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Madda 86, 21 anni spritzina di Milano CHE FACCIO? Non è da questo che si giudica una persona! Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO Sempre a portata di mano: Bibbia "Madre di diecimila figli", Christel Martin ![]() «Tutto ciò che è fatto con amore finisce sempre per trionfare. Un uomo che non ama ha mancato la propria vocazione di uomo» "Una vita con Karol", don Stanislao "Liberaci dal male", Alessandro Gnocchi "Il venditore di armi", Hugh Laurie - umorismo british e azione per stomaci forti... HO VISTO Il mondo non morirà mai di fame per la mancanza di meraviglie, quanto per la mancanza di meraviglia. G.K. Chesterton Piangendo Francesco disse un giorno a Gesù: "Amo il sole, amo le stelle, amo Chiara e le sorelle; amo il cuore degli uomini, amo tutte le cose belle. O Signore, mi devi perdonare, perché te solo io vorrei amare". ![]() ![]() ![]() ![]() Sorridendo il Signore gli rispose così: "Amo il sole, amo le stelle, amo Chiara e le sorelle; amo il cuore degli uomini, amo tutte le cose belle. O Francesco, non devi pianger più, perché io amo ciò che ami tu". ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Ho visto che ... non esiste razza nè colore, esiste solo l’uomo. E mani bianchi che stringono mani nere possono compiere piccoli grandi miracoli. ...sorrisi più grandi dove la povertà è più tremenda. ... che è possibile sentirsi a casa anche a 6000 km di distanza. STO ASCOLTANDO F.De Gregori a gò-gò il Liga ![]() Nomadi ![]() Branduardi ![]() Jovanotti ![]() Povia ![]() Guccini ![]() De Andrè ![]() U2 ![]() Luca Carboni ![]() Amedeo Minghi ![]() Max Pezzali ![]() IL CUORE DEL MONDO... "Non ci sono nemici ci son solo infelici Infelici da amare e basta anche un sorriso" ![]() «Io sono stato molto vicino anche a quelli che non credono in Dio. Mi sono fatto l’idea che essi combattono, spesso, non Dio, ma l’idea sbagliata che essi hanno di Dio». (Albino Luciani) ultimamente anche... "Father And Daughter",Paul Simon "Good Man",Josh Ritter ABBIGLIAMENTO del GIORNO ![]() ![]() ORA VORREI TANTO... ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ![]() ![]() ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) Parlare con delle persone x ore e.....accorgerti che non ti hanno ascoltato neanche x un istante! MERAVIGLIE 1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero 2) capire che una persona non è come sembrava...ma molto meglio! 3) sapere di aver vissuto la vita con uno scopo: rendere migliore quella degli altri. 4) Sapere che gli amici sono come le stelle.....non sempre li vedi....ma sai che ci sono! 5) ..quando pensi di essere solo contro tutti e ti accorgi k invece ci sn un sacco di persone disposte a darti una mano.. 6) Sentirsi accettati per quello che si è nonostante le prime impressioni! 7) l'Irlanda BLOG che SEGUO: Don Marco stampa Stella Lufty Leonida marylu87 Guerrieroo -angel- toffolo MacBass Tommaso dpa ali87 s.elisa pesca vicky_80 bergam8 pao82 Bruno86 ecce_ violavale nema cla92 zichichi lopez75 saurceful noirette BOOKMARKS Le opere del Padre (da Arte e Cultura / Poesia ) siti cattolici (da Pagine Personali / HomePage ) blog (da Pagine Personali / HomePage ) Altra irlanda (da Viaggi e Turismo / Agenzie ) Irish Rugby (da Sport / Vari ) Sportivi (da Sport / Vari ) Cuore e mani aperte (da Pagine Personali / HomePage ) Irlanda 1 (da Viaggi e Turismo / Riviste e Guide ) Federazione Rugby (da Sport / Vari ) UTENTI ONLINE: |
Avvertenza: per motivi di "ordine pubblico" (o, meglio, semplicemente di ordine) questo è un blog moderato. Il criterio è presto detto: tutto ciò che a mio insindacabile giudizio è ritenuto off topic o offensivo sarà cancellato. Oltre a tutti gli esibizionismi di carattere estetico (il carattere è predefinito, se qualcuno ha problemi di vista, può modificare le impostazioni di visualizzazione sul proprio schermo!)