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Madda 86, 21 anni spritzina di Milano CHE FACCIO? Non è da questo che si giudica una persona! Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO Sempre a portata di mano: Bibbia "Madre di diecimila figli", Christel Martin ![]() «Tutto ciò che è fatto con amore finisce sempre per trionfare. Un uomo che non ama ha mancato la propria vocazione di uomo» "Una vita con Karol", don Stanislao "Liberaci dal male", Alessandro Gnocchi "Il venditore di armi", Hugh Laurie - umorismo british e azione per stomaci forti... HO VISTO Il mondo non morirà mai di fame per la mancanza di meraviglie, quanto per la mancanza di meraviglia. G.K. Chesterton Piangendo Francesco disse un giorno a Gesù: "Amo il sole, amo le stelle, amo Chiara e le sorelle; amo il cuore degli uomini, amo tutte le cose belle. O Signore, mi devi perdonare, perché te solo io vorrei amare". ![]() ![]() ![]() ![]() Sorridendo il Signore gli rispose così: "Amo il sole, amo le stelle, amo Chiara e le sorelle; amo il cuore degli uomini, amo tutte le cose belle. O Francesco, non devi pianger più, perché io amo ciò che ami tu". ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Ho visto che ... non esiste razza nè colore, esiste solo l’uomo. E mani bianchi che stringono mani nere possono compiere piccoli grandi miracoli. ...sorrisi più grandi dove la povertà è più tremenda. ... che è possibile sentirsi a casa anche a 6000 km di distanza. STO ASCOLTANDO F.De Gregori a gò-gò il Liga ![]() Nomadi ![]() Branduardi ![]() Jovanotti ![]() Povia ![]() Guccini ![]() De Andrè ![]() U2 ![]() Luca Carboni ![]() Amedeo Minghi ![]() Max Pezzali ![]() IL CUORE DEL MONDO... "Non ci sono nemici ci son solo infelici Infelici da amare e basta anche un sorriso" ![]() «Io sono stato molto vicino anche a quelli che non credono in Dio. Mi sono fatto l’idea che essi combattono, spesso, non Dio, ma l’idea sbagliata che essi hanno di Dio». (Albino Luciani) ultimamente anche... "Father And Daughter",Paul Simon "Good Man",Josh Ritter ABBIGLIAMENTO del GIORNO ![]() ![]() ORA VORREI TANTO... ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ![]() ![]() ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) Parlare con delle persone x ore e.....accorgerti che non ti hanno ascoltato neanche x un istante! MERAVIGLIE 1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero 2) capire che una persona non è come sembrava...ma molto meglio! 3) sapere di aver vissuto la vita con uno scopo: rendere migliore quella degli altri. 4) Sapere che gli amici sono come le stelle.....non sempre li vedi....ma sai che ci sono! 5) ..quando pensi di essere solo contro tutti e ti accorgi k invece ci sn un sacco di persone disposte a darti una mano.. 6) Sentirsi accettati per quello che si è nonostante le prime impressioni! 7) l'Irlanda BLOG che SEGUO: Don Marco stampa Stella Lufty Leonida marylu87 Guerrieroo -angel- toffolo MacBass Tommaso dpa ali87 s.elisa pesca vicky_80 bergam8 pao82 Bruno86 ecce_ violavale nema cla92 zichichi lopez75 saurceful noirette BOOKMARKS Le opere del Padre (da Arte e Cultura / Poesia ) siti cattolici (da Pagine Personali / HomePage ) blog (da Pagine Personali / HomePage ) Altra irlanda (da Viaggi e Turismo / Agenzie ) Irish Rugby (da Sport / Vari ) Sportivi (da Sport / Vari ) Cuore e mani aperte (da Pagine Personali / HomePage ) Irlanda 1 (da Viaggi e Turismo / Riviste e Guide ) Federazione Rugby (da Sport / Vari ) UTENTI ONLINE: |
