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Madda 86, 21 anni spritzina di Milano CHE FACCIO? Non è da questo che si giudica una persona! Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO Sempre a portata di mano: Bibbia "Madre di diecimila figli", Christel Martin ![]() «Tutto ciò che è fatto con amore finisce sempre per trionfare. Un uomo che non ama ha mancato la propria vocazione di uomo» "Una vita con Karol", don Stanislao "Liberaci dal male", Alessandro Gnocchi "Il venditore di armi", Hugh Laurie - umorismo british e azione per stomaci forti... HO VISTO Il mondo non morirà mai di fame per la mancanza di meraviglie, quanto per la mancanza di meraviglia. G.K. Chesterton Piangendo Francesco disse un giorno a Gesù: "Amo il sole, amo le stelle, amo Chiara e le sorelle; amo il cuore degli uomini, amo tutte le cose belle. O Signore, mi devi perdonare, perché te solo io vorrei amare". ![]() ![]() ![]() ![]() Sorridendo il Signore gli rispose così: "Amo il sole, amo le stelle, amo Chiara e le sorelle; amo il cuore degli uomini, amo tutte le cose belle. O Francesco, non devi pianger più, perché io amo ciò che ami tu". ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Ho visto che ... non esiste razza nè colore, esiste solo l’uomo. E mani bianchi che stringono mani nere possono compiere piccoli grandi miracoli. ...sorrisi più grandi dove la povertà è più tremenda. ... che è possibile sentirsi a casa anche a 6000 km di distanza. STO ASCOLTANDO F.De Gregori a gò-gò il Liga ![]() Nomadi ![]() Branduardi ![]() Jovanotti ![]() Povia ![]() Guccini ![]() De Andrè ![]() U2 ![]() Luca Carboni ![]() Amedeo Minghi ![]() Max Pezzali ![]() IL CUORE DEL MONDO... "Non ci sono nemici ci son solo infelici Infelici da amare e basta anche un sorriso" ![]() «Io sono stato molto vicino anche a quelli che non credono in Dio. Mi sono fatto l’idea che essi combattono, spesso, non Dio, ma l’idea sbagliata che essi hanno di Dio». (Albino Luciani) ultimamente anche... "Father And Daughter",Paul Simon "Good Man",Josh Ritter ABBIGLIAMENTO del GIORNO ![]() ![]() ORA VORREI TANTO... ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ![]() ![]() ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) Parlare con delle persone x ore e.....accorgerti che non ti hanno ascoltato neanche x un istante! MERAVIGLIE 1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero 2) capire che una persona non è come sembrava...ma molto meglio! 3) sapere di aver vissuto la vita con uno scopo: rendere migliore quella degli altri. 4) Sapere che gli amici sono come le stelle.....non sempre li vedi....ma sai che ci sono! 5) ..quando pensi di essere solo contro tutti e ti accorgi k invece ci sn un sacco di persone disposte a darti una mano.. 6) Sentirsi accettati per quello che si è nonostante le prime impressioni! 7) l'Irlanda BLOG che SEGUO: Don Marco stampa Stella Lufty Leonida marylu87 Guerrieroo -angel- toffolo MacBass Tommaso dpa ali87 s.elisa pesca vicky_80 bergam8 pao82 Bruno86 ecce_ violavale nema cla92 zichichi lopez75 saurceful noirette BOOKMARKS Le opere del Padre (da Arte e Cultura / Poesia ) siti cattolici (da Pagine Personali / HomePage ) blog (da Pagine Personali / HomePage ) Altra irlanda (da Viaggi e Turismo / Agenzie ) Irish Rugby (da Sport / Vari ) Sportivi (da Sport / Vari ) Cuore e mani aperte (da Pagine Personali / HomePage ) Irlanda 1 (da Viaggi e Turismo / Riviste e Guide ) Federazione Rugby (da Sport / Vari ) UTENTI ONLINE: |
