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Madda 86, 21 anni
spritzina di Milano
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"Madre di diecimila figli", Christel Martin


«Tutto ciò che è fatto con amore finisce sempre per trionfare. Un uomo che non ama ha mancato la propria vocazione di uomo»

"Una vita con Karol", don Stanislao

"Liberaci dal male", Alessandro Gnocchi

"Il venditore di armi", Hugh Laurie - umorismo british e azione per stomaci forti...

HO VISTO


Il mondo non morirà mai di fame
per la mancanza di meraviglie,
quanto per la mancanza di meraviglia.

G.K. Chesterton




Piangendo Francesco
disse un giorno a Gesù:
"Amo il sole, amo le stelle,
amo Chiara e le sorelle;
amo il cuore degli uomini,
amo tutte le cose belle.
O Signore,
mi devi perdonare,
perché te solo
io vorrei amare".










Sorridendo il Signore
gli rispose così:
"Amo il sole, amo le stelle,
amo Chiara e le sorelle;
amo il cuore degli uomini,
amo tutte le cose belle.
O Francesco,
non devi pianger più,
perché io amo
ciò che ami tu
".

































Ho visto che
... non esiste razza nè colore,
esiste solo l’uomo.
E mani bianchi che stringono mani nere
possono compiere piccoli grandi miracoli.

...sorrisi più grandi dove la povertà è più tremenda.

... che è possibile sentirsi a casa anche a 6000 km di distanza.


STO ASCOLTANDO


F.De Gregori a gò-gò


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IL CUORE DEL MONDO...

"Non ci sono nemici ci son solo infelici
Infelici da amare e basta anche un sorriso
"





«Io sono stato molto vicino anche a quelli che non credono in Dio. Mi sono fatto l’idea che essi combattono, spesso, non Dio, ma l’idea sbagliata che essi hanno di Dio». (Albino Luciani)

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"Father And Daughter",Paul Simon
"Good Man",Josh Ritter



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STO STUDIANDO...











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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Parlare con delle persone x ore e.....accorgerti che non ti hanno ascoltato neanche x un istante!

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) capire che una persona non è come sembrava...ma molto meglio!
3) sapere di aver vissuto la vita con uno scopo: rendere migliore quella degli altri.
4) Sapere che gli amici sono come le stelle.....non sempre li vedi....ma sai che ci sono!
5) ..quando pensi di essere solo contro tutti e ti accorgi k invece ci sn un sacco di persone disposte a darti una mano..
6) Sentirsi accettati per quello che si è nonostante le prime impressioni!
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Avvertenza: per motivi di "ordine pubblico" (o, meglio, semplicemente di ordine) questo è un blog moderato.
Il criterio è presto detto: tutto ciò che a mio insindacabile giudizio è ritenuto off topic o offensivo sarà cancellato. Oltre a tutti gli esibizionismi di carattere estetico (il carattere è predefinito, se qualcuno ha problemi di vista, può modificare le impostazioni di visualizzazione sul proprio schermo!)...
Grazie per la collaborazione!




Quando ti imbatti in una cosa bella, la racconti.
E quando ti imbatti in una cosa vera, la dici.
E se hai capito che la storia di Gesù è come un lampo che ha illuminato per sempre il cammino del mondo e dell’uomo dandogli un senso, allora lo racconti a tutti.
Non puoi farne a meno.
E se l’incontro con Gesù Cristo ha cambiato la tua esistenza dandole forza, direzione, gioia di vivere, allora inviti gli amici a condividerla.