Avvertenza: per motivi di "ordine pubblico" (o, meglio, semplicemente di ordine) questo è un blog moderato. Il criterio è presto detto: tutto ciò che a mio insindacabile giudizio è ritenuto off topic o offensivo sarà cancellato. Oltre a tutti gli esibizionismi di carattere estetico (il carattere è predefinito, se qualcuno ha problemi di vista, può modificare le impostazioni di visualizzazione sul proprio schermo!)... Grazie per la collaborazione! ![]() Quando ti imbatti in una cosa bella, la racconti. E quando ti imbatti in una cosa vera, la dici. E se hai capito che la storia di Gesù è come un lampo che ha illuminato per sempre il cammino del mondo e dell’uomo dandogli un senso, allora lo racconti a tutti. Non puoi farne a meno. E se l’incontro con Gesù Cristo ha cambiato la tua esistenza dandole forza, direzione, gioia di vivere, allora inviti gli amici a condividerla. Bruno Maggioni Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui. (Ezra Pound) - Non bisogna mai mollare, dottore - Disse l’infermiere. - Ci vuole un gran fisico per correre dietro ai sogni (Stefano Benni, Elianto) Quando uno sogna da solo è soltanto un sogno, quando si sogna insieme è la realtà che comincia H.Camara (1 Cor 2,2) domenica 2 marzo 2008 - ore 19:05 Piccola riflessione sul Vangelo di oggi IV domenica di Quaresima Gv 9,1-41 Questo è un Vangelo estremamente impegnativo... Un cieco. Nato cieco. Schiavo dei pregiudizi. Schiavo dell’impossibilità di una vera indipendenza, costretto a dipendero da una mano pietosa che potesse condurlo, una voce amica che non lo traesse in inganno. Poi, la luce! Vedere il sole, gli alberi, le persone, i fiori, i colori esuberanti della primavera... vedere il volto di Chi l’ha liberato, di Chi gli ha aperto gli occhi, di Chi gli ha dato questa possibilità, per lui nuova. Bello, bellissimo. Magari finisse così... purtroppo per noi, continua... Quell’Uomo, quell’Uomo che l’aveva liberato gli ha teso una trappola! Un interrogatorio, un terzo grado, ripudiato dalla famiglia, messo al bando dal sinedrio, allontanato dalla comunità. Da quella comunità che lui pensava, ora, di avere tutto il diritto di poter frequentare. Ora, che cosa poteva impedirglielo, ora? Chi poteva dirgli, ora: hai peccato... e se non tu, tuo padre o tua madre? Chi? Cos’era cambiato non lo sapeva neppure, ma una cosa sola sa: prima non ci vedeva e ora sì: c’è bisogno di sapere altro? Certamente sì.. c’è bisogno di sapere chi l’ha fregato! ![]() E non ha bisogno di cercarLo... è quell’Uomo a trovarlo, incrociarlo, che l’abbia cercato o aspettato non si sa... e gli rivolge quelle due domande. «Credi al Figlio dell’Uomo?». Bella domanda! Tutti lo aspettano... potrebbe anche esistere, chissà mai! Ma il nostro amico non è uno sprovveduto, un credulone e anche lui fa una domanda: «E chi è mai perché io creda in Lui?». Domanda giustissima... chiunque al suo posto l’avrebbe fatta, no? Mettiamo pure un profeta, un buon teologo, ma il Figlio dell’Uomo non è che capiti a tutti di incontrarlo per la strada... o no? E qui la risposta del Cristo, che sfiora il paradosso: «Tu l’hai visto!». Ma vi rendete conto: "tu l’hai visto!" Ragazzi, lo sta dicendo a uno che è nato cieco... cieco! Il suo mondo è stato sempre stato fatto di suoni acuti e gravi; superfici molli, ruvide, lisce, dure, vellutate; ha misurato la distanza con il ritorno della propria voce, forse con il battito del bastone sulla terra. "Tu l’hai visto!". «Cavoli, Cristo!» avresti voluto dirgli «è da poco che ci vedo... fammi almeno abituare all’idea, che diamine!». E invece no, Gesù lo fulmina con quella frase fatta! Gesù corre... è sempre un passo avanti... poi si gira e ti aspetta e ti chiede: "Ma com’è che ti sei fermato?". Lui si fida di noi più di quanto noi ci fidiamo di Lui... «Colui che parla, con te, è proprio lui!». Eccolo, l’hai trovato quel guastafeste. È per colpa sua che sei fuori dai giochi, fuori dallla famiglia, fuori dal tempio, fuori da tutto... è a causa sua che hai perso ogni certezza! Potresti balzargli addosso, fargliela