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Madda 86, 21 anni
spritzina di Milano
CHE FACCIO? Non è da questo che si giudica una persona!
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Sempre a portata di mano:
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"Madre di diecimila figli", Christel Martin


«Tutto ciò che è fatto con amore finisce sempre per trionfare. Un uomo che non ama ha mancato la propria vocazione di uomo»

"Una vita con Karol", don Stanislao

"Liberaci dal male", Alessandro Gnocchi

"Il venditore di armi", Hugh Laurie - umorismo british e azione per stomaci forti...

HO VISTO


Il mondo non morirà mai di fame
per la mancanza di meraviglie,
quanto per la mancanza di meraviglia.

G.K. Chesterton




Piangendo Francesco
disse un giorno a Gesù:
"Amo il sole, amo le stelle,
amo Chiara e le sorelle;
amo il cuore degli uomini,
amo tutte le cose belle.
O Signore,
mi devi perdonare,
perché te solo
io vorrei amare".










Sorridendo il Signore
gli rispose così:
"Amo il sole, amo le stelle,
amo Chiara e le sorelle;
amo il cuore degli uomini,
amo tutte le cose belle.
O Francesco,
non devi pianger più,
perché io amo
ciò che ami tu
".

































Ho visto che
... non esiste razza nè colore,
esiste solo l’uomo.
E mani bianchi che stringono mani nere
possono compiere piccoli grandi miracoli.

...sorrisi più grandi dove la povertà è più tremenda.

... che è possibile sentirsi a casa anche a 6000 km di distanza.


STO ASCOLTANDO


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IL CUORE DEL MONDO...

"Non ci sono nemici ci son solo infelici
Infelici da amare e basta anche un sorriso
"





«Io sono stato molto vicino anche a quelli che non credono in Dio. Mi sono fatto l’idea che essi combattono, spesso, non Dio, ma l’idea sbagliata che essi hanno di Dio». (Albino Luciani)

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"Father And Daughter",Paul Simon
"Good Man",Josh Ritter



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ORA VORREI TANTO...



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1) Parlare con delle persone x ore e.....accorgerti che non ti hanno ascoltato neanche x un istante!

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) capire che una persona non è come sembrava...ma molto meglio!
3) sapere di aver vissuto la vita con uno scopo: rendere migliore quella degli altri.
4) Sapere che gli amici sono come le stelle.....non sempre li vedi....ma sai che ci sono!
5) ..quando pensi di essere solo contro tutti e ti accorgi k invece ci sn un sacco di persone disposte a darti una mano..
6) Sentirsi accettati per quello che si è nonostante le prime impressioni!
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Avvertenza: per motivi di "ordine pubblico" (o, meglio, semplicemente di ordine) questo è un blog moderato.
Il criterio è presto detto: tutto ciò che a mio insindacabile giudizio è ritenuto off topic o offensivo sarà cancellato. Oltre a tutti gli esibizionismi di carattere estetico (il carattere è predefinito, se qualcuno ha problemi di vista, può modificare le impostazioni di visualizzazione sul proprio schermo!)...
Grazie per la collaborazione!




Quando ti imbatti in una cosa bella, la racconti.
E quando ti imbatti in una cosa vera, la dici.
E se hai capito che la storia di Gesù è come un lampo che ha illuminato per sempre il cammino del mondo e dell’uomo dandogli un senso, allora lo racconti a tutti.
Non puoi farne a meno.
E se l’incontro con Gesù Cristo ha cambiato la tua esistenza dandole forza, direzione, gioia di vivere, allora inviti gli amici a condividerla.

Bruno Maggioni




Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui. (Ezra Pound)

- Non bisogna mai mollare, dottore - Disse l’infermiere. - Ci vuole un gran fisico per correre dietro ai sogni (Stefano Benni, Elianto)

Quando uno sogna da solo è soltanto un sogno, quando si sogna insieme è la realtà che comincia
H.Camara


Ritenni di non sapere altro, in mezzo a voi, se non Gesù Cristo, e questi crocifisso
(1 Cor 2,2)




venerdì 29 giugno 2007 - ore 20:03


La lettera del giorno
(categoria: " Accadde Domani ")


Indirizzo mail e numero telefonico per aderire alla "Manifestazione nazionale contro l’esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, per la libertà religiosa nel mondo” che si terrà a Roma mercoledì 4 luglio in Piazza SS. Apostoli alle ore 21

Da oggi è attivo il sito www.salviamoicristiani.com sulla “Manifestazione nazionale contro l’esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, per la libertà religiosa nel mondo”.