... Grazie per la collaborazione! ![]() Quando ti imbatti in una cosa bella, la racconti. E quando ti imbatti in una cosa vera, la dici. E se hai capito che la storia di Gesù è come un lampo che ha illuminato per sempre il cammino del mondo e dell’uomo dandogli un senso, allora lo racconti a tutti. Non puoi farne a meno. E se l’incontro con Gesù Cristo ha cambiato la tua esistenza dandole forza, direzione, gioia di vivere, allora inviti gli amici a condividerla. Bruno Maggioni Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui. (Ezra Pound) - Non bisogna mai mollare, dottore - Disse l’infermiere. - Ci vuole un gran fisico per correre dietro ai sogni (Stefano Benni, Elianto) Quando uno sogna da solo è soltanto un sogno, quando si sogna insieme è la realtà che comincia H.Camara (1 Cor 2,2) giovedì 30 agosto 2007 - ore 14:00 Questione di luoghi... ![]() Le persone ti pesano? Non metterle sulle tue spalle. Portale nel cuore. ![]() Helder Camara COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 28 agosto 2007 - ore 09:49 Preghiera del mattino ![]() LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK sabato 25 agosto 2007 - ore 22:20 GRAZIE " Non camminare davanti a me, potrei non seguirti; non camminare dietro di me, non saprei dove condurti; cammina al mio fianco e saremo sempre amici". anonimo cinese ![]() E quanti in questi giorni non solo hanno camminato insieme con me, ma anche mangiato, sudato, dormito, giocato, pregato, faticato, gioito e anche pianto... SCUSATE, MA.. QUESTA VOLTA È DOVEROSO... dopo aver vissuto un’esperienza indimenticabile dopo aver passato il compleanno più bello della mia vita dopo aver visto persone saper essere umili senza essere umiliate dopo aver conosciuto persone speciali che hanno saputo volermi bene e farmi sentire a casa dopo aver fatto magari anche fatica ma col sorriso sulle labbra, perchè quando si ama il sacrificio non esiste dopo aver fatto esperienza di un amore semplice e silenzioso, che sa toccare il cuore Vi ricordo tutti, i vostri volti sono impressi nel mio cuore, marchiati come un tatuaggio. GRAZIE A TUTTI... QUELLO CHE I NOSTRI OCCHI HANNO VISTO E LE NOSTRE MANI HANNO TOCCATO CI TERRA’ TUTTI UNITI, SEMPRE, NONOSTANTE LE DISTANZE! COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 25 agosto 2007 - ore 22:11 Burundi 2007 ESPERIENZA DI VITA Cosa mi porto dietro da questo viaggio? RESPONSABILITA’ Tutta la terra è una grande famiglia. FIDUCIA Mai generalizzare, mai essere diffidenti: l’uomo può sempre cambiare (e non ce n’è uno uguale all’altro!) CARITA’ Non è una bella parola, fa rima con FARE. CONCRETEZZA Non multa, sed multum. Fa’ tutto quello che puoi, in semplicità. E AVRAI FATTO MOLTO. SEMPLICITA’ Non sempre le domande servono. A volte basta un gesto. SORRISO L’ornamento più importante sulla mia faccia. la sua sola presenza può colmare molte mancanze. OCCASIONE Questo viaggio è stato un’occasione. Un seme da far fruttare. Un’esperienza da non dimenticare. UOMO Solo l’uomo può rovinare la creazione. LIBERTA’ Il dono può grande che Dio continuamente fa all’uomo. spesso ci lamentiamo di tante cose di cui è solo colpa nostra, della nostra incapacità di essere liberi. E allora, invece di domandare dov’è Dio, domandiamoci: DOV’È L’UOMO???(grazie padre Venant) FELICITA’ Sapersi accontentare, imparare a sorridere, provare ad amare. E NON AVER PAURA DI CADERE, PERCHÉ... SE VUOI ANDARE VELOCE, CORRI DA SOLO, ma SE VUOI ANDARE LONTANO, CORRI CON GLI ALTRI! LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK martedì 7 agosto 2007 - ore 14:58 Era la mia preferita da piccola... troppo attuale ’sta fiaba! La regina delle nevi di H. C. Andersen Tanto, tanto tempo fa, c’erano un bambino chiamato Kai e una bambina chiamata Gerda. Vivevano porta a porta e si volevano molto bene. Fra le due case c’era un giardino nel quale i due ragazzi giocavano tutta l’estate tra i fiori. Il fiore preferito di Gerda era la rosa e lei aveva perfino inventato una poesia dedicata a Kai: «Le rose non perdono il profumo mai e amici per sempre saran Gerda e Kai.» Durante l’inverno, sedevano accanto alla stufa ad ascoltare le storie che la nonna di Kai narrava sulla perfida Regina delle Nevi: «Vola nella grandine e ricopre i campi di neve. Paralizza i fiori con la brina e ghiaccia i fiumi. Il suo cuore è di ghiaccio e vorrebbe che anche quello degli altri fosse come il suo.» Una sera, mentre la nonna parlava, il vento fischiava intorno alla casa e una finestra si spalancò. Una