Avvertenza: per motivi di "ordine pubblico" (o, meglio, semplicemente di ordine) questo è un blog moderato. Il criterio è presto detto: tutto ciò che a mio insindacabile giudizio è ritenuto off topic o offensivo sarà cancellato. Oltre a tutti gli esibizionismi di carattere estetico (il carattere è predefinito, se qualcuno ha problemi di vista, può modificare le impostazioni di visualizzazione sul proprio schermo!)... Grazie per la collaborazione! ![]() Quando ti imbatti in una cosa bella, la racconti. E quando ti imbatti in una cosa vera, la dici. E se hai capito che la storia di Gesù è come un lampo che ha illuminato per sempre il cammino del mondo e dell’uomo dandogli un senso, allora lo racconti a tutti. Non puoi farne a meno. E se l’incontro con Gesù Cristo ha cambiato la tua esistenza dandole forza, direzione, gioia di vivere, allora inviti gli amici a condividerla. Bruno Maggioni Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui. (Ezra Pound) - Non bisogna mai mollare, dottore - Disse l’infermiere. - Ci vuole un gran fisico per correre dietro ai sogni (Stefano Benni, Elianto) Quando uno sogna da solo è soltanto un sogno, quando si sogna insieme è la realtà che comincia H.Camara (1 Cor 2,2) sabato 5 gennaio 2008 - ore 21:18 Noi, noi , noi (una vecchia canzone dello Zecchino!) Noi e loro Incredibile. Proprio non riesco a rimanere indifferente, di fronte alla spasmodica ricerca per trovare ciò che è, inequivocabilmente, “nostro”. Di fronte ala continua divisione, frammentazione, polverizzazione tra “nostro” e “loro”. Inevitabilmente, la prima preoccupazione, di fronte agli scontri in Kenya è stata rassicurare che “i turisti sono al sicuro”. Eh, già, di fondamentale importanza. I turisti DEVONO essere al sicuro, ci mancherebbe. Peccato che siano un’assoluta minoranza. Una minoranza ricca. Sembra un particolare importante. Forse, per questo particolare diventano importanti per la stampa? Ma no, cosa vado a pensare, sono troppo maliziosa, è evidente. Ma possibile che sia l’unica preoccupazione? Che i turisti bianchi stiano bene. Non ci sono altre migliaia di persone, in Kenya? Sono di più dei turisti, senza dubbio. Sono meno importanti solo perché sono meno abbienti? Sono forse di una categoria inferiore? Sono forse meno persone? Mi è sfuggito qualcosa… io era rimasta che si faceva parte dell’unica famiglia umana, non sapevo ci fossero differenze! E, se posso chiedere, in base a cosa? Quali sarebbero le sottocategorie di cui ignoravo l’esistenza? Il colore della pelle? Oppure, l’onnipresente Dio Quattrino? Non ci sono differenze, credetemi. Noi siamo come loro. Loro sono come noi. ![]() Beh, magari hanno i sorrisi più bianchi, i capelli più crespi, la pelle più scura e gli occhi più grandi. Forse, in realtà, ho il sospetto che siano meglio di noi. Noi abbiamo tutto, ma non sappiamo più sorridere. Loro? Loro sperano contro ogni speranza, come padre Abramo. Loro hanno fiducia e ottimismo. Non si arrendono. Hanno il coraggio di guardare al futuro, anche quando si tratta di un futuro più buio del nostro. La realtà è che non ce ne siamo ancora accorti, ma loro, loro sono la nostra speranza! COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 22 dicembre 2007 - ore 09:25 perché tu sappia spogliarti di te stesso. Sono nato povero, perché tu possa considerarmi lunica ricchezza. Sono nato in una stalla, perché tu impari a santificare ogni ambiente. Sono nato debole, dice Dio, perché tu non abbia mai paura di me. Sono nato per amore, perché tu non dubiti mai del mio amore. Sono nato di notte, perché tu creda che io posso illuminare qualsiasi realtà. ![]() Sono nato persona, dice Dio, perché tu non abbia mai a vergognarti di essere te stesso. Sono nato uomo, perché tu possa essere "dio". Sono nato perseguitato, perché tu sappia accettare le difficoltà. Sono nato nella semplicità, perché tu smetta di essere complicato. Sono nato nella tua vita, dice Dio, per portare tutti alla casa del Padre. (Lambert Nolen) Auguro a tutti buon Natale! LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK venerdì 21 dicembre 2007 - ore 09:18 L’attesa si fa silenzio Mentre il silenzio fasciava la terra e la notte era a metà del suo corso, tu sei disceso, o