lui è affidato il tratto femminile nei vangeli, probabilmente ha raccolto dalla Madonna stessa le confidenze legate all’infanzia del Cristo.

"Il Padre vostro sa di cosa avete bisogno" (Lc 12,30)


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mercoledì 17 ottobre 2007 - ore 18:40


Il coraggio dell’indecisione
(categoria: " Riflessioni ")


Quando l’indecisone diventa paradigma di coraggio

E la farsa continua… con l’appoggio, pure!
Continua fino a diventare assillante, insistente, quasi un nuovo reality show!

La storia, evidentemente appassionante, è quella del parroco in preda ad incontenibile innamoramento, incapace di scegliere UNA strada, che continua a fare l’equilibrista, con i piedi in due scarpe.
E il bello (o forse sarebbe più appropriato dire: l’assurdo) è che adesso è diventato una sorta di eroe nazionale, l’eroe dell’indecisione, dell’anarchia e, in fondo, fautore di quella “religione-fai-da-te” tanto in voga come palliativo per poco identificate esigenze spirituali.
Pare voler fondare una nuova chiesa, ma non lo fa.
E arriva a pretendere fantomatiche “eccezioni” per la sua persona. Quasi fosse a un ristorante self-service, dove poter scegliere ciò che più gli aggrada, ed eliminare dal menù quello che non riscuote la sua simpatia.

Io, personalmente, ritengo che in determinate situazioni, naturalmente, ci possano stare anche delle eccezioni, concordate con il vescovo. Ma di eccezione si parla con persone affidabili.
Che affidabilità posso assegnare a un adolescente quarantenne? A chi sputa nel piatto dove ha mangiato? A chi ride in faccia all’interlocutore che non gli sta mancando di rispetto?

E, inverosimilmente (ma solo per chi guarda ingenuamente ai mass media!), proprio questo signore qui diventa il testimone coraggioso e audace (ma di CHI o COSA, ancora non è chiaro…), il trascinatore di popoli (ma verso DOVE?), lui che non ha neanche il coraggio di far luce sulla questione, di parlare in modo schietto e preciso.
Apprezzo molto di più tutti quei preti, rerligiosi e religiose che, una volta accortisi dell’impossibilità di continuare il cammino iniziato, hanno appeso l’abito al chiodo e hanno prerso un’altra strada. E magari sono anche diventati ottimi sposi e genitori. Come si dice: “MEGLIO UN BUON MARITO CHE UN CATTIVO PRETE!”.
Ma è assurda la pretesa di voler far cambiare un’istituzione, adattandola alle proprie esigenze. È una pretesa da teen-ager.

E, per altro, ha anche fatto perdere una buona occasione per parlare in modo pacato e costruttivo del celibato sacerdotale. È una cosa di cui si è discusso e di certo si discuterà ancora. Ma certo non giova alla causa dei contrari un sostenitore così poco credibile. Tant’è che sono insorte persino le associazioni dei preti sposati…
Molti si domandano il perché del celibato, non ne vedono l’utilità, il motivo.
Io innanzitutto mi domando perché ci si faccia tanti problemi con i preti e non altrettanti con i religiosi e le religiose (che, per inciso, sono numericamente di più). Perché si dovrebbe accettare la scelta di verginità di religiosi/e e problematizzare quella dei preti?
Alla base, ci sono motivazioni teologiche, spirituali, pastorali ed ecclesiali. Ma, per dirla semplice, in realtà, alla dietro c’è la stessa spinta. Un amore ALTRO. L’amore giustifica tante cose, altrimenti non giustificabili. E consacrarsi a Dio significa fare di lui l’Amore della propria vita.
È difficile? E chi lo nega?
Ma io dico: la strada del matrimonio, invece, è facile? In discesa?
Io credo che siano difficoltà diverse e ci sia proprio una “bellezza nella diversità”.
E non credo affatto che la consacrazione possa essere contraria alla piena realizzazione umana.
Scopo di ogni vita è diventare padre o madre. Non a caso, questi sono appellativi tipici degli uomini e delle donne di Chiesa: eppure, scegliendo di rinunciare alla genitalità, essi scelgono anche di non affrontare la paternità/maternità fisica. E qui nasce il rischio. Per superarlo, è necessario vivere più intensamente la paternità/maternità spirituale, e ciò è reso possibile da un’affettività vissuta con un “respiro più ampio”. Vale a dire: non si tratta di generare 2, 3 o 4 figli nella carne, ma di generarne centinaia nella fede, attraverso dialoghi personali, direzione spirituale confessione e i tanti altri modi in cui la genitorialità si può esprimere.
Questo aspetto è particolarmente evidente in san Paolo («sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il vangelo …»1Cor 4, 15), che tra l’altro è tra i primi a cogliere il valore escatologico e profetico di questa scelta.