folata di grandine colpì Kai al viso e una scheggia di ghiaccio gli entrò in un occhio e gli arrivò fino al cuore. Lì per lì Kai dette un grido di dolore. Ma pochi momenti dopo stava ridendo di nuovo. E Gerda non ci pensò più. Il giorno dopo, Kai stava andando a giocare nella piazza del paese con gli altri ragazzi. «Posso venire anch’io?» gli chiese Gerda. Ma Kai si rivoltò con uno scatto: «No davvero. Sei solo una ragazzina stupida.» ![]() Gerda rimase molto ferita da queste parole. Ma come poteva sapere che la scheggia penetrata nel cuore di Kai glielo aveva reso di ghiaccio? Uno dei giochi favoriti dai ragazzi era quello di legare gli slittini ai carri dei contadini e farsi così trascinare sulla neve. Ma quel giorno, sulla piazza, c’era una grossa slitta bianca, col conducente avvolto in una bianca pelliccia. «Questo è meglio del carro dei contadini», pensò Kai e legò il suo slittino alla parte posteriore della slitta bianca. La slitta si mosse, sempre più veloce finché Kai cominciò a spaventarsi.Voleva slegarla, ma non poteva sciogliere il nodo. Correvano sempre più lontano,oltre i confini del paese, volando nel vento. «Aiuto! Aiuto!» gridava Kai, ma nessuno lo sentiva. Filarono via per ore, poi all’improvviso la slitta si fermò e il conducente si alzò in piedi. Era una donna alta e sottile vestita tutta di neve. Kai la riconobbe subito. Era la Regina delle Nevi! Mise Kai sulla slitta vicino a lei e lo avviluppò nel suo mantello. «Tu hai freddo», disse e lo baciò in fronte. Il suo bacio era come il ghiaccio, ma lui non sentì più freddo. La guardava e pensava che nessuna al mondo fosse più bella della Regina delle Nevi. Infatti era stata proprio lei a mandare il vento che aveva fatto entrare il ghiacciolo nel cuore di Kai, che ora era un blocco di ghiaccio. Kai aveva già dimenticato Gerda, la nonna e la sua casa. Gerda pianse amaramente quando Kai non tornò a casa. Tutti dicevano che era sicuramente morto, sepolto chissà dove nella neve. Gerda aspettò tutto l’inverno, ma Kai non tornò. Alla fine, arrivò la primavera e Gerda ricevette in dono un paio di scarpette rosse. Se le mise e andò fino al grande fiume. «Avete visto il mio amico Kai?» chiese alle onde. «Vi darò le mie scarpette rosse se mi dite dov’è.» Le onde annuirono con le loro creste spumeggianti. Essa allora montò su una piccola barca attraccata fra le canne, e lanciò le scarpe nell’acqua, più lontano che poté. In quel mentre, la barca si allontanò dalla riva e cominciò a correre lungo il fiume. Gerda aveva paura, ma non osava saltar giù. «Forse la barca mi porterà da Kai», pensò. La barca trascinò Gerda giù lungo il fiume, fino a una casetta dal tetto di paglia circondata da un giardino di ciliegi. Una strana vecchia signora, con un gran cappello in testa, uscì dalla casetta e con il suo lungo bastone ricurvo agganciò la barchetta e la tirò in secco. «Povera bambina», disse a Gerda. «Come mai stavi navigando tutta sola per il mondo?» Gerda raccontò la sua storia alla vecchia signora e le chiese se per caso avesse visto Kai. «Ancora non l’ho visto, cara, ma sono sicura che verrà molto presto.» La portò in casa e le offrì delle ciliege. E mentre Gerda mangiava, la vecchia signora le pettinava i capelli. Ora, dovete sapere che in verità la vecchia signora era una maga, che si sentiva molto sola, e perciò desiderava tenere Gerda con sé. E con il suo pettine magico aveva cancellato tutti i suoi ricordi, perfino quello di Kai! I giorni passavano e Gerda giocava nel giardino dei ciliegi.Ma, una mattina di sole, mentre girellava tra i fiori del giardino, vide un cespuglio pieno di boccioli di rose. Gerda baciò le rose con trasporto e si ricordò immediatamente di Kai. «Sono rimasta qui troppo a lungo!» gridò e la sua voce disturbò una grossa cornacchia nera che gracchiò: «Che succede ragazzina?» «Devo trovare il mio amico Kai. L’hai forse visto?» «Un ragazzo è passato di qui la settimana scorsa. Ha fatto innamorare di sé una principessa e ora è principe anche lui. Vivono in un bel palazzo non lontano da qui.» «Oh, sarei proprio felice per Kai se fosse diventato un principe», rise Gerda. «Puoi mostrarmi la strada per raggiungerlo?» E la cornacchia accompagnò