Verbo di Dio, in solitudine e più alto silenzio. La creazione ti grida in silenzio, la profezia da sempre ti annuncia, ma il mistero ha ora una voce, al tuo vagito il silenzio è più fondo. ![]() E pure noi facciamo silenzio, più che parole il silenzio lo canti, il cuore ascolti quest’unico Verbo che ora parla con voce di uomo. A te, Gesù, meraviglia del mondo, Dio che vivi nel cuore dell’uomo, Dio nascosto in carne mortale, a te l’amore che canta in silenzio. ( DAVID MARIA TUROLDO ) LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK giovedì 20 dicembre 2007 - ore 09:15 Natale e Riconciliazione ![]() L’indifferenza evapora. Un tremito mi scuote le gambe. La lingua si inceppa. Come si fa a proseguire nella lettura? Un giorno memorabile di stupore e mistero: la Parola prende forma, si fa carne e sangue. Come me. «Lui è della mia razza. E io della sua» scrive Juan Arias. PENSIERO STUPENDO! Sartre rimase colpito da questo “bambino da coprire di baci”. E la Madonna ebbe questo particolarissimo privilegio: vedere i propri occhi nei suoi occhi e il proprio volto nel suo volto. Ma questo cosa dice a noi, uomini e donne di tutti i tempi? Innanzitutto, ci allontana da uno spiritualismo esasperato ed esasperante, che non pensa ad altro che “elevare l’anima”, sia dal materialismo strisciante che ci porta a farci schiavi del nostro stesso corpo. Dio è come noi. Il corpo non è peccato. Né idea di perfezione da adulare. Dio ci riconcilia con il nostro corpo. Non possiamo più trovare motivi per fargli la guerra. La Redenzione inizia col Natale, perché col Natale inizia la Riconciliazione. Il corpo diventa strumento nelle mani di Dio, diventa Bellezza al servizio della Redenzione. ![]() Il corpo, il corpo di una donna! Quante volte additato come la personificazione della seduzione, del peccato, del male per antonomasia. E, invece, Dio si lascia “prestare” il corpo di una donna, che diventa così “veicolo” di Redenzione. Dio si affida al corpo di una donna per il suo progetto. Dio si appella libertà di una donna per attuarlo. Maria ha detto quel SÌ che ha cambiato la storia. Così facendo, si è esposta al pubblico ludibrio, alle critiche, alle malelingue di ogni tempo e luogo, ha messo in pericolo la sua stessa vita. Non è così scontato questo sì. Avrebbe potuto benissimo dire di no! Ma la Madonna rispose con amore a questa richiesta. Perché dall’incontro tra due libertà, può venire soltanto una risposta d’amore. ![]() Anche il nostro corpo è bellezza, armonia, strumento di comunicazione e relazione, strumento d’amore. Non dobbiamo vergognarcene. Ognuno di noi è un corpo animato o (che è lo stesso) uno spirito incarnato. La nostra anima è per il nostro corpo e il nostro corpo è per la nostra anima. Sono fatti “su misura”. Se il nostro corpo fosse diverso, anche la nostra anima sarebbe diversa. Non si può rifiutare uno dei due. Non si può camminare a due velocità. Non si possono scindere i due aspetti. Corpo e anima sono indissolubilmente legati: per funzionare, abbiamo bisogno di una “trazione integrale”… Pensiamoci. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK mercoledì 19 dicembre 2007 - ore 09:26 Fratello e Amico, Servo e Signore di Michel Quoist Gesù, senza troppa difficoltà credo che Tu sia Dio. Tuo Padre me lo ha suggerito, ne sono sicuro, poiché ci hai detto che da soli li non potevamo crederlo, e lo ringrazio per questo dono meraviglioso che trasforma la mia vita; ma confesso, non è facile per me credere che Tu sia uomo. Non un superuomo: un uomo. Uno vero. E che non hai giocato a fare l’uomo, mascherato da uomo per fingere di essere come noi, solidale per tutta la nostra vita. Eppure, Signore, se ogni tanto faccio fatica a crederlo quando medito questo mistero soltanto nella mia testa, è per me la più meravigliosa delle notizie quella che mi colma di riconoscenza e di gioia, quando