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Madda 86, 21 anni spritzina di Milano CHE FACCIO? Non è da questo che si giudica una persona! Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO Sempre a portata di mano: Bibbia "Madre di diecimila figli", Christel Martin ![]() «Tutto ciò che è fatto con amore finisce sempre per trionfare. Un uomo che non ama ha mancato la propria vocazione di uomo» "Una vita con Karol", don Stanislao "Liberaci dal male", Alessandro Gnocchi "Il venditore di armi", Hugh Laurie - umorismo british e azione per stomaci forti... HO VISTO Il mondo non morirà mai di fame per la mancanza di meraviglie, quanto per la mancanza di meraviglia. G.K. Chesterton Piangendo Francesco disse un giorno a Gesù: "Amo il sole, amo le stelle, amo Chiara e le sorelle; amo il cuore degli uomini, amo tutte le cose belle. O Signore, mi devi perdonare, perché te solo io vorrei amare". ![]() ![]() ![]() ![]() Sorridendo il Signore gli rispose così: "Amo il sole, amo le stelle, amo Chiara e le sorelle; amo il cuore degli uomini, amo tutte le cose belle. O Francesco, non devi pianger più, perché io amo ciò che ami tu". ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Ho visto che ... non esiste razza nè colore, esiste solo l’uomo. E mani bianchi che stringono mani nere possono compiere piccoli grandi miracoli. ...sorrisi più grandi dove la povertà è più tremenda. ... che è possibile sentirsi a casa anche a 6000 km di distanza. STO ASCOLTANDO F.De Gregori a gò-gò il Liga ![]() Nomadi ![]() Branduardi ![]() Jovanotti ![]() Povia ![]() Guccini ![]() De Andrè ![]() U2 ![]() Luca Carboni ![]() Amedeo Minghi ![]() Max Pezzali ![]() IL CUORE DEL MONDO... "Non ci sono nemici ci son solo infelici Infelici da amare e basta anche un sorriso" ![]() «Io sono stato molto vicino anche a quelli che non credono in Dio. Mi sono fatto l’idea che essi combattono, spesso, non Dio, ma l’idea sbagliata che essi hanno di Dio». (Albino Luciani) ultimamente anche... "Father And Daughter",Paul Simon "Good Man",Josh Ritter ABBIGLIAMENTO del GIORNO ![]() ![]() ORA VORREI TANTO... ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ![]() ![]() ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) Parlare con delle persone x ore e.....accorgerti che non ti hanno ascoltato neanche x un istante! MERAVIGLIE 1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero 2) capire che una persona non è come sembrava...ma molto meglio! 3) sapere di aver vissuto la vita con uno scopo: rendere migliore quella degli altri. 4) Sapere che gli amici sono come le stelle.....non sempre li vedi....ma sai che ci sono! 5) ..quando pensi di essere solo contro tutti e ti accorgi k invece ci sn un sacco di persone disposte a darti una mano.. 6) Sentirsi accettati per quello che si è nonostante le prime impressioni! 7) l'Irlanda BLOG che SEGUO: Don Marco stampa Stella Lufty Leonida marylu87 Guerrieroo -angel- toffolo MacBass Tommaso dpa ali87 s.elisa pesca vicky_80 bergam8 pao82 Bruno86 ecce_ violavale nema cla92 zichichi lopez75 saurceful noirette BOOKMARKS Le opere del Padre (da Arte e Cultura / Poesia ) siti cattolici (da Pagine Personali / HomePage ) blog (da Pagine Personali / HomePage ) Altra irlanda (da Viaggi e Turismo / Agenzie ) Irish Rugby (da Sport / Vari ) Sportivi (da Sport / Vari ) Cuore e mani aperte (da Pagine Personali / HomePage ) Irlanda 1 (da Viaggi e Turismo / Riviste e Guide ) Federazione Rugby (da Sport / Vari ) UTENTI ONLINE: |
Avvertenza: per motivi di "ordine pubblico" (o, meglio, semplicemente di ordine) questo è un blog moderato. Il criterio è presto detto: tutto ciò che a mio insindacabile giudizio è ritenuto off topic o offensivo sarà cancellato. Oltre a tutti gli esibizionismi di carattere estetico (il carattere è predefinito, se qualcuno ha problemi di vista, può modificare le impostazioni di visualizzazione sul proprio schermo!)... Grazie per la collaborazione! ![]() Quando ti imbatti in una cosa bella, la racconti. E quando ti imbatti in una cosa vera, la dici. E se hai capito che la storia di Gesù è come un lampo che ha illuminato per sempre il cammino del mondo e dell’uomo dandogli un senso, allora lo racconti a tutti. Non puoi farne a meno. E se l’incontro con Gesù Cristo ha cambiato la tua esistenza dandole forza, direzione, gioia di vivere, allora inviti gli amici a condividerla. Bruno Maggioni Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui. (Ezra Pound) - Non bisogna mai mollare, dottore - Disse l’infermiere. - Ci vuole un gran fisico per correre dietro ai sogni (Stefano Benni, Elianto) Quando uno sogna da solo è soltanto un sogno, quando si sogna insieme è la realtà che comincia H.Camara (1 Cor 2,2) venerdì 14 dicembre 2007 - ore 13:34 Lo sguardo di Dio Le parole del profeta Isaia ci interrogano: preziosi agli occhi di chi? vogliamo scoprire la preziosità del seme della nostra vita e osare l’avventura di portare frutto. «Non temere perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome, tu mi appartieni. Io sono il Signore tuo Dio, il Santo di Israele, il tuo salvatore. Sei degno di stima e io ti amo. Non temere perché io sono con te.» (Is 43, 1.3-5). GRAZIE: meraviglia e gratitudine Il nome nella cultura ebraica indica l’identità, la persona… dire che Dio ci chiama per nome è dire la forza con cui gli apparteniamo, e la profondità della sua conoscenza di noi. Come recita il salmo 139 il Signore ci scruta e ci conosce, alle spalle e di fronte ci circonda e pone su di noi la