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martedì 18 ottobre 2005 - ore 22:39


2003 VB12 - SEDNA
(categoria: " Scienza e Tecnica ")





10° pianeta del nostro sistema solare. Primo corpo dell’ipotizzata Nube di Oort (alone di proto-comete ghiacciate che circonda in ogni direzione il Sistema Solare interno). Scoperto da Michael Brown, un astronomo dell’Institute of Technology della California, utilizzando il telescopio orbitante Spitzer. A causa della sua bassa temperatura superficiale (è ricoperto di ghiaccio e rocce e dista dalla Terra 10 mld di km), la squadra che operò la scoperta ha proposto di chiamare l’oggetto col nome di Sedna, la divinità dell’oceano degli indiani Inuit, dalla quale presero vita tutte le specie viventi dei mari. La sua orbita è fortemente ellittica, molto più di qualsiasi oggetto di queste dimensioni e obbliga il corpo ad impiegare ben 10.500 anni per rivolvere attorno al Sole. A causa delle sue piccole dimensioni alcuni scienziati hanno espresso dubbi sul fatto che Sedna possa essere definito un pianeta.



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martedì 18 ottobre 2005 - ore 22:35


MITOLOGIA DELLE COSTELLAZIONI
(categoria: " Vita Quotidiana ")



La costellazione di Orione rappresenta la figura di un uomo mentre affronta la carica del toro, rappresentato nella vicina costellazione.
Le stelle Betelgeuse e Bellatrix (la combattente o l’amazzone) raffigurano le spalle d’Orione; in mezzo è posta la cintura (le stelle Mintaka, Alnilam e Alnitak). In alcune regioni d’Italia le tre stelle della cintura sono identificate con i re Magi.
Più in basso, si trovano Saiph e Rigel, che segnano rispettivamente il ginocchio e il piede.
La nascita di quest’asterismo risale ai Sumeri, che l’associarono al mito di Gilgamesh.
Per i Greci, invece, Orione era figlio di Poseidone, dio del mare, ed Euriale, figlia del re di Creta Minosse. Si narra che una notte, sull’isola di Chio, corteggiò Merope, figlia del re Enopione.
Questo suscitò l’ira d’Enopione, che lo fece accecare e lo allontanò dall’isola.
Orione si diresse verso l’isola di Lemno dove Efesto, impietosito dalla sua cecità, lo affidò alla guida di Cedalione, che lo condusse verso est, da dove sorgeva il sole e lì riacquistò la vista.
Il mito di Orione è legato anche alle Pleiadi (rappresentate dall’omonimo ammasso nel Toro, M45), le sette figlie d’Atlante e Pleione, delle quali s’innamorò e perseguitò.
Secondo la tradizione Orione trovò la morte a causa di uno scorpione.
L’eroe osò offendere Artemide (Diana), dea della caccia, affermando di essere in grado di uccidere qualsiasi animale della Terra. Quest’ultima, indignata, generò uno scorpione che lo punse a morte.
Entrambi furono poi portati in cielo, ma collocati in punti opposti affinchè il velenoso animale non potesse più insidiare il grande cacciatore.
Quando le stelle dello Scorpione sorgono ad est, Orione, sconfitto, tramonta ad ovest.
La morte d’Orione lasciò solo e disperato il suo fedele cane Sirio, che ululò per giorni e giorni fino a che Zeus non lo trasformò in una costellazione (Cane Maggiore).
La costellazione d’ Orione fu oggetto di molte attenzioni anche da parte degli Egizi.
Sembra, infatti, che nell’antico Egitto le tre piramidi nella piana di Giza siano state disposte in modo da rappresentare la costellazione, col fiume Nilo come Via Lattea.
Inoltre un condotto d’aria della Grande Piramide è "allineato" con le stelle della cintura d’Orione, mentre l’altro condotto laterale è allineato con Thuban (alpha Draconis), la stella polare di allora. (Edoardo Piani)


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martedì 18 ottobre 2005 - ore 22:34


Il nome di Dio nel corpo umano (Gregg Braden dal libro “Il Codice della Vita”)
(categoria: " Vita Quotidiana ")