la contemplo nel mio cuore. Poiché è ai miei occhi la prova più sicura, la più sconvolgente, che ci ami sopra ogni altra cosa, e che questo amore ci è vicino, così vicino da toccarci, da mettere radici in noi. In questa umanità da Te creata, ma così lontana, da Te così lontana se non fossi venuto. Perché avresti potuto amare dall’alto, Signore, e mandarci un ambasciatore che Ti rappresentasse, e invece ti sei spostato personalmente. Saresti potuto venire accanto a noi, Tu, Dio, per trascinarci. E noi, uomini, per seguirti. Ma Tu sei venuto tra di noi, uomo come noi, talmente come noi che siamo diventati fratelli. ![]() Fratelli del bimbo che piangeva, beveva il latte di sua madre. Fratelli del fanciullo che imparava a leggere, a pregare. Fratelli dell’uomo che predicava così bene... troppo bene, da morirne fra le torture, offrendo la sua vita per noi. Fratello. Nostro fratello Gesù, grazie perché sei venuto tra noi come uomo vero. Amen. LEGGI I COMMENTI (11) - PERMALINK martedì 18 dicembre 2007 - ore 17:16 Un Bambino da coprire di baci che si fa coprire di baci di J.P. Sartre La Vergine guarda il bambino. Ciò che bisognerebbe dipingere sul suo volto è uno stupore ansioso che è comparso una volta soltanto sul viso umano. Perché il Cristo è suo figlio, carne della sua carne e sangue delle sue viscere. L’ha portato in grembo per nove mesi, gli offrirà il seno, e il suo latte diventerà il sangue di Dio. Qualche volta la tentazione è così grande da fargli dimenticare Dio. Lo stringe fra le braccia e dice: "Bambino mio". Ma in altri momenti rimane interdetta e pensa: lì c’è Dio, e viene presa da un religioso orrore per quel Dio muto, per quel bambino che incute timore... Questo Dio è mio figlio. E’ fatto di me, ha i miei occhi, la forma della sua bocca è la mia, mi assomiglia. E’ Dio e mi assomiglia. ![]() Nessuna donna ha mai potuto avere in questo modo il suo Dio per sé sola, un Dio bambino che si può prendere fra le braccia e coprire di baci, un Dio caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e ride. E’ in uno di questi momenti che dipingerei Maria se fossi pittore. LEGGI I COMMENTI (16) - PERMALINK lunedì 17 dicembre 2007 - ore 09:40 100 MENO 1 DI Bruno Ferrero, Ma noi abbiamo le ali C’era una volta un re molto triste che aveva un servo molto felice che circolava sempre con un grande sorriso sul volto. «Paggio», gli chiese un giorno il re, «qual è il segreto della tua allegria?». «Non ho nessun segreto. Signore, non ho motivo di essere triste. Sono felice di servirvi. Con mia moglie e i miei figli vivo nella casa che ci è stata assegnata dalla corte. Ho cibo e vestiti e qualche moneta di mancia ogni tanto». Il re chiamò il più saggio dei suoi consiglieri: «Voglio il segreto della felicità del paggio!». «Non puoi capire il segreto della sua felicità. Ma se vuoi, puoi sottrargliela». «Come?». «Facendo entrare il tuo paggio nel giro del novantanove». «Che cosa significa?». «Fa’ quello che ti dico...». Seguendo le indicazioni del consigliere, il re preparò una borsa che conteneva novantanove monete d’oro e la fece dare al paggio con un messaggio che diceva: «Questo tesoro è tuo. Goditelo e non dire a nessuno come lo hai trovato». Il paggio non aveva mai visto tanto denaro e pieno di eccitazione cominciò a contarle: dieci, venti, trenta, quaranta, cinquanta, sessanta... novantanove! ![]() Deluso, indugiò con lo sguardo sopra il tavolo, alla ricerca della moneta mancante. «Sono stato derubato!» gridò. «Sono stato derubato! Maledetti!». Cercò di nuovo sopra il tavolo, per terra, nella borsa, tra i vestiti, nelle tasche, sotto i mobili... Ma non trovò quello che cercava. Sopra il tavolo, quasi a prendersi gioco di lui, un mucchietto di monete splendenti gli ricordava che aveva novantanove monete d’oro. Soltanto novantanove. «Novantanove monete. Sono tanti soldi», pensò. «Ma