sua mano. Nemmeno le tenebre per lui sono oscure. E’ Lui che ha creato le nostre viscere e ci ha intessuto nel seno di nostra madre. Ci ha fatto come un prodigio, sono stupende le sue opere, Lui ci conosce fino in fondo. Quando ancora eravamo informi ci hanno visto i suoi occhi, quanto profondi per ciascuno di noi i suoi pensieri, quanto grande il loro numero… se li contiamo sono più della sabbia… Tutto questo ci meraviglia, ci colma di stupore… a volte ci chiede perfino di cambiare lo sguardo su noi stessi… io un prodigio? Io amato e custodito? Con tutti i miei difetti, le mie fatiche, le mie ‘paranoie’? Noi a volte non ci amiamo… ma lui è più grande del nostro cuore. Ma c’è qualcosa di ancora più sorprendente… Sì, agli occhi del Signore siamo preziosi, siamo custoditi, vegliati, siamo stimati, siamo amati. Siamo stati creati con cura, siamo conosciuti fino in fondo. E Dio ci considera così preziosi addirittura da dare tutto se stesso… “Cristo Gesù non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso […] apparso in forma umana umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte di croce” (Fil 2,7-8). Sì in seno alla Trinità siamo così preziosi che la nostra salvezza è costata il sacrificio del Figlio, per la sua vita noi riceviamo la vita! Come non possiamo accogliere con stupore e gratitudine il Suo sguardo e le Sue cure? SGUARDO: di Dio e degli altri Le nostre relazioni sono porte aperte al mistero… o porte che lo pre-cludono. I nostri gesti, i nostri sguardi, le nostre mani collaborano e intessono con il Signore la preziosità della nostra vita che davvero si percepisce negli intrecci con tanti altri sguardi, nel lasciarsi amare e toccare da tanti altri volti. “Pochi giorni fa una persona a me cara, nel sentirmi raccontare un sogno che si stava realizzando e che avrebbe portato ad un forte distacco da lei, improvvisamente ha lasciato scendere delle lacrime dai suoi occhi, ha iniziato a piangere. Imbarazzata mi ha chiesto scusa di questa sua debolezza, ma alla fine sono stato io a ringraziarla per quelle lacrime. Quando qualcuno piange per te, per quello che sei, per il possibile distacco che potrà avvenire, si spalanca la verità di quella frase: Tu sei prezioso ai miei occhi... essa diviene realtà in un momento e intravedi in quegli occhi un’amore più grande, quello di Dio, che mischiandosi con quello umano vuole gridare a tutti: Tu sei prezioso ai miei occhi.” ![]() Lo stupore di ciò che siamo per un altro, l’amore che viene accolto, o la gratitudine che vediamo nascere in un cuore amico, ci fanno percepire quanto in noi c’è qualcosa di grande, che ci supera, che non ci appartiene interamente… noi siamo più di quello che ‘ci siamo dati’, siamo di più di quello che da calcoli umani appare… siamo di più… “Se provo a fare associazione di idee, penso ad episodi, situazione per capire in che momento e in che modo mi sento preziosa ecco che il centro dell’attenzione si sposta da me. La cosa può sembrare strana e devo dire che un mi sono stupita anch’io…mi sento preziosa quando faccio qualcosa che è prezioso per gli altri.” “Mi sento preziosa quando i miei sforzi, il mio impegno, la mia dedizione hanno fatto qualcosa di grande. Potendo gioire della gioia di questa persona.” BELLO! Nel momento in cui diventiamo dono si spalanca il cuore alla gratitudine per ciò che di più grande si realizza a partire dal nostro piccolo gesto. La disponibilità spalanca la possibilità al Signore della vita di operare in noi e attorno a noi. In un certo senso diventiamo simili a Lui che è amore donato senza limiti! E noi siamo fatti per assomigliarGli! E’ qui che partecipiamo al mistero della bellezza … che si impone a tutti per la sua realtà, e allo stesso tempo parla a noi personalmente toccandoci il cuore. ![]() “C’è la Festa da preparare, ti piacerebbe aiutarci per fare qualcosa di Bello?”. Già a questo punto il cuore si allarga perché qualcuno ha pensato proprio a te! L’idea di pensare e preparare qualcosa di grande e di bello, e soprattutto per tanti ragazzi, mi affascina e mi prende! E allora penso, lavoro, condivido, e pian piano salta fuori cosa fare, chi contattare, sorprese, momenti belli, i giochi, chi si occupa di cosa. […] Finisce anche la Festa, anche se in realtà mi sembra di non averne preso parte: le battute, i momenti, le scene, i giochi, li sapevo a memoria, ma non ho visto niente! E invece… uscendo i ragazzi mi passano vicino urlando, saltando e travolgendo ciò che capita a tiro, ma abbracciati, felici, pieni di gioia per la bella esperienza. Ho pensato: “E’ stata veramente una Bella Festa!”... Il dono e la bellezza legati come le radici e il frutto: uno nascosto e silenzioso, l’altra splendente ed eloquente! “Mi sono sentita preziosa… nel sacrificio per gli altri innanzitutto, ma secondo me conta come lo fai, non quanto grande sia o quanto importante... come l’ essere piccola e nascosta, senza vantarsi di essere al centro dell’ attenzione, perchè è proprio quando siamo piccoli che riusciamo ad essere grandi, e bastano gli occhi di un bambino che ti guarda mentre sei in coda alla cassa di un supermercato, o il sentirti serena perchè sai che hai fatto tutto quello che avevi in tuo potere per cambiare le cose, a farti capire che sei preziosa... e anche mentre si prega, mi è capitato... non accontentarsi di una vita legata all’ abitudine e alla mediocrità, perchè oltre c’ è qualcosa, e per arrivare a costruire un grattacielo occorre avere la forza e la pazienza di cominciare dal