Bruno Maggioni




Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui. (Ezra Pound)

- Non bisogna mai mollare, dottore - Disse l’infermiere. - Ci vuole un gran fisico per correre dietro ai sogni (Stefano Benni, Elianto)

Quando uno sogna da solo è soltanto un sogno, quando si sogna insieme è la realtà che comincia
H.Camara


Ritenni di non sapere altro, in mezzo a voi, se non Gesù Cristo, e questi crocifisso
(1 Cor 2,2)




venerdì 7 settembre 2007 - ore 09:53


Vita e dignità
(categoria: " Riflessioni ")


La qualità della vita

di don Luca Raimondi


Si dibatte molto in questo periodo sul valore e sul significato della vita umana. [...]Mentre da una parte si lotta per procreare in maniera medicalmente assistita, dall’altra parte si fa strada l’idea che ad un certo punto si possa determinare che la vita di un essere umano è finita, anche se le condizioni biologiche del paziente smentiscono questa ipotesi.
Siamo in una bella contraddizione! Da un lato si fa di tutto per inventare vita e dall’altro si fa di tutto per spegnerla.
Alcune persone semplici continuano ad affermare che tali prerogative di accensione e spegnimento della vita non competano alle creature ma solo al Creatore.
Tra queste persone semplici, io mi trovo meglio.

Tema grosso quello della vita dell’uomo, perchè chiama in causa credenti e non su un duplice fronte. Infatti, non basta schierarsi per la difesa della vita, ma occorre anche lottare perché la qualità di questa vita sia sempre migliore. E bisogna stare attenti quando si parla di qualità della vita perché è un’espressione che può caricarsi di ambiguità.
Per tanti la qualità della vita è impostata su criteri di funzionalità dell’essere umano, e quindi quando un uomo non può compiere certe funzioni allora non è più considerato come tale. Se però si apre questo scenario compiaono antichi mostri del passato che fanno rabbrividire.
A Sparta si buttavano dalla rupe i bambini che avevano qualche difetto fisico perché non potevano rientrare in un progetto di società che contemplava solo guerrieri e donne perfette per il parto.

La stessa filosofia (o meglio "non filosofia") ha segnato anche i genocidi del XX secolo: la società stabilisce quali sono le caratteristiche per essere di razza pura e si agisce di conseguenza con coloro che in questo progetto di società non rientrano.
Il problema sta qui: che tipo di società e di relazione tra gli uomini vogliamo? Un essere umano non va tutelato semplicemente perché esiste? Non penso che la sacralità della vita sia affare solo dei credenti!
La vita è un dono: certo, ma non significa che le modalità con le quali questo dono arriva le possiamo decidere noi!
Madre Teresa di Calcutta ha tagliato corto su queste discussioni e soleva ripetere alle donne in procinto di rifiutare una vita nel loro grembo di mettere al mondo questi bimbi e poi di darli a lei; qualcuno dirà che così si ritorna al Medioevo... non lo so, però nessuno ci lascia la pelle.

E penso che questo insegnamento ci venga da una persona che ha lottato con tutta se stessa per dare alla vita dell’uomo, anche del più dimenticato, una qualità dignitosa.
Già... non basta scagliarsi contro l’aborto se poi gestiamo una situazione economica che fa fare la fame a tanta gente del sud del mondo e così rendiamo la loro vita un aborto prolungato.

Lottiamo contro la manipolazione genetica che riduce gli embrioni a cose. Lottiamo anche, però, contro una cultura della diffidenza e del razzismo verso chi è diverso per qualsiasi ragione naturale o culturale: accogliere la vita è rispettare l’altro, sempre.
Rispettare la vita è anche indignarsi quando la gente fa fatica ad arrivare a fine mese perché la qualità alimentare della vita costa troppo; indignarsi perchè ci sono tanti appartamenti sfitti e c’è in giro gente che cerca casa...

Chi l’ha detto che rispettare la vita vuol dire fare silenzio su tutto questo?



( trecentosessanta gradi - informazione alternativa, anno 3 - numero 14 /22 maggio 2005)


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giovedì 6 settembre 2007 - ore 14:26


Non possiamo pregarti...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vivere, non solo sperare

Oh Dio,veramente non possiamo pregarti
perché cessi la guerra:
infatti sappiamo che
Tu hai fatto il mondo
in modo tale che l’uomo
deve trovare la strada della pace
in se stesso e con il suo vicino.