La leggenda afferma che quando il Re Salomone si fece costruire il suo tempio sacro a Gerusalemme, ebbe luogo un antico rituale che precedeva la posa della prima pietra.
Conservatosi attraverso le tradizioni massoniche fino ai nostri giorni, il rituale riguardava l’orientamento e la posa della prima pietra, la pietra angolare, sulla quale dovevano poi essere orientate tutte le altre pietre del massiccio complesso. Si racconta che il re mise in quella pietra un foglio di pergamena, sul quale aveva scritto egli stesso un singolo nome.
Simbolicamente il nome che avrebbe ancorato la pietra miliare del Sacro Tempio di Gerusalemme sarebbe anche diventato il nome su cui Re Salomone avrebbe fondato la leadership del suo popolo e il potere della sua nazione e che avrebbe costituito le fondamenta di un terzo delle religioni organizzate del pianeta. Quel singolo nome era il tetragramma YHVH, il nome eterno di Dio.
Un esame ancora più ravvicinato delle lettere che formano il nome di Dio e il corpo umano chiarisce esattamente cosa ci comunichi oggi questa antica correlazione. Sebbene le versioni originali dei testi biblici riconoscano pienamente che il nome di Dio è YHVH, si riferiscono anche alla versione abbreviata YH, come è stato precedentemente osservato. Gli studiosi generalmente considerano entrambi i nomi, YHVH e YH come interscambiabili.
Tradotto, il nome YH può essere interpretato come "l’Eterno".
Sebbene ci possano essere varianti del termine in epoche e culture diverse, il significato della parola eterno in inglese moderno [e anche in lingua italiana N.d.T] implica un’esistenza che non ha avuto inizio e che non avrà fine e che funziona al di là dei limiti del tempo. E’ precisamente questo aspetto "eterno" a essere comune sia al nome di Dio, YHVH, che al corpo umano, YHVG, come indicano le lettere sottolineate. 1 codici segreti dell’antichità e la traduzione letterale del DNA come alfabeto ci mostrano che qualcosa, della nostra esistenza, rimane duraturo ed eterno. Condividiamo quella qualità infinita col nostro Creatore per un cinquanta per cento pieno di elementi che definiscono il nostro codice genetico.
YHVH il nome di Dio
YHVG il nome dell’Uomo

YH (Dio/Eterno) forma una metà del nome di Dio
e del nome codificato nelle nostre cellule.


LA PROMESSA DI DIO PRESENTE NEL CORPO DELL’ESSERE UMANO
Il secondo aspetto del nostro nome chimico porta la relazione umana con Dio a un nuovo livello. Inoltre, descrive esattamente come Dio esiste nel corpo umano. Le altre due lettere del nostro nome (VG) in quanto lettere ebraiche equivalenti al DNA (HYVG) illustrano la natura di questa relazione. E’ importante notare che, nella scienza della gematria, i codici numerici degli alfabeti antichi non sono sensibili all’ordine in cui sono disposte le lettere. Proprio come 1 + 2 e 2 + 1 danno lo stesso risultato, anche le regole dei codici di lettere permettono di fare le stesse considerazioni riguardo ai valori delle lettere.
Inoltre, fra i misteri della Cabala, l’ordine inverso (alterato) di un dato insieme di lettere è spesso associato a regni di creazione alterni. Sebbene le qualità collegate a un simile specchio possano variare, il significato in sé non cambia. Perciò, se consideriamo il VG o il GV contenuti nel nome dell’umanità, YHVG, possiamo rivolgere la nostra attenzione alla traduzione letterale per ricavarne una comprensione maggiore.
Nella lingua ebraica le lettere GV traducono l’idea di "all’interno" o, più precisamente, "all’interno del corpo". Nelle misteriose 231 porte mistiche di creazione riferite dal Sèfer Yetzirà, GV rappresenta DM o la radice del nome Adamo, che significa “sangue”. Combinando queste traduzioni del messaggio contenuto nelle nostre cellule, giungiamo a un’intuizione sulla nostra relazione col creato espressa attraverso il nome di Dio che non ha precedenti. Sostituendo agli elementi del DNA le lettere ebraiche a loro equivalenti, riveliamo il messaggio che è scritto in ciascuna cellula del corpo umano.