Forse, in passato, la Chiesa ha eccessivamente glorificato questa strada, col rischio di delegittimare o, quanto meno, sminuire il significato e la bellezza del matrimonio.
Ultimamente, il ruolo dei laici è diventato via via sempre più importante e si è cercato di venire incontro alle esigenze delle famiglie.
Per capire quale sia il vero rapporto tra i due modi di seguire il cristo, ci viene in soccorso ancora una volta Paolo:
«Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo.(…) Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: “Non ho bisogno di te”; né la testa ai piedi: “Non ho bisogno di voi”.(…) Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte.»(1Cor 12, 12.19-21.27)

Ognuno segua la propria vocazione, facendo della propria vita un capolavoro.
E nel prendere contatto con gli altri, potrà trovare nuovi stimoli; e nel vedere la bellezza dell’altro, apprezzerà la propria.
Perché non siamo soli su questa terra e a camminare insieme si fa più strada e con più gioia!



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lunedì 15 ottobre 2007 - ore 08:14


Giustizia e compassione
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Come i bicchieri vuoti...

Il Signore Dio è come un re che aveva dei bicchieri vuoti. Disse il re: "Se io vi metto delle cose calde si spaccano, se le metto fredde si incrinano. Cosa fece il re? Miscelò le cose calde con quelle fredde, le versò ed i bicchieri non si ruppero. Così disse il Signore: se creo il mondo con la misura della compassione, i peccatori saranno molti; se invece con la misura della giustizia, come potrà sussistere? Dunque lo creo con la misura della compassione e con quella della giustizia: magari resisterà!".



(Midrash giudaico sulla Genesi)

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sabato 13 ottobre 2007 - ore 21:28


L’inaspettato...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


trovato in rete....

"Mamma,
sono uscita con amici.
Sono andata ad una festa e mi sono ricordata quello che mi avevi detto: di non bere alcolici.
Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare, così ho bevuto una sprite. Mi sono sentita orgogliosa di me stessa, anche per aver ascoltato il modo in cui, dolcemente, mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare, al contrario di quello che mi dicono alcuni amici. Ho fatto una scelta sana e il tuo consiglio è stato giusto.
Quando la festa è finita, la gente ha iniziato a guidare senza essere in
condizioni di farlo. Io ho preso la mia macchina con la certezza che ero sobria.
Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava... Qualcosa di
inaspettato!

Ora sono qui sdraiata sull’asfalto e sento un poliziotto che dice:"il
ragazzo che ha provocato l’incidente era ubriaco". Mamma, la tua voce sembra così lontana! Il mio sangue è sparso dappertutto e sto cercando, con tutte le mie forze, di non piangere. Posso sentire i medici che dicono: "questa ragazza non ce la fará".
Sono certa che il ragazzo alla guida dell’altra macchina non se lo immaginava neanche, mentre andava a tutta velocità. Alla fine lui ha
deciso di bere e io adesso devo morire.
Perché le persone fanno tutto questo, mamma? Sapendo che distruggeranno delle vite?
Il dolore è come se mi pugnalasse con un centinaio di coltelli
contemporaneamente. Dì a mia sorella di non spaventarsi, mamma, dì a papà di essere forte.
Qualcuno doveva dire a quel ragazzo che non si deve bere e guidare...
Forse, se i suoi glielo avessero detto, io adesso sarei viva...
La mia respirazione si fa sempre più debole e incomincio ad avere
Veramente paura.
Questi sono i miei ultimi momenti, e mi sento così disperata.
Mi piacerebbe poterti abbracciare mamma, mentre sono sdraiata, qui,
morente. Mi piacerebbe dirti che ti voglio bene.
Per questo... ti voglio bene e... addio".