pagare... del resto ti ha giocato un brutto scherzo! E invece no, quel cieco ci vede benissimo... quella voce è la Voce, è Lui la Luce, è Lui l’Atteso... quello che, dopo che ha incrociato la tua strada, sconvolge tutto... sì, è Lui! E allora scatta la professione di fede. Sincera, appassionata: «Io credo, Signore!». E cade in ginocchio. Ora, soltanto ora, è veramente libero. Non perché ci vede, ma perchè ha incontrato quella Verità che rende liberi. Liberi, davvero! ![]() Caro amico, sarai pure cieco, ma mi superi con passo d’alpino! Perché i miei occhi non mi aiutano a trovare la Verità, non la mia intelligenza che mi ingarbuglia solo le cose, non il mio cuore che insegue sogni senza fine... ma è solo nell’ INCONTRO che la mia vita si ritrova illuminata di una luce tutta nuova! LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK domenica 2 marzo 2008 - ore 10:59 Waiting for... ![]() canale 5, ore 20.40 COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 29 febbraio 2008 - ore 16:40 Ode al grande Saverio DI Riccardo Signori, Il Giornale, 29 febbraio 2008 La cosa più bella? «Il sorriso di mia figlia». Javier Zanetti non tradisce mai nelle risposte. E così è in campo. È un uomo maglia e famiglia. Mai penserebbe di ribattere: quel gol che ha liberato il mio cuore. Ma l’altra sera, per qualche attimo, deve aver dubitato della risposta. Capitano, mio capitano: San Siro lo ha intonato festoso e felice. Per chi non sapesse cosa significa, vada a rileggersi vita e opere di Javier Zanetti, un ragazzo arrivato dalla zona portuale di Buenos Aires. Non certo un romanziere, nemmeno un poeta, tantomeno un giornalista. Solo un soldatino del calcio che non va fuori delle righe, non ti abbandona mai, ti regala sempre l’ultima speranza. Primo a provarci, ultimo a mollare, primo ad allenarsi, ultimo ad andarsene, primo ad obbedire, ultimo a discutere. Il gol contro la Roma, quello che probabilmente ha cucito mezzo scudetto sull’amata maglia, è stato il regalo all’Inter centenaria, capolavoro della sua storia con una società bizzosa ed imprevedibile, folle e disarmante. Esattamente il suo contrario. Javier è come Maldini, come Scirea e Picchi o Baresi. Gente a cui credere anche fuor del campo. Ragazzi che parlano, e parlavano, con i silenzi e i fatti. L’altra sera Zanetti ha baciato la maglia, dedicato il gol alla moglie, gesto impudico per chi non ama esprimere pubblicamente il sentimento. Ma in quel gesto c’era amore, non la solita manfrina da ruffiani pencolanti da una nazione all’altra. La storia, e forse le cattiverie umane, vogliono che Zanetti sia stato l’emblema di una certa Inter: quando si diceva fosse una squadra senza anima, troppo pallida nel mostrar gli attributi. La sua tranquillità, quel non immischiarsi quando un capitano, almeno sul campo, avrebbe dovuto, sono stati croce. Esattamente come oggi è delizia vederlo battersi fino al limite, indomito e indomabile, inesauribile nel correre e giocare, ultimo a dar persa la partita. Quel tiro, quel gol, riassumono tutto. Straordinaria parabola di vita calcistica: Javier arrivò all’Inter nel 1995. Lo andò a pescare Luis Suarez. Ottavio Bianchi, allora allenatore, aveva chiesto un laterale destro e uno di sinistra (nel senso della fascia). Luis portò a casa Javier Zanetti e Roberto Carlos, suggerito da Jair. Altri chiusero i contratti e nel chiuderli venne incluso anche Sebastian Rambert, detto Avioncito, che oggi fa il vice allenatore di Ramon Diaz, ma allora, aveva appena 21 anni, pareva destinato a un destino da puntero di successo. Le foto della presentazione fecero di Avioncito un’attrazione. Capirete: un attaccante! E di Javier un buon gregario. Ed, invece, Avioncito finì presto in picchiata. Javier prese lentamente quota, fin a diventare