Gerda fino al palazzo. Poi si appollaiò sulla sua spalla e insieme salirono su una lunga scala buia e arrivarono nella camera del principe. Gerda guardò il principe addormentato e scoppiò in lacrime: «Ma non è Kai! Dovrò continuare a cercarlo e sono così stanca!» Il suo pianto svegliò il giovane principe e la principessa che si stupirono moltissimo alla vista di una fanciulla in lacrime ai piedi del loro letto e con una cornacchia sulla spalla, per di più. Ma ascoltata la sua storia furono molto comprensivi. «Ti darò il mio vestito più bello per rallegrarti» disse la principessa. «E io ti darò il mio cocchio d’oro» disse il principe, «così potrai viaggiare più velocemente e trovare al più presto il tuo amico.» Con la carrozza del principe, Gerda si avventurò in una cupa foresta, ma la vettura dorata riluceva troppo fra gli alberi e dei banditi la videro. «È oro, oro!» gridavano, e al primo crocicchio la circondarono. Tirarono giù Gerda dalla carrozza e la portarono nel loro covo. Sulla soglia c’era una bambina dagli occhi neri che era la figlia del capo dei banditi. Quando si resero conto che Gerda non era una ricca principessa e che non c’era niente da rubarle, decisero di ucciderla. «Oh no, non lo fate!» gridò la figlia del bandito. «Giocherà con me e io potrò indossare i suoi bei vestiti!» Il capo dei banditi si accigliò. «Va bene, ma la terrò sotto chiave perché non scappi e non denunci il nostro nascondiglio.» Quella sera Gerda raccontò alla sua nuova amica la storia di Kai. Mentre parlava, le colombe che stavano appollaiate sulle travi e una vecchia renna, sentirono tutto. Dopo un po’ una delle colombe disse: «Cuu, cuu, noi abbiamo visto il piccolo Kai. Era sulla slitta della Regina delle Nevi e andava verso la Lapponia.» «È vero», disse la renna. «Io ci sono nata in Lapponia, dove tutto scintilla di neve e di ghiaccio e la Regina ha il suo palazzo estivo.» «Devo andarci subito!» esclamò Gerda. «Ora capisco perché Kai è stato così duro quel giorno. Il suo cuore era già di ghiaccio.» I ladroni dormivano; la figlia del capo scivolò furtivamente vicino al padre che russava e gli rubò la chiave della porta. «Porta Gerda in Lapponia» disse alla renna «E aiutala a ritrovare Kai.» La renna era felicissima di tornare a casa sua e corse via per brughiere e paludi. Viaggiarono per diversi giorni e infine arrivarono nella gelida Lapponia.Faceva un freddo terribile e dappertutto c’era ghiaccio e neve. «Guarda laggiù!» gridò Gerda. In lontananza, il palazzo estivo della Regina delle Nevi scintillava come una montagna di diamanti. Intanto, nel Palazzo, la Regina aveva fatto di Kai il suo schiavo. Era una donna fredda e dispettosa e lo costringeva a lucidare continuamente i grandi pavimenti gelati. ![]() Kai avrebbe pianto, se il suo cuore non fosse stato di ghiaccio. Poi un giorno la Regina delle Nevi dette a Kai dei ghiaccioli e gli disse: «Se con questi riesci a formare la parola ETERNITÀ, può anche darsi che ti lasci libero.» Poi volò via. Kai venne lasciato solo con i ghiaccioli. Le sue mani erano livide dal gelo ma lui non sentiva freddo. Stava ancora tentando di formare la parola ETERNITÀ quando Gerda trovò la strada che conduceva al palazzo e alla grande sala ghiacciata. «Kai» gridò. «Finalmente ti ho trovato!» E gli gettò le braccia al collo. Ma Kai rimase impassibile. «Chi sei? Che ci fai qui? Vattene e non mi toccare.» Gerda non gli diede retta. Malgrado gli sguardi ostili continuò a stringerlo a sé e pianse lacrime di gioia. E mentre piangeva, le sue lacrime calde caddero negli occhi di Kai... e sciolsero il ghiaccio del suo cuore. Kai si ricordò subito di lei. «Gerda! Sei tu!» e finalmente rideva. Si abbracciarono e si baciarono e danzarono di gioia. Anche i pezzettini di ghiaccio danzavano e composero da soli la parola ETERNITÀ sul pavimento. «Ora sono libero!» gridò Kai. «La Regina delle Nevi non ha più potere su di me. Il mio cuore è di nuovo mio!» Gerda guidò Kai dove la renna stava aspettando. Sulla sua groppa fecero il viaggio di ritorno e quando arrivarono a casa era di nuovo estate. E le rose del giardino erano in piena fioritura. « Nessuno accende una lucerna e la mette in luogo nascosto o sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, perché quanti entrano vedano la luce. La lucerna del tuo corpo è l’occhio. Se il tuo occhio è sano, anche il tuo corpo è tutto nella luce; ma se è malato, anche il tuo corpo è nelle tenebre. Bada dunque che la luce che è in te non sia tenebra. Se il tuo corpo è tutto luminoso senza avere alcuna parte nelle tenebre, tutto sarà luminoso, come quando la lucerna ti illumina con il suo bagliore» Luca 11, 33-36 COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 6 agosto 2007 - ore 12:01 Articoli di Giornale/2 "Descritto come un mostro, ma io li perdono" di Stefano Zurlo «Sono cinque poveri cristi, ma io li perdono». Don Piero Gelmini è il leone di sempre e la sua voce arriva rocciosa dall’Aspromonte. Nemmeno un’incrinatura: «Questi cinque disgraziati hanno raccontato tutti la stessa cosa, in fotocopia fin nei dettagli: io li avrei baciati, ci avrei provato con avance. Figurarsi: ragazzi così, se veramente ti fai avanti, ti danno un calcio nei coglioni e dopo cinque minuti lo sanno tutti gli altri giovani in comunità». Don Gelmini, perché avrebbero inventato queste accuse? «Perché io li avevo denunciati. Alcuni di loro erano andati a rubare: erano penetrati nei locali di una mia collaboratrice, col volto coperto da calzamaglia, e avevano portato via computer e altri oggetti. L’indomani avevo avvisato chi di dovere e li avevo espulsi dalla comunità. Loro avevano promesso vendetta: “La pagherai”. Capita. Quel che non capisco è altro». Che cosa? «Perché questa storia salta fuori adesso?». Lei come risponde? «Io sono stato interrogato tempo fa, l’inchiesta è fatta apposta per stabilire eventuali responsabilità. Invece un articolo di giornale rischia di distruggere tutto quel che ho fatto in 44 anni. È terribile». E allora? «Io queste cose non le ho fatte, io non sono un mostro, anche se ho i miei limiti. Ci mancherebbe. D’altra parte le accuse a base di sesso sono le più facili quando si vuole colpire un prete. Diciamo che in Italia è all’opera una lobby anticristiana». I nomi? «Sono sotto gli occhi di tutti. È una lobby potente, nei giornali, nelle istituzioni, in politica. Io ho sempre detto le cose in modo chiaro; forse, adesso che anche a sinistra c’è un ripensamento sul tema delle droghe, un giro di vite, una voglia di maggior severità per cui si vogliono mandare i carabinieri anche nelle scuole, forse qualcuno ha pensato bene di far uscire queste infamie. Espondendomi alla gogna mediatica e condannandomi senza processo». Ce l’ha con i magistrati? «Io non so chi è stato a dare la notizia alla Stampa. Però non c’è stata una richiesta di rinvio a giudizio o altro, nulla di nulla, solo quelle accuse vaghe, senza date e fatti precisi. Qualcuno si è comportato in modo poco serio». Come ha trascorso la giornata? «Sono andato, come previsto, in pellegrinaggio sulle montagne, fino al crocifisso davanti a cui si pagavano i riscatti dei sequestri. Certo, ho avuto tempo per riflettere. Io porto con letizia la croce, è normale che mi attacchino visto quello che dico. Io non faccio discorsi buonisti, non vendo marmellate per tutti i palati. E poi, la via della croce è la strada maestra del cristianesimo. Prenda don Orione». Don Orione? «È uno dei punti di riferimento della mia vita. Io l’ho conosciuto, passò esperienze tremende: un barbiere, corrotto da due canonici, arrivò ad inoculargli il virus della sifilide. Prenda il mio amico don Giussani: fu isolato, come mi raccontò lui stesso parlandomi di una solitudine terribile; prenda don Zeno, cosa gli hanno fatto passare a suo tempo. Per non parlare di Padre Pio. Però, a costo di strisciare per terra, voglio rimanere con i miei ragazzi. E ricordo una frase di San Francesco: non sempre chi ti ricopre di lordura ti fa del male». Don Gelmini, la dipingono come un cappellano del centrodestra. «Certo, non sono un uomo di sinistra, ma chi afferma questa sciocchezza mi fa ridere. Mi hanno chiamato politici di tutti gli schieramenti, gli amici, da Gigi D’Alessio a Bruno Vespa, e poi tanti, tanti ragazzi che mi hanno inondato di biglietti affettuosi». Suo fratello, frate Eligio, come l’ha presa? «Era sorpreso: “Non mi hai detto nulla”. “Non