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lunedì 10 ottobre 2005
ore 21:44 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Già di settembre imbrunano a Venezia i crepuscoli precoci e di gramaglie vestono le pietre. Dardeggia il sole l’ultimo suo raggio sugli ori dei mosaici ed accende fuochi di paglia, effimera bellezza. E cheta, dietro le Procuratìe, sorge intanto la luna. Luci festive ed argentate ridono, van discorrendo trepide e lontane nell’aria fredda e bruna. Io le guardo ammaliato. Forse più tardi mi ricorderò di queste grandi sere che son leste a venire, e più belle, più vive le lor luci, che ora un po’ mi disperano (sempre da me così fuori e distanti!) torneranno a brillare nella mia fantasia. E sarà vera e calma felicità la mia.
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lunedì 10 ottobre 2005
ore 21:30 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Non ho dimenticato la nostra casa bianca, piccola ma tranquilla, vicina alla città, con la Pomona di gesso e l’antica Venere dalle membra nude dentro un gramo boschetto e il sole che superbo grondava nella sera e dietro i vetri, ove il suo fascio si frangeva, sembrava, grande occhio aperto nel cielo curioso, contemplare i nostri lunghi e silenziosi pranzi, diffondendo i bei riflessi di cero sulla tovaglia e sulle tende grezze!
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lunedì 10 ottobre 2005
ore 21:17 (categoria:
"Vita Quotidiana")
O Sirmione, delle penisole e delle isole pupilla, quante nei limpidi laghi e nel vasto mare l’uno e l’altro Nettuno regge, quanto volentieri e gioioso ti rivedo! Stento a credere d’aver abbandonato la Tinia e i campi bitini e sereno poterti rivedere. O che c’è di più dolce se, liberi dagli affanni, quando l’animo depone il suo peso, e stanchi per il faticoso viaggio, giungiamo alla nostra casa e possiamo riposare nel sospirato letto? Questa è l’unica ricompensa dopo tante fatiche! Salve, bella Sirmione, e fa’ festa al tuo padrone; e voi gioite, o lidie onde del lago: ridete, quanti sorrisi siete in casa!
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lunedì 10 ottobre 2005
ore 21:10 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Pronunzio il tuo nome nelle notti scure, quando sorgono gli astri per bere dalla luna e dormono le frasche delle macchie occulte. E mi sento vuoto di musica e passione. Orologio pazzo che suona antiche ore morte. Pronunzio il tuo nome in questa notte scura, e il tuo nome risuona più lontano che mai. Più lontano di tutte le stelle e più dolente della dolce pioggia. T’amerò come allora qualche volta? Che colpa ha mai questo mio cuore? Se la nebbia svanisce, quale nuova passione mi attende? Sarà tranquilla e pura? Potessero le mie mani sfogliare la luna!! ’altra cosa.
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lunedì 10 ottobre 2005
ore 20:50 (categoria:
"Vita Quotidiana")
I piccoli aeroplani di carta che tu fai, volano nel crepuscolo, si perdono come farfalle notturne nell’aria che s’oscura, non torneranno più.
Così i nostri giorni, ma un abisso meno dolce li accoglie di questa valle silente di foglie morte e d’acque autunnali
dove posano le loro stanche ali i tuoi fragili alianti.
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lunedì 10 ottobre 2005
ore 20:41 (categoria:
"Vita Quotidiana")
O falce di luna calante che brilli su l’acque deserte, o falce d’argento, qual mèsse di sogni ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!
Aneliti brevi di foglie, sospiri di fiori dal bosco esalano al mare: non canto non grido non suono pe ’l vasto silenzio va.
Oppresso d’amor, di piacere, il popol de’ vivi s’addorme... O falce calante, qual mèsse di sogni ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!
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lunedì 10 ottobre 2005
ore 20:35 (categoria:
"Vita Quotidiana")
M’affaccio alla finestra, e vedo il mare: vanno le stelle, tremolano l’onde. Vedo stelle passare, onde passare: un guizzo chiama, un palpito risponde.
Ecco sospira l’acqua, alita il vento: sul mare è apparso un bel ponte d’argento.
Ponte gettato sui laghi sereni, per chi dunque sei fatto e dove meni?
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lunedì 10 ottobre 2005
ore 20:24 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Quando l’animo è cupo, pervaso da rancore, quando non c’è più amore, invano cerchi di comporre un verso. Mancano le parole, la fantasia ha perso ogni colore! La tua mente balbetta, stenta a comporre qualcosa di decente. Lo sguardo vaga pensoso, si sperde tra le nebbie che nascondono i monti e cancellano i laghi ed i torrenti. I pensieri si rincorrono come i passeggeri in corsa in una metropolitana affollata, dove il rumore affoga ogni pensiero ed annega la voce della gente. Avverti l’inutilità della tua vita: e sogni un mare di tranquillità ed isole assolate e sperse tra l’onde d’un Egeo turchino. E rivedi i tuoi padri, addormentati all’ombra d’un contorto fico o di acacie fiorite e profumate, tornati a ristorar le stanche membra dopo che il fato via li sospinse dall’Eubea ventosa per lidi sconosciuti a soffrire in cuor di nostalgia.
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lunedì 10 ottobre 2005
ore 20:22 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Felice chi con ali vigorose, le spalle alla noia e ai vasti affanni che opprimono col peso la nebbiosa vita, si eleva verso campi sereni e luminosi! Felice chi lancia i pensieri come allodole in libero volo verso i cieli nel mattino! Felice chi, semplice, si libra sulla vita e intende il linguaggio dei fiori e delle cose mute!
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lunedì 10 ottobre 2005
ore 20:13 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Io non ho bisogno di denaro. Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze, di sogni che abitino gli alberi, di canzoni che facciano danzare le statue, di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti.... Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
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