capitano al tempo di Lippi e dopo aver dubitato della sua storia nerazzurra una volta sola: deluso dalla stagione con Tardelli e illuso dalle richieste di Real e Barcellona. Ma furono pochi momenti. Zanetti è un tipo fedele nei secoli, non sa veder altro che la famiglia: Paula, la ragazza che conobbe a 19 anni e sette anni più tardi ha sposato. Oggi lei aspetta un altro figlio, dopo Sol la sua bimba, e non abbandona mai il suo capitano. Ad ogni trasferta, Paula c’è. Con Javier girano il mondo e lavorano al di là del plastificato mondo del pallone. Dice lui: «La peggiore sensazione è vedere bambini che soffrono». Progetta: «Se potessi scegliere, cercherei di lavorare con i bambini». Ed infatti, insieme a Cambiasso, ha ideato una scuola di calcio per i ragazzini. Con Paula, ed altri compagni, sostiene la «Fundacion Pupi» che assiste i bambini emarginati delle periferie argentine. Senza negarsi attività più affaristiche: un ristorante con Guglielminpietro, una palestra fitness insieme a Cordoba. L’aspetto culinario è una delle armi del capitano di lungo corso. Non a caso l’odore preferito è quello della carne alla griglia. E con le grigliate Javier ha smorzato e coagulato gli umori di una squadra sempre al limite della polveriera. La sua grandezza calcistica sta, invece, nel sapersi rendere indispensabile. Più di un allenatore ha pensato di accantonarlo. L’accusa? Porta troppo la palla, difende male. Illusi: il suo cursus honorum è diventato una corona. ![]() Partito come laterale destro, Zanetti si è adattato al ruolo di terzino: destro o sinistro. Anche Mancini è caduto nell’idea di metterlo lentamente da parte. Ed, invece, apprezzandone serietà, impegno e capacità, gli ha regalato la seconda, e forse più convincente, vita calcistica quando lo ha spostato stabilmente a centrocampo. Un affare per tutti. Gli mancava il guizzo da gol. Contro la Roma, Javier si è tolto lo sfizio che vale uno scudetto. Moratti non poteva pescare meglio per mostrare al mondo il capitano di quest’Inter centenaria. Sicuro che non gli chiederà regali particolari. Ma gli racconterà un sogno: «Voglio vincere la Champions League». E quella non si compra, nè si regala. Ma si conquista con credo, bravura e sudore: la specialità del capitano. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 29 febbraio 2008 - ore 09:43 Il Divino Umorista (3) C’è da aggiunger che Dio ha messo in difficoltà anche i fini parlatori, buttandogli tra i piedi Mosè, che era balbuziente. Non si poteva essere più umorista, più amante degli scherzi di così. Dovendo scegliersi uno che fosse il suo portavoce, Dio non ingaggia un parlatore disinvolto, ma uno "impacciato di bocca e di lingua". Dio sconvolge anche le nostre classificazioni, i nostri criteri di valutazione. Un ragazzo non ha autorità, non viene preso sul serio perché non ha esperienza. Eppure lui sceglie come profeta Geremia, che protesta: "Sono giovane, non so parlare..." (ma dopo che ha preso Mosè, chi può più dirli qualcosa?). Si direbbe che Dio scelga gli inesperti, quelli che non sono all’altezza del compito, per affidare loro incarichi importanti. Sembra che Lui applichi il "principio dell’inadeguatezza". "Ti basta la mia grazia... la mia forza si manifesta nella tua debolezza" (cfr. 2 Cor 12, 9) da: Alessandro Pronzato, La nostra bocca si aprì al sorriso COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 28 febbraio 2008 - ore 13:33 IPSE DIXIT Pierluigi Lia COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 27 febbraio 2008 - ore 18:31 Dal libro della Vita, ancora una volta... L’allenatore della Fiorentina Prandelli e il calvario della moglie scomparsa La malattia, le cure, il dolore, la fine. E l’obbligo di ricominciare "La mia vita senza Manuela tra il calcio, i figli