mattone...” IL SEME Il seme è una bella metafora! Nel seme è presente tutta la futura pianta, ma non ne è la ‘brutta copia’, è pienamente promessa, desiderio e realtà… ad un tempo. Il seme è ‘un tutto’ e allo stesso tempo è chiamato a crescere. Importanti saranno il sole, l’acqua, le cure di un buon agricoltore perché possa fiorire il germoglio che poi crescerà ancora per divenire una pianta matura. Così è per la nostra vita, siamo un po’ un seme che contiene i tratti, i desideri, le possibilità per la realizzazione piena… a patto però che si lasci innaffiare, che si lasci riscaldare, che si lasci raddrizzare da mani attente. Non c’è un tempo ‘incompiuto’, ogni tempo è pienezza e chiede di essere vissuto in una costante apertura, nella disponibilità ad essere coltivato, a portare frutto… Nella disponibilità ad essere dono! ![]() Un saggio educatore sa donare quella fiducia indispensabile per fiorire, per osare la scommessa dell’uscire da sé, dona quell’amore forte e liberante che fa sentire preziosi e unici, stimati e “capaci di” . Per questo l’educazione è un arte, come diceva don Bosco, che va a toccare le corde più profonde e collabora alla realizzazione di tutta la persona. Il Signore per primo però è un sapiente educatore, ai cui occhi nulla rimane nascosto (Sir 17,13) ma che può realizzare in pienezza i suoi progetti per noi solo se gli lasciamo pienamente spazio ‘gli occhi del Signore sono su coloro che lo amano’ (Sir 34,16) e ‘Il Signore veglia su chi lo teme’(Sal 3,18). E non a caso la sventura maggiore è allontanarsi volontariamente ottenendo di essere scacciato dai suoi occhi (cfr Gn 2,5). Il piccolo seme della nostra vita ha bisogno di uno sguardo amorevole per germogliare e avere fiducia! Non temiamo i sogni grandi, non lasciamoli spegnere dalle delusioni… non lasciamo seccare i germogli promettenti che osano l’avventura della vita piena, donata, che amano la bellezza e rischiano l’impegno e il sacrificio di parteciparvi. “Lasciate che questa sera io vi ripeta: ciascuno di voi se resta unito a Cristo, può compiere grandi cose. Ecco perché, cari amici, non dovete aver paura di sognare ad occhi aperti grandi progetti di bene e non dovete lasciarvi scoraggiare dalle difficoltà. Cristo ha fiducia in voi e desidera che possiate realizzare ogni vostro più nobile ed alto sogno di autentica felicità. Niente è impossibile per chi si fida di Dio e si affida a Dio. Guardate alla giovane Maria!” (Benedetto XVI alla veglia di Loreto). L’augurio allora è di restare nel Suo sguardo per scoprire che siamo veramente preziosi, e di prestare i nostri occhi a Lui perchè questo avvenga in ogni persona che ogni giorno incontriamo. Suor Francesca Venturelli, donboscoland COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 13 dicembre 2007 - ore 13:00 Gli ultimi saranno i primi Tempi num.49 del 06/12/2007 0.00.00 Ci mancava solo la speranza di Berlicche Mio caro Malacoda, se c’è una cosa insopportabile a questo mondo è la speranza. Perché nella speranza gli uomini si salvano. Ti scrivo in preda allo sconforto in cui sono sprofondato dopo la lettura dell’ultima fatica di Benedetto XVI, Spe salvi. Con questa enciclica il cristianesimo, che eravamo riusciti a ricacciare nell’eternità, una vaga atemporalità di cui più nessuno si chiedeva il significato, si riappropria del tempo. Noi usavamo e usiamo il tempo per fare prigioniero l’uomo: schiavo del passato che non passa mai e dal quale nessuno può redimersi, illuso di un futuro prefigurato nei suoi progetti o - il che è lo stesso - rassegnato a un domani che non dirà nulla di diverso dall’oggi, e distratto nel presente. Il passato come ricatto, il futuro come sogno che a sua volta ricatta, il presente saltato a piè pari da questo asino di Buridano bloccato al bivio dell’esistenza che è diventato l’uomo nelle nostre mani. Impegnati ad affermare il relativismo (noi che in realtà siamo degli assolutisti), ce lo vediamo scippare da questo Papa che già non ha paura di dirsi razionalista e illuminista: è vero, dice, tutto è relativo, c’è un prima e c’è un dopo rispetto «all’incontro con Cristo». Prima si viveva «davanti a un futuro oscuro (nel nulla dal nulla quanto presto ricadiamo)», dopo gli uomini sanno di avere un futuro, sanno «che la loro vita non finisce nel vuoto», e «solo quando il futuro è certo come realtà positiva diventa vivibile anche il presente». Insomma, chi ha speranza vive diversamente oggi. La speranza «attira dentro il presente il futuro, così che quest’ultimo non è più il "non ancora". Il fatto che questo futuro esista cambia il presente». Ma fino a qui noi diavoli avremmo ancora lo spazio per l’insinuazione dell’irrealtà del tutto, è quando il Papa introduce il termine "certezza" che ci toglie il terreno sotto i piedi: «Una vita basata sulla certezza della speranza». Certezza? Sì, «attesa delle cose future a partire da un presente già donato». «Per sperare, bambina mia, bisogna aver ricevuto una grande grazia», diceva Péguy; un bimbo vi è stato donato, ripete oggi Benedetto XVI, e questo fatto accaduto nel tempo ridà significato al tempo, e permette di attraversarlo da protagonisti, non come ingranaggi di un meccanismo chiamato progresso o evoluzione, ma liberi. Ratzinger ci ha tolto anche quest’arma: la libertà, ne avevamo fatto l’argomento per ogni ribellione lui mostra che all’infuori dell’ipotesi di Dio è come un sacco vuoto, s’affloscia. Ma il colpo più duro per noi è quello sul passato: ciò che è fatto è fatto, mettiamoci un