Queste parole sono state scritte da un giornalista che era presente
all’incidente. La ragazza, mentre moriva, sussurrava queste parole e il giornalista scriveva... Scioccato.

Questo giornalista ha iniziato una campagna contro la guida in stato di ebbrezza.


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sabato 13 ottobre 2007 - ore 08:54


Un sorriso, please
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Charles De Gaulle e l’umiltà


Il generale Charles De Gaulle un giorno decise di andare a confessarsi.
Terminata la confessione, il sacerdote gli impone, come penitenza, di fare un atto di umiltà, a sua scelta.
- Già fatto - gli risponde il generale
- Quale atto ha fatto?
- Dato che siamo vicini a Natale, ho confezionato un bel mazzo di fiori per Gesù bambino con la scritta: "Il grande De Gaulle al piccolo Gesù Bambino".
-No, non va bene - gli dice il confessore - cambi la scritta, usando parole più umili!

De Gaulle fa cambiare la scritta: "Il primo cittadino di francia alla seconda persona della Santissima Trinità".
-Nemmeno questa va bene. Lei non è capace di un atto di umiltà. Allora gliela darò io la penitenza: dovrà andare a Lourdes assieme a tutti gli altri fedeli, senza distinzione alcuna.
-Va bene, ma potrò almeno farlo sapere a qualcuno?
-Sì, purché in pochissime parole.
Il giorno dopo, sui giornali si legge: "Il generale De Gaulle apparirà a Lourdes"".

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venerdì 12 ottobre 2007 - ore 09:43


L’Eucaristia
(categoria: " Pensieri ")


Cristo & la Chiesa

Il papa è il Cristo che parla. L’Eucaristia è il Cristo che tace.


(S. Francesco di Sales).




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mercoledì 10 ottobre 2007 - ore 22:18


Perle di bimbi (5)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Se parlassero con me

La mia mamma si mette molta crema in faccia e si tinge le labbra per apparire più bella, ma bella non è.
Il mio papà si tinge i capelli per apparire più giovane, ma giovane non è.
Se parlassero di più con me e mi facessero sentire meno sola, come sarebbe bella la mia mamma e come sarebbe giovane il mio papà.



(Milano, una bambina di 12 anni)




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lunedì 8 ottobre 2007 - ore 18:32


Portatori di non altezza...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Acquisti...

Ogni tanto vorrei avere qualche centimetro in più, come quando, dopo inutili sforzi sulle punte dei piedi, l’articolo ricercato è sempre fuori dalla mia portata... e in questo caso, non per scarsità economica, bensì.. per scarsità di altezza!... e allora.. bando all’orgoglio e via libera all’ingegno!
Uomo alto e apparentemente bonario a ore 9.
Possibilità di avvicinamento: buona.
Visibilità: ottima.
Attendere il suo arrivo, con affabilità e disinvoltura e tentare l’approccio: "Mi scusi potrebbe farmi un favore?"
Il tipo, gentile: "Ma certo, dimmi!"
"Potrebbe prendermi quei quaderni che sono là in alto?" (possibile che quello che mi serve debba sempre essere LA’ IN ALTO ???).

Be’, insomma.. anche questa è andata.
Almeno, mi sono ricordata che non sono sola sulla terra, ma che sono fatta per vivere con il resto del mondo...
una lezione di umiltà dal mio stesso corpo...!




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