e Dio" di DARIO CRESTO-DINA FIRENZE - Questa è la storia di un uomo e una donna. Come ce ne sono tante. È la storia di un amore. Come a volte esistono. È la storia di un dolore. Come quelle che prima o poi ci sbattono addosso perché non può esserci una vita senza dolore. L’uomo si chiama Cesare Prandelli. Ha cinquant’anni. Alla fine della terza media voleva iscriversi al liceo artistico, si è ritrovato invece geometra perché la mamma gli raccomandava: il diploma, Cesare, il diploma... Voleva diventare architetto perché gli è sempre piaciuto pensare, creare, costruire qualcosa. Anche solo un’idea. Ha fatto invece il calciatore. Ha vinto con la Juventus qualche scudetto e una coppa campioni, si è distrutto le ginocchia e ha smesso presto, senza barare, a trentadue anni. Oggi è l’allenatore della Fiorentina, ma qui se potessero lo farebbero sindaco, presidente di tutti i posti in cui è previsto un presidente e, perché no?, persino papa e santo, naturalmente subito. La donna si chiama Manuela Caffi, è sua moglie. È morta all’ora di pranzo del 26 novembre dell’anno scorso. Aveva quarantacinque anni. Quel giorno era un lunedì, il giorno in cui i calciatori e gli allenatori si riposano. "Fino alle dieci della domenica era lucidissima. Io e i miei figli durante le ultime ore ci siamo messi nel letto con lei. L’abbracciavamo, la accarezzavo, le parlavamo di continuo. I medici della terapia del dolore, che lei chiamava i suoi angeli, ci hanno spiegato che i malati terminali perdono per ultimo il senso dell’udito, ma riconoscono solamente le voci dei familiari, quelle degli estranei si trasformano in un rumore metallico. Porto dentro di me le sue ultime parole. Ma non riesco a dirle, a farle uscire. È troppo dura". Dopo tre mesi è la prima volta che Cesare Prandelli accetta di raccontare la sua Manuela. Nella sala riunioni della sede della Fiorentina. Una t-shirt bianca e un maglione arancione, il fisico da ragazzo, lo sguardo sulla fede che porta al dito, un bicchiere d’acqua sul tavolo che a un tratto si rovescia e lui va nello sgabuzzino, prende uno straccio e asciuga il pavimento mettendosi in ginocchio. Si deve pur ricominciare, da qualche parte, in qualche modo. Potremmo partire dalla terra, la sua. Da Orzinuovi, provincia di Brescia. "Di lì si parte e lì si torna. Dove sono nato e cresciuto, dove vivo ancora nella casa dei miei. Papà è morto che avevo sedici anni, mamma sta con me. A Orzinuovi sono Cesare e basta. C’è la piazza Vittorio Emanuele, una bella piazza con i portici. Manuela l’ho conosciuta là, al bar, una domenica pomeriggio. Giocavo in B con la Cremonese, tornavo dalla partita, avevo voglia di una cioccolata calda. Lei era con una sua amica, ci siamo soltanto guardati, ci siamo piaciuti subito. Il giorno dopo con una scusa sono andato a prenderla a scuola. Avevo diciott’anni, lei non ancora quindici. Non ci siamo più lasciati". Quando vi siete sposati? "Nell’82. Ero alla Juve. I miei testimoni sono stati Antonio Cabrini e Domenico Pezzolla, mio compagno a Cremona. Ora fa l’ambulante, vende formaggi". Mai una crisi, mai un tradimento? "In trent’anni abbiamo litigato una volta sola, colpa di una racchetta da tennis. Se mi chiede se le ho messo le corna le rispondo di no. Se per tradimento invece intende la mancata condivisione di una scelta e di una idea, allora le dico di sì, che a volte credo di averlo fatto. Nell’educazione dei figli, per esempio. Su questo piano sarò sempre in difetto nei confronti di mia moglie". Padri e figli: che cosa ha imparato dai suoi genitori? "Da mio padre il rispetto per chi lavora, spero di averlo fatto mio. Da mia madre la fisicità dell’amore, il non vergognarsi di volere bene. Dimostrarlo con il cuore, la testa, le mani". E che cos’è l’amore? "Credo ci