pietra sopra, una pietra tombale a sancire l’eternità e l’irrisarcibilità del male compiuto. Non conviene neanche su questo, è riuscito a trovare un filosofo laico e insospettabile di intelligenza con il Nemico, Adorno, che vuole scoperchiare anche le tombe: la vera giustizia - dice - richiede un mondo in cui la sofferenza presente sia annullata, ma anche revocato ciò che è irrevocabilmente passato, quindi «giustizia non può esservi senza la resurrezione dei morti». Anche noi, in fondo chiediamo solo un po’ di giustizia, unicuique suum, a ciascuno il suo. Ma questo sta esagerando. L’accordo era: a voi l’eternità a noi il tempo, a voi i sentimenti a noi la ragione, a voi le regole a noi la libertà, a voi le nuvole a noi il fuoco (s’è ripreso anche il fuoco, dice che è Cristo); pretende che tutto sia suo: il mondo, la vita, la morte, il presente e il futuro. E noi di chi siamo? Riprenditi. Tuo affezionatissimo zio Berlicche COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 13 dicembre 2007 - ore 10:44 Testimonianza In diretta dal seminario Pio X (Chieti) Perché, alle volte, per capire le cose, bisogna "entrarci dentro"... Carissimi carissimi... beh il titolo del post penso sia abbastanza esplicito: ormai il 15 dicembre faccio più o meno due mesi di seminario, o per meglio dire, di propedeutico. Molti mi chiedono: ma allora? Ti trovi bene? Come sono gli altri? Che si fa? Che si studia? Questo mi fa capire che c’è molta curiosità intorno alla vita del seminario, ma anche tanti pregiudizi..oppure molti sono rimasti ancora a quel posto che forse era una volta, dove si andava perchè si studiava gratis. ( Magari!!!!) Ma non è così..è sicuramente una bella vita, che passa con persone che, chi un un modo, chi in un altro, chi meglio chi peggio, condivide il tuo stesso orizzonte, la tua stessa Speranza, ma sopratutto, la stessa chiamata a seguire il Signore in un modo tutto speciale. Si prega, si studia, si parla, si discute, si ride, si scherza, si mangia ( tanto e bene) si esce, ci si confronta..è una vita più controllata, con degli orari stabili, che ti permettono, di dare tutto lo spazio che determinate azioni meritano durante la giornata. Non siamo isolati dal mondo, abbiamo giornali, TV, Internet.. Ma se vi devo dire la verità, la TV l’ho proprio abbandonata, l’ho lasciata che diceva "A" e l’ho ritrovata che ridiceva "A". Quindi non ha senso buttare il proprio tempo. Sto imparando tante cose, da alcune nozioni liturgiche a me quasi sconosciute, al latino...bello ma tosto, ma soprattutto a parlare e a discutere con gli altri, quelli fuori da tuo giro, che per quanto possano somigliarti hanno sempre una storia e un modo di pensare diversi. ![]() Ringrazio ogni giorno il Signore per i superiori ( o educatori, o formatori) che ci ha dato che con i loro limiti umani, sanno davvero parlare di Dio, perchè ne hanno fatto esperienza.. Mai sentite parole campate in aria, ma sempre concrete e se così si può dire, speciali. Ho conosciuto un altro lato del mio caro vescovo Bruno, il suo rapporto con i seminaristi, speciale, con ognuno particolare e gentile, apprensivo. L’ho sentito davvero, come si dice, "un uomo di Dio". Sto scoprendo tanti nuovi amici, tante persone che mi danno consigli e che nonstante mi conoscano da poco più di due mesi si comportano con me sinceramente, e sopratutto per chi è più avanti, come dei veri e propri fratelli maggiori. Ho imparato a pregare, ho imparato a qrivolgermi a Dio..anche se per tutto questo sarebbe meglio dire "sto imparando" perchè se una cosa l’ho capita, è che non si finisce mai quanto sia bello e profondo il cristianesimo, e quindi Cristo stesso. Tutto quel poco che ho, che mi è stato dato lo voglio dare a voi, amici miei, che con la vostra vicinanza non mi fate mai rimpiangere niente. Lo do a voi, miei cari amici educatori, per non essere solo degli intrattenitori, come io stesso ho fatto per un periodo, ma annunciatori vivi del Vangelo. Tutte le mattine, durante la messa prego per voi.. Lo do a voi, miei cari giovanissimi, di cui non mi stancherò mai di ricordarmi.. siete speciali, ognuno di voi è speciale, a miei occhi ma soprattutto ai suoi... andrete avanti e vi accorgerete che al mondo non gliene frega niente di voi, e di voi stessi... solo a Dio interessa di voi, di noi..perchè Lui ci ha creati e ci ha fatti figli suoi. Capite questo e avrete capito tutto! Un abbraccio affettuoso a tutti! +Aa LEGGI I COMMENTI (16) - PERMALINK mercoledì 12 dicembre 2007 - ore 17:29 Cristo, l’ATTESO L’Attesa e le attese AVVENTO. Tempo di attesa. Impossibile trovare termine più sgradito per l’uomo di oggi. Comprensibile, d’altronde.Attesa in aeroporto. Attesa dal dottore. Attesa alla fermata dell’autobus. Attesa al pronto soccorso. Attesa in banca per il mutuo. Attesa al casello autostradale. Attesa di un ospite di riguardo. Inevitabilmente, l’attesa acquista un surplus di fastidio associato ad una più o meno rilevante componente ansiogena. ![]() Eppure, l’attesa è importante. E non ha, in sè, un significato negativo. Ce ne accorgiamo ogni giorno. Gli avvenimenti più importanti della nostra vita non sono forse sempre preceduti da un periodo più o meno lungo di preparazione (un appuntamento, una promozione, il matrimonio, la nascita di un figlio, un viaggio speciale...)