mi manca una moneta. Novantanove non è un numero completo» pensava. «Cento è un numero completo, novantanove no». La faccia del paggio non era più la stessa. Aveva la fonte corrugata e i lineamenti irrigiditi. Stringeva gli occhi e la bocca gli si contraeva in una orribile smorfia, mostrando i denti. Calcolò quanto tempo avrebbe dovuto lavorare per guadagnare la centesima moneta, avrebbe fatto lavorare sua moglie e i suoi figli. Dieci dodici anni, ma ce l’avrebbe fatta! Il paggio era entrato nel giro del novantanove... Non passò molto tempo che il re lo licenziò. Non era piacevole avere un paggio sempre di cattivo umore. E se ci rendessimo conto, così di colpo, che le nostre novantanove monete sono il cento per cento del tesoro. E che non ci manca nulla, nessuno ci ha portato via nulla, il numero cento non è più rotondo del novantanove. È soltanto un tranello, una carota che ci hanno messo davanti al naso per renderci stupidi, per farci tirare il carretto, stanchi, di malumore, infelici e rassegnati. Un tranello per non farci mai smettere di spingere. Quante cose cambierebbero se potessimo goderci i nostri tesori così come sono. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK domenica 16 dicembre 2007 - ore 19:08 Nella storia... MILAN 4 - 2 BOCA JUNIORS Direi che il risultato parla da sé... un piccolo omaggio al Piccolo Principe, anche se non ha giocato... ![]() COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 15 dicembre 2007 - ore 10:21 L’opinione di una donna coraggiosa Restituire la vita a costo di morire È la "follia" di Maggie, la tutsi che salvò centinaia di hutu dall’eccidio. «Non volevo finire come i carnefici, uccisi dal loro essere assassini. Avevo paura, ma non potevo tradire Dio» di Casadei Rodolfo ![]() Il Vangelo non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita. La porta oscura del tempo, del futuro, è stata spalancata. Chi ha speranza vive diversamente; gli è stata donata una vita nuova. (Spe salvi, n. 2) Marguerite Barankitse è tornata a Milano giusto tre giorni dopo la pubblicazione dell’enciclica di Benedetto XVI sulla speranza cristiana. La Regione Lombardia le ha attribuito, insieme ad altri candidati, il premio annuale "La Lombardia per la pace" per tutto quello che ha fatto e sta facendo per i bambini burundesi vittime della guerra civile: case di accoglienza, ospedali, educazione, cibo e salute, amore. Dopo essere passata attraverso orrori indicibili. Esistesse un premio anche per il binomio fede&speranza, la "folle di Ruyigi", come la chiamano i suoi connazionali, ne sarebbe la destinataria naturale. La fede non è soltanto un personale protendersi verso le cose che devono venire ma sono ancora totalmente assenti; essa ci dà qualcosa. Ci dà già ora qualcosa della realtà attesa, e questa realtà presente costituisce per noi una "prova" delle cose che ancora non si vedono. Essa attira dentro il presente il futuro, così che quest’ultimo non è più il puro "non-ancora". Il fatto che questo futuro esista, cambia il presente; il presente viene toccato dalla realtà futura, e così le cose future si riversano in quelle presenti e le presenti in quelle future. (Spe salvi, n. 7) È esattamente quello che è accaduto nella vita di Maggy: le cose del futuro sono entrate nel presente. La pace, il perdono, la riconciliazione, beni escatologici che nel dramma delle guerre tribali africane sembrano davvero beni dell’altro mondo inattingibili prima del giudizio universale, sono diventati esperienza del presente. Per la "sostanza" della fede. «Mi chiede ancora che rapporto c’è fra la mia fede e quel che faccio?», ride con tonalità profonda. «Gliel’ho già detto, la fede è la conditio sine qua non di quel che faccio, è la prima ragione. Credo che se non fossi cristiana mi sarei già suicidata. Perché correrei in giro per il mondo a mendicare per