Oh Dio,veramente non possiamo pregarti
perché cessi la fame:
infatti Tu ci hai datorisorse abbondanti,
sufficienti a nutrire il mondo intero,
a condizione di usarle con saggezza.

Oh Dio,veramente non possiamo pregarti
di sradicare l’ingiustizia:
infatti Tu ci hai dato occhi
capaci di vedere il bene
presente in ogni creatura,
a condizione di usarli con saggezza.

Oh Dio,veramente non possiamo pregarti
di far scomparire la disperazione:
poiché Tu ci hai dato il potere
di trasformare i tuguri
e di seminare la speranza,
a condizione di usarlo con saggezza.

Oh Dio,veramente non possiamo pregarti
di far cessare le malattie:
poiché Tu ci hai dato un’intelligenza
capace di trovare cure e medicamenti,
a condizione di usarla con saggezza.

Per questo, oh Dio, ti preghiamo
piuttosto di darci forza,
determinazione e coraggio
di agire e non solo di pregare,
e soprattutto di vivere
e non soltanto di sperare.


Jack Riemer


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mercoledì 5 settembre 2007 - ore 11:06


Il Divino Umorista (2)
(categoria: " Pensieri ")


Il sommo rompiscatole

«Egli si diverte a scompigliare i nostri piani, a sconvolgere i nostri schemi, a capovolgere i nostri progetti, a far crollare le nostre impalcature.
«È il Dio sempre in agguato.Quando credi di averlo davanti, è dietro di te che ti afferra alle spalle; quando pensi di averlo in mano ti è già sfuggito; quando giureresti di averlo perduto e sei nell’angoscia più cupa, eccotelo vicino ad avvolgerti con il manto della sua misericordia;quando il male ti ha reso nero, è lì davanti col pennello inzuppato di grazia che chiede soltanto di poterti ridipingere di nuovo; quando il bene ti ha dato alla testa, ti fa cadere in testa una tegola perchè tu scenda qualche gradino.
«È l’Eterno Disturbatore. Il Sommo Rompiscatole. Quando il tuo cuore si appisola, vi penetra come il verme nella mela, e rode, rode sino a che tu non provi quella sete di Lui che sola ti fa vivere, mentre ti fa morire; quando il tuo occhio si posa su qualcosa che ti pare ik traguardo della felicità, egli subito te lo appanna, e quel che ti pareva importantissimo diventa banale, povero di fronte alla forza della sua seduzione; quando hai accumulato denaro e vorresti dormire fra guanciali di banconote, te le riduce in cenere; ti accorgi allora che dormire per terra fa bene non solo al tuo spirito ma anche al tuo corpo.



«Ha disseminato il mondo di stelle, di luci e di colori, ed è contento se le cogli; ma guai se te ne riempi la bisaccia: te la scuote e ti ritrovi il sacco vuoto. Solo se ci metterai Lui - che ha un peso "soave e leggero" - potrai riprenderti sulle spalle la bisaccia.

«Ama i rebus e l’enigmistica. In ogni istante ti mette di fronte ad un bivio. Vuole che fra mille tu impari a decifrare la sua via. Se la tua fede è solo intellettuale, te la ingarbuglia col nodo del suo mistero. E se ti ostini a cercare di dipanarlo col ragionamento, sarà fatica inutile. Ma se ci metterai un po’ d’olio di cuore, ti si scioglierà in mano come per miracolo.[...]


«Ama mettere in imbarazzo tutti: non ha forse dato le chiavi della sua Chiesa proprio a chi lo aveva tradito per ben tre volte? Non ha forse resi perplessi eternamente coloro che sono in autorità chinandosi a lavare i piedi di umilissimi pescatori?Non continua forse a irritare i pastori di questo mondo con la sua "unica" pecorella, quella nera, più importante delle 99? Non ha forse messo nei pasticci i padri con la faccenda del figliol prodigo, i risparmiatori con quella dei talenti, gli evasori fiscali con il "date a Cesare", i preoccupati con la moltiplicazione dei pani, coloro che pregano con il "Non chi dice:Signore, Signore", i giudici con l’adultera, i medici con il paralitico, i morti con Lazzaro...?»