? E non cambierebbero di valore e di significato se non fossero preceduti da alcuna attesa? Anche Cristo si fa attendere. Perché è un ospite speciale? Beh, certamente non è un ospite qualsiasi...ma, in realtà, io credo che il senso dell’attesa non si spieghi solo così. L’attesa sottolinea l’importanza di un evento: Dio si fa uomo, accetta di diventare come noi, di prendere il nostro corpo. Dio ci si fa incontro. Non ne può più di vederci, come vagabondi senza lanterna, in cerca di Lui, tanto che " anche il sacerdote e il profeta non sanno cosa fare" (Ger 14, 19). E allora, si RI-VELA. Si svela, si fa vedere, ma non si manifesta del tutto. Dio ci dà una mano, ci viene incontro, si interessa ai nostri strani percorsi, provando a dare un senso al nostro vagare. Ma anche il modo in cui si verificano gli eventi è importante.E come si rivela Dio nell’Incarnazione? In modo insolito, anticonvenzionale. È una creatura fragile, incapace di difendersi, bisognosa di tutto. Che affidabilità si può dare a un bambino? Di cero non superiore a quella che era ( ed è???) assegnata alle donne (PRIME TESTIMONI, ci tengo a ricordarlo, della RESURREZIONE!). Quindi, anche l’attesa risentirà della particolarità del fatto. per poter gustare il momento dell’incontro dell’uomo con dio, non si può trascurare il tempo che ci separa dall’appuntamento. Se "in un giorno di memoria e stupore la Parola è presente, si fa corpo di Figlio"come si può proseguire la nostra corsa, come se non fosse accaduto nulla? Allora, già nell’avvicinamento all’evento, la gioia si moltiplica, mescolandosi allo stupore. Quello stupore profondo e sincero, semplice e viscerale che sa risvegliare in noi il miglior lato infantile. Perché "il mondo non morirà mai di fame per la mancanza di meraviglie, quanto per la mancanza di meraviglia"(G.K. Chesterton). ![]() E in realtà, si fa spazio la consapevolezza che vivere nell’attesa dà senso e direzione alla nostra vita, fa sì che non siamo palline sparate casualmente nello spazio cosmico, ma come una retta con un unico sensa ed un’unica direzione. Dio si è fatto uomo: un incontro che si rinnova nei secoli. Per i primi cristiani, che si aspettavano un imminente ritorno nella gloria. Per me, che ho scarabocchiato queste quattro righe. Per te, che stai leggendo. Per chi non lo leggerà mai. Per chi non ha la minima intenzione di leggerlo. Per chi sta aspettando alla fermata dell’autobus. Per chi aspetta un figlio. Per chi dalla vita, ormai, non si aspetta più nulla. ![]() Per ogni uomo, succede un evento straordinario: DIO SI È FATTO UOMO. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK martedì 11 dicembre 2007 - ore 17:58 Zoppicando, zoppicando... Annunciare il Vangelo zoppicando... L’obbligo di annunciare la buona novella ci costringe a camminare simultaneamente al passo di Dio e al nostro: perciò avremo il più delle volte l’andatura dello zoppo o quella esitante di un cieco. ![]() Con tutte le nostre forze, il nostro spirito, il nostro cuore faremo dell’evangelizzazione l’applicazione del programma di Gesù Cristo. Ma questo programma che noi conosciamo affonda tutto in un piano che ci è oscuro. Del nostro lavoro di ogni giorno, sia pure perfetto, noi non sappiamo ciò che il Signore ne farà... e se molto maldestro o imperfetto, noi non sappiamo a che cosa servirà. Sappiamo soltanto che non andrà perduto ciò che si dona a Dio. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 8 dicembre 2007 - ore 10:32 Beata Vergine Immacolata Maria, la tutta santa Immacolata Concezione: dogma proclamato da Pio IX l’8 dicembre 1854, con la bolla "Ineffabilis Deus", che sancisce . Ma la devozione è già fatto di chiesa, a livello popolare e istituzionale da molto più tempo, grazie soprattutto alle predicazioni francescane e alle rivelazioni private. ![]() La Mia più bella invenzione è Mia Madre... La Mia più bella invenzione, dice Dio, è Mia Madre. Mi mancava una Mamma e l’ho fatta. Ho fatto Mia Madre prima che ella facesse Me. Era più sicuro. Ora sono veramente un Uomo come tutti gli uomini. Non ho più nulla da invidiar loro, poiché ho una Mamma. Una vera. Mi mancava. Mia Madre si chiama Maria, dice Dio. La sua anima è assolutamente pura e piena di grazia. Il suo corpo è vergine e pervaso da una luce tale che sulla terra mai Mi sono stancato di guardarla, di ascoltarla, di ammirarla. È bella Mia Madre, tanto che lasciando gli splendori del Cielo, non Mi sono trovato sperduto vicino a lei. Eppure so bene, dice Dio, che sia l’essere portato dagli angeli; beh, non vale le braccia d’una Mamma, credetemi. Maria Mia Madre è morta, dice Dio. Dopo che Io ero risalito verso il Cielo, ella Mi mancava, Io le mancavo. Ella Mi ha raggiunto, con la sua anima, con il suo corpo, direttamente. Non potevo fare diversamente. Era necessario. Era più conveniente. Le dita che hanno toccato Dio non potevano immobilizzarsi. Gli occhi che hanno contemplato Dio non potevano restar chiusi. Le labbra che hanno baciato Dio non potevano irrigidirsi. Quel corpo purissimo che aveva dato un corpo a Dio non poteva marcire mescolato alla terra… Non ho potuto, non era possibile, Mi sarebbe costato troppo. Ho un bell’essere Dio, sono suo Figlio, e comando Io. E poi, dice Dio, l’ho fatto anche per gli uomini Miei fratelli. Perché abbiano una Mamma in Cielo. Una vera, una di loro, corpo ed anima. La Mia. È cosa fatta. Ella è con Me, dall’istante della sua morte. La sua Assunzione, come dicono gli uomini. La Madre ha ritrovato il Figlio ed il Figlio la Madre. Corpo ed anima, l’Uno accanto all’Altra, per l’eternità. Se gli uomini intuissero la bellezza di questo mistero! L’hanno finalmente riconosciuto ufficialmente. Il mio rappresentante sulla