i bambini, se non fossi convinta che siamo stati creati dall’amore e per amare? Per rendere felici gli altri? È la fede che mi spinge a dire: "Sono una piccola serva di Dio, che io possa compiere il dovere che mi affida"». Cristo è disceso nell’"inferno" e così è vicino a chi vi viene gettato, trasformando per lui le tenebre in luce. La sofferenza, i tormenti restano terribili e quasi insopportabili. È sorta, tuttavia, la stella della speranza - l’ancora del cuore giunge fino al trono di Dio. Non viene scatenato il male nell’uomo, ma vince la luce: la sofferenza - senza cessare di essere sofferenza - diventa nonostante tutto canto di lode. (Spe salvi, n.37) «In certi momenti avevo più di 300 bebè sotto i 2 anni, tutti in casa con me», racconta Maggy. «Per 11 anni di seguito ho dormito in camerata con loro. Avevo 8 culle e in ciascuna facevo dormire 4 piccolini. Ogni volta che cercavo di dormire, uno si svegliava e gli dovevo preparare il biberon. Tornavo a dromire e se ne svegliava un altro, e ricominciava daccapo. Immaginatevi: tutta la notte "uaaa!". Non dormivo, non avevo un segretario, non avevo un contabile, non avevo un’auto. Dovevo fare 40 chilometri a piedi per far curare i bambini malati. Ma c’era una voce interiore che m’impediva di scoraggiarmi. A un certo momento ho perso la voce, a causa delle atrocità che avevo visto ero sotto shock. In un giorno solo ho visto 400 cadaveri. Mi son detta: "Qui mi ritrovo all’inferno!". Poi gli amici tedeschi che erano venuti ad aiutarmi se ne sono andati perché avevamo ricevuto minacce di morte: l’ambasciata li ha evacuati e io mi sono ritrovata alla casella di partenza, sola e senza aiuti. Questo mi ha aiutato ad essere umile. Mi sono ritirata un mese a pregare in convento e ho preso la mia decisione. Mi dicevano: "Lascia perdere, ti assassineranno, lascia il paese e vieni da noi: ti proteggeremo. Aiuterai il Burundi con una fondazione con la sede in Europa". Io ho risposto: "No, questo paese è mia madre in agonia, se è necessario morirò insieme a lei"». Da una parte, non vogliamo morire; soprattutto chi ci ama non vuole che moriamo. Dall’altra, tuttavia, non desideriamo neppure di continuare ad esistere illimitatamente e anche la terra non è stata creata con questa prospettiva. Allora, che cosa vogliamo veramente? Questo paradosso del nostro stesso atteggiamento suscita una domanda più profonda: che cosa è, in realtà, la "vita"? E che cosa significa veramente "eternità"? Ci sono dei momenti in cui percepiamo all’improvviso: sì, sarebbe propriamente questo - la "vita" vera - così essa dovrebbe essere. A confronto, ciò che nella quotidianità chiamiamo "vita", in verità non lo è. Agostino, nella sua ampia lettera sulla preghiera indirizzata a Proba, una vedova romana benestante e madre di tre consoli, scrisse una volta: In fondo vogliamo una sola cosa - "la vita beata", la vita che è semplicemente vita, semplicemente "felicità". Non c’è, in fin dei conti, altro che chiediamo nella preghiera. Verso nient’altro ci siamo incamminati - di questo solo si tratta». (Spe salvi, n. 11) Certo, è difficile non aver paura di morire in un paese dove in dodici anni, fra il 1993 e il 2005, sono state assassinate 200 mila persone. Non solo poveri diavoli, ma capi di Stato, nunzi apostolici, rappresentanti delle Nazioni Unite. «È vero, avevo paura: i primi tempi tremavo. Ma credo che la mia fede cristiana è seguire Cristo fino alla croce, è non voler tradire l’amore di Dio. Io non volevo rinnegare il mio battesimo. Prima di essere tutsi, sono cristiana. E inoltre sono una donna, e la vocazione di una donna è dare la vita, proteggerla e svilupparla. Non volevo rinnegare la mia vocazione umana. In fondo, il valore di una vita non dipende dalla sua durata. Io non volevo morire, nel senso che non volevo diventare come loro. Questa gente che si è messa