siano diversi tipi di amore. Quello per una donna, quello per i figli, quello per gli amici. Ho scoperto che molte persone hanno paura di amare, hanno paura di vivere l’amore. Perché in amore devi dare, devi essere altruista. Forse è più facile non amare. Siamo spesso prigionieri del nostro egoismo". ![]() Che cosa le ha insegnato Manuela? "Tutto. Ho sempre le tasche vuote, non un soldo. Mai usato il bancomat, i soldi me li dava lei. Qualche giorno fa sono stato costretto a farmi prestare cinquanta euro da un collaboratore della società per fare benzina. Non mi sono ancora abituato... Manuela mi ha insegnato a usare le parole. Mi diceva: Cesare, la cosa più importante è sapere che cosa si vuole. Domandarselo e avere il coraggio di darsi le risposte. Quando sono diventato responsabile del settore giovanile dell’Atalanta mi sembrava di toccare il cielo con un dito. Poi mi offrirono il Lecce. Le dissi: mi piacerebbe provare, ma solo se tu vieni con me. I bambini erano piccoli. Andiamo, mi rispose, ma promettimi che terrai i nostri figli fuori dal mondo del calcio". A lei che cosa non piace di questo suo mondo? "L’esasperazione, le polemiche, i processi, l’arroganza, la stupidità, l’oblio. Quando giocavo io ci divertivamo di più, tra compagni di squadra ci si frequentava dopo le partite, gli allenamenti. Mischiavamo le nostre solitudini. Oggi i calciatori lo fanno molto di meno. Questo mondo ha dato lavoro a tanti, ma tanti si prendono troppo sul serio. Eppure fai un mestiere che ti piace, ti danno un sacco di soldi, sei un privilegiato. Vivi una vita che non è normale. Se ho una qualità è quella di saper scegliere i miei abiti mentali. Non posso assumere un modo di essere che non è il mio. Non riesco a fingere, a mordermi la lingua, a mettere su il disco dell’ipocrisia". Parlavate spesso di politica, lei e sua moglie? "Poco. Ho votato la sinistra più di una volta, ho avuto ad un certo punto simpatia per il centrodestra. Sono stato un ondivago, come vede. Vorrei una politica liberata dall’ideologia. Non mi chieda di più. Non sono preparato". Lei è ricco? "Sto bene, molto bene. Ma la ricchezza non mi interessa. Mi preme la tranquillità economica dei miei figli. Nicolò ha ventitré anni, studia da manager dello sport. Carolina ne ha ventuno, fa lettere all’università e adora la danza. Non voglio diventare ricco. Voglio cercare di vincere qualcosa, questo sì". Mi hanno raccontato che prima di prendere Capello, la Juventus la voleva come allenatore. Di fronte alla scrivania di Moggi lei sparò una richiesta altissima, Moggi si alzò, le strinse la mano e le disse arrivederci. È vero? "Sì. Per la Juve avrei firmato in bianco, ma sapevo che non mi avrebbero preso. Chiesi quella cifra per andare a scoprire le loro carte. Non mi presero, come avevo previsto". Quando si è ammalata Manuela? "Sette anni fa. Allenavo il Venezia. Un nodulo a un seno. Sembrava routine. Operazione a Brescia. Meno di due anni dopo un problema a un linfonodo. Nuova operazione, parecchie metastasi, chemioterapia. Un disastro". La Roma per qualche mese, poi le dimissioni. Perché? "Manuela voleva stare a casa. Facemmo un patto, le dissi che se le cure fossero state invasive sarei stato ogni minuto al suo fianco. Era lei la mia priorità. La sua vita era la mia vita. Tornai a Orzinuovi. Molti si sorpresero, per me invece fu una scelta naturale. Il calcio a volte ha paura della normalità". C’è stato un momento in cui ha creduto che Manuela si sarebbe salvata? "Sì, dopo Parigi e un interminabile calvario di terapie chemioterapiche. I medici ci diedero molte speranze. Lei stava meglio. Venimmo a Firenze. Per quasi tre anni le cose sono andate bene. La scorsa primavera la situazione è improvvisamente precipitata, a maggio il tumore ha