terra, il Papa, l’ha proclamato solennemente. Fa piacere, dice Dio, veder apprezzati i propri doni. Da tanto tempo il popolo cristiano aveva presentito questo grande mistero del Mio amore filiale e fraterno… Ed ora l’utilizzino maggiormente, dice Dio! In Cielo hanno una Mamma che li segue con gli occhi, con i suoi occhi di carne. In Cielo hanno una Mamma che li ama con tutto il cuore, con il suo cuore di carne. E questa Mamma è la Mia, che Mi guarda con gli stessi occhi, che Mi ama con lo stesso cuore. Se gli uomini fossero furbi, ne approfitterebbero, dovrebbero ben sospettare che Io non posso rifiutarle nulla… Che volete, è Mia Madre. Io l’ho voluto. Non Me ne pento. L’Uno di fronte all’Altra, Corpo ed Anima, Madre e Figlio. Eternamente Madre e Figlio… (Michel Quoist) LEGGI I COMMENTI (13) - PERMALINK giovedì 6 dicembre 2007 - ore 21:08 Il Pilota Il Pilota è il mio papà! dal blog di Gianluca Un uomo osservava un bambino solo nella sala d’aspetto dell’aereoporto. All’imbarco, il bambino fu fatto passare per primo. Salito sull’aereo, trovò il bambino seduto nel posto accanto alla sua poltrona. Il bambino passava il tempo colorando un libro. Non dimostrava alcuna preoccupazione e quando l’aereo si stava preparando per il decollo stava seduto tranquillamente. Durante il volo, l’aereo incontrò una tempesta molto forte, che lo fece ballare come una foglia al vento. Le turbolenze ed i bruschi vuoti d’aria spaventarono alcuni passeggeri. Ma il bambino sopportava tutto con grande naturalezza. Una passeggera, seduta dall’altro lato del corridoio, era molto preoccupata per la sitazione e domandò al bambino: “Non hai paura?” ![]() “No signora, non ho paura”, rispose, sollevando rapidamente gli occhi dal suo libro da colorare. “Il pilota è mio papà!” Ci sono situazioni nella nostra vita che sembrano un aereo in mezzo ad una forte tempesta. Per quanto ci sforziamo, non riusciamo a sentirci sulla terra ferma. Abbiamo la sensazione di essere persi nel cielo senza niente che possa sorreggerci, darci sicurezza, fornirci un sostegno, e che ci venga in aiuto. In questi momenti dobbiamo ricordare, con serenità e fiducia, che: NOSTRO “PADRE” É IL PILOTA COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 4 dicembre 2007 - ore 10:19 Tempo di avvento, tempo per restare svegli... di Madeleine Delbrel O Signore,che continuamente c’incitasti a star sveglia scrutare l’aurora a tenere i calzari e le pantofole, fa’ che non ci appisoliamo sulle nostre poltrone nei nostri anfratti nelle culle in cui ci dondola questo mondo di pezza, ![]() ma siamo sempre attenti a percepire il mormorio della tua Voce, che continuamente passa tra fronde della vita a portare frescura e novità. ![]() Fa’ che la nostra sonnolenza non divenga giaciglio di morte e - caso mai - dacci Tu un calcio per star desti e ripartire sempre. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 2 dicembre 2007 - ore 15:39 Dedicato alle adolescenti Riflessioni non mia, ma di un papà vero in forma di lettera ad un’altrettanto vera ragazza-donna coraggiosa. Mi auguro che possa accompagnarvi nell’Avvento in cui sono incappati ormai tutti (eretici e non!). Lettera a una ragazza di nome Miriam Un papà di oggi scrive a una sedicenne di 20 secoli fa Cara Miriam, so che in questi giorni sei piena di tante domande, di ansie – forse, come si dice ai miei tempi, sei un po’ “in crisi”. È venuto a visitarti un misterioso individuo, che ti ha detto cose un po’ strane. Ha cercato di rassicurarti, ti ha detto che «il Signore è con te» e questo ti ha strappato un sorriso. Ma ha aggiunto che presto partorirai un figlio, e quest’altra cosa ti ha davvero turbato. Siccome non sei una ragazza sciocca e neanche troppo timida, gli hai ribattuto: “Ti sbagli, guarda, io non ho mai fatto l’amore con nessuno…”. Io lo so che sei una ragazza a posto, e non ti sciupi per il primo che passa. So anche che avevi perfino fatto voto di castità, un po’ di anni fa. Lo avevi pronunciato con il consenso di tuo padre Gioacchino buonanima, così come prescrive il vostro regolamento, il Rotolo del tempio esseno. È stato bello per te quel periodo: con altre fanciulle vergini, anche tu compivi, a turno, il tuo servizio religioso nel Tempio di Gerusalemme; e con le altre ragazze essene hai preparato il nuovo, prezioso tendaggio del Santo dei Santi. Poi però tutto è cambiato. I tuoi anziani genitori sono mancati, ma prima di andarsene ti hanno chiesto un sacrificio. Non puoi rimanere sola al mondo, hai bisogno di un marito. Hanno scelto Giuseppe e così quel voto è stato sciolto, con il tuo consenso. Vedi? Mi sono informato un po’ prima di scriverti. E così so bene quanto, adesso, sei in ansia. Se quello strano individuo che ti ha visitato ha davvero ragione – ma ancora non riesci a crederci – tra qualche mese partorirai un figlio. Come farai a dirlo al tuo promesso sposo? “Guarda, sta per nascermi un figlio, ma… non lo abbiamo generato noi due!” Ciò vorrà dire una cosa sola: ripudio, disonore, vergogna davanti a tutti. Lì, nella tua piccola comunità di Nazareth, tutti ti crederanno una ragazza cattiva. “Ehi, si vede che Miriam non pensava solo a prestare servizio al Tempio! Proprio un’acqua cheta…”. Per capire meglio, per farti consolare un po’, stai pensando di far visita a una tua cugina più anziana, Elisabetta. Sai che anche lei è incinta – ma almeno lei un marito ce l’ha! ![]() Per quanto ti possa sembrare incredibile, gli affari tuoi gireranno di bocca in bocca, saranno conosciutissimi da