Alessandro Pronzato, La nostra bocca si aprì al sorriso



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martedì 4 settembre 2007 - ore 20:10


Il Divino Umorista (1)
(categoria: " Pensieri ")


Il sorriso di Dio


F. Dagonet, parlando di Teresa di Lisieux, scrive: «In tutta questa faccenda, c’è come un sorriso di Dio. Noi rimaniamo sconcertati, perché dimentichiamo troppo in fretta che Dio ha dell’humour.

La santità di Teresa, che ha deliberatamente voluto essere quella dell’ultimo posto, mentre Dio invece l’ha espressamente collocata al primo, non è forse sorprendente? Dovremmo pertanto riconoscere in ciò il modo abbastanzaq abituale di agire di Dio...Ricordatevi l’elezione di David... il più piccolo, l’ultimo, quello a cui nessuno pensava. e proprio lui sarà l’eletto, è lui che diventerà il grande David.


«D’altra parte, il popolo d’Israele stesso è stato eletto perchè era più potente, più dotato, più ricco degli altri? Al contrario, tra questi giganti che sono simultaneamente e successivamente l’Assiria, Babilonia, la Persia, i Greci, i Romani, Israele risulta immancabilmente l’ultimo, il più povero, il più piccolo. Eppure è il popolo eletto. Tale è l’umorismo di Dio che sceglierà ancora il più giudeo dei persecutori dei cristiani, Saulo di Tarso... si direbbe che Dio si diverta a sconcertare la nostra logica, sempre troppo sicura di sé».

Alessandro Pronzato, La nostra bocca si aprì al sorriso


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lunedì 3 settembre 2007 - ore 12:54


Ci avevi mai pensato?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


IL VALORE DI UN SORRISO

Un sorriso non costa nulla e rende molto.
Arricchisce chi lo riceve,
senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante,
ma il suo ricordo è talora eterno.
Nessuno è così ricco da poterne fare a meno.
Nessuno è così povero da non poterlo dare
.
Crea felicità in casa;
è sostegno negli affari;
è segno sensibile dell’amicizia profonda.
Un sorriso dà riposo alla stanchezza;
nello scoraggiamento rinnova il coraggio;
nella tristezza è consolazione;
d’ogni pena è naturale rimedio.
Ma è bene che non si può
comprare, né prestare, né rubare,
poiché esso ha valore solo nell’istante in cui si dona.
E se poi incontrerete talora chi non vi dona l’atteso sorriso, siate generosi e date il vostro;
perché nessuno ha tanto bisogno di sorriso
come chi non sa darlo ad altri!


[P. Faber]




E allora che aspetti? Qualunque cosa tu stia facendo, qualunque sia il tuo umore o il tuo stato di salute, inizia a sorridere!
Illluminerai la tua giornata e quella di chi ti sta intorno...!


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domenica 2 settembre 2007 - ore 21:09


Voci dall’Agorà/2
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Loreto, 2 set. (Adnkronos/Ign) - ’’L’umiltà è la via maestra’’, ’’non seguite l’orgoglio’’ e ’’andate controcorrente’’. E’ questo il forte invito rivolto dal Papa alle centinaia di migliaia di giovani, si stima 500mila, riuniti a Loreto questa mattina per la messa conclusiva dell’Agorà.

L’esaltazione dell’umiltà ’’appare oggi quanto mai provocatoria per la cultura e la sensibilità dell’uomo contemporaneo’’. Il Papa ha evidenziato come l’umile sia percepito ’’come un rinunciatario, uno sconfitto, uno che non ha nulla da dire al mondo. Invece, questa è la via maestra, e non solo perché l’umiltà è una grande virtù umana, ma perché, in primo luogo, rappresenta il modo di agire di Dio stesso. E’ la via scelta da Cristo, il mediatore della Nuova Alleanza’’.