volevo disturbarti”, è stata la mia replica». E lei come ha ringraziato le autorità che l’hanno incoraggiata? «Io ho 82 anni e un pacemaker: non ne avrò per molto. Ma quel che ho iniziato deve andare avanti, le oltre duecentocinquanta comunità sparse per il mondo devono vivere. E allora a tutti ho risposto con una frase di don Gnocchi: “Amici, vi raccomando la mia baracca”». © Copyright Il Giornale, 3 agosto 2007 COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 6 agosto 2007 - ore 11:35 Articoli di Giornale 31-07-2007, il Giornale Bambini e sport Jan, obbligato a essere un campione Se hai un figlio di un anno e invece che a zompettare nel girello lo ficchi in un carrello pieno di palle sul campo da tennis può essere che la baby sitter quel giorno ti abbia dato buca. Ma se quando il piccolo compie due anni lo piazzi davanti alla tv per fargli vedere, invece dei cartoons, la registrazione (nemmeno la diretta) di un incontro tra James Blake e Paradorn Srichaphan, beh allora in quella famiglia sono capaci di tutto. Anche di vendere la casa e la mobilia, salutare parenti e amici e partire da Sacramento per Parigi. Con un solo obiettivo: fare di tuo figlio un campione di tennis. È quello che sta succedendo a Jan Kristian Silva, sei anni il 17 novembre, allievo della Mouratoglou tennis academy, West Point europea della racchetta a Thiverval-Grignon (periferia di Parigi), che recluta i suoi marines in tutto il mondo quando non sono loro a chiederne il lasciapassare. Proprio come è successo a quel bambolotto di Jan, casco biondo strappa pizzicotti, racchetta che gli fa il solletico al collo e un contratto con mamma Nike che lo veste già dalla testa ai piedi. A tre anni prende a pallate lo specchio nel salotto di casa: riflessa, non c’è la sua immagine ma quella del campione che l’ha stregato, quel Blake, ora numero 9 del tennis dei grandi, di cui già copiava il rovescio. In città si sparge la voce, «ecco il Tiger Woods del tennis», strombazzano i giornali locali. La famiglia di Jan comincia a fare due conti. Con lo sport hanno una certa confidenza: papà Scott, consulente al dipartimento del lavoro di Sacramento, ha bazzicato il basket alla Southern Oregon University; Mari Maattanen, mamma finlandese, ha razzolato nel tennis che conta prima di insegnarlo al Gold River club. Un anno ancora e decidono di fare il grande salto. Esibiscono Jan durante il torneo Atp di Sacramento, il bimbo stupisce il pubblico tra un match e l’altro e a vederlo c’è Marcos Baghdatis, tennista cipriota cresciuto proprio nell’accademia francese. È lui che segnala il prodigio a Patrick Mouratoglou, il manager contatta i genitori che già avevano bussato inutilmente all’accademia di Nick Bollettieri, reparto maternità di campioni come Agassi e Sampras tanto per dirne due tra cento. Rancho Cordova, il posto dove vivono, tiene il loro progetto alla catena: il futuro è in Francia. Vendute le due case e le auto, i Silva sbarcano in Europa. Un po’ Tenenbaum, molto famiglia Bradford: papà, mamma, Kadyn che a 10 anni in un gruppo simile fa già la parte del fratellone, e Jasmine, due anni, un cespuglio di ricci in testa e, pare ovvio, una racchetta in mano invece della Barbie. Jan finisce nelle fauci delle Tv americane: un’apparizione a Good morning America, un salto allo Ellen Degeneres show. Poi l’Accademia. Che copre ogni spesa di Jan, dalle vitamine alle patatine (quelle poche che i nutrizionisti del centro gli permettono) e partecipa a quelle del clan Silva: 100mila euro all’anno il cui percorso per rientrare nelle casse di mister Mouratoglou è già nel contratto. Il 25% dei proventi pubblicitari per almeno 10 anni e il 10% dei dollari vinti con i tornei torneranno in Accademia. Solo polvere invece se Jan un giorno decidesse di darsi alla pesca dei salmoni. Per ora il progetto continua, il bimbo ha il suo sito personale e Usa Today ne ha fatto la storia di copertina: Jan si allena un’ora al mattino con la mamma, va a scuola tre ore, pranza con gli altri bambini e ritorna sui campi nel pomeriggio. «Jan ha scelto il tennis e il tennis ha scelto lui. Tutti ci danno dei pazzi, ma basta incontrarci per capire che non stiamo forzando la vita del nostro