a uccidere, è morta: l’essere assassini li ha uccisi, perché sono andati contro la vocazione umana, che è di far vivere. Se avessi accettato di fare quello che mi chiedevano, di consegnare loro la chiave della casa dove si rifugiavano le loro vittime, sarei morta anch’io: la mia anima ne avrebbe sofferto. Ho cercato di spiegarglielo, ma non mi stavano a sentire. Tremavo, ma la fede mi sorreggeva: la mia fede in Dio che è onnipotenza d’amore». Il vero pastore è Colui che conosce anche la via che passa per la valle della morte; Colui che anche sulla strada dell’ultima solitudine, nella quale nessuno può accompagnarmi, cammina con me guidandomi per attraversarla. (Spe salvi, n. 6) COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 14 dicembre 2007 - ore 21:38 L’opinione di un opinionista Ho trovato il mio maestro Un certo cattivo gusto mi ha impedito di scambiare la libertà coi buoni sentimenti. Ecco perché ho incontrato il "reazionario" Ratzinger, il bene più prezioso che ho». La speranza di Lindo Ferretti di Ferretti Giovanni Lindo ![]() È al cospetto della morte che si rende inevitabile la questione circa il significato della vita. Lo scrive il nostro Santo Padre nella enciclica Spe Salvi e continua ricordando che, negli antichi sarcofaghi, la figura di Cristo era rappresentata con l’immagine del filosofo e l’immagine del pastore. Ho letto l’enciclica allegata al Foglio. Quel giornale continua a cumulare, ai miei occhi, meriti in alto e in basso, sacro e profano. Mi allena lo spirito critico ed è capace di muovermi a sonora risata. Ho letto l’enciclica d’un fiato, come un racconto che m’appassiona. Mi ha trascinato la scansione sapienziale, lo stile di scrittura, la limpidezza della verità che vi affiora, sboccia e ti fa dire: «Sì, proprio così, lo so, è vero». Ho sempre nutrito interesse per la storia dell’uomo, dell’umanità, ma non ne ho fatto un’acquisizione accademica; tanto meno posseggo conoscenze teologiche che mi permettano di contribuire a un dibattito sulla traduzione delle Sacre Scritture fatta da Lutero. Di riflesso ne vengo toccato, illuminato o rabbuiato, ma altro è il mio vivere. Non mi stanco di ripetere che sono nato e sono stato allevato cattolico romano ma, in rotta, per mio conto, ho cercato, confidando nel progresso culturale-tecnologico-scientifico, votandomi alla liberazione politica, di conquistare lo status di uomo-nuovo. Ne ho verificato ogni esito, dal tragico al ridicolo nella mia storia personale, in quella del mio paese, del mio mondo, del mio tempo. Non mi sono suicidato. Mi darei colpi in testa per la dabbenaggine ma non sono diventato cinico, né rincoglionito. So della mia miseria, del mio peccato, ma non dispero. Percepisco, come pienezza, momenti di amore infinito nella creazione e nelle creature. Ne sono sollevato, a volte annichilito. Sono tornato a casa, quella di mio padre e mia madre, dei miei nonni. Sono tornato in chiesa, ho ripreso a frequentare comandamenti e dottrina, ho ritrovato la preghiera. All’inizio ero solo, sommerso e intrappolato da pensieri di cui avevo verificato l’inutilità quando non il danno. Non è facile trovare maestri, non è facile mai, soprattutto nel proprio tempo. Io ho trovato il mio maestro, l’ho trovato perché ho sempre coltivato un certo cattivo gusto nel non lasciarmi travolgere dalla marea mielosa di buoni sentimenti falsi e imperanti. Non ho mai scambiato la mia libertà con il corretto o il conveniente, cantavo, in gioventù, «produci consuma crepa». Era una constatazione e un giudizio. So in cuor mio che c’è una verità e cosa è giusto. È un retaggio dei secoli nei secoli, è il lascito prezioso dei miei vecchi. Così un giorno, stanco di leggere sui quotidiani frasi estrapolate ed esposte al pubblico disprezzo del reazionario per eccellenza, il "pastore tedesco", entrai in libreria e chiesi: «Non ha