Il messaggio, dunque, è questo: ’’Non seguite la via dell’orgoglio - ha ammonito il Papa - bensì quella dell’umiltà. Andate controcorrente: non ascoltate le voci interessate e suadenti che oggi da molte parti propagandano modelli di vita improntati all’arroganza e alla violenza, alla prepotenza e al successo ad ogni costo, all’apparire e all’avere, a scapito dell’essere. Di quanti messaggi, che vi giungono soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici! Non andate dietro all’onda prodotta da questa potente azione di persuasione’’. Di qui l’invito a non aver paura ’’di preferire le vie alternative indicate dall’amore vero: uno stile di vita sobrio e solidale; relazioni affettive sincere e pure; un impegno onesto nello studio e nel lavoro; l’interesse profondo per il bene comune’’.

E ancora: ’’Non abbiate paura di apparire diversi e di venire criticati per ciò che può sembrare perdente o fuori moda’’. ’’I vostri coetanei - ha aggiunto - ma anche gli adulti, e specialmente coloro che sembrano più lontani dalla mentalità e dai valori del Vangelo, hanno un profondo bisogno di vedere qualcuno che osi vivere secondo la pienezza di umanità manifestata da Gesù Cristo’’.

Dal Papa ancora un invito a guardare Maria: ’’Alla sua scuola, anche noi come lei possiamo fare esperienza di quel sì di Dio all’umanità da cui scaturiscono tutti i sì della nostra vita. Possiamo comprendere che la nostra fede non propone un insieme di divieti morali, ma un cammino gioioso alla luce del sì di Dio’’.

Benedetto XVI ha poi ricordato che ’’uno dei campi, nei quali appare urgente operare, è senz’altro quello della salvaguardia del creato. Alle nuove generazioni è affidato il futuro del pianeta, in cui sono evidenti i segni di uno sviluppo che non sempre ha saputo tutelare i delicati equilibri della natura’’. ’’Prima che sia troppo tardi - ha osservato il Papa nel corso dell’omelia della messa celebrata nella spianata di Montorso - occorre adottare scelte coraggiose, che sappiano ricreare una forte alleanza tra l’uomo e la terra. Serve un sì deciso alla tutela del creato e un impegno forte per invertire quelle tendenze che rischiano di portare a situazioni di degrado irreversibile’’. Di qui il plauso all’iniziativa della Chiesa italiana ’’di promuovere la sensibilità sulle problematiche della salvaguardia del creato fissando una Giornata nazionale che cade proprio il 1° settembre’’. Quest’anno, ha ricordato, ’’l’attenzione è puntata soprattutto sull’acqua, un bene preziosissimo che, se non viene condiviso in modo equo e pacifico, diventerà purtroppo motivo di dure tensioni e aspri conflitti’’. Concludendo l’omelia, il Papa ha rinnovato l’invito a partecipare alla Gmg 2008, a Sidney.




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domenica 2 settembre 2007 - ore 15:43


Voci dall’Agorà
(categoria: " Accadde Domani ")