bambino»: con il figlio, Scott e Mari difendono anche l’investimento. Qui psicologia e tennis prendono due strade diverse. «Sotto i sei anni non si può parlare di agonismo, ma solo di divertimento. Per questo, razionalizzarlo può diventare molto rischioso. Per soggetti così giovani non ci possono essere regole, i bambini non sono dei piccoli adulti»: Giuseppe Vercelli, psicologo dello sport, già nel team della nazionale di sci e attuale collaboratore della Juventus per le scuole calcio, boccia il progetto: «Il tennis, poi, è uno sport di duello che accentua ancor di più la pressione sulla personalità. Operazione pericolosa: una simile infanzia può lasciare strascichi tali da sfociare nella schizofrenia». Se parli con Riccardo Piatti, talent scout della racchetta, la questione prende un’altra piega: «Chi arriva ad alto livello, Federer per esempio, fa le cose molto normalmente. Questo non significa che non si possa cominciare così presto: l’agonismo è fondamentale, ma deve essere mediato dai genitori. Uno come Gasquet stava sui campi fin da piccino ed è arrivato tra i top, ma è figlio di un maestro di tennis. La vera anomalia è un’altra: aver voluto portare il bambino dagli Stati Uniti in Francia. Che bisogno c’era?». Prima o poi anche Jan potrebbe farsi la stessa domanda. E qualcuno gli dovrà dare retta. ![]() di Paolo Brusorio COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 24 luglio 2007 - ore 12:36 VACANZA Vacanza... relax.. monti.. cuginetti... poi Africa... mi sa che sarà difficile aggiorni prima della fine di agosto... SALUTI A TUTTI... VI LASCIO A MEDITARE JP II...!!! ![]() COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 23 luglio 2007 - ore 12:44 Tempo di vacanza... tempo di ricerca È Gesù che cercate ![]() ![]() "Cari giovani, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Luiche vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso: è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per milgiorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna" ![]() Giovanni Paolo II ![]() COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 22 luglio 2007 - ore 22:50 XVI Domenica del tempo ordinario Gn 18, 1-10 Sal 14 Col 1, 24-28 Lc 10, 38-42 La prima e la seconda lettura di questa domenica estiva ci mostrano le due tonalità principali della vita, tra le quali si incastona tutto ciò che ci accade: la gioia e il dolore. Ad Abramo e Sara si presentano tre misteriosi personaggi che vengono accolti con tanta premura e che alla fine di un lauto banchetto, congedandosi, annunciano alla coppia di anziani che dopo un anno avrebbero avuto un figlio. E quel figlio è Isacco, il sorriso di Dio, il figlio della promessa. Nella seconda lettura san Paolo scrive ai Colossesi dalla sua prigionia a Roma: «Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa». Paolo sopporta la fatica, il travaglio e il dolore e vede tutto questo non idealmente, ma con realismo: il mio soffrire, il mio stare in carcere, non è inutile, è per voi, e anche per me, che ho occasione di sperimentare nella mia vita la passione del Signore, non più solo teoricamente, ma proprio di persona. Ecco: nella gioia e nel dolore il disegno di Dio, questo «mistero nascosto da secoli e da generazioni», come lo chiama San Paolo, raggiunge ora tutti gli uomini. Non è fatto per una élite di puri. Non è fatto solo per coloro a cui va tutto bene, come se dovessero sentirsi privilegiati da Dio. Non è fatto per coloro cui tante cose vanno male, come se dovessero sentirsi maledetti da Dio, lontani dalla salvezza. Questo mistero è annunciato «ad ogni persona», perché vive in ogni persona: «Cristo in voi, speranza della gloria». «Cristo in noi»: questo è il mistero pasquale che Paolo ha raccontato, e per il quale è tenuto in catene. Il Figlio di Dio vive nella nostra vita e noi possiamo e dobbiamo accoglierlo nella situazione in cui ci troviamo, nella nostra vita che a volte ci fa provare gioie enormi e a volte ci sottopone a prove durissime. Diventare «perfetti in Cristo» significa proprio questo. Non essere bravissimi, campioni di eroismo e di immacolatezza. Significa accogliere il passaggio di Dio nella nostra vita vivendolo in una prospettiva