colpito il fegato. È stato l’inizio della fine. Da allora la lotta è stata soltanto contro il dolore, un dolore devastante, non più contro la malattia". A chi altri avete chiesto aiuto in questi anni? "A Dio. Siamo andati a Spello, da frate Elia. Lunghe, dolcissime chiacchierate. Sedute di preghiera. Emozionanti, commoventi. Manuela, io, i due ragazzi. Io ho la fede, l’abitudine alla preghiera. Lei era invece un po’ come San Tommaso, ma l’incontro con frate Elia è stato straordinario. L’ha cambiata. Credo che senza di lui la mia Manu sarebbe morta prima". Ora lei come sta? Sto. Quasi tutta la mia famiglia è venuta a Firenze, respiro quando sono con Carolina e Nicolò. Cerchiamo di capire assieme come ricominciare. Mi danno sollievo il campo, i ragazzi, le partite. Da solo mi sento sperduto". E crede che rimarrà da solo? Adesso le posso solo rispondere di sì. Non riesco a immaginarmi con un’altra donna accanto. Penso che una persona che abbiamo tanto amato continui a vivere dentro di noi fino a quando moriremo a nostra volta". A Firenze la strada principale che conduce allo stadio si chiama Viale dei Mille. Per un lungo tratto a ogni albero è appeso un cartellone dell’Associazione tumori della Toscana. Raffigura Cesare Prandelli sul prato del campo. È in giacca blu e cardigan viola. Non sorride. Con il braccio destro saluta i tifosi della curva Fiesole. È il suo modo di dire grazie. (27 febbraio 2008) COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 26 febbraio 2008 - ore 19:54 Niente sarà più come prima. Il tempo passa, e non ritorna. E quel che lascia sulla strada sono i nostri sogni, quelli che abbiamo buttato via… ![]() COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 26 febbraio 2008 - ore 09:40 Una grande opera di misericordia Sul versante cristiano, molti sono stati i santi che hanno praticato quest’opera di misericordia: restituire il sorriso a chi l’ha smarrito. ![]() San Bernardino da Siena, ad esempio, infarcisce le sue "Prediche volgari" di paradossi, scherzi, facezie. La gente che, all’alba, accorreva in Piazza del Campo per aggiudicarsi i posti migliori, esplodeva in forti risate risate di fronte a un fuoco d’artificio di battute, descrizioni ironiche, rappresentazioni spassose che accompagnavano l’argomentazione degli argomenti più seri. Quando Bernardino morì, e immediatamente si parlò di lui come santo in anticipo sulla canonizzazione regolare, tra i frati minori, suoi confratelli, ce ne fu uno che si precipitò a baciare la sua salma, singhiozzando: «Perdonami, padre, di aver dubitato della tua santità. Il fatto è che tu scherzavi sempre...» ![]() E molti cristiani, ancora oggi, purtroppo continuano il pregiudizio del fraticello: esitano ad accostare il santo alla voglia di scherzare, e ritengono la risata come qualcosa di sacrilego, e tale comunque da compromettere la solennità dell’aureola. (lib. rid e ad. da Alessandro Pronzato, "La nostra bocca si aprì al sorriso") COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 23 febbraio 2008 - ore 11:43 Waiting for... Galles - Italia ![]() Irlanda - Scozia Francia - Inghilterra ...GREAT RUGBY! COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 22 febbraio 2008 - ore 11:59 Ah, la nostra patrona! Un giornalista va da Madre Teresa per prenderla in castagna (facevano così già al tempo di Gesù) e le chiede: "Madre Teresa, secondo lei che cosa c’è che non va nella Chiesa?". Certo Madre Teresa qualunque cosa avesse detto avrebbe dovuto accusare qualcuno... ci riflette un po’ su e poi risponde: "Nella Chiesa ci sono due cose che non vanno...", il giornalista già pregusta un articolo infamante... "io e te!". ![]() COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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