Quella furtiva lacrima che accomuna il Papa teologo e il Papa buono

di Bruno Volpe




CITTA’ DEL VATICANO - Le storie degli uomini si mescolano con quelle di Dio: una lacrima furtiva, che solo l’occhio indiscreto delle telecamere può riprendere, vela lo sguardo di Papa Benedetto XVI mentre abbraccia una ragazza romana (foto). Il teologo si riscopre padre, nonno, amico, uno di famiglia, e anche il suo discorso è “contagiato” da questo spirito che ricorda molto, e da vicino, lo stile pontificale del Beato Giovanni XXIII, nella memoria e nel cuore di tutti, anche di chi non ha vissuto la sua stessa epoca, come il Papa Buono. Vi sono impressionanti analogie tra le parole pronunciate dal Santo Padre all’Agorà di Loreto e quelle che uscirono dalla bocca di Angelo Giuseppe Roncalli quando, dopo l’apertura del Concilio Vaticano II, si affacciò alla finestra del suo studio per pronunciare lo storico e indimenticabile “discorso della luna” (“ tornando a casa troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa; troverete tante lacrime da asciugare, ma dite una parola buona: il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza ”). Parole che scaldano il cuore e accendono l’anima ancora oggi, parole che sempre e comunque sorreggeranno e difenderanno la Chiesa, Madre e Signora davanti ad ogni calunnia e cattiveria. Parole tanto simili a quelle pronunciate da Benedetto XVI a Loreto: " Il Papa vi è vicino - ha detto il Santo Padre parlando ai giovani nella spianata di Montorso -, condivide le vostre gioie, le vostre pene, le vostre speranze più intime (…) Vi abbraccio con cuore di padre". Questo stile praticamente identico a quello del Beato Giovanni XXIII smentisce, ancora una volta, tutti coloro che alla sua elevazione alla Cattedra di Pietro, ma anche prima, avevano dipinto il Cardinale Joseph Ratzinger come un freddo teologo, uno studioso che viveva nel cosmo. No, Papa Benedetto XVI, oltre che un gigante del nostro tempo, oltre che un signor teologo, ha un cuore e un animo grandi come la sua Fede. Gli abbiamo sempre voluto bene, ma questo affetto si è moltiplicato settanta volte di più dopo la tappa di Loreto. Cioè, adesso si può ben dire lo amiamo all’infinito. Per le emozioni, per le parole, per le preziose emozioni che sempre ci trasmette e per le quali venderemmo tutto, ripetiamo: grazie Santo Padre, grazie di cuore!


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domenica 2 settembre 2007 - ore 13:53


Questo Dio così bizzarro ...
(categoria: " Riflessioni ")


Io, sacerdote pronto a predicare anche in pigiama

di don Marco Statzu

Una volta mi è stato detto che sarei potuto diventare un bravo politico, per la mia verve e la mia diplomazia… può essere, ma Dio mio: mai e poi mai avrei fatto il politico! Non è la mia vocazione. Eppure mi dicono che sono un prete di sinistra, comunista addirittura (sapessero cosa vuol dire…), quando invece a me i politici non piacciono proprio, né a destra né al centro né a sinistra, e quanto imbarazzo provo quando devo andare a votare, dalle comunali alle europee… Ma la polis, sì che m’interessa, la città. Il cristianesimo si è sviluppato prima in città e poi in campagna e questo dovrebbe farci riflettere, oggi che le città sono sempre più scristianizzate, e spesso le campagne sono solo paganeggianti (un po’ come all’inizio). Uno mi ha detto – anzi: mi ha mandato a dire – che io sono «anti-tutto», tranne che «anti-co» (e la cosa mi ha fatto sorridere!), eppure io non mi son fatto prete per partire lancia in resta contro qualcuno o qualcosa, per esempio questo mondo secolarizzato, questi atei-agnostici-infedeli che mettono all’angolo la ricchezza e grandezza del cristianesimo, come se fosse una questione di “armate” (ricordate Papa Pio che commentava la discesa a Roma di Napoleone? E l’altro Papa Pio che commentava la discesa di Stalin?). Il cristianesimo non è questione di armate o di vittoria, se non s’intende per vittoria quella sul peccato e sulla morte, cose tanto impersonali da essere per questo patrimonio comune dell’umanità… Ma torniamo al perché sono diventato prete… Non c’è una domanda più difficile. «La rosa è senza perchè», ha scritto un grande mistico del XVII secolo. Cioè: le cose belle sono senza perché, incausate, vengono da Dio direttamente. Un bambino, un amore, una vocazione, un atto buono che redime una vita cattiva: tutto questo è «senza perché», legato cioè all’onnipotente misericordia di Dio. Ma siccome noi dobbiamo spiegare tutto, posso dire che se vado a ritroso (o meglio: se vado in profondità) della mia storia, un punto fondamentale è la Parola di Dio: quante volte l’ho letta da bambino, quanto mi piacevano (e mi piacciono!) i vangeli, questo Gesù così libero eppur così legato alle persone, così amante della vita. E quanto mi piacciono i profeti, con quel loro linguaggio duro e amoroso, quel loro essere uomini pienamente inseriti nelle contraddizioni del loro tempo, nelle prostituzioni del loro popolo, e che continuavano ad essere segno di speranza (e anche di giudizio – divino s’intende, non moralista!): da loro ho imparato che solo poeti e innamorati sanno fare pazzie. Il resto del mondo è banalità. E poi l’esempio dei miei parroci e viceparroci, persone splendide, grandi amanti di Dio e degli uomini. Perché un giovane dovrebbe farsi prete oggi? Non so. Dico sempre che non è obbligatorio.