più grande dei nostri ragionamenti e delle nostre spiegazioni: siamo uniti alla passione di Cristo, e siamo uniti alla sua risurrezione in forza del battesimo, in forza della partecipazione all’eucaristia, in forza del nostro essere Chiesa, comunità viva che ascolta la sua Parola e si nutre del suo Corpo. Sapete che gli atei dicono che Dio non esiste, perché loro non l’hanno mai visto, e per tanti altri motivi, anche molto serii… Ma c’è un ateismo più subdolo che può colpire anche noi cristiani, che non è l’affermazione generica che Dio non esiste, ma è il non credere più che Dio vive in noi. È un lento allontanarsi da Cristo che vive in noi, che non dobbiamo andare a cercare in chissà quale esperienza miracolosa o di estasi, ma che scopriamo nelle pieghe della nostra vita, nel nostro modo di rapportarci al nostro carattere, ai nostri difetti, ai nostri peccati, alle nostre gioie e alle nostre disgrazie. Prima di tutto dobbiamo sempre tenere fisso nel cuore che il Figlio di Dio abita in noi. Questo impariamo anche dal Vangelo di questa domenica. Chi è Marta e chi è Maria? Certamente sono due amiche del Signore, che assieme al fratello Lazzaro hanno accompagnato Gesù nell’ultima settimana della sua vita a Betania, prima che entrasse a Gerusalemme. Erano grandi amici e come in ogni rapporto di amicizia si è capaci di quella sincerità che non offende e non giudica, anche se dice talvolta qualcosa di duro, ma aiuta a crescere nell’amicizia autentica. Davanti a Marta che invita Gesù a mettere Maria a lavoro, perché c’è da allestire un pranzo, il Maestro afferma che prima di ogni cosa che noi possiamo fare per lui, prima del nostro amore per lui, prima dell’attività apostolica, c’è qualcosa che Lui può fare per noi: donarci la sua Parola, donarci sé stesso, la sua presenza viva ed amichevole. Prima di ogni cosa c’è Lui: Lui è alla base di tutto, Lui che viene a farci visita a casa, a volte nella gioia e a volte nel dolore. Come vivere queste situazioni? A volte noi pensiamo: «Cosa farò ora?». No. Prima di tutto dobbiamo metterci ad ascoltare la Sua Parola. È tutto sempre più difficile di quanto sembra, ma per un cristiano è basilare, altrimenti cominciamo a ragionare solo con le nostre idee, con i nostri progetti, con i nostri dubbi e con quella disperazione, che come vi dicevo prima, allontana da noi la certezza che Gesù Cristo vive in noi, e ci fa diventare atei, anche se diciamo di credere in Dio. Sapete che nei secoli Marta e Maria sono state interpretate come immagine della vita attiva e della vita contemplativa: Marta era l’immagine dei laici, dei sacerdoti secolari, di coloro che in generale vivono l’impegno nel mondo. Maria era l’immagine delle monache e dei monaci di clausura che stanno tutta la vita in un monastero a pregare e contemplare Dio. Ma questa suddivisione semplifica e banalizza il vangelo, perché al cuore di ogni nostra attività ci dev’essere l’ascolto della Parola di Dio: il cristiano non vive come gli pare, non fa le cose «a buffo», come si dice qui a Roma. Chi sa che Cristo vive in lui, agisce come Lui agisce: non è solo un volontarismo (devo fare quello che avrebbe fatto Gesù), ma è una vita nuova, la vita di grazia che scaturisce dal rapporto personale con Dio. Quando si ha questo rapporto con Dio, la nostra vita non è più frammentata, non si occupa più di «molte cose» – come il rimprovero bonario che Gesù rivolge a Marta – ma pensa all’unica cosa necessaria che nessuno ci toglie. E in quell’unica cosa necessaria allora scopre che può occuparsi di tante cose, può vivere tante relazioni, può fare tanto bene nel mondo, perché forte della forza di Dio, non importa se si trova a Piazza Vittorio o in un monastero di clausura trappista. E può affrontare anche le difficoltà e persino il proprio peccato, nella certezza che «Cristo è in noi, speranza della gloria». Ci aiuti il Signore attraverso questa eucaristia ricevuta e offerta, e attraverso la nostra preghiera personale a crescere nella fede in Lui che abita in noi, perché diventiamo figli di Dio ogni giorno di più. Amen. don Marco Statzu COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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