mai scritto un libro, questo tal Ratzinger?». Avevo il mio maestro, e tanta fu la sorpresa, la gioia, il conforto, che lo dicevo a tutti continuamente. Fu il varcare la soglia, definitiva e originaria, concreta, del mio ritorno. Le cose succedono, conseguono e si cambia. Per un po’ di tempo ho coltivato il sogno di incontrarLo sui banchi di una università, come docente. Era ciò che chiedeva per sé ma Colui che avevo eletto mio maestro è stato eletto papa, Benedetto decimosesto. Ogni pontefice della mia vita è stato, comunque io fossi, un Santo Padre. Giovanni XXIII - io ero un bambino - con la dolcezza e il sorriso e quell’aria arguta e contadina. Paolo VI quando riaffermò tra il sarcasmo di molti che il diavolo esiste. Ero allora un giovanotto anticonformista e ribelle ma non ne avevo mai dubitato, l’avevo dimenticato. Mi fece piacere il suo ricordarmelo. Giovanni Paolo II mi colpì per la sua forza, la presenza. Un incedere da patriarca biblico tra gli sconvolgimenti da globalizzazione e il crollo comunista. Il suo lungo pontificato ha coinciso con la mia massima lontananza, me lo sono perso. L’ho ritrovato vecchio, malato, indomito. Prima dolorante poi immagine stessa del dolore, accettato e mostrato. Muto alla fine ma molto comprensibile in una marea montante che parla di continuo e da dire non ha niente. ![]() I tempi della cucina e del lievito Il valore del pontefice è essere a capo della Chiesa, vicario di Cristo sulla terra e Sua immagine. Legato indissolubilmente al proprio tempo e tramite privilegiato con l’Eterno. Ruolo immutabile e persona, unica e irripetibile, ogni volta. Il nostro Santo Padre è pastore e filosofo. Opera nel contingente senza esserne succube. Penso alla lezione di Ratisbona, così osteggiata e svilita dagli esperti mediatori cultural-religiosi di quella che fu la Cristianità. Penso alla Deus caritas est, che misura la verità della Chiesa col moralismo sentimentale di un umanesimo contro Dio. Penso al Gesù di Nazaret che traccia un cerchio perfetto e torna all’inizio, dialoga col testo di un rabbi contemporaneo e va dritto al centro. E ogni volta mi appare l’immagine del rabbino Toaff, sul sagrato di San Pietro, in anticipo, unico invitato personale del Santo Padre Giovanni Paolo II alle proprie esequie. Della Spe salvi ci sono paragrafi già sottolineati, fulminanti, ma grazie a Dio il tempo delle encicliche non è quello dei media, della notizia, dello spettacolo; piuttosto del tavolo in cucina, del lievito. Volete che mi addentri nella dimensione teologico-pastorale dell’enciclica, che ne sveli profondità e rimandi? Avete sbagliato persona. Volete qualcuno che la contesti svelandone il retropensiero reazionario? Cercate nel gregge e sarete accontentati. Ho letto una recensione, cristiana, sul Gesù di Nazaret che prima mi ha fatto arrabbiare, poi disgustare, poi avrei pianto per lo scoramento e volevo rispondere, ma ho pregato. Fuori dalla prigione intelligente Io non posso che confermare, una volta di più, il mio affetto, la mia riconoscenza; la gioia che mi dà il Santo Padre. Lui sa parlare al mio cuore. Custode del mistero, forza la mia ragione alla comprensione. Lui che parla a tutti, ma proprio tutti, essendo tramite e garante sulla terra della Comunione dei Santi, sembra che parli a me, personalmente anche se in lettera aperta. Il maestro, si sa, è il bene più prezioso di un discepolo. Non vedo l’ora di avere tra le mani l’edizione vaticana dell’enciclica che mi facilita lo studio (sono un po’ orbato dall’età) e favorisce la meditazione.La parola, se vera, opera e trasforma. L’apprendere fortifica e allieta. Ma questo lo si deve verificare nella quotidianità del vivere, altrimenti è una gabbia per colti, una prigione intelligente. ![]() COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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