Invece mi chiedo:perché un giovane dovrebbe affrontare la vita con superficialità? Perché non dovrebbe mai vedere che la vita è unica e va spesa, versata nel gran canale che è la vita di Dio e non nelle cisterne screpolate che noi uomini costruiamo? Ecco, se un giovane si pone queste domande, la sua strada comincia ad avvicinarsi a quella di Dio, e questo Dio così lontano comincia improvvisamente a diventare un Dio incarnato, e si comincia a capire cosa vuol dire che «Cristo vive in me», e cosa vuol dire che il sacerdote in quanto tale opera «in persona Christi». Sono sicuro che il Signore chiama, sempre. E che forse il generale chiasso di questi tempi spesso impedisce di ascoltare la sua voce che parla nel silenzio. Attenzione: non ho detto «il chiasso che fanno i giovani», ma il chiasso generale. Eppure il Signore continua a chiamare, e anche attraverso me, i miei difetti, le mie mancanze, la mia debolezza continua a risplendere in questo mondo. Come vive un sacerdote in questo mondo? Come un uomo. Che parla una lingua (due o tre al massimo), che mangia maccheroni rigorosamente italiani, che dorme sei-sette ore al giorno, che non può parlare con più di una persona per volta, che non ha il dono dell’ubiquità. Ci chiamano sacerdoti secolari, perché non sanno come fare a distinguerci dal resto del mondo: quest’ansia di distinzione che tutti ci avvolge! Un sacerdote vive unito al suo popolo perché unito a Dio; annunciando la Parola di Dio, mostrando alla gente che c’è una buona notizia per tutti, e che questa buona notizia attende di incarnarsi nella vita di ciascuno, anche di chi pensa d’esser troppo lontano. Vive – un sacerdote del 2007 – pregando e cantando a Dio, ma senza ostentazione. Ascoltando, ma senza morbosità pruriginose. Amando, ma senza possessività. Facendo anche girare i soldi, ma rimanendo sempre trasparente nella loro gestione. Un sacerdote vive facendo non solo letture spirituali ed “edificanti”, ma anche leggendo libri contemporanei, cercando di spizzicare in ogni evento, in ogni persona, in ogni cosa ciò che parla di Dio. Un sacerdote vive – per quanto mi riguarda – stando meno possibile davanti alla TV, ma leggendo i giornali e ascoltando semmai di più la radio e la musica. Un sacerdote vive dedicando allo studio e all’approfondimento della teologia il suo tempo. Un sacerdote vive accompagnando le persone, stando loro accanto nei momenti di gioia e in quelli tristi. Vive non preoccupandosi se ha «amicizie particolari», ma «inimicizie particolari» (lo dico io che mi definisco «isolano, isolato, isolante»!). Vive con l’auto e anche con la moto e la bici, se c’è bisogno. Ma pronto ad andare a piedi, se serve! Un sacerdote deve essere pronto anche a mettersi in pigiama – se così fosse necessario – pur di poter parlare di Dio al prossimo, e tuttavia deve vestire decorosamente. Vive anche nel silenzio, interiore ed esteriore (lo dico io che ho un blog - www.maioba.blogspot.com -, ma d’altronde: nessuno è perfetto!). Un sacerdote è «un homme mangé», un uomo mangiato, come l’Ostia. Vive senza avere risposte preconfezionate su nulla, ma cercando la Luce giorno per giorno su ciò che càpita, e accontentandosi talvolta di guardare le figure, in attesa di imparare a leggere… E tuttavia vive non rifiutando mai il confronto intelligente e imparando a riconoscere la verità che anche un estraneo può darmi. Vive non preoccupandosi immediatamente se lo sconosciuto che sta davanti a me in questo momento osserva tutti e dieci i comandamenti o conosce i cinque precetti generali della Chiesa, ma se quella persona là ama qualcuno ed è da esso riamata. Sennò, fa il primo passo lui nei suoi confronti! Non so se può bastare come testimonianza vocazionale. Certamente è la mia testimonianza, altri hanno esperienze diverse e tutto va bene, purché le differenze non diventino solo esotismi. È bello essere preti. Entusiasmante. Anche se richiede fatica e discernimento continuo, come ogni cosa bella che si rispetti. È bello soprattutto perché vedi che il Signore passa per strade dove tu non pagheresti un soldo bucato, e si fa conoscere da persone a cui tu non affideresti nemmeno la spazzatura. Questo Dio così bizzarro e anticonformista mi ha chiamato a diventare sacerdote del Risorto, a percorrere d’inizi in inizi il cammino verso di Lui assieme a tanti fratelli e sorelle.