- YH: la forma abbreviata e riconosciuta di YHVH/Eterno, l’antico nome di Dio
- VG/GV: dentro il corpo umano

“Dio/Eterno all’interno del corpo”


Fonte: DISINFORMAZIONE.IT

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martedì 18 ottobre 2005 - ore 22:27



(categoria: " Vita Quotidiana ")




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martedì 18 ottobre 2005 - ore 22:26


ATLANTIS
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Un geologo francese: l’isola è sparita 12.000 anni fa, al largo di Gibilterra

E’ un promontorio ora sommerso dalle acque dell’oceano, immediatamente al di là dello Stretto di Gibilterra, l’ultimo candidato all’identificazione con Atlantide, l’antica civiltà che sarebbe stata travolta dalle onde circa 12.000 anni fa. «Ci fu un terribile terremoto e poi subito un’alluvione e l’isola di Atlantide finì inghiottita dal mare», ci ricorda Platone nel suo celebre Timeo . La costanza del mito, ricordato in varie forme in molte culture mediterranee, il mistero finora irrisolto della sua collocazione, le prove geologiche di antichi sconvolgimenti, tutto contribuisce a mantenere quella che alcuni archeologi liquidano come leggenda e che per altri è invece oggetto di ricerca. Le ipotesi sulla collocazione e il destino di Atlantide si susseguono nel tempo. Famosa e convincente quella che identifica Atlantide con Santorini, l’isola dell’Egeo semidistrutta dall’esplosione di un vulcano che ne ha letteralmente polverizzato più di metà intorno al 1500 prima di Cristo. Ma in assenza di prove risolutive, neanche un’identificazione così affascinante basta a scoraggiare nuove ipotesi. Così nel 2001 alcuni geologi hanno suggerito che la possibile ubicazione della misteriosa isola di Atlantide potesse essere il promontorio Spartel, che si trova proprio dove Platone l’aveva collocata: subito al di là delle colonne d’Ercole. Le informazioni disponibili all’epoca, però, indicavano che il promontorio e buona parte della costa circostante sono stati sommersi da un lento movimento di acqua. Il contrario di quanto descrive Platone che parla di uno sconvolgimento violento, veloce e improvviso. Ora, le nuove ricerche del geologo Marc-André Gutscher dell’Università della Western Brittany di Plouzané (Francia) sembrano riaprire la discussione. «Platone - ricorda Gutscher - non dice che Atlantide venne sommersa lentamente, ma parla di un evento catastrofico che durò solo un giorno. In una parola, di uno tsunami». Gutscher ha trovato nei sedimenti marini della zona le tracce di violenti terremoti e di alluvioni che colpiscono l’intera area con una ciclicità di circa 2.000 anni. Inoltre Platone parla di coste fangose intorno alla città di Atlantide che impedivano l’attracco delle navi. Ebbene, nel corso delle sue prospezioni geologiche Gutscher ha trovato dei depositi sedimentari con uno spessore che varia tra i 50 e i 120 centimetri che si sarebbero formati circa 12.000 anni fa. Floyd McCoy un geologo della University of Hawaii che ha studiato la distruzione della civiltà minoica a causa del maremoto che ha seguito l’esplosione di Santorini, approva l’approccio scientifico del geologo francese. «Il suo lavoro - spiega - ci porta a introdurre la mitologia all’interno di una questione scientifica. I miti sono il mezzo attraverso il quale l’umanità conserva nei secoli il ricordo di eventi catastrofici».



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martedì 27 settembre 2005 - ore 19:05


好きです
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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lunedì 29 agosto 2005 - ore 19:09



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sabato 30 luglio 2005 - ore 10:46



(categoria: " Fotografia e arte.. ")




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giovedì 21 luglio 2005 - ore 11:08


TAE
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Il mio peluche



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