tutti, molti ci crederanno e altri maligneranno, si scriveranno libri, e tutto ciò per tanti secoli, all’infinito direi… di sicuro fino a oggi, duemila anni dopo. Cara Miriam, tu diventerai la donna più conosciuta della storia umana. In fondo, te lo aveva predetto quel tizio qualche giorno fa, no? «Tuo figlio sarà grande… il Signore gli darà il trono di Davide… e regnerà per sempre… e il suo regno non avrà fine». Sarai non solo la donna più conosciuta, ma anche la più amata (non da tutti, pazienza), la più invocata. Ti saranno dedicati milioni di preghiere, parole, poesie. Tutte le religioni ti ameranno, cristiani, musulmani, ebrei, indù. Lo so che lì, nella tua solitudine sulle colline di Nazareth, tutto ciò ti appare strano, inverosimile. È per questo che ho pensato di giocare d’anticipo. Ti scrivo adesso, quando sei nel pieno dei tuoi sedici anni: non sei ancora abituata, a sentirti rivolgere preghiere! E leggendo, forse, potrai distrarti un po’ dal tuo problema. Cara Miriam, volevo dirti che quando un giorno sarai «gloriosa nel cielo» tu dovrai prenderti cura delle nostre ragazze. Questo me lo devi promettere. Vedi, nel 2007 le sedicenni sono molto diverse da come sei tu – ma anche terribilmente uguali. Piene di sogni d’amore, di romanticismo, di fantasticherie. Spesso anche un po’ impertinenti, perché non sanno stare zitte (ma neanche tu sei stata zitta davanti al tuo messaggero, no?). Passano il tempo a farsi belle, ma anche tu non scherzi, è vero? Quante volte ti sei guardata allo specchio, prima di presentarti a Giuseppe la prima volta? Le donne che ti avevano pettinato, sorridevano e ammiccavano. “Quella Miriam, è così bella e sa di esserlo…”. Un po’ ti sei intimidita, ma ne sei anche stata orgogliosa. ![]() Vedi, Miriam, qui da noi le nostre ragazze fanno fatica a custodire la loro castità, i loro pensieri, la loro giovinezza. Sono circondate da un mondo diverso dal tuo. Un mondo dove tutto sembra lecito, dove se io desidero una cosa allora è quella giusta, un mondo dove non c’è più il pudore dei sentimenti e dei corpi, e dove ogni cosa esibita in piazza finisce subito per bruciarsi, e si butta via come una vecchia ciabatta. L’unica cosa che pare importante è apparire, e se non si va su You Tube… sembra di non andare da nessuna parte. Questo è un mondo in cui ci si fa il fidanzato perché “fa figo” (farselo), un mondo in cui i matrimoni si rompono senza un motivo che non sia «ciò che sento». Un mondo in cui per comunicare si va sui blog, per parlarsi si sta su MSN, per farsi una dichiarazione d’amore si ricorre ai messaggini, e persino i fidanzamenti si rompono per SMS. ![]() Sì, stai per ribattermi: “Guarda che anche il mio fidanzamento con Giuseppe è stato quasi rotto via etere, da uno che non so da dove è sbucato, ed è venuto a dirmi cose dell’altro mondo…”. Hai ragione, ogni tempo ha i suoi linguaggi. Ma puoi immaginarti che, insomma, non è facile per le nostre sedicenni. Il papà che ti scrive ne ha addirittura tre di figlie, all’incirca della tua età, e credimi, per guardare con fiducia al futuro bisogna davvero fidarsi – quasi quanto ti sei fidata tu, nel rispondere di «sì» al tuo misterioso messaggero. ![]() Ti ho chiesto di prenderti cura delle nostre ragazze, ma, come vedi, ti sto chiedendo aiuto anche (forse soprattutto) per noi genitori ed educatori e adulti. Aiutaci a vedere in loro un riflesso dei tuoi splendidi sedici anni. In fondo, se Dio, per salvare tutti noi, ha chiesto il permesso a una sedicenne, vorrà forse dire che è un’età giusta, no? Aiuta noi adulti ad avere fiducia in loro, come Dio ne ha avuta in te. Aiutaci a vedere in tutte loro quella bellezza che è essenzialmente interiore: un mare di pensieri, di intenzioni, di sogni che voi sedicenni sapete coltivare così bene e che vi porterete dietro, quando sarete donne, perché toccherà a voi salvare le relazioni, i rapporti, gli affetti, i ricordi… Vedi, gli uomini si occupano di politica, di larghi orizzonti, di cose generali. Tuo figlio – te ne ha parlato il tuo messaggero, no? – fonderà una nuova religione e sarà il primo ad allargare gli orizzonti degli uomini, a dire cose straordinariamente nuove sulla società, le idee, il mondo. Ma poi toccherà a te, e alle altre donne del suo seguito, il compito di mostrare come si fa. Lo mostrerete tenendo i legami tra le persone, cucendo i rapporti tra le famiglie, coltivando le memorie. Per questo Dio ha creato le donne e bisogna ammettere che il lavoro gli è venuto proprio bene. Un capolavoro. Il suo, di Creatore. Sai, un giorno ci sarà un papa che proclamera su di te una cosa inaudita. Il 1° novembre 1950 papa Pio XII dirà che Dio ha voluto salvare il tuo corpo dalla corruzione del sepolcro. Che tu, Miriam, non sei ritornata alla terra. Che Dio ti ha voluta con sé, in cielo, dopo la morte, in anima e corpo. Un corpo di donna in Paradiso! Miriam, io sono sicuro che Dio, che è un buongustaio, ti ha voluto proprio così come sei adesso. Ha voluto su in cielo una sedicenne, con le sue curve appena accennate, con il suo corpo ancora acerbo, ma puro di quella bellezza interiore a cui voi sedicenni sapete dare così bene forma e colori. ![]() Una ragazza di sedici anni lassù – sono certo che ti vedrò così, Miriam, un giorno, e che così i miei occhi vedranno per sempre le mie tre ragazze, eternamente piene di giovinezza e di vita, nella gioia che non ha fine. LEGGI I COMMENTI (32) - PERMALINK sabato 1 dicembre 2007 - ore 13:16 La voce della Chiesa Sull’ enciclica del Papa Il