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domenica 2 settembre 2007 - ore 13:04


L’albero carico di frutti
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il vangelo del giorno


Lc 14,1.7-14

Un sabato era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo. Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola: "Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato".
Disse poi a colui che l’aveva invitato: "Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch’essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando dài un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti".


Umili come l’albero


di Paulo Coelho




Un maestro stava viaggiando con i suoi discepoli, quando notò che stavano discutendo tra loro su chi fosse il migliore. "Ho praticato la meditazione per quindici anni", disse uno. "Sono stato caritatevole fin da quando ho lasciato la casa dei miei genitori", disse un altro. A mezzogiorno, si fermarono sotto un melo per riposarsi. I rami dell’albero raggiungevano il terreno. "Quando un albero è carico di frutti, i suoi rami si piegano fino a toccare il terreno. Il vero saggio è colui che è umile. Gli stupidi credono sempre di essere migliori degli altri".


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venerdì 31 agosto 2007 - ore 08:46


L’incendio e l’uccellino
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sto facendo quello che posso

di Paulo Coelho

Un giorno, la foresta prende fuoco e gli animali fuggono in cerca di un luogo sicuro. Mentre fugge, la scimmia nota un uccellino che vola in direzione delle fiamme."Che cosa stai facendo - domanda la scimmia -, non vedi che la foresta si è incendiata?"."Sì - risponde l’uccellino -. Ma sto portando nel becco alcune gocce d’acqua, per spegnere il fuoco".La scimmia scoppia a ridere: "Uccellino scemo e presuntuoso. Come puoi spegnere quel fuoco con poche gocce d’acqua?"."So che non posso. Ma, per lo meno, sto facendo la mia parte e mi auguro che tutti che gli altri avvertano il mio sforzo. Se tutti gli animali seguiranno il mio esempio, riusciremo a dominare le fiamme e a salvare la nostra foresta".



Il povero uccellino pur consapevole della sua inadeguatezza, nutre ancora una fievole speranza di salvare la foresta che sta bruciando, mentre gli altri animali scappano e lo scherniscono pure. Ma la "grandezza" del nostro piccolo eroe si evince proprio dalla consapevolezza (so che non posso...) e dalla sua caparbietà e fiducia (lottare comunque e fare fino all’ultimo quel che si può). Ultimato il suo lavoro, con la speranza nel cuore che altri seguano il suo esempio, potrà riposarsi e dormire sonni tranquilli. La sua parte lui l’ha fatta....


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