Per aderire all’appello e alla manifestazione inviare email agli indirizzi info@salviamoicristiani.com o salviamoicristiani@gmail.com oppure telefonando al numero 338 7113421

Dopo aver ascoltato e fatto nostro l’ “accorato appello” del Papa Benedetto XVI ad agire per porre fine alle “critiche condizioni in cui si trovano le comunità cristiane”, abbiamo deciso di promuovere una “Manifestazione nazionale contro l’esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, per la libertà religiosa nel mondo”. Noi non possiamo più continuare ad assistere inermi alle barbarie che stanno costringendo milioni di cristiani negli Stati arabi, musulmani e altrove nel mondo a fuggire dalle loro case e dai loro paesi. Al contempo noi denunciamo le violenze contro i religiosi e i fedeli cristiani che pagano con la vita l’impegno e la fedeltà a testimoniare la propria fede. La presenza dei cristiani si va assottigliando sempre più: dalla prima guerra mondiale circa 10 milioni di cristiani sono stati costretti a emigrare dal Medio Oriente. Una fuga simile alla cacciata degli ebrei sefarditi che, da un milione prima della nascita dello Stato di Israele, si sono ridotti a 5 mila. Invitiamo pertanto tutti gli uomini di buona volontà, al di là della loro fede, etnia e cultura, a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà mercoledì 4 luglio a Piazza Santi Apostoli a Roma alle ore 21. Sarà una grande manifestazione per la vita, la dignità e la libertà dei cristiani e per il riscatto dell’insieme della nostra civiltà umana.

Primi firmatari:
Allam Magdi, Maurizio Lupi, Mario Mauro, Antonio Tajani, Roberto Maroni, Sandro Bondi, Giorgia Meloni, Luca Volontè, Alfredo Mantovano, Stefania Prestigiacomo, Stefania Craxi, Daniela Santanché, Andrea Ronchi, Valentina Colombo, Diego Volpe Pasini, Luigi Amicone, Alessandro Rossi

Altre adesioni:
Camillo Fornasieri, Giorgio Vittadini, Alberto Savorana, Giancarlo Cesana, Mons. Luigi Negri, Souad Sbai,Khaled Fouad Allam, Andrea Pamparana, Elio Vito, Margherita Boniver, Michaela Biancofiore, Antonio Leone, Guido Crosetto, Marco Zacchera, Fabrizio Cicchitto, Gioacchino Alfano, Angelino Alfano, Chiara Moroni, Carla Castellani, Angelo Maria Sanza, Giuseppe Palumbo, Gerardo Bianco, Manuela Di Centa, Elisabetta Gardini,Luca Volontè, Luigi Fedele, Paola Frassinetti, Mariella Bocciardo, Luigi Vitali, Maurizio Bernardo, Domenico Di Virgilio, Paolo Uggè, Jole Santelli, Giuseppe Fallica, Raffaele Fitto,Gabriele Boscetto, Giuseppe Cossiga, Giacomo Baiamonte, Isabella Bertolini, Patrizia Paoletti Tangheroni, Giorgio Simeoni, Maurizio Ronconi,Luigi Lazzari,Federico Bricolo, Valentina Aprea,Guido Dussin, Giuseppe Angeli, Paolo Grimoldi, Fabio Rampelli, Silvano Moffa, Riccardo Conti, Battista Caligiuri, Sergio Pizzolante, Massimo Romagnoli, Ettore Peretti, Roberto Menia, Carlo Ciccioli, Salvatore Ferrigno, Francesco Stagno D’Alcontres, Riccardo Pedrizzi, Guglielmo Picchi, Gregorio Fontana, Piero Testoni, Antonio Verro, Carmelo Porcu, Basilio Germanà, Salvatore Buglio, Alessandro Forlani,Pietro Armani.


Aderisci e diffondi la e-mail e il telefono:
E-mail: info@salviamoicristiani.com oppure salviamoicristiani@gmail.com
Telefono: 338 7113421

Grazie di cuore e i miei migliori auguri di verità, vita e libertà


Magdi Allam




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venerdì 29 giugno 2007 - ore 16:55


SS. Pietro e Paolo
(categoria: " Riflessioni ")



At 12, 1-11
Sal 33
2 Tm 4,6-8.17.18
Mt 16, 13-19



In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?».
Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Voi chi dite che io sia?».
Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».


Proviamo a immaginare Paolo, Saulo se sulla via di Damasco non avesse avuto il misterioso incontro con Gesù Nazareno… sarebbe rimasto un bravo rabbino, un persecutore di cristiani, sarebbe stato un uomo buono forse, ma non avrebbe vissuto la sua vita nel modo in cui tutti conosciamo…
Proviamo ad immaginare Pietro, qualche anno prima, se non avesse conosciuto Gesù, se non lo avesse seguito per le strade della Palestina, se non si fosse entusiasmato all’annuncio del Vangelo… Sarebbe stato un bravo pescatore, un buon padre di famiglia, un buon ebreo, ma la sua vita non sarebbe stata quella che è stata…
Non è che oggi voglio divertirmi a raccontarvi paradossi, ma talvolta, per renderci conto della fortuna che abbiamo, abbiamo bisogno di vedere queste cose: Paolo poteva rimpiangere la sua condizione precedente, di uomo rispettato, anzi di uomo di alto rango, e invece l’incontro con Cristo lo cambia: sono l’ultimo degli apostoli, dirà nelle sue lettere, non sono nulla, sono un folle, sono un pazzo…
La festa di un santo Patrono dovrebbe richiamarci alla santità di Dio, a quella vita divina che il Padre comunica a tutti i suoi figli, a chi si mette dietro Cristo.
Cosa c’è di santo nella nostra vita?
Un calendario dove sono segnati i santi del giorno… e il resto?
Dove siamo? Che ne è della nostra fede, della nostra speranza. Che ne è della nostra partecipazione alla messa, del nostro desiderio di Dio, della nostra attesa del suo Regno? Dove e come viviamo?
Lo dico con un po’ di sofferenza, ma noi viviamo forse spesso solo secondo la carne e secondo il sangue, secondo un modo di vedere che è tutto umano, che si basa sulla nostra intelligenza, sulla nostra riflessione, sul giudicare da noi soltanto che cosa è buono e che cosa è male.
La nostra fede rischia di diventare davvero solo una nostra costruzione, e allora non si può chiamare neppure fede…
Nel 410 s. Agostino, proprio nel giorno di questa festa domandava ai suoi cristiani di Ippona: «Dove sono le memorie degli apostoli?» «Sono a Roma, rispondevano, san Pietro, san Paolo, san Lorenzo»…
E Roma viene saccheggiata, è desolata, è attaccata da ogni parte… dove sono le memorie degli apostoli? Si trovano là, dice Agostino, ma non si trovano in noi. Questa è la tragedia: che andiamo a cercare le tombe degli apostoli lontano dal nostro cuore, andiamo a cercare le memorie degli apostoli, ma dimentichiamo che la prima memoria degli apostoli è la nostra vita, è il nostro vivere nella volontà del Padre, accolti ed abbracciati dalla sua misericordia, redenti dal sangue di Cristo.
Pietro e Paolo amavano la vita. Non si sono fatti uccidere dal primo capitato, e tuttavia sono stati incarcerati, picchiati, sbeffeggiati, a causa di Cristo. Non hanno ragionato più secondo la carne e il sangue.
E questo è stato possibile perché Gesù crocifisso e risorto gliene ha dato la forza.
Quello che dice Pietro a Gesù alle foci del Giordano: «Tu sei Cristo, il Messia, Figlio del Dio vivente, l’atteso dalle genti, colui che porta la pace» non è un titolo tanto per dire. In questo riconoscimento c’è la nostra salvezza. Ma questo riconoscimento passa attraverso la vita. È facile per Pietro riconoscerlo in quel luogo, più difficile sarà riconoscerlo nell’ora della passione, ci sarà il tradimento (non lo conosco), la paura, la fuga… Solo lo sguardo misericordioso di Gesù Cristo gli fa riacquistare fiducia…
Questo riconoscimento non è possibile alla carne e al sangue, a un Dio costruito a nostro uso e consumo, a un Dio costruito su misura.
Pietro e Paolo non hanno fatto così. Il loro modello è stato il Crocifisso. Guardando a Lui hanno imparato quanto valeva anche la loro vita.
Questo riconoscimento dobbiamo vivere anche noi, quello del Messia, del Figlio del Dio vivente. Finché la nostra vita di fede è legata a Roma, a Lourdes, a P. Pio, non siamo ancora completi. La memoria degli apostoli dobbiamo viverla e sentirla sulla nostra pelle. Dobbiamo metterci in gioco.
Paolo e Pietro hanno sperimentato la forza di Dio nella loro debolezza, non la loro forza di uomini furbi e intelligenti. Fino all’ultimo c’è stato in loro l’amore per la vita, per l’impegno, per l’annuncio di Cristo.
Solo quando il Signore ha voluto si sono offerti con serenità (ho combattuto la buona battaglia, ora non mi resta che la corona di giustizia che il Signore dà a chi lo attende con amore…).
Non hanno mai piagnucolato su se stessi, perché hanno imparato che il Signore resta in barca, come resta sulla croce. Non fugge, non scappa.
Questa è la comunità che segue il suo Maestro, questo è il nostro essere discepoli, il nostro avere due grandi patroni come Pietro e Paolo.
Questo significa essere l’uno aiuto dell’altro, l’uno fratello/sorella dell’altro, perché tutti accomunati dall’unica figliolanza in Dio.
Il Figlio dell’uomo è il Figlio del Dio vivente.
Questa è la nostra salvezza: in Lui noi troviamo l’origine della nostra vita e anche il suo compimento:
figli di uomini che diventano figli di Dio,
figli di Dio perché figli degli uomini.
Nell’atteso da tutte le genti Pietro e Paolo hanno trovato il senso il senso della loro vita, quel modo di vivere che ha fatto loro sperimentare l’amore e l’amicizia di Dio anche nei momenti più buii della loro vita, nelle catene, in carcere, nell’incomprensione.
Questa grazia chiediamo al Signore: il potere di legare e di sciogliere Gesù lo ha dato a Pietro perché fosse di tutta la Chiesa, perché sia la possibilità concreta di incontrare Dio Padre attraverso il suo Figlio. Non dimentichiamoci mai che il Signore vuole la nostra salvezza, quella salvezza che costa, che è costata il sangue del Figlio, che è stata testimoniata dal Martirio dei santi apostoli.
Non è una cosa da poco, è un dono prezioso che dobbiamo invocare continuamente, proprio per non costruirci un Dio a nostra immagine, ma per lasciarci trasformare da Lui, per rinascere dall’alto come figli.
Questo auguro a me e a voi, che possiamo essere per il mondo sale che insaporisce la società, uomini e donne di riconciliazione, di pace, di speranza, e che possiamo riconoscere in ogni situazione il Signore come nostro messia, come vero messia, soprattutto nei momenti più difficili.
E allora sentiremo anche noi quelle parole consolanti del Figlio dell’uomo:
Beato te, che non ti sei affidato alla tua intelligenza e alle tue capacità;
beato te che non ti sei chiuso in te stesso, ma ti sei lasciato illuminare dal Padre; beato te, perché ora lo puoi vedere e puoi vivere di Lui, puoi entrare nel suo regno, puoi ricevere la corona di giustizia preparata per te fin dalla fondazione del mondo; beato te, perché puoi gustare quanto è buono il Signore, perché in lui ti sei rifugiato. Amen



don Marco Statzu



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venerdì 29 giugno 2007 - ore 09:55


Amore senza retorica
(categoria: " Vita Quotidiana ")


AMARE IN MODO... PRATICO!




Non ho mai avuto occasione di gettarmi in un torrente per salvare un pericolante; spessissimo sono stato richiesto di prestare qualche cosa, di scrivere lettere, di dare modeste e facili indicazioni. Non ho mai incontrato un cane idrofobo per via, invece tante noiose mosche e zanzare; mai avuto persecutori che mi bastonassero, ma tante persone che mi disturbavano col parlare forte in strada, col volume della televisione troppo alzato o magari col fare rumore nel mangiare la minestra. Aiutare come si può, non prendersela, essere comprensivi, mantenersi calmi e sorridenti il più possibile in queste occasioni, è amare il prossimo senza retorica, ma in modo pratico.





(Giovanni Paolo I, Illustrissimi, Lettera indirizzata a S. Teresa di Lisieux)

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giovedì 28 giugno 2007 - ore 11:51


Liberate Padre Bossi
(categoria: " Accadde Domani ")



giovedì, 21 giugno 2007
Appello ai bloggers per Padre Bossi
Manila (Filippine) - Le difficoltà operative sono nettamente superiori alle aspettative. Oggi pomeriggio ho intervistato l’ambasciatore Fedele appena tornato dal sud. Purtroppo mi ha confermato che ancora non c’è neppure lo straccio di una trattativa per padre Giancarlo. (Pino Scaccia, Silenzio Assoluto, 21 Giugno 2007)

Esistono ostaggi di ‘serie A’ e ostaggi di ‘serie B’ ?

Sembrerebbe proprio di sì…


Questo Appello è rivolto proprio a voi, amici bloggers: FATEVI SENTIRE !!

FIRMATE E DIFFONDETE L’ APPELLO PER L A LIBERAZIONE DI PADRE GIANCARLO BOSSI !



pensierofilia




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mercoledì 27 giugno 2007 - ore 19:56


Cosa non si trova sul terrazzo di casa...!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")








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mercoledì 27 giugno 2007 - ore 11:01


Dove abita Dio?
(categoria: " Pensieri ")


Un giorno che ricevette degli ospiti eruditi, Rabbi Mendel di Kozk li stupì chiedendo loro a bruciapelo: "Dove abita Dio?" Quello risero di lui : "Ma che ti prende? Il mondo non è forse pieno della sua gloria?".Il Rabbi diede lui stesso la risposta alla domanda."Dio abita dove lo si lascia entrare".

Bruno Ferrero






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martedì 26 giugno 2007 - ore 21:46


«Perchè Dio Padre non è venuto lui?»
(categoria: " Riflessioni ")


Perché Dio Padre non è venuto lui invece di mandare il Figlio? A lui avrei creduto»: è la domanda più straordinaria che mi sia stata fatta al termine di una conferenza...



Le domande impossibili che assediano i credenti
Perché Dio Padre non è venuto lui invece di mandare il Figlio? A lui avrei creduto»: è la domanda più straordinaria che mi sia stata fatta al termine di una conferenza. L’ho ascoltata a Opera (Milano), giovedì 3 maggio, da un operaio con la quinta elementare. «Credere oggi» era il tema dell’incontro che si teneva presso la Biblioteca comunale. Altre domande a cui nessuno potrebbe rispondere mi ero sentito rivolgere in altre serate. «Perché Dio non si fa sentire anche oggi in maniera chiara, come quando chiamò Mosè dal roveto ardente?». «Perché i miracoli li dobbiamo leggere solo sui libri? Se io vedessi un morto che torna in vita allora sì che crederei!».

Se avremo un corpo perché non potremo amarci?

«Perché non ci sono intorno a noi delle persone con il dono delle guarigioni? Io credo che sarebbe un grande aiuto a credere se il Signore ne mandasse almeno una in ogni città». «Come conciliare il dolore fisico e l’inferno con l’affermazione che Dio è amore?». «In paradiso riconosceremo le persone?». «Se avremo un corpo perché non potremo amarci?». «Come farò a riconoscere il mio bambino che è nato morto e che non mi hanno fatto vedere?». «Nel Regno dei cieli ritroveremo gli animali?».



C’è anche chi mi prende da parte e m’interroga sull’apertura alla vita perché ha già tre figli e il prete gli ha detto che non può usare contraccettivi. Su come comportarsi con una figlia ribelle. O con una sorella «prodiga». Chi mi chiede se non tradisca la moglie morta risposandosi e me lo chiede perché ha sentito che io mi sono risposato. Come perdonare il tradimento del marito. Come si fa a essere cristiani lavorando a Repubblica e al Corriere della sera.

Le domande sui comportamenti le accetto tutte e propongo la mia riflessione. Ma le domande teologiche mi lasciano ammutolito e per fortuna non sono un teologo!

Perché non è venuto il Padre? Chi potrebbe rispondere? Dio nessuno mai l’ha veduto e nessuno può vederlo e restare vivo. Nessuno può azzardare un ragionamento mettendosi dal suo punto di vista. Quando toccò a Mosè entrare in contatto con lui dovette limitarsi a vederlo «di spalle». E ciononostante il suo volto divenne «raggiante» tanto che doveva «velarsi» quando si mostrava al popolo.

Ho provato a dire così a Opera ma il mio interlocutore insisteva: «Se si faceva vedere, io gli credevo».

«Si è fatto conoscere attraverso il Figlio. ’Chi vede me vede il Padre’, ci ha detto Gesù».



«Provi a convincermi che debbo credere a quello che degli uomini ci hanno raccontato riguardo a uno che ci ha parlato del Padre».

Ci ho provato ma non ci sono riuscito. Ho detto che ne andava di mezzo la nostra libertà. Che Dio vuole essere amato e non vuole imporsi con la potenza. Manda dunque il Figlio a parlare ai figli. Alcuni ne convince e questi trasmettono agli altri il messaggio, da uomo a uomo. Questa è la via di Dio tra noi. L’uomo è la sua via. Il mio interlocutore scuoteva la testa. Gli ho chiesto se mai avesse posto quella domanda ad altri e mi ha detto che era la prima volta che la faceva in pubblico, ma da tanto la pensava. Proprio a me doveva farla!

I deboli segnali che manda nel mondo

La domanda sul perché Dio parli sottovoce e non si preoccupi di farsi udire bene e da tutti mi era invece arrivata spesso. L’ultima volta ho potuto rispondere seguendo la traccia più autorevole: quella fornita da Joseph Ratzinger - Benedetto XVI nel libro Gesù di Nazaret (Rizzoli, Milano 2007).



Ci assicura il papa - facendoci avvertiti che ognuno può contraddirlo, in quanto parla da cristiano e non da vescovo di Roma- che Dio non tace ma il suo è un «silenzioso parlarci». Á necessario il dono di una particolare «sensibilità interiore» che ci renda «capaci di udire e vedere i deboli segnali che Dio manda nel mondo».

Sono riflessioni che trovo alle pagine 117 e 116 del volume del papa. A pagina 56 svolge una riflessione più ampia sulla fioca parola di Dio, invitandoci ad accettarne il mistero, che possiamo penetrare solo con lo «slancio del cuore» e come uscendo da noi stessi: «Naturalmente ci si può chiedere perché Dio non abbia creato un mondo in cui la sua presenza fosse più manifesta; perché Cristo non abbia lasciato dietro di sé un ben altro splendore della sua presenza, che colpisse chiunque in modo irresistibile. Questo è il mistero di Dio e dell’uomo, che non possiamo penetrare. Noi viviamo in questo mondo nel quale appunto Dio non ha l’evi-denza di una cosa che si possa toccare con mano, ma può essere cercato e trovato solo attraverso lo slancio del cuore, l’esodo dall’Egitto».

Più indifesi di quanto vorremmo

Fin dalla prima lettura del volume questi richiami all’accettazione del mistero sono le righe che più mi hanno segnato. Il papa c’invita a considerare la condizione indifesa in cui i cristiani si trovano nel mondo. Più indifesa di quanto non vorremmo. Privi di qualsiasi prova provata, chiamati a gettare le reti sulla parola del Signore che giunge a noi - appunto - come un «debole segnale».

Dio che parla sottovoce fa parte dunque del mistero. E da qui si può capire la ribellione dell’uomo tecnologico, teso alla funzionalità dei gesti e dei concetti. Di questa ribellione del-l’umanità contemporanea aveva già detto sapientemente l’altro papa in una delle sue parole più profonde: «L’uomo non è capace di sopportare l’eccesso del mistero. Non vuole esserne pervaso e sopraffatto» (GIOVANNI PAOLO II, Varcare la soglia della speranza, Mondadori, Milano 1994, 44).



Se si sceglie di stare di fronte al mistero anche solo per breve tempo - come forse si addice a un giornalista - si raccolgono rapidamente contrarietà e sberleffi, non tanto in occasione di conferenze ma poniamo con il blog (www.luigiaccattoli.it). Ecco un visitatore agnostico che denuncia «tutta questa enfasi sul mistero», controproponendo una sua idea del cristianesimo come «religione sperimentale», che si fonda «su un fatto tecnico, la risurrezione di un morto, che in sé non ha niente di misterioso».

Prima che nella fede il mistero è nella realtà
Con questo visitatore ho insistito a dire che la parola «mistero» non è affatto inflazionata e andrebbe meglio intesa e amata. Perché dovrebbe disturbare? Chi non crede potrà anzi gradirla come segnale di una minor pretesa del credente, il quale dicendo «mistero» rimanda - per la lingua corrente - a una realtà più grande di cui non sa rendere ragione.

Il visitatore ribatte che di veramente «misterioso» egli conosce solo il coraggio dei cristiani di «credere a tutte le storie» che vengono a noi dalla Bibbia. Controreplico che anche rifiutando le «storie» cristiane il «mistero» resta comunque centrale nella vita del-l’uomo: ognuno può capirmi se parlo di mistero della vita, della morte, del-l’amore o dell’universo. Prima di essere nella fede il mistero è nella realtà e anche abbandonando la fede biblica il più e il decisivo resta sconosciuto alla nostra mente. Invece di accogliere l’idea di un Padre e Creatore immagineremo di essere capitati per caso in un mondo venuto dal caso, ma «credere» in questo «mistero» della casualità non sarà meno impegnativo.

Anche la speranza nel ritrovamento oltre la morte può essere oggetto di satira da parte di chi pur prova lo strazio della separazione ma ironizza così - con commenti lasciati nel blog- sull’aldilà cristiano: «Se quelli che ’partono’ e che volevano tanto bene a quelli che restano fossero andati veramente da qualche parte, come pensarli così crudeli da lasciarci qui a piangere disperati quando basterebbe una qualche specie di telefonata?».

Un argomento - questo dell’aldilà - che ci riconduce al concetto di «mistero». Chi crede in Dio - rispondo al visitatore - non crede a un cielo dal quale i beati ci possano raggiungere con qualche sistema fastweb o wireless. Crede a un mistero d’amore dove nulla va perso e ognuno si ritrova, certamente. Ma crede a un «mistero», non a una favola, e dunque si affida a qualcosa che va oltre ogni esperienza e conoscenza. Ciò che troverà il credente sarà «altro» dalla sua aspettativa - impreveduto, strabiliante - tanto quanto quella stessa realtà risulterà sconcertante per il non credente.

Riferisco queste diatribe per dire che nel blog e nelle conferenze mi sono capitati antagonisti decisi, ma nessuno mi è parso più determinato di quell’operaio di Opera che avrebbe preferito fosse venuto il Padre invece del Figlio. A ripensarci, mi sembra di poter dire che il libro del papa sia la migliore risposta a quell’obiezione: in particolare l’introduzione e il capitolo sulle «grandi immagini giovannee», al centro delle quali è quella della vite e del vino, con la parabola dei vignaioli, magistralmente applicata all’oggi dal papa teologo a p. 299: «Dichiariamo Dio morto, così saremo noi stessi Dio!» L’antefatto è appunto quello del proprietario della vigna che invia a trattare con i vignaioli ribelli il suo «figlio diletto».

Approfittiamo del libro su Gesù per amare il Papa

Penso che tornerò sul libro del papa ma da subito butto là un’idea per i lettori che hanno qualche contenzioso con Benedetto XVI: approfittino di questo libro per amarlo. Il papa che parla di Gesù non è ciò che tutti attendiamo? Egli ci dà ora questo volume e ne promette un altro. Se non ci va granché il papa che batte sulle «radici cristiane dell’Europa» o sui «principi non negoziabili», non potremmo sintonizzarci con lui ora che affronta l’argomento degli argomenti?



In nulla Benedetto mi risulta vicino come nell’interrogazione sulla fede che caratterizza la sua predicazione. Da papa si è chiesto in che modo possiamo divenire «certi di Dio anche se tace», e ha risposto che la via è la preghiera (cf. Discorso ai vescovi svizzeri, 9.11.2006). La «forza della preghiera, della fede e dell’amore» l’aveva indicata da cardinale come via per «sollecitare Dio» a «lasciarsi coinvolgere» nella storia del mondo (Dio e il mondo, San Paolo, Cinisello Balsamo [MI] 2001, 62).


Guarda la fonte


LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK



domenica 24 giugno 2007 - ore 17:31


S.Giovanni Battista
(categoria: " Riflessioni ")


Is 49,1-6
Sal 138
At 13, 22-26
Lc 1, 57-66.80

Giovanni Battista è una delle figure più belle di tutto il Nuovo Testamento, e anche una delle più enigmatiche: nato da una coppia di anziani che ormai avevano perso la speranza di avere figli, assomiglia un po’ agli eroi del Primo testamento.
Ma lui è l’ultimo dei profeti, colui che è chiamato ad annunciare la misericordia e la salvezza di Dio.
Lo fa in un modo un po’ originale, mettendosi alle fonti del fiume Giordano a predicare la conversione e la penitenza per tutti e battezzando, cioè facendo fare un bagno sacro alle persone.
Un modo un po’ originale per dire una cosa fondamentale: il Signore Gesù deve essere accolto da cuori preparati e attenti. Non nel senso che bisogna studiare tanto per conoscere Gesù, bensì nel senso che bisogna allenarsi a riconoscerlo, per non scambiarlo con i suoi messaggeri.
Neppure Giovanni è immune da questa ambiguità: tutti credono che sia lui il Messia, perché fa l’eremita, perché compie gesti profetici.
E lui deve spiegare ogni volta che «no, non è lui, ma c’è qualcuno più grande di lui».
Ecco perché dicevo che è una figura enigmatica: perchè deve mostrare a tutti il Messia e deve scomparire facendo questo… scomparire a tal punto da morire senza aspettare l’esito finale del suo annuncio.
Sembra una grande ingiustizia che quest’uomo che ha atteso il Messia debba morire prima di vedere la fine della storia…
Resta uno che ha fallito la sua vita per uno stupido scherzo del destino; che è stato ucciso per la soddisfazione di una donna…
Agli occhi del mondo resta un fallito.
Non si può saltare a piè pari la conclusione della sua vita, questa vita che fin dal principio era stata definita come una anticipazione della vita e del messaggio del Messia.

Noi vediamo tutta la storia del vangelo e di Gesù come un grande telegiornale dove tutto quello che passa è uguale, sia che si parli di stragi sia che si parli di moda.
Ma in realtà non è così. Giovanni Battista è morto.
Fare la facile equazione che però sapeva che comunque tutto sarebbe andato al meglio è sbagliato.
Però Giovanni è vissuto all’altezza di se stesso, non ha rifiutato la missione di cui era stato investito dall’alto, non ha rifiutato la solitudine e la grandezza di un destino che ai nostri occhi viene giudicato come fallimentare.
Il Vangelo ci fa mettere in conto nella nostra vita la possibilità del fallimento, e al contempo ci fa sperare tutto dal Signore: «Ci sono vite realizzate nonostante desideri irrealizzati», ha scritto una volta un grande teologo e martire del secolo scorso.
Non tutti i nostri desideri si realizzeranno come li intendiamo noi, come li speriamo noi. Eppure nonostante questo possiamo vivere una vita pienamente realizzata: il Battista prepara il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio mostrando che per accogliere Dio bisogna essere uomini in pienezza. «Posso, dunque devo» essere una persona autentica.
Zaccaria, Elisabetta, Giovanni: in fondo questi sono i piccoli di cui parla il vangelo, gente che non è scritta sui libri di storia, come del resto nemmeno noi, eppure gente di cui Dio si fida per portare avanti il suo desiderio di salvezza per tutti gli uomini.
Solo chi vive così, vive all’altezza di se stesso, pienamente responsabile delle cose del mondo, della propria professione, della famiglia, delle relazioni, della società, della Chiesa, e pienamente attaccato alla volontà di Dio.
La volontà di Dio che l’evangelista Luca descrive così per Giovanni: «Andrai davanti al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei peccati».
Conoscere la salvezza di Dio è accettare che i peccati ci vengano rimessi, accettare cioè che anche i fallimenti della nostra vita, dovuti alla nostra responsabilità, all’imperizia, alla faciloneria e anche alla cattiveria, siano affidati a Dio, perché sia lui a trarne la salvezza.
Accettare la misericordia di Dio sulla nostra vita, sulla vita della Chiesa e del mondo: questo vuol dire il nome «Giovanni»: Dio ha misericordia.
Accettare che anche il male, il tanto male che c’è nel mondo e di cui ci lamentiamo continuamente, sia da Dio trasformato in bene, sia portato e tolto dall’Agnello di Dio.
E questo non vuol dire delegare a Dio le nostre responsabilità, ma proprio ciò che dicevamo prima: portare il peso di questo fallimento, accettarlo nell’ottica di una soddisfazione che va al di là del mio tornaconto personale, che va al di là della pura evidenza di risultati, anche spirituali…
L’altro giorno ho visto esposta nella vetrina di un negozio una maglietta dove c’era scritta un’affermazione un po’ ironica: «Dio esiste. Tranquillo, però: non sei tu!».

Ecco, se volete, una immagine un po’ banale della vita di san Giovanni.
Dio è presente nella mia vita, ma io non sono Dio.
Io sono un discepolo del Signore, uno che si rimette ogni giorno ad ascoltare la sua Parola, per conoscere la Sua volontà, per interpretare gli avvenimenti, per vivere appieno la propria vita.
Ma io non sono il salvatore di me stesso. Gesù mi ha salvato nella sua croce e nella sua risurrezione.
Il povero Giovanni non ha visto neppure questa realizzazione, ma è stato chiamato anche nella morte ad anticipare Gesù.
È stato uomo autentico, un po’ bizzarro e certamente con un caratterino; è stato un uomo normale, e per questo un uomo speciale.
Così vorremmo essere anche noi: annunciatori di Gesù senza pretese di infallibilità, senza pretese di riuscita, ma mettendo continuamente la nostra vita nelle mani di Dio, in un affidamento che sa aprirsi anche a ciò che non comprendiamo, a ciò di cui non possiamo disporre.
La vita cristiana è questo grande paradosso che ci fa vivere non attaccati al risultato a tutti i costi, al prodotto, alla soluzione dei problemi: in Gesù Cristo, anche attraverso l’esempio di Giovanni Battista impariamo ad offrire la nostra vita nella fede in Lui che ci ha amati e ha dato la vita per noi. Che la festa della nascita di Giovanni Battista porti anche nella nostra vita la certezza di essere visitati da Dio e di essere profeti di questa visita, per portarla in ogni situazione e ad ogni persona che incontreremo.


don Marco Statzu

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domenica 24 giugno 2007 - ore 09:36


Messori e i cattolici sotto assedio:
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Alla Biennale di Venezia sta per andare in scena uno spettacolo («Messiah Game») dove l’ultima cena si trasforma in orgia e Gesù crocifisso è rappresentato come un masochista. A Bologna era in programmazione un’iniziativa culturale intitolata «La Madonna piange sperma», mentre è di ieri la notizia della mostra «Recombinant women» che sempre nel capoluogo felsineo presenta i dieci comandamenti rivisitati in chiave omosessuale. Il cristianesimo sembra essere rimasta l’unica fede che può essere irrisa e oltraggiata. È giusto reagire e come farlo? Il Giornale l’ha chiesto a Vittorio Messori, scrittore e autore di best-seller, che trentun anni fa ha dato inizio alla nuova apologetica cattolica.

Messori, che cosa sta accadendo?

«C’è un’evidente tendenza a scavalcare gli ultimi secoli di storia cristiana, a chiudere una “parentesi” durata duemila anni. In fondo, che cos’è l’ambientalismo o la teorizzazione della liberazione sessuale se non un ritorno al paganesimo?».
Il cristianesimo è oggi l’ultima religione che può essere oltraggiata...
«Ne farei motivo di onore per i cristiani che non reagiscono come certi musulmani e non lanciano fatwa contro gli infedeli chiedendo la loro morte fisica. E non reagiscono nemmeno come certi ambienti ebraici, i quali ti isolano cercando di provocare la tua morte morale. Vorrei aggiungere che più che i cristiani, sono i cattolici ad essere attaccati: ciò significa che la Chiesa è un bersaglio ritenuto importante ».

È nata nei mesi scorsi in Italia la Cadl, «Catholic Anti Defamation League», oggi in prima linea contro questi spettacoli blasfemi. Non era una sua vecchia idea?

«Sì, e ho visto che ciò viene riconosciuto nel loro sito. Per me è stata una sorpresa. Certo, avrei preferito un nome italiano, meno succubo di certo americanismo che fa chiamare anche la festa della famiglia “Family day”. Bastava chiamarla Lega anticalunnia...».



Apprezza dunque questa battaglia?

«Nella società dell’apparire ci vuole la giusta strategia. Non c’è niente di meglio, per chi fa queste provocazioni, che essere attaccati. Chi mette in scena un’ultima cena blasfema, l’ultimo arrivato che s’inventa la Madonna che piange sperma, spera proprio in una reazione indignata. Ci siamo dimenticati la fortuna che ha fatto fare al film di Mel Gibson la guerra preventiva mossagli dagli ambienti ebraici americani?».

Mi scusi, ma allora non bisogna reagire?

«Ho sempre creduto che fosse necessario far nascere una Lega anticalunnia cattolica per ribattere alle tante bugie sul cattolicesimo che quotidianamente vengono propalate sui media».

Faccia un esempio.

«Se un importante esponente del mondo ebraico dice che prima di fare la razzia degli israeliti nel ghetto di Roma, il 16 ottobre 1943, l’ambasciatore tedesco è andato a informare il Pio XII ottenendone il tacito assenso, questa è una falsità. E va subito smentita, ricordando all’interessato che Papa Pacelli era all’oscuro della razzia e appena fu avvertito convocò l’ambasciatore per protestare chiedendo di interromperla immediatamente. Chi afferma quelle bugie dovrebbe iscriversi a un corso di storia per corrispondenza. Ecco ciò che spaventa: la smentita fredda, puntuale, precisa e immediata. C’è, invece, un modo di indignarsi che finisce per fare il gioco di chi provoca dandogli importanza. Credo che buona parte dell’intellighenzia laica rimpianga l’Indice dei libri proibiti e farebbe di tutto per esservi iscritta».



Allora qual è, a suo avviso, la reazione adeguata?

«Rimanere sul piano dei fatti, ribadire la nostra tolleranza, essere consapevoli che se ti attaccano è perché in fondo ti considerano rilevante, evitare ogni indignazione moralistica, vittimismo e invettive del tipo “non c’è più religione!”, essere magnanimi. Soprattutto ricordare che il cristianesimo è sopravvissuto per venti secoli a tutte le bufere: Dio non ha bisogno che noi lo difendiamo, sa difendersi da solo e noi siamo servi inutili. La saldezza della fede si vede anche dalla serenità con cui si incassano questi colpi».

La trovo piuttosto remissivo...

«Gesù ha detto che saranno beati coloro che vengono perseguitati nel suo nome. Dobbiamo abituarci alla fine della cristianità come l’abbiamo conosciuta per secoli, dobbiamo considerare provvidenziale ciò che ci sta accadendo e tornare ad essere lievito nella pasta, sale che dà sapore. Considero un disegno della Provvidenza anche l’arrivo di tanti musulmani tra di noi, perché anche certi atei stanno scoprendo la grande differenza che esiste tra il Corano e il Vangelo».


di Andrea Tornielli (Il Giornale, 23 giugno 2007)


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