Giornale, 1 dicembre 2007, pag.13 La ricerca dei sentimenti L’altro volto del Papa: amore e speranza di Andrea Tornielli Dopo l’amore, la speranza. Benedetto XVI sembra voler compiere e ritroso il cammino delle tre virtù teologali (fede, speranza e carità) e nell’enciclica «Spe salvi» pubblicata ieri riflette sulla speranza cristiana e sulla sua attualità. Ancora una volta, è un Papa che sorprende. Lo avevano dipinto come un Pontefice anti-moderno, propugnatore di una Chiesa chiusa in se stessa, attenta solo a difendere la propria identità, contrapposta al mondo e quasi insensibile alle attese, ai drammi e alla ricerca dell’umanità contemporanea imbevuta di relativismo. Ancora una volta, quella che in questi anni è stata cucita addosso a Joseph Ratzinger appare come una caricatura. Chi se lo sarebbe immaginato che il «panzerkardinal» divenuto Papa avrebbe dedicato la sua prima enciclica all’amore che diventa carità? E chi poteva prevedere che la sua seconda enciclica fosse dedicata proprio alla speranza? Ciò che più colpisce, leggendo le dense pagine della nuova lettera papale è l’attenzione, l’ascolto e la condivisione delle attese che vibrano nella cultura contemporanea di oggi. Certo, Benedetto XVI descrive i falsi miti del progresso e della «redenzione» da ottenere attraverso la scienza, critica la promessa del paradiso su questa terra portata avanti dalla rivoluzione proletaria marxista con la sua pretesa di una politica «scientificamente fondata» in grado di rendere il mondo buono e giusto. Constata che queste esperienze hanno purtroppo lasciato alle loro spalle soltanto cumuli di macerie e si sono concluse con disumani disastri. Non tutte, in realtà, sono finite. Morta l’utopia marxista, oggi sembra vincere quella scientista, che trasforma la vera scienza in ideologia riducendo l’uomo – che è attesa di infinito – in mero e casuale prodotto dell’evoluzione biologica. Ma Papa Ratzinger non si fermaall’analisi impietosa e realistica. Sa leggere e valorizzare proprio quelle correnti di pensiero che già da decenni hanno riflettuto sul fallimento di quelle promesse e continuano a cercare una risposta. La risposta di Benedetto XVI non può essere che il Vangelo: il cielo non è vuoto, c’è un essere personale che è ragione e amore. È lui a illuminare e reggere il mondo e solo nel rapporto personale con lui l’uomo è veramente libero e può sperimentare nella vita la promessa della felicità. Con la lettera «Spe salvi» il Papa lancia un messaggio molto chiaro ai cristiani. Non possono pensare soltanto alla salvezza della loro anima, fingendo che non esistano le attese, i dubbi, i drammi, la ricerca che li circonda. Tutto, nel cristianesimo, è dimensione di relazione: tra Dio e l’uomo, tra gli uomini. ![]() La truffa delle ideologie La strada per l’inferno passa per le utopie di Massimo Introvigne Per l’umanità è in vista una fine del tunnel che non proviene dalla Palestina ma da Mosca: ubi Lenin, ibi Jerusalem». Così, assicurando che «dove è Lenin, lì è la Gerusalemme Celeste», parlava Ernst Bloch, un filosofo marxista che ancora vent’anni fa molti cattolici cercavano di tradurre in termini cristiani. MaBloch aveva torto: a Mosca non c’era Gerusalemme, e forse tra un po’ non ci sarà più neanche Lenin, se davvero la sua mummia sarà tolta, come sembra, dalla Piazza Rossa - e magari portata, secondo la paradossale proposta di Diliberto, nell’unico Paese in cui c’è ancora chi crede davvero nel comunismo, in Italia. La nuova enciclica di Papa Benedetto XVI, «Spe salvi», è pervasa dalla serena convinzione che le grandiose speranze suscitate dalle ideologie hanno fallito, e che solo la speranza cristiana rimane credibile. Il Papa non ce l’ha con l’ateismo come tormento individuale. Anzi, afferma che «ogni agire serio e retto dell’uomo » è già a pieno titolo «speranza in atto», anche se troverà il suo fondamento ultimo e il suo compimento finale solo nella speranza cristiana in un Dio che nel suo giudizio sarà insieme misericordioso e giusto. La tragedia delle ideologie moderne non ha a che fare con i drammi individuali ma con l’illusione collettiva che possano essere le scienze, naturali - secondo una linea che il Papa fa partire dal Seicento con Francesco Bacone - o sociali (per Marx, l’economia), a rispondere a ogni domanda di speranza costruendo un paradiso in terra, un’ illusione che si rivela invece un inferno di oppressione e di morte. «Spe salvi» riprende il discorso di Ratisbona del 2006, che era una critica sia dell’islam (qui appena accennata con il ricordo di santa Giuseppina Bakhita, una schiava del Darfur diventata nel 1896 suora a Verona), sia delle ideologie occidentali. Il Papa riafferma che l’Occidente è nato dall’incontro fra fede giudeo-cristiana e ragione greca, messo in discussione da Lutero - che, svalutando la ragione, ha rischiato di togliere alla speranza la sua vera sostanza - e travolto poi dalle ideologie razionalista e marxista, che culminano rispettivamente nel terrore giacobino della Rivoluzione francese e nella Rivoluzione russa. Momenti in cui Benedetto XVI vede con il Kant del 1795 (disilluso rispetto ai primi entusiasmi giacobini) il rischio di una «fine perversa di tutte le cose». Da cui, screditate le ideologie, ci salverà la modestia di una speranza consapevole che i nostri piccoli passi possono migliorare il mondo